I SALMI (76-100)
(Pedron Lino)


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SALMO 76

76 (75) Ode al Dio terribile

1 Al maestro del coro. Su strumenti a corda con cetre. Salmo.

Di Asaf. Canto.

2 Dio è conosciuto in Giuda,

in Israele è grande il suo nome.

3 È in Gerusalemme la sua dimora,

la sua abitazione, in Sion.

4 Qui spezzò le saette dell’arco,

lo scudo, la spada, la guerra.

5 Splendido tu sei, o Potente,

sui monti della preda;

6 furono spogliati i valorosi,

furono colti dal sonno,

nessun prode ritrovava la sua mano.

7 Dio di Giacobbe, alla tua minaccia,

si arrestarono carri e cavalli.

8 Tu sei terribile; chi ti resiste

quando si scatena la tua ira?

9 Dal cielo fai udire la sentenza:

sbigottita la terra tace

10 quando Dio si alza per giudicare,

per salvare tutti gli umili della terra.

11 L’uomo colpito dal tuo furore ti dà gloria,

gli scampati dall’ira ti fanno festa.

12 Fate voti al Signore vostro Dio e adempiteli,

quanti lo circondano portino doni al Terribile,

13 a lui che toglie il respiro ai potenti;

è terribile per i re della terra.

Il salmo 76 è il bollettino della vittoria del Dio d’Israele in Sion, dopo la conquista da parte di Davide e la traslazione dell’arca.

La vittoria militare è stata un giudizio storico di Dio. Gli aggressori ingiusti sono stati sconfitti, gli innocenti indifesi sono stati liberati, e tutto ciò per puro intervento di Dio.

Il filo della vita è nelle mani di Dio e questo, se è fonte di terrore per i prìncipi e i sovrani prepotenti, è fonte di serenità per i giusti che si abbandonano nelle mani di Dio.

Questo salmo abbraccia con un atto di fede il passato, il presente e il futuro e dà al credente l’impronta escatologica che la rivelazione biblica esige.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "La vera Giudea, il vero Israele, è l’anima che conosce Dio" (Atanasio).

"Prima che la croce illuminasse il mondo, prima che il Signore si mostrasse in terra, il Signore era conosciuto in Giudea, il suo nome era grande in Israele. Ma quando è venuto il Salvatore, la sua fama si è diffusa in tutta la terra" (Girolamo).

v. 3 "Dapprima il luogo di Dio era per noi nella pace (in Gerusalemme); ma ora si è fatto egli stesso Pace. Il luogo di Dio è nella Gerusalemme di lassù... Mentre il peccatore dà luogo al diavolo, l’anima che ha vinto le passioni fa posto a Dio. Dio desidera abitare in noi e passeggiare tra noi (cfr. Gen 3,8). Il luogo di Dio e la sua abitazione sono l’anima pura, lo spirito contemplativo" (Origene).

"Il luogo di Dio non è Gerusalemme, ma la pace. Raramente sulla terra, ma in ogni caso nella Gerusalemme celeste, si trovano quelli in cui Dio abita e tra i quali passeggia" (Eusebio).

v. 4 "Dove li ha spezzati? Nella pace eterna, nella pace perfetta" (Agostino).

v. 6 "Dormivano nelle illusioni di questa vita mortale per un breve tempo. Pensavano grandi cose sulle ricchezze e si credevano potenti: sono stati affogati nei piaceri che le ricchezze loro procuravano. E, risvegliati tutt’a un tratto, trascinati fuori da questa vita, si vedevano a mani vuote, senza niente (cfr. Sal 49). Dormivano il loro sonno, immersi nei loro sogni e nelle loro fantasie. Sono turbati tutt’a un tratto, per il rimprovero divino" (Eusebio).

"Nella loro vita hanno dormito. Non c’è nulla tra le loro mani: come potrebbero trovare ciò che non hanno fatto? Uomini ricchi: la loro forza materiale non li ha aiutati. Una volta decretata la loro sentenza, è come se non avessero potuto svegliarsi... Le guardie della tomba di Gesù hanno dormito e non l’hanno più trovato" (Atanasio).

"Dormono la loro vita come un sogno e al risveglio non si ritrovano in mano nessuna ricchezza" (Agostino).

"Questo sogno è deludente, ingannevole, fallace. Si rallegrano di un aumento di ricchezza, di un bel matrimonio, di grandi onori e tutt’a un tratto non hanno più nulla in mano" (Cassiodoro).

"I ricchi e i forti sono quelli che dormono il sonno della loro vita e muoiono a mani vuote. Il termine ricchi designa gli arroganti che contano su se stessi e non su Dio solo" (Arnobio il giovane).

v. 7 "La minaccia del Signore rende i giusti più attenti, li sveglia, ma addormenta gli increduli. Si arrestarono carri e cavalli: il faraone, e il suo carro, è giunto dormendo al sonno eterno in cui non ci si riposa mai. Il faraone è un’immagine classica dell’orgoglio" (Cassiodoro).

v. 8 "Ora essi sognano e contestano: quando Dio apparirà nella sua ira, chi gli resisterà?" (Agostino).

v. 9 "La terra avrà timore nel giorno del giudizio. Dio salverà gli umili di cuore" (Atanasio).

v. 10 "Dio salverà solamente gli umili" (Arnobio il giovane).

v. 11 "Il pensiero dell’uomo si confesserà a te, cioè: tutto sarà rivelato" (Eusebio).

"Renderemo conto non solo delle nostre azioni, ma anche dei nostri pensieri" (Atanasio).

v. 12 "Fate voti: promettete una vita buona, finché siete nella vita presente; promettetela al Terribile. Quando il Signore verrà, rigetterà il servo infedele (cfr. Lc 12,46)... Compite ciò che avete promesso nel giorno del battesimo" (Atanasio).

"Che voto dobbiamo fare? Credere in lui, sperare da lui la vita eterna, vivere bene" (Agostino).

"Nella consacrazione del battesimo hanno fatto voto di offrire se stessi e rinunciare a tutte le opere del diavolo: è questo che dovete rendere al Signore vostro Dio" (Arnobio il giovane).

v. 13 "Il Salvatore è terribile per lo spirito dei prìncipi di questo mondo" (Origene).

"Dio è terribile per i re della terra che si credono forti" (Arnobio il giovane).

 

SALMO 77

77 (76) Meditazione sul passato di Israele

1 Al maestro del coro. Su «Iditum». Di Asaf. Salmo.

2 La mia voce sale a Dio e grido aiuto;

la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti.

3 Nel giorno dell’angoscia io cerco il Signore,

tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca;

io rifiuto ogni conforto.

4 Mi ricordo di Dio e gemo,

medito e viene meno il mio spirito.

5 Tu trattieni dal sonno i miei occhi,

sono turbato e senza parole.

6 Ripenso ai giorni passati,

ricordo gli anni lontani.

7 Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:

rifletto e il mio spirito si va interrogando.

8 Forse Dio ci respingerà per sempre,

non sarà più benevolo con noi?

9 È forse cessato per sempre il suo amore,

è finita la sua promessa per sempre?

10 Può Dio aver dimenticato la misericordia,

aver chiuso nell’ira il suo cuore?

11 E ho detto: «Questo è il mio tormento:

è mutata la destra dell’Altissimo».

12 Ricordo le gesta del Signore,

ricordo le tue meraviglie di un tempo.

13 Mi vado ripetendo le tue opere,

considero tutte le tue gesta.

14 O Dio, santa è la tua via;

quale dio è grande come il nostro Dio?

15 Tu sei il Dio che opera meraviglie,

manifesti la tua forza fra le genti.

16 È il tuo braccio che ha salvato il tuo popolo,

i figli di Giacobbe e di Giuseppe.

17 Ti videro le acque, Dio,

ti videro e ne furono sconvolte;

sussultarono anche gli abissi.

18 Le nubi rovesciarono acqua,

scoppiò il tuono nel cielo;

le tue saette guizzarono.

19 Il fragore dei tuoi tuoni nel turbine,

i tuoi fulmini rischiararono il mondo,

la terra tremò e fu scossa.

20 Sul mare passava la tua via,

i tuoi sentieri sulle grandi acque

e le tue orme rimasero invisibili.

21 Guidasti come gregge il tuo popolo

per mano di Mosè e di Aronne.

Il salmo 77 è una preghiera di lamento e di fiducia nella quale è implorato l’intervento reale, storico ed efficace di Dio contro l’incombere di una minaccia. Il salmista è sconcertato per l’abbandono e l’indifferenza di Dio nei confronti del suo popolo e lancia al Dio dell’Alleanza un grido di aiuto. È un singolo che propone un problema collettivo e nazionale. Egli mette al centro solo il mistero di Dio, di un Dio nascosto, il cui agire sembra indecifrabile, ma che prima o poi si rivelerà come il Dio dell’Alleanza. Per questo il salmo dal tono del lamento diventa progressivamente un inno di lode e di fiducia. E questa fiducia nasce dalla contemplazione dell’opera di salvezza compiuta da Dio in tutti i tempi.

Questo salmo ci offre un grande esempio: in fondo ciò che sta a cuore al salmista è la sorte di tutta la comunità dei credenti, e questa è per lui più importante delle sue preoccupazioni per la propria sorte individuale. Vi è dunque qui, in qualche modo, lo spirito del "Padre nostro" che si concretizza nella solidarietà umana, come esige costantemente il Dio della Rivelazione. Contemplando e celebrando gli eventi che sono all’origine della storia della salvezza, ci è data la possibilità di guardare con occhi nuovi l’orizzonte, sempre misterioso, della storia.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Questo salmo è cantato da colui che non domanda a Dio nient’altro che lui stesso, che ama Dio gratuitamente, che gli offre il sacrificio volontario (cfr. Sal 54,8)" (Agostino).

"Salmo cantato da colui che oltrepassa tutto per non desiderare che Dio con tutta la sua volontà e la sua retta intenzione. È agitato, oscilla tra il timore e la speranza: ora perde il coraggio per il timore; ora supera il suo stesso cedimento con una speranza buona e si trova consolato" (Ruperto).

v. 3 "Il salmista ci insegna a superare noi stessi nella prova: mi rivolgo a Dio, nella tribolazione è lui che cerco" (Eusebio).

"Nella tribolazione non cercare la liberazione o questa o quella cosa: cerca Dio" (Agostino).

"Quelli che si preoccupano delle cose terrene, nella tribolazione si augurano di essere liberati. Il salmista, come se fosse tranquillo o ignorasse i suoi mali, cerca con tutto il desiderio la contemplazione del Signore. Sua unica consolazione è tendere costantemente a Dio" (Cassiodoro).

"Pregando giorno e notte non ho corso invano, non ho pensato invano, non sono stato deluso" (Atanasio).

v. 4 "Nulla consola l’anima come il ricordarsi di Dio" (Origene).

"Il ricordo di Dio basta per la mia gioia. Se rifletto su di me, il mio spirito è nell’avvilimento; ma se penso a Dio, sono pieno di gioia. E anche quando lo cerco con le mie mani di notte, a tastoni, lo sento vicino. Non mi inganno, è presente, sento che ascolta la mia voce con benevolenza" (Eusebio).

"Ricorrendo a ragioni umane, ho perso coraggio" (Atanasio).

"Non voglio altra consolazione che il ricordo di Dio: se penso ai miei mali mi scoraggio" (Teodoreto).

v. 5 "Considerando i miei peccati, non osavo alzare gli occhi al cielo... Prima che gli altri vegliassero, io già vegliavo" (Girolamo).

"È turbato dal ricordo dei peccati degli uomini. Tace in questa notte profonda ove non penetra la consolazione umana" (Cassiodoro).

v. 6 "Mi domando perché ci allontani tu che ti sei preso così gran cura dei nostri padri" (Teodoreto).

v. 7 "Scruta il suo spirito; vi trova la tristezza e il suo cuore viene meno" (Agostino).

v. 8 "Com’è che un tempo Dio salvava il suo popolo e ora lo respinge?" (Atanasio).

"Dio respingerà per sempre? Non può continuare a compiacersi della disfatta dei suoi servi. Dovrà pur ricevere i fuggitivi pentiti" (Agostino).

"Sì, verrà un giorno in cui Dio ricomincerà a compiacersi del genere umano: è il tempo dell’incarnazione" (Cassiodoro).

vv. 9 -10 "Non è possibile che Dio muri come in una muratura la fonte della sua misericordia" (Teodoreto).

"È più facile a Dio trattenere la sua ira che trattenere la sua misericordia" (Agostino).

"Potrà trattenere la sua misericordia? Non si poteva esprimere in modo più mirabile: come se egli si facesse forza per non fare misericordia; e finalmente la misericordia vince" (Girolamo).

v. 11 "In altri tempi la destra del Signore faceva prodigi per il suo popolo; ma ora c’è un cambiamento. È per me dolore e ferita" (Eusebio).

"Sono io che ho cominciato: ho peccato e mutato di conseguenza l’atteggiamento di Dio. Il mutamento della destra di Dio è una sofferenza, perché dalla destra di Dio non viene che del bene" (Teodoreto).

"Soffro non per crudeltà di Dio, ma per i miei peccati" (Girolamo).

v. 12 "Ho pensato a tutto il bene che tu hai fatto loro e a tutto il male che essi ti hanno fatto" (Atanasio).

"I tuoi benefici passati mi ridanno coraggio" (Teodoreto).

"Considero incessantemente come tu facesti misericordia ai nostri padri e non dispero di me" (Girolamo).

"Promette di scrutare sempre le Scritture. Più vi si attinge, più le si trova dolci" (Cassiodoro).

vv. 13-14 "Mi rendo conto che, se un tempo fece meraviglie per un popolo, oggi li salva tutti... Oggi, invece di riscattare Giacobbe e Giuseppe, tu fai conoscere la tua potenza in tutte le nazioni" (Eusebio).

«La via di Dio è il Cristo: "Io sono la via" (Gv 14,6)» (Girolamo).

"Nessuno viene al Padre se non per mezzo del Cristo" (Atanasio).

vv. 15-16 "La potenza di Dio è il Cristo crocifisso (cfr. 1Cor 1,23-24)" (Agostino).

"La potenza di Dio è il mistero del Cristo, nascosto dal principio e ora reso noto fra i popoli (cfr. Col 1,26-27)" (Girolamo).

vv. 17-19 "Le acque ti hanno visto e riconosciuto al mar Rosso, al Giordano (entrata nella terra promessa al tempo di Giosuè) e al tuo battesimo nel Giordano" (Eusebio).

"Gesù minacciò il mare ed esso si placò (cfr. Mt 8,26)" (Atanasio).

"Le nubi che rovesciano acqua, il tuono e le saette sono la predicazione del vangelo. I lampi sono i carismi dello Spirito santo" (Eusebio).

v. 20 "La via di Dio è il mar Rosso, il Giordano e le vie insondabili del Signore" (Origene).

"Tu sei invisibilmente presente. Come camminavi davanti al tuo popolo quando attraversava il mar Rosso, tu guidi invisibilmente tutti gli uomini alla salvezza" (Eusebio).

"È il Signore che guida invisibilmente la diffusione del vangelo" (Atanasio).

"Cammina sulle acque, coi suoi piedi di carne, lui al quale il salmista cantava in anticipo: Nel mare è la tua via, i tuoi sentieri nelle grandi acque. Ciò significa: tu calpesti i cuori gonfi degli orgogliosi, tu annienti i desideri disordinati della carne, giustificando gli empi, ma umiliando i superbi (cfr. Mt 9,13). E poiché questo avviene in maniera invisibile, aggiunge: E le tue orme rimasero invisibili" (Bernardo).

v. 21 "Le verghe di Mosè e di Aronne, guide del popolo di Dio, erano un’immagine della croce" (Esichio di Gerusalemme).

"Per mano di Mosè con la legge. Per mano di Aronne col sacerdozio" (Girolamo).

 

SALMO 78

78 (77) Le lezioni della storia di Israele

1 Maskil. Di Asaf.

Popolo mio, porgi l’orecchio al mio insegnamento,

ascolta le parole della mia bocca.

2 Aprirò la mia bocca in parabole,

rievocherò gli arcani dei tempi antichi.

3 Ciò che abbiamo udito e conosciuto

e i nostri padri ci hanno raccontato,

4 non lo terremo nascosto ai loro figli;

diremo alla generazione futura

le lodi del Signore, la sua potenza

e le meraviglie che egli ha compiuto.

5 Ha stabilito una testimonianza in Giacobbe,

ha posto una legge in Israele:

ha comandato ai nostri padri

di farle conoscere ai loro figli,

6 perché le sappia la generazione futura,

i figli che nasceranno.

Anch’essi sorgeranno a raccontarlo ai loro figli

7 perché ripongano in Dio la loro fiducia

e non dimentichino le opere di Dio,

ma osservino i suoi comandi.

8 Non siano come i loro padri,

generazione ribelle e ostinata,

generazione dal cuore incostante

e dallo spirito infedele a Dio.

9 I figli di Èfraim, valenti tiratori d’arco,

voltarono le spalle nel giorno della lotta.

10 Non osservarono l’alleanza di Dio,

rifiutando di seguire la sua legge.

11 Dimenticarono le sue opere,

le meraviglie che aveva loro mostrato.

12 Aveva fatto prodigi davanti ai loro padri,

nel paese d’Egitto, nei campi di Tanis.

13 Divise il mare e li fece passare

e fermò le acque come un argine.

14 Li guidò con una nube di giorno

e tutta la notte con un bagliore di fuoco.

15 Spaccò le rocce nel deserto

e diede loro da bere come dal grande abisso.

16 Fece sgorgare ruscelli dalla rupe

e scorrere l’acqua a torrenti.

17 Eppure continuarono a peccare contro di lui,

a ribellarsi all’Altissimo nel deserto.

18 Nel loro cuore tentarono Dio,

chiedendo cibo per le loro brame;

19 mormorarono contro Dio

dicendo: «Potrà forse Dio

preparare una mensa nel deserto?».

20 Ecco, egli percosse la rupe e ne scaturì acqua,

e strariparono torrenti.

«Potrà forse dare anche pane

o preparare carne al suo popolo?».

21 All’udirli il Signore ne fu adirato;

un fuoco divampò contro Giacobbe

e l’ira esplose contro Israele,

22 perché non ebbero fede in Dio

né speranza nella sua salvezza.

23 Comandò alle nubi dall’alto

e aprì le porte del cielo;

24 fece piovere su di essi la manna per cibo

e diede loro pane del cielo:

25 l’uomo mangiò il pane degli angeli,

diede loro cibo in abbondanza.

26 Scatenò nel cielo il vento d’oriente,

fece spirare l’australe con potenza;

27 su di essi fece piovere la carne come polvere

e gli uccelli come sabbia del mare;

28 caddero in mezzo ai loro accampamenti,

tutto intorno alle loro tende.

29 Mangiarono e furono ben sazi,

li soddisfece nel loro desiderio.

30 La loro avidità non era ancora saziata,

avevano ancora il cibo in bocca,

31 quando l’ira di Dio si alzò contro di essi,

facendo strage dei più vigorosi

e abbattendo i migliori d’Israele.

32 Con tutto questo continuarono a peccare

e non credettero ai suoi prodigi.

33 Allora dissipò come un soffio i loro giorni

e i loro anni con strage repentina.

34 Quando li faceva perire, lo cercavano,

ritornavano e ancora si volgevano a Dio;

35 ricordavano che Dio è loro rupe,

e Dio, l’Altissimo, il loro salvatore;

36 lo lusingavano con la bocca

e gli mentivano con la lingua;

37 il loro cuore non era sincero con lui

e non erano fedeli alla sua alleanza.

38 Ed egli, pietoso, perdonava la colpa,

li perdonava invece di distruggerli.

Molte volte placò la sua ira

e trattenne il suo furore,

39 ricordando che essi sono carne,

un soffio che va e non ritorna.

40 Quante volte si ribellarono a lui nel deserto,

lo contristarono in quelle solitudini!

41 Sempre di nuovo tentavano Dio,

esasperavano il Santo di Israele.

42 Non si ricordavano più della sua mano,

del giorno che li aveva liberati dall’oppressore,

43 quando operò in Egitto i suoi prodigi,

i suoi portenti nei campi di Tanis.

44 Egli mutò in sangue i loro fiumi

e i loro ruscelli, perché non bevessero.

45 Mandò tafàni a divorarli

e rane a molestarli.

46 Diede ai bruchi il loro raccolto,

alle locuste la loro fatica.

46 Distrusse con la grandine le loro vigne,

i loro sicomori con la brina.

48 Consegnò alla grandine il loro bestiame,

ai fulmini i loro greggi.

49 Scatenò contro di essi la sua ira ardente,

la collera, lo sdegno, la tribolazione,

e inviò messaggeri di sventure.

50 Diede sfogo alla sua ira:

non li risparmiò dalla morte

e diede in preda alla peste la loro vita.

51 Colpì ogni primogenito in Egitto,

nelle tende di Cam la primizia del loro vigore.

52 Fece partire come gregge il suo popolo

e li guidò come branchi nel deserto.

53 Li condusse sicuri e senza paura

e i loro nemici li sommerse il mare.

54 Li fece salire al suo luogo santo,

al monte conquistato dalla sua destra.

55 Scacciò davanti a loro i popoli

e sulla loro eredità gettò la sorte,

facendo dimorare nelle loro tende le tribù di Israele.

