I SALMI
(preghiera di Cristo e della Chiesa)
(Pedron Lino)


autori
titoli

Indice:

Introduzione
1. Il mondo della natura rivela il Dio della gloria
2. Il mondo della storia rivela il Dio della fedeltà
3. Il mondo delle anime rivela il Dio della misericordia
4. Il mondo del Regno rivela il Dio della speranza
5. Cristo nei Salmi rivela il Dio-con-noi
Conclusione

 

 

INTRODUZIONE

Di s. Francesco d’Assisi è stato scritto: "Non tam orans, quam oratio factus; non era soltanto uno che pregava, ma era diventato preghiera" (Tommaso da Celano, Seconda vita di s. Francesco, 95). E noi? La qualità della nostra preghiera è la misura della qualità della nostra vita. "Chi impara a pregare impara a vivere" (s. Agostino). La preghiera è il punto chiave della nostra esperienza spirituale. "La fedeltà alla preghiera o il suo abbandono sono il paradigma della vitalità o della decadenza della vita cristiana" (Paolo VI). "Il mondo va male, perché si prega poco; andrà meglio, quando tutti pregheranno di più" (Don Luigi Orione). Quindi non solo la qualità della nostra vita spirituale, ma l’andamento del mondo intero dipende dalla preghiera, purché la preghiera non sia evasione, disimpegno, rimettere tutto nelle mani di Dio per abbandonarci alla pigrizia. La preghiera è il momento in cui, immergendoci in Dio, riceviamo la forza per impegnarci in collaborazione con lui.

"Pregare non è tanto ottenere quanto piuttosto diventare" (Kierkegaard). La preghiera è il momento in cui ci trasformiamo in meglio. Il colloquio con Dio trasforma e trasfigura l’orante (Es 34, 29-35). La preghiera non serve per cambiare Dio e la sua volontà nei nostri riguardi, ma per cambiare noi e la nostra volontà nel suoi (Mt 6, 10; 26, 42). La preghiera non abbassa Dio al nostro livello, ma innalza noi al suo; non umanizza Dio, ma divinizza l’uomo.

L’efficacia del nostro apostolato dipende dalla qualità della nostra unione con Dio.

Le formule non sono preghiera, ma solo un mezzo per pregare. Se la preghiera o il canto fossero una ripetizione distratta, meccanica e vuota di formule anche ispirate e bellissime, "il latrato dei cani sarebbe più gradito a Dio che non l’orazione dei sacerdoti" (s. Agostino).

"Come vuoi che Dio ti ascolti se nemmeno tu ascolti quello che dici quando preghi?" (s. Cipriano).

Dio ci metta nel cuore un profondo desiderio di rinnovare lo stile della nostra preghiera.

 

Alla scuola dei Salmi

Ci sono tanti libri modernissimi di preghiera, ci sono scuole di preghiera all’ultimo grido. Perché metterci proprio alla scuola dei salmi, che sono un libro di preghiera dell’Antico Testamento, lontano millenni da noi? La Chiesa, con ostinata fedeltà, continua ad usare i salmi come intelaiatura essenziale della sua preghiera. Quindi ci mettiamo alla scuola dei salmi perché sono un testo divinamente ispirato da preferirsi certamente a tutti gli altri testi umanamente escogitati.

I salmi sono l’unico libro di preghiera della Bibbia. Negli altri libri ci sono frammenti di preghiera, i cantici, la grande preghiera sacerdotale di Gesù nell’ultima cena (Gv 17), la preghiera che Gesù stesso ci ha insegnata: il Padre nostro. Il libro dei salmi è tutto e solo preghiera.

Il Padre nostro è la "sintesi del vangelo" (Tertulliano) ed è il riassunto del libro dei salmi. Non si può recitare bene il Padre nostro se non si passa per la strada dei salmi. Senza salmi non saremmo capaci di cogliere tutto lo spessore delle richieste del Padre nostro.

"Attraverso i salmi si apre un sentiero verso Dio" (s. Gregorio Magno). "Dio, volendo essere lodato dagli uomini, si è lodato da se stesso; e poi ha messo nelle nostre mani questa lode (i salmi) perché la facciamo nostra" (s. Agostino). Usare i salmi significa utilizzare la strada che Dio stesso ha preparato per il nostro cammino verso di lui. I salmi sono parola di Dio e "solo Dio parla bene a Dio" (Pascal).

Un primo grande aspetto dei salmi è il loro carattere "cattolico", il senso di universalità: essi esprimono la voce del mondo intero, parlano tutte le lingue, cantano la grandezza e la miseria umana. Nei salmi c’è tutto il mondo umano che dice la sua speranza, grida il suo dolore, canta la sua gioia.

