I SALMI (51-75)
(Pedron Lino)


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 SALMO 51

51 (50) Miserere

1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

2 Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva

peccato con Betsabea.

3 Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;

nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

4 Lavami da tutte le mie colpe,

mondami dal mio peccato.

5 Riconosco la mia colpa,

il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

6 Contro di te, contro te solo ho peccato,

quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;

perciò sei giusto quando parli,

retto nel tuo giudizio.

7 Ecco, nella colpa sono stato generato,

nel peccato mi ha concepito mia madre.

8 Ma tu vuoi la sincerità del cuore

e nell’intimo m’insegni la sapienza.

9 Purificami con issopo e sarò mondo;

lavami e sarò più bianco della neve.

10 Fammi sentire gioia e letizia,

esulteranno le ossa che hai spezzato.

11 Distogli lo sguardo dai miei peccati,

cancella tutte le mie colpe.

12 Crea in me, o Dio, un cuore puro,

rinnova in me uno spirito saldo.

13 Non respingermi dalla tua presenza

e non privarmi del tuo santo spirito.

14 Rendimi la gioia di essere salvato,

sostieni in me un animo generoso.

15 Insegnerò agli erranti le tue vie

e i peccatori a te ritorneranno.

16 Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,

la mia lingua esalterà la tua giustizia.

17 Signore, apri le mie labbra

e la mia bocca proclami la tua lode;

18 poiché non gradisci il sacrificio

e, se offro olocausti, non li accetti.

19 Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,

un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.

20 Nel tuo amore fa grazia a Sion,

rialza le mura di Gerusalemme.

21 Allora gradirai i sacrifici prescritti,

l’olocausto e l’intera oblazione,

allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

"Grazie, mio Dio, per averci dato questa divina preghiera del Miserere... Esso racchiude il compendio di ogni nostra preghiera: adorazione, amore, offerta, ringraziamento, pentimento, domanda. Esso parte dalla considerazione di noi stessi e dalla vista dei nostri peccati e sale fino alla contemplazione di Dio passando attraverso il prossimo e pregando per la conversione di tutti gli uomini" (Charles de Foucauld).

Il Miserere è stato il silenzioso compagno di lacrime di tanti peccatori pentiti; è stata la segreta biografia di anime sensibili; è stato lo specchio della coscienza vivissima e lacerata di tanti uomini; è stato l’atto di accusa contro ogni forma di fariseismo ipocrita. Max Scheler scriveva: "Più la colpa si aggrava, più essa si cela agli occhi del peccatore; ma più cresce l’umiltà, più si diventa sensibili alla minima mancanza".

La radice del perdono è la misericordia e l’amore di Dio. E questo amore misericordioso di Dio raggiunge il suo vertice nel Nuovo Testamento. Dio è "ricco di misericordia" (Ef 2,4); è "molto tenero e compassionevole" (Gc 5,11); "Dio è amore" (1Gv 4,8).

S. Agostino scrive: "La misericordia è il più grande attributo di Dio".

Il Decreto sull’attività missionaria della chiesa Ad gentes del Concilio Vaticano II al n. 8 ci ricorda: "Nessuno di per se stesso e con le sue forze riesce a liberarsi dal peccato e ad elevarsi in alto, nessuno si libera interamente dalla sua debolezza, dalla sua solitudine o dalla sua schiavitù, ma tutti hanno bisogno di Cristo modello, maestro, liberatore, salvatore, vivificatore".

Scrive la suora mistica polacca Faustina Kowalska: "Anche se i nostri peccati fossero neri come la notte, la misericordia divina è più forte della nostra miseria. Occorre una cosa sola: che il peccatore socchiuda almeno un poco la porta del proprio cuore... il resto lo farà Dio... Ogni cosa ha inizio nella Tua misericordia e nella Tua misericordia finisce".

Commento dei padri della chiesa

v. 3 "Ha pietà della natura colui che ha plasmato questa natura e sa che essa è debole: questa è la misericordia" (Origene).

"Alla grande ferita dell’anima corrisponde la grande misericordia di Dio" (Eusebio).

"Al grande peccato corrisponde la grande misericordia" (Atanasio).

"Abbi pietà perché questo è il tempo della misericordia e nel tuo vangelo hai detto che non sei venuto per giudicare il mondo, ma per salvarlo. La tua misericordia è più grande della mia miseria" (Anselmo).

v. 4 "Dopo le purificazioni secondo la legge, il battesimo" (Cirillo di Alessandria).

"Nel catino della tua carne (allusione alla lavanda dei piedi, Gv 13,5) hai versato l’acqua della grazia divina per lavarci i nostri peccati. O umile maestà, che ti sei abbassata fino a lavare i piedi dei tuoi discepoli, làvami perché abbia parte con te in eterno. Di’ all’anima mia: Lo voglio, sii guarita (Mt 8,3)" (Anselmo).

v. 5 "Se tu poni i tuoi peccati davanti a te, Dio non li porrà davanti a sé" (Girolamo).

"Parzialmente mi conosco, non come mi conosci tu, non come sono da te conosciuto: il mio cuore resta incomprensibile anche a me stesso, ma tu scruti gli abissi" (Anselmo).

v. 6 "Dio solo può fare vendetta del peccato perché è il solo senza peccato" (Gregorio Magno).

"In primo luogo il peccato è contro Dio, poi contro le leggi del mondo" (Arnobio il giovane).

v. 7 "Sono stato concepito incline al peccato nella mia carne mortale" (Eusebio).

"Sono stato concepito in questo peccato originale, unico e singolare, secondo il quale tutti hanno peccato in Adamo, come nella pasta da cui tutti dovevamo essere tratti. Ma tu hai distrutto questo peccato originale nel quale sono stato concepito" (Anselmo).

"A causa di Eva cadiamo sotto la schiavitù del peccato fin dal seno materno; e la nascita di ognuno di noi è sotto la maledizione" (Cirillo di Alessandria).

"Gli uomini sono concepiti nell’iniquità, non perché sia peccato l’unione coniugale, ma perché ciò che si compie, si compie dalla carne soggetta alla pena. La pena infatti della carne è la morte. Questa opera casta non ha colpa nel coniuge, ma l’origine del peccato porta con sé la debita pena" (Agostino).

"Questa opera fu senza colpa presso mio padre e mia madre che ti temevano, Signore; ma l’origine peccatrice si porta dietro, nei figli, la pena dovuta al peccato. Legge della mia generazione è la legge del peccato" (Anselmo).

v. 8 "Tu che sei la verità, che ami la verità e vuoi che viviamo nella verità, ci purificherai dal peccato antico" (Atanasio).

"Dio vuole una vita sincera, conforme alla giustizia. Agire diversamente è mentire a Dio" (Cirillo di Alessandria).

v. 9 "Mosè ha fatto l’aspersione dell’issopo con del sangue; un sangue ben più prezioso ci riscatta: il salmista invoca la redenzione per mezzo del sangue del Cristo" (Atanasio).

«L’aspersione si faceva con sangue di un agnello immolato che prefigurava l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo: "Ci ha lavati nel suo sangue" (Ap 1,5). Non conosciamo niente che sia più bianco della neve, ma il profeta dice "più bianco della neve" per farci conoscere l’inesprimibile gloria dei santi» (Bruno d’Asti).

«"Più bianco della neve" per il battesimo» (Girolamo).

v. 10 "La gioia della risurrezione" (Atanasio).

"L’esultanza dell’ultimo giorno" (Cirillo di Alessandria).

«Fa’ che io oda il tuo grido gioioso: "Venite, benedetti dal Padre mio!" (Mt 25,34)» (Anselmo).

v. 13 «Pecca contro lo Spirito santo chi non crede alla remissione dei peccati (Gen 4,13: "La mia iniquità è troppo grande..."). Davide chiede di essere preservato dalla disperazione» (Gregorio Magno).

v. 14 "Davide ha perduto la gioia di Dio" (Teodoreto).

v. 19 "Agli spiriti retti s’addice il sacrificio di lode; agli spiriti malati, il sacrificio di un cuore spezzato" (Eusebio).

 

SALMO 52

52 (51) Condanna del cinico

1 Al maestro del coro. Maskil. Di Davide.

2 Dopo che l’idumeo Doeg venne da Saul per informarlo e dirgli:

«Davide è entrato in casa di Abimelech».

3 Perché ti vanti del male

o prepotente nella tua iniquità?

4 Ordisci insidie ogni giorno;

la tua lingua è come lama affilata,

artefice di inganni.

5 Tu preferisci il male al bene,

la menzogna al parlare sincero.

6 Ami ogni parola di rovina,

o lingua di impostura.

7 Perciò Dio ti demolirà per sempre,

ti spezzerà e ti strapperà dalla tenda

e ti sradicherà dalla terra dei viventi.

8 Vedendo, i giusti saran presi da timore

e di lui rideranno:

9 «Ecco l’uomo che non ha posto in Dio la sua difesa,

ma confidava nella sua grande ricchezza

e si faceva forte dei suoi crimini».

10 Io invece come olivo verdeggiante

nella casa di Dio.

Mi abbandono alla fedeltà di Dio

ora e per sempre.

11 Voglio renderti grazie in eterno

per quanto hai operato;

spero nel tuo nome, perché è buono,

davanti ai tuoi fedeli.

Secondo Ger 9,22-23 non ci si deve gloriare neppure del bene. Ma il nemico del salmista si vanta addirittura del male con cui vuole annientare moralmente e fisicamente il suo avversario mediante false accuse. Per questo Dio interverrà e sradicherà l’empio e lo cancellerà dalla terra.

Questo giudizio di Dio sarà per i fedeli un esempio tremendo e consolante.

Anche Gesù e la chiesa hanno vissuto e vivono l’esperienza di essere oppressi dai poteri e dai potenti di questo mondo, fino alla minaccia di annientamento.

Questo salmo insegna che ogni potenza e magnificenza lontana da Dio è simile alla lussureggiante pianta parassita destinata a una rapida scomparsa. Dio lascia crescere fino al cielo soltanto gli alberi piantati nel suo atrio.

Commento dei padri della chiesa

v. 3 "Questa rampogna è rivolta al diavolo o ad Adamo o ai giudei" (Girolamo).

"Satana introduce il male nello spirito, ve lo accumula, lo perfeziona e prende come compagni di supplizio quelli che ha resi perfetti nel male" (Gregorio Magno).

"Questo rimprovero è rivolto all’anticristo" (Ruperto).

"Si contrappone al giusto, che medita tutto il giorno la legge del Signore (cfr. Sal 1,2)" (Origene).

v. 7 "Il diavolo e Adamo si sono sradicati; ogni peccatore si sradica" (Girolamo).

v. 8 "I giusti rideranno quando l’iniquità sarà passata, quando il Cristo apparirà e noi con lui nella gloria" (Agostino).

v. 10 "Nella casa del Signore sono come un albero sempreverde (cfr. Sal 1,3), mentre il potente è sradicato" (Eusebio).

«Ormai vuoi essere trapiantato tra gli olivi mistici, vuoi essere innestato dall’olivo selvatico sull’olivo fruttifero. Che tutti noi possiamo pronunciare queste parole del salmo: "Io invece come olivo verdeggiante nella casa di Dio mi abbandono alla fedeltà di Dio ora e per sempre"» (Cirillo di Gerusalemme).

"Io, umile pianta selvatica innestata sulla radice santa (cfr. Rm 11,16-17)" (Agostino).

v. 11 "È il Nome che è buono e dolce: gustate e vedete quanto è buono il Signore (Sal 34,9)" (Agostino).

 

SALMO 53

53 (52) L’uomo senza Dio

1 Al maestro del coro. Su «Macalat». Maskil.

Di Davide.

2 Lo stolto pensa:

«Dio non esiste».

Sono corrotti, fanno cose abominevoli,

nessuno fa il bene.

3 Dio dal cielo si china sui figli dell’uomo

per vedere se c’è un uomo saggio che cerca Dio.

4 Tutti hanno traviato,

tutti sono corrotti;

nessuno fa il bene;

neppure uno.

5 Non comprendono forse i malfattori

che divorano il mio popolo come il pane

e non invocano Dio?

6 Hanno tremato di spavento,

là dove non c’era da temere.

Dio ha disperso le ossa degli aggressori,

sono confusi perché Dio li ha respinti.

7 Chi manderà da Sion la salvezza di Israele?

Quando Dio farà tornare i deportati del suo popolo,

esulterà Giacobbe, gioirà Israele.

Lo stolto nega la presenza di Dio qui e ora, per cui tutto diventa lecito. Secondo lui, Dio si disinteressa del mondo e permette che gli empi possano avere mano libera, vantarsi delle loro malefatte e addirittura lanciare insolenze ironiche verso Dio: "Dio non è presente! Non c’è signorìa divina sulla terra!".

Dio si china dal cielo, nel quale l’empio l’ha relegato, per vedere, e lo spettacolo che gli si presenta è desolante: l’umanità è una sfilata di folli e di peccatori; è assente il vero credente, colui che cerca Dio attraverso la fede e il culto. Questa totale radicalità peccatrice dell’umanità (Rm 1-2) è ribadita nel v. 4. Ogni persona abbandona la retta via, quella della fede e della morale. Tutti sono corrotti irrimediabilmente. L’amara constatazione è proprio una sola: "Non c’è nessuno che agisca bene, neppure uno!".

La speranza di una svolta nella giustizia diventa concreta nella speranza di un ritorno dei prigionieri ebrei da Babilonia e nella restaurazione dello stato ebraico umiliato dalle superpotenze atee. La salvezza può venire solo da Sion, cioè da Dio presente nel suo santo tempio.

Il salmo si chiude con un grido di speranza, che non teme le delusioni della storia e le vergogne della prepotenza.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Questo salmo, come il Sal 14, contiene la profezia della salvezza portata mediante la venuta del Signore, che molti desiderano vedere" (Eusebio).

"I giudei hanno detto del Cristo: Non è Figlio di Dio (cfr. Gv 10,33)" (Girolamo).

"La causa per cui si rinnega Dio è la corruzione" (Ilario).

v. 5 "Coloro che divorano il popolo potrebbero essere i cattivi pastori di Is 9,12 che divorano Israele a piena bocca" (Eusebio).

«Non si occupano di Dio, non si occupano che delle cose della terra e temono sempre di perdere i beni di questo mondo; invece non bisogna temere né la perdita dei beni temporali e neppure quella del corpo: "Non temete coloro che uccidono il corpo" (Mt 10,28)» (Beda).

v. 7 «Unica speranza dell’umanità nel corso dei secoli è il Salvatore che viene da Sion. "La parola del Signore uscirà da Gerusalemme" (Mi 4,2). Questa parola del Signore si è fatta carne (cfr. Gv 1,14)» (Ilario).

«È il giorno in cui il Cristo legge Isaia nella sinagoga: "Lo Spirito è su di me... e mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri" (Lc 4,18-19)» (Eusebio).

"La schiavitù è quella delle passioni e del cammino lontano dal Signore: è per questo che Paolo sente il bisogno d’essere liberato dal suo corpo di morte. La vera liberazione sarà nel giorno del giudizio" (Girolamo).

"Profezia trionfale della consumazione dei secoli e della pienezza della chiesa" (Cirillo di Alessandria).

 

SALMO 54

54 (53) Invocazione al Dio che rende giustizia

1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Maskil.

Di Davide.

2 Dopo che gli Zifei vennero da Saul a dirgli: «Ecco, Davide se ne sta nascosto

presso di noi».

3 Dio, per il tuo nome, salvami,

per la tua potenza rendimi giustizia.

4 Dio, ascolta la mia preghiera,

porgi l’orecchio alle parole della mia bocca;

5 poiché sono insorti contro di me gli arroganti

e i prepotenti insidiano la mia vita,

davanti a sé non pongono Dio.

6 Ecco, Dio è il mio aiuto,

il Signore mi sostiene.

7 Fa’ ricadere il male sui miei nemici,

nella tua fedeltà disperdili.

8 Di tutto cuore ti offrirò un sacrificio,

Signore, loderò il tuo nome perché è buono;

9 da ogni angoscia mi hai liberato

e il mio occhio ha sfidato i miei nemici.

Il Sal 54 è un’invocazione limpida a Dio liberatore. Il salmista domanda per sé quanto Dio aveva detto a Geremia: "Io sono con te per liberarti e trarti in salvo. Io ti strappo dalla mano dei malvagi e ti libero dalle grinfie dei prepotenti" (Ger 15,21).

In questo salmo appare degna di nota l’espressione "per il tuo Nome" illustrata dalla parallela "per la tua potenza" (v. 3). Geremia 10,6 unisce i due concetti: "Grande è per la sua potenza il tuo Nome". Il nome di Dio è la sua stessa potenza che agisce nel mondo, dove sempre di nuovo si mostra presente. Dio ha promesso al suo popolo: "Non spaventarti, perché io sono con te! Non guardarti attorno con timore, perché io sono il tuo Dio! Io ti rendo forte, ti aiuto, ti tengo saldo..." (Is 41,10).

Il salmista prega Dio perché dimostri la sua fedeltà mantenendo le sue promesse di salvezza. Egli è certo che questa domanda sarà esaudita e fa voto di un sacrificio di ringraziamento che consisterà soprattutto in una lode in cui risplenderà il potente Nome di Dio.

Commento dei padri della chiesa

v. 3 "Tutto il salmo è detto dal Cristo: vi si sente il Cristo che parla come uomo e che soffre come uomo. È la preghiera di Gesù che ha assunto la forma di schiavo (cfr. Fil 2,7)" (Ilario).

v. 5 "Davide espone la sua causa in poche parole, perché Dio la conosce. Facciamo nostra questa supplica per esserne ammaestrati: infatti quanti vogliono vivere piamente in Cristo saranno sempre perseguitati (cfr. 2Tm 3,12)" (Eusebio).

v. 6 "Grida di gioia perché il fedele vede Dio che viene in suo aiuto" (Teodoreto).

"Il Padre prende con sé il Cristo, e il Cristo prende con sé la chiesa" (Girolamo).

v. 7 "La verità di Dio è il Cristo" (Ilario).

"Ponili nella tua verità e convertili" (Beda).

v. 8 "Il sacrificio offerto con tutto il cuore è il desiderio di avvicinarsi a Dio" (Gregorio di Nissa).

"Il Cristo sacerdote e vittima si è offerto al Padre, perché lo ha voluto" (Girolamo).

"Offrire la purezza della buona volontà è offrire un sacrificio volontario al Signore. Offrono un sacrificio volontario al Signore quanti non cessano di rendere grazie tra le sofferenze, come il santo Giobbe" (Cassiodoro).

"Ti offrirò il sacrificio di lode con tutto il cuore, cioè con carità perfetta" (Beda).

 

SALMO 55

55 (54) Preghiera del calunniato

1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Maskil.

Di Davide.

2 Porgi l’orecchio, Dio, alla mia preghiera,

non respingere la mia supplica;

3 dammi ascolto e rispondimi,

mi agito nel mio lamento e sono sconvolto

4 al grido del nemico, al clamore dell’empio.

Contro di me riversano sventura,

mi perseguitano con furore.

5 Dentro di me freme il mio cuore,

piombano su di me terrori di morte.

6 Timore e spavento mi invadono

e lo sgomento mi opprime.

7 Dico: «Chi mi darà ali come di colomba,

per volare e trovare riposo?

8 Ecco, errando, fuggirei lontano,

abiterei nel deserto.

9 Riposerei in un luogo di riparo

dalla furia del vento e dell’uragano».

10 Disperdili, Signore,

confondi le loro lingue:

ho visto nella città violenza e contese.

11 Giorno e notte si aggirano

sulle sue mura,

12 all’interno iniquità, travaglio e insidie

e non cessano nelle sue piazze

sopruso e inganno.

13 Se mi avesse insultato un nemico,

l’avrei sopportato;

se fosse insorto contro di me un avversario,

da lui mi sarei nascosto.

14 Ma sei tu, mio compagno,

mio amico e confidente;

15 ci legava una dolce amicizia,

verso la casa di Dio camminavamo in festa.

16 Piombi su di loro la morte,

scendano vivi negli inferi;

perché il male è nelle loro case,

e nel loro cuore.

17 Io invoco Dio

e il Signore mi salva.

18 Di sera, al mattino, a mezzogiorno mi lamento e sospiro

ed egli ascolta la mia voce;

19 mi salva, mi dà pace da coloro che mi combattono:

sono tanti i miei avversari.

20 Dio mi ascolta e li umilia,

egli che domina da sempre.

Per essi non c’è conversione

e non temono Dio.

21 Ognuno ha steso la mano contro i suoi amici,

ha violato la sua alleanza.

22 Più untuosa del burro è la sua bocca,

ma nel cuore ha la guerra;

più fluide dell’olio le sue parole,

ma sono spade sguainate.

23 Getta sul Signore il tuo affanno

ed egli ti darà sostegno,

mai permetterà che il giusto vacilli.

24 Tu, Dio, li sprofonderai nella tomba

gli uomini sanguinari e fraudolenti:

essi non giungeranno alla metà dei loro giorni.

Ma io, Signore, in te confido.

Questo canto di un uomo tradito e calunniato dagli amici esprime la desolazione di chi si è sentito colpito dalla falsità dei suoi stessi amici.

Questo salmo è la voce di Cristo contro i giudei e Giuda. Ilario, nel suo commento, scriveva: "Gesù non si lamenta di dover subire la passione, ma di doverla subire da parte di un suo discepolo. Egli non si lamenterebbe di dover prendere questa croce, fonte di salvezza per il mondo, dalle mani di chi ignorava come nemico chi egli fosse. Egli, invece, si lamenta perché la deve accogliere dalla mano di un amico. Un amico che egli aveva chiamato alla dignità di apostolo, che aveva costituito suo araldo, mandandolo davanti a lui per annunziare la sua venuta, che aveva stabilito come principe del suo regno, a cui aveva rivelato le sue origini, la sua missione e soprattutto la sua filiazione divina...!".

Geremia scrive: "Chi mi darà nel deserto un rifugio per viandanti? Io lascerei il mio popolo e mi allontanerei da esso perché sono tutti adulteri e una massa di traditori" (9,1).

Ma l’uomo non ha ali, non può chiudere gli occhi davanti alla realtà, non può fuggire verso un deserto di silenzio. Davanti a lui si erge con violenza e arroganza il male che è un po’ il pane quotidiano della storia e della società.

Disgustato dall’insicurezza, dalla falsità e dall’ipocrisia degli uomini, l’uomo si rivolge a una roccia sicura e stabile che è Dio. L’abbandono fiducioso del credente in Dio è giustificato dal fatto che Dio stesso si fa carico di provvedere a lui.

Dalla delusione degli uomini nasce la fiducia in Dio.

Questo salmo esprime la dolorosa esperienza dell’ "homo homini lupus". La più pesante croce della vita è quella che un uomo pone sulle spalle di un altro. Anche a Gesù i patimenti sono imposti dai suoi fratelli. Essi pensavano addirittura che la loro mortale ostilità contro Gesù e i suoi discepoli (Gv 16,2-3) fosse un doveroso servizio reso a Dio. Una delle cose più amare dovette essere per lui il vile tradimento di Giuda. Gesù predice anche ai suoi il tradimento da parte delle persone più care (Mc 13,12-13).

Il cristiano che prega questo salmo scorge all’orizzonte la Passione del Signore e la Passione della chiesa, nella quale Gesù è ancora e sempre perseguitato e tradito.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "È il Cristo che parla, come nel salmo precedente: si avverte una sicurezza più grande di una sicurezza puramente umana" (Ilario).

v. 3 «Il Cristo prega nella sua forma di schiavo: "Il mio compito è la passione che ho accettato per la vita del mondo"» (Girolamo).

v. 5 "Il Cristo è sconvolto, nella carne, ma divinamente sostenuto dall’angelo dell’agonìa" (Girolamo).

vv. 7-9 "Le ali sono la contemplazione con le quali si passa dalla creazione al riposo nella santa Trinità" (Origene).