56 Ma ancora lo tentarono,

si ribellarono a Dio, l’Altissimo,

non obbedirono ai suoi comandi.

57 Sviati, lo tradirono come i loro padri,

fallirono come un arco allentato.

58 Lo provocarono con le loro alture

e con i loro idoli lo resero geloso.

59 Dio, all’udire, ne fu irritato

e respinse duramente Israele.

60 Abbandonò la dimora di Silo,

la tenda che abitava tra gli uomini.

61 Consegnò in schiavitù la sua forza,

la sua gloria in potere del nemico.

62 Diede il suo popolo in preda alla spada

e contro la sua eredità si accese d’ira.

63 Il fuoco divorò il fiore dei suoi giovani,

le sue vergini non ebbero canti nuziali.

64 I suoi sacerdoti caddero di spada

e le loro vedove non fecero lamento.

65 Ma poi il Signore si destò come da un sonno,

come un prode assopito dal vino.

66 Colpì alle spalle i suoi nemici,

inflisse loro una vergogna eterna.

67 Ripudiò le tende di Giuseppe,

non scelse la tribù di Èfraim;

68 ma elesse la tribù di Giuda,

il monte Sion che egli ama.

69 Costruì il suo tempio alto come il cielo

e come la terra stabile per sempre.

70 Egli scelse Davide suo servo

e lo trasse dagli ovili delle pecore.

71 Lo chiamò dal seguito delle pecore madri

per pascere Giacobbe suo popolo,

la sua eredità Israele.

72 Fu per loro pastore dal cuore integro

e li guidò con mano sapiente.

Questo salmo monumentale ci presenta la trama della storia della salvezza.

È un salmo descrittivo di lode. Il poeta è più interessato all’interpretazione della storia che al suo racconto. È anche una specie di esame di coscienza collettivo dei peccati del popolo di Dio.

Chouraqui vede nella sequenza storica degli eventi qui descritti "ritmi e tappe da interpretare sia sui piani della storia e dell’avvenire d’Israele, sia nella vita dell’anima nella sua ricerca di Dio e negli sviluppi escatologici del trionfo messianico".

Commento dei padri della chiesa

vv. 1-2 "I due popoli sono ammoniti di non mostrarsi ingrati. Dio parla alla sua comunità salvata dall’Egitto. Tutte queste cose avvenivano loro in figura (cfr. 1Cor 10,11): sono dunque dette per nostro ammaestramento" (Agostino).

"Tutto questo salmo è una parabola, come dice il salmista stesso; e sotto le parole del racconto è necessario afferrare il senso spirituale. Le parole di tutto questo salmo risuonano delle cose passate, ma esprimono i futuri misteri del Cristo. È necessario leggervi il Cristo e la chiesa del Cristo" (Ruperto).

vv. 3-4 "L’abbiamo udito nell’Antico Testamento e l’abbiamo conosciuto nel Nuovo quando tutto è stato compiuto dal Cristo" (Cassiodoro).

"La generazione futura, che è il cristianesimo, ha ricevuto la conoscenza dell’Antico Testamento" (Origene).

v. 6 "I figli che nasceranno sono i discepoli del Cristo" (Atanasio).

v. 8 "Dio non ha donato loro il suo Spirito perché non hanno accolto il suo Figlio: essi sono una generazione perversa (cfr. Mt 17,17)" (Girolamo).

"Dio non condanna la stirpe, ma il cuore traviato" (Arnobio il giovane).

v. 10 "Questo si applica ai giudei che rinnegano il Cristo e dimenticano i suoi benefici, proprio come fecero i loro padri nel deserto e più tardi" (Atanasio).

«Non osservarono il patto. Avevano promesso: "Tutto quanto il Signore ha detto, noi lo faremo" (Es 19,8)» (Agostino).

v. 13 "Anche a noi il Cristo ha fatto passare il mare, cioè la tempesta e le onde mosse della vita presente, per introdurci nella terra promessa" (Cirillo di Alessandria).

v. 15 "Come la roccia fu colpita dal bastone di Mosè (Nm 20,11), il Signore fu colpito dalla lancia per i nostri peccati (Gv 19,34). Il sangue e l’acqua che escono dal fianco del Signore raffigurano il battesimo e il martirio" (Girolamo).

v. 16 "Fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno (Gv 7,38)" (Agostino).

v. 17 "Il deserto non è tanto l’aridità del suolo quanto l’aridità della loro anima" (Cassiodoro).

vv. 19-20 "In ogni tempo Dio fa uscire dall’Egitto, dalla fornace ardente, con prodigi, con prove, col pane del cielo e l’acqua dalla roccia. Possa io vedere gli egiziani spirituali sommersi col faraone invisibile! La roccia è figura del Cristo perché non può né rompersi né spezzarsi. Come la roccia di Mosè, il Cristo ha riversato acque abbondanti ed esse hanno inondato il mondo intero, dissetando tutti gli uomini. E la parola del Signore si adatta all’anima che la riceve: è latte per gli uni, olio per altri, o cibo solido per altri ancora. Quando cerchiamo altri cibi, disgustati dal cibo spirituale, commettiamo lo stesso peccato degli ebrei. Allora Dio ci manda cibi carnali finché ci escano dal naso" (Origene).

"Parlarono contro Dio nella solitudine: è la riedizione del paradiso terrestre. Anche ciò che accadde nel paradiso terrestre fu una mormorazione contro Dio" (Efrem).

vv. 24-25 "Attraverso il deserto, cioè nello stato della nostra vita presente, abbiamo per cibo la manna, nel senso che riceviamo gli insegnamenti della legge divina" (Origene).

"Gli angeli godono della vita eterna per la partecipazione al Verbo. Perché solo il Verbo, Figlio unigenito di Dio, è l’alimento di ogni natura spirituale" (Eusebio).

"Il pane del cielo è il Verbo di Dio fatto carne (cfr. Gv 1,14)" (Agostino).

"La manna è la predicazione e l’eucaristia (cfr. Gv 6)" (Girolamo).

"Il pane degli angeli è quello che dà la vita eterna. Gli angeli non hanno fame e sete che della giustizia di Dio. Dio è per tutti necessario, lui, il solo che non ha bisogno di nessuno" (Arnobio il giovane).

v. 29 "Li soddisfece nel loro desiderio: durante la passione del Cristo hanno gridato: Siamo sudditi di Cesare; e i romani hanno distrutto Gerusalemme" (Atanasio).

v. 33 "Lasciarono la vita senza aver cessato di dedicarsi a pensieri vani" (Teodoreto).

v. 34 "Dio uccide, uccidendo l’uomo vecchio, affinché lo si cerchi ed egli faccia rivivere" (Origene).

"Per mezzo di colpi li fa rientrare nell’ordine, come le bestie (cfr. Sal 32,9)" (Eusebio).

"I flagelli divini scuotevano il sonno della loro infedeltà; si risvegliavano per ascoltare la parola di Dio" (Girolamo).

"Ogni vita mortale va in fretta: quella che sembra un po’ più lunga non è che un vapore che dura un po’ più a lungo. E quando cercavano Dio, non era per la vita eterna, ma per il timore di veder finire troppo presto questo vapore" (Agostino).

v. 36 "Promettevano di amarlo, ma erano giuramenti falsi (cfr. Gen 34,15 ss.)" (Teodoreto).

v. 37 "Non hanno creduto nel patto fatto con Abramo e che si sarebbe compiuto col Messia" (Arnobio il giovane).

v. 38 "Tutti i castighi divini comportavano un invito alla penitenza: così i cento anni prima del diluvio, impiegati per costruire l’arca, affinché l’arca non fosse necessaria, se essi avessero fatto penitenza; e così le piaghe d’Egitto, che avrebbero potuto ricondurre a penitenza gli egiziani" (Origene).

"Dio, malgrado tutto, continua ad essere con loro come un padre" (Eusebio).

«Mosè, figura del Cristo, aveva pregato: "Perdona i peccati di questo popolo... e sennò cancellami dal libro della vita" (Es 32,32). Gesù dice: "Perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34)» (Cassiodoro).

v. 40-42 "Questi versetti mostrano la magnanimità di Dio" (Teodoreto).

"Il deserto raffigura l’aridità del loro cuore" (Girolamo).

"Essi non hanno saputo, come il salmista, ricordarsi dei benefici di Dio" (Teodoreto).

"Il faraone è figura del diavolo" (Girolamo).

v. 49 "La sovrana giustizia di Dio sa servirsi, per il bene, perfino dei malvagi. Come? Questo supera la mia comprensione, ma non supera il Signore" (Agostino).

v. 52 "Dio ci guida in questo mondo, come nel deserto, per condurci al pascolo" (Agostino).

v. 53 "Il mare è figura del battesimo. Col battesimo il Signore ristabilisce i suoi nella speranza e annega il diavolo e le sue truppe" (Girolamo).

v. 54 "Il luogo santo, nel senso più alto, è il possesso contemplativo della verità, sotto il maestro che è Gesù" (Origene).

"Il Cristo, destra del Padre, camminava davanti al suo popolo e gli donò Gerusalemme" (Atanasio).

"Il monte santo che egli si è acquistato è la chiesa" (Agostino).

v. 55 "Fece dimorare nelle tende dei popoli pagani le tribù d’Israele, e tra le schiere degli angeli gli uomini eletti" (Agostino).

v. 59 "Castigo su tutto Israele; ma se Dio abbandona tutto il popolo alla schiavitù, custodisce l’integrità dell’anima di quelli che gli sono fedeli. Essi soffrono la tribolazione insieme ai colpevoli, ma non ne saranno che maggiormente incoronati. Prigionieri esteriormente, essi sono sovranamente liberi dal nemico spirituale" (Cassiodoro).

v. 60 "Al tempio di Silo o di Gerusalemme il Signore ha preferito il tempio della Vergine e il tempio della chiesa" (Girolamo).

v. 61 "La sua forza e la sua gloria è l’arca dell’Alleanza" (Atanasio).

v. 63 "Le loro vergini non ebbero più fidanzati, non furono più sposate" (Eusebio).

v. 64 "Ciascuno era troppo occupato dal proprio disastro per organizzare le cerimonie del lutto" (Teodoreto).

v. 65 "Il sonno è la pazienza di Dio" (Teodoreto).

"Il Signore dorme per i cuori empi. Quando fanno penitenza, è come se il Signore si svegliasse per loro" (Girolamo).

"Il Signore si sveglia quando i pagani ripongono la sua arca tra i loro idoli" (Cassiodoro).

v. 66 "Quando si fugge Dio, egli colpisce alle spalle: percuote per far ritornare" (Origene).

v. 68 "Ha scelto la tribù di Giuda per nascere da Maria" (Girolamo).

"Ha scelto la tribù e il paese di Giuda per la sua nascita, il suo battesimo, la sua tentazione, i suoi miracoli, la sua passione, la sua morte, la sua sepoltura, la sua risurrezione e ascensione" (Arnobio).

"Il monte Sion che egli ama è la chiesa" (Agostino).

v. 69 "È la Gerusalemme di lassù" (Eusebio).

v. 70 "Ha scelto Giuda a causa di Davide e Davide a causa del Cristo... Prende un pastore per farne un pastore. È il Cristo che pasce il gregge con cuore integro e con mano sapiente" (Agostino).

"Tutto questo si applica al Cristo, scelto dalla volontà del Padre per la nostra redenzione. È preso dal gregge dei mortali, è il pastore del popolo cristiano" (Girolamo).

v. 72 "Davide re condusse le sue pecore non con la sapienza umana né con la propria prudenza, ma nell’innocenza e nella semplicità del cuore, rimettendo tutto a Dio" (Eusebio).

«Innocenza e prudenza sono le virtù che Gesù domanda ai suoi apostoli: "Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe" (Mt 10,16)» (Teodoreto).

"L’innocenza del cuore non si addice che al Signore" (Cassiodoro).

"La mano sapiente che ci guida: sono le mani levate sulla croce per guidarci nella gloria" (Arnobio il giovane).

 

SALMO 79

79 (78) Lamento nazionale

1 Salmo. Di Asaf.

O Dio, nella tua eredità sono entrate le nazioni,

hanno profanato il tuo santo tempio,

hanno ridotto in macerie Gerusalemme.

2 Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi

in pasto agli uccelli del cielo,

la carne dei tuoi fedeli

agli animali selvaggi.

3 Hanno versato il loro sangue come acqua

intorno a Gerusalemme, e nessuno seppelliva.

4 Siamo divenuti l’obbrobrio dei nostri vicini,

scherno e ludibrio di chi ci sta intorno.

5 Fino a quando, Signore, sarai adirato: per sempre?

Arderà come fuoco la tua gelosia?

6 Riversa il tuo sdegno sui popoli che non ti riconoscono

e sui regni che non invocano il tuo nome,

7 perché hanno divorato Giacobbe,

hanno devastato la sua dimora.

8 Non imputare a noi le colpe dei nostri padri,

presto ci venga incontro la tua misericordia,

poiché siamo troppo infelici.

9 Aiutaci, Dio, nostra salvezza,

per la gloria del tuo nome,

salvaci e perdona i nostri peccati

per amore del tuo nome.

10 Perché i popoli dovrebbero dire:

«Dov’è il loro Dio?».

Si conosca tra i popoli, sotto i nostri occhi,

la vendetta per il sangue dei tuoi servi.

11 Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;

con la potenza della tua mano

salva i votati alla morte.

12 Fa’ ricadere sui nostri vicini sette volte

l’affronto con cui ti hanno insultato, Signore.

13 E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,

ti renderemo grazie per sempre;

di età in età proclameremo la tua lode.

Il salmo è una lamentazione nazionale. Gli ebrei lo recitano il venerdì sera davanti al muro del pianto a Gerusalemme.

Il salmista introduce il peccato d’Israele come una della cause della rovina: la collera e la giustizia di Dio non potevano restare indifferenti di fronte al male commesso dal suo popolo. La distruzione di Gerusalemme diventa quindi un atto del giusto giudizio di Dio e la ricostruzione non potrà avvenire che dopo l’espiazione e il perdono.

A volte è stato rimproverato alla religione biblica di essere solo la consolazione degli oppressi, di essere solo l’alimento della più sterile rassegnazione. Era l’accusa di Nietzsche e di Lenin al cristianesimo.

Questo salmo è, invece, la rivelazione del vero senso della rassegnazione biblica, cioè quello di un abbandono a un Dio che prima o poi si impegnerà con noi a lottare per la giustizia.

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Il salmista canta questo salmo per i giudei massacrati al tempo dei Maccabei (cfr. 1Mac 7,17)" (Atanasio).

"Non se la prendono solo col tuo popolo, ma col tuo tempio; hanno profanato il tuo altare con sacrifici offerti ai demoni" (Teodoreto).

v. 2 "Gli uccelli da preda sono i demoni" (Origene).

"La carneficina dei santi senza sepoltura non può porsi storicamente che al tempo dei Maccabei" (Eusebio).

v. 3 "Come acqua, cioè a fiotti e come cosa senza valore. Annuncia i martiri cristiani la cui morte è preziosa davanti a Dio e disprezzata dagli uomini" (Agostino).

v. 8 "Preghiera nobilissima dei Maccabei: la loro virtù era grande, ma non la ricordano mai, domandano a Dio di dimenticare i peccati passati" (Teodoreto).

"La tua misericordia, che è tuo Figlio, venga a noi, che ci siamo fatti poveri per lui" (Girolamo).

"Venga per prima la misericordia, altrimenti il peccatore non sarà assolto, perché siamo troppo poveri, troppo sprovvisti di opere buone; noi non potremmo offrire nulla alla giustizia, se il rigore dell’equità cominciasse ad esaminarci" (Cassiodoro).

"La natura umana ha perduto i doni soprannaturali e la parentela con Dio. Essendo intervenuto il peccato, siamo stati spogliati dell’immortalità e siamo caduti nelle mani di un crudele malfattore: satana. Ma, impoveriti all’estremo, ci siamo arricchiti nel Cristo e abbiamo ricuperato i nostri beni antichi, perché lui che era ricco si è fatto povero per noi, per arricchirci per mezzo della sua povertà (cfr. 2Cor 8,9)" (Cirillo di Alessandria).

v. 12 "Sette volte significa: in questa vita. Otto volte significherebbe: nella vita futura. Rendi loro un castigo insaziabile e più duro del nostro" (Origene).

"Retribuiscili con un supplizio che li converta" (Eusebio).

"Sette volte significa il massimo" (Teodoreto).

"La vendetta è domandata in questo mondo perché serva loro di correzione e si convertano: le pene di questa vita eviteranno quelle dell’altra vita. Sette volte significa la pienezza del dono celeste: Dio li purifichi sette volte come l’argento nel crogiolo" (Cassiodoro).

v. 13 "Il tuo popolo, fatto dei due popoli giudeo e cristiano... Beati quelli che gioiscono nella tua pace! Beati quelli che soffrono sotto i tuoi flagelli!" (Cassiodoro).

 

SALMO 80

80 (79) Preghiera per la rinascita di Israele

1 Al maestro del coro. Su «Giglio del precetto».

Di Asaf. Salmo.

2 Tu, pastore d’Israele, ascolta,

tu che guidi Giuseppe come un gregge.

Assiso sui cherubini rifulgi

3 davanti a Èfraim, Beniamino e Manasse.

Risveglia la tua potenza

e vieni in nostro soccorso.

4 Rialzaci, Signore, nostro Dio,

fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

5 Signore, Dio degli eserciti,

fino a quando fremerai di sdegno

contro le preghiere del tuo popolo?

6 Tu ci nutri con pane di lacrime,

ci fai bere lacrime in abbondanza.

7 Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini,

e i nostri nemici ridono di noi.

8 Rialzaci, Dio degli eserciti,

fa’ risplendere il tuo volto e noi saremo salvi.

9 Hai divelto una vite dall’Egitto,

per trapiantarla hai espulso i popoli.

10 Le hai preparato il terreno,

hai affondato le sue radici e ha riempito la terra.

11 La sua ombra copriva le montagne

e i suoi rami i più alti cedri.

12 Ha esteso i suoi tralci fino al mare

e arrivavano al fiume i suoi germogli.

13 Perché hai abbattuto la sua cinta

e ogni viandante ne fa vendemmia?

14 La devasta il cinghiale del bosco

e se ne pasce l’animale selvatico.

15 Dio degli eserciti, volgiti,

guarda dal cielo e vedi

e visita questa vigna,

16 proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato,

il germoglio che ti sei coltivato.

17 Quelli che l’arsero col fuoco e la recisero,

periranno alla minaccia del tuo volto.

18 Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,

sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

19 Da te più non ci allontaneremo,

ci farai vivere e invocheremo il tuo nome.

20 Rialzaci, Signore, Dio degli eserciti,

fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Il salmo è un’autobiografia d’Israele che sente interrotto il contatto con Dio suo salvatore. Anche se Dio è sempre presente, assiso sul trono della sua arca, egli sembra essersi assopito, distaccato, freddo e indifferente. "Il salmista non dubita di Dio, ma non riesce a capire le sue vedute. Non cerca spiegazioni, ma chiede che il volto di Dio si illumini e che nei suoi occhi si leggano di nuovo la benevolenza e la bontà" (R. Lack).

L’autore del salmo volge in preghiera la sollecitudine stessa di Dio che in Ez 23,11 aveva detto: "Ecco io cercherò le mie pecore e mi occuperò di loro". Ciò che sta a cuore al salmista è la restaurazione d’Israele in un unico regno.

La situazione d’Israele non è poi tanto diversa da quella del popolo cristiano. I cristiani sono divisi. Chi ama davvero Gesù e la sua missione, deve provare una pena profonda per questa situazione, di cui sono responsabili tutti coloro che portano il nome di cristiani.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 «Questo salmo annuncia l’avvento del Cristo (cfr. Gv 10,1 ss.). Chi pasce Israele è il Verbo di Dio, lo stesso che parlò per mezzo di Mosè, che apparve ad Abramo e dice in Gv 8,56.58: "Prima che Abramo fosse, io sono... Abramo vide il mio giorno e si rallegrò"» (Eusebio).

"Tu, che hai per il tuo popolo la sollecitudine di un pastore per il suo gregge, ti prego, ascolta la mia preghiera" (Atanasio).

"Questo salmo canta l’avvento del nostro Salvatore e canta la sua vigna" (Beda).

«Giuseppe è scelto dal salmista per illustrare l’idea che il Signore l’ha accompagnato dovunque, in tutte le sue sventure: "E il Signore era con Giuseppe" (Gen 39,2)» (Eusebio).

"Giuseppe cadde nelle mani dei suoi fratelli come una pecora in mezzo ai lupi. Tu l’hai liberato, guidato e posto più in alto dei suoi persecutori" (Teodoreto).

"Giuseppe venduto dai fratelli è figura del Messia" (Beda).

v. 3 "Il Cristo è potenza del Padre e sapienza del Padre (cfr. 1Cor 1,24)" (Origene).

v. 4 "Il Cristo è il volto del Padre" (Origene).

"Il tuo volto: è il Figlio. In lui solo si manifesta la bellezza del Padre. Quando il Padre ha fatto risplendere per noi il suo volto, nel Figlio, ci siamo rivolti verso il Dio vivo e vero" (Cirillo di Alessandria).