Tutto questo complesso di interessi e di esperienze viene immediatamente trasformato in preghiera. I salmi diventano lo specchio dell’umanità in preghiera. Gli uomini di ieri, coloro che hanno scritto queste composizioni e coloro che le hanno pregate prima di noi, diventano i nostri fratelli di oggi.

Perché i salmi diventino preghiera, devo uscire dal piccolo orizzonte del mio io, rinunciare alla pretesa di essere sempre al centro di quello che prego e riuscire a farmi un’anima universale.

Perché la preghiera sia vera deve partire dalla esperienza personale e inserirsi nel grande dramma della Redenzione che riempie tutta la storia. Nei salmi prega Cristo, il fratello universale, l’Uomo in cui si riassume tutta l’umanità. "Riconosciamo in lui (Cristo) la nostra voce e in noi la sua voce" (s. Agostino).

I salmi sono la mia preghiera, la preghiera dell’umanità, la preghiera di Cristo. Entrare dunque nei salmi non è un lusso per pochi, ma è una esigenza profonda per tutti se si vuol vivere una autentica vita di preghiera. La "Liturgia delle Ore" non è soltanto il libro dei sacerdoti, ma di tutti i fedeli che devono essere introdotti in questo sentiero che porta a Dio.

 

I grandi temi dei salmi

Tutti i salmi nascono da un fatto unico: il dramma dell’incontro dell’uomo con Dio, dell’uomo concreto, con tutti i suoi problemi, che va alla ricerca del Dio vivente. L’esperienza del credente è tutta una ricerca del volto di Dio: "Il tuo volto, Signore, io cerco" (Sal 27, 8); "Mostrami la tua Gloria" (Es 33, 18); "Signore, mostraci il Padre e ci basta" (Gv 14, 8).

Tutte le realtà del mondo da trasformare in preghiera si riducono a cinque.

1. La natura, l’universo delle cose, che rivela il Dio della gloria

2. Il mondo della storia, la grande storia del popolo e la piccola storia di ogni uomo, che rivela il Dio della fedeltà.

3. Il mondo delle anime, della vita interiore, che ci fa incontrare il Dio della misericordia.

4. Il mondo del Regno, che ci fa incontrare il Dio della speranza.

5. Cristo nel quale Dio si rivela l’Emanuele, il Dio con noi.

Se sapremo metterci a questa scuola, impareremo a fare di tutta la nostra vita una preghiera. Se preghiamo con la vita, non sospenderemo mai la nostra preghiera. E così adempiremo il comando del Signore (Lc 18,1; 21,36).

La grande lezione dei salmi è questa: trasformare in preghiera tutto quello che viviamo nella concretezza quotidiana.

Ogni salmo ha il suo titolo. Il titolo del salmo dice subito qual è il suo contenuto, a quale dei cinque grandi temi esso va collegato. È molto importante capire fin dal principio il "mondo" interiore del salmo, anche perché i salmi non sono composizioni razionali, con affermazioni concatenate logicamente tra loro. Il salmo è simile a una sinfonia in cui c’è un motivo dominante modulato e variato all’infinito. Per gustare il salmo bisogna cogliere immediatamente questo motivo dominante.

 

TUTTO NEI SALMI SI FA PREGHIERA

1. IL MONDO DELLA NATURA RIVELA IL DIO DELLA GLORIA

Noi siamo profondamente legati al mondo e alla sua sorte. Questo mondo della natura occupa uno spazio enorme nei salmi. Lo consideriamo per primo.

I salmi sono poesia. Nei salmi la natura non è interpretata scientificamente, ma poeticamente. Tra poesia e preghiera c’è una grande affinità.

Poesia e preghiera a cosa servono? Molti dicono che pregare e poetare è tempo perso. Carmina non dant panem: non si campa di poesia. Il mondo della natura con tutto ciò che il Signore vi ha disseminato ci richiama proprio il tema della gratuità che è comune alla preghiera e alla poesia.

Nel salmi tutto il creato viene associato alla preghiera, tutto acquista trasparenza. Il cuore delle cose emerge attraverso i salmi: "I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento" (Sal 19, 2); "Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome" (Sal 147, 4). Nelle creature esiste un linguaggio muto che diventa esplicito attraverso la mediazione dell’uomo che capta quelle voci e le riesprime in termini di "eucaristia". Ne nasce una specie di lode cosmica in cui tutte le creature sono chiamate a raccolta.

Noi oggi siamo troppo razionalisti e ci sentiamo estranei alle cose. Solo pochi e raramente sanno captarne il linguaggio meraviglioso. Il salmista, invece, trasfigura le cose e si lascia prendere dalla loro bellezza. Per recitare nel modo giusto i salmi, dobbiamo lasciarci avvolgere in quest’onda poetica. Senza un pizzico di poesia non si possono gustare i salmi.