"Chiede le ali rapide e infaticabili della colomba per volare molto alto, per arrestarsi e riposare nel luogo che, al riparo dai nemici, sovrabbonda di ricchezze divine" (Gregorio di Nissa).

"Gli abitanti malvagi della città del male sono l’iniquità, la contraddizione, l’ingiustizia, la frode e l’ipocrisia che è la peggiore di tutte, perché simula l’amore e la concordia" (Gregorio di Nissa).

"Il credente deve lottare contro la tristezza, il turbamento, i maltrattamenti, gli insulti, il timore delle tenebre e della morte, ecc. Sono questi i nemici dell’uomo" (Gregorio di Nissa).

"Tutto il corso della vita del credente è legato alla fiducia in Dio: la sera, il mattino, il mezzogiorno, sempre" (Gregorio di Nissa).

"Questi versetti si applicano al Cristo che si ritira nel deserto per pregare" (Teodoreto).

v. 10 "L’empietà deborda al di sopra delle mura di Gerusalemme" (Ilario).

v. 13 "Il Cristo non si lamenta per la sua passione, ma per il suo traditore" (Ilario).

"Gesù si nascondeva ai giudei, ma non a Giuda" (Girolamo).

v. 16 "Il salmista si esprime con parole di maledizione per mostrare meglio il dolore del suo cuore. Il castigo si ispira a quello di Datan e Abiron (cfr. Nm 16,23 ss.)" (Girolamo).

 

SALMO 56

56 (55) Il fedele non soccomberà

1 Al maestro del coro. Su «Jonat elem rehoqim».

Di Davide. Miktam. Quando i Filistei lo tenevano prigioniero in Gat.

2 Pietà di me, o Dio, perché l’uomo mi calpesta,

un aggressore sempre mi opprime.

3 Mi calpestano sempre i miei nemici,

molti sono quelli che mi combattono.

4 Nell’ora della paura,

io in te confido.

5 In Dio, di cui lodo la parola,

in Dio confido, non avrò timore:

che cosa potrà farmi un uomo?

6 Travisano sempre le mie parole,

non pensano che a farmi del male.

7 Suscitano contese e tendono insidie,

osservano i miei passi,

per attentare alla mia vita.

8 Per tanta iniquità non abbiano scampo:

nella tua ira abbatti i popoli, o Dio.

9 I passi del mio vagare tu li hai contati,

le mie lacrime nell’otre tuo raccogli;

non sono forse scritte nel tuo libro?

10 Allora ripiegheranno i miei nemici,

quando ti avrò invocato:

so che Dio è in mio favore.

11 Lodo la parola di Dio,

lodo la parola del Signore,

12 in Dio confido, non avrò timore:

che cosa potrà farmi un uomo?

13 Su di me, o Dio, i voti che ti ho fatto:

ti renderò azioni di grazie,

14 perché mi hai liberato dalla morte.

Hai preservato i miei piedi dalla caduta,

perché io cammini alla tua presenza

nella luce dei viventi, o Dio.

L’ostilità lamentata dal salmo è ripetutamente descritta in termini di lotta militare. Ma il tono generale indica piuttosto un’ostilità interna a Israele, come quella deprecata anche da altri autori dei salmi.

Il centro di gravità del salmo si trova nei vv. 5 e 11. Lo sfondo di questa lode della parola di Dio che con la sua potenza governa la storia, espressa con incrollabile fiducia, si trova in Isaia: "Guai a coloro che vanno a cercare aiuto in Egitto e vogliono rassicurarsi con i cavalli... E non guardano al Santo d’Israele! Egli si leva contro la casa dei malvagi e contro l’aiuto degli iniqui. L’Egitto è uomo e non Dio, e i suoi cavalli sono carne e non spirito. Quando Dio stende la sua mano, crolla colui che viene in aiuto e chi è aiutato cade. Essi precipitano insieme" (Is 31,1-3); "Ogni carne è come erba... l’erba inaridisce, ma la parola del nostro Dio permane in eterno" (Is 40,6-7).

Dio registra nel suo libro tutto il vagare sofferente e solitario del perseguitato. Dio raccoglie in un otre tutte le lacrime di dolore che salgono a lui dagli oppressi di tutto il mondo in attesa di "asciugarle per sempre da ogni volto" (Is 25,8; Ap 7,17). All’aspetto inquisitorio, che ha a prima vista l’immagine del registro contabile, si sostituisce la tenerezza di chi non vuol lasciar cadere nel nulla ogni amarezza sofferta, ma la raccoglie per poterla sanare e ricompensare. Diversamente da Giobbe, il salmista è convinto che Dio non sia come un ispettore fiscale o, peggio, come un arciere sadico sempre in guardia per inseguire l’uomo (Gb 7,17-20; ecc.). Egli, invece, raccoglie come se fossero perle le lacrime dell’uomo; egli segna nel libro della storia e dell’essere il nostro travaglio di uomini. Dio raccoglie nel suo otre le nostre lacrime come il beduino porta nel suo otre il suo tesoro di acqua e di cibo. Noi siamo un bene prezioso conservato con cura da Dio.

"So che Dio è in mio favore" (v. 10) evoca un’altra professione di fede, quella di Paolo in Rm 8,31.35: "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?... Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?".

Il ringraziamento (vv. 13-14) ha una forte carica di spiritualità e di speranza che si proietta verso la liturgia del cielo, "nella luce dei viventi".

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "È il Cristo che parla al Padre" (Origene).

- "È il Cristo calpestato durante la sua passione e la chiesa calpestata dai persecutori. L’uomo è simbolo della folla ostile" (Girolamo).

- "Se ti poni al servizio di Cristo, entri nel torchio" (Rufino).

v. 3 "Il primo grappolo d’uva schiacciato nel torchio è Cristo. Quando tale grappolo venne spremuto nella passione, ne è scaturito quel vino il cui calice è inebriante (cfr. Sal 23,5)" (Agostino).

v. 5 "Solo il Cristo che è senza peccato può dire: Non avrò timore, che cosa potrà farmi un uomo?" (Origene).

v. 7 "Gli empi spiano la chiesa ad ogni istante per farla cadere, come il serpente ha fatto con la donna" (Girolamo).

v. 8 "Getta a terra la loro superbia; è per il loro bene" (Eusebio).

v. 10 "Se vuoi convertire i tuoi nemici, prega senza posa" (Origene).

v. 11 "Loda il Verbo, la parola che era fin dal principio in Dio" (Girolamo).

v. 14 "La luce dei viventi è il Cristo che illumina ogni uomo che viene nel mondo" (Eusebio).

 

SALMO 57

57 (56) In mezzo ai «leoni»

1 Al maestro del coro. Su «Non distruggere». Di Davide.

Miktam. Quando fuggì da Saul nella caverna.

2 Pietà di me, pietà di me, o Dio,

in te mi rifugio;

mi rifugio all’ombra delle tue ali

finché sia passato il pericolo.

3 Invocherò Dio, l’Altissimo,

Dio che mi fa il bene.

4 Mandi dal cielo a salvarmi

dalla mano dei miei persecutori,

Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia.

5 Io sono come in mezzo a leoni,

che divorano gli uomini;

i loro denti sono lance e frecce,

la loro lingua spada affilata.

6 Innàlzati sopra il cielo, o Dio,

su tutta la terra la tua gloria.

7 Hanno teso una rete ai miei piedi,

mi hanno piegato,

hanno scavato davanti a me una fossa

e vi sono caduti.

8 Saldo è il mio cuore, o Dio,

saldo è il mio cuore.

9 Voglio cantare, a te voglio inneggiare:

svégliati, mio cuore,

svégliati arpa, cetra,

voglio svegliare l’aurora.

10 Ti loderò tra i popoli, Signore,

a te canterò inni tra le genti,

11 perché la tua bontà è grande fino ai cieli,

e la tua fedeltà fino alle nubi.

12 Innàlzati sopra il cielo, o Dio,

su tutta la terra la tua gloria.

Questo salmo inizia nel lamento e si chiude nella gioia. Gioia e dolore si intrecciano in modo inestricabile nella vita di ogni uomo. Scriveva Kh. Gibran: «Tra voi, alcuni dicono: "La gioia è più grande del dolore", e altri dicono: "Il dolore è più grande". Ma io vi dico che sono cose inseparabili. Essi giungono insieme e se l’una vi siede accanto alla mensa ricordatevi che l’altro dorme sul vostro letto».

L’orante di questo salmo guarda all’unico che ancora lo può salvare, al suo Dio dell’alleanza. Egli chiede di essere protetto dalla gloria divina. Il suo cuore trabocca di fiducia e di gioia nell’attesa del sorgere dell’aurora che con la sua luce lo libera dalle tenebre notturne.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "L’inizio del salmo descrive la filosofia del male: in questa vita il peccato e l’iniquità errano qua e là; abbiamo bisogno della misericordia divina per tutta la nostra vita. La divinità sorvola con le sue ali il pensiero dell’uomo. La natura umana non ne sa nulla. Tutto ciò che possiamo comprendere e cogliere della Sapienza non è ancora la sapienza divina, ma una specie di ombra delle sue ali" (Gregorio di Nissa).

"Il Cristo prega. Ha sofferto per insegnarci a soffrire, ha pregato per insegnarci a pregare" (Rufino).

v. 3 "Il beneficio è l’ombra che viene dall’alto; essa mi libera dai leoni che mi calpestano. In spirito il salmista è sollevato da terra fino a un’abitazione celeste e guarda le cose da quest’altezza: i nemici cadono nella fossa mentre lui canta la gloria di Dio" (Gregorio di Nissa).

v. 4 "Ti ringraziamo, o Dio, per il tuo diletto figlio Gesù Cristo che ci hai mandato negli ultimi tempi come salvatore e redentore" (Ippolito).

"Dio ha mandato il suo Verbo che è guarigione e luce" (Eusebio).

v. 5 "I loro denti sono lance e frecce, la loro lingua spada affilata. La nostra natura umana non è così; ma l’uomo che non resiste al male, che è vinto dal male, perde l’aspetto d’uomo e diventa un mostro" (Gregorio di Nissa).

"L’uomo è peggiore delle bestie feroci" (Eusebio).

v. 6 "Tu che sei disceso per salvarmi e ti sei adeguato alla mia piccolezza, sali di nuovo! Riprendi questo regno dei cieli che è tuo e riempi la terra della tua gloria" (Eusebio).

"Nel Cristo tutta l’umanità è esaltata" (Beda).

"Poiché è salito, ha diffuso lo Spirito santo su tutta la terra" (Ilario).

v. 7 "Il Cristo fu tradito sapendo di essere tradito; fu condannato perché lo volle. Queste parole ci fanno conoscere la vera pazienza del Signore" (Rufino).

v. 8 "Essi hanno preparato la morte, ma il mio cuore si prepara a soffrire tutto con uno slancio generoso. L’anima del giusto accoglie la volontà di Dio preparando il suo cuore" (Rufino).

v. 9 "La mia gloria è profetizzare" (Eusebio).

"L’aurora annuncia l’ora della risurrezione del Cristo" (Rufino).

"L’aurora è il tempo della preghiera e della salvezza" (Ilario).

"Che cos’è quest’arpa? Il corpo del Cristo che riposava nel sepolcro era l’arpa e la cetra. I giudei l’avevano spezzato, ma egli si sarebbe rialzato per non essere mai più spezzato, per diffondere il canto della sua confessione tra i popoli e le genti" (Ruperto).

"Tutto il tempo trascorso dal Cristo sulla terra fu un’aurora, un chiaroscuro, fino a quando il sole tramontò per levarsi e dissolvere l’aurora col fulgore di una luce nuova. Con la risurrezione ha portato una nuova luce, una luce più serena... Allora il sole si è alzato nel cielo, ha diffuso i suoi raggi sulla terra, a poco a poco è apparso più luminoso e più caldo. Ma il sole, per quanto caldo e forte diventi, dilatando i suoi raggi sul corso intero della nostra vita, non giungerà nel tempo alla luce del mezzogiorno; non lo vedremo nella sua pienezza in questa vita. Più tardi lo contempleranno nella sua pienezza quanti renderà degni di questa visione. O vero mezzogiorno, giorno pieno di calore e di luce, giorno in cui il sole si fermerà e spariranno le ombre! O solstizio eterno, giorno che non tramonterà più, fa’ che anch’io ti veda nella tua luce e nella tua bellezza!" (Bernardo).

v. 10 "Verrà un tempo in cui tutte le genti saranno rese partecipi della misericordia e della profezia" (Eusebio).

"I miei canti saranno cantati da tutte le genti su tutta la terra: è l’annuncio della conversione di tutti i popoli" (Atanasio).

"Il Cristo, respinto dai giudei, vede e annuncia che attirerà a sé una folla immensa di adoratori di Dio da tutte le genti" (Ruperto).

"Lo spirito di profezia si diffonderà ovunque" (Eusebio).

"Dio non è più soltanto il Dio di un popolo: tutta la pienezza della terra è di Dio" (Ilario).

v. 11 "Parliamo del cielo perché non conosciamo niente di più alto, ma non c’è metro per misurare questa gloria" (Ilario).

v. 12 "Il profeta dice questo dell’ascensione del Cristo" (Girolamo).

 

SALMO 58

58 (57) Il giudice dei giudici terrestri

1 Al maestro del coro. Su «Non distruggere».

Di Davide. Miktam.

2 Rendete veramente giustizia o potenti,

giudicate con rettitudine gli uomini?

3 Voi tramate iniquità con il cuore,

sulla terra le vostre mani preparano violenze.

4 Sono traviati gli empi fin dal seno materno,

si pervertono fin dal grembo gli operatori di menzogna.

5 Sono velenosi come il serpente,

come vipera sorda che si tura le orecchie

6 per non udire la voce dell’incantatore,

del mago che incanta abilmente.

7 Spezzagli, o Dio, i denti nella bocca,

rompi, o Signore, le mascelle dei leoni.

8 Si dissolvano come acqua che si disperde,

come erba calpestata inaridiscano.

9 Passino come lumaca che si discioglie,

come aborto di donna che non vede il sole.

10 Prima che le vostre caldaie sentano i pruni,

vivi li travolga il turbine.

11 Il giusto godrà nel vedere la vendetta,

laverà i piedi nel sangue degli empi.

12 Gli uomini diranno: «C’è un premio per il giusto,

c’è Dio che fa giustizia sulla terra!».

Il Sal 58 è una delle pagine più imbarazzanti del salterio. La liturgia cattolica con la riforma del Concilio Vaticano II lo ha escluso dalla preghiera ufficiale della chiesa.

È un canto di gioia selvaggia sulla soluzione finale che Dio eseguirà nei confronti degli empi. "Gioisca il giusto nel vedere la vendetta, lavi i suoi piedi nel sangue degli empi" (v. 11).

Una sana interpretazione di questo salmo e di altri affini può rendere utilizzabile questi testi anche per il cristiano.

Gesù denuncia i giudici corrotti e ingiusti (Lc 18,1-8) e la sua sete di giustizia ha accenti e invettive simili a quelle contenute in questo salmo: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti... Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare alla condanna della Geenna?..." (Mt 23). Anche l’Apocalisse usa toni simili contro coloro che hanno ucciso i martiri di Cristo: «Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa. E gridarono a gran voce: "Fino a quando, Sovrano, Tu che sei santo e verace, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della terra?"» (Ap 6,9-10).

Questa tonalità truculenta esprime plasticamente l’eterno conflitto tra il bene e il male. "Liberaci dal male" è la preghiera del cristiano che inizia in se stesso, prima ancora che negli altri, l’estirpazione del male e dell’ingiustizia.

Notiamo che il salmista non autorizza la violenza o la vendetta a nessun mortale, ma affida a Dio il compito di compiere la giustizia secondo la sua insindacabile volontà.

Scrive sant’Agostino: "I salmi ci ammaestrano sui moti del nostro spirito. Troviamo in essi le parole che convengono al nostro stato di sofferenza e di tentazione. In tal modo le parole dei salmi non soltanto non ci vengono rivolte senza frutto, ma ci ammaestrano su ciò che bisogna dire e fare nel tempo della persecuzione e come ringraziare Dio, cessata l’afflizione".

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Per parlare di giustizia bisogna partecipare alla vita del Cristo" (Origene).

«Il profeta, sempre più vicino a Dio, vede le cose dall’alto. Grida, come dal cielo, a quanti abitano nella valle di questa vita: "Che fate? Che cosa chiamate giustizia? I vostri cuori sono pieni di pensieri terreni; il male nasce nel vostro cuore e nel vostro pensiero, e subito le vostre mani lo eseguono" »(Gregorio di Nissa).

"Rimprovero ai giudici empi che condannarono il Cristo" (Atanasio).

"È la voce del Cristo e la voce della Chiesa pellegrina tra i pericoli di quanti la benedicono e di quanti la maledicono" (Agostino).

v. 3 "Il cuore dei malvagi concepisce l’ingiustizia; le loro mani la eseguono" (Origene).

v. 5 "Il serpente del paradiso terrestre ha parole lusinghiere che conducono alla morte" (Atanasio).

v. 6 "La voce dell’incantatore può far sì che i serpenti buttino fuori il loro veleno, se ascoltano. Allora cessano di essere pericolosi" (Eusebio).

v. 7 "È un atto di misericordia di Dio il fatto che siano spezzati loro i denti in bocca, così che non diventino ancora più colpevoli" (Origene).

"I denti rievocano le beffe contro il Cristo in croce" (Atanasio).

v. 10 "Prima che i vostri peccati raggiungano il culmine e che le spine dei vostri pensieri germoglino e diventino un albero di peccato, Dio vi correggerà" (Girolamo).

"Non passerà molto tempo prima che il giudizio scenda su di voi come un fuoco" (Ilario).

v. 11 "Nel giorno del giudizio i giusti gioiranno per il giusto giudizio di Dio" (Atanasio).

«"Laverà i piedi nel sangue degli empi". È un modo di parlare figurato. I vincitori, abitualmente, sporcano di sangue i loro piedi camminando sui cadaveri; il salmista rappresenta Dio come un guerriero vincitore che trionfa sul nemico e libera gli oppressi» (Cirillo di Alessandria).

"Il giusto è il Cristo sulla croce. Lava i peccatori nel suo sangue" (Arnobio il giovane).

v. 12 "Gli uomini comprendono che il giudizio di Dio è giusto" (Atanasio).

 

"C’è un Dio che scruta l’uomo anche prima del giudizio finale" (Eusebio).

 

SALMO 59

59 (58) Contro gli empi

1 Al maestro del coro. Su «Non distruggere». Di Davide.

Quando Saul mandò uomini a sorvegliare la casa e ad ucciderlo.

2 Liberami dai nemici, mio Dio,

proteggimi dagli aggressori.

3 Liberami da chi fa il male,

salvami da chi sparge sangue.

4 Ecco, insidiano la mia vita,

contro di me si avventano i potenti.

Signore, non c’è colpa in me, non c’è peccato;

5 senza mia colpa accorrono e si appostano.

Svégliati, vienimi incontro e guarda.

6 Tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele,

lévati a punire tutte le genti;

non avere pietà dei traditori.

7 Ritornano a sera e ringhiano come cani,

si aggirano per la città.

8 Ecco, vomitano ingiurie,

le loro labbra sono spade.

Dicono: «Chi ci ascolta?».

9 Ma tu, Signore, ti ridi di loro,

ti burli di tutte le genti.

10 A te, mia forza, io mi rivolgo:

sei tu, o Dio, la mia difesa.

11 La grazia del mio Dio mi viene in aiuto,

Dio mi farà sfidare i miei nemici.

12 Non ucciderli, perché il mio popolo non dimentichi,

disperdili con la tua potenza e abbattili,

Signore, nostro scudo.

13 Peccato è la parola delle loro labbra,

cadano nel laccio del loro orgoglio

per le bestemmie e le menzogne che pronunziano.

14 Annientali nella tua ira,

annientali e più non siano;

e sappiano che Dio domina in Giacobbe,

fino ai confini della terra.

15 Ritornano a sera e ringhiano come cani,

per la città si aggirano

16 vagando in cerca di cibo;

latrano, se non possono saziarsi.

17 Ma io canterò la tua potenza,

al mattino esalterò la tua grazia

perché sei stato mia difesa,

mio rifugio nel giorno del pericolo.

18 O mia forza, a te voglio cantare,

poiché tu sei, o Dio, la mia difesa,

tu, o mio Dio, sei la mia misericordia.

Il tono di fondo di questo salmo è quello del lamento imprecatorio di un individuo oltraggiato e umiliato che si fa portavoce di una schiera di perseguitati e di umiliati all’interno del popolo di Dio.

I persecutori sono gli empi della comunità. Essi creano in Israele una situazione drammatica di prepotenze che sconvolgono la pace interna e rendono il popolo di Dio simile a una nazione assediata.

L’orante è proteso verso Dio che è la sua roccaforte nella quale le orde degli avversari non possono entrare. Dio è rifugio sicuro e difesa, le porte del suo tempio sono aperte per i perseguitati e sono chiuse davanti alla prepotenza del malvagio.

Bonhoeffer echeggiava così questo salmo: "Signore Iddio, è scesa su di me una grande miseria. Gli affanni vogliono soffocarmi. Non so come uscirne. Dio, sii benevolo e soccorrimi. Dammi forza per sopportare quel che mandi. Non lasciare che la paura mi domini, pensa tu come un padre a me e ai miei".

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "È il Cristo che parla" (Origene).

"Questo salmo annuncia la passione di Cristo" (Ilario).

"Ciò è accaduto alla carne del Cristo e accade anche a noi: i nostri nemici, cioè il diavolo e i suoi angeli, sono sempre all’opera..." (Agostino).

v. 3 «Sono gli uomini sanguinari che hanno gridato: "Crocifiggilo, crocifiggilo! Il suo sangue ricada su di noi" (Mt 27,23.25)» (Agostino).

v. 8 «La spada sulle loro labbra è: "Crocifiggilo!" (Mt 27,23)» (Agostino).

«Hanno detto: "Il suo sangue cada su di noi e sui nostri figli" (Mt 27,25)» (Teodoreto).

v. 10 «Il Cristo, che ha il potere di deporre la sua anima e di riprenderla, dice: "Custodirò la mia forza presso di te". È il suo spirito affidato alle mani del Padre» (Ilario).

v. 11 "La sua misericordia ti ha prevenuto perché non ha trovato niente di buono in te. Tu hai prevenuto il suo supplizio mediante il tuo orgoglio, ma lui ha prevenuto il tuo supplizio cancellando i tuoi peccati" (Agostino).

"I nemici sono i giudei. Nemici... Ma amati a motivo dei padri (Rm 11,28). Guarderanno a colui che hanno trafitto (Zc 12,10) e si convertiranno" (Ilario).

v. 12 "Non ucciderli, ma riconducili dal profondo del male a una vita secondo lo Spirito. Non si tratta di distruggere l’uomo: questo renderebbe inutile l’opera divina. Ciò che perirà è il peccato" (Gregorio di Nissa).

v. 13 "È la bocca del popolo giudeo. Sono le loro parole che hanno ucciso il Cristo, non le loro mani" (Origene).

"Restino presi dal loro orgoglio. Non hanno voluto servire il Cristo, serviranno Cesare" (Teodoreto).

v. 14 "Non sussisteranno, cioè non saranno più un popolo. Ma non si tratta qui della dannazione eterna delle anime" (Teodoreto).

v. 18 "Esalta la pazienza sovrana e la benignità di colui che è sempre pronto, per amore, a colmare di beni i nemici che gli hanno fatto tutto il male possibile. Dopo un lungo e doloroso vagabondare in cerca del Verbo, ritorneranno la sera, cioè alla fine dei tempi. E al mattino del giorno eterno che non avrà fine, canterò la tua vittoria e la tua misericordia" (Gregorio di Nissa).