"Manifesta il tuo volto, la tua immagine che hai impresso in noi: non bisogna che essa rimanga oscura; manda un raggio della tua sapienza, affinché risplenda in noi la tua immagine. Sia in me visibile la tua immagine; e se mai avvenga che io la deformi un poco, riformala Tu che l’hai formata" (Agostino).

v. 9 "Trasportata dall’Egitto, cioè dall’ignoranza empia, la vigna è diventata così grande e così bella che copre tutta la terra e sale più in alto dei cedri" (Gregorio Nazianzeno).

"La vigna è il Cristo" (Cassiodoro).

v. 12 "La moltitudine del popolo si estendeva dall’Eufrate fino al mare" (Atanasio).

"Il cinghiale è il diavolo" (Origene).

v. 16 "Simeone porta nelle braccia il grappolo di vita colto sulla vigna della Vergine. Lo porta benedicendo Dio nel tempio della redenzione: e la santa dimora fu ricolma di gioia davanti al Messia del Padre" (Efrem).

"Profezia dell’avvento del Cristo. La vigna era diventata selvatica; il profeta prega Dio di risparmiarla per quest’unico germoglio che essa produrrà: il Cristo, la vera vite (cfr. Gv 15,1). La vera vite ha prodotto grandi tralci, allo stesso modo anche coloro che hanno creduto nel Cristo. La loro ombra ha coperto i monti. Questa vite vera estende i suoi tralci fino al mare e fino al fiume" (Teodoreto).

v. 18 "Nostro Signore è sempre la destra del Padre, anche quando si fa uomo" (Atanasio).

v. 19 "Allorché il Salvatore apparirà, noi abbandoneremo gli idoli e non ci allontaneremo più da te" (Eusebio).

«Colui che ci fa vivere è colui che ha detto: "Io sono la Vita" (Gv 14,6)» (Origene).

 

SALMO 81

81 (80) Per la festa delle Capanne

1 Al maestro del coro. Su «I torchi...». Di Asaf.

2 Esultate in Dio, nostra forza,

acclamate al Dio di Giacobbe.

3 Intonate il canto e suonate il timpano,

la cetra melodiosa con l’arpa.

4 Suonate la tromba

nel plenilunio, nostro giorno di festa.

5 Questa è una legge per Israele,

un decreto del Dio di Giacobbe.

6 Lo ha dato come testimonianza a Giuseppe,

quando usciva dal paese d’Egitto.

Un linguaggio mai inteso io sento:

7 «Ho liberato dal peso la sua spalla,

le sue mani hanno deposto la cesta.

8 Hai gridato a me nell’angoscia

e io ti ho liberato,

avvolto nella nube ti ho dato risposta,

ti ho messo alla prova alle acque di Meriba.

9 Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire;

Israele, se tu mi ascoltassi!

10 Non ci sia in mezzo a te un altro dio

e non prostrarti a un dio straniero.

11 Sono io il Signore tuo Dio,

che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto;

apri la tua bocca, la voglio riempire.

12 Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,

Israele non mi ha obbedito.

13 L’ho abbandonato alla durezza del suo cuore,

che seguisse il proprio consiglio.

14 Se il mio popolo mi ascoltasse,

se Israele camminasse per le mie vie!

15 Subito piegherei i suoi nemici

e contro i suoi avversari porterei la mia mano.

16 I nemici del Signore gli sarebbero sottomessi

e la loro sorte sarebbe segnata per sempre;

17 li nutrirei con fiore di frumento,

li sazierei con miele di roccia».

A proposito di questo salmo, Agostino scrive: "Ogni coscienza cristiana si riconosca qui, dopo aver devotamente passato il mar Rosso... e si ricordi di essere stata esaudita nella tribolazione. Perché è una grande tribolazione l’essere schiacciati sotto il peso dei peccati. Quale gioia per la coscienza l’esserne sollevata! Ecco, tu sei stato battezzato: ieri la tua coscienza affondava sotto il peso, oggi è nella gioia... Ricordati della tua passata tribolazione".

La parte innica del salmo ci ricorda che la solennità liturgica comporta un "rallegrarsi al cospetto di Dio". Se al posto della partecipazione gioiosa subentra un faticoso senso del dovere, questo non è più servizio di Dio come il Signore lo vuole: "Dio ama chi dona con gioia" (2Cor 9,7).

Commento dei padri della chiesa

v. 2 «Il salmo precedente diceva: "Perché hai abbattuto la siepe della tua vigna?" Questo risponde: "Se il mio popolo mi avesse ascoltato! Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce e io li ho abbandonati alle inclinazioni del loro cuore"» (Eusebio).

"Il Dio che si mostrò a Giacobbe in forma di uomo: è il Salvatore" (Eusebio).

v. 4 "La tromba del novilunio è per gli ebrei il ricordo dell’uscita dall’Egitto. Ai cristiani essa ricorda che sono stati liberati dal demonio e dal potere delle tenebre" (Origene).

v. 6 «Quando fu data la legge sul Sinai, Israele udì una lingua che non conosceva. Si ebbe là una profezia del Salvatore, poiché Dio discese sotto l’apparenza del fuoco e disse: "Ascolta, Israele" (Dt 6,4), e il popolo pieno di paura disse a Mosè: Parla tu a noi e noi ascolteremo, ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo (cfr. Dt 5,24 ss.): domandava un mediatore. Così il profeta aggiunge subito: "Io susciterò loro in mezzo ai loro fratelli un profeta come te e gli porrò in bocca le mie parole..." (Dt 18,18). E il Figlio si è fatto mediatore fra Dio e noi. Il Figlio dice in Gv 12,49: "Io non ho parlato da me, ma colui che mi ha mandato, il Padre, egli stesso mi ha comandato che cosa devo dire e annunziare"» (Cirillo di Alessandria).

v. 7 "Mosè fu ministro della liberazione carnale e il Cristo ministro della liberazione spirituale" (Cirillo di Alessandria).

"C’è un legame misterioso tra i cesti della schiavitù d’Egitto e quelli che il Signore riempì di pani" (Origene).

v. 8 "I figli d’Israele, oppressi in Egitto, gridarono al Signore. Egli ascoltò il loro pianto e inviò loro il suo Verbo per mezzo di Mosè, per farli uscire dall’Egitto. E noi, noi eravamo in Egitto, cioè nelle tenebre dell’errore e dell’ignoranza. Il Signore ha avuto pietà della nostra afflizione ed ha inviato il suo Verbo, il suo Figlio unigenito, per strapparci dall’ignoranza e condurci alla luce" (Origene).

v. 9 "Tu che hai sperimentato la mia potenza, accetta le mie leggi" (Teodoreto).

v. 11 «"Io sono il Signore tuo Dio": sono le prime parole della legge» (Teodoreto).

"Tutti siamo stati tratti dalla terra d’Egitto, abbiamo attraversato il mare col battesimo" (Agostino).

"Signore, ecco, la bocca del tuo servo è aperta, come il suo cuore: riempili, affinché sempre io ti benedica, Cristo Salvatore. Versa nel mio cuore la rugiada della tua grazia. Come la terra seminata non può produrre frutto se la tua bontà non la visita, così il mio cuore" (Efrem).

"Apri la tua bocca per confessare, per amare e io la riempirò perché in me è la sorgente della vita (cfr. Sal 36,10)" (Agostino).

"Egli stesso è il maestro e il pane" (Girolamo).

"Apri la tua bocca per diffondere e confessare le lodi di Dio" (Cassiodoro).

vv. 12-13 "Il popolo non ha obbedito, per questo l’ho privato della cura che avevo per lui: l’ho lasciato andare alla deriva, come una nave senza timone" (Teodoreto).

v. 16 "Quando la pienezza dei gentili sarà entrata, tutto Israele sarà salvato; leggiamo nell’Apocalisse che saranno salvati a centinaia di migliaia" (Girolamo).

v. 17 "Annuncio della moltiplicazione dei pani e dell’eucaristia" (Eusebio).

"Il miele è la sapienza" (Cassiodoro).

"La roccia è il Cristo" (Origene).

 

SALMO 82

82 (81) Contro i prìncipi pagani

1 Salmo. Di Asaf.

Dio si alza nell’assemblea divina,

giudica in mezzo agli dèi.

2 «Fino a quando giudicherete iniquamente

e sosterrete la parte degli empi?

3 Difendete il debole e l’orfano,

al misero e al povero fate giustizia.

4 Salvate il debole e l’indigente,

liberatelo dalla mano degli empi».

5 Non capiscono, non vogliono intendere,

avanzano nelle tenebre;

vacillano tutte le fondamenta della terra.

6 Io ho detto: «Voi siete dèi,

siete tutti figli dell’Altissimo».

7 Eppure morirete come ogni uomo,

cadrete come tutti i potenti.

8 Sorgi, Dio, a giudicare la terra,

perché a te appartengono tutte le genti.

È un attacco contro le magistrature corrotte. Dio pronuncia un’aspra requisitoria contro i giudici responsabili di corruzione e di ingiustizia. La sentenza pronunciata da Dio è severissima e nessuno può rifugiarsi nell’immunità e nell’impunità.

Il salmo finisce con una speranza: che Dio, il vero Altissimo, prenda in mano la situazione e ponga tutta l’umanità sotto la sua diretta giurisdizione.

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Nel salmo precedente era il popolo giudeo ad essere accusato; qui, i suoi capi" (Eusebio).

«Senza dubbio è il Salvatore che qui è chiamato Dio. È il suo vero nome, è dire di lui ciò che egli è per natura (cfr. 1Cor 8,5-6). È dunque il Verbo, l’unigenito Figlio di Dio, che si alza nell’assemblea degli dèi; questi, secondo At 23,5, sono i sacerdoti: "Non insulterai il principe del tuo popolo"» (Cirillo di Alessandria).

«Gli dèi sono i capi dei giudei: "Non insulterai gli dèi e il capo del tuo popolo" (Es 22,27). Il giusto Giudice rimprovera loro di non tenere equamente la bilancia della giustizia e annuncia loro il giudizio futuro» (Teodoreto).

«Dio è in mezzo a loro: è il Dio fatto uomo, divenuto simile a loro. La Scrittura chiama dèi coloro ai quali è stata rivolta la parola di Dio. Il Cristo cita il versetto del salmo in Gv 10,34... Il Verbo di Dio in persona, che prese la forma di schiavo e fu trovato simile a un uomo, è stato in piedi nella stessa sinagoga di questi dèi: ritto in mezzo a questi uomini che sono detti dèi, li giudicava dicendo loro: "La parola che ho detto, quella vi giudicherà" (Gv 12,48)» (Eusebio).

"Gli dèi sono i capi dei giudei. Dio è venuto in mezzo a loro all’avvento del Cristo, li ha giudicati e dichiarati colpevoli" (Atanasio).

v. 2 «Con le parole "fino a quando", Dio ci avverte della nostra morte vicina» (Eusebio).

vv. 3-4 "Indigente, orfano, umile e povero è il Cristo. Orfano, perché non aveva padre sulla terra" (Cassiodoro).

«Il Cristo ha detto: "Io sono umile di cuore" (Mt 11,29): Salvate colui che per voi si è fatto povero» (Beda).

«O scribi e farisei, egli conosce bene la vostra fallace sinagoga e lo sventurato popolo che è stato ingannato da voi, quando per ingannarlo avete finto un timore ingiustificato dicendo: "Verranno i romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione" (Gv 11,48). Certo, la sua sapienza conosce tutto questo. Giacché voi avete finto di temere un pericolo immaginario, i romani sono veramente venuti: e questo vi è accaduto non per aver rimandato libero il Cristo, ma per non averlo rimandato libero» (Ruperto).

v. 5 «Non hanno compreso che essi pure saranno soggetti al giudizio di Dio: "Non giudicate per non essere giudicati" (Mt 7,1)» (Eusebio).

"Hanno rifiutato la luce, che è il Cristo. A causa del loro rifiuto, la loro vita è piena di turbamento e di tumulto, di mali che fanno tremare e scuotono la terra" (Teodoreto).

"Non capiscono, non vogliono comprendere. Se l’avessero conosciuto, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria (cfr. 1Cor 2,8)" (Agostino).

"Le fondamenta della terra sono il principe di questo mondo e il suo esercito" (Atanasio).

v. 6 "Il Figlio non è geloso, li chiama a condividere la filiazione divina" (Eusebio).

«Il figlio di Dio rimane tale immutabilmente; quanto a noi, siamo figli di adozione, dèi per grazia. Adottati per sua benignità, riceviamo come una grazia questa parole: "Io ho detto: Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo". Noi non siamo più figli della carne, ma discendenza adottiva di Dio"» (Cirillo di Alessandria).

"Vi ho onorati, vi ho dato di partecipare al mio nome, vi ho chiamato figli" (Teodoreto).

v. 7 "Non avete riconosciuto il vostro onore e per questo avete subìto la stessa decadenza del diavolo: io gli avevo affidato un impero, ma non ha voluto godere nella giustizia i beni che gli avevo dato, ed è caduto dal suo onore. E voi morirete come gli altri uomini. Dopo aver così convinto i giudici iniqui, il profeta supplica Dio di esercitare il suo giudizio su tutta la terra (cfr. v. 8)" (Teodoreto).

"Adamo, per tutto il tempo in cui aveva osservato il precetto, era come un Dio e non moriva. Come il vostro padre Adamo non ha voluto ascoltare il comando ed è caduto, così voi morirete" (Girolamo).

v. 8 "Il salmista invoca la venuta del Signore la riconciliazione di tutte le nazioni... Invoca la risurrezione del Cristo, che comporterà tutte le risurrezioni" (Eusebio).

"Sorgi il terzo giorno e salva il mondo. Col tuo sangue tu riscatti tutte le nazioni" (Atanasio).

"Il profeta annuncia la risurrezione del Cristo perché prevede che il Cristo sarà messo a morte" (Cassiodoro).

 

SALMO 83

83 (82) Contro i nemici di Israele

1 Canto. Salmo. Di Asaf.

2 Dio, non darti riposo,

non restare muto e inerte, o Dio.

3 Vedi: i tuoi avversari fremono

e i tuoi nemici alzano la testa.

4 Contro il tuo popolo ordiscono trame

e congiurano contro i tuoi protetti.

5 Hanno detto: «Venite, cancelliamoli come popolo

e più non si ricordi il nome di Israele».

6 Hanno tramato insieme concordi,

contro di te hanno concluso un’alleanza;

7 le tende di Edom e gli Ismaeliti,

Moab e gli Agareni,

8 Gebal, Ammon e Amalek

la Palestina con gli abitanti di Tiro.

9 Anche Assur è loro alleato

e ai figli di Lot presta man forte.

10 Trattali come Madian e Sisara,

come Iabin al torrente di Kison:

11 essi furono distrutti a Endor,

diventarono concime per la terra.

12 Rendi i loro principi come Oreb e Zeb,

e come Zebee e Sàlmana tutti i loro capi;

13 essi dicevano:

«I pascoli di Dio conquistiamoli per noi».

14 Mio Dio, rendili come turbine,

come pula dispersa dal vento.

15 Come il fuoco che brucia il bosco

e come la fiamma che divora i monti,

16 così tu inseguili con la tua bufera

e sconvolgili con il tuo uragano.

17 Copri di vergogna i loro volti

perché cerchino il tuo nome, Signore.

18 Restino confusi e turbati per sempre,

siano umiliati, periscano;

19 sappiano che tu hai nome «Signore»,

tu solo sei l’Altissimo su tutta la terra.

Questo salmo è pervaso dalla collera e dallo sdegno nei confronti dei nemici d’Israele. Dio è visto dal salmista come inattivo, indifferente e muto. Il silenzio di Dio è sinonimo di assenza e di indifferenza.

I nomi dei nemici menzionati nel salmo diventano per noi simboli di tutte le potenze del male: il peccato, la morte, satana. Con questo salmo chiediamo a Dio che esse siano poste totalmente nell’impossibilità di nuocere. Il desiderio del cristiano deve essere che tutti gli uomini "cerchino il nome di Dio" (v. 17). In Israele accerchiato dai nemici, la chiesa vede prefigurato Gesù nella sua passione.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Nessuno è paziente come te, o Dio, davanti all’arroganza degli empi. E io, uomo soverchiato dalla mia infermità, oso supplicarti: non tacere più, non startene più in silenzio... Io non posso essere paziente come te, non posso più sopportarli! Poni fine alla tua pazienza e al tuo silenzio!" (Eusebio).

"Cristo ha iniziato la sua venuta nel mondo tacendo e lasciandosi giudicare; ma non tacerà più quando ritornerà con fragore a giudicare il mondo" (Agostino).

v. 3 "I nemici faranno rumore e alzeranno la testa negli ultimi tempi. Sarà allora che il Cristo li distruggerà col soffio della sua bocca (cfr. 2Ts 2,4 ss.)" (Agostino).

"Hanno alzato la testa: immagine presa dal serpente. Ma il Cristo schiaccia le teste dei serpenti" (Cirillo di Alessandria).

v. 4 "Le nazioni sono accorse per strappare il germoglio di Giuda. Lo Spirito santo ci insegna che gli avversari dirigono i loro attacchi non tanto contro di noi, quanto contro il Cristo nascosto in noi" (Origene).

"Dio non ha permesso che fosse tagliato l’albero che avrebbe portato come frutto il Cristo, salvezza di tutte le nazioni" (Ruperto).

v. 5 "I nemici di Dio non vogliono che egli abbia un popolo tra gli uomini. Ma Dio non cessa di instaurare e restaurare il suo popolo sulla terra; dopo la rovina del primo popolo, egli ha costituito la chiesa, presa di tra le nazioni" (Origene).

v. 6 "Hanno tramato insieme concordi: che infelice popolo di Dio siamo noi! Non riusciamo a conseguire per il bene la stessa unione che i malvagi conseguono per il male!" (Girolamo).

vv. 7-13 "Sono i nemici tradizionali del popolo di Dio. Dio salverà pure loro, annullando proprio così i loro attacchi" (Cirillo di Alessandria).

vv. 14-16 "Il salmista prega Dio perché i nemici si volgano in direzione opposta, cioè che si convertano" (Atanasio).

"Osserva la benevolenza del profeta: prega per loro domandando che non siano stabili nella loro malizia" (Girolamo).

"Nel giudizio, gli angeli separeranno i cattivi dai buoni, come la tempesta separa la paglia dai chicchi" (Ruperto).

v. 17 "Che essi riconoscano la tua potenza e cerchino il tuo nome... Nella gloria del tuo avvento riconosceranno il Figlio dell’uomo che hanno disprezzato e ogni lingua confesserà che tu sei l’altissimo Signore, nella gloria di Dio Padre (cfr. Fil 2,11)" (Atanasio).

"Il salmista augura il bene ai suoi nemici: si correggano e conoscano Dio" (Teodoreto).

vv. 18-19 "Gli irriducibili siano confusi, gli altri riconoscano il tuo nome" (Eusebio).

"Tutti, beati e dannati, conosceranno che tu sei il Signore" (Cassiodoro).

 

SALMO 84

84 (83) Canto di pellegrinaggio

1 Al maestro del coro. Su «I torchi...».

Dei figli di Core. Salmo.

2 Quanto sono amabili le tue dimore,

Signore degli eserciti!

3 L’anima mia languisce

e brama gli atri del Signore.

Il mio cuore e la mia carne

esultano nel Dio vivente.

4 Anche il passero trova la casa,

la rondine il nido,

dove porre i suoi piccoli,

presso i tuoi altari,

Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.

5 Beato chi abita la tua casa:

sempre canta le tue lodi!

6 Beato chi trova in te la sua forza

e decide nel suo cuore il santo viaggio.

7 Passando per la valle del pianto

la cambia in una sorgente,

anche la prima pioggia

l’ammanta di benedizioni.

8 Cresce lungo il cammino il suo vigore,

finché compare davanti a Dio in Sion.

9 Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,

porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.

10 Vedi, Dio, nostro scudo,

guarda il volto del tuo consacrato.

11 Per me un giorno nei tuoi atri

è più che mille altrove,

stare sulla soglia della casa del mio Dio

è meglio che abitare nelle tende degli empi.

12 Poiché sole e scudo è il Signore Dio;

il Signore concede grazia e gloria,

non rifiuta il bene

a chi cammina con rettitudine.

13 Signore degli eserciti,

beato l’uomo che in te confida.

È il canto del pellegrino verso Gerusalemme che è la città ove sono riposte tutte le speranze d’Israele. Tutte le fatiche del viaggio sono dimenticate quando il fedele entra nella città santa. Di fronte alla felicità di essere in comunione con il Signore e il suo popolo, ogni altra gioia impallidisce.

Questo salmo ci aiuta a sentirci vivi davanti al Dio vivente.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Il salmista ispirato vede in anticipo le dimore di Dio poste dal Cristo sulla terra e desidera ardentemente tutti questi altari futuri" (Eusebio).

v. 3 "Desiderio dei giudei verso il tempio e nostro desiderio verso gli altari del Signore" (Teodoreto).

"La carne esulta perché vedrà la salvezza di Dio (cfr. Is 40,5)" (Origene).

"Il Dio vivente: è un’allusione alla risurrezione del Signore: la mia carne esulta in questo Dio che è veramente vivente e vivifica i morti. Con la sua risurrezione farà rivivere la mia carne" (Eusebio).

"La carne partecipa all’esultanza per la speranza della risurrezione" (Teodoreto).

"Hanno esultato nella speranza. Questa speranza gioiosa deve dilatare l’anima che milita in questo mondo" (Ruperto).

v. 4 "Fra tutte le trappole che tendono agguato alla nostra anima, non abbiamo riposo che nella casa di Dio" (Eusebio).