In questo modo il lirismo diventa atto di fede e la preghiera si fa contemplazione. Fede e poesia si sposano. Il creato diventa una grande sinfonia. Così la natura si apre davanti a noi come un mondo amico in cui tutti cantano: dal mugghiare del mare, all’urlo della tempesta, allo scintillio delle stelle. Il regno della natura esprime il volto del Dio della gloria.

 

Esame di alcuni salmi

Salmo 8 - Potenza del nome divino

1 Al maestro di coro. Sul canto: "I Torchi...".

Salmo. Di Davide.

2 O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.

3 Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

4 Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,

5 che cosa è l’uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell’uomo perché te ne curi?

6 Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:

7 gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;

8 tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della campagna;

9 gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare.

10 O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

Al centro delle cose è l’uomo; l’uomo che sembra tanto piccolo a confronto con l’immensità dell’universo eppure è più grande di tutto il resto (vv. 5-6). La lettera agli ebrei (cap. 1-2) ci fa vedere che la dignità dell’uomo redento da Cristo non è "poco inferiore" a quella degli angeli, ma ad essa superiore. Dio infatti si è fatto uomo, non angelo.

Alla domanda: perché esiste l’uomo? possiamo rispondere: perché Dio si sarebbe fatto uomo! E ciò è avvenuto puntualmente nella persona di Cristo Gesù.

L’uomo sembra un piccolo atomo sperduto nell’universo eppure è un microcosmo in cui si riassume tutta la grandezza del creato. L’uomo é chiamato ad essere il re e il sacerdote del creato. Il re perché domina su tutte le creature (vv. 7-8-9); il sacerdote perché l’armonia del creato ha bisogno di essere interpretata e captata dall’uomo per trasformarsi da canto muto in lode esplicita e ben orchestrata. La natura è qualcosa di imperfetto che domanda di essere completato dall’uomo.

Se poi penso che tutte le cose il Signore le ha fatte per me non posso non commuovermi. Tutte queste cose sono un dono che Dio nella sua bontà ha destinato a me sin dall’eternità e mi regala nel tempo: questa mattina ha fatto sorgere il sole che ora splende per me; davanti a me dispiega questo panorama che mi riempie il cuore di gioia, ecc. Il Signore ha pensato a me da sempre e mi ama. Ogni suo dono è un messaggio del suo amore.

 

Salmo 19 - Il Signore sole di giustizia

1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

2 I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.

3 Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

4 Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.

5 Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

6 Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

7 Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

8 La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

9 Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

10 Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

11 più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

12 Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.

13 Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.

14 Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.

15 Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.

È una contemplazione fatta col naso all’insù. I cieli, personificati, parlano, e parlando narrano, e narrando cantano. Che cosa narrano? La gloria di Dio (vv. 2-3). Questo è il "messaggio" che hanno il compito di comunicare di giorno e di notte. Il giorno è dominato dal sole che è visto poeticamente come sposo e come gigante (vv. 6-7).

Il Signore illumina l’universo con il fulgore del sole e illumina l’uomo con la luce sfolgorante della sua parola contenuta nella legge rivelata. La legge viene descritta come il sole dell’uomo, tonificante e illuminante. Mondo materiale (cieli, giorno, notte, terra, sole) e mondo dell’uomo, della storia, della religione (legge) si fondono in una lode corale al Signore. L’insegnamento della natura è tacito e misterioso, l’insegnamento della rivelazione è limpido, manifesto e esplicito. Il commento migliore alla seconda parte di questo salmo (vv. 8-15) è il monumentale salmo 119, grandiosa celebrazione della legge. E per legge (torah) non si intende un’arida successione di precetti o di proibizioni, ma la parola di Dio contenuta nei primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio). Al gesto di amore divino che interviene nella storia come salvatore, l’uomo deve rispondere con il suo impegno "morale" vivendo "irreprensibile e puro dal grande peccato", aprendo al Signore "i pensieri del cuore" appoggiandosi a lui come a "rupe e redentore".

 

Salmo 104 - Gli splendori della creazione

1 Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,

2 avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,

3 costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;

4 fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.

5 Hai fondato la terra sulle sue basi,
mai potrà vacillare.

6 L’oceano l’avvolgeva come un manto,
le acque coprivano le montagne.

7 Alla tua minaccia sono fuggite,
al fragore del tuo tuono hanno tremato.

8 Emergono i monti, scendono le valli
al luogo che hai loro assegnato.

9 Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,
non torneranno a coprire la terra.

10 Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;

11 ne bevono tutte le bestie selvatiche
e gli ònagri estinguono la loro sete.

12 Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde.