 

SALMO 60

60 (59) Preghiera nazionale dopo la disfatta

1 Al maestro del coro. Su «Giglio del precetto».

Miktam. Di Davide. Da insegnare.

2 Quando uscì contro gli Aramei della Valle dei due fiumi e contro gli Aramei

di Soba, e quando Gioab, nel ritorno, sconfisse gli Idumei nella Valle del sale:

dodicimila uomini.

3 Dio, tu ci hai respinti, ci hai dispersi;

ti sei sdegnato: ritorna a noi.

4 Hai scosso la terra, l’hai squarciata,

risana le sue fratture, perché crolla.

5 Hai inflitto al tuo popolo dure prove,

ci hai fatto bere vino da vertigini.

6 Hai dato un segnale ai tuoi fedeli

perché fuggissero lontano dagli archi.

7 Perché i tuoi amici siano liberati,

salvaci con la destra e a noi rispondi.

8 Dio ha parlato nel suo tempio:

«Esulto e divido Sichem,

misuro la valle di Succot.

9 Mio è Gàlaad, mio è Manasse,

Èfraim è la difesa del mio capo,

Giuda lo scettro del mio comando.

10 Moab è il bacino per lavarmi,

sull’Idumea getterò i miei sandali,

sulla Filistea canterò vittoria».

11 Chi mi condurrà alla città fortificata,

chi potrà guidarmi fino all’Idumea?

12 Non forse tu, o Dio, che ci hai respinti,

e più non esci, o Dio, con le nostre schiere?

13 Nell’oppressione vieni in nostro aiuto

perché vana è la salvezza dell’uomo.

14 Con Dio noi faremo prodigi:

egli calpesterà i nostri nemici.

La punizione inflitta dal giudizio di Dio, di cui parla il salmo, è la distruzione di Gerusalemme e la caduta del regno davidico (587 a.C.).

All’invocazione del salmista risponde nei vv. 8-10 un oracolo profetico, un giuramento di Dio. Egli si presenta come un guerriero vittorioso che ridà al suo popolo il regno già annientato nel 722. Oltre al territorio d’Israele, Dio aggiungerà i territori di Moab e di Edom e la terra dei Filistei. Verrebbe così restaurato il regno di Davide fino agli antichi confini.

Moab è paragonato a un catino perché comprende il Mar Morto e la profonda valle dell’Arnon.

Dio getta il suo calzare su Edom come presa di possesso (cfr. Dt 25,9; Rt 4,7).

Nella parte finale del salmo parla un capo militare e si augura il compimento della promessa profetica al presente, quando appare urgente una spedizione vittoriosa contro Edom. Ma il supremo comandante è Dio onnipotente che non abbandona il suo popolo.

Commento dei padri della chiesa

v. 3 "Misericordiosa collera del Padre!" (Ilario).

"Ci hai distrutti per riedificarci: hai distrutto l’edificio vecchio per sostituirlo con quello dell’uomo nuovo" (Agostino).

"Tribolazioni d’Israele. Dio non ha respinto il suo popolo (Rm 11,2). Dio ci respinge e ci annienta quando commettiamo il peccato; ha pietà di noi e ci edifica quando ritorniamo a lui con la penitenza" (Girolamo).

v. 5 "La Scrittura chiama spesso col nome di vino eventi penosi" (Origene).

v. 6 "Siamo stati puniti per la nostra empietà. Ma quanti ti temono hanno ricevuto un segno: è il segno con il quale siamo stati segnati per sfuggire alla condanna, segno prefigurato nel sangue sugli stipiti delle porte degli ebrei, quando uscirono dall’Egitto (Es 12,7)" (Origene).

"Per mezzo della Scrittura ci hai insegnato che i tuoi fedeli dovranno sopportare molti dolori per sfuggire davanti all’arco, cioè il giorno del giudizio" (Cassiodoro).

"Segnati dal battesimo per sfuggire l’ira ventura non siamo solo dei peccatori riscattati, ma siamo i tuoi diletti" (Girolamo).

v. 7 "La tua destra è il Cristo, nostro Salvatore" (Girolamo).

v. 8 "Il Padre ha parlato nel Figlio quando il Verbo si è fatto carne" (Cassiodoro).

"Questo versetto e i seguenti annunciano la conversione delle genti" (Eusebio).

v. 11 "Dopo tante afflizioni il profeta chiede la vita nuova e di essere condotto dal Signore nella città, cioè nella Gerusalemme celeste" (Cassiodoro).

"È il Cristo che ci conduce nella città, cioè a Gerusalemme, ove i santi fanno corona alla maestà di Dio. La Chiesa è la città fortificata dalla fede" (Girolamo).

"Il profeta vede che Dio raggiungerà anche la terra straniera dell’Idumea. Non vi è niente che sia più lontano da Dio! Come vorrei vedere questo! Chi mi guiderà fin là? Chi prolungherà i miei giorni così che io possa vedere Dio pellegrino tra gli uomini?" (Eusebio).

v. 13 "Ritornàti a Dio e al suo servizio, sperimenteremo la sua protezione" (Teodoreto).

 

SALMO 61

61 (60) Preghiera di un esiliato

1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Di Davide.

2 Ascolta, o Dio, il mio grido,

sii attento alla mia preghiera.

3 Dai confini della terra io t’invoco;

mentre il mio cuore viene meno,

guidami su rupe inaccessibile.

4 Tu sei per me rifugio,

torre salda davanti all’avversario.

5 Dimorerò nella tua tenda per sempre,

all’ombra delle tue ali troverò riparo;

6 perché tu, Dio, hai ascoltato i miei voti,

mi hai dato l’eredità di chi teme il tuo nome.

7 Ai giorni del re aggiungi altri giorni,

per molte generazioni siano i suoi anni.

8 Regni per sempre sotto gli occhi di Dio;

grazia e fedeltà lo custodiscano.

9 Allora canterò inni al tuo nome, sempre,

sciogliendo i miei voti giorno per giorno.

Il salmista dipinge la condizione umana in termini esistenzialistici: l’uomo è posto costantemente sull’orlo dell’abisso e solo l’assistenza divina può prevenirne la caduta.

La caratteristica di questo salmo è la nostalgia della vicinanza di Dio e del suo tempio.

In Gesù Cristo questi beni si assommano e si realizzano insieme. In Gesù il credente riceve in modo insuperabile il dono della protezione dal nemico e dell’amicizia con Dio.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 «Il profeta ha concluso il salmo precedente in modo analogo dicendo: "Ritorniamo a Dio". Ora mostra quale preghiera offrirgli: annuncia il Cristo e profetizza la conversione delle genti» (Teodoreto).

v. 3 "Chi prega con la coscienza di tutto quello che gli manca per essere perfetto, sarà esaudito" (Origene).

"Dalle quattro parti del mondo la chiesa una e santa grida come un solo uomo" (Girolamo).

"È un solo uomo che grida da tutte le parti della terra, un solo uomo di cui noi siamo le membra. È la sua eredità che grida; di lei è stato detto: Ti darò le genti in eredità (Sal 2,8). Su tutta la terra questa eredità sperimenta la gloria e la tentazione: è nell’angoscia, ma non è abbandonata" (Agostino).

"Ogni anima amica di Dio è oppressa e si sente venir meno finché vive in questa vita mortale. È angosciata e oppressa, anche per compassione, vedendo la moltitudine di quelli che si perdono. Piange su quanti l’hanno preceduta senza fare penitenza dei loro peccati" (Origene).

"La guida è il Cristo" (Agostino).

"La rupe inaccessibile è il Cristo (cfr. 1Cor 10,4). I fedeli sono edificati sul corpo di Cristo, sulla roccia" (Cassiodoro).

v. 4 "Il Cristo non è solo la guida, ma anche la torre salda grazie alla quale sono salvato" (Origene).

"La nostra speranza è il Cristo. Sappiamo che l’uomo nasce e muore, ma non sappiamo che risuscita. Cristo ce l’ha mostrato in se stesso" (Agostino).

"La chiesa può dunque dire: Io grido ovunque, io soffro tra le tentazioni e gli scandali, come grano mescolato alla zizzania. Ma non sono abbandonata, anzi sono fondata sulla roccia. Il Cristo è la mia torre forte. A ogni sofferenza ricòrdati che Cristo l’ha portata prima di te ed entra nella tua torre: di là getta sul nemico le parole di Dio" (Agostino).

v. 5 "Dal salmo 15 sappiamo che il perfetto abiterà sotto questa tenda. Chi la abita è protetto, al riparo delle ali di Dio" (Origene).

"In forza dei benefici già ricevuti spera di ottenere anche i beni futuri. È tutto proteso alla vita eterna e già ne gioisce" (Cirillo di Alessandria).

"Per tutto il tempo in cui resto in questo corpo, ho la protezione delle tue ali" (Girolamo).

"La protezione del Signore custodisce senza pesare, come le ali" (Cassiodoro).

v. 6 "Dài agli uomini il potere di diventare figli di Dio (Gv 1,12), concedi loro l’eredità. Dobbiamo attendere la risurrezione fino all’avvento del secolo futuro, ma essa è già preparata, data come diritto" (Origene).

"Non parla di greci o di giudei (cfr. Rm 10,12), estende la grazia a tutti gli uomini. Infatti la Scrittura definisce abitualmente le genti che accedono alla fede come coloro che temono Dio. L’eredità è il regno dei cieli di cui il Signore parla nelle beatitudini" (Eusebio).

«Ci ha dato l’eredità promessa ai nostri padri. Questa eredità ha in sé un enigma: la vera eredità è la vita eterna, a proposito della quale il Cristo dice: "Venite, benedetti del Padre mio, possedete il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo" (Mt 25,24). La terra promessa non era che la figura di questa eredità» (Teodoreto).

"Eredità: la vita, il regno, l’abitare presso Dio. Col re saremo nel regno riconsegnato al Padre (cfr. 1Cor 15,24)" (Ilario).

v. 7 "Gli anni del Cristo, come re, non avranno mai fine" (Origene).

v. 8 "Il Cristo rimarrà in eterno con quanti ha sottomesso al Padre. Saranno nella pienezza della misericordia e della verità" (Girolamo).

"La misericordia e la fedeltà saranno pienamente realizzate in queste generazioni rigenerate e riconciliate al Padre" (Ilario).

v. 9 "Ti renderò grazie coi miei atti, i miei pensieri, le mie parole... per poter cantare il nome di Dio nei secoli dei secoli" (Origene).

"Il solo modo per cantare Dio è quello di essere ammessi alla vita eterna" (Atanasio).

"Rendiamo omaggio a Dio in questo giorno transitorio e avremo la felicità di cantargli le nostre lodi per tutta l’eternità" (Cassiodoro).

 

SALMO 62

62 (61) Dio unica speranza

1 Al maestro del coro. Su «Iduthun». Salmo. Di Davide.

2 Solo in Dio riposa l’anima mia;

da lui la mia salvezza.

3 Lui solo è mia rupe e mia salvezza,

mia roccia di difesa: non potrò vacillare.

4 Fino a quando vi scaglierete contro un uomo,

per abbatterlo tutti insieme,

come muro cadente,

come recinto che crolla?

5 Tramano solo di precipitarlo dall’alto,

si compiacciono della menzogna.

Con la bocca benedicono,

e maledicono nel loro cuore.

6 Solo in Dio riposa l’anima mia,

da lui la mia speranza.

7 Lui solo è mia rupe e mia salvezza,

mia roccia di difesa: non potrò vacillare.

8 In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;

il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.

9 Confida sempre in lui, o popolo,

davanti a lui effondi il tuo cuore,

nostro rifugio è Dio.

10 Sì, sono un soffio i figli di Adamo,

una menzogna tutti gli uomini,

insieme, sulla bilancia, sono meno di un soffio.

11 Non confidate nella violenza,

non illudetevi della rapina;

alla ricchezza, anche se abbonda,

non attaccate il cuore.

12 Una parola ha detto Dio,

due ne ho udite:

il potere appartiene a Dio,

tua, Signore, è la grazia;

13 secondo le sue opere

tu ripaghi ogni uomo.

Questo salmo è l’atto di fede più esplicito di tutto il salterio. È un salmo sapienziale sulla malizia degli uomini, il nulla della creature, la vanità delle ricchezze, l’imparzialità di Dio giudice.

Su tutto campeggia la figura di Dio, vera potenza e misericordia somma, sicurezza incrollabile e pace infinita. E questo è il grande messaggio della sapienza del salmo: in questa unione tra potenza e grazia è autenticamente espressa la natura essenziale della fede dell’Antico Testamento in Dio; la potenza senza la grazia non dà alcuna fiducia, la grazia senza la potenza è privata della sua serietà e della sua giustizia.

Questo salmo apre impietosamente i nostri occhi sul vuoto che nascondono molti pseudo-valori proposti dal mondo come mèta somma di ogni sforzo. S. Giovanni della Croce ha scritto: "Per arrivare a gustare tutto non bisogna aver gustato nulla, per arrivare a sapere tutto non bisogna sapere nulla, per arrivare a possedere tutto non bisogna possedere nulla, per arrivare ad essere tutto non bisogna essere che un nulla".

Dobbiamo cercare un solo tesoro: Dio. Le nostre labbra non devono mormorare altro nome. Lui è il nostro amico, senza di lui non c’è felicità.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Salmo sul figlio eterno di Dio che verrà come giudice. La sottomissione è unità di pensiero col Cristo" (Origene).

"Il nostro Signore Gesù Cristo al momento della sua incarnazione manifesta la sua obbedienza come risposta al peccato di Adamo. Si è fatto obbediente per renderci obbedienti. Ha potere su tutti, ma non per questo deve essere nella volontà di tutti. In un certo senso non è ancora sottomesso al Padre, ma lo sarà pienamente quando lui sarà tutto in noi e noi saremo liberi dal peccato" (Ambrogio).

"Nel salmo un fedele che rappresenta tutti gli altri afferma di allontanarsi dai vizi e di essere sottomesso a Dio. Umilmente e con forza adempie ai comandamenti di Dio; in Dio si delizia, in Dio riprende forza: non desidera altro" (Cassiodoro).

"Una cosa sola è necessaria: Dio stabilisce il piano della salvezza e io mi conformo ad esso" (Ilario).

"La salvezza è Gesù" (Eusebio).

v. 4 "Il Cristo guarda i persecutori: Non sapete che sono venuto per la redenzione di tutti? In questo uomo dobbiamo vedere rappresentati simbolicamente tutti" (Ambrogio).

"Le potenze avverse si scagliano sull’uomo che è già molto incline al male. Per la sua naturale debolezza è un muro inclinato che può essere abbattuto da un colpo di vento" (Atanasio).

v. 5 "I demoni ci hanno fatto decadere dal nostro onore e ci hanno costretti ad adorare il legno e la pietra" (Cirillo di Alessandria).

"Il salmista ritorna alle sue riflessioni: Non hanno che uno scopo, quello di privarmi della provvidenza di Dio dalla quale viene il mio onore. Infatti l’onore dei fedeli è il servire Dio" (Teodoreto).

v. 6 "Molti mali mi vengono dai malvagi, ma io tengo lo sguardo rivolto a Dio. A lui è rivolta la mia attesa e la mia speranza. Per questo sopporto quanto mi viene fatto. Mi soccorre sempre, mi soccorrerà anche questa volta; non permetterà che i malvagi riescano nel loro disegno e trionfino su di noi" (Origene).

"Sa che la sua passione viene da Dio: non respingerà i colpi né il fiele" (Ilario).

v. 7 «Ripòsati in Dio. "Non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze" (1Cor 10,13)» (Atanasio).

v. 8 "Sia che si tratti della mia salvezza o della mia gloria, attendo tutto da colui che mi ha dato l’esempio nella sua passione" (Girolamo).

v. 9 "Dalla sua salvezza personale il profeta passa a considerare i beni futuri e invita tutti gli uomini a tendervi per mezzo della carità: Affidatevi a lui che può guarire ogni infermità" (Eusebio).

«Non cedete a quanti vi dicono: "Dov’è il tuo Dio?" (Sal 42-43,4)» (Agostino).

v. 10 "L’uomo è niente, paragonato al Cristo. Inoltre ha in sé il vizio: i figli degli uomini sono falsi. Sono menzogneri per una loro instabilità ingannatrice" (Cassiodoro).

"I figli degli uomini sono fumo. Sono falsi come le bilance che hanno un equilibrio instabile" (Teodozione).

v. 11 "Se l’abbondanza entrerà nelle vostre case come un fiume, la vostra vita non ne divenga schiava" (Teodoreto).

v. 12 "Ho ascoltato Dio. Ha detto che ci sarà un giudizio, che buoni e cattivi riceveranno il loro salario" (Teodoreto).

"Dio genera un solo Verbo" (Agostino).

«Dio ha parlato molte volte ai nostri padri, ma ha parlato una sola volta dicendo: "Mio Figlio sei tu, io oggi ti ho generato" (Sal 2,7)» (Cassiodoro).

v. 13 "Il profeta pensa al giudizio e parla del giudizio che si farà con potenza e misericordia" (Cirillo di Alessandria).

"Il salmista allude al giudizio che compirà il Cristo" (Cassiodoro).

 

SALMO 63

63 (62) Il desiderio di Dio

1 Salmo. Di Davide, quando dimorava nel deserto di Giuda.

2 O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,

di te ha sete l’anima mia,

a te anela la mia carne,

come terra deserta,

arida, senz’acqua.

3 Così nel santuario ti ho cercato,

per contemplare la tua potenza e la tua gloria.

4 Poiché la tua grazia vale più della vita,

le mie labbra diranno la tua lode.

5 Così ti benedirò finché io viva,

nel tuo nome alzerò le mie mani.

6 Mi sazierò come a lauto convito,

e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.

7 Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo

e penso a te nelle veglie notturne,

8 a te che sei stato il mio aiuto,

esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

9 A te si stringe l’anima mia

e la forza della tua destra mi sostiene.

10 Ma quelli che attentano alla mia vita

scenderanno nel profondo della terra,

11 saranno dati in potere alla spada,

diverranno preda di sciacalli.

12 Il re gioirà in Dio,

si glorierà chi giura per lui,

perché ai mentitori verrà chiusa la bocca.

È il canto dell’amore mistico. È uno sfolgorante ritratto della preghiera intesa come desiderio nel senso più completo del termine: anima, corpo, storia, esistenza, speranza sono avvolte in un vortice unico che ha come centro Dio.

L’anima è dilatata dal desiderio di Dio e orientata verso la comunione perfetta all’ombra delle ali di Dio.

La fame e la sete di Dio è il tema della quarta beatitudine (Mt 5,6). Scriveva suor Elisabetta della Trinità: "Ho così fame di lui! Egli scava abissi nella mia anima, abissi che lui solo può riempire".

Accanto alla sete e alla fame, il desiderio di intimità. Leggiamo negli scritti di suor Elisabetta della Trinità: "Il mio Maestro è qui con me e noi viviamo giorno e notte in un dolce cuore a cuore".

La frase concisa "la tua grazia vale più della vita" ci fa conoscere quale profonda ristrutturazione di tutti i valori della vita è avvenuta nel salmista: la scoperta del mondo spirituale come di una realtà al di là della caducità del mondo materiale. La salvezza di Dio si attua nell’intimo. "Il Salmo 63,4 canta come la grazia di Dio trascenda la stessa vita. Il superamento della dura necessità della morte non consiste affatto in una speranza posta nell’aldilà, ma nella quieta coscienza che la comunione di vita con Dio, a motivo della sua fedeltà, non può essere conclusa con la morte" (H. W. Wolff). Nel darci se stesso, Dio ci dà tutto.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Ho sete di te! Dove c’è l’amore di Dio tutti i mali si dileguano" (Giovanni Crisostomo).

"Dio è il Dio di tutto il mondo, ma è il mio Dio perché lo conosco" (Ilario).

"Tra le aridità e la solitudine di questo mondo la chiesa ha sete di Dio per un impulso dell’anima e del cuore. Il Signore ha avuto fame della fede della chiesa e sete della salvezza delle anime. Dal canto suo la chiesa, ogni giorno, ha sete del Cristo" (Girolamo).

v. 3 "Compariamo davanti al Signore con un santo desiderio!" (Agostino)

v. 4 "Le mia labbra non diranno nient’altro e si conserveranno pure per la tua parola e i tuoi inni" (Eusebio).

v. 6 "Quando ricordo il tuo nome, la mia bocca si riempie di gioia" (Cirillo di Alessandria).

"La mia anima sia ripiena della grazia dello Spirito. In luogo dell’olocausto, ti offro un cuore purificato" (Girolamo).

v. 7 "Trascorro la notte nella veglia, occupato nella lode e ad accogliere i tuoi doni" (Atanasio).

v. 8 "Il diavolo e i suoi angeli sono come avvoltoi, ma la gallina che ci protegge è forte" (Agostino).

v. 9 "A Mosè che vuole vedere Dio, Dio insegna come lo si può vedere: seguire Dio ovunque ci porti, questo è vedere Dio" (Gregorio di Nissa).

"La destra di Dio è il Cristo. Chi aderisce a Dio è assunto dal Verbo e sa che sarà reso conforme al suo corpo di gloria (cfr. Fil 3,21)" (Ilario).

v. 11 "La spada è la parola di Dio di cui egli è cinto" (Arnobio il giovane).

v. 12 "Il re è il Cristo" (Cirillo di Alessandria).

"Dopo la sua vittoria, tutti oseranno chiamarlo re: non si temeranno più i mentitori che volevano deviare verso di loro l’onore dovuto al re" (Teodoreto).

 

SALMO 64

64 (63) Castigo dei calunniatori

1 Salmo. Di Davide. Al maestro del coro.

2 Ascolta, Dio, la voce del mio lamento,

dal terrore del nemico preserva la mia vita.

3 Proteggimi dalla congiura degli empi

dal tumulto dei malvagi.

4 Affilano la loro lingua come spada,

scagliano come frecce parole amare

5 per colpire di nascosto l’innocente;

lo colpiscono di sorpresa e non hanno timore.

6 Si ostinano nel fare il male,

si accordano per nascondere tranelli;

dicono: «Chi li potrà vedere?».

7 Meditano iniquità, attuano le loro trame:

un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso.

8 Ma Dio li colpisce con le sue frecce:

all’improvviso essi sono feriti,

9 la loro stessa lingua li farà cadere;

chiunque, al vederli, scuoterà il capo.

10 Allora tutti saranno presi da timore,

annunzieranno le opere di Dio

e capiranno ciò che egli ha fatto.

11 Il giusto gioirà nel Signore

e riporrà in lui la sua speranza,

i retti di cuore ne trarranno gloria.

Il salmo precedente concludeva con questa frase: "Ai mentitori verrà chiusa la bocca". Il Sal 64 è lo sviluppo poetico di questo spunto. Il salmista è animato da una fede indomabile nella giustizia di Dio e nel trionfo della morale. È una preghiera che può essere recitata da tutti coloro che si sentono colpiti dalle frecce velenose della calunnia e del giudizio cattivo.

Il versetto finale è dedicato alla reazione dell’orante. Egli condivide la gioia di Dio. La gioia è costante nelle finali delle suppliche anche se spesso si tratta solo di una gioia sperata e non ancora ottenuta. Il salmo passa così dalla realtà amara dell’oppressione all’orizzonte luminoso della speranza e della gioia.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Non chiedere di essere liberato dal nemico, chiedi di essere liberato dal timore del nemico: ciò equivale a chiedere forza" (Cirillo di Alessandria).