"Il passero raffigura l’anima dell’uomo" (Atanasio).

"Questo passero è il Cristo che ha fatto il suo nido che è la chiesa" (Arnobio il giovane).

v. 5 "La felicità è abitare nella casa del Signore perché loderemo Dio nei secoli dei secoli" (Eusebio).

v. 6 "L’uomo che ha il soccorso del Signore s’innalza verso il cielo nella misura di questo soccorso e non cessa di salire" (Cassiodoro).

"Dalla beatitudine del cielo, il salmista passa a quella della terra: non solo si è beati nella patria, ma anche nel cammino e in pieno combattimento, grazie alle ascensioni del cuore. Dio, che ci ha dato la legge che ci pesa, elargirà la benedizione che ci solleva" (Beda).

"L’anima che prende forza nel Signore ha disposto nel suo cuore mirabili ascensioni" (Gregorio di Nissa).

v. 7 "La valle del pianto richiama la beatitudine delle lacrime (cfr. Mt 5,5)" (Teodoreto).

v. 10 "Dio guarda in noi l’immagine del Figlio suo" (Beda).

v. 11 "Questo giorno unico è quello della risurrezione del Salvatore" (Atanasio).

"Ciò che si riceve in un sol giorno al tuo altare, non lo si riceverebbe altrove in migliaia di giorni" (Teodoreto).

"È il giorno senza tramonto dell’eternità" (Cassiodoro).

"Io preferisco essere umile e povero nella chiesa piuttosto che grande presso gli empi" (Origene).

"Gli uomini desiderano migliaia di giorni e vogliono vivere a lungo. Oh! Disprezziamo queste migliaia di giorni e desideriamo questo giorno unico, senza alba né tramonto: giorno unico, giorno eterno che il domani non cancellerà. Che ne facciamo di migliaia di giorni? Noi andiamo dalle nostre migliaia di giorni al giorno unico" (Agostino).

v. 12 "Grazia e gloria sovrabbondano nella casa di Dio" (Teodoreto).

v. 13 "Il profeta appone a questo salmo il sigillo della speranza di Dio" (Cirillo di Alessandria).

 

SALMO 85

85 (84) Preghiera per la pace e la giustizia

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.

2 Signore, sei stato buono con la tua terra,

hai ricondotto i deportati di Giacobbe.

3 Hai perdonato l’iniquità del tuo popolo,

hai cancellato tutti i suoi peccati.

4 Hai deposto tutto il tuo sdegno

e messo fine alla tua grande ira.

5 Rialzaci, Dio nostra salvezza,

e placa il tuo sdegno verso di noi.

6 Forse per sempre sarai adirato con noi,

di età in età estenderai il tuo sdegno?

7 Non tornerai tu forse a darci vita,

perché in te gioisca il tuo popolo?

8 Mostraci, Signore, la tua misericordia

e donaci la tua salvezza.

9 Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:

egli annunzia la pace

per il suo popolo, per i suoi fedeli,

per chi ritorna a lui con tutto il cuore.

10 La sua salvezza è vicina a chi lo teme

e la sua gloria abiterà la nostra terra.

11 Misericordia e verità s’incontreranno,

giustizia e pace si baceranno.

12 La verità germoglierà dalla terra

e la giustizia si affaccerà dal cielo.

13 Quando il Signore elargirà il suo bene,

la nostra terra darà il suo frutto.

14 Davanti a lui camminerà la giustizia

e sulla via dei suoi passi la salvezza.

È un salmo ottimista ed entusiasta che promette tutte le benedizioni che ci furono date nel Cristo, con una pienezza che sorpassa tutte le migliori previsioni del salmista.

È un canto di speranza in un mondo nuovo, è un invito a riscoprire la "meraviglia". Scriveva Chesterton: "Il mondo non perirà certo per mancanza di meraviglie, ma piuttosto per mancanza di meraviglia". Stiamo perdendo il potere dell’apprezzamento e della meraviglia e, di conseguenza, la capacità di cantare. S. Teresa d’Avila ci ha lasciato una preghiera provocante nello spirito dell’ottimismo di questo salmo: "Liberaci, Signore, dalle sciocche devozioni dei santi dalla faccia triste".

Commento dei padri della chiesa

v. 2 «Il salmo precedente annuncia l’avvento del Messia, questo la liberazione dei prigionieri e la remissione dei peccati. In principio era stato detto: "Maledetta la terra..." (Gen 3,17); ma quando venne il Figlio a peregrinare sulla terra, avvenne il cambiamento: la terra cambia la maledizione in benedizione» (Eusebio).

«Dio aveva maledetto la terra per colpa di Adamo; la benedice per l’incarnazione del Figlio suo... Dio non ha benedetto la terra dalla quale stava per creare il primo uomo, mentre nella nuova creazione l’angelo dice: "Tu sei benedetta fra le donne" (Lc 1,28)» (Ruperto).

v. 3 "Il Signore rimette i peccati col battesimo, li copre con la penitenza" (Origene).

v. 5 "Fa’ cessare la maledizione che risale ad Adamo" (Atanasio).

v. 6 "Questa ira risale ad Adamo. Ma il profeta, vedendo che saremo rinnovati nel Cristo, dice: Estenderai il tuo sdegno di età in età?" (Agostino).

v. 7 "Non è da noi stessi che noi ci convertiamo a Dio" (Agostino).

"La vita che ci darà è la risurrezione promessa" (Ruperto).

v. 8 "La salvezza di Dio è il Cristo. Quando Dio ci mostra la sua misericordia, l’uomo è persuaso allora di non possedere nulla se non Dio" (Agostino).

v. 9 "Dio gli parlava nell’intimo e il mondo faceva rumore di fuori: il profeta, si direbbe, si tura le orecchie al tumulto incessante di questa vita. È la voce del Cristo, la voce di Dio, che è pace e chiama alla pace. In questa città in cui sempre vorrei parlare, vi sarà la pace purissima per i figli di Dio: tutti si ameranno vedendosi pieni di Dio quando Dio sarà tutto in tutti (cfr. 1Cor 15,28). Noi saremo tutti spettatori di un’unica visione: Dio; godremo di una sola pace: Dio. Tale sarà la pace perfetta e piena" (Agostino).

v. 10 "La gloria è il Figlio unigenito che rappacifica in se stesso tutte le cose sulla terra e in cielo (cfr. Col 1,20)" (Atanasio).

v. 11 "Nella pietra angolare, che è il Cristo, si incontrano la verità della rivelazione affidata ai giudei e la misericordia della vocazione dei gentili" (Beda).

v. 12 "La verità era nei cieli, l’ombra e l’immagine della verità erano sulla terra. Finché quest’ombra restava sulla terra, c’era una Gerusalemme terrestre, c’era il tempio, c’era l’altare, c’era il culto visibile, i pontefici e i sacerdoti. Ma all’avvento del Signore nostro Dio, la verità che discendeva dal cielo è sorta dalla terra e la giustizia ha guardato dall’alto del cielo; l’ombra e la figura sono cadute, Gerusalemme è caduta, il tempio è caduto, l’altare è stato portato via così che non è più sul monte Garizim, né a Gerusalemme che si deve adorare, ma i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. Quando si presenta la verità, la figura e l’ombra finiscono; e quando giunge questo tempio, che è stato costruito nel seno della Vergine, il tempio di pietra crolla. Il sacerdote dei beni futuri (cfr. Eb 9,11) è là, i sacrificatori di tori e di capri scompaiono. Se dunque, venendo alla città terrestre di Gerusalemme, la trovi rasa al suolo, ridotta in polvere, non piangere, ma guarda in alto" (Origene).

"La verità che germoglia dalla terra è il Cristo nato da Maria" (Cassiodoro).

"Prima del Cristo era la menzogna che sorgeva dalla terra" (Beda).

v. 13 "Maria, nostra terra, nostra carne, ha dato il suo frutto. Esso è nato una volta da Maria, ma nasce ogni giorno in noi" (Girolamo).

v. 14 "Il Signore ha compiuto ogni giustizia (cfr. Mt 3,15) ed è diventato per noi la via (cfr. Gv 14,6)" (Teodoreto).

 

SALMO 86

86 (85) Preghiera nella prova

1 Supplica. Di Davide.

Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,

perché io sono povero e infelice.

2 Custodiscimi perché sono fedele;

tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera.

3 Pietà di me, Signore,

a te grido tutto il giorno.

4 Rallegra la vita del tuo servo,

perché a te, Signore, innalzo l’anima mia.

5 Tu sei buono, Signore, e perdoni,

sei pieno di misericordia con chi ti invoca.

6 Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera

e sii attento alla voce della mia supplica.

7 Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido

e tu mi esaudirai.

8 Fra gli dèi nessuno è come te, Signore,

e non c’è nulla che uguagli le tue opere.

9 Tutti i popoli che hai creato verranno

e si prostreranno davanti a te, o Signore,

per dare gloria al tuo nome;

10 grande tu sei e compi meraviglie:

tu solo sei Dio.

11 Mostrami, Signore, la tua via,

perché nella tua verità io cammini;

donami un cuore semplice

che tema il tuo nome.

12 Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore

e darò gloria al tuo nome sempre,

13 perché grande con me è la tua misericordia:

dal profondo degli inferi mi hai strappato.

14 Mio Dio, mi assalgono gli arroganti,

una schiera di violenti attenta alla mia vita,

non pongono te davanti ai loro occhi.

15 Ma tu, Signore, Dio di pietà, compassionevole,

lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele,

16 volgiti a me e abbi misericordia:

dona al tuo servo la tua forza,

salva il figlio della tua ancella.

17 Dammi un segno di benevolenza;

vedano e siano confusi i miei nemici,

perché tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.

Questo salmo è un’intensa descrizione di un itinerario interiore: dall’abisso della disperazione alla pace. "La preghiera del Sal 86 non si confonde con un qualsiasi grido di sofferenza verso una divinità amica. Si sente già in anticipo il dialogo amoroso e confidente del vangelo: Chiedete e otterrete" (E. Beaucamp).

D. Bonhoeffer ci offre una chiave di lettura cristiana di questo salmo: "Signore Gesù Cristo, tu fosti povero e misero, prigioniero e abbandonato come me. Tu conosci tutta l’infelicità degli uomini; tu rimani accanto a me quando nessun uomo mi rimane accanto; tu non mi dimentichi e mi cerchi; tu vuoi che io ti riconosca e mi volga a te. Signore, odo il tuo richiamo e lo seguo, aiutami!".

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Davide prega per essere di quelli che otterranno la salvezza per mezzo della grazia. Tendi il tuo orecchio: il salmista parla come un ammalato senza forza, il quale ha bisogno che il medico si pieghi verso di lui per udirlo" (Atanasio).

"In tutto questo salmo è il Cristo che prega. Nella fragilità del corpo che ha assunto, domanda la sua risurrezione" (Cassiodoro).

"Davide, sotto la mozione dello Spirito santo, enuncia già la beatitudine dei poveri" (Eusebio).

"È per il merito della sua miseria che il povero è stato portato dagli angeli nel seno di Abramo? (cfr. Lc 16,22). È per il peccato delle sue ricchezze che il ricco è stato gettato tra i tormenti? Ora dimostrerò che non le ricchezze furono punite in questo ricco, ma l’orgoglio: se bastasse essere ricco per vedersi precipitare tra i tormenti, come mai Abramo ha preceduto il povero in cielo per accoglierlo nel suo seno? Dato che la Scrittura dice: Abramo era un uomo ricchissimo. Ma nella ricchezza era povero, umile, pieno di santo timore e di umiltà davanti a Dio. Ecco l’argomento del salmista per essere esaudito: Io sono il povero e l’umile" (Agostino).

v. 2 "Santo è solo il Cristo. Ma il corpo del Cristo, quest’uomo che grida da tutti i confini della terra, può dire con il suo capo: Sono santo per la grazia del battesimo e la remissione dei peccati (1Cor 6,11: Siete stati santificati). E se tu non lo dici, sei un ingrato" (Agostino).

"Il servo di Dio ripone solamente in Dio la speranza della sua salvezza. La conoscenza di Dio è la salvezza dell’anima" (Origene).

v. 3 "Da quando il corpo del Cristo geme sotto il torchio sino alla fine dei tempi, quest’uomo che è il Cristo totale non cessa di gridare. Tu gridi durante i tuoi giorni e i tuoi giorni passano, un altro ti succede e grida nei suoi giorni; l’uno qui, l’altro là, ma il corpo del Cristo grida tutto il giorno, mentre le sue membra passano e si succedono. Un solo uomo si estende fino alla fine dei tempi e il nostro Capo alla destra del Padre intercede per noi" (Agostino).

v. 4 "Il Cristo che è la sorgente di ogni gioia, come servo domanda la gioia" (Cassiodoro).

v. 5 "Egli è ricco di misericordia. Pazientiamo, dunque, se non ci esaudisce immediatamente" (Atanasio).

v. 7 "Ho gridato dall’alto della croce. Tu mi hai esaudito rendendo a me il mio spirito che io rimettevo nelle tue mani" (Girolamo).

v. 9 "Ogni natura dotata di ragione verrà ad adorare il Signore" (Origene).

v. 11 "Domanda che il Cristo sia per lui la via, cioè la virtù, poi la verità che egli contempla" (Origene).

"Il profeta pensa a buon diritto che il timore di Dio gli procurerà la gioia del cuore" (Atanasio).

v. 13 "Il Cristo è andato fin nel profondo del soggiorno dei morti. Qui pure la nostra voce parla attraverso il Cristo" (Agostino).

"Tu mi ha risuscitato e risusciterai i miei" (Beda).

v. 14 "Il Cristo giunge qui al mistero della passione e della risurrezione" (Cassiodoro).

v. 17 "Che io sia munito del segno della croce e proprio per esso liberato dalle insidie dei demoni" (Girolamo).

"Il segno della croce del Signore sulle nostre fronti getterà i nemici nella confusione" (Arnobio il giovane).

 

SALMO 87

87 (86) Sion, madre dei popoli

1 Dei figli di Core. Salmo. Canto.

Le sue fondamenta sono sui monti santi;

2 il Signore ama le porte di Sion

più di tutte le dimore di Giacobbe.

3 Di te si dicono cose stupende,

città di Dio.

4 Ricorderò Raab e Babilonia fra quelli che mi conoscono;

ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia:

tutti là sono nati.

5 Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro è nato in essa

e l’Altissimo la tiene salda».

6 Il Signore scriverà nel libro dei popoli:

«Là costui è nato».

7 E danzando canteranno:

«Sono in te tutte le mie sorgenti».

Questo testo ci ricorda che la città santa di Sion è vista come il luogo in cui tutte le nazioni trovano la loro casa. Le genti di Raab (Egitto) e di Babel, cioè di quelle di Occidente e di Oriente, quelle vicine di Canaan e quelle lontane di Etiopia, tutte hanno Gerusalemme come indicazione del luogo di nascita. Ciò riguarda sia gli ebrei della diaspora sia i proseliti. Per tutti loro Gerusalemme è la città del loro Dio dell’Alleanza. Ma il solenne oracolo divino ha senza dubbio una portata più ampia, che comprende anche il futuro. È un’eco di Zc 2,15: "Molte genti si aggregheranno a Dio in quel tempo. Apparterranno a lui come popolo", e di Is 19,23: "L’Egitto insieme con Assur serviranno Dio". Sion sarà chiamata madre di tutte le genti. Secondo l’annuncio del Nuovo Testamento, la missione di Sion nella storia della salvezza è passata al nuovo popolo di Dio e al suo capo Gesù Cristo (cfr. Gal 4,26). Sulla linea di questo salmo si trova Eb 12,22-24: "Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele". E proprio ai cristiani di origine pagana Paolo scrive: "Voi non siete più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, dei quali pietra angolare è Cristo Gesù, in cui tutto l’edificio compaginato si innalza in un unico tempio santo nel Signore" (Ef 2,19-20).

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Le fondamenta della Gerusalemme celeste sono lassù, sui monti santi e le sue porte sono presso di noi: l’entrata della chiesa è l’entrata del regno dei cieli" (Eusebio).

"Il popolo cristiano è edificato sul fondamento degli apostoli e dei profeti (cfr. Ef 2,20)" (Atanasio).

"Il salmista comincia come se avesse già parlato di questa città: nel suo cuore, infatti, non cessa mai di parlarne. Anche l’Agostino è cittadino di questa città: l’uno e l’altro ne parlano per esortare tutti i concittadini. Apostoli e profeti sono le fondamenta di questa città, e la pietra angolare è il Cristo (Ef 2,20) che unisce i due popoli" (Agostino).

"L’esclamazione iniziale sulla solidità delle fondamenta mostra quanto sia solido l’edificio. Il Cristo è il fondamento: Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che è stato posto, che è Gesù Cristo (cfr. 1Cor 3,11)" (Cassiodoro).

v. 2 "Il Signore ama la città spirituale più di tutte le figure che l’hanno preceduta" (Agostino).

v. 3 "Le cose gloriose che sono dette di te, città di Dio, è che uomini immersi nell’ignoranza e nel vizio divengono degni di abitare in te" (Teodoreto).

v. 4 "L’enumerazione di tutti questi nomi è un modo di esprimere la vocazione universale... Per la rigenerazione che essi hanno ricevuto sono diventati figli di Dio" (Eusebio).

"I nomi che seguono non appartengono al popolo giudeo, quindi rappresentano tutte le nazioni. Raab, in particolare, rappresenta i gentili salvati ormai dal segno del sangue (cfr. Gs 2,18); Babilonia è il simbolo dell’empietà: tutti i malvagi appartengono a Sion. Ma si passerà da Babilonia a Sion per mezzo di colui che giustifica l’empio (cfr. Rm 4,5)? E fin dove si estenderà questa glorificazione? Fino all’estremità della terra. L’Etiopia è considerata come l’estremo della terra" (Agostino).

"I popoli idolatri saranno illuminati dalla misericordia del Signore" (Cassiodoro).

"Il Signore si ricorderà anche dei peccatori. Prostràti sotto la legge del peccato, questa promessa ci dona una gioiosa speranza" (Ruperto).

v. 5 "Il bambino Gesù nascerà a Betlemme, ma l’Uomo a Sion (cfr. Gv 19,5)... Perché l’evangelista narra il censimento durante il quale nacque Gesù? Per annunciare un mistero: era necessario che il Cristo fosse censito, lui pure. Iscritto insieme a tutti gli altri, avrebbe santificato tutti gli uomini; questo universo intero, insieme al quale era censito, offriva la sua comunione; poi lui, a sua volta, avrebbe censito nel Libro dei viventi tutti quelli che avrebbero creduto in lui" (Origene).

«C’è un uomo che dirà a Sion: "Madre", e per mezzo di quest’uomo tutti verranno a lei. Chi è quest’uomo? Il salmo risponde: "L’uomo è nato in essa e l’Altissimo la tiene salda". Vedete, fratelli miei, che veramente grandi cose sono dette della città di Dio: L’uomo è nato in essa. Ma non è solo un uomo, è l’Altissimo, e ha fondato questa città per nascervi, allo stesso modo che ha creato sua madre per nascere da lei. Quale promessa, quale speranza, fratelli miei! Ecco per noi l’Altissimo, che ha fondato la città, le dice: "Madre!"» (Agostino).

"Diciamo anche noi: Madre Sion! Tiro e gli altri credono nella chiesa e nascono nella chiesa. Battezzati nella Chiesa, la chiamano: Madre!" (Girolamo).

"La madre Sion dice che l’uno e l’altro è nato in essa: il primo Adamo, nato dalla terra, è fatto anima vivente; il secondo Adamo nasce dalla Vergine nello Spirito vivificante" (Arnobio il giovane).

"Saremo iscritti nella Sion che è la chiesa spirituale. L’uomo per eccellenza è nato in lei e l’ha fondata" (Atanasio).

vv. 6-7 "Penso che il salmista designi il radunarsi di tutti i fedeli in un solo coro nella città di Dio. In lei si riunirà l’assemblea di Dio" (Eusebio).

"In te la dimora di tutti i beati. Noi siamo torchiati nel nostro pellegrinaggio, ma la nostra dimora sarà beatitudine. Fatica e pianto saranno passati, non ci sarà più che la lode. Ogni nostra occupazione sarà lodare Dio e godere Dio: noi abiteremo e saremo abitati, Dio sarà tutto in tutti (cfr. 1Cor 15)" (Agostino).

"Ci è detto poco e tuttavia la gioia è piena. Beati quelli che, sotto la guida del Signore, giungono là ove l’intelligenza è lasciata indietro, ove il desiderio è superato" (Cassiodoro).

 

SALMO 88

88 (87) Preghiera dal profondo dell’angoscia

1 Canto. Salmo. Dei figli di Core.

Al maestro del coro. Su «Macalat».

Per canto. Maskil. Di Eman l’Ezraita.

2 Signore, Dio della mia salvezza,

davanti a te grido giorno e notte.

3 Giunga fino a te la mia preghiera,

tendi l’orecchio al mio lamento.

4 Io sono colmo di sventure,

la mia vita è vicina alla tomba.

5 Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa,

sono come un morto ormai privo di forza.

6 È tra i morti il mio giaciglio,

sono come gli uccisi stesi nel sepolcro,

dei quali tu non conservi il ricordo

e che la tua mano ha abbandonato.