13 Dalle tue alte dimore irrighi i monti,
con il frutto delle tue opere sazi la terra.

14 Fai crescere il fieno per gli armenti
e l’erba al servizio dell’uomo,
perché tragga alimento dalla terra:

15 il vino che allieta il cuore dell’uomo;
l’olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.

16 Si saziano gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati.

17 Là gli uccelli fanno il loro nido
e la cicogna sui cipressi ha la sua casa.

18 Per i camosci sono le alte montagne,
le rocce sono rifugio per gli iràci.

19 Per segnare le stagioni hai fatto la luna
e il sole che conosce il suo tramonto.

20 Stendi le tenebre e viene la notte
e vagano tutte le bestie della foresta;

21 ruggiscono i leoncelli in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.

22 Sorge il sole, si ritirano
e si accovacciano nelle tane.

23 Allora l’uomo esce al suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.

24 Quanto sono grandi, Signore,
le tue opere!
Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature.

25 Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi.

26 Lo solcano le navi,
il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta.

27 Tutti da te aspettano
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.

28 Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,
tu apri la mano, si saziano di beni.

29 Se nascondi il tuo volto, vengono meno,
togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere.

30 Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

31 La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.

32 Egli guarda la terra e la fa sussultare,
tocca i monti ed essi fumano.

33 Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto.

34 A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.

35 Scompaiano i peccatori dalla terra
e più non esistano gli empi.
Benedici il Signore, anima mia.

In questo salmo, come nel primo capitolo della Genesi, Dio si ferma a guardare e trova che tutto è bello (Gen 1, 31). Dio contempla e sperimenta la gioia della creazione.

In questa immensità del creato si rivela la grandezza di Dio. La luce è come il suo mantello, i venti i suoi messaggeri. Nulla sfugge all’azione di Dio. È lui l’agente supremo che muove le stelle e i cieli, fa alzare le montagne e abbassare le valli. Tutto trova il suo posto giusto nell’universo. È la mano di Dio che fa tutto, è lui che dà lo spirito, il respiro agli esseri viventi (v. 30). Ogni creatura porta "l’impronta digitale" (Sal 8, 4) del Creatore. In qualche modo il volto di Dio diventa accessibile attraverso le sue creature. Naturalmente ci vogliono occhi aperti per contemplare questa manifestazione di Dio, mentre i nostri occhi sono incapaci di penetrare al di là della semplice apparenza, al di là del guscio delle cose: siamo superficiali.

Il salmo vuole che ci intoniamo con questa bontà del creato, che ci armonizziamo con questo canto, che non siamo una nota stonata nella creazione. Il peccato e colui che lo fa (v. 35) sono una spaventosa stonatura nell’armonia del creato, mentre tutta la vita dell’uomo, degno di questo nome, deve essere un "canto gradito al Signore" nel quale solamente può trovare la gioia (v. 34).

 

Salmo 139 - Omaggio a chi sa tutto

1 Al maestro del coro. Di Davide. Salmo.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,

2 tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,

3 mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;

4 la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.

5 Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.

6 Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.

7 Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?

8 Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.

9 Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,

10 anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.

11 Se dico: "Almeno l’oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte";

12 nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.

13 Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

14 Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.

15 Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.

16 Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.

17 Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;

18 se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.

19 Se Dio sopprimesse i peccatori!
Allontanatevi da me, uomini sanguinari.

20 Essi parlano contro di te con inganno:
contro di te insorgono con frode.

21 Non odio, forse, Signore, quelli che ti odiano
e non detesto i tuoi nemici?

22 Li detesto con odio implacabile
come se fossero miei nemici.

23 Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:

24 vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita.

Dio vede tutto e sa tutto. Noi siamo conosciuti e amati da Dio: siamo avvolti e immersi nella sua luce e penetrati fino nel più profondo. La vera conoscenza, scienza e sapienza, sta nel sapere che cosa Dio sa e pensa di me.

Alla luce della fede vediamo le cose con l’occhio di Dio. Lo sguardo di Dio amorevole e paterno mi penetra. Dio è una presenza viva e reale. Egli è qui, ora. La mia storia è solo la storia della sua presenza operante in me. Vivere è fare l’esperienza di Dio che ci circonda, nel quale "viviamo, ci muoviamo ed esistiamo" (At 17, 28), sentirsi investiti dalla potenza di questo sguardo amoroso. È bello e per nulla imbarazzante essere scrutati e conosciuti a fondo da uno che ci ama.

Nulla mi può nascondere da questo sguardo di Dio: né la distanza, né lo spazio, né la lontananza del tempo. Alla luce di questo sguardo diventa chiaro il mio valore reale senza tara e senza imbrogli: un valore molto diverso da quello che pensano gli altri o io stesso.