"La nostra fede e la nostra speranza sono aggredite da diverse tribolazioni: preghiamo che Dio ci liberi dal timore del nemico" (Ilario).

"Il nemico è il diavolo che ci perseguita" (Girolamo).

"Il Cristo non chiede di non morire, ma che la sua anima, strappata dal timore dei persecutori, compia la sua passione" (Cassiodoro).

v. 3 "I malvagi credevano che sarebbe morto come tutti e che non sarebbe risorto. Ma egli ha il potere di deporre la sua anima e di riprenderla (cfr. Gv 10,18)" (Cassiodoro).

v. 4 "La nostra natura non è fatta così, ma l’uomo che passa al male, perché vinto dal male, perde il suo aspetto naturale e diviene un mostro" (Gregorio di Nissa).

v. 5 "Quanti prendono di mira l’innocente avranno la stessa maledizione di quelli che scandalizzano i piccoli" (Eusebio).

"Il solo innocente è il Cristo" (Cassiodoro).

v. 6 "Hanno tramato inganni, poi li hanno ratificati con le loro azioni" (Teodoreto).

"I giudei credevano d’ingannare colui al quale le cose sono più note che a loro stessi" (Cassiodoro).

v. 7 "Gli espedienti ingegnosi dispiegati contro la Verità non riescono" (Ilario).

"Cuore profondo: colui che contempla la profondità della sapienza e della scienza di Dio" (Origene).

"Ma ecco che arriva un uomo dal cuore profondo, l’Uomo veramente perfetto che porta l’immagine di Dio. Contro di lui le frecce diventano impotenti e assomigliano a graffi di bambini" (Eusebio).

"Il cuore profondo: l’uomo di Dio che intraprende saggi disegni medita con cura il mistero" (Atanasio).

v. 8 "Dio trafiggeva con le sue frecce lo spirito dell’uomo, l’intimo del cuore" (Teodozione).

v. 9 «Le lingue dei giudei si sono indebolite quando dissero: "Se sei Figlio di Dio, scendi dalla croce" (Mt 27,40). O giudei, vi chiamo in giudizio: chiedete troppo poco chiedendo che un vivente scenda dalla croce. È ben più sorprendente che un morto risorga dal sepolcro» (Cassiodoro).

v. 10 "I cuori delle genti furono turbati, gli uni per credere e accogliere il mistero della fede, gli altri per contraddire e perseguitare" (Beda).

"Hanno annunciato che era risuscitato, che l’avevano riconosciuto alla frazione del pane, che era salito al cielo e che i suoi discepoli parlavano in tutte le lingue" (Cassiodoro).

v. 11 "Il giusto gioisce della conoscenza di Dio" (Origene).

"Mentre l’empio teme per la sua infedeltà, il giusto gioisce nella speranza della vita eterna" (Girolamo).

"I retti di cuore sono quelli che si conformano sempre alla volontà di Dio" (Origene).

 

SALMO 65

65 (64) Inno di ringraziamento

1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide. Canto.

2 A te si deve lode, o Dio, in Sion;

a te si sciolga il voto in Gerusalemme.

3 A te, che ascolti la preghiera,

viene ogni mortale.

4 Pesano su di noi le nostre colpe,

ma tu perdoni i nostri peccati.

5 Beato chi hai scelto e chiamato vicino,

abiterà nei tuoi atrii.

Ci sazieremo dei beni della tua casa,

della santità del tuo tempio.

6 Con i prodigi della tua giustizia,

tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza,

speranza dei confini della terra

e dei mari lontani.

7 Tu rendi saldi i monti con la tua forza,

cinto di potenza.

8 Tu fai tacere il fragore del mare,

il fragore dei suoi flutti,

tu plachi il tumulto dei popoli.

9 Gli abitanti degli estremi confini

stupiscono davanti ai tuoi prodigi:

di gioia fai gridare la terra,

le soglie dell’oriente e dell’occidente.

10 Tu visiti la terra e la disseti:

la ricolmi delle sue ricchezze.

Il fiume di Dio è gonfio di acque;

tu fai crescere il frumento per gli uomini.

Così prepari la terra:

11 Ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle,

la bagni con le piogge

e benedici i suoi germogli.

12 Coroni l’anno con i tuoi benefici,

al tuo passaggio stilla l’abbondanza.

13 Stillano i pascoli del deserto

e le colline si cingono di esultanza.

14 I prati si coprono di greggi,

le valli si ammantano di grano;

tutto canta e grida di gioia.

L’uomo biblico considera il mondo come un mezzo per comprendere i rapporti di Dio con l’uomo. Il Cristo ci invita a guardare gli uccelli del cielo e i gigli del campo per scoprirvi la mano generosa del Padre che è nei cieli (Mt 6,26-33). I cristiani e i credenti nella Bibbia si devono, perciò, riferire al mondo con amore e impegno: "I cristiani devono avere parte attiva nello sviluppo economico-sociale contemporaneo e propugnare la giustizia e la carità" (GS, 72).

Il salmista percepisce la multiforme vita della natura come un canto grandioso nel quale intende inserirsi egli stesso con il proprio cantico di lode.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Chi rimane in Sion, cioè nella contemplazione e nella pratica delle virtù, può far salire a Dio una lode ben accetta. Sion è pure la città celeste: là si offrono a Dio i perfetti, che sono essi stessi gli inni. Anche sulla terra cantiamo nella Sion interiore, nel luogo che trascende ogni spazio corporeo. Adorerai Dio in spirito e verità (Gv 4,23); è così che si sciolgono i veri voti" (Origene).

"Il salmista presenta le genti che hanno creduto al Cristo nonostante l’opposizione dei sapienti del mondo. Le genti chiedono perdono per la loro empietà passata. Da sterili, sono diventate feconde per la fede nel Cristo" (Atanasio).

"Raduno delle genti per lodare il Signore. Sion è la chiesa (Ilario).

"La lode non conviene che a Dio, e non in qualunque luogo ma in Sion, cioè nella contemplazione" (Cassiodoro).

"Con la carne siamo a Babilonia, ma mediante la nostra vita cristiana siamo nel cielo. Alla risurrezione, vi scioglieremo il nostro voto tutto intero, cioè anima e corpo" (Agostino).

v. 3 "Questa preghiera non è mia perché è la preghiera della chiesa. Il profeta non dice questo per un sentimento personale, ma perché ispirato" (Ilario).

"I gemiti dello Spirito in noi" (Girolamo).

"Ogni carne significa ogni uomo. Ogni carne ritornerà per mezzo del pentimento e della purificazione. In quel momento non sarà più carne, non vivrà più secondo la legge della carne" (Origene).

"Tutti crederanno in te: è la chiamata delle genti" (Cirillo di Alessandria).

"Supplica anticipatamente colui che lo giudicherà" (Cassiodoro).

"Annuncia chiaramente la risurrezione. Tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo (Rm 14,10), buoni e cattivi. Ci hanno immersi nel peccato, tuttavia tu perdonerai" (Rufino).

v. 4 "Queste parole sono poste sulla bocca di ogni carne" (Eusebio).

"La seduzione del diavolo ha prevalso" (Atanasio).

"Il popolo riconosce la sua empietà del passato" (Teodoreto).

"Tu perdonerai i nostri peccati: questo è proprio del Cristo sacerdote. Era Dio colui che in Cristo riconciliava a sé gli uomini, non imputando ad essi i loro peccati (2Cor 5,19)" (Cassiodoro).

v. 5 "Beato il popolo che hai eletto: sempre presente nel tuo tempio, vi riceve la benedizione" (Teodoreto).

"Dio chiama tutti gli uomini e non disprezza nessuno" (Girolamo).

"Abiterà nei tuoi atrii: la Gerusalemme celeste" (Rufino).

"I beni della casa di Dio sono i doni dello Spirito santo e il deposito rivelato. La casa di Dio è la chiesa. La giustizia di questa casa sarà perfetta in quanto il Signore abiterà nel suo fedele: il tempio di Dio è santo e questo tempio siete voi (cfr. 1Cor 3,17)" (Origene).

"Il tuo tempio è pieno di santità e insegna con i tuoi oracoli la giustizia a quanti vi entrano" (Teodozione).

"Il tempio è il popolo che crede in te" (Atanasio).

v. 6 "Vede profeticamente che il Cristo è la speranza. Chiedere di essere esaudito equivale a dire: Vieni ora, perché possa essere salvato per mezzo di te" (Girolamo).

v. 7 "La stabilità dei monti e i flutti del mare che fai tacere quando vuoi, tutto dipende da te. Fai questo con la tua potenza sovrana di cui ti cingi come di una cintura" (Teodoreto).

v. 8 "Il Cristo comanda ai venti e al mare" (Origene).

"Il mare è spesso il simbolo delle potenze avverse" (Eusebio).

v. 9 "Felicità delle genti nel vedere le meraviglie di Dio" (Atanasio).

v. 10 "Eravamo terra arida e tu ci hai resi terra fertile" (Cirillo di Alessandria).

"Ti sei incarnato e hai inebriato la terra con l’effusione dello Spirito santo" (Girolamo).

"Il fiume è la parola evangelica con le sue promesse del regno dei cieli e le beatitudini" (Atanasio).

"La misericordia di Dio è paragonata a un fiume che straripa: vi si può bere sempre, non lo si prosciugherà mai. È sorgente di acqua viva zampillante in vita eterna (Gv 4,14). Il Signore non ha pensato solo a dissetarci, ha preparato per noi un cibo che l’anima divora con avidità: è il pane del cielo, il pane degli angeli (Sal 78,24-25). Il fiume e il cibo simboleggiano l’eucaristia, ove beviamo il sangue del Signore e mangiamo il suo corpo" (Cassiodoro).

"Il cibo spirituale fu preparato prima della creazione del mondo quando fu fondato il mistero del Cristo, pane disceso dal cielo per la vita del mondo" (Origene).

v. 11 "I solchi sono le profondità dei cuori" (Atanasio).

"A poco a poco i doni divini fanno germogliare il frutto dello Spirito" (Origene).

"Il Cristo è disceso come la pioggia sull’erba (cfr. Sal 72,6)" (Atanasio).

"Il germoglio è colui che nasce dallo Spirito e dall’acqua del battesimo" (Cassiodoro).

v. 12 "L’anno è il tempo che segue l’incarnazione del nostro Salvatore" (Origene).

"L’anno, che porta il frutto della pietà, è il tempo della venuta del Cristo: è l’anno della benedizione, l’anno gradito al Signore (cfr. Lc 4,19). In questo anno siamo stati ammessi alla fede e il Cristo ci ha condotti al Padre" (Cirillo di Alessandria).

"È l’anno eterno e il mondo beato. Il coronamento è la vittoria del Cristo e la folla dei santi che lo circonda, il tempo della retribuzione" (Ilario).

v. 13 "Quando sorgerà questa benignità, il deserto darà il suo frutto e le colline raccoglieranno quanti vivono una vita secondo il vangelo" (Origene).

"Il deserto sono i popoli pagani" (Agostino).

"Le colline sono i martiri e i santi" (Girolamo).

v. 14 "La prima messe è stata fatta dagli apostoli, la seconda si farà alla fine dei tempi" (Agostino).

"Questo salmo ci dice quanto sia colmato di gioia il popolo benedetto che si accosta al Cristo. Dopo un breve accenno all’incarnazione, ci promette la risurrezione e la gioia eterna" (Cassiodoro).

"Canto della speranza universale. Quanti sono ancora pellegrini desiderano cantare le lodi di Dio nella Gerusalemme celeste. Gioiamo perché risusciteremo!" (Ruperto).

 

SALMO 66

66 (65) Ringraziamento pubblico

1 Al maestro del coro. Canto. Salmo.

Acclamate a Dio da tutta la terra,

2 cantate alla gloria del suo nome,

date a lui splendida lode.

3 Dite a Dio: «Stupende sono le tue opere!

Per la grandezza della tua potenza

a te si piegano i tuoi nemici.

4 A te si prostri tutta la terra,

a te canti inni, canti al tuo nome».

5 Venite e vedete le opere di Dio,

mirabile nel suo agire sugli uomini.

6 Egli cambiò il mare in terra ferma,

passarono a piedi il fiume;

per questo in lui esultiamo di gioia.

7 Con la sua forza domina in eterno,

il suo occhio scruta le nazioni;

i ribelli non rialzino la fronte.

8 Benedite, popoli, il nostro Dio,

fate risuonare la sua lode;

9 è lui che salvò la nostra vita

e non lasciò vacillare i nostri passi.

10 Dio, tu ci hai messi alla prova;

ci hai passati al crogiuolo, come l’argento.

11 Ci hai fatti cadere in un agguato,

hai messo un peso ai nostri fianchi.

12 Hai fatto cavalcare uomini sulle nostre teste;

ci hai fatto passare per il fuoco e l’acqua,

ma poi ci hai dato sollievo.

13 Entrerò nella tua casa con olocausti,

a te scioglierò i miei voti,

14 i voti pronunziati dalle mie labbra,

promessi nel momento dell’angoscia.

15 Ti offrirò pingui olocausti

con fragranza di montoni,

immolerò a te buoi e capri.

16 Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,

e narrerò quanto per me ha fatto.

17 A lui ho rivolto il mio grido,

la mia lingua cantò la sua lode.

18 Se nel mio cuore avessi cercato il male,

il Signore non mi avrebbe ascoltato.

19 Ma Dio ha ascoltato,

si è fatto attento alla voce della mia preghiera.

20 Sia benedetto Dio che non ha respinto la mia preghiera,

non mi ha negato la sua misericordia.

Il salmo si apre con l’acclamazione liturgica che si leva a Dio dall’intera assemblea dei fedeli. Scriveva s. Agostino a Proba: "Davanti a Dio sta il nostro desiderio di inebriarci della ricchezza della sua casa e di bere al torrente della sua delizia; poiché presso di lui è la sorgente della vita e alla sua luce vedremo la luce, quando il nostro desiderio sarà saziato di quei beni e non vi sarà più nulla da cercare fra i gemiti, ma solo da possedere nella gioia".

Il salmo si muove a livello spirituale tra queste due oscillazioni: il desiderio e la sazietà, la speranza e la certezza.

Scrive S. Kierkegaard: "Padre celeste! Tu, nelle tue mani, tieni tutti i buoni doni. La tua abbondanza è più ricca di quel che l’umana mente non comprenda. Tu sei disposto a dare e la tua bontà è più grande di quel che il cuore umano possa capire: perché tu esaudisci ogni preghiera e concedi ciò che ti si domanda... Dona, però, anche la certezza che tutto viene da te, che la gioia non ci separa da te nell’oblio del piacere, che nessun dolore pone una barriera fra noi e te; ma che nella gioia possiamo andare in cerca di te e nel dolore rimanere presso di te. Così che quando i nostri giorni saranno contati e l’uomo esteriore cadrà in rovina, la morte non ci raggiunga col suo nome freddo e terribile, ma venga mite e amica, col saluto e l’annunzio, con la testimonianza di te, nostro Padre che sei nei cieli! Amen".

Commento dei padri della chiesa

vv. 1-2 «La risurrezione è offerta a tutti. E alla chiesa delle genti il Signore dice: "Alzati, vieni sorella mia" (Ct 2,10). L’acclamazione è un grido di vittoria. Il vincitore è Dio» (Origene).

"L’acclamazione è l’ovazione militare: il Cristo è il vincitore. Questa acclamazione gioiosa si fa mediante la preghiera, la conoscenza di Dio, il sacerdozio spirituale che si esercita nel rendimento di grazie e nella celebrazione dei misteri della nuova alleanza" (Eusebio).

"Canto di risurrezione. Annuncio della chiamata delle genti e della loro risurrezione spirituale" (Cirillo di Alessandria).

"Annuncio della vocazione universale e della risurrezione. L’acclamazione è il canto di vittoria che esplode dopo l’annientamento del nemico. Tutte le genti sono invitate a cantare la vittoria del Cristo sui principi di questo mondo" (Atanasio).

"Canto di risurrezione. Tutte le genti gioiscano d’essere restaurate nel loro capo. L’acclamazione è una gioia del cuore tanto grande che non si può esprimere" (Cassiodoro).

"La vostra luce brilli davanti agli uomini perché glorifichino Dio" (Ilario).

v. 3 "L’ ammirazione per Dio si accompagna a un timore rispettoso. È un timore affettuoso e filiale, dolce, senza amarezza, che genera speranza e non sfiducia" (Cassiodoro).

 

"La tua potenza è grande, anche se i tuoi nemici vogliono chiudere gli occhi davanti alla tua luce e rifiutano di guardare colui che li aiuterebbe a credere. Nonostante i morti risuscitati, i giudei hanno negato la sua risurrezione e l’hanno combattuto dando del danaro alle guardie del sepolcro" (Cirillo di Alessandria).

"Davanti alla grandezza delle tue opere ci saranno ugualmente degli empi che non vorranno credere" (Teodoreto).

v. 4 "I giudei possono rinnegarti, ma tutta la terra ti adorerà, soprattutto le genti" (Cirillo di Alessandria).

"Non insultate quanti sono fuori dalla chiesa: Dio può farli entrare" (Agostino).

v. 5 "Tutto ciò che l’uomo potrà dire non assomiglia ai pensieri di Dio: questi lo riempiono di stupore" (Origene).

v. 6 "Il Dio che è venuto nella carne è lo stesso che, in passato, ha prosciugato il mare Rosso" (Atanasio).

"In passato il Signore camminò innanzi e il popolo passò dietro di lui (cfr. Gs 3); allo stesso modo, lavàti dal battesimo, camminando dietro a colui nel quale siamo rinati, entriamo nella terra dei viventi" (Girolamo).

"Quando il popolo ebreo passò il mare, annunciava il battesimo che il Cristo avrebbe dato. È in lui la sorgente della nostra gioia e il principio della nostra salvezza" (Cassiodoro).

"Non stupirti quando ti si racconta la storia del primitivo popolo di Dio. A te, cristiano, che hai passato i flutti del Giordano col sacramento del battesimo, la parola di Dio promette beni più grandi e più alti. E non credere che questa storia non ti riguardi: tutto si realizza in te, in modo spirituale. Quando arriverai alle fonti spirituali del battesimo e sarai stato iniziato ai misteri sublimi, allora avrai attraversato il Giordano ed entrerai nella terra promessa" (Origene).

"Verrà un tempo in cui gioiremo nel fiume della rigenerazione: è il Giordano ove Giovanni predicherà la remissione dei peccati e ove il Signore stesso verrà per farne il lavacro della nuova nascita" (Eusebio).

"Più grande del Giordano è il battesimo: le sue acque, mescolate all’olio, lavano i peccati di tutti" (Efrem).

"Gioiremo nel Cristo. Lui, che fu umiliato quaggiù, è Signore per l’eternità; anche la nostra gioia, che ci conforma a lui, sarà eterna" (Girolamo).

v. 7 «"Con la sua forza domina in eterno". Queste parole contrastano con la situazione dei re della terra che non regnano né in virtù di un potere che proviene da loro né per sempre"» (Cassiodoro).

"Lo sguardo di Dio è una promessa di riconciliazione: guarda le genti con uno sguardo propizio. Il Signore volge il suo sguardo sulle genti; i raggi di luce che escono dai suoi occhi rendono le anime capaci di Dio e le mostrano tali" (Eusebio).

"Il Signore illumina quelli che guarda e che ha deciso di visitare per salvarli" (Cassiodoro).

"I ribelli sono quanti rifiutano il vangelo" (Eusebio)

"Un castigo attende gli increduli che si vantano della loro incredulità" (Teodoreto).

"I ribelli sono i giudei che contano troppo sulla discendenza da Abramo" (Girolamo).

"Quanti provocano la collera di Dio sogliono esaltarsi in se stessi: ciò fa parte delle infermità della nostra natura" (Cassiodoro).

v. 8 "Il nostro Dio è il Dio d’Israele. Sulla terra ora si possono vedere tutte le genti lodare non gli dèi dei loro padri, ma l’unico Dio" (Eusebio).

v. 9 "Dio non si è occupato solo degli antichi, ma si occupa di me, di ciascuno. Non ha lasciato vacillare i passi degli evangelizzatori. La predicazione del vangelo, che avrebbe dovuto naufragare mille volte, trionfa ovunque" (Eusebio).

"Dio fa passare da morte a vita" (Atanasio).

"Dio ha fatto entrare nella vita l’anima dei martiri, e questi non sono venuti meno nei tormenti" (Ilario).

vv. 10-12 "Lo Spirito profetizza le afflizioni degli apostoli" (Cirillo di Alessandria).

"È attraverso molte tribolazione che si entra nel regno di Dio (cfr. At 14,21)" (Origene).

"Ci hai fatto passare attraverso il fuoco e l’acqua per mezzo del battesimo" (Atanasio).

"Sei tu che ci hai guidati, sei tu che hai fatto tutto; noi non avremmo potuto sopportare questo né venirne fuori" (Eusebio).

"Dopo aver perdonato i nostri peccati ci hai condotti al luogo del sollievo" (Atanasio).

"Il sollievo è la risurrezione e la beatitudine" (Ilario).

"Il sollievo è il Cristo, al quale giungono i martiri" (Girolamo).

vv. 13-14 "La tua casa è la dimora celeste. Olocausti è un modo di dire per esprimere la totale consacrazione a Dio" (Atanasio).

"È l’olocausto di se stessi che i martiri hanno offerto a Dio" (Ilario).

"Purificàti da tutte le colpe descritte nelle righe precedenti, entreremo nella Gerusalemme celeste" (Atanasio).

"Osserverò ciò che ho promesso nel battesimo" (Atanasio).

v. 15 "Offrirò tutto me stesso, con la mia preghiera e le mie opere" (Atanasio).

"È un simbolo per esprimere che dobbiamo dare a Dio il meglio di noi stessi" (Teodoreto).

v. 16 "Voglio che tutti voi, che servite Dio, sappiate quali grandi benefici ho ricevuto da lui" (Teodoreto).

"Quanto ha fatto per me: mi ha messo in comunicazione con la Vita e mi ha condotto al riposo eterno" (Ilario).

v. 17 "Il grido interiore generato da un cuore ardente d’amore" (Cirillo di Alessandria).

v. 18 "Ha coscienza della sua innocenza. Meravigliosa fiducia dei santi!" (Cirillo di Alessandria).

v. 19 "La preghiera pura del cuore puro non è respinta e la misericordia non è lontana dalla preghiera" (Cirillo d’Alessandria).

 

SALMO 67

67 (66) Preghiera collettiva

dopo il raccolto annuale

1 Al maestro del coro. Su strumenti a corda. Salmo. Canto.

2 Dio abbia pietà di noi e ci benedica,

su di noi faccia splendere il suo volto;

3 perché si conosca sulla terra la tua via,

fra tutte le genti la tua salvezza.

4 Ti lodino i popoli, Dio,

ti lodino i popoli tutti.

5 Esultino le genti e si rallegrino,

perché giudichi i popoli con giustizia,

governi le nazioni sulla terra.

6 Ti lodino i popoli, Dio,

ti lodino i popoli tutti.

7 La terra ha dato il suo frutto.

Ci benedica Dio, il nostro Dio,

8 ci benedica Dio

e lo temano tutti i confini della terra.

Il buon raccolto è il segno visibile della benedizione di Dio. Questa benedizione parte da Dio e si effonde sull’uomo e riparte dall’uomo beneficato per risalire a Dio.