7 Mi hai gettato nella fossa profonda,

nelle tenebre e nell’ombra di morte.

8 Pesa su di me il tuo sdegno

e con tutti i tuoi flutti mi sommergi.

9 Hai allontanato da me i miei compagni,

mi hai reso per loro un orrore.

Sono prigioniero senza scampo;

10 si consumano i miei occhi nel patire.

Tutto il giorno ti chiamo, Signore,

verso di te protendo le mie mani.

11 Compi forse prodigi per i morti?

O sorgono le ombre a darti lode?

12 Si celebra forse la tua bontà nel sepolcro,

la tua fedeltà negli inferi?

13 Nelle tenebre si conoscono forse i tuoi prodigi,

la tua giustizia nel paese dell’oblio?

14 Ma io a te, Signore, grido aiuto,

e al mattino giunge a te la mia preghiera.

15 Perché, Signore, mi respingi,

perché mi nascondi il tuo volto?

16 Sono infelice e morente dall’infanzia,

sono sfinito, oppresso dai tuoi terrori.

17 Sopra di me è passata la tua ira,

i tuoi spaventi mi hanno annientato,

18 mi circondano come acqua tutto il giorno,

tutti insieme mi avvolgono.

19 Hai allontanato da me amici e conoscenti,

mi sono compagne solo le tenebre.

Il Delitsch ha definito questo salmo "la più tenebrosa di tutte le lamentazioni salmiche". La tradizione cristiana ha applicato questo salmo al Cristo, uomo dei dolori. Il Getsemani di questo anonimo orante si trasforma nel Getsemani del Cristo, abbandonato dal Padre e dagli uomini. Il salmo diventa anche il grido di sofferenza per l’assenza di Dio che il fedele prima o poi sperimenta. Questo testo è anche un’espressione universale del dramma che non conosce confini di razza e di religione, quello del male e del dolore, spesso ingiustificabile e assurdo.

A. De Musset ha scritto: "Nulla ci rende così grandi come un grande dolore". Ma le voci che hanno urlato il contrario, nei secoli, sembrano molto più numerose.

Il salmo 88 è un invito a vivere senza falsi pudori le proprie crisi, a esporle con semplicità totale a Dio, anche quando ci sembra assente.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "La vita del Signore nostro fu consacrata a Dio notte e giorno. Egli prega sapendo che offrirà se stesso al Padre in sacrificio per tutte le nazioni" (Eusebio).

"Questo salmo fa memoria della morte del Cristo sofferta per noi. Egli piange su Gerusalemme decaduta dalla sua speranza. Il Cristo implora il Padre per la salvezza del popolo" (Atanasio).

"Questo salmo contiene i misteri della passione del Signore fino alla consumazione" (Girolamo).

v. 4 "Il Cristo porta nella sua anima i nostri peccati; è colmato di mali, è annoverato tra quelli che discendono nella fossa" (Origene).

"Il Signore Gesù ha assunto questi sentimenti dell’infermità umana per trasfigurare in sé il suo corpo che è la chiesa. Quando ci accade di soffrire ed essere tristi, non crediamoci estranei alla grazia del Cristo" (Agostino).

v. 5 "Hanno creduto di seppellirmi nella morte come gli altri uomini e non hanno creduto che sarei risuscitato" (Girolamo).

«Gesù solo, pur essendo morto per i peccati del mondo, era libero tra i morti, secondo queste parole del vangelo: "Viene il principe di questo mondo, ma egli non ha alcun potere su di me" (Gv 14,30). Non essendo dunque legato al peccato, egli risuscita, libero tra i morti, avendo egli solo il potere di riprendere la propria vita (cfr. Gv 10,18)» (Origene).

"Tutti gli altri hanno con sé il peccato come causa della morte, perché la morte è il castigo e il prezzo del peccato. Il Cristo solo affronta integro e senza peccato la morte. Gli uomini muoiono loro malgrado e sono quindi schiavi della morte; ma il Cristo è morto liberamente e volontariamente. È libero come chi non è trattenuto dai legami dell’inferno, ma vi è disceso con autorità, vi ha esercitato il suo potere, ha sciolto altri dalle catene" (Eutimio).

v. 6 "Gli altri uccisi dormono. Ma io, perché ti sei ricordato di me, risuscito calpestando la morte" (Atanasio).

v. 7 "Parla della fossa della tomba e della profondità della sventura" (Cassiodoro).

v. 8 "Questo sdegno di Dio si è rovesciato sul Cristo quand’egli stesso è passato attraverso la morte. I flutti simboleggiano un castigo violento e anche la morte" (Atansio).

v. 9 "Hai allontanato gli angeli e gli apostoli" (Girolamo).

"È prigioniero della sinagoga" (Atansio).

v. 10 "Piangevo sul popolo caduto dalle ricchezze divine all’estrema povertà del suo esilio" (Atanasio).

"I suoi occhi si chiusero in questa afflizione che è la morte perché non godevano dell’immunità della divinità, ma portavano l’infermità della condizione umana" (Arnobio il giovane).

«"Verso di te protendo le mie mani": si parla di Gesù sulla croce» (Girolamo).

v. 11 "Sono stato annoverato tra quelli del soggiorno dei morti affinché quelli che sono nella terra dell’oblio facciano l’esperienza delle tue meraviglie e narrino la tua verità" (Atanasio).

v. 16 "Gesù è stanco per il cammino (cfr. Gv 4,6): il suo cammino è la carne che ha rivestito, perché quale strada avrebbe potuto prendere colui che è ovunque? La sola via per venire a noi è la forma di questa carne visibile che ha assunto; è questa veste di carne la sua strada. Affaticato per il cammino? È affaticato per la carne" (Agostino).

 

SALMO 89

89 (88) Inno e preghiera al Dio fedele

1 Maskil. Di Etan l’Ezraita.

2 Canterò senza fine le grazie del Signore,

con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,

3 perché hai detto: «La mia grazia rimane per sempre»;

la tua fedeltà è fondata nei cieli.

4 «Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,

ho giurato a Davide mio servo:

5 stabilirò per sempre la tua discendenza,

ti darò un trono che duri nei secoli».

6 I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,

la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.

7 Chi sulle nubi è uguale al Signore,

chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio?

8 Dio è tremendo nell’assemblea dei santi,

grande e terribile tra quanti lo circondano.

9 Chi è uguale a te, Signore, Dio degli eserciti?

Sei potente, Signore, e la tua fedeltà ti fa corona.

10 Tu domini l’orgoglio del mare,

tu plachi il tumulto dei suoi flutti.

11 Tu hai calpestato Raab come un vinto,

con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

12 Tuoi sono i cieli, tua è la terra,

tu hai fondato il mondo e quanto contiene;

13 il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,

il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome.

14 È potente il tuo braccio,

forte la tua mano, alta la tua destra.

15 Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,

grazia e fedeltà precedono il tuo volto.

16 Beato il popolo che ti sa acclamare

e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto:

17 esulta tutto il giorno nel tuo nome,

nella tua giustizia trova la sua gloria.

18 Perché tu sei il vanto della sua forza

e con il tuo favore innalzi la nostra potenza.

19 Perché del Signore è il nostro scudo,

il nostro re, del Santo d’Israele.

20 Un tempo parlasti in visione ai tuoi santi dicendo:

«Ho portato aiuto a un prode,

ho innalzato un eletto tra il mio popolo.

21 Ho trovato Davide, mio servo,

con il mio santo olio l’ho consacrato;

22 la mia mano è il suo sostegno,

il mio braccio è la sua forza.

23 Su di lui non trionferà il nemico,

né l’opprimerà l’iniquo.

24 Annienterò davanti a lui i suoi nemici

e colpirò quelli che lo odiano.

25 La mia fedeltà e la mia grazia saranno con lui

e nel mio nome si innalzerà la sua potenza.

26 Stenderò sul mare la sua mano

e sui fiumi la sua destra.

27 Egli mi invocherà: Tu sei mio padre,

mio Dio e roccia della mia salvezza.

28 Io lo costituirò mio primogenito,

il più alto tra i re della terra.

29 Gli conserverò sempre la mia grazia,

la mia alleanza gli sarà fedele.

30 Stabilirò per sempre la sua discendenza,

il suo trono come i giorni del cielo.

31 Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge

e non seguiranno i miei decreti,

32 se violeranno i miei statuti

e non osserveranno i miei comandi,

33 punirò con la verga il loro peccato

e con flagelli la loro colpa.

34 Ma non gli toglierò la mia grazia

e alla mia fedeltà non verrò mai meno.

35 Non violerò la mia alleanza,

non muterò la mia promessa.

36 Sulla mia santità ho giurato una volta per sempre:

certo non mentirò a Davide.

37 In eterno durerà la sua discendenza,

il suo trono davanti a me quanto il sole,

38 sempre saldo come la luna,

testimone fedele nel cielo».

39 Ma tu lo hai respinto e ripudiato,

ti sei adirato contro il tuo consacrato;

40 hai rotto l’alleanza con il tuo servo,

hai profanato nel fango la sua corona.

41 Hai abbattuto tutte le sue mura

e diroccato le sue fortezze;

42 tutti i passanti lo hanno depredato,

è divenuto lo scherno dei suoi vicini.

43 Hai fatto trionfare la destra dei suoi rivali,

hai fatto gioire tutti i suoi nemici.

44 Hai smussato il filo della sua spada

e non l’hai sostenuto nella battaglia.

45 Hai posto fine al suo splendore,

hai rovesciato a terra il suo trono.

46 Hai abbreviato i giorni della sua giovinezza

e lo hai coperto di vergogna.

47 Fino a quando, Signore,

continuerai a tenerti nascosto,

arderà come fuoco la tua ira?

48 Ricorda quant’è breve la mia vita.

Perché quasi un nulla hai creato ogni uomo?

49 Quale vivente non vedrà la morte,

sfuggirà al potere degli inferi?

50 Dove sono, Signore, le tue grazie di un tempo,

che per la tua fedeltà hai giurato a Davide?

51 Ricorda, Signore, l’oltraggio dei tuoi servi:

porto nel cuore le ingiurie di molti popoli,

52 con le quali, Signore, i tuoi nemici insultano,

insultano i passi del tuo consacrato.

53 Benedetto il Signore in eterno.

Amen, amen.

Il salmo 89 ci fa penetrare con lo sguardo nella più grave prova della fede nella storia della salvezza dell’Antico Testamento: il Dio dell’Alleanza, il Dio fedele, ha apparentemente revocato il suo patto eterno con Davide. Al salmista non sembra più possibile conciliare le promesse messianiche fatte alla casa di Davide con la miserevole realtà del presente. Eppure egli non si abbandona alla disperazione. Il Dio dell’Alleanza può sempre intervenire un’altra volta e mettere fine al lungo periodo della prova.

La rivelazione del Nuovo Testamento ha dato la risposta divina all’interrogativo che il salmo pone: il patto con Davide non è stato mai realmente annullato, anche se la sua forma terrena è stata soggetta alla transitorietà della storia. L’annunciazione della nascita di Gesù abolisce ogni apparente revoca del patto con Davide: "Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine" (Lc 1,32-33). In Cristo si è compiuto nel modo più perfetto l’oracolo riguardante il re dei vv. 20-38.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Le grazie del Signore sono la promessa accordata a Davide, pegno della benevolenza divina" (Origene).

«Nel v. 50 dirà: "Dove sono, Signore, le tue grazie di un tempo?". Perciò si dà cura di rispondere come se dicesse: Malgrado le cose umane mi turbino e gettino l’angoscia e l’esitazione nel mio cuore, al punto che a volte dubito delle tue promesse, perché ciò che ci accade è proprio il contrario di quanto hai promesso, malgrado dunque tutto questo, io voglio cominciare proclamando la mia fede: "Canterò senza fine le grazie del Signore"; non solo oggi, ma anche nei momenti più tristi e in eterno! Perché io so che tu sei un Dio verace e quando hai parlato una volta non cambi più. La tua verità non verrà mai meno. Tutto il salmo profetizza la nascita del Cristo dalla stirpe di Davide e il suo regno» (Eusebio).

"Le grazie del Signore sono la liberazione dal peccato e dalla morte" (Atanasio).

«Il mistero di questo salmo si estende alla passione di nostro Signore: nel Cristo la misericordia eterna è stata fondata e questo edificio non è fatto da mani d’uomo, ma dallo Spirito santo. La verità di questo edificio è il giuramento fatto a Davide di un messia della sua stirpe, che sarà re universale e vincitore. Il Signore Gesù Cristo ha offerto un segno di questo dominio universale quando, sul lago, ha comandato ai venti e al mare, simboli delle potenze avverse... Dio non ha voluto per lui l’aiuto della spada (v. 44): "Rimetti la spada nel fodero" (Mt 26,52); non gli ha mandato i suoi ausiliari, le legioni di angeli; ha abbreviato i giorni della sua vita; l’ha talmente abbeverato di umiliazioni che è stato annoverato tra i malfattori ed appeso al patibolo della croce tra due assassini. Or questo non è ira, ma misericordia; colui che abbiamo pianto nella sua passione, noi l’acclamiamo risuscitato dai morti e camminiamo alla luce del suo volto" (Arnobio il giovane).

v. 3 "Citare le parole di Dio è piegarlo alla misericordia: Tu hai promesso per l’eternità che questo edificio della misericordia sarà stabile. La parola edificio si addice perfettamente perché fu fatto in parecchi strati: cominciò con Abramo, si estese al popolo d’Israele e infine al mondo intero. La promessa di Dio a Davide diceva che la sua discendenza, che è il Cristo, sarebbe stata stabile" (Origene).

"La iniziale misericordia di Dio per l’uomo non fa che aumentare dalla creazione e costruirsi di generazione in generazione come un edificio... Le promesse di Dio a Davide non sono terrestri, ma celesti" (Eusebio).

v. 7 "Anche quando annienta se stesso (cfr. Fil 2,7) resta il Signore incomparabile, il cui splendore noi abbiamo ricevuto" (Atanasio).

v. 11 «Una volta abbattuto il drago dal Cristo, come canta il salmo: "Tu hai calpestato Raab come un vinto", gli apostoli e i martiri si precipitarono in questo combattimento (cfr. Ap 12,17)» (Ruperto).

v. 16 "Siccome si tratta del canto di vittoria, il salmista dichiara beati quelli che hanno l’abitudine della vittoria... Questa esultanza o acclamazione è il grido di vittoria per la vittoria del Cristo" (Origene).

"Ci ha guardati nel volto del Cristo, tanto che il Padre ci ha visti tutti nel Figlio suo; è nel Figlio che la benevolenza del Padre ha preparato e compiuto il mistero che ci riguarda" (Esichio di Gerusalemme).

v. 18 "La conoscenza di Dio innalza lo spirito" (Origene).

"O Padre, perché ti sei compiaciuto di mandare il tuo Figlio unigenito, s’è innalzata la nostra gloria; noi siamo risuscitati col Cristo" (Atanasio).

v. 20 «Noi parliamo alle orecchie di qualcuno, ma Dio parla in visione; per questo tutto il popolo "vide" la voce (cfr. Es 20,18)» (Origene).

"Per la pietà di Davide che voleva innalzarmi un tempio, farò nascere da lui il mio vero tempio santo: il Cristo (cfr. Gv 2,19)" (Eusebio).

v. 21 "L’unzione è lo Spirito santo" (Atanasio).

v. 23 "Il diavolo ha trionfato su Adamo. Sul Cristo non avrà alcuna possibilità di vittoria; lo tenterà, ma non approderà a nulla" (Beda).

v. 30 "La discendenza del Cristo è la chiesa" (Eusebio).

"La discendenza di Davide è il Cristo" (Cassiodoro).

v. 37 "Il seme di Cristo è la sua parola e la sua chiesa: è lui infatti il seminatore di cui parla Lc 8,5" (Eusebio).

"Promessa della perennità della chiesa, che è il trono del Cristo" (Cirillo di Alessandria).

vv. 39-46 «Tutte queste lamentose constatazioni valgono per la successione visibile di Davide. Ma il senso spirituale nel quale devono realizzarsi le promesse ci è stato offerto nei vv. 3 e 15 nei quali è detto chiaramente che le promesse di Dio sono celesti. "Il mio regno non è di questo mondo" (Gv 18,36). Il trono, come il sole (v. 37), richiama le parole dell’angelo alla Vergine: "Il suo regno non avrà fine" (Lc 1,33)» (Eusebio).

"Gli immediati discendenti del Davide storico non hanno retto. Poiché gli uomini ignoranti credevano che le promesse fossero per il Davide storico, Dio li ha forzati a cercare un altro Davide: il Cristo. Salomone è caduto facendo posto al Messia" (Beda).

"Durante la passione i suoi nemici si rallegravano e lo beffeggiavano" (Atanasio).

"Tu hai posto fine alla sua vita terrena perché ritornasse più presto al Padre" (Girolamo).

"La vergogna è la confusione della morte" (Girolamo).

vv. 47-49 "Tu non disprezzi gli uomini, li hai creati nell’onore, li hai creati a tua immagine. E non li hai creati invano, per nulla: li hai creati per la grande speranza riposta in te, fondata su di te. Non permettere che si perda la tua opera e la tua immagine. Poiché gli uomini non possono riscattare se stessi, mandaci il Cristo e con lui tutti i beni. Affrettati prima che tutto il genere umano perisca. Manda colui che solo può liberare dalla morte se stesso e gli altri" (Eusebio).

"Tu non hai creato invano i figli degli uomini: hai dato loro la speranza della risurrezione. A quanta maggior ragione tu devi risuscitare tuo Figlio!" (Girolamo).

"Chi è quest’uomo? Nessun uomo sfugge alla morte; ma nella carne del Cristo era nascosto Dio e non doveva essere trattenuto dalla morte" (Girolamo).

v. 50 "Dove sono le tue misericordie di un tempo, Signore? Dove le nascondi? Quando verranno? Noi cristiani vediamo con i nostri occhi che queste misericordie antiche sono state compiute nel nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo" (Eusebio).

v. 51 "Il Verbo ha portato nel suo cuore le iniquità di tutti i popoli" (Eusebio).

v. 52 "Gli empi l’hanno disprezzato, pensando che egli fosse, come gli altri, soggetto al dominio della morte: ma egli non è rimasto nella morte" (Atanasio).

v. 53 «Benedetto sia il Signore che risale glorioso dagli inferi e si mostra ai discepoli dicendo: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20)» (Girolamo).

 

SALMO 90

90 (89) Fragilità dell’uomo

1 Preghiera. Di Mosè, uomo di Dio.

Signore, tu sei stato per noi un rifugio

di generazione in generazione.

2 Prima che nascessero i monti

e la terra e il mondo fossero generati,

da sempre e per sempre tu sei, Dio.

3 Tu fai ritornare l’uomo in polvere

e dici: «Ritornate, figli dell’uomo».

4 Ai tuoi occhi, mille anni

sono come il giorno di ieri che è passato,

come un turno di veglia nella notte.

5 Li annienti: li sommergi nel sonno;

sono come l’erba che germoglia al mattino:

6 al mattino fiorisce, germoglia,

alla sera è falciata e dissecca.

7 Perché siamo distrutti dalla tua ira,

siamo atterriti dal tuo furore.

8 Davanti a te poni le nostre colpe,

i nostri peccati occulti alla luce del tuo volto.

9 Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua ira,

finiamo i nostri anni come un soffio.

10 Gli anni della nostra vita sono settanta,

ottanta per i più robusti,

ma quasi tutti sono fatica, dolore;

passano presto e noi ci dileguiamo.

11 Chi conosce l’impeto della tua ira,

il tuo sdegno, con il timore a te dovuto?

12 Insegnaci a contare i nostri giorni

e giungeremo alla sapienza del cuore.

13 Volgiti, Signore; fino a quando?

Muoviti a pietà dei tuoi servi.

14 Saziaci al mattino con la tua grazia:

esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.

15 Rendici la gioia per i giorni di afflizione,

per gli anni in cui abbiamo visto la sventura.

16 Si manifesti ai tuoi servi la tua opera

e la tua gloria ai loro figli.

17 Sia su di noi la bontà del Signore, nostro Dio:

rafforza per noi l’opera delle nostre mani,

l’opera delle nostre mani rafforza.

È la preghiera di un saggio, penetrato dallo spirito delle Scritture, che medita sulla debolezza umana e sulla brevità della vita. È il solo salmo attribuito a Mosè, forse a causa delle sue somiglianze con i libri della Genesi e del Deuteronomio.

I gemiti del salmo 90 sono anche quelli del popolo cristiano. Ma esso è consapevole che, in Gesù Cristo, l’umanità è ormai sottratta ad ogni caducità e transitorietà. I cristiani pregano questo salmo nello spirito della parola di Eb 7,24-25: "Il Cristo, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore".

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Il salmo 90 espone questo: Il genere umano è stato precipitato dal malvagio. Separato, tolto dalla comunione di Dio, è caduto in una moltitudine di miserie. L’uomo di Dio si fa avvocato dei caduti. Pèrora davanti a Dio come in un tribunale: confessa che Dio è l’unica sorgente di vita, immutabile, inesauribile, mentre il genere umano è agitato in ogni sorta di peripezie. L’uomo domanda di non essere separato dal bene supremo, né in questo mondo, né nell’altro" (Gregorio di Nissa).

"Questo salmo canta la penitenza dei giudei, ma anche l’instabilità della condizione umana" (Teodoreto).