Non è lo sguardo inflessibile di un giudice, non è una conoscenza spietata, ma misericordiosa, è il giudizio buono di un padre amoroso: "Il Padre vi ama" (Gv 16, 27). Un padre che è insieme intelligenza e amore, che guarda a ciascuno di noi che ha plasmato lui stesso con le sue mani a sua immagine e somiglianza (Gen 1, 26-27). Da qui nasce la fiducia. "Dio è amore" (1Gv 4, 8. 16): in lui tutto è luce, amore e redenzione. In Dio tutto serve per il nostro bene: "Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rm 8, 28).

Il mio essere, il mio agire, il mio sentire, la mia gioia, il mio dolore, ciò che mi è riuscito e ciò che è fallito, quello che ho e quello che ho sperperato, quello che è buono e quello che è cattivo: tutto è qui nella luce di Dio, sotto lo sguardo misericordioso e paterno di Dio.

Da questo salmo possiamo trarre alcuni atteggiamenti pratici.

- Vivere alla presenza di Dio, muoversi sempre sotto la luce del suo sguardo, "servirlo senza timore, in santità e giustizia, al suo cospetto, per tutti i nostri giorni" (Lc 1, 74-75).

- Fare l’esame di coscienza con Dio chiamando bene ciò che lui chiama bene e male ciò che lui chiama male, sostituendo alla nostra insipienza la sapienza di Dio.

- Accogliere la sua presenza in noi. Dio Padre, Figlio e Spirito abitano dentro di noi. "Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14, 23); "Il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio" (1Cor 6, 19). Se capiamo questo, tutto si illumina dentro di noi. Il grande mistero di Dio si svolge in questo piccolo spazio del cuore umano. I cieli e la terra non possono contenere Dio immenso, ma il cuore dell’uomo sì, perché il cuore dell’uomo è più grande dell’universo, è dilatato all’infinito dall’amore.

 

Salmo 145 - Lode al Signore re

1 Lodi. Di Davide.

Alef. O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.

2 Bet. Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.

3 Ghimel. Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

4 Dalet. Una generazione narra all’altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.

5 He. Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.

6 Vau. Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.

7 Zain. Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.

8 Het. Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.

9 Tet. Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

10 Iod. Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.

11 Caf. Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,

12 Lamed. per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.

13 Mem. Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

14 Samech. Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

15 Ain. Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

16 Pe. Tu apri la tua mano
e sazi la fame di ogni vivente.

17 Sade. Giusto è il Signore in tutte le sue vie,
santo in tutte le sue opere.

18 Kof. Il Signore è vicino a quanti lo invocano,
a quanti lo cercano con cuore sincero.

19 Res. Appaga il desiderio di quelli che lo temono,
ascolta il loro grido e li salva.

20 Sin. Il Signore protegge quanti lo amano,
ma disperde tutti gli empi.

21 Tau. Canti la mia bocca la lode del Signore
e ogni vivente benedica il suo nome santo,
in eterno e sempre.

Il mondo della natura ci rivela il Dio della gloria. Cos’è la gloria di Dio? È la natura divina in quanto appare, è Dio per quanto possiamo vederlo nelle cose create. Gloria è manifestazione della presenza di Dio: Dio per quanto si fa vedere e conoscere da noi.

La gloria di Dio descritta in questo salmo è la sua grandezza che non si può misurare (v. 3), le sue opere, le sue meraviglie, i suoi prodigi, la stupenda sua potenza, la sua grandezza, la sua bontà immensa, la sua giustizia (vv. 4-7).

Gli attributi di Dio sono proprio il manifestarsi, il rifrangersi della gloria del Signore attraverso la quasi infinita molteplicità delle creature.

 

Salmi 96, 97, 98

Salmo 96 - Il Signore re e giudice

1 Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.

2 Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

3 In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

4 Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.

5 Tutti gli dèi delle nazioni sono un nulla,
ma il Signore ha fatto i cieli.

6 Maestà e bellezza sono davanti a lui,
potenza e splendore nel suo santuario.

7 Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,

8 date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,

9 prostratevi al Signore in sacri ornamenti.
Tremi davanti a lui tutta la terra.

10 Dite tra i popoli: "Il Signore regna!".
Sorregge il mondo, perché non vacilli;
giudica le nazioni con rettitudine.

11 Gioiscano i cieli, esulti la terra,
frema il mare e quanto racchiude;

12 esultino i campi e quanto contengono,
si rallegrino gli alberi della foresta

13 davanti al Signore che viene,
perché viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e con verità tutte le genti.

Salmo 97 - Il Signore trionfa

1 Il Signore regna, esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.

2 Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sono la base del suo trono.