La terra sassosa della Palestina si trasforma in un campo ricco di frutti divenendo così un segnale elevato tra le altre terre. La prosperità agricola è un segno vivo di benedizione e di gioia, una verifica concreta della tenerezza amorosa di Dio verso le sue creature. Leggiamo nel libro di Gioele 2,21-24: "Non temere, terra, ma rallegrati e gioisci, perché grandi cose ha fatto Dio. Non temete, animali della campagna, perché i pascoli del deserto hanno germogliato, perché gli alberi producono i frutti, la vite e il fico danno il loro vigore. Voi, figli di Sion, rallegratevi, gioite nel Signore vostro Dio, perché vi dà la pioggia in misura giusta, per voi fa scendere l’acqua, la pioggia d’autunno e di primavera, come in passato. Le aie si riempiranno di mosto e di olio".

Il coro universale dei popoli è invitato ad associarsi alla voce d’Israele. Nel ringraziamento d’Israele trova posto anche la voce dell’umanità intera.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Questo salmo annuncia che il Verbo di Dio si manifesterà tra gli uomini. Il profeta prega per affrettare l’incarnazione che porterà tutte le benedizioni messianiche e soprattutto la conoscenza di Dio" (Atanasio).

«Questo salmo annuncia l’incarnazione del Cristo, la chiamata delle genti e l’epifania di Dio per mezzo del Figlio: "Chi vede me, vede il Padre" (Gv 14,9)» (Origene).

"La benedizione serve propriamente per moltiplicare e compiere la promessa: Dio ci ha benedetti con una tale generosità che può riempire la terra di figli, adottati per essere coeredi del Figlio suo. Ha generato il Figlio unigenito, ma non ha voluto che resti solo... gli ha dato dei fratelli: non per generazione, ma per adozione" (Agostino).

"Mostraci il tuo volto perché possiamo evangelizzare le genti" (Atanasio).

"Illuminàti dalla tua luce faremo conoscere a tutte le genti il tuo Salvatore" (Eusebio).

"Hai impresso su di noi il tuo volto, ci hai fatti a tua immagine e somiglianza... non è bene che la tua immagine resti oscurata. Invia un raggio della tua sapienza perché risplenda in noi la tua immagine. O anima riscattata dal sangue dell’Agnello immacolato, pensa a quanto vali. Portiamo in noi l’immagine del tuo volto: possa apparire come volto tuo; e se appare un po’ deformata dal mio mio peccato, riforma ciò che tu avevi formato" (Agostino).

"Dio ci faccia misericordia! E come segno di misericordia ci darà la benedizione che dissiperà l’antica maledizione. Faccia risplendere il suo volto su di noi affinché lo possiamo incontrare non triste per i nostri peccati, ma pieno di gioia per le nostre virtù. Ma chi è questo volto? È il Figlio, splendore della gloria del Padre" (Girolamo).

v. 3 "La tua via è il Cristo, la tua salvezza è Gesù" (Agostino).

"Quanti comprendono solo le cose terrene, imparino a conoscere la tua via, la tua salvezza, il tuo Cristo: illuminàti dal tuo volto, avremo la rivelazione del mistero nascosto fin dalla formazione del mondo (cfr. 1Cor 2,7)" (Girolamo).

v. 4 "Lo spirito profetico annuncia che tutti i popoli confesseranno il Cristo" (Atanasio).

"La salvezza si è fatta conoscere a tutte le genti" (Cirillo di Alessandria).

"Ti lodino i popoli, o Dio. Non solo il popolo ebreo, ma tutti i popoli. Ti confessino nel Figlio, ti lodino nel Figlio, ti adorino nel Figlio" (Girolamo).

v. 5 "La gioia delle genti scaturirà dall’annuncio del vangelo e dalla remissione dei peccati" (Ilario).

"Esultino le genti e si rallegrino! Del tuo giudizio? Ma è terribile! Sì, ma tu guidi le genti sulla terra, cioè le correggi: il loro modo di vivere non era retto, ma tu le avevi fatte passare per la Via, il Cristo tuo Figlio; ora tutti veniamo a te, per una sola Via" (Girolamo).

vv. 7-8 "È nel Cristo che la terra, per la prima volta, ha dato il suo frutto: il frutto perduto dal primo Adamo è reso nel nuovo Adamo. La terra di Adamo e ogni terreno che gli assomiglia produce frutti maledetti, ma ogni terra che si conforma al nuovo Adamo porta frutto di conoscenza di Dio e di virtù" (Ilario).

«La terra ha dato il suo frutto! La Terra! La Vergine Maria che è della nostra terra, della nostra razza, di questa argilla, di questo fango, della discendenza di Adamo! La terra ha dato il suo frutto: il frutto perduto nel paradiso è qui ritrovato. Dapprima ha dato il fiore: "Io sono un fiore del campo, il giglio delle valli" (Ct 2,1). Questo fiore è divenuto frutto: frutto perché mangiamo la sua carne. Frutto vergine nato da una vergine, Signore nato dallo schiavo, Dio nato dall’uomo, Figlio nato dalla donna, frutto nato dalla terra. E ricordate: "Se il grano di frumento non cade in terra e non muore, non produce molto frutto (Gv 12,24)". La terra ha dato il suo frutto, ha dato il chicco di grano; il chicco è caduto in terra, è morto, ha prodotto molto frutto, si è moltiplicato nella spiga. Per la risurrezione di tutti, il chicco di grano è caduto in terra e la messe abbondante comincia a mostrarsi» (Girolamo).

"Sei benedetta fra le donne e il frutto del tuo seno è benedetto. È Gesù il frutto del grembo, il fiore del ceppo di Iesse; il ceppo è Maria, il fiore di Maria è il Cristo che, come il frutto di un albero buono, porta frutto in noi" (Ambrogio).

"La terra ha dato il suo frutto quando la moltitudine delle genti ha accolto il Salvatore" (Cassiodoro).

«Prima è in noi la benedizione del Signore e da essa segue che noi possiamo benedire il Signore. Quella è la pioggia, questo è il frutto; e, come tale, viene consegnato a Dio, che da buon agricoltore ci irriga e ci coltiva... Volgi lo sguardo dove vuoi, verso gli angeli o verso i profeti: per mezzo loro è Dio che ti istruisce. Riconosci il tuo giardiniere!... Il Cristo ha detto: "Mio Padre è l’agricoltore" (Gv 15,1). L’anima nostra ha sete, gridi dunque verso di lui: "Sono davanti a te come terra riarsa" (Sal 143,6)» (Agostino).

«Il Cristo Gesù è della terra, ma oltrepassa i limiti della terra: la carne del nostro Redentore prende la sua sostanza dalla terra, ma domina nelle altezze, in tutta la sua forza. È di lui che è detto: "In quel giorno il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento" (Is 4,2). Infatti il nostro Creatore, incarnato per noi, si è fatto per noi frutto della terra: ma è frutto sublime, perché quest’uomo, nato sulla terra, regna nei cieli al di sopra degli angeli» (Gregorio Magno).

"Maria ha dato il suo frutto... affinché questo frutto, nella Trinità, ci benedica" (Arnobio il giovane).

"Il Cristo è il frutto promesso a Davide" (Ilario).

"Il frutto della maestà divina è colto sul nostro albero. Beate le mani sacre del Sacerdote che l’ha offerto... Il frutto della vita, che i nostri progenitori avevano abbandonato nel giardino dell’Eden, ha seguito sulla terra i due disertori, per essere mangiato da loro, là ove si trovavano. I cherubini con la spada di fiamma, che vegliavano sull’albero della vita nell’Eden, hanno deposto la loro spada. Perché il frutto che custodivano se ne va sulla terra" (Efrem).

«Il salmista attende la benedizione per eccellenza che è: "Venite, benedetti del Padre mio" (Mt 25,34)» (Agostino).

"Ricorda Dio tre volte: ciò equivale a confessare la santa Trinità" (Cirillo di Alessandria).

"Ci benedica Dio: il Padre; il nostro Dio: il Figlio; ci benedica Dio: lo Spirito santo. Riconoscete il mistero della Trinità racchiuso in questo versetto: la terra ha dato il suo frutto e questo frutto contiene tutto il mistero della Trinità. Colui che è Dio di tutti per natura, si è fatto nostro Dio. Ci benedica Dio e cacci l’antica maledizione. La maledizione ci aveva cacciati dal paradiso: sia la benedizione a ricondurci là. La terra ha dato il suo frutto, Maria ha generato il Salvatore" (Girolamo).

"Lo temano tutti i confini della terra: tutti i popoli onorino Dio, attirando così la sua benedizione" (Teodoreto).

 

SALMO 68

68 (67) La gloriosa epopea di Israele

1 Al maestro del coro. Di Davide. Salmo. Canto.

2 Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano

e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.

3 Come si disperde il fumo, tu li disperdi;

come fonde la cera di fronte al fuoco,

periscano gli empi davanti a Dio.

4 I giusti invece si rallegrino,

esultino davanti a Dio

e cantino di gioia.

5 Cantate a Dio, inneggiate al suo nome,

spianate la strada a chi cavalca le nubi:

«Signore» è il suo nome,

gioite davanti a lui.

6 Padre degli orfani e difensore delle vedove

è Dio nella sua santa dimora.

7 Ai derelitti Dio fa abitare una casa,

fa uscire con gioia i prigionieri;

solo i ribelli abbandona in arida terra.

8 Dio, quando uscivi davanti al tuo popolo,

quando camminavi per il deserto,

9 la terra tremò, stillarono i cieli

davanti al Dio del Sinai,

davanti a Dio, il Dio di Israele.

10 Pioggia abbondante riversavi, o Dio,

rinvigorivi la tua eredità esausta.

11 E il tuo popolo abitò il paese

che nel tuo amore, o Dio, preparasti al misero.

12 Il Signore annunzia una notizia,

le messaggere di vittoria sono grande schiera:

13 «Fuggono i re, fuggono gli eserciti,

anche le donne si dividono il bottino.

14 Mentre voi dormite tra gli ovili,

splendono d’argento le ali della colomba,

le sue piume di riflessi d’oro».

15 Quando disperdeva i re l’Onnipotente,

nevicava sullo Zalmon.

16 Monte di Dio, il monte di Basan,

monte dalle alte cime, il monte di Basan.

17 Perché invidiate, o monti dalle alte cime,

il monte che Dio ha scelto a sua dimora?

Il Signore lo abiterà per sempre.

18 I carri di Dio sono migliaia e migliaia:

il Signore viene dal Sinai nel santuario.

19 Sei salito in alto conducendo prigionieri,

hai ricevuto uomini in tributo:

anche i ribelli abiteranno

presso il Signore Dio.

20 Benedetto il Signore sempre;

ha cura di noi il Dio della salvezza.

21 Il nostro Dio è un Dio che salva;

il Signore Dio libera dalla morte.

22 Sì, Dio schiaccerà il capo dei suoi nemici,

la testa altèra di chi percorre la via del delitto.

23 Ha detto il Signore: «Da Basan li farò tornare,

li farò tornare dagli abissi del mare,

24 perché il tuo piede si bagni nel sangue,

e la lingua dei tuoi cani riceva la sua parte tra i nemici».

25 Appare il tuo corteo, Dio,

il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario.

26 Precedono i cantori, seguono ultimi i citaredi,

in mezzo le fanciulle che battono cémbali.

27 «Benedite Dio nelle vostre assemblee,

benedite il Signore, voi della stirpe di Israele».

28 Ecco, Beniamino, il più giovane,

guida i capi di Giuda nelle loro schiere,

i capi di Zàbulon, i capi di Nèftali.

29 Dispiega, Dio, la tua potenza,

conferma, Dio, quanto hai fatto per noi.

30 Per il tuo tempio, in Gerusalemme,

a te i re porteranno doni.

31 Minaccia la belva dei canneti,

il branco dei tori con i vitelli dei popoli:

si prostrino portando verghe d’argento;

disperdi i popoli che amano la guerra.

32 Verranno i grandi dall’Egitto,

l’Etiopia tenderà le mani a Dio.

33 Regni della terra, cantate a Dio,

cantate inni al Signore;

34 egli nei cieli cavalca, nei cieli eterni,

ecco, tuona con voce potente.

35 Riconoscete a Dio la sua potenza,

la sua maestà su Israele,

la sua potenza sopra le nubi.

36 Terribile sei, Dio, dal tuo santuario;

il Dio d’Israele dà forza e vigore al suo popolo,

sia benedetto Dio.

Questo salmo è il "Te Deum" d’Israele. È la pagina più difficile di tutto il salterio. "È un salmo monumentale, simile a una cattedrale grandiosa e semplice nella sua idea generale, ricca nei dettagli, ma con parti in rovina e ornamenti cancellati" (Brillet).

Il salmo 68 secondo la "Vita di Antonio" attribuita a s. Atanasio era la preghiera del famoso padre del deserto durante le tentazioni: "I conoscenti andavano là e lo udivano cantare i salmi: Sorga Dio e vengano dispersi i suoi nemici e coloro che lo odiano fuggano dal suo cospetto. Come si dilegua il fumo essi si dileguino. Come la cera si scioglie al cospetto del fuoco, così periscano i peccatori al cospetto di Dio".

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Profezia della venuta del Cristo. Questa venuta comporta la sconfitta dei nemici, la liberazione degli schiavi da parte dello stesso Dio che un tempo fece uscire Israele dall’Egitto, il dono dello Spirito, la conversione di una folla immensa, l’elezione degli apostoli e l’ascensione del Signore" (Agostino).

«"Sorga Dio!" è a un tempo il grido di guerra contro i demoni e la parola della risurrezione: infatti ogni profezia è evangelica» (Eusebio).

"Quando Dio si è fatto uomo i suoi nemici sono stati dispersi e quelli che lo odiavano sono fuggiti" (Cirillo di Alessandria).

"Questo salmo è pieno dei misteri del vangelo ed è particolarmente singolare per la descrizione dell’ascensione del Cristo. Il profeta invoca il compimento di ciò che sa dover avvenire: la risurrezione del Cristo e la dispersione dei suoi nemici" (Cassiodoro).

v. 3 "Il salmista si augura non che siano annientati, ma che cessino di peccare, che la durezza del loro cuore sia sciolta come cera" (Girolamo).

"Dio non odia nessuna delle sue opere: ma quanti disertano e si allontanano da lui si fanno volontariamente suoi nemici" (Eusebio).

v. 4 "Questo versetto mostra che gli anatemi precedenti non sono contro gli uomini, ma contro i demoni. Quando i demoni sono vinti, gli uomini si rallegrano ed esultano davanti a Dio" (Teodoreto).

"Sconfitta dei nemici e gioia degli eletti: è il giudizio" (Ilario).

"È sotto lo sguardo di Dio, è alla sua presenza che si trova la vera gioia. Si dilettano nella loro stessa gioia sapendo che non la perderanno mai" (Cassiodoro).

v. 5 "Spianate la strada: gli apostoli affrettino il loro cammino verso le genti per spianare la via al Signore. Andate, ammaestrate tutte le genti (Mt 28,19). Dio vuole abitare nelle anime e passeggiarvi (cfr. Is 40,3)" (Teodoreto).

"Dobbiamo preparargli la strada appianando gli ostacoli del nostro orgoglio" (Ilario).

"Esultate davanti a lui: non esultate davanti agli uomini, ma solo davanti a lui. Qualunque sia la pena che voi possiate soffrire, il pensiero della ricompensa vi consolerà sempre" (Cassiodoro).

"Spianiamo la via al Signore nei nostri cuori. La nostra gioia sia il suo sguardo e non i piaceri del mondo" (Girolamo).

v. 6 "Gli orfani, le vedove. È la condizione umana nella sua desolazione" (Ilario).

"La santa dimora di Dio sono le anime sante" (Cirillo di Alessandria).

"Dopo la discesa agli inferi il Cristo è risalito nel suo luogo santo" (Atanasio).

v. 7 "Fa abitare una casa a quelli che gli consacrano la vita. Questa casa è la città celeste" (Origene).

"Farà abitare nella sua casa quelli che vivono per lui" (Atanasio).

"Quelli che erano incatenati dal diavolo, il Cristo li ha fatti risorgere con lui" (Eusebio)

"Li ha fatti uscire dal sepolcro e li ha condotti alla vita" (Ilario).

"Ha tratto fuori dall’infelicità quanti provocano l’ira di Dio e la cui anima è morta" (Girolamo).

v. 8 "Quando uscivi: allusione all’uscita dall’Egitto, quando Dio li precedeva nella colonna di nubi nel deserto. Ma ancor più è il Cristo che cammina davanti al suo popolo, davanti agli incatenati che ha liberato con la sua forza. Il deserto rappresenta dunque le genti alle quali non era giunto nessun profeta e che erano come un deserto privato della parola di Dio" (Cassiodoro).

"Lo stesso Dio ha condotto Israele nel deserto e ha visitato il deserto delle genti col suo vangelo. Alla manna del Sinai corrisponde il corpo e il sangue di Cristo nella chiesa" (Girolamo).

v. 9 "Tutta la terra apprese le meraviglie dell’uscita dall’Egitto e ne fu stupita" (Cirillo di Alessandria).

"Al momento della crocifissione la terra tremò; a Pentecoste la grazia dello Spirito santo scese come gocce di rugiada. È Dio che ha fatto questo: è lo stesso Dio che è apparso sul monte Sinai ai nostri padri, che ha sofferto la passione e che ha inviato lo Spirito santo" (Teodoreto).

"I cieli stillano la manna e gli oracoli divini. Il popolo ebreo era bambino e i cieli stillarono per lui come una nutrice che allatta il bambino" (Eusebio).

v. 10 «La pioggia abbondante è, in senso storico, la manna; in senso spirituale è la parola evangelica e il Cristo stesso disceso dal cielo: "Scenderà come pioggia sull’erba, come acqua che irrora la terra" (Sal 72,6)» (Cirillo di Alessandria).

"Le genti erano malate; tu le hai ristabilite e portate a perfezione con l’annuncio del vangelo" (Atanasio).

"Israele era l’eredità del Signore. Questa eredità si era estenuata quando i giudei rifiutarono di credere nel Salvatore; ma questi l’ha portata a perfezione facendo entrare le genti" (Cassiodoro).

v. 11 "Il povero è la natura umana" (Teodoreto)

"Il povero è il Cristo che ha preso forma di servo, svuotandosi dalla forma di Dio (Fil 2,7)" (Ilario).

v. 12 "Il Signore dà la parola divina agli evangelisti ed essi l’annunciano con potenza. Il Verbo è a un tempo colui che dà la parola e colui che è annunciato" (Eusebio).

"È la parola degli apostoli che Dio conferma per mezzo di miracoli" (Cirillo di Alessandria).

"Per diffondere il vangelo, il Signore darà la sua parola con le virtù (la grande schiera) del Cristo" (Ilario).

v. 13 "Gli apostoli si spartiscono l’evangelizzazione delle genti, che sono il bottino della santa chiesa" (Cirillo di Alessandria).

"Le spoglie del diavolo sono trasferite entro la chiesa da colui che ha vinto il forte armato" (Cassiodoro).

v. 14 "La colomba è lo Spirito santo" (Ilario).

"La colomba è la chiesa" (Cassiodoro).

vv. 15-17 "Il monte di Dio è il Signore, la pietra estratta dalla montagna senza l’intervento dell’uomo e che occupa tutta la terra (cfr. Dn 2,35). Il Signore abiterà sempre nel suo corpo nato dalla Vergine perché è salito al cielo col corpo" (Girolamo).

"Il Cristo è il monte dei monti, il santo dei santi, il signore dei signori" (Cassiodoro).

vv. 18-19 «L’armata di Dio sono gli spiriti celesti. Il Signore è in mezzo a loro, il Dio che ha dato la legge sul Sinai e che, elevandosi in alto, cioè salendo sulla croce, ha trascinato con sé, come prigionieri, quanti erano prigionieri del diavolo. L’aveva promesso quando disse: "Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me" (Gv 12,32)» (Atanasio).

"Anticamente il Signore è sceso sul Sinai, ma ora scende nell’uomo che assume. Ha imprigionato i prigionieri che erano trattenuti dal diavolo e li ha fatti entrare, al suo seguito, nella vita eterna. È così che ha fatto entrare come prigioniera la carne assunta. Ha ricevuto dal Padre gli uomini come tributo. Ha ricevuto come uomo, dona come Dio. E anche ciò che ha ricevuto, lo ha ricevuto per gli uomini, per donarlo, perché lui non manca di nulla. Ha dato agli uomini le grazie spirituali" (Girolamo).

"È disceso agli inferi, poi ha condotto in cielo quanti aveva liberato dalla schiavitù: ecco il bottino! Non si può esprimere meglio il trionfo del vincitore" (Cassiodoro).

"Il Cristo riconduce la natura umana dal peccato e dall’ignoranza alla virtù e alla conoscenza di Dio" (Origene).

"Il quadro della grande festa trionfale continua. Distribuzione dei doni: lo Spirito scende sugli apostoli e distribuisce le grazie come vuole, secondo la misura del dono di Cristo (cfr. Ef 4,7). Converte quelli che non credono; poiché è misericordioso dà loro la fede che non hanno: è la grazia che ci previene" (Cassiodoro).

«L’amore grande col quale Cristo ci unisce a sé come sue membra fa sì che riceva in noi quello che lui ci dona. Per questo, rivolgendosi a colui che ha dato doni agli uomini, il profeta esclama: "Hai ricevuto doni per l’uomo"» (Baldovino di Ford).

"Il Padre dona al Figlio uomini disubbidienti; il Figlio, per mezzo dello Spirito, li rende figli di Dio" (Cirillo di Alessandria).

"Ha istituito la chiesa tra gli uomini e abita anche presso gli increduli" (Eusebio).

v. 20 "Dopo la descrizione del trionfo, vengono le lodi e il rendimento di grazie. Colui che è salito nell’alto dei cieli condurrà a buon fine il cammino della nostra vita. Questo cammino è già appianato per il fatto che il mondo ha conosciuto il suo Salvatore, l’ha visto, l’ha riconosciuto nella sua incarnazione" (Cassiodoro).

"Il Signore è benedetto per tutto ciò che è venuto prima e per il cammino che ci prepara, cammino che conduce a lui. Ci condurrà a buon fine. Puoi rimanere tranquillo, o peccatore! Non dubitare che non ti accada ogni giorno qualcosa per cui tu non debba benedire il Signore. Il salmista ha fatto bene a dire: "delle nostre salvezze", al plurale, perché saremo salvati tutte le volte in cui cadremo in peccato" (Girolamo).

v. 21 "Il salmista confida che Dio strappi dalla morte quanti sacrificano la loro vita per annunciare il vangelo" (Atanasio).

"Il nostro Dio è pronto a salvare perché si è incarnato per questo" (Girolamo).

"Dio, che è la sola sorgente di salvezza, è il solo che ha trovato un’uscita dalla morte, risuscitando dai morti" (Cirillo di Alessandria).

"Gesù, risuscitando per primo, ha preparato la via per gli altri" (Atanasio).

v. 22 "Uscito dalla morte, il Cristo stritola le teste del diavolo, cioè le teste del drago nel mare. Il diavolo ha tante teste quanti sono i peccati che si commettono" (Girolamo).

"La testa dei nemici è la testa del drago (cfr. Sal 74,13-14)" (Eusebio).

"Allusione al serpente, il cui capo sarà stritolato (cfr. Gen 3,15)" (Atanasio).

v. 23 "È il Cristo che parla" (Eusebio)

"Quanti sono sommersi nel vizio, li farò ritornare a me" (Cirillo di Alessandria).

"Li condurrò al battesimo" (Atanasio).

"Le profondità del mare sono simbolo del mondo corrotto" (Cassiodoro).

v. 24 "Se si convertono è perché le potenze avverse sono distrutte. Nella sua vittoria, il loro sangue sprizza sulle sue vesti (cfr. Is 63,3). Ma questo è un modo di parlare figurato: come i vincitori abitualmente sporcano di sangue i loro piedi, camminando sui cadaveri, così il salmista rappresenta Dio come un guerriero vincitore che trionfa sul nemico e libera gli oppressi" (Cirillo di Alessandria).