«Mosè fu il ministro dell’Antico Testamento e il profeta del Nuovo: "Tutte queste cose accaddero loro in figura" (1Cor 10,11). È in questa luce che bisogna intendere il salmo. Noi vi troviamo la vita vecchia e la nuova, la vita mortale e la vera vita, gli anni che non contano e i giorni della pienezza, il castigo del primo uomo e il regno del secondo» (Agostino).

v. 2 «La parola "Tu sei" rimanda a Es 3,14: "Io sono colui che sono". È dunque l’eternità stessa il nostro rifugio. Dall’instabilità del tempo fuggiamo verso di lei per rimanervi eternamente» (Agostino).

v. 3 «Non rimandare completamente l’uomo alla miseria del suo destino. Tu hai condannato Adamo a ritornare alla terra, ma hai detto: "Ritornate, figli dell’uomo". Noi dunque non preghiamo invano, sappiamo che esaudirai le nostre preghiere e muterai i mali in bene" (Teodoreto).

v. 4 "La vita dell’uomo è breve e colma di sciagure. Davanti a te mille anni sono come un giorno o come un turno di veglia nella notte (= quattro ore)" (Teodoreto).

v. 7 "La pena della morte viene dal peccato... Anche l’anima del Cristo, che volle riprodurre in se stesso la nostra immagine, era triste e turbata all’approssimarsi della morte" (Agostino).

v. 11 "Conosciamo poco la forza della tua ira perché in gran parte ci risparmi e le prove che tu mandi testimoniano piuttosto la tua bontà, che vuole evitarci il castigo eterno" (Agostino).

v. 12 "Fammi conoscere il mistero del Cristo, che è un mistero di umiltà, di passione, di doni spirituali che sostituiscono le benedizioni temporali promesse nella legge" (Agostino).

v. 14 "Il mattino della risurrezione tutta la terra è stata riempita della misericordia del Cristo" (Origene).

"Ogni mattino richiama alle nostre anime il mattino in cui il Cristo ha vinto la morte" (Esichio di Gerusalemme).

«Il salmista grida: "Saziaci al mattino con la tua grazia" (v. 14). Il mattino è la risurrezione. Siamo stati saziati, come fosse già avvenuta. Infatti la speriamo con fede certa, poiché il Cristo è già risorto» (Ruperto).

v. 17 «Non facciamo le nostre opere per una ricompensa terrena, ma per te... Quando le nostre opere sono dirette dall’alto, diventano l’opera di Dio: "Questa è l’opera di Dio: che voi crediate in colui che egli ha mandato" (Gv 6,29)» (Agostino).

 

SALMO 91

91 (90) Sotto le ali divine

1 Tu che abiti al riparo dell’Altissimo

e dimori all’ombra dell’Onnipotente,

2 di’ al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,

mio Dio, in cui confido».

3 Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,

dalla peste che distrugge.

4 Ti coprirà con le sue penne

sotto le sue ali troverai rifugio.

5 La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;

non temerai i terrori della notte

né la freccia che vola di giorno,

6 la peste che vaga nelle tenebre,

lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

7 Mille cadranno al tuo fianco

e diecimila alla tua destra;

ma nulla ti potrà colpire.

8 Solo che tu guardi, con i tuoi occhi

vedrai il castigo degli empi.

9 Poiché tuo rifugio è il Signore

e hai fatto dell’Altissimo la tua dimora,

10 non ti potrà colpire la sventura,

nessun colpo cadrà sulla tua tenda.

11 Egli darà ordine ai suoi angeli

di custodirti in tutti i tuoi passi.

12 Sulle loro mani ti porteranno

perché non inciampi nella pietra il tuo piede.

13 Camminerai su aspidi e vipere,

schiaccerai leoni e draghi.

14 Lo salverò, perché a me si è affidato;

lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome.

15 Mi invocherà e gli darò risposta;

presso di lui sarò nella sventura,

lo salverò e lo renderò glorioso.

16 Lo sazierò di lunghi giorni

e gli mostrerò la mia salvezza.

A proposito di questo salmo, san Bernardo scriveva: "Tra tutti i salmi non ce n’è un altro maggiormente adatto a incoraggiare i timidi, ad ammonire i negligenti e istruire chiunque si trova ancora distante dal traguardo della perfezione... Sotto le ali di Dio quattro benefici ci sono assicurati: siamo là nascosti, siamo protetti contro i perversi, vi troviamo ristoro contro gli ardori della giustizia divina, siamo nutriti e riscaldati". E Bossuet: "Quest’anima appoggiata a Dio, che ha messo il suo rifugio nell’Altissimo..., getta poi i suoi occhi sul mondo che vede così lontano, ai suoi piedi. Esso le sembra piccolo dall’alto di questo rifugio incrollabile, esso è visto ormai in ben altra maniera di quanto lo veda la maggior parte degli uomini".

I vv. 11-12 di questo salmo vengono sottoposti a un’esegesi satanica nel racconto delle tentazioni di Gesù: «Il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, gèttati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordine a tuo riguardo ed essi ti sorreggeranno con le loro mani perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede» (Mt 4,5-6; Lc 4,9-11). Origene, leggendo nel v. 13 la presenza del serpente infernale schiacciato, si rivolge polemicamente al satana della tentazione dicendogli: "Perché non citi anche questo versetto? Non lo citi perché quell’aspide, sul quale Cristo cammina, sei tu, il re di tutti i serpenti!".

Ma Gesù non raccoglie questa esegesi magica e idolatrica del satana. Il rifiuto di Gesù di tentare Dio è basato sulla sua assoluta confidenza in lui. Chi tenta Dio non ha fede o ha una fede vacillante e per questo si appella continuamente ai miracoli. È il caso d’Israele nel deserto (Es 17,13; Nm 14,22; Dt 6,16). Il salmo 91 ci insegna che l’abbandono fiducioso non significa fatalismo o magìa.

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Questo salmo profetizza la tentazione del Cristo nel deserto con le fiere. Può applicarsi ad ogni uomo che combatte per il Cristo, ma è vero soprattutto della natura umana assunta dal Verbo. Abitava veramente al riparo dell’Altissimo quest’uomo assunto dal Verbo e che aveva per rifugio la potenza stessa del Verbo" (Eusebio).

v. 4 "Il Verbo di Dio ci protegge con le sue ali: le ali rappresentano il dono dello Spirito" (Ireneo).

"Le ali sono l’Antico e il Nuovo Testamento" (Atanasio).

"Sarà innalzato sulla croce, stenderà le mani e ci proteggerà; e se un serpente ti morde, sarai guarito (cfr. Nm 21,4 ss.)" (Girolamo).

v. 5 "Lo scudo è la scienza del Cristo" (Origene).

v. 6 "Il demonio meridiano (lo sterminio che devasta a mezzogiorno) è la pigrizia" (Origene).

v. 7 "Nulla ti potrà colpire perché sei segnato con la croce del Cristo" (Atanasio).

v. 10 "Se qualcuno vuole sfuggire al flagello, diventi dimora di Dio" (Origene).

v. 11 «Tutte le potenze avverse furono turbate quando udirono al Giordano: "Questi è il Figlio mio prediletto" (Mt 3,17). Per questo il diavolo si precipitò dietro di lui, soprattutto perché conosceva la profezia di Isaia: Riscatterà i prigionieri (cfr. Is 61,1 ss.)» (Eusebio).

"Gli angeli sono intermediari tra il cielo e la terra. Associàti al governo divino, sono delegati da Dio al servizio della sua immagine, l’uomo" (Esichio di Gerusalemme).

v. 12 «Il Figlio di Dio non ha bisogno dell’aiuto degli angeli. Sono piuttosto gli angeli che farebbero dei passi falsi se Gesù non venisse loro in aiuto. E tu, diavolo, se sei caduto dal cielo come una folgore, è perché non hai voluto credere in Gesù Cristo, Figlio di Dio... Il diavolo tace il seguito: "Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi" (v. 13). Sei tu, o diavolo, il drago, sei tu il leone. E noi sappiamo, noi che leggiamo la Scrittura, che abbiamo il potere di calpestarti. Non è solo l’Antico Testamento che lo dice, ma anche il Nuovo, secondo le parole del Signore: "Ecco io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; e nulla vi nuocerà" (Lc 10,19)» (Origene).

«Quali sono le vie degli angeli? Quelle che il Figlio unigenito ha descritto nel vangelo: "Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo" (Gv 1,51). Un’ascensione e una discesa, tali sono dunque le vie degli angeli: salgono per se stessi, discendono per noi. Salgono per contemplare Dio, discendono per "custodirti in tutti i tuoi passi" (v. 11). Salgono per saziarsi del volto di Dio, discendono ad un suo cenno: "Egli darà ordine ai suoi angeli" (v. 11). Ma quando discendono non sono privati della visione di gloria: vedono sempre il volto del Padre (cfr. Mt 18,10). Quando gli angeli ascendono alla contemplazione cercano la Verità: se ne saziano desiderandola sempre. Quando scendono, è un atto di misericordia che compiono per noi, per custodirci in tutte le nostre vie: perché essi sono spiriti servi di Dio inviati per servirci (cfr. Eb 1,14); sì per servire noi e non solo per servire il Signore nostro. In ciò imitano l’unigenito Figlio di Dio, che è venuto non per essere servito, ma per servire, e tra i suoi fratelli ha voluto essere come colui che serve. Il frutto della via degli angeli è per essi stessi beatitudine e obbedienza d’amore, e per noi la partecipazione alla grazia divina e la sicurezza delle nostre vie. Tanto facilmente noi scivoleremmo sulle vie dei demoni. "Signore, che cos’è l’uomo che ti ricordi di lui?" (Sal 8,5). Tu gli mandi il tuo Figlio unigenito, gli mandi il tuo Spirito, prometti che vedrà il tuo volto; e perché nulla in cielo resti estraneo alla cura che hai di noi, tu invii anche questi spiriti beati per servirci, li incarichi della nostra custodia, vuoi che diventino i nostri pedagoghi! Fai di loro i messaggeri dei fanciulli. Questi spiriti di gloria beata diventano i tuoi messaggeri verso di noi e i nostri messaggeri verso di te. Amiamo i nostri angeli, fratelli miei: più tardi noi saremo eredi con loro. In questa vita il Padre ci ha posto sotto la tutela degli angeli. Perché, piccini come siamo, ci resta da percorrere un lungo cammino pieno di pericolo. Ma che temere con tali custodi? Non potrebbero essere né vinti né sedotti, tanto meno potrebbero ingannarci. Il salmo dice: "Ti porteranno". È vero, un bambino ha bisogno di essere portato. Se si presenta l’ostacolo, quanto è facile superarlo quando si è portati dagli angeli» (Bernardo).

 

SALMO 92

92 (91) Cantico del giusto

1 Salmo. Canto. Per il giorno del sabato.

2 È bello dar lode al Signore

e cantare al tuo nome, o Altissimo,

3 annunziare al mattino il tuo amore,

la tua fedeltà lungo la notte,

4 sull’arpa a dieci corde e sulla lira,

con canti sulla cetra.

5 Poiché mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie,

esulto per l’opera delle tue mani.

6 Come sono grandi le tue opere, Signore,

quanto profondi i tuoi pensieri!

7 L’uomo insensato non intende

e lo stolto non capisce:

8 se i peccatori germogliano come l’erba

e fioriscono tutti i malfattori,

li attende una rovina eterna:

9 ma tu sei l’eccelso per sempre, o Signore.

10 Ecco, i tuoi nemici, o Signore,

ecco, i tuoi nemici periranno,

saranno dispersi tutti i malfattori.

11 Tu mi doni la forza di un bùfalo,

mi cospargi di olio splendente.

12 I miei occhi disprezzeranno i miei nemici,

e contro gli iniqui che mi assalgono

i miei orecchi udranno cose infauste.

13 Il giusto fiorirà come palma,

crescerà come cedro del Libano;

14 piantati nella casa del Signore,

fioriranno negli atri del nostro Dio.

15 Nella vecchiaia daranno ancora frutti,

saranno vegeti e rigogliosi,

16 per annunziare quanto è retto il Signore:

mia roccia, in lui non c’è ingiustizia.

Il salmista è un uomo animato da profonda riconoscenza. Le ore luminose della sua vita sono per lui occasione per dare gloria a Dio. Tutta la storia della salvezza diviene per lui motivo di lode. Egli si sente incorporato nella comunità dei credenti e vuole illuminarla con la propria testimonianza indicandole mediante il suo canto che la lode è pienezza di vita.

L’opera di salvezza di Dio, che è il tema di questo salmo, ha raggiunto il culmine nella risurrezione e nella glorificazione di Gesù. Noi, come credenti, attraverso questo salmo guardiamo al Cristo, nel quale ciò che si dice dei giusti salvati ed elevati (vv. 11-16) ha trovato un compimento totale.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Dobbiamo lodare il Signore per l’opera del Figlio unigenito che ha preparato la nostra risurrezione" (Atanasio).

v. 3 "Non si debbono separare i due stichi di questo versetto. Si tratta di annunciare giorno e notte la misericordia che è il Cristo, la verità che è il Cristo" (Cirillo di Alessandria).

v. 4 "Quelli che operano il bene in tristezza non sono ancora nel canto. Chi, dunque, canta? Colui che dà con gioia (cfr. 2Cor 9,7). Tutto quello che fai, fallo sorridendo" (Agostino).

v. 5 "Ciò che ha fatto e che ci rallegra è questo giorno stesso in cui noi ci rallegriamo: il giorno della risurrezione del Signore. In questo giorno, se leggi bene la Bibbia, il Signore non ha fatto nient’altro che il giorno: era la prima domenica (= giorno del Signore), della quale ora diciamo: Mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie; esulto per l’opera delle tue mani" (Eusebio).

«L’opera per eccellenza di Dio è: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16)» (Cirillo di Alessandria).

v. 6 "Nessun oceano è tanto profondo come questo mistero: i malvagi esultano e i buoni soffrono. Qui naufraga chiunque non ha la fede. Vuoi superare questo abisso sano e salvo? Aggrappati alla croce del Cristo: lui stesso ha scelto di penare sulla terra... Tu dirai: Dio è paziente perché è eterno, ma io non lo sono! Attacca il tuo cuore all’eternità di Dio" (Agostino).

v. 7 "Non comprendono il mistero del Cristo se non coloro ai quali il Padre stesso lo rivela (cfr. Mt 11,27)" (Cirillo di Alessandria).

"L’uomo insensato è estraneo alla sapienza divina" (Cassiodoro).

v. 9 "Il Verbo di Dio è l’Altissimo anche quando si fa povero per arricchirci (cfr. 2Cor 8,9)" (Cirillo di Alessandria).

v. 10 "Il nemico diventa amico: non esiste più come nemico perché Dio ha distrutto l’inimicizia" (Origene).

v. 13 "Mentre i peccatori sono come il fieno presto appassito, il giusto (il Cristo) fiorirà come palma, con una corona di rami che sale fino al cielo" (Eusebio).

"La palma è scelta come paragone perché cresce dritta verso il cielo e la sua bellezza è in alto" (Agostino).

v. 14 "La casa del Signore è la chiesa (cfr. 1Tm 3,15)" (Eusebio).

"La casa del Signore è la Gerusalemme celeste" (Atanasio).

vv. 15-16 "Godranno dei beni del Signore e nel loro riposo annunceranno che il Signore è retto e in lui non c’è ingiustizia, perché vedranno i buoni ricompensati e i malvagi puniti. Lo stolto e l’insensato non conoscono tutto questo, ma io, illuminato dallo Spirito e considerando quanto profondi sono i giudizi di Dio (cfr. Rm 11,33), mi rallegro ed esulto per l’economia divina; sopporto con coraggio i mali presenti nella speranza dei beni futuri: consacro tutto il mio tempo disponibile a celebrare Dio, a cantare il suo nome, ad annunciare la sua misericordia e la sua verità lungo la notte; infatti l’anima religiosa fa risplendere la verità di Dio soprattutto quando soffre nelle tenebre e nell’oscurità" (Eusebio).

"Ora è il tempo di annunciare a tutti, anche agli sventurati che amano questo mondo: Non lasciatevi sedurre dalla felicità visibile! Quelli che celebrano Dio proclamano: Retto è il Signore e in lui non c’è ingiustizia" (Agostino).

 

SALMO 93

93 (92) Il Dio maestoso

1 Il Signore regna, si ammanta di splendore;

il Signore si riveste, si cinge di forza;

rende saldo il mondo, non sarà mai scosso.

2 Saldo è il tuo trono fin dal principio,

da sempre tu sei.

3 Alzano i fiumi, Signore,

alzano i fiumi la loro voce,

alzano i fiumi il loro fragore.

4 Ma più potente delle voci di grandi acque,

più potente dei flutti del mare,

potente nell’alto è il Signore.

5 Degni di fede sono i tuoi insegnamenti,

la santità si addice alla tua casa

per la durata dei giorni, Signore.

È un inno entusiastico a Dio re dell’universo. Il Signore parla attraverso il creato, contemplato con amore, e attraverso la sua parola-legge. Questo Dio immenso, onnipotente e invincibile, è vicino a Israele, è presente nel tempio di Gerusalemme.

Egli è il vincitore delle forze cosmiche, il sovrano del mondo, il re che garantisce l’ordine morale con le sue leggi immutabili e infallibili.

L’annuncio del regno di Dio è un tema centrale del vangelo. Gesù è asceso al cielo per partecipare personalmente al potere regale di Dio Padre: "Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli" (Ap 11,15).

Commento dei padri della chiesa

v. 1 «Il Verbo di Dio ha distrutto il dominio della morte con la sua morte e la sua risurrezione, e regna su tutte le nazioni; lo Spirito santo ci convoca a cantare in coro: "Il Signore ha instaurato il suo regno, si è rivestito di splendore". Nella sua incarnazione e morte aveva rivestito l’umiliazione: "Non ha apparenza né bellezza..." (Is 53,2). Ma quando ha ripreso la sua gloria, che aveva da sempre presso il Padre, "ha trasfigurato il corpo della nostra miseria" (Fil 3,21) e rivestito lo splendore. "Si è rivestito" rivela che ci fu un tempo in cui se n’era spogliato. Così pure è stato crocifisso perché aveva scelto la debolezza (cfr. 2Cor 13,4), ma, dopo aver vinto la morte e preso possesso del suo regno, il Signore si è rivestito di potenza e si è cinto di forza. Avendo dunque rivestito la propria potenza, della quale si è cinto, affronta una grande impresa: rende saldo il mondo, non sarà mai scosso. Egli ha, infatti, risollevato questa terra che era quasi precipitata negli inferi, dominata com’era dai demoni, l’ha di nuovo consolidata, dopo aver sgominato le potenze avverse. Nella persona della chiesa, fondata sulla roccia e invincibile ai demoni, ha reso salva la terra al punto che mai più si lascerà distogliere dall’amore di Dio» (Eusebio).

"Questo salmo canta il desiderio della vittoria del Cristo sulla morte. Il Cristo ha vinto la morte, e in se stesso ha tracciato per tutti i morti la via che va dalla morte alla risurrezione. Il Signore ha assunto la nostra forma e s’è rivestito della nostra umiliazione, rivestendo la forma di schiavo; poi di nuovo ha ripreso il suo regno, s’è rivestito del suo splendore e s’è cinto di potenza. Ha ristabilito così la natura disgregata dal peccato, perché non le accada più di essere sconvolta e agitata dalle tempeste che s’alzano dal peccato. Non c’è dubbio: tutto questo inno si addice a colui che sale tra le acclamazioni (cfr. Sal 47,6)" (Gregorio di Nissa).

"Quando il Cristo è risalito al Padre dopo la sua risurrezione, ha rivestito la maestà che gli competeva e la potenza che aveva fin dal principio, perché egli regna col Padre" (Cirillo di Alessandria).

«Il profeta esclama: Regna, rivestito di splendore! Non che il Cristo abbia assunto ciò che non possedeva, ha solo manifestato ciò che già possedeva: "E ora Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse" (Gv 17,5). Così anche per la potenza. Il profeta lo descrive come un re che riveste le sue armi, si orna della cintura e combatte contro il nemico. Rende, così, saldo il mondo perché non sia scosso» (Teodoreto).

"Avendo gettato fuori il principe di questo mondo, attira tutti a sé (cfr. Gv 12,31-32)" (Ruperto).

"Prima della redenzione tutto vacillava. La sua risurrezione ha reso saldo tutto" (Girolamo).

v. 2 «Il tuo trono era preparato prima dei secoli, perché tu esisti prima dei secoli, "primizia delle vie del Signore" (Pr 8,22 ss.). E quando ti sei annientato per assumere la forma di schiavo, il tuo trono era custodito pronto, perché a te solo il Padre ha detto: "Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi" (Sal 110,1)» (Eusebio).