3 Davanti a lui cammina il fuoco
e brucia tutt’intorno i suoi nemici.

4 Le sue folgori rischiarano il mondo:
vede e sussulta la terra.

5 I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.

6 I cieli annunziano la sua giustizia
e tutti i popoli contemplano la sua gloria.

7 Siano confusi tutti gli adoratori di statue
e chi si gloria dei propri idoli.
Si prostrino a lui tutti gli dèi!

8 Ascolta Sion e ne gioisce,
esultano le città di Giuda
per i tuoi giudizi, Signore.

9 Perché tu sei, Signore,
l’Altissimo su tutta la terra,
tu sei eccelso sopra tutti gli dèi.

10 Odiate il male, voi che amate il Signore:
lui che custodisce la vita dei suoi fedeli
li strapperà dalle mani degli empi.

11 Una luce si è levata per il giusto,
gioia per i retti di cuore.

12 Rallegratevi, giusti, nel Signore,
rendete grazie al suo santo nome.

Salmo 98 - Il giudice della terra

1 Salmo.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

2 Il Signore ha manifestato la sua salvezza,
agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.

3 Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa di Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.

4 Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia.

5 Cantate inni al Signore con l’arpa,
con l’arpa e con suono melodioso;

6 con la tromba e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

7 Frema il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.

8 I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne

9 davanti al Signore che viene,
che viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.

La natura esulta di gioia davanti al Signore che viene. La presenza di Dio nella natura mette tutti gli esseri in vibrazione (Sal 96, 11-13; Sal 97, 4-6; Sal 98, 7-9).

 

La gloria di Dio riempie tutto

Il tema della gloria di Dio ha una grande importanza non solo nel salmi, ma anche nel resto della Bibbia. Della venuta del Figlio di Dio sulla terra, Giovanni scrive: "Ha posto la sua tenda in mezzo a noi e noi abbiamo visto la sua gloria" (Gv 1, 14). In Cristo Gesù veramente la gloria di Dio si è attendata sulla terra, si è rivelata la presenza di Dio con gli uomini. Gli angeli del Natale cantano: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli" (Lc 2, 14). Il Cristo che viene per rivelarci il Padre, rivela proprio la gloria di Dio: "Abbiamo visto la sua gloria" (Gv 1, 14).

Tutta la nostra vita di credenti deve essere "a lode e gloria della sua grazia" (Ef 1, 4).

 

L’esempio di s. Francesco

Il suo famoso cantico delle creature è considerato uno dei testi più significativi della letteratura italiana primitiva, e una delle pagine più belle della spiritualità cristiana.

Francesco ci appare come un nuovo Adamo in estasi davanti allo spettacolo della natura. Guarda alle cose con profonda simpatia: sono clarite et pretiose et belle.

Francesco non ignora l’uso cattivo che l’uomo può fare delle cose. Non per nulla mette al centro della sua spiritualità la povertà, il distacco del cuore. Solo distaccandosi e rispettando le cose si può arrivare alla vera contemplazione e al vero godimento di esse.

Francesco sente un profondo legame tra sé e le cose: le chiama fratello, sorella. Questo legame di fraternità è fondato sull’intuizione che tutte le creature hanno la stessa origine dell’uomo, vengono da un atto creatore di Dio e sono legate allo stesso destino dell’uomo.

"Parla a loro come se parlasse a uomini" (Tommaso da Celano, Trattato dei miracoli di s. Francesco, 20). Così predica agli uccelli, saluta il gregge che sta pascolando, dialoga col lupo di Gubbio. E tutto questo non è solo leggenda.

Francesco vede il creato come un segno trasparente di Dio: "De te, Altissimo, porta significatione". Le creature sono segnate dal sigillo dell’amore di Dio, sono un dono di Dio.

Nel 1979 il papa Giovanni Paolo II ha costituito s. Francesco patrono degli ecologi. Nel documento di nomina dice: "Ha percepito gli elementi della natura come uno splendido dono di Dio agli uomini" (Lett. Ap. Inter sanctos 29, 11, 1979). Il fulgido esempio di s. Francesco deve aiutarci a ricuperare quell’intima solidarietà che nell’incanto delle origini legava Dio, l’uomo e il cosmo.

La grazia ci porta allo stato primitivo. Anzi questa armonia è stata restaurata da Cristo in un modo sovrabbondante (Rm 5, 20), al di sopra e al di là del paradiso primitivo, e ognuno di noi deve saper vivere il contatto con la natura considerandola come specchio del divino.

L’ecologia deve diventare un nuovo capitolo della morale. Dobbiamo tutelare l’ambiente, rispettare le cose e la loro bellezza in forza di una visione divina del mondo (vedere le cose con gli occhi di Dio), in forza dell’imperativo della coscienza, prima ancora che per obbedire a una legislazione civile.