"È scritto: Il tuo piede s’immerga nel sangue. Anche voi, dunque, bagnate i passi della vostra anima e quelli del vostro spirito nella confessione ferma della croce del Signore" (Ambrogio).

"I piedi del Cristo sono stati coperti dal suo sangue; il suo sangue è colato anche sui nemici, per guarirli" (Girolamo).

v. 29 "Il salmista supplica Dio di inviare il Messia. La potenza di Dio è il Cristo" (Ilario).

v. 30 "Conferma, Signore, la grazia che ci hai donato per il tuo tempio, che ti sei preso in mezzo a noi e che hai innalzato al di sopra di tutte le potenze di ogni nome che possa essere nominato non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro (cfr. Fil 2,9-10)" (Teodoreto).

"Conferma il dono del battesimo con l’effusione dello Spirito" (Girolamo).

"I cristiani portano i loro doni, offrono se stessi a Dio come ostia vivente e gradita" (Girolamo).

v. 31 "La belva dei canneti è il diavolo" (Atanasio).

v. 32 "Quando saranno vinti i demoni, gli egiziani (considerati come i più idolatri) e gli etiopi (che abitano le estremità della terra) verranno per ascoltare l’annuncio del vangelo (cfr. At 8,27 ss.)" (Atanasio).

"L’Egitto e l’Etiopia offriranno anime pure perché dove abbondò il peccato sovrabbonderà la grazia (cfr. Rm 5,20)" (Girolamo).

"Tendere la mano è una metafora militare: è la mano disarmata, tesa al vincitore per chiedere grazia" (Cassiodoro).

v. 33 "I regni della terra sono gli stessi regni che il Cristo ha rifiutato di prendere dal diavolo per riceverli poi dal Padre" (Origene).

v. 34 "Era disceso nascondendo lo splendore della sua divinità; risale nella gloria" (Eusebio).

"Profezia dell’ascensione. Il Signore risale dagli inferi e ascende nel più alto dei cieli. La sua voce potente è la voce che farà risorgere tutti i morti. Al suo comando risorgeranno (cfr. Gv 5,25)" (Atanasio).

v. 35 "Glorificate Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito" (Atanasio).

v. 36 "Dio è mirabile nei suoi santi perché, dopo molte tribolazioni, li fa salire nell’alto dei cieli" (Girolamo).

"Dà forza e vigore al suo popolo quando dona loro lo Spirito santo" (Atanasio).

"Dà forza e vigore al suo popolo per sopportare le sofferenze di questo mondo e resistere agli spiriti malvagi" (Girolamo).

 

SALMO 69

69 (68) Lamento

1 Al maestro del coro. Su «I gigli». Di Davide.

2 Salvami, o Dio:

l’acqua mi giunge alla gola.

3 Affondo nel fango e non ho sostegno;

sono caduto in acque profonde

e l’onda mi travolge.

4 Sono sfinito dal gridare,

riarse sono le mie fauci;

i miei occhi si consumano

nell’attesa del mio Dio.

5 Più numerosi dei capelli del mio capo

sono coloro che mi odiano senza ragione.

Sono potenti i nemici che mi calunniano:

quanto non ho rubato, lo dovrei restituire?

6 Dio, tu conosci la mia stoltezza

e le mie colpe non ti sono nascoste.

7 Chi spera in te, a causa mia non sia confuso,

Signore, Dio degli eserciti;

per me non si vergogni

chi ti cerca, Dio d’Israele.

8 Per te io sopporto l’insulto

e la vergogna mi copre la faccia;

9 sono un estraneo per i miei fratelli,

un forestiero per i figli di mia madre.

10 Poiché mi divora lo zelo per la tua casa,

ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta.

11 Mi sono estenuato nel digiuno

ed è stata per me un’infamia.

12 Ho indossato come vestito un sacco

e sono diventato il loro scherno.

13 Sparlavano di me quanti sedevano alla porta,

gli ubriachi mi dileggiavano.

14 Ma io innalzo a te la mia preghiera,

Signore, nel tempo della benevolenza;

per la grandezza della tua bontà, rispondimi,

per la fedeltà della tua salvezza, o Dio.

15 Salvami dal fango, che io non affondi,

liberami dai miei nemici

e dalle acque profonde.

16 Non mi sommergano i flutti delle acque

e il vortice non mi travolga,

l’abisso non chiuda su di me la sua bocca.

17 Rispondimi, Signore, benefica è la tua grazia;

volgiti a me nella tua grande tenerezza.

18 Non nascondere il volto al tuo servo,

sono in pericolo: presto, rispondimi.

19 Avvicinati a me, riscattami,

salvami dai miei nemici.

20 Tu conosci la mia infamia,

la mia vergogna e il mio disonore;

davanti a te sono tutti i miei nemici.

21 L’insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno.

Ho atteso compassione, ma invano,

consolatori, ma non ne ho trovati.

22 Hanno messo nel mio cibo veleno

e quando avevo sete mi hanno dato aceto.

23 La loro tavola sia per essi un laccio,

una insidia i loro banchetti.

24 Si offuschino i loro occhi, non vedano;

sfibra per sempre i loro fianchi.

25 Riversa su di loro il tuo sdegno,

li raggiunga la tua ira ardente.

26 La loro casa sia desolata,

senza abitanti la loro tenda;

27 perché inseguono colui che hai percosso,

aggiungono dolore a chi tu hai ferito.

28 Imputa loro colpa su colpa

e non ottengano la tua giustizia.

29 Siano cancellati dal libro dei viventi

e tra i giusti non siano iscritti.

30 Io sono infelice e sofferente;

la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.

31 Loderò il nome di Dio con il canto,

lo esalterò con azioni di grazie,

32 che il Signore gradirà più dei tori,

più dei giovenchi con corna e unghie.

33 Vedano gli umili e si rallegrino;

si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,

34 poiché il Signore ascolta i poveri

e non disprezza i suoi che sono prigionieri.

35 A lui acclamino i cieli e la terra,

i mari e quanto in essi si muove.

36 Perché Dio salverà Sion,

ricostruirà le città di Giuda:

vi abiteranno e ne avranno il possesso.

37 La stirpe dei suoi servi ne sarà erede,

e chi ama il suo nome vi porrà dimora.

Il salmo 69 è tra i più citati del Nuovo Testamento. Il salmista vede se stesso in quella tipica situazione del perseguitato seguace di Dio, nella quale si continua a intravedere il destino del Salvatore futuro (cfr. Is 53; Sal 22). È questo il motivo per cui il salmo si presta a molte citazioni nel Nuovo Testamento. Con immagini eloquenti, il salmista descrive il pericolo che sovrasta la sua vita. Ma, per quanto si senta innocente nei suoi rapporti con gli uomini, sa di essere peccatore davanti a Dio, nel suo intimo. Egli è stato un difensore zelante dell’onore di Dio e del suo tempio. Ora che le cose vanno così male per lui, gli dispiace perché ciò va a scapito dell’onore e del credito di Dio e della fede dei suoi compagni che la pensano come lui. La sua sorte alimenta le mormorazioni sulla pubblica piazza e nelle bettole (v. 13). Egli auspica che tutto quanto gli avversari meditano e tramano contro di lui ricada su di loro. Per sé il salmista non vuole solo la salvezza dal pericolo mortale, ma la vita per lodare Dio, insieme con quelli che come lui riceveranno la grazia, in una Gerusalemme riedificata e nel restaurato regno di Giuda.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "Questo salmo contiene la preghiera del Signore offerta a nome dell’umanità, le cause e le circostanze della sua passione, i castighi che saranno mandati ai giudei e infine annuncia il culto in spirito e verità" (Atanasio).

«Salmo della passione del Cristo. Parla il Cristo caricato dei nostri peccati. Dicendo che il Cristo ha bevuto l’aceto per compiere le Scritture e ricordando il versetto: "Lo zelo della tua casa mi ha divorato" (Gv 2,17), Giovanni elimina tutti i dubbi che potrebbero sorgere: afferma che tutto il salmo deve essere riferito al Cristo. È il Cristo che parla, conformandosi alla nostra infermità, avendo preso su di sé tutto il carico della miseria umana: è dolente, lui che, come Dio, è estraneo ad ogni necessità, dolore, timore. Si è fatto uomo di carne come noi e parla coi lamenti e le suppliche dei nostri dolori» (Ilario).

"Tutto il salmo parla del Signore nella sua infermità umana. La tempesta è la passione" (Arnobio il giovane)

v. 3 "Il Verbo parla al Padre dal soggiorno dei morti ove è disceso" (Origene).

"Chi dunque chiede di non morire? Colui che ha preso su di sé l’infermità per salvare. Chiede che la morte non lo trattenga prigioniero. I dolori della crocifissione e la malvagità umana penetrano in lui. La causa di questi dolori è nella carne che ha assunto. Dio non poteva attirare a sé dolore e terrore che nella carne del nostro corpo... Discende non solo fino alla carne, ma fino al regno della morte. Tutto il terrore della tempesta che infuria su di noi penetra in lui" (Ilario).

v. 4 "Il Cristo si è estenuato nel gridare. Gesù gridò a gran voce: Chi ha sete venga a me! (Gv 7,37); Gesù gridò: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46); dopo aver di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito (Mt 27,50)" (Eusebio).

«Sono i rimproveri che il Cristo ha rivolto ai giudei, ad alta voce, e le suppliche che rivolge al Padre: "Se è possibile, passi da me questo calice" (Mt 26,39)» (Cassiodoro).

v. 5 "Non era debitore né del peccato né della morte" (Ilario).

"Il ladro era Adamo. Il Cristo per annullare il nostro debito ha pagato personalmente" (Cassiodoro).

"Era necessario che la morte del benedetto pagasse quella dei maledetti. La sua grazia avrebbe cancellato i nostri peccati, perché egli pagava il furto di un altro. L’altro era Adamo: di fronte a lui, al frutto rubato, al comando trasgredito, alle alleanze e ai raggiri sacrileghi, il Cristo offriva se stesso, espiazione unica e soddisfacente, prezzo regale che avrebbe riscattato il colpevole fino a giustificarlo" (Ildeberto di Lavardens).

v. 6 "Di quale stoltezza si tratti, non è importante. Il Cristo si è fatto stolto per gli stolti, senza legge per i senza legge, debole per i deboli (cfr. 1Cor 9,19 ss.). E ancora è stato fatto maledizione (Gal 3,13) e ha detto: Le mie colpe non ti sono nascoste" (Origene).

"La mia stoltezza è la follia della croce" (Cirillo di Alessandria).

"La follia della passione è scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani (1Cor 1,23). Ma tu, Padre, conosci l’economia della croce e il mistero della croce... Dio lo ha fatto peccato per noi, lui che non conosceva il male" (Atanasio).

"Il Cristo parla come capo, per le sue membra" (Cassiodoro).

v. 7 "Ti prego di custodire nella fedeltà e nella perseveranza quelli che credono in me. Non arrossiscano di me. Quanti sperano in me e ti attendono, non restino confusi" (Eusebio).

"Poiché ho accettato di gustare la morte per loro, chiedo che sia abolita l’infamia di questa morte che essi soffrivano. Infatti era un’infamia del regno della morte sull’uomo, creato a immagine di Dio. Con questo il Cristo preannuncia la distruzione della morte con la sua risurrezione" (Atanasio).

"La speranza dei fedeli non venga meno a causa della mia passione, ma sappiamo che sono venuto per far la tua volontà" (Girolamo).

v. 8 "Gli uomini sono umiliati per i loro peccati, ma io sono umiliato per aver fatto la tua volontà" (Eusebio).

"I miei avversari attribuiscono la mia sconfitta alla tua debolezza" (Teodoreto).

"Per volontà del Padre sopporta le ingiurie dei malvagi e anche l’abbandono da parte degli apostoli" (Girolamo).

v. 9 "Il primo obbrobrio è la separazione dai fratelli e dai vicini" (Teodoreto).

"I loro occhi erano incapaci di riconoscerlo... Tu solo sei così forestiero... ? (Lc 24,16-18)" (Girolamo).

v. 10 "Non solo sono diventato un estraneo per loro, ma ho dovuto sopportare oltraggi da parte di uomini le cui opere sono per te un oltraggio" (Atanasio).

"Mi consumo per la tua casa e per la vergogna in cui è caduta" (Teodoreto).

"Ne hanno fatto una spelonca di ladri (cfr. Lc 19,46)" (Girolamo).

"Ciò che accade non è una novità: hanno disprezzato te, Padre, nell’Antico Testamento e ora disprezzano il Figlio" (Origene).

"Il Cristo vendicò le offese fatte a Dio dai cattivi insegnamenti e dai cattivi esempi degli scribi e dei farisei che chiudono il regno dei cieli in faccia agli uomini (cfr. Mt 23,13)" (Eusebio).

"Mi si rimprovera come se fossero miei i peccati dei tuoi nemici. Quando il Cristo è divorato dallo zelo per Dio, è accusato di bestemmia" (Ilario).

v. 11 "Inquieto per la rovina delle anime, digiunavo per loro, ma non ricevevo che ingiurie" (Atanasio).

"Il suo digiuno gli attira questa ingiuria: la tentazione da parte di satana; piange per la mancanza di fede degli uomini, e le sue lacrime sembrano un segno di debolezza; gli ubriaconi si beffano di lui perché generalmente si beffano di qualunque infermità umana: infatti il Cristo prende su di sé tutta l’infermità dell’uomo" (Ilario).

"Il Cristo ha avuto fame e sete della fede dei credenti: ha chiesto da bere alla samaritana" (Agostino).

"Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete (Gv 4,32). Il Cristo aveva fame della salvezza del genere umano e aveva fame della fede della chiesa: non trovava nulla presso i giudei" (Girolamo).

v. 12 "Indossare un sacco significa tristezza e lacrime. Il Cristo e tutti i suoi gesti sono stati come una parabola che spiega un mistero" (Cassiodoro).

v. 13 "Un tempo era alla porta che si tenevano le riunioni" (Teodoreto).

v. 14 "Si prendevano gioco di me, ma io continuavo a offrirti la mia preghiera" (Eusebio).

"Nell’attesa che tutto ciò si compia, i miei occhi sono rivolti a te e attendo il tuo aiuto. Anche se mi insultano e mi rendono male per bene, non cesserò mai di offrirti le mie preghiere per loro (cfr. Lc 23,34)" (Cirillo di Alessandria).

«Non cesso di pregare per loro: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno "(Lc 23,34)» (Atanasio).

v. 15 "Che io non cada nella corruzione come tutto il genere umano che ritorna nel fango e nella polvere" (Girolamo).

v. 17 "Accogliendo pienamente l’economia del mistero, il Cristo gridò con gran voce (cfr. Lc 23,46) e, in preda a sudori, lacrime e gocce di sangue, ricevette la consolazione di un angelo, benché egli fosse il Figlio di Dio (cfr. Lc 22,43-44)" (Atanasio).

"Tu che riscatti gli altri per mezzo della mia passione, china lo sguardo su di me!" (Girolamo).

v. 18 "Nascondere il volto è il gesto degli uomini in collera. Il tuo sguardo basta per dissipare la nube dell’infelicità" (Teodoreto).

"Il tempo incalza ogni uomo" (Cirillo di Alessandria).

v. 19 "Liberami dalla morte che mi tiene prigioniero. I nemici spirituali hanno commesso una ingiustizia contro di noi; il Cristo ci attira la misericordia del Padre" (Atanasio).

v. 20 "Dio era il solo a conoscere" (Ilario).

"L’opera della redenzione, mistero dello Spirito della Sapienza, restava nascosta nel momento in cui si compiva, cosicché nessuno la conobbe fino al tempo fissato. C’era allora un solo uomo, in questo mondo, che conoscesse la Sapienza: il Cristo, che era la sapienza di Dio in persona. E come all’inizio della prima creazione la terra era una cosa deserta e vacua e le tenebre erano sopra la faccia dell’abisso (Gen 1,2), così, in questo inizio della nuova creazione, il mondo intero era informe e vuoto in rapporto alla conoscenza della sapienza e le tenebre dell’ignoranza coprivano il cuore di tutto il genere umano. Tuttavia, senza esitare, consideriamo come un’eccezione la beata Madre di Dio, che era allora tra i viventi. Certamente la sapienza non si era nascosta ai suoi occhi perché lei era profetessa in modo unico: lo Spirito santo aveva fatto confluire nel santuario del suo cuore tutte le profezie" (Ruperto).

v. 21 "Ne ho sfamati a migliaia, ne ho salvati a migliaia, ma non c’è stato nessuno che mi difendesse quando mi hanno dato il fiele e l’aceto" (Arnobio il giovane).

v. 22 "Profezia che si è compiuta al momento della crocifissione" (Origene).

«Dicendo: "Ho sete", Gesù chiedeva la fede. I giudei non gli offrirono che la loro amarezza» (Cassiodoro).

v. 23 "La loro mensa è la sacra Scrittura, che è pane e banchetto. Questa mensa profetizza il Cristo crocifisso, scandalo per i giudei e follia per i gentili (1Cor 1,23). La mensa della Scrittura è divenuta un laccio per i giudei, ma non per le genti. Il Cristo, Sapienza incarnata, è lui stesso mensa: Venite, mangiate il mio pane (Pr 9,5). Ma per i giudei è divenuto laccio, scandalo e castigo, cosicché è stato chiesto conto a questa generazione di tutto il sangue versato da Abele a Zaccaria" (Origene).

"La sacra Scrittura, mensa del popolo ebreo, è divenuta un laccio per loro perché ne sviano il senso: a sua volta, la Scrittura, così stravolta, li distoglie dal credere al Cristo. I loro occhi sono accecati perché rifiutano la luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (Gv 1,9)" (Eusebio).

«La loro mensa: la legge e i profeti, di cui si nutrivano. È uno scandalo che non comprendano che il Signore vi è annunciato. Egli stesso aveva detto loro: "Vostro accusatore è lo stesso Mosè nel quale riponete ogni speranza... poiché egli ha scritto di me" (Gv 5,45-46)» (Girolamo).

v. 24 "L’oscuramento del sole che avvenne alla morte del Cristo fu un segno dell’accecamento del popolo ebreo" (Cirillo di Alessandria).

"Accecàti, i giudei non video il vero sole" (Cassiodoro).

"Immagine della schiavitù che toccherà in sorte ai giudei dopo la presa di Gerusalemme" (Cirillo di Alessandria).

v. 25 "Questa profezia si è compiuta con la rovina di Gerusalemme" (Ilario).

v. 26 "Il salmista predice la distruzione del tempio e della città di Gerusalemme" (Origene).

"Con la rovina di Gerusalemme, le case divennero deserte e il tempio di Dio rimase senza culto" (Cassiodoro).

v. 27 "Poiché il Padre ha permesso che il Figlio soffrisse, si dice che l’ha consegnato. E lui, che si è sottoposto volontariamente alla croce, non è stato accolto: non hanno accettato la sua salvezza. Che il Padre l’abbia consegnato per compiere il suo disegno, non libera dalla colpa gli esecutori di questa volontà divina, perché non hanno agito per piacere a Dio, ma per impulso del loro animo empio e pieno d’invidia. Lui si è umiliato, ma essi lo hanno condannato a morte; e, non contenti della sua morte, hanno rinnegato e attaccato la sua risurrezione" (Cirillo di Alessandria).

"Fu colpito per rialzarci, ferito per guarirci; il sangue e l’acqua che uscirono dal suo costato annunciarono il battesimo per mezzo del quale si va in paradiso. I giudei aggiungono dolore al Cristo perseguitando la chiesa e gli apostoli" (Girolamo).

v. 28 "Non abbiano parte alla giustizia del Cristo, non abbiano parte al suo regno di giustizia" (Cassiodoro).

v. 29 "Non sono scritti nel libro dei viventi, non entrano nella giustizia giustificante, non hanno parte col Cristo che è la nostra giustizia e la nostra giustificazione" (Ilario).

v. 30 "Povero e dolente è colui che si è fatto povero essendo ricco (2Cor 8,9) e colui che si è addossato i nostri dolori (Is 53,4). La salvezza, che è il volto di Dio, ha soccorso questo povero. Il povero è l’uomo assunto dal Figlio unigenito di Dio, che è la forma di Dio, l’immagine del Dio invisibile. Questo uomo è stato posto nella salvezza che è la vita nell’eternità di Dio" (Ilario).

vv. 31-32 "Il Cristo segna la fine dei sacrifici: non si offrono più vittime, si preferisce l’azione di grazie e la lode" (Ilario).

v. 33-34 "Gioite, poveri: perché non è necessario essere ricchi per offrire a Dio il sacrificio di lode. Il povero può essere ricchissimo quanto all’affetto dell’animo. E voi ricchi, non gloriatevi delle vostre ricchezze perché se vi occupaste di queste, esse vi impediranno di avere il cuore puro. Ricchi e poveri, cercate Dio, desiderate il pane degli angeli a preferenza del cibo che perisce (cfr. Gv 6,27). La vostra anima vivrà nella gioia della beatitudine" (Cassiodoro).

v. 35 "La venuta del Signore ci ha portato anche questa benedizione: che gli uomini siano uniti agli angeli perché una sola e medesima adorazione salga a Dio da parte di tutti" (Cirillo di Alessandria).

"Se si gioisce in cielo per un solo peccatore che si pente, quanto più si gioirà allorché il mondo intero sarà liberato!" (Atanasio).

vv. 36-37 «Sion è una piccolissima montagna, ma è grande per il suo nome che significa "contemplazione". È la sola che possa vedere Dio, l’unica felicità di tutte le creature ragionevoli» (Cassiodoro).

"I prigionieri, il cui ritorno è ora assicurato, costruiranno le loro città e le abiteranno: non solo loro, ma anche i loro figli e nipoti. La discendenza dei suoi servi sono quanti hanno creduto per la parola degli apostoli" (Atanasio).

"Gli amanti del nome del Signore: è la carità che conta, non la razza. Il Signore rivolse una sola domanda a Pietro: Mi ami tu? (Gv 21,16)" (Ilario).

 

SALMO 70

70 (69) Grido di angoscia

1 Al maestro del coro. Di Davide. In memoria.

2 Vieni a salvarmi, o Dio,

vieni presto, Signore, in mio aiuto.

3 Siano confusi e arrossiscano

quanti attentano alla mia vita.

Retrocedano e siano svergognati

quanti vogliono la mia rovina.

4 Per la vergogna si volgano indietro

quelli che mi deridono.

5 Gioia e allegrezza grande

per quelli che ti cercano;

dicano sempre: «Dio è grande»

quelli che amano la tua salvezza.

6 Ma io sono povero e infelice,

vieni presto, mio Dio;

tu sei mio aiuto e mio salvatore;

Signore, non tardare.

Dio è il vero liberatore e il vero aiuto del fedele, del povero. Dio è l’avvocato difensore degli indifesi, di chi si apre totalmente a Dio perché non ha appoggi nella potenza dell’economia, della politica e della forza. Il salmo termina con l’implorazione: "Signore, non tardare!" I poveri sanno che all’orizzonte della storia apparirà il Salvatore. Nascerà, allora, la gioia pura. Scrive Nicolas Cabasilas (nato a Tessalonica nel 1322): "Chi vive in Dio lo ama al di sopra di tutte le cose e gode della gioia che consegue a un tale amore... Lascia se stesso per andare a Dio con tutta la sua volontà, dimentica la sua povertà che riguarda come qualcosa di estraneo e di fortuito, per aprirsi alla ricchezza divina che considera come un possesso proprio; non si considera sfortunato per la sua povertà, ma in Dio si riconosce ricco e beato. Infatti la potenza dell’amore fa sì che gli amanti sappiano far propri i beni degli amati".