"Il trono simboleggia la risurrezione, il compimento del disegno eterno di Dio e anche la potestà di giudizio del Cristo" (Atanasio).

vv. 3-4 "Di fronte ai fiumi santi stanno le potenze avverse che innalzano e gonfiano i loro flutti di orgoglio, ma li abbassano alla voce delle acque sante. C’erano tra gli uomini la sapienza di questo mondo e la prudenza della carne, che si ergevano con arroganza; ma quando le chiese di Dio furono stabilite tanto presso i greci quanto presso i barbari, e questa immensa moltitudine cantò a gran voce le lodi di Dio, fu come la voce delle acque universali. Allora la gonfiezza che era chiamata sapienza scomparve, tutta l’arroganza cadde perché la loro sapienza fu svalutata... Il Signore è più potente dei flutti del mare: chi si affida a lui non ha quindi nulla da temere dalle tempeste del mare, fossero pure la persecuzione. Sono ondeggiamenti sollevati dal drago che abita il mare: apre la gola, grida, vomita acqua per sommergere la chiesa di Dio (cfr. Ap 12,15)" (Eusebio).

v. 5 «Le profezie che rendevano testimonianza al futuro regno del Signore sono state verificate dall’evento compiuto. Un tempo si annunziava: Il Signore si è rivestito di splendore. Ora si è manifestata la verità della predicazione: egli ha raggiunto il trono del Padre suo, regna sul cielo e sulla terra, la sua chiesa è salda nel mondo intero e i fiumi alzano la voce, in rendimento di grazie, preghiere e inni di lode. Quanto alla "tua casa", cioè la chiesa, nulla le si addice meglio della santità, per rimanere salda attraverso i secoli. Ciò che è proprio alle tue testimonianze è la verità; ciò che è proprio alla tua casa è la santità. Se, Dio non voglia, l’indecenza e l’empietà si vedessero un giorno nella casa di Dio, Dio che abita in essa, che è il Santo e riposa nei santi, direbbe: "La vostra casa vi sarà lasciata deserta" (Mt 23,38)» (Eusebio).

"Le testimonianze sono le promesse fatte ai profeti e compiute con la venuta del Cristo" (Atanasio).

"La casa di Dio è l’anima pura" (Origene).

"La chiesa è abitata da colui che solo è santo" (Atanasio).

"È sulla croce che il Signore ha preso possesso del suo regno. Perché rivestì, in piena potenza, l’infermità, cinse l’eternità e rese saldo il mondo con la sua risurrezione. Aveva pronto il suo trono, salì al cielo alla destra del Padre" (Arnobio il giovane).

 

SALMO 94

94 (93) Il Dio giusto

1 Dio che fai giustizia, o Signore,

Dio che fai giustizia: mostrati!

2 Alzati, giudice della terra,

rendi la ricompensa ai superbi.

3 Fino a quando gli empi, Signore,

fino a quando gli empi trionferanno?

4 Sparleranno, diranno insolenze,

si vanteranno tutti i malfattori?

5 Signore, calpestano il tuo popolo,

opprimono la tua eredità.

6 Uccidono la vedova e il forestiero,

danno la morte agli orfani.

7 Dicono: «Il Signore non vede,

il Dio di Giacobbe non se ne cura».

8 Comprendete, insensati tra il popolo,

stolti, quando diventerete saggi?

9 Chi ha formato l’orecchio, forse non sente?

Chi ha plasmato l’occhio, forse non guarda?

10 Chi regge i popoli forse non castiga,

lui che insegna all’uomo il sapere?

11 Il Signore conosce i pensieri dell’uomo:

non sono che un soffio.

12 Beato l’uomo che tu istruisci, Signore,

e che ammaestri nella tua legge,

13 per dargli riposo nei giorni di sventura,

finché all’empio sia scavata la fossa.

14 Perché il Signore non respinge il suo popolo,

la sua eredità non la può abbandonare,

15 ma il giudizio si volgerà a giustizia,

la seguiranno tutti i retti di cuore.

16 Chi sorgerà per me contro i malvagi?

Chi starà con me contro i malfattori?

17 Se il Signore non fosse il mio aiuto,

in breve io abiterei nel regno del silenzio.

18 Quando dicevo: «Il mio piede vacilla»,

la tua grazia, Signore, mi ha sostenuto.

19 Quand’ero oppresso dall’angoscia,

il tuo conforto mi ha consolato.

20 Può essere tuo alleato un tribunale iniquo,

che fa angherie contro la legge?

21 Si avventano contro la vita del giusto,

e condannano il sangue innocente.

22 Ma il Signore è la mia difesa,

roccia del mio rifugio è il mio Dio;

23 egli ritorcerà contro di essi la loro malizia,

per la loro perfidia li farà perire,

li farà perire il Signore, nostro Dio.

È una protesta sentita e calorosa contro la corruzione della magistratura, l’umiliazione dei poveri, le perversioni della giustizia e le prevaricazioni del potere. Lo svolgimento del salmo è dominato dalla figura potente del Dio che fa giustizia.

"Le idee fondamentali del salmo 94 non sono estranee al cuore e alle labbra di Gesù. La violazione della giustizia divina nel suo popolo lo sconvolgeva profondamente e spesso egli ha manifestato il dolore che ne provava (Mt 23). È per questo che la sua predicazione sulla giustizia era improntata a una straordinaria gravità" (Deissler).

Il salmo 94 ci ricorda che la religione o l’iscrizione a una chiesa, senza giustizia sociale, concreta, politica e giudiziaria è ipocrisia e magìa.

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Il Dio delle vendette è il Dio che mette in ordine tutte le cose" (Origene)

«Il mistero contenuto in questo salmo sviluppa l’economia della passione. Il profeta prevede che il Giusto sarà tradito, arde d’ira contro questo delitto, invocando a gran voce il Dio delle vendette, chiedendo che sia esaltato colui che per noi è stato umiliato, che sia resa degna mercede agli orgogliosi e che i peccatori non trionfino nelle loro malvagità. Chiama stolti e folli quelli che non aderiscono alla sua divinità; perché la più grande follia è il non riconoscere Dio. Il profeta non è ascoltato; si rivolge, allora, verso il Signore: "Beato l’uomo che tu correggi, Signore, e che ammaestri con la tua legge". Se infatti il Signore non ci istruisce nell’intimo, non comprendiamo il suo mistero...» (Gregorio di Nissa).

"Non mormorare contro la pazienza di Dio. Credi tu che Dio non si vendichi? Egli è anche il Dio delle vendette! Ti adiri perché sei stato derubato e il ladro non muore all’istante. Guarda se tu non hai mai rubato, e se in quel giorno non ci sia stato qualcuno esasperato perché non sei morto tu all’istante. Se sei in pieno giorno, ricordati la tua notte; se sei già in cielo, ricordati la tua terra. Se il Signore venisse a vendicare troppo presto, chissà se non incontrerebbe proprio te per primo. Non prendertela dunque con Dio quando sembra risparmiare i malvagi: sii buono e coraggioso affinché non ti risparmi la correzione, ma ti risparmi il giudizio" (Agostino).

"Se Dio è il Dio delle vendette, non preoccuparti tu della vendetta: quando il tuo nemico ha sete, dàgli da bere (cfr. Rm 12,20)" (Girolamo).

"Il profeta risponde alle bestemmie di quelli che dicono: Dio non si occupa degli uomini" (Cassiodoro).

v. 2 "Da quando esiste il genere umano, i cattivi schiacciano i buoni: Caino uccide Abele, i fratelli di Giuseppe lo vendono... Sali dunque, sul trono e rendi la ricompensa ai superbi! Non rispettano nemmeno te, ti disprezzano. Io sono sicuro del tuo giudizio futuro, anche se ora tu sei paziente e trattieni la tua ira. Ti prego: manifesta la tua maestà, perché almeno alla fine gli empi cessino di vantarsi" (Eusebio).

"Nella tua prima venuta tu sei venuto umile, ed essi ti hanno preso, flagellato, schernito, schiaffeggiato, coperto di sputi, coronato di spine, crocifisso, ucciso. Alzati: risùscita, sali al cielo, contraccambiali! Contraccambierà il male agli orgogliosi, non agli umili: la prova è che certi giudei, dopo aver crocifisso il Cristo, hanno creduto in lui (cfr. At 2,37 ss; 4,4) e il sangue di Cristo li ha lavati" (Agostino).

"Il salmista non chiede la morte degli empi, ma che essi non regnino e il potere non serva loro per fare il male" (Teodoreto).

v. 3 «Il salmo compatisce la tua impazienza: domanda e cerca con te; non perché esso non sappia, ma perché anche tu possa trovare. L’apostolo dice: "Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto" (Rm 12,5); allo stesso modo fanno il salmo e lo Spirito santo: sanno tutto, ma cercano con te» (Agostino).

"L’impazienza umana non vuole che Dio sia paziente" (Girolamo).

vv. 5-7 "Come se non bastasse peccare tra loro, gli empi attaccano il tuo popolo: danneggiano e uccidono; bestemmiano contro di te dicendo: Il Signore non vede" (Eusebio).

"Si tratta degli scribi e dei farisei. Hanno calpestato l’eredità di Dio opponendosi a che il popolo riconoscesse il Cristo" (Cirillo di Alessandria).

"Il popolo di Dio è sempre umiliato, sempre imita Dio che fu umile di cuore" (Girolamo).

"La vedova e l’orfano personificano il povero, cioè chi non ha altra speranza che Dio" (Agostino).

"Il peccato è tanto più grande in quanto sono schiacciati umili indifesi" (Girolamo).

"Aggiungono alla violenza la bestemmia" (Cassiodoro).

vv. 8-11 "All’inizio il profeta, mal sopportando l’insolenza degli empi, gemeva e pregava: Alzati, giudice della terra, perché hanno detto: Il Signore non vede. In questo modo ha commosso Dio stesso. Pieno di Spirito santo, replica ora alle bestemmie: Come potrebbe non vedere chi dona agli altri la vista? Noi siamo un vaso di terra e fango: ci ha aperto le orecchie e fatto udire, e lui non udrebbe? Ma se i greci e i barbari hanno un po’ d’arte e di scienza, donde viene loro questa intelligenza? Uomini vuoti, cessate i vostri empi discorsi ed ascoltate la vera Parola, obbedite. Chi ha piantato il vostro orecchio ode bene, prima che apriate la bocca! E vede i pensieri vani: sì, tutto ciò che è verità umana o sapienza umana è ancora vuoto" (Eusebio).

"Tu vuoi consigliare Dio? Egli conosce ciò che pensi e sa che non vale nulla" (Agostino).

"I pensieri e i progetti dell’uomo cadono nel vuoto. Un solo pensiero serve a qualche cosa: pensare al Signore" (Girolamo).

v. 12 "Il Signore corregge colui che ama, perché diventi immune dalle passioni" (Origene).

"Io obbedisco e credo, Signore: i pensieri degli uomini sono vani. Si deve attingere alla sorgente della tua sapienza e perciò essere istruiti da te. Tu ci ammaestri con le divine Scritture e noi vi troviamo anche la consolazione nelle sventure di questo mondo" (Eusebio).

"Infelice chi ti nega! Beato chi si lascia istruire da te: diventa più dolce mediante la prova" (Atanasio).

v. 13 «I giorni di sventura sono quelli della nostra vita sulla terra, come dice l’apostolo: "I giorni sono cattivi" (Ef 5,16)» (Ruperto).

vv. 14-15 "Il tempo della tribolazione è breve. Il Signore veglia sulla sua eredità finché la giustizia renda ai fedeli la loro ricompensa. Quelli che stanno uniti a lui, saranno posti alla destra del Re" (Eusebio).

"La giustizia di Dio è il Cristo (cfr. 1Cor 1,30) che verrà a giudicare il mondo" (Cirillo di Alessandria).

"I retti di cuore sono quelli che vogliono ciò che vuole Dio. Vuole sopportare i malvagi? Soppòrtali anche tu!... Se tu fissi il tuo cuore in Dio, il tuo cuore sarà retto. Quando il Signore verrà per giudicare, allora vedrai come la pazienza di Dio ti ha preparato la corona. Ora tu non vedi: credi ciò che non vedi!" (Agostino).

vv. 16-17 "Quando il mio piede vacilla, sento la tua misericordia che mi sostiene. Senza di essa, da gran tempo, non sarei più in piedi davanti a te" (Eusebio).

"Il Cristo assiste i fedeli" (Cirillo di Alessandria).

vv. 18-19 "Quando inciampi, non dire che stai in piedi mentre stai per cadere. Gli stessi nostri pericoli ci fanno percepire la dolcezza del Signore che ci libera. I dolori sono molti, ma sono molte anche le consolazioni; le ferite sono amare, ma i medicamenti soavi" (Agostino).

"La consolazione è ciò che ristora l’anima dalle sue pene" (Origene).

«Non solo mi impedisci di cadere, ma mi consoli con la forza segreta della tua bontà che mi riempie di gioia. Non una volta o due, ma ad ogni dolore, come se mi recassi un rimedio per ogni ferita. "Come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbona anche la nostra consolazione" (2Cor 1,3 ss.). Come non verrebbe da desiderare le sofferenze, al pensiero delle beate consolazioni che seguono?» (Eusebio).

"Tante ferite, altrettante corone" (Girolamo).

v. 21 "Gli empi arriveranno fino a condannare a morte il Giusto e l’Innocente" (Eusebio).

v. 22-23 "Il salmo, che all’inizio compativa la tua impazienza e usava parole tue, ora si corregge; correggiti anche tu con lui e parla con le sue parole: Il Signore è la mia difesa" (Agostino).

"Farà perire gli ingiusti, cioè li renderà giusti" (Origene).

"Una volta distrutta la malvagità, non saranno più malvagi, ma tutti saranno formati secondo il Cristo, e la sua sola immagine risplenderà in noi" (Gregorio di Nissa).

 

SALMO 95

95 (94) Invitatorio

1 Venite, applaudiamo al Signore,

acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.

2 Accostiamoci a lui per rendergli grazie,

a lui acclamiamo con canti di gioia.

3 Poiché grande Dio è il Signore,

grande re sopra tutti gli dèi.

4 Nella sua mano sono gli abissi della terra,

sono sue le vette dei monti.

5 Suo è il mare, egli l’ha fatto,

le sue mani hanno plasmato la terra.

6 Venite, prostràti adoriamo,

in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.

7 Egli è il nostro Dio,

e noi il popolo del suo pascolo,

il gregge che egli conduce.

8 Ascoltate oggi la sua voce:

«Non indurite il cuore,

come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto,

9 dove mi tentarono i vostri padri:

mi misero alla prova

pur avendo visto le mie opere.

10 Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione

e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato,

non conoscono le mie vie;

11 perciò ho giurato nel mio sdegno:

Non entreranno nel luogo del mio riposo».

Con espressioni molto sentite, il salmista esorta alla lode di Dio nel momento di entrare nel tempio. La motivazione delle espressioni di giubilo poggia su Dt 10,17: "Jahvè, il nostro Dio, è il Dio degli dèi e il Signore dei Signori, Dio grande, forte e terribile".

L’inno celebra la grandezza e la maestà di Dio da due punti di vista:

1. Egli è l’infinito Creatore che tiene in mano tutto il mondo;

2. Jahvè è il Dio dell’alleanza che ha creato per sé il popolo di Dio col quale passa attraverso la storia, simile al pastore con il suo gregge.

Nella prospettiva cristiana anche la minaccia con cui si chiude il salmo diventa un segno di speranza perché col Cristo il Padre riscatta la povertà e la fragilità dell’uomo.

Scriveva Ch. Peguy: "Signore, che li hai plasmati da questa terra, non stupirti che essi siano terreni. Signore, che li hai nutriti di questa terra, non stupirti che questo nutrimento li abbia fatti questa razza ingrata e solitaria, di poca nobiltà e di natura povera. Tu li hai plasmati di umile materia, non sorprenderti che essi siano deboli e miseri".

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Il salmo invita alla gioia comune, al grido di vittoria e alla proclamazione trionfale. Poi esorta ad adorare il Cristo e a prostrarsi davanti a lui" (Origene).

v. 6 "Si prostra davanti a Dio chi rinuncia all’orgoglio" (Origene).

v. 7 «Il Cristo ha detto: "Io sono il buon pastore" (Gv 10,11)» (Origene).

v. 8 "Questo giorno è quello che viviamo in questo mondo, tutta la nostra vita presente è indicata da questo solo giorno. Questo mistero ci insegna a non rinviare all’indomani le nostre opere di giustizia, ma piuttosto ad affrettarci e a compiere oggi tutto ciò che tende alla perfezione. Così potremo entrare nella terra promessa" (Origene).

«Avvertimento per gli increduli. Nel deserto, per quarant’anni, mantennero perverso il loro cuore; quando il vangelo offriva la remissione dei peccati, rifiutarono. Avrebbero potuto entrare nel riposo se avessero ascoltato la voce di colui che venne in questo "oggi" e discese dalla sua magnificenza eterna fino a una nascita temporale» (Gregorio di Nissa).

"Quelli che non possono entrare sono quelli che non credono (cfr. Eb 3,12)" (Girolamo).

vv. 10-11 "Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione. Per questo ho fatto far loro delle deviazioni nel deserto, affinché durante quel tempo i colpevoli morissero e si moltiplicassero i loro figli. Essi non hanno capito il mistero del mio disegno di salvezza, non hanno voluto osservare il loro giuramento, né fare penitenza; per questo non sono entrati nella terra promessa che il salmo qui chiama riposo" (Origene).

"In senso storico il riposo è la terra santa rispetto alle peregrinazioni dell’arca. In senso spirituale il riposo del Signore è la conoscenza di lui. Chiunque vi entra, riposa in essa" (Origene).

"Ci sono tre riposi: il sabato carnale, la terra promessa e il riposo di Dio (riposo del cielo) che è quello di questo salmo" (Atanasio).

 

SALMO 96

96 (95) Il Signore re e giudice

1 Cantate al Signore un canto nuovo,

cantate al Signore da tutta la terra.

2 Cantate al Signore, benedite il suo nome,

annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

3 In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,

a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

4 Grande è il Signore e degno di ogni lode,

terribile sopra tutti gli dèi.

5 Tutti gli dèi delle nazioni sono un nulla,

ma il Signore ha fatto i cieli.

6 Maestà e bellezza sono davanti a lui,

potenza e splendore nel suo santuario.

7 Date al Signore, o famiglie dei popoli,

date al Signore gloria e potenza,

8 date al Signore la gloria del suo nome.

Portate offerte ed entrate nei suoi atri,

9 prostratevi al Signore in sacri ornamenti.

Tremi davanti a lui tutta la terra.

10 Dite tra i popoli: «Il Signore regna!».

Sorregge il mondo, perché non vacilli;

giudica le nazioni con rettitudine.

11 Gioiscano i cieli, esulti la terra,

frema il mare e quanto racchiude;

12 esultino i campi e quanto contengono,

si rallegrino gli alberi della foresta

13 davanti al Signore che viene,

perché viene a giudicare la terra.

Giudicherà il mondo con giustizia

e con verità tutte le genti.

L’esortazione del salmo si riallaccia a Is 42,10-11: "Cantate al Signore un canto nuovo, lode a lui fino all’estremità della terra; lo celebri il mare con quanto esso contiene, le isole con i loro abitanti. Esulti il deserto con le sue città, esultino i villaggi dove abitano quelli di Kedàr; acclamino gli abitanti di Sela, dalla cima dei monti alzino grida". Il canto nuovo è motivato dall’inattesa opera salvifica di Dio in favore d’Israele. I pellegrini della diaspora (gli ebrei residenti all’estero) devono assumersi la missione di messaggeri della gloria di Dio: "In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria, a tutte le nazioni dite i suoi prodigi" (v. 3).

Il salmo come "canto nuovo" vuole essere un inno alle straordinarie opere divine. Una risonanza che deve essere udita in tutto il mondo e da tutti i popoli. Con Gesù ha avuto inizio qualcosa di assolutamente nuovo (cfr. Mc 2,21 ss.). Anzi Gesù stesso è il "nuovo eone": "Se qualcuno è in Cristo, egli è una nuova creazione. Le cose antiche sono passate, ecco, ne sono nate di nuove" (2Cor 5,17). Ma tutto ciò sarà pienamente visibile soltanto nei nuovi cieli e nella nuova terra che noi aspettiamo (cfr. 2Pt 3,13) e nella nuova Gerusalemme che discende dal cielo (cfr. Ap 3,12).

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Il canto nuovo è quello dell’uomo nuovo. Il canto nuovo è la nuova alleanza" (Origene).

"Questo salmo convoca i popoli pagani. Incita gli apostoli e gli evangelisti: Annunciate di giorno in giorno fra tutti i popoli la salvezza del Cristo e la sua gloria" (Eusebio).

"Tutto è diventato nuovo in Cristo" (Cirillo di Alessandria).

"Canta il canto nuovo colui che diventa uomo nuovo col battesimo" (Cassiodoro).

v. 4 "Insegnate a tutte le genti, dite loro che il Signore è grande più di tutti i loro dèi" (Atanasio).

v. 5 "Attraverso la bellezza della creatura, contempliamo la gloria eminente del Signore" (Cirillo di Alessandria).

v. 6 "Il santuario è l’umanità assunta da Dio (cfr. Gv 2,21)" (Teodoreto).

v. 8 "Sacrificio per Dio è il cuore contrito e umiliato. Tu dici che non hai nulla da offrire? Non hai dunque in te un cuore umile?" (Agostino).

v. 9 "Tutta la terra udrà predicare il vangelo e muterà stato" (Atanasio).

v. 10 "Il Cristo è venuto e ha raddrizzato il genere umano in modo che non vada più alla deriva: la sua croce è la colonna del genere umano. Dicendo croce, io non parlo del legno, ma della passione: questa colonna si trova tanto in Bretagna che nelle Indie e nel mondo intero. Nessuno può essere discepolo del Cristo se non porta la sua croce (cfr. Lc 9,23). Ogni giorno il Cristo è crocifisso per noi; noi siamo crocifissi al mondo e il Cristo è crocifisso in noi; e ogni giorno il Cristo risuscita in noi" (Girolamo).

v. 11 "Cielo, terra, mare, campi e foresta indicano che la predicazione evangelica percorrerà il mondo intero" (Eusebio).