Dobbiamo eliminare quell’atteggiamento che strapazza le cose, le deforma, le danneggia in modo irreparabile. L’uomo può e deve usare le cose, ma non ha l’arbitrio di violentarle, di usarle in modo irragionevole e sconsiderato.

Dobbiamo ricuperare un rapporto umanizzato e sapienziale con le cose, rispettandole come "sacre" e valorizzandole come "segno", "significatione" dell’Altissimo.

Dobbiamo dare "voce" al creato: "Fatti voce di ogni creatura, esultanti cantiamo: Santo, santo, santo ..." (Prece Eucaristiva IV). Ecco la funzione dell’uomo: dare voce al creato e assumerlo nell’amore per rendere esplicita quella lode muta che si sprigiona prepotentemente dalla bellezza delle creature. Dobbiamo ricuperare la facoltà dell’ammirazione e della contemplazione. "Occorre mantenere nell’uomo la facoltà della contemplazione e dell’ammirazione che conducono alla sapienza". "È necessario coltivare lo spirito in modo che si sviluppino le facoltà dell’ammirazione, dell’intuizione, della contemplazione" (Conc. Vat. II, Gaudium et spes 56, 59).

Per poter ammirare ci vuole il cuore distaccato dalle cose perché non c’è nulla che le avveleni tanto, quanto il possesso egoistico. "Io mi godo molto più dei quadri della Galleria Pitti di Firenze che non il Granduca di Toscana che li comprò e li collezionò" (Don Divo Barsotti). Il possesso è un mezzo per avere legittimamente le cose, ma non per goderle serenamente. Non è un caso che a innalzare il Cantico delle creature sia stato il Poverello di Assisi.

 

Dal "pensiero alla morte" di Paolo VI

"Sembra che il congedo debba esprimersi in un grande e semplice atto di riconoscenza, anzi di gratitudine. Questa vita mortale è, nonostante i suoi travagli, i suoi oscuri misteri, le sue sofferenze, la sua fatale caducità, un fatto bellissimo, un prodigio sempre originale e commovente, un avvenimento degno di essere cantato in gaudio e gloria: la vita, la vita dell’uomo! Né meno degno di esaltazione e di felice stupore è il quadro che circonda la vita dell’uomo: questo mondo immenso, misterioso, magnifico; questo universo dalle mille forze, dalle mille leggi, dalle mille bellezze e dalle mille profondità. Perché non ho studiato abbastanza, esplorato, ammirato la stanza nella quale la vita si svolge? Quale imperdonabile distrazione, quale riprovevole superficialità! Tuttavia, almeno in extremis, si deve riconoscere che quel mondo, che è stato fatto per mezzo di Lui (Cristo), è stupendo. Ti saluto e ti celebro all’ultimo istante, con immensa ammirazione; e, come si diceva, con gratitudine. Tutto è dono; dentro la vita, dentro la natura e l’universo, sta la Sapienza; e poi, lo dirò in questo commiato luminoso, sta l’Amore!

La scena del mondo è un disegno, oggi tuttora incomprensibile per la sua maggior parte, d’un Dio Creatore, che si chiama il Padre nostro che sta nel cieli! Grazie, o Dio, grazie e gloria a te, o Padre!".

 

 

2. IL MONDO DELLA STORIA RIVELA IL DIO DELLA FEDELTÀ

La rivelazione biblica è la rivelazione di una storia. La salvezza per il mondo biblico non sta in una conoscenza che evade fuori dalla storia, ma piuttosto nella fede e nell’amore che coinvolgono nella storia tutti e tutto. "Il Verbo si fece carne" (Gv 1, 14), cioè storia, uomo palpabile, non un messaggio astratto, tanto palpabile che "le nostre mani hanno toccato il Verbo della vita" (1Gv 1, 1). Le grandi professioni di fede dell’Antico e del Nuovo Testamento non sono un elenco di verità astratte, ma sono storia. Sono i gesti meravigliosi di Dio che scandiscono tutta la storia biblica dei due Testamenti. La storia è inscindibile dal contenuto della fede biblica.

Il richiamo della storia non è mai nella Bibbia un ripiegamento sul passato, ma una rilettura. La rilettura è una attualizzazione dell’evento passato. L’Alleanza non è quella che Dio ha stipulato con i nostri padri nel passato, è quella che stipula adesso con noi: l’alleanza è oggi. La storia è costantemente agganciata all’oggi. È una rilettura a partire dal presente. Gli stessi sacramenti, gesti meravigliosi, sono Cristo che mi salva, qui, oggi.