Questo salmo è identico ai vv. 14-18 del Sal 40.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "A nome di tutti gli uomini chiede a Dio che disperda i nemici e gioiscano quanti amano il suo Salvatore" (Atanasio).

"Il verbo incarnato chiede l’aiuto del Padre" (Girolamo).

"Canto di uomini nella prova, ma che si affidano al loro capo" (Agostino).

v. 3 "I martiri imitano il loro Maestro e chiedono la conversione dei loro aguzzini" (Cassiodoro).

"Mi cercano per farmi deviare nella malizia e nell’ignoranza. Siano messi in fuga vedendo la mia penitenza" (Origene).

v. 4 "Colui che hanno giudicato come un uomo, lo vedranno giudicare come Dio" (Girolamo).

"Gli uomini hanno l’abitudine di dire bene quando ottengono qualcosa che a loro piace. Quando cadiamo nel peccato, i demoni dicono la stessa cosa e si beffano di noi" (Cirillo di Alessandria).

v. 5 "La vera gioia è solo in Dio" (Cassiodoro).

«Quando diciamo: "Dio è grande", siamo noi che cresciamo» (Cassiodoro).

v. 6 «La schiera dei martiri che imita il Maestro fa sue anche le parole "Io sono povero e infelice". Sono sempre troppo poveri della grazia di Dio: desiderano continuamente acquistare questa grazia e ne sono avidi. L’invocazione: "Signore, non tardare!" vuol dire che quando ci si trova in un grande pericolo, il soccorso sembra sempre troppo lento, anche se ci viene dato con sollecitudine» (Cassiodoro).

"Il Signore Gesù Cristo si affretta a liberare in sé l’infermità della carne, con una immediata risurrezione" (Ilario).

«Tenete sempre presente alla vostra memoria questa preghiera: "O Dio, vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto". Non per nulla questo versetto è stato messo in particolare rilievo (per dare inizio all’ufficio divino) rispetto a tutta la Scrittura. Accoglie in sé tutte le disposizioni dell’animo umano, conviene a tutte le situazioni e a tutte le circostanze. È un grido a Dio da qualunque situazione dolorosa in cui ci si possa trovare: esprime l’umiltà di una confessione filiale, la vigilanza di un sacro e costante timore, la considerazione della propria fragilità personale, la fiducia di essere esaudito, la convinzione di un aiuto sempre presente. Ha l’ardore dell’amore e della carità, la visione chiara delle insidie del nemico. Questo versetto è una fortezza inespugnabile contro tutti gli attacchi dei demoni. Nell’accidia, nell’ansietà e nella tristezza non ci lascia disperare della salvezza: ci mostra che Dio non perde di vista la nostra lotta e non si allontana da coloro che lo supplicano. Nella gioia e nell’allegrezza, invece, ci dice di non gonfiarci perché, senza l’aiuto di Dio, siamo incapaci di custodire un solo istante la situazione felice in cui ci troviamo» (Cassiano).

 

SALMO 71

71 (70) Preghiera di un vecchio

1 In te mi rifugio, Signore,

ch’io non resti confuso in eterno.

2 Liberami, difendimi per la tua giustizia,

porgimi ascolto e salvami.

3 Sii per me rupe di difesa,

baluardo inaccessibile,

poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza.

4 Mio Dio, salvami dalle mani dell’empio,

dalle mani dell’iniquo e dell’oppressore.

5 Sei tu, Signore, la mia speranza,

la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.

6 Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,

dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno;

a te la mia lode senza fine.

7 Sono parso a molti quasi un prodigio:

eri tu il mio rifugio sicuro.

8 Della tua lode è piena la mia bocca,

della tua gloria, tutto il giorno.

9 Non mi respingere nel tempo della vecchiaia,

non abbandonarmi quando declinano le mie forze.

10 Contro di me parlano i miei nemici,

coloro che mi spiano congiurano insieme:

11 «Dio lo ha abbandonato,

inseguitelo, prendetelo,

perché non ha chi lo liberi».

12 O Dio, non stare lontano:

Dio mio, vieni presto ad aiutarmi.

13 Siano confusi e annientati quanti mi accusano,

siano coperti d’infamia e di vergogna

quanti cercano la mia sventura.

14 Io, invece, non cesso di sperare,

moltiplicherò le tue lodi.

15 La mia bocca annunzierà la tua giustizia,

proclamerà sempre la tua salvezza,

che non so misurare.

16 Dirò le meraviglie del Signore,

ricorderò che tu solo sei giusto.

17 Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza

e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi.

18 E ora, nella vecchiaia e nella canizie,

Dio, non abbandonarmi,

finché io annunzi la tua potenza,

a tutte le generazioni le tue meraviglie.

19 La tua giustizia, Dio, è alta come il cielo,

tu hai fatto cose grandi:

chi è come te, o Dio?

20 Mi hai fatto provare molte angosce e sventure:

mi darai ancora vita,

mi farai risalire dagli abissi della terra,

21 accrescerai la mia grandezza

e tornerai a consolarmi.

22 Allora ti renderò grazie sull’arpa,

per la tua fedeltà, o mio Dio;

ti canterò sulla cetra, o santo d’Israele.

23 Cantando le tue lodi, esulteranno le mie labbra

e la mia vita, che tu hai riscattato.

24 Anche la mia lingua tutto il giorno

proclamerà la tua giustizia,

quando saranno confusi e umiliati

quelli che cercano la mia rovina.

L’intero salmo è centrato sul tema della vecchiaia. S. Agostino scrive: «Il Signore ti dice che la tua forza si indebolisce perché la mia forza sia in te e così tu possa dire con l’apostolo: "Quando io sono debole, è allora che sono forte". Non temere di essere abbandonato nella tua vecchiaia... La debolezza che valse a Cristo di essere abbandonato gli preparò la manifestazione della sua forza».

Il salmista getta uno sguardo nostalgico all’intera sua esistenza. Un’esistenza totalmente vissuta nella fede in Dio. Il Signore è stato la sua speranza e la sua fiducia in ogni momento. Fin dal grembo materno il fluire dei suoi giorni è stato posto all’ombra della protezione di Dio e ha avuto come sostegno la forza di Dio. E ora, pur vedendo incombere il male della morte, non perde la serena compostezza della speranza. Questo salmo è un’educazione al vivere e al morire perché "la morte, come la nascita, fa parte della vita. Camminare consiste sia nell’alzare il piede sia nel posarlo" (Tagore).

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "È il Cristo che parla. Nel vangelo dice: Io sono nel Padre (Gv 17,21) e qui dice: Dal seno di mia madre, tu sei il mio sostegno. Lo ha protetto, ad esempio, durante la strage degli innocenti... Risorto dai morti, ha annunciato il braccio di Dio a tutta la generazione ventura e ha detto al Padre: Dagli abissi della terra di nuovo mi hai fatto risalire (v. 20)" (Origene).

«È una chiara profezia sul mistero del Cristo... Perché la morte è stata cacciata fuori nello stesso modo in cui era entrata nel mondo: entrata per opera di un uomo e cacciata da un uomo. L’uomo nuovo distrugge la morte: è disceso nell’abisso per mezzo della sua passione, per far risalire con lui l’uomo che era caduto nell’abisso. "Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti saranno vivificati" (1Cor 15,22)» (Gregorio di Nissa).

vv 2-3 "Dio è il rifugio dell’uomo. Adamo è fuggito davanti a Dio, ma il pastore è andato a cercare la pecora smarrita" (Agostino).

v. 4 "Fino alla fine dei tempi gli uomini grideranno per essere liberati" (Agostino).

"È l’uomo in generale che grida. Era prigioniero del peccato, ma confida di essere assolto per la grazia di Dio" (Cassiodoro).

v. 5 "È per causa tua che sono molto tribolato, è per te che soffro con animo imperturbabile. Tu sei non solo la mia pazienza, ma anche la mia speranza e la mia certezza" (Rufino).

"La giovinezza è la vita nuova ricevuta nel battesimo" (Teodoreto).

v. 6 "Dal seno di mia madre: dal battesimo" (Atanasio).

"È il seno della chiesa che ci genera con l’acqua e con lo Spirito" (Cassiodoro).

v. 7 "La mia storia è apparsa come un segno e un esempio" (Teodoreto).

v. 8 "Possa non fare altro che lodarti fino alla morte, anche se dovessi giungere alla vecchiaia e le mie forze venissero meno" (Eusebio).

v. 9 "Non parla solo della debolezza della vecchiaia, ma anche della debolezza causata da tribolazioni e sofferenze. Quando cede la costanza della mia pazienza, non abbandonarmi, perché posso sopportare tutto con te" (Cassiodoro).

«Ti risponde qui Dio: possa venir meno davvero la tua forza, affinché in te rimanga la mia forza e tu dica con l’apostolo: "Quando sono debole, allora sono forte" (2Cor 12,10)» (Agostino).

v. 11 «I suoi nemici l’hanno visto debole, quindi dicono: "Dio l’ha abbandonato"» (Cassiodoro).

v. 12 "Non dice che è la natura di Dio ad allontanarsi da lui, ma la sua provvidenza e l’efficacia del suo soccorso" (Teodoreto).

v. 13 "La mia pazienza trionfi sui miei nemici" (Teodoreto).

"Siano confusi quando sarò risorto" (Girolamo).

v. 15 "Annuncerò e insegnerò a tutti in che modo mi hai liberato dalla schiavitù" (Teodoreto).

v. 16 "Non hai dunque visto il Figlio dell’uomo risalire là dov’era prima? Ha scambiato la tomba con il cielo, è risorto, non è più qui... È entrato nel dominio del Signore, si è rivestito di bellezza e di forza: ed ecco che regna sui cherubini colui che giaceva sotto terra" (Bernardo).

v. 17 "Mi hai istruito: è il Padre che ha istruito il Salvatore. Questi, dopo aver preso la forma di schiavo, ha trascorso l’infanzia e gli anni della giovinezza senza istruzione umana, ma progredendo per la potenza di Dio. Signore, assistimi fino alla fine e opera le tue meraviglie finché io annunci il tuo braccio a tutta la generazione futura, cioè alla generazione cristiana. Fino alla vecchiaia, cioè fino al compimento della chiesa. La chiesa non si abbatta mai nel suo lungo pellegrinaggio terrestre, finché non venga l’apostasìa e sia rivelato l’uomo del peccato (cfr. 2Ts 2,3). Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà ancora fede sulla terra? (Lc 18,8). Infatti si raffredderà la carità di molti (Mt 24,12). È questa la vecchiaia della chiesa" (Eusebio).

v. 18 «La giovinezza della chiesa è l’epoca dei martiri. "Fino alla vecchiaia" corrisponde a "Io sono con voi fino alla fine del mondo" (Mt 28,20)» (Agostino).

"Il tempo degli apostoli e dei martiri era la giovinezza della chiesa, ma la carità si è raffreddata; e quando verrà il tempo dell’anticristo, la chiesa entrerà nella sua vecchiaia, le sue forze saranno ridotte al punto che anche gli eletti rischieranno d’essere sedotti (cfr. Mt 24,4). La chiesa supplica il Cristo che è il braccio del Signore" (Rufino).

v. 19 "Chi è come te, Signore? È la confessione dell’uomo caduto, vinto e che si arrende: Io, Adamo, ho voluto empiamente essere simile a te; ora grido a te dalla schiavitù in cui sono caduto" (Agostino).

v. 20 "Il primo uomo ha fatto entrare la sofferenza e la morte nel mondo. L’uomo nuovo vi ha riportato la vita, essendo disceso nell’abisso della passione (cfr. 1Cor 15)" (Gregorio di Nissa).

"Adamo, allontanandosi da Dio che è la sua beatitudine, cosa trova? La miseria... Ma tu non mi abbandoni, ti volgi verso di me, mi rendi la vita. Mi hai riscattato dalla perdizione del peccato. La risurrezione del Cristo ci ha fatto risalire dagli abissi e, per mezzo della fede, è avvenuta in noi come una prima risurrezione" (Agostino).

v. 22 "Arpa e cetra: i popoli riscattati che rendono grazie. Di tutti, il Verbo fa un’unica sinfonia" (Eusebio).

"Per mezzo della mia confessione di lode io divento una cetra" (Agostino).

v. 24 "Tutto il giorno, cioè per tutta l’eternità. La chiesa rimane fino alla fine dei secoli per annunciare la giustizia del Signore a ogni generazione che viene. Ultimo fra tutti verrà il Signore nella sua gloria: quelli che l’hanno schernito arrossiranno mentre la mia lingua, dopo la risurrezione, proclamerà la tua giustizia" (Agostino).

 

SALMO 72

72 (71) Il re promesso

1 Di Salomone.

Dio, da’ al re il tuo giudizio,

al figlio del re la tua giustizia;

2 regga con giustizia il tuo popolo

e i tuoi poveri con rettitudine.

3 Le montagne portino pace al popolo

e le colline giustizia.

4 Ai miseri del suo popolo renderà giustizia,

salverà i figli dei poveri

e abbatterà l’oppressore.

5 Il suo regno durerà quanto il sole,

quanto la luna, per tutti i secoli.

6 Scenderà come pioggia sull’erba,

come acqua che irrora la terra.

7 Nei suoi giorni fiorirà la giustizia

e abbonderà la pace,

finché non si spenga la luna.

8 E dominerà da mare a mare,

dal fiume sino ai confini della terra.

9 A lui si piegheranno gli abitanti del deserto,

lambiranno la polvere i suoi nemici.

10 Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte,

i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi.

11 A lui tutti i re si prostreranno,

lo serviranno tutte le nazioni.

12 Egli libererà il povero che grida

e il misero che non trova aiuto,

13 avrà pietà del debole e del povero

e salverà la vita dei suoi miseri.

14 Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso,

sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue.

15 Vivrà e gli sarà dato oro di Arabia;

si pregherà per lui ogni giorno,

sarà benedetto per sempre.

16 Abbonderà il frumento nel paese,

ondeggerà sulle cime dei monti;

il suo frutto fiorirà come il Libano,

la sua messe come l’erba della terra.

17 Il suo nome duri in eterno,

davanti al sole persista il suo nome.

In lui saranno benedette

tutte le stirpi della terra

e tutti i popoli lo diranno beato.

18 Benedetto il Signore, Dio di Israele,

egli solo compie prodigi.

19 E benedetto il suo nome glorioso per sempre,

della sua gloria sia piena tutta la terra.

Amen, amen.

"È uno dei gioielli della letteratura salmica" (Osty).

Questo salmo formula la convinzione che il re sia costituito da Dio come custode del diritto e della giustizia per il suo popolo. Popolo di Dio sono qui gli umiliati e i poveri. Il suo contenuto è una profezia messianica: il Dio dell’Alleanza avrà nel re messianico il coronamento della sua opera di salvezza. La visione del salmo 72 non si è realizzata pienamente con la prima venuta di Gesù. Infatti i cristiani attendono ancora. Il mondo resta ancora nella tribolazione e anche la chiesa, benché santificata dal suo Signore, è e rimane ancora una chiesa di peccatori. Il cristiano vigilante attende con impazienza e nostalgia la venuta finale del Cristo: "Signore nostro, vieni!" (1Cor 16,22).

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Profezia di un Salvatore, re universale e in eterno. L’inizio del salmo gli attribuisce i tratti distintivi di Salomone, ma si tratta del re del salmo 2,6 costituito re e consacrato da Dio" (Eusebio).

"Questo salmo annuncia la venuta del Cristo e la chiamata delle genti. Il Cristo è il vero Salomone, il Pacifico che riunisce i due popoli e fa cadere il muro dell’inimicizia" (Atanasio).

"Anche questo salmo si riferisce propriamente al Cristo: s’incarna nell’umiltà, libera i poveri tenuti prigionieri dal forte armato, ritorna in cielo e riceve dal Padre il potere di giudicare" (Girolamo).

"L’Antico Testamento è pieno del Nuovo. In tutto questo salmo il profeta annuncia la venuta del Signore parlando sia della sua umanità che della sua divinità" (Cassiodoro).

v. 2 "I poveri di Dio sono coloro che, abbandonando ogni superbia di questo mondo, si abbandonano completamente all’umiltà. Se un povero è orgoglioso, non è un povero di Dio, e se un ricco ama l’umiltà, non è un ricco di questo mondo. È la volontà che discerne, non il nome" (Cassiodoro).

"Non parla di poveri in beni materiali, ma di poveri in spirito" (Rufino).

v. 3 "I giusti ricevano il Cristo che è pace e giustizia" (Girolamo).

"Il Cristo è pace perché ci riconcilia a Dio e giustizia perché giudicherà il mondo" (Cassiodoro).

v. 5 "Continuerà ad esistere per tutta l’eternità come Dio e uomo, lui che era prima di tutti i secoli" (Cirillo di Alessandria).

"La chiesa di Dio, corpo del Cristo sulla terra, non verrà mai meno e resterà salda fino alla fine del mondo" (Agostino).

"L’umanità santa del Cristo sarà unita al Verbo per l’eternità, siederà con lui alla destra del Padre. Il sole è il Figlio di Dio, Verbo del Padre. La luna è la chiesa. La luna è l’immagine della chiesa perché non brilla di luce propria, ma riceve la luce dal sole. La chiesa sembra calare, come la luna, durante le persecuzioni; poi, quando ritrova la pace, gioisce di tutta la sua luce" (Cassiodoro).

v. 6 "Prima di lui l’umanità, come terra arida, non poteva portare frutti di santità" (Girolamo).

v. 7 "Con l’avvento del Cristo, sorge per noi la giustizia e l’abbondanza della pace perché ci volgiamo verso Dio. Inoltre, il diavolo è sconfitto, lui che si era sbarazzato dell’uomo, ma ora siamo noi che ci liberiamo di lui" (Cirillo di Alessandria).

"Gli eventi danno ragione alla profezia: la natura umana, liberata dall’empietà, imparò la pietà. Anche se vi sono uomini che non vivono secondo il vangelo, i buoni sono più numerosi dei malvagi" (Teodoreto).

"Finché non si spenga la luna: è il tempo in cui la chiesa continuerà a crescere, finché non sia completo il numero degli eletti" (Cassiodoro).

v. 8 "Da un capo all’altro del mondo" (Teodoreto).

"Il fiume è il Giordano ove il Cristo fu battezzato e ricevette la testimonianza del Padre. È a partire di là che egli cominciò a predicare" (Origene).

v. 9 "Linguaggio figurato per esprimere la sottomissione totale al Cristo" (Atanasio).

v. 10 "I re di Tarsis e i re degli Arabi e di Saba offriranno se stessi, poiché i sacrifici d’animali cesseranno alla venuta del Signore" (Cassiodoro).

v. 11 "Ora non vediamo ancora come tutte le cose gli siano sottomesse (Eb 2,8), ma allora ogni ginocchio si piegherà (cfr. Fil 2,10)" (Teodoreto).

v. 12 "Il potente è il diavolo. Il povero è la natura umana, che in quel tempo era priva di Dio" (Teodoreto).

v. 13 "Avrà pietà di quanti sono schiavi di qualche peccato. Anche gli eletti hanno bisogno di perdono" (Cassiodoro).

v. 14 "Riscatta le nostre anime stracciando il chirografo scritto contro di noi (cfr. Col 2,14) e rimettendo gratuitamente il debito a colui che doveva cinquecento talenti come a colui che ne doveva cinquanta" (Atanasio).

v. 15 "Vivrà: sta a indicare il suo regno eterno. Risponde alla formula frequente dell’Antico Testamento: Viva il Signore! Il Cristo dunque vive di questa singolare beatitudine, di cui gioisce solo la Trinità" (Cassiodoro).

"L’oro di Arabia è il più puro di tutti" (Cassiodoro).

v. 16 "L’erba, talvolta considerata come cosa cattiva, qui è simbolo dell’erba fiorita con cui si intrecciano le corone dei santi: i santi, rigenerati per il battesimo, fioriranno. Dalla Gerusalemme celeste, rivestiti delle loro opere buone, risplenderanno come l’erba fiorita prodotta dalla terra dove scorre latte e miele" (Girolamo).

v. 17 "È la promessa fatta ad Abramo: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le tribù della terra (Gen 22,18). Aggiunge tutte le genti per sottolineare in modo più forte l’universalità" (Cassiodoro).

v. 18 "I prodigi sono, in questo caso, l’aver distrutto l’impero di satana. I tratti distintivi del re eterno e universale non si addicono a Salomone, ma provano che il salmo è detto a nome del nostro Signore Gesù Cristo" (Atanasio).

v. 19 "La finale del salmo equivale all’invocazione del Padre nostro: Sia santificato il tuo nome (Mt 6,9)" (Agostino).

 

SALMO 73

73 (72) La giustizia finale

1 Salmo. Di Asaf.

Quanto è buono Dio con i giusti,

con gli uomini dal cuore puro!

2 Per poco non inciampavano i miei piedi,

per un nulla vacillavano i miei passi,

3 perché ho invidiato i prepotenti,

vedendo la prosperità dei malvagi.

4 Non c’è sofferenza per essi,

sano e pasciuto è il loro corpo.

5 Non conoscono l’affanno dei mortali

e non sono colpiti come gli altri uomini.

6 Dell’orgoglio si fanno una collana

e la violenza è il loro vestito.

7 Esce l’iniquità dal loro grasso,

dal loro cuore traboccano pensieri malvagi.

8 Scherniscono e parlano con malizia,

minacciano dall’alto con prepotenza.

9 Levano la loro bocca fino al cielo

e la loro lingua percorre la terra.

10 Perciò seggono in alto,

non li raggiunge la piena delle acque.

11 Dicono: «Come può saperlo Dio?

C’è forse conoscenza nell’Altissimo?».

12 Ecco, questi sono gli empi:

sempre tranquilli, ammassano ricchezze.

13 Invano dunque ho conservato puro il mio cuore

e ho lavato nell’innocenza le mie mani,

14 poiché sono colpito tutto il giorno,

e la mia pena si rinnova ogni mattina.

15 Se avessi detto: «Parlerò come loro»,

avrei tradito la generazione dei tuoi figli.

16 Riflettevo per comprendere:

ma fu arduo agli occhi miei,

17 finché non entrai nel santuario di Dio

e compresi qual è la loro fine.

18 Ecco, li poni in luoghi scivolosi,

li fai precipitare in rovina.

19 Come sono distrutti in un istante,

sono finiti, periscono di spavento!

20 Come un sogno al risveglio, Signore,

quando sorgi, fai svanire la loro immagine.

21 Quando si agitava il mio cuore

e nell’intimo mi tormentavo,

22 io ero stolto e non capivo,

davanti a te stavo come una bestia.

23 Ma io sono con te sempre:

tu mi hai preso per la mano destra.

24 Mi guiderai con il tuo consiglio

e poi mi accoglierai nella tua gloria.

25 Chi altri avrò per me in cielo?

Fuori di te nulla bramo sulla terra.

26 Vengono meno la mia carne e il mio cuore;

ma la roccia del mio cuore è Dio,

è Dio la mia sorte per sempre.

27 Ecco, perirà chi da te si allontana,

tu distruggi chiunque ti è infedele.

28 Il mio bene è stare vicino a Dio:

nel Signore Dio ho posto il mio rifugio,

per narrare tutte le tue opere

presso le porte della città di Sion.