"Gioiscano i cieli! Se lo fanno per un solo peccatore convertito (cfr. Lc 15,7), quanto più per tutti gli uomini!" (Teodoreto).

v. 12 "Esultino i campi! Il Signore nella parabola della zizzania chiama campo questo mondo (cfr. Mt 13,37)" (Teodoreto).

"Soprattutto gli alberi devono cantare, perché uno di loro fu l’albero della salvezza su cui fu crocifisso il corpo del Salvatore e portò ogni bene agli uomini" (Teodoreto).

v. 13 "Le due venute del Cristo" (Girolamo).

 

SALMO 97

97 (96) Il Signore trionfa

1 Il Signore regna, esulti la terra,

gioiscano le isole tutte.

2 Nubi e tenebre lo avvolgono,

giustizia e diritto sono la base del suo trono.

3 Davanti a lui cammina il fuoco

e brucia tutt’intorno i suoi nemici.

4 Le sue folgori rischiarano il mondo:

vede e sussulta la terra.

5 I monti fondono come cera davanti al Signore,

davanti al Signore di tutta la terra.

6 I cieli annunziano la sua giustizia

e tutti i popoli contemplano la sua gloria.

7 Siano confusi tutti gli adoratori di statue

e chi si gloria dei propri idoli.

Si prostrino a lui tutti gli dèi!

8 Ascolta Sion e ne gioisce,

esultano le città di Giuda

per i tuoi giudizi, Signore.

9 Perché tu sei, Signore,

l’Altissimo su tutta la terra,

tu sei eccelso sopra tutti gli dèi.

10 Odiate il male, voi che amate il Signore:

lui che custodisce la vita dei suoi fedeli

li strapperà dalle mani degli empi.

11 Una luce si è levata per il giusto,

gioia per i retti di cuore.

12 Rallegratevi, giusti, nel Signore,

rendete grazie al suo santo nome.

Questo salmo è una manifestazione classica del Dio della tempesta cosmica (Sal 18,8-16, ecc.) contro gli idoli e gli idolatri e in favore dei giusti. È un salmo del giudizio su tutti i popoli che ha in sé un invito alla conversione.

Gesù ci ha insegnato quale sia la giustizia che decide della vita eterna: il mettersi al servizio del prossimo (cfr. Mt 25,31-46). E la lettera di Giacomo ci assicura che "la misericordia ha sempre la meglio nel giudizio" (2,13).

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Descrizione del giudizio finale. Un terrore scuoterà la terra; la tromba farà sorgere tutti i dormienti. Davanti al volto del Signore la terra si agiterà come i flutti del mare; un fuoco terrificante procederà davanti al Signore per purificare la terra da tutte le iniquità che l’avevano insozzata. Gli inferi apriranno le loro porte, la morte sarà distrutta. Al suono della tromba, la polvere umana che era perita riavrà spirito e vita. In un batter d’occhio, la moltitudine immensa, che giace nel soggiorno dei morti, si metterà in moto come i pesci del mare, le ossa cercheranno di riunirsi da ogni parte e completarsi. Tutti gli uomini sorgeranno e grideranno: Gloria a colui che nella sua bontà ci ha riuniti e risuscitati!... Tutti quelli che avranno amato lo Sposo saranno innalzati sulle nubi davanti a lui..." (Efrem).

"Tutto questo salmo si riferisce al Cristo. Il Signore che ha instaurato il suo regno è lo stesso che è stato flagellato, incoronato di spine, appeso al legno, insultato; che è morto, ha ricevuto il colpo di lancia ed è stato sepolto. È risuscitato!" (Agostino).

"Le chiese diffuse per tutto l’universo sono stabili come le isole battute dai flutti" (Esichio di Gerusalemme).

v. 2 "Nubi e tenebre ricordano Esodo e Sinai. Mosè solo entra nella tenebra dov’era Dio (cfr. Es 24,16-17). Nel Nuovo Testamento una nube luminosa rivela agli apostoli il mistero di Gesù (cfr. Lc 9,34)" (Origene).

"È venuto per giudicare nel processo che avevamo contro le potenze avverse. Il Cristo ha regnato tra noi in modo da giustificare quelli che erano nel peccato. Nell’acqua santa e mistica egli ci ha salvati e ha fatto perire il drago con tutte le sue teste" (Eusebio).

"Il Cristo ha regnato su di noi per giustificare con la fede quelli che erano nel peccato" (Cirillo di Alessandria).

v. 3 "Il fuoco simboleggia la potenza divina vendicatrice e anche la luce del vangelo" (Eusebio).

"Questo fuoco è quello che il Cristo è venuto a portare sulla terra ed è anche lo Spirito santo. Questo fuoco consumerà i nemici nel senso che li farà cessare di essere nemici; la carità brucia in loro tutto ciò che non è lei stessa" (Agostino).

v. 4 "Le folgori che rischiarano il mondo sono gli apostoli e gli evangelisti" (Cirillo di Alessandria).

v. 5 "I monti sono gli orgogliosi" (Agostino).

v. 6 «Il coro degli angeli canta: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli" (Lc 2,14)» (Teodoreto).

"Noi abbiamo visto la sua gloria (cfr. Gv 1,14)" (Cassiodoro).

v. 8 "La prima vocazione di Dio è stata rivolta ai giudei (a Sion) e il Cristo stesso si è rivolto dapprima a loro" (Cirillo di Alessandria).

"Quando il Cristo verrà a giudicare, Sion - che è la chiesa - gioirà" (Arnobio il giovane).

v. 10 "Il comandamento dell’amore deve comportare l’odio di qualunque male" (Origene).

"Temi la vendetta del maligno? Ma il Signore custodisce le anime dei suoi servi, li libererà dalle mani dei peccatori. Siate forti, fratelli miei, non solo amando Dio, ma odiando il maligno. Nulla vi spaventi! Chi vi ha chiamati è il più potente" (Agostino).

"Dio custodisce le anime contro il diavolo" (Girolamo).

v. 11 "La luce si è levata per il giusto. Alcuni hanno rifiutato la luce: il sole di giustizia invia dunque i suoi raggi, ma alcuni si coprono gli occhi" (Teodoreto).

v. 12 "La maledizione è dissolta, il regno del Signore ci ha resi costanti nel bene ed esultanti perché la gioia del regno abita in noi" (Gregorio di Nissa).

"Rallegratevi nel Signore! Quando si sente questo, bisognerà dunque contare sulla primavera e le rose? No, la tua gioia è il Signore. Voi avrete in me la pace e nel mondo la tribolazione (cfr. Gv 16,33). Se siete cristiani aspettatevi di soffrire nel mondo, non sperate tempi più felici. Fratelli miei, vi ingannereste. Non promettetevi ciò che il vangelo non vi promette. Colui che non può ingannarsi, né ingannarci, t’ha promesso la gioia, non qui, ma in lui" (Agostino).

 

SALMO 98

98 (97) Il giudice della terra

1 Salmo.

Cantate al Signore un canto nuovo,

perché ha compiuto prodigi.

Gli ha dato vittoria la sua destra

e il suo braccio santo.

2 Il Signore ha manifestato la sua salvezza,

agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.

3 Egli si è ricordato del suo amore,

della sua fedeltà alla casa di Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto

la salvezza del nostro Dio.

4 Acclami al Signore tutta la terra,

gridate, esultate con canti di gioia.

5 Cantate inni al Signore con l’arpa,

con l’arpa e con suono melodioso;

6 con la tromba e al suono del corno

acclamate davanti al re, il Signore.

7 Frema il mare e quanto racchiude,

il mondo e i suoi abitanti.

8 I fiumi battano le mani,

esultino insieme le montagne

9 davanti al Signore che viene,

che viene a giudicare la terra.

Giudicherà il mondo con giustizia

e i popoli con rettitudine.

Questo salmo ha il potere di indirizzare la coscienza cristiana alla visione dell’avvenire, colmandola della viva attesa che la creazione sia liberata della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio (cfr. Rm 8,21).

Scrive J. Moltmann: «Questa speranza fa della comunità cristiana un elemento di perenne disturbo nelle comunità umane che vogliono diventare "città stabile". Essa fa della comunità cristiana la fonte di impulsi sempre rinnovati tendenti a realizzare il diritto, la libertà e l’umanità quaggiù, alla luce del futuro che è stato annunziato e che deve venire. Una tale comunità ha il dovere di "rispondere della speranza" che è in lei (cfr. 1Pt 3,15). Ed essa viene accusata "a motivo della speranza e della risurrezione dei morti" (At 23,6)... Essa vede la realtà e gli uomini nella mano di colui la cui voce investe la storia: "Ecco, io faccio nuova ogni cosa", e nell’ascolto di questa promessa essa acquista la libertà di rinnovare la vita quaggiù e di trasformare la figura di questo mondo».

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Cantate un canto nuovo perché tutto è rinnovato in Cristo. Che dobbiamo cantare? Che il Cristo ha fatto meraviglie" (Cirillo di Alessandria).

"Il canto nuovo è il Figlio di Dio crocifisso. Mai si era udita una cosa simile" (Girolamo).

"Il canto nuovo canta le meraviglie del Signore. Sono tutte le guarigioni del vangelo e soprattutto la sua stessa risurrezione: mai si è visto nulla di simile" (Cassiodoro).

"Il braccio del Signore è il Cristo e la sua meraviglia è di aver salvato il mondo intero" (Agostino).

"La destra e il braccio simboleggiano la potenza: il Cristo" (Girolamo).

v. 2 «La salvezza è il Cristo: "Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio" (Lc 3,6); "I miei occhi hanno visto la tua salvezza" (Lc 2,30)» (Agostino).

"Il Signore, il giudice, rivela la sua giustizia, cioè mostra di essere giusto, per il fatto stesso che gli uomini sono giustificati mediante la sua salvezza" (Origene).

v. 3 «La promessa fatta ad Abramo: "In te saranno benedette tutte le genti" (Gen 12,3), è confermata dall’evento. La sua misericordia si è realizzata. I patriarchi e Davide sapevano che il Cristo sarebbe nato da loro e ci avrebbe salvati. Tutti i confini della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio perché il vangelo è stato diffuso per tutta la terra» (Eusebio).

"Nessuno è estraneo alla salvezza del Cristo" (Cirillo di Alessandria).

"Tutti i confini della terra, cioè tutta la terra. Nessuno infranga o divida l’unità del Cristo: egli ha comprato tutto, pagando un così caro prezzo!" (Agostino).

v. 4 "Si tratta dell’acclamazione del trionfo, dovuta al vincitore. Il Cristo vi ha liberati dal diavolo" (Teodoreto).

v. 9 "Il suo avvento sarà duro per i duri e mite per i miti. È in tuo potere il modo in cui tu attendi il Cristo che verrà" (Agostino).

 

SALMO 99

99 (98) Dio, re giusto e santo

1 Il Signore regna, tremino i popoli;

siede sui cherubini, si scuota la terra.

2 Grande è il Signore in Sion,

eccelso sopra tutti i popoli.

3 Lodino il tuo nome grande e terribile,

perché è santo.

4 Re potente che ami la giustizia,

tu hai stabilito ciò che è retto,

diritto e giustizia tu eserciti in Giacobbe.

5 Esaltate il Signore nostro Dio,

prostratevi allo sgabello dei suoi piedi,

perché è santo.

6 Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,

Samuele tra quanti invocano il suo nome:

invocavano il Signore ed egli rispondeva.

7 Parlava loro da una colonna di nubi:

obbedivano ai suoi comandi

e alla legge che aveva loro dato.

8 Signore, Dio nostro, tu li esaudivi,

eri per loro un Dio paziente,

pur castigando i loro peccati.

9 Esaltate il Signore nostro Dio,

prostratevi davanti al suo monte santo,

perché santo è il Signore, nostro Dio.

È un inno a Dio re giusto e santo. Per tre volte risuona l’esclamazione: "Egli è santo!". L’ispirazione risale probabilmente al libro di Isaia, che vide Dio su un trono eccelso e udì l’acclamazione: "Santo, santo, santo" (6,1-3). Il salmo vuol ricordare a chi prega che l’adorazione è essenziale di fronte alla santità di Dio. Per questo Gesù ha posto nel Padre nostro, come prima domanda: "Sia santificato il tuo nome" (Mt 6,9).

Non meno importante è l’espressione: "Re potente che ami la giustizia" (v. 4). Proprio nel mistero della croce, alleanza e giudizio si intrecciano più strettamente. Dio ha annunziato nello stesso tempo il Dio della misericordia e il Dio giudice. Ciò che provoca il giudizio di Dio è soprattutto l’ingiustizia, la durezza di cuore e la mancanza d’amore nei rapporti umani, come ci insegna specialmente Mt 25,31-46 e Gc 5,4.

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Quando noi ascoltiamo i salmi, le profezie, la legge, tutte cose che sono state scritte prima che il nostro Signore Gesù Cristo venisse nella carne, tutto il nostro sforzo dovrebbe essere quello di vedervi il Cristo, di comprendervi il Cristo. Applicatevi a questo salmo con noi e in esso cerchiamo il Cristo; sì, si mostrerà a quelli che lo cercano, lui che prima apparve a quelli che non lo cercavano. Non fuggirà quelli che lo desiderano, lui che ha redento quelli che lo trascuravano. Ecco che la prima parola parla già di lui: Il Signore regna. Il Signore nostro infatti ha cominciato a regnare, ha cominciato ad essere predicato dopo che risorse dai morti e ascese al cielo, e dopo aver colmato i suoi discepoli, con la fiducia dello Spirito santo, perché non temessero la morte, che egli aveva già ucciso in se stesso. I popoli possono ben adirarsi! Essi procureranno la corona dei martiri. L’ira dei popoli era necessaria ai servi di Dio per purificarli: il medico dunque beve per primo la bevanda amara, perché il malato non abbia paura di berla" (Agostino).

"Il Signore regna: è la gloria della risurrezione" (Cassiodoro).

v. 2 "Il Signore, liberando i suoi prigionieri e permettendo loro di ricostruire il tempio, era eccelso sopra tutti i popoli; ma il Signore crocifisso lo è ancor di più, predicato ed esaltato in tutta la terra" (Origene).

v. 4 "Il proprio di un regno autentico è di governare con sapienza i sudditi. L’onore del re ama questo, esige questo: un re si onora agendo così. Ciò che segue illumina maggiormente il versetto: come un re giusto, tu hai emanato una giusta sentenza; hai liberato Israele dai pagani e liberato i pagani dal diavolo" (Teodoreto).

"Per onorare il re eterno, l’uomo anzitutto giudichi se stesso e condanni egli stesso il proprio peccato" (Girolamo).

"Il Salvatore è lo stesso Dio che diede la legge nel deserto. Hai preparato le giuste leggi che renderanno la mercede al tempo della retribuzione" (Eusebio).

v. 5 "Adoratelo perché è Dio. Si è fatto uomo senza mutamento per la sua divinità" (Atanasio).

vv. 6-8 "Colui che ha instaurato il suo regno sulla terra è lo stesso che Mosè, Aronne e Samuele invocavano" (Atanasio).

"Il salmista nomina Mosè, Aronne e Samuele, tutti e tre sacerdoti, perché vuole che noi vi scorgiamo il Cristo... Questi tre santi erano perfetti davanti agli uomini, ma quello che è perfetto per gli uomini è ancora imperfetto per Dio. È come un artista che ricomincia la sua opera perché ne vede i difetti, mentre i profani non li vedono. Allora Dio vendica: non irato, ma propizio, per benevolenza. Il castigo di Mosè fu di non entrare nella terra promessa; noi non conosciamo il castigo di Aronne e di Samuele, ma Dio lo sa. Essi ebbero per lo meno quello di dover vivere in mezzo a un popolo di contraddizione; per chi si avvicina a Dio, questo è un grande castigo: tanto più che il peccato degli altri ti tortura quanto più ti sei allontanato dal tuo. Più abbonda in te la carità, più tu soffri per il peccatore" (Agostino).

"Il Signore ci infonde il timore dicendo: A questi tre perfetti, Mosè, Aronne e Samuele, il Signore ha perdonato i peccati, ma senza mancare di punire le loro debolezze" (Ruperto).

"Il Signore ha parlato ai figli d’Israele nella nube (Es 16 e 19). Più tardi ha parlato agli apostoli sotto il velo della carne che aveva assunta e che nascondeva la sua divinità" (Girolamo).

"Dio esaudiva i suoi fedeli proprio perché obbedivano ai suoi comandi e alla sua legge" (Teodoreto).

v. 9 «"Esaltate il Signore nostro Dio" significa: voi, ai quali sono rivelati i misteri divini, e che siete condotti per mano alla conoscenza di Dio, rendete a lui gloria per tutto ciò che il vostro spirito ha compreso. E siate certi che quanto procura tanta meraviglia al vostro spirito, via via che si eleva nella conoscenza, non è ancora la sua magnificenza, ma soltanto lo sgabello dei suoi piedi» (Gregorio di Nissa).

 

SALMO 100

100 (99) Invito alla lode

1 Salmo. In rendimento di grazie.

2 Acclamate al Signore, voi tutti della terra,

servite il Signore nella gioia,

presentatevi a lui con esultanza.

3 Riconoscete che il Signore è Dio;

egli ci ha fatti e noi siamo suoi,

suo popolo e gregge del suo pascolo.

4 Varcate le sue porte con inni di grazie,

i suoi atri con canti di lode,

lodatelo, benedite il suo nome;

5 poiché buono è il Signore,

eterna la sua misericordia,

la sua fedeltà per ogni generazione.

Il popolo di Dio sa di essere protetto dal suo Signore. Nei tempi esso avverte la paterna bontà di Dio e l’amicizia del creatore che accompagna tutte le generazioni e tutte le epoche, colmandole della speranza degli ultimi tempi (cfr. Ger 33,10-13).

Il salmo mostra come in Israele la liturgia era concepita come espressione di gioia davanti a Dio. Il culto cristiano è nel suo nucleo essenziale "eucaristia", cioè lode e ringraziamento. La chiesa ha dato alla celebrazione eucaristica questo nome perché considera essenziale alla sua liturgia la grande preghiera di ringraziamento e di benedizione di Gesù sopra il pane e il vino (cfr. Lc 22,19; Mc 14,23).

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Rallegratevi nazioni tutte della terra! Ricordatevi dei vostri peccati antichi, del tempo in cui servivate gli idoli e sottomettetevi al giogo del Signore. Servitelo nella gioia, perché servirlo è servire la luce, la vita, la verità, la giustizia e la santità: il Signore è davvero tutto questo. Presentatevi a lui con esultanza, perché se uno non lo serve con gioia, non deve osare di presentarsi davanti a lui" (Eusebio).

"Canto di gioia per la redenzione: tutti sono riscattati" (Atanasio).

"Esultate nella libertà della vita nuova" (Girolamo).

«Il servizio degli uomini è penoso, il servizio del Signore è gioioso. Questa gioia nel servizio del Cristo fa sì che noi siamo già, per così dire, alla sua presenza. "L’amico dello Sposo... esulta di gioia alla voce dello Sposo" (Gv 3,29)» (Atanasio).

"Né tristi, né abbattuti, né lenti, ma ilari. Se non si serve Dio nella gioia, non ci si permetta di comparire davanti a lui!" (Cirillo di Alessandria).

«Il Cristo è il padrone che si serve nella dolcezza dell’anima. "Con gioia": è il servizio dei figli e non dello schiavo. Questo comporta ciò che dice l’apostolo: Sopportatevi a vicenda, con amore (cfr. Ef 4,2)» (Agostino).

v. 3 «Quando sapremo che egli è Dio, che è il Signore, allora, giunti in sua presenza per questa stessa conoscenza, confesseremo che egli è il nostro Creatore. È ben evidente che non ci facciamo da noi; e se noi ci figuriamo d’essere gli autori dei nostri figli, Giobbe e Davide sono là per dire a Dio: Le tue mani mi hanno fatto e plasmato. Dio stesso dice a Geremia: "Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto" (1,5). Quanto a quella scervellata che diceva al marito: "Dammi dei figli, se no io muoio!", il marito, che era saggio, le rispose: "Sono forse Dio?" (Gen 30,1-2), perché è Dio che crea i figli. I padri non fanno che procreare, assecondando il comandamento che egli diede al principio... "Siamo suo popolo e gregge del suo pascolo". Questo significa che non esercita solo un dominio, ma una provvidenza. È sovrano, è pastore: noi siamo suo popolo in quanto è re, sue pecore in quanto è pastore» (Eusebio).

"Questo Signore, che ci ha redenti col suo sangue, è il nostro stesso Creatore! Questo crocifisso è Dio!" (Atanasio).

"Gesù Cristo non è altro che colui che parlava a Mosè" (Arnobio il giovane).

"Pecore e pascolo indicano non il dominio, ma la sollecitudine. Il Cristo è il buon pastore (cfr. Gv 10,11-12)" (Teodoreto).

v. 4 "Il Cristo è la porta (cfr. Gv 10,9)" (Girolamo).

v. 5 "Il Signore è con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28,20)" (Agostino).

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