A che cosa serve rileggere i grandi gesti del passato? Il modo di agire che Dio ha usato nel passato continua a usarlo costantemente anche nel presente: anche oggi Dio parla, fa alleanza con noi, giudica, salva, continua sempre a fare le stesse cose, ma ogni volta in un modo sempre più meraviglioso. La parola biblica è una parola aperta, viva, attuale. È stata pronunciata nel passato, nella storia, viene pronunciata nel presente e del presente ne assume tutta la storia: la nostra storia e le nostre storie. Lo spessore storico della salvezza è parte essenziale del messaggio rivelato. I greci avevano il senso della cronaca, ma non avevano il senso della storia, perché mancava loro una prospettiva sul futuro. C’è una storia quando gli avvenimenti sono concatenati fra di loro e camminano verso un fine. Nel cuore della celebrazione eucaristica noi diciamo: "Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell’attesa della tua venuta". Nel credo proclamiamo: "Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen".

La storia biblica non è un circolo chiuso, un eterno ritorno del passato: è un cammino sempre nuovo verso una meta affascinante e nuova. "Noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova nei quali avrà stabile dimora la giustizia" (2Pt 3, 13).

 

Esame di alcuni salmi

Salmo 114 - Inno pasquale

1 Alleluia.
Quando Israele uscì dall’Egitto,
la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,

2 Giuda divenne il suo santuario,
Israele il suo dominio.

3 Il mare vide e si ritrasse,
il Giordano si volse indietro,

4 i monti saltellarono come arieti,
le colline come agnelli di un gregge.

5 Che hai tu, mare, per fuggire,
e tu, Giordano, perché torni indietro?

6 Perché voi monti saltellate come arieti
e voi colline come agnelli di un gregge?

7 Trema, o terra, davanti al Signore,
davanti al Dio di Giacobbe,

8 che muta la rupe in un lago,
la roccia in sorgenti d’acqua.

È il salmo dell’Esodo, il fatto centrale della storia biblica. Il popolo di Dio esce dalla schiavitù dell’Egitto per andare verso la libertà, verso la patria promessa. Questo popolo, che ha cocente il ricordo della schiavitù, costata con gioia di essere diventato il "santuario di Dio", cioè il popolo in cui abita il Dio vivente. In questo salmo viene rievocata, attraverso immagini poetiche e con rapide pennellate, la lunga marcia nel deserto e l’esperienza di una meravigliosa vicinanza con il Signore, l’epoca del primo amore (Ger 2,2).

Non è storia passata: tutta questa storia deve rivivere in me. Il cristiano singolo e il popolo di Dio deve passare attraverso questi stadi. In qualche modo anche noi dobbiamo rivivere tutta la storia biblica. "Tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione" (Rm 15, 4): sono eventi del passato che dobbiamo vivere "nuovi" nella realtà presente.

Da questo salmo emerge una stupenda esperienza: Dio cammina personalmente con noi, con il suo popolo. Questo fatto meraviglioso deve imprimersi profondamente nella nostra mente. La scena di Emmaus (Lc 24, 13-35) è un grafico dell’esistenza cristiana. La nostra esistenza cristiana è un cammino verso la casa del Padre con a fianco Cristo, il più discreto dei fratelli, anche se spesso non lo riconosciamo.

Il Signore cammina con noi come camminava con loro (Es 33, 12-17), abita con noi (Gv 1, 14; Mt 28, 20) come abitava con loro. Dio con noi: è un elemento fondamentale della rivelazione. L’incarnazione è Dio con noi: l’esperienza dell’ingresso di Dio nella finitezza della nostra storia, di questa nostra esperienza, in questo luogo, in quest’ora.

Davanti a Israele il mare fugge e il Giordano si tira indietro (v. 5). Perché? Perché le creature si fanno da parte e tremano "davanti al Signore, davanti al Dio di Giacobbe" (v. 7) che cammina in mezzo al suo popolo.

 

Salmo 115 - L’unico vero Dio

1 Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome da’ gloria,
per la tua fedeltà, per la tua grazia.

2 Perché i popoli dovrebbero dire:
"Dov’è il loro Dio?".

3 Il nostro Dio è nei cieli,
egli opera tutto ciò che vuole.

4 Gli idoli delle genti sono argento e oro,
opera delle mani dell’uomo.

5 Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,

6 hanno orecchi e non odono,
hanno narici e non odorano.

7 Hanno mani e non palpano,
hanno piedi e non camminano;
dalla gola non emettono suoni.

8 Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida.

9 Israele confida nel Signore:
egli è loro aiuto e loro scudo.

10 Confida nel Signore la casa di Aronne:
egli è loro aiuto e loro scudo.

11 Confida nel Signore, chiunque lo teme:
egli è loro aiuto e loro scudo.

12 Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:
benedice la casa d’Israele,
benedice la casa di Aronne.

13 Il Signore benedice quelli che lo temono,
benedice i piccoli e i grandi.

14 Vi renda fecondi il Signore,
voi e i vostri figli.

15 Siate