Il salmo scaturisce dalla vita vissuta e vuole essere una poesia istruttiva con cui l’autore intende illuminare il cammino dei fedeli di Dio che si trovano in tentazioni simili alle sue. Nel v. 2 infatti il salmista confessa la forte tentazione contro la fede che lo ha assalito a causa della felicità degli empi. Nel descriverla rivivono le parole Geremia 5,26-28: "Tra il mio popolo vi sono malvagi che spiano come cacciatori in agguato, pongono trappole per prendere uomini... Le loro case sono piene d’inganni; perciò diventano grandi e ricchi. Sono grassi e pingui, oltrepassano i limiti del male; non difendono la giustizia, non si curano della casa dell’orfano, non fanno giustizia ai poveri". Il modo di fare di questi arricchiti suggestiona molta gente e quindi possono contare su una folta schiera di seguaci. Osservare un tale trionfo ha costituito per il salmista una lunga e grave tentazione, fino al momento in cui egli è entrato nel santuario di Dio e ha ottenuto la luce della conoscenza. Egli ha capito che la strada della trasgressione dell’Alleanza finisce in perdizione (cfr. Sal 1,6), mentre la strada della fedeltà all’Alleanza mantiene l’uomo nella sfera santa di Dio.

Una sintesi lapidaria di questo salmo è la sesta beatitudine: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt 5,8).

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Dio è buono con tutti" (Origene).

"Il salmista nota dapprima le riflessioni che l’uomo fa, preso alla sprovvista nel vedere la felicità degli empi. Poi insegna quale sarà la loro fine, affinché sopportiamo senza angoscia le disuguaglianze di questa vita" (Atanasio).

"Come mai i nemici di Dio possono riuscire in tutto, malgrado ardiscano levare la loro bocca fino al cielo? Ma il salmista ritorna a pensieri retti e arrossisce d’essere stato meschino: attenderà che Dio gli faccia vedere la fine degli empi. Le loro astuzie attirano sugli empi il castigo, mentre Dio libera i giusti. Il salmista si accorge che i suoi pensieri lo sviano e si condanna da sé con l’esclamazione iniziale: Pensavo che Dio ha torto nel tollerare il successo degli empi, ma era un pensiero sacrilego" (Cassiodoro).

v. 2 "Il suo cammino verso Dio era compromesso, perché invidiava la prosperità degli empi" (Girolamo).

v. 3 "Fremo nel vedere la pace degli empi e persino la loro morte tranquilla. Tutti sceglierebbero di essere come loro" (Origene).

v. 4 "Le loro sofferenze durano poco" (Simmaco).

v. 6 "L’audacia impunita dei malvagi genera l’orgoglio: finiscono col credere di non essere più esposti alla sofferenza, di non avere più nulla da temere" (Cassiodoro).

v. 7 "Il grasso è simbolo di felicità e prosperità. In tale prosperità di vita compiono le loro azioni malvage con totale licenza" (Teodoreto).

"Questa felicità ingiusta genera nell’anima il male allo stato abituale" (Atanasio).

vv. 8-9 "A loro non basta agire ingiustamente contro gli uomini; levano la loro parola e il loro pensiero fino al cielo" (Teodoreto).

"Non si fanno scrupolo di proclamare la loro iniquità superbamente" (Agostino).

"La loro lingua bestemmia Dio e ingiuria gli uomini" (Origene).

"L’astuzia del demonio rende l’uomo folle: fa sì che egli elevi la sua bocca e bestemmi contro il cielo" (Efrem).

v. 13 "Che ci guadagno a non fare come gli altri? Nient’altro che disprezzo e umiliazione" (Origene).

"Il salmista continua a confessare la sua primitiva illusione: ha avuto l’impressione che ci si prendesse gioco di lui perché non riceveva da questo mondo il frutto della sua giustizia" (Cassiodoro).

v. 15 "A che pro penare tanto? Lo pensavo, ma non lo dicevo: se l’avessi detto ad alta voce, sarei stato colpevole di dare agli altri una cattiva dottrina. Avrei violato il patto della stirpe dei tuoi figli, perché avrei adulterato l’insegnamento di tutti i santi di Dio. E se avessi insistito oltre misura per penetrare il mistero della felicità degli empi, non sarei approdato a nulla e sarei caduto nel dubbio e nello sconforto. Ho visto che la cosa era incomprensibile agli uomini; ho quindi pensato che era meglio tacere e attendere; e ciò durerà finché non entrerò nel santuario di Dio. Abbandonando tutto alle promesse di Dio, io ho la mia risposta, la mia guarigione, il mio acquietamento e la mia consolazione. Quando arriverò alla fine della vita comprenderò il mistero e vedrò cosa attende gli empi, perché non si deve guardare solo alla vita presente" (Eusebio).

v. 16 "È arduo comprendere le vie della Provvidenza" (Origene).

"Mi inabissavo in congetture, ma poi ho deciso di pazientare fino al tempo in cui saprò: è il tempo del tribunale divino, quando tu renderai a ciascuno secondo le sue opere" (Atanasio).

"Ho considerato tutto: fu cosa ardua! Ma, come dice l’apostolo, non c’è proporzione tra le sofferenze del tempo presente e il peso eterno di gloria (cfr. 2Cor 4,17)" (Girolamo).

v. 17 "Quando saremo entrati nel santuario di Dio, allora conosceremo le vie della Provvidenza" (Origene).

v. 18 "Lo Spirito ispira al salmista che Dio rigetterà gli empi. Con lo spirito di profezia li vede abbattuti: come sono tutt’a un tratto nella desolazione! Sono periti a causa della loro follia: eccoli come uno che si risveglia da un sogno. Quando ci si risveglia da un sogno, si credeva di fare qualcosa, ma tutto svanisce. Così gli empi: orgoglio, felicità, ricchezze, tutto ciò che credevano di tenere stretto svanisce dalle loro mani all’improvviso" (Eusebio).

"La loro felicità non era che un sogno" (Teodoreto).

vv. 19-20 "Come dormienti che vedono in sogno tesori d’oro e d’argento, poi si svegliano e non hanno più nulla. Allo stesso modo questi hanno trascorso la vita come un sogno" (Girolamo).

"Per gli empi il risveglio è la morte" (Cassiodoro).

"L’immagine del peccatore è l’uomo vecchio che si corrompe" (Origene).

vv. 21-22 "Tutte le mie contestazioni finiscono in niente; mi ritrovo come uno stolto che non aveva capito nulla. Accetta il mio sforzo, la mia dedizione, la mia volontà di venire a te: non so affatto spiegarmi" (Agostino).

"I miei pensieri facevano torto al mio Creatore, ero ridotto a niente, perdendo il frutto della vera intelligenza; e neppure lo sapevo" (Cassiodoro).

v. 23 "Felice l’anima che può essere il giumento di Dio così che, mite e docile nella sua mano, sostiene e sopporta tutto, di buon cuore e pazientemente per amor suo" (Rufino).

v. 24 "Tu mi hai preso per mano come un padre amorevole che vede il figlio che sta per sbagliare strada; tu mi hai preso per mano e mi hai ricondotto a casa" (Teodoreto).

"Questo si è compiuto nel Cristo. Ha preso per mano la stirpe umana che era morta, l’ha guidata dalla volontà del diavolo alla volontà del Padre e l’ha accolta nella sua gloria" (Arnobio il giovane).

v. 25 "Il tuo amore e la tua misericordia sono per me la causa di tutti i beni" (Eusebio).

"Per me nulla importa all’infuori di te. Perciò non voglio ricevere nulla di terrestre: tutte queste cose sono corruttibili e temporanee. La sola cosa che voglio ottenere è che tu solo sia la mia parte" (Atanasio).

"Come sono stato folle a desiderare altra cosa che te sulla terra!" (Cassiodoro).

v. 26 "Quando l’uomo sarà venuto meno del tutto, cioè si sarà ritirato da tutto, allora avrà Dio per sua parte nell’eternità" (Origene).

"Io desidero te, ho sete di te con l’anima e col corpo. Tu sei la mia parte, la mia eredità e il mio bene" (Teodoreto).

"La nostra carne viene meno quando non può più resistere allo Spirito" (Rufino).

v. 27 "C’è adulterio quando un’anima, che era stata chiamata all’unione col Verbo di Dio, per una sorta di matrimonio è corrotta e violata da un altro, dall’Avversario stesso di colui che l’ha sposata nella fede. Il Verbo di Dio, il Cristo Signore, è lo sposo dell’anima fedele. L’apostolo ha detto: Voglio condurvi allo sposo che è Cristo, come si conduce allo sposo una vergine casta (cfr. 2Cor 11,2). Dunque, finché l’anima resta unita al suo sposo e ascolta la sua parola, riceve da lui il seme del Verbo... È così che l’anima concepisce dal Cristo e gli dona dei figli. Beata la generazione che nasce dal Verbo e dall’anima!... Ma, se l’infelice abbandona il Verbo divino e si dà al diavolo, genera quelli di cui è scritto: I figli dell’adulterio saranno sterminati (cfr. Sap 3,16). È chiaro dunque che in tutto ciò che facciamo la nostra anima genera. Col Verbo genera lo spirito della salvezza, ma col peccato genera una stirpe maledetta. L’anima non è mai sterile: genera sempre, sempre partorisce dei figli. L’apostolo ha detto: Chi si unisce al Signore è un solo spirito con lui (cfr. 1Cor 6,17) e chi si unisce a una prostituta è un solo corpo con lei. Mi domando, dunque, se c’è una via di mezzo tra l’unione con Dio e l’unione con la prostituta. Meditando secondo le mie forze, credo di afferrare il senso profondo dell’apostolo: ogni anima si unisce al suo Signore o alla prostituta" (Origene).

"Il prostituirsi, l’infedeltà è preferire il mondo a Dio" (Agostino).

v. 28 " Chi aderisce a Dio con la speranza, si integra per così dire con la sua natura divina e diventa uno con Dio" (Gregorio di Nissa).

"Aderire a Dio è il bene totale: attualmente sotto la forma del pellegrinaggio. Poni la tua speranza nel mondo futuro e getta l’àncora; poi, attendendo la realtà, occupa la tua speranza a cantare le lodi di Dio" (Agostino).

"Per me è un bene aderire a Dio. Il bene della carità è Dio Trinità. Dio Trinità è la carità eterna. Questo bene è il solo di cui si possa dire che stare attaccato a lui è vivere, che vederlo è la beatitudine... L’anima percepisce che Dio è il sommo bene. Sentendo se stessa fragile, comprende che è bene per lei attaccarsi al Bene immutabile e così partecipare alla sua bontà... Allontanarsi dal fuoco dell’amore è diventare freddi, amare un altro è essere adulteri... L’anima leale verso Dio non domanda al suo sposo null’altro che lui stesso: né ricchezze, né onori o piaceri, nulla di ciò che vi è in questo mondo, perché essa ama soltanto colui nel quale tutto possiede. L’amore casto deve dire: Per me è bene aderire a Dio, porre nel Signore la mia speranza. È il bene totale, al di là del quale non c’è più nulla. Noi saremo uniti a lui indefettibilmente quando lo vedremo faccia a faccia. Quaggiù stiamo attaccati col desiderio, siamo uniti con l’intelligenza, se non continuamente, almeno quanto possiamo. Anima fedele a Dio, àncora dunque la tua speranza nel Signore, e se non puoi ancora essere unita a lui senza posa con la tua presenza, unisciti interamente con la tua speranza certa. Innalzati a lui, e il peso del tuo amore salga incessantemente a Dio come una fiamma" (Pascasio Radberto).

 

SALMO 74

74 (73) Lamento dopo il saccheggio

del tempio

1 Maskil. Di Asaf.

O Dio, perché ci respingi per sempre,

perché divampa la tua ira

contro il gregge del tuo pascolo?

2 Ricordati del popolo

che ti sei acquistato nei tempi antichi.

Hai riscattato la tribù che è tuo possesso,

il monte Sion, dove hai preso dimora.

3 Volgi i tuoi passi a queste rovine eterne:

il nemico ha devastato tutto nel tuo santuario.

4 Ruggirono i tuoi avversari nel tuo tempio,

issarono i loro vessilli come insegna.

5 Come chi vibra in alto la scure

nel folto di una selva,

 

6 con l’ascia e con la scure

frantumavano le sue porte.

7 Hanno dato alle fiamme il tuo santuario,

hanno profanato e demolito la dimora del tuo nome;

8 pensavano: «Distruggiamoli tutti»;

hanno bruciato tutti i santuari di Dio nel paese.

9 Non vediamo più le nostre insegne,

non ci sono più profeti

e tra di noi nessuno sa fino a quando...

10 Fino a quando, o Dio, insulterà l’avversario,

il nemico continuerà a disprezzare il tuo nome?

11 Perché ritiri la tua mano

e trattieni in seno la destra?

12 Eppure Dio è nostro re dai tempi antichi,

ha operato la salvezza nella nostra terra.

13 Tu con potenza hai diviso il mare,

hai schiacciato la testa dei draghi sulle acque.

14 Al Leviatàn hai spezzato la testa,

lo hai dato in pasto ai mostri marini.

15 Fonti e torrenti tu hai fatto scaturire,

hai inaridito fiumi perenni.

16 Tuo è il giorno e tua è la notte,

la luna e il sole tu li hai creati.

17 Tu hai fissato i confini della terra,

l’estate e l’inverno tu li hai ordinati.

18 Ricorda: il nemico ha insultato Dio,

un popolo stolto ha disprezzato il tuo nome.

19 Non abbandonare alle fiere la vita di chi ti loda,

non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri.

20 Sii fedele alla tua alleanza;

gli angoli della terra sono covi di violenza.

21 L’umile non torni confuso,

l’afflitto e il povero lodino il tuo nome.

22 Sorgi, Dio, difendi la tua causa,

ricorda che lo stolto ti insulta tutto il giorno.

23 Non dimenticare lo strepito dei tuoi nemici;

il tumulto dei tuoi avversari cresce senza fine.

Il salmo 74 è una grandiosa e corale lamentazione nazionale, è un lungo e drammatico grido lanciato a Dio davanti al tempio diroccato, alle bandiere calpestate, al popolo umiliato: è l’unico a cui si può chiedere un "perché?", è l’unico dal quale ci si può attendere una risposta, un gesto, una speranza. In questo salmo, come nel salmo 44, si raccoglie l’eterno dramma d’Israele esule, perseguitato, sterminato.

Questo salmo è, probabilmente, un ritratto della situazione connessa alla data tragica del 586 a.C. quando le armate babilonesi di Nabucodonosor rasero al suolo la città santa e il suo tempio.

Commento dei padri della chiesa

v. 1 "Bontà paterna del Signore! Non respinge che per richiamare; non si irrita se non per correggere" (Girolamo).

v. 2 "L’eredità è Israele" (Teodoreto).

"Il Cristo abita nel corpo assunto da lui e anche nella chiesa. L’uno e l’altra sono il monte Sion" (Girolamo).

v. 4 "I diavoli si vantano quando affliggono i santi per odio verso Dio" (Girolamo).

"Il salmista si stupisce che il luogo santo sia stato abbandonato nelle mani dei nemici" (Atanasio).

v. 6 "L’empietà degli invasori è stata come l’ascia di Dio e lo strumento della sua ira" (Agostino).

v. 7 "La dimora del nome di Dio è lo spirito, profanato quando da celeste diventa terrestre" (Origene).

v. 8 "Dio ha dunque le sue feste? Le ha. Io credo che sia un giorno di festa per il Signore ogni volta che un uomo si converte a Dio, che un fedele progredisce nella fede. E nostro Signore Gesù Cristo che ha versato il suo sangue per la nostra salvezza? Sono sicuro che celebra una gran festa quando vede che non si è umiliato per nulla, che non ha assunto invano la forma del servo, che non si è fatto invano obbediente fino alla morte. Anche lo Spirito santo celebra le sue feste quando vede nei fedeli altrettanti templi che gli sono preparati. E che dirò degli angeli? Non è per loro una grande festa quando si rallegrano per un solo peccatore che si converte più che per novantanove giusti? (cfr. Lc 15,7). Sto per dire qualcosa di incredibile: terrestri come siamo, noi offriamo a Dio e agli angeli occasioni di festa ogni volta che dalla nostra terra guardiamo verso il cielo" (Origene).

"I nemici di Dio volevano veramente sopprimere le sue feste. Ora, da oriente a occidente, egli si è costituito delle chiese in tutte le nazioni" (Eusebio).

v. 11 "Il Figlio è nel seno del Padre. Perché non mandi il Figlio tuo? Il salmista si serve di una metafora per descrivere l’atteggiamento di quelli ai quali si domanda un aiuto ed essi invece ritirano la mano" (Origene).

"Dio è paragonato familiarmente a un ricco che davanti a un mendicante nasconde la mano nell’abito" (Teodoreto).

v. 12 "Tu hai potuto permettere il disastro, ma sappiamo che prepari la salvezza di tutta la terra" (Eusebio).

"Il Verbo di Dio, tuo Figlio, è nostro re prima dei secoli" (Atanasio).

"Il Figlio dell’uomo ha operato la salvezza passando tre giorni e tre notti nel cuore della terra" (Origene).

"In mezzo alla terra, sul Golgota, ha steso le mani dalla croce per abbracciare i confini della terra. Colui che ha fissato il cielo con le sue mani mistiche, ha steso le mani umane, ed esse sono state fissate con chiodi affinché, crocifissa l’umanità sul legno, con lei morisse il peccato" (Cirillo di Gerusalemme).

v. 13 "Il salmista descrive la liberazione dall’Egitto: il mare spezzato come un muro nel quale si apre una breccia; le teste del drago, cioè degli egiziani, sommersi nel mare; e il drago che è il faraone. Le teste del drago sono anche i pensieri cattivi che sopravvengono all’anima. Il Cristo li ha spezzati con i suoi consigli. Vi fu detto: Non commettere adulterio, ma io vi dico: Non guardate neppure (cfr. Mt 5,27-28)" (Origene).

v. 14 "Il drago, secondo Giobbe, si trovava nelle acque. Poiché era necessario spezzare le teste del drago, Gesù vi discese" (Cirillo di Gerusalemme).

"Le teste del drago scompaiono sotto le acque nel battesimo" (Girolamo).

"È lo stesso Salvatore che opera l’uscita dall’Egitto e la salvezza del mondo" (Cassiodoro).

v. 18 "Se hai fatto la creazione visibile per l’uomo, soccorri l’uomo, centro di questa creazione" (Origene).

v. 19 "Le belve sono senza dubbio i demoni" (Origene).

v. 20 "Quelli che rifiutano la luce del Sole di giustizia si rifugiano nelle tenebre e riempiono la loro casa di iniquità. Scelgono le tenebre e sono preda di tutti i mali (cfr. Gv 3,19)" (Teodoreto).

v. 21 "Il salmista mette avanti le persone gradite a Dio: l’umile e il povero. Si chiama povero chi appartiene a Dio; ricco chi appartiene al mondo" (Cassiodoro).

v. 22 "È tua la causa: io soffro giustamente, ma è contro di te che proferiscono bestemmie... L’insulto non è rivolto a noi, ma a te, che questo popolo stolto esaspera. Lo stolto è il diavolo" (Origene).

v. 23 "L’orgoglio di quelli che odiano cresce sempre" (Teodoreto).

"Il suo ultimo argomento: la loro superbia. È ciò che Dio maggiormente detesta. Abilmente dice per ultimo ciò che rimarrà nel ricordo di Dio" (Cassiodoro).

 

SALMO 75

75 (74) Giudizio pieno e universale

1 Al maestro del coro. Su «Non dimenticare».

Salmo. Di Asaf. Canto.

2 Noi ti rendiamo grazie, o Dio, ti rendiamo grazie:

invocando il tuo nome, raccontiamo le tue meraviglie.

3 Nel tempo che avrò stabilito

io giudicherò con rettitudine.

4 Si scuota la terra con i suoi abitanti,

io tengo salde le sue colonne.

5 Dico a chi si vanta: «Non vantatevi».

E agli empi: «Non alzate la testa!».

6 Non alzate la testa contro il cielo,

non dite insulti a Dio.

7 Non dall’oriente, non dall’occidente,

non dal deserto, non dalle montagne

8 ma da Dio viene il giudizio:

è lui che abbatte l’uno e innalza l’altro.

9 Poiché nella mano del Signore è un calice

ricolmo di vino drogato.

Egli ne versa:

fino alla feccia ne dovranno sorbire,

ne berranno tutti gli empi della terra.

10 Io invece esulterò per sempre,

canterò inni al Dio di Giacobbe.

11 Annienterò tutta l’arroganza degli empi,

allora si alzerà la potenza dei giusti.

"Questo salmo oppone all’esaltazione dell’orgoglio il rimedio dell’umiltà, consolando gli umili nella speranza" (s. Agostino).

Scrive J. Cardonnel: "Dio opera prima di tutto - e in questo rivela di essere Dio - facendo sua la causa dei calpestati, degli ultimi, dei dimenticati... Mentre altri dèi avallano le vittorie dei loro popoli, è proprio del Dio unico intervenire nel cuore dell’abbandono e della derelizione. Così la rivelazione ha inizio dal più schiacciato dei popoli che passa profeticamente dall’oppressione alla libertà".

La comunità di Dio, adunata insieme, enumera le opere divine della salvezza, ma si trova in uno stato di oppressione nel quale attende da lungo tempo un intervento di Dio. Per questo il salmista proclama il messaggio profetico del futuro giudizio divino, appoggiandosi ad Ab 2,3: "Una rivelazione è questa, ancora prorogata, ma si avvicina al termine e non inganna. Se indugia, tu però aspettala. Sicuramente si avvera e non può mancare".

La tentazione cui è sottoposta la comunità dei credenti di questo salmo è sempre presente sulla via del popolo di Dio pellegrinante sulla terra: Dio è onnipotente, e perché allora la sua causa in questo mondo è così priva di forza? In una prova di questo tipo, la fede deve testimoniare perseverando nella lode di Dio, accogliendo dalla rivelazione biblica l’assicurazione data da Dio stesso, che è lui che dirà l’ultima parola della storia e che la dirà una volta per tutte alla fine.

Commento dei padri della chiesa

v. 2 "È la chiesa del Cristo che parla" (Origene).

"Canto trionfale sull’immortalità" (Simmaco).

"È il Cristo che parla in questo salmo; e quando i verbi sono al plurale, egli si associa le proprie membra" (Ruperto).

v. 3 "Il Verbo dice: Quando verrà il tempo che tu hai stabilito perché io dimori sulla terra, o Padre, racconterò i tuoi prodigi alle nazioni" (Origene).

"Il Figlio dell’uomo ha stabilito il suo tempo: concede tempo al penitente, ma non risparmierà chi non si degna di fare penitenza" (Agostino).

v. 5 "Io sono Onnipotente, Creatore e Giudice. Prima di punire annunzio il castigo, perché ci si converta" (Teodoreto).

v. 6 "L’empietà contro Dio consiste nel dire: Egli non si occupa della terra; i cattivi sono sazi e i buoni sono miseri" (Agostino).

vv. 7-8 "Tutti gli uomini pensino al giudizio e mettano fine alle loro ingiustizie. Il Giudice non è lontano. È presente dovunque" (Eusebio).

v. 9 «Il Signore tiene nella mano un calice dove spreme il frutto degli uomini, buono o cattivo, finché sia pieno. I cattivi berranno la feccia dei loro peccati; i buoni il calice di vita del Signore: "Fino a quando io lo beva con voi nel regno dei cieli" (cfr. Mt 26,29)» (Atanasio).

"Il Signore tiene questo calice nella mano perché è il giudice e versa la sua misericordia o la sua ira... Quando Dio fa ricadere la perfidia dell’uomo sul suo capo, l’uomo beve una bevanda che lui stesso ha mesciuto" (Baldovino di Ford).

«Qui "feccia" non è lo sporco, ma la parte più forte del vino. Tutti i peccatori ne berranno alla fine, quando avranno la fortuna di credere» (Cassiodoro).

v. 10 "Il Cristo parla a nome della sua chiesa" (Cassiodoro).

v. 11 "La morale del salmo è di respingere l’orgoglio che allontana da Dio e abbracciare l’umiltà che unisce a lui i santi nella carità" (Cassiodoro).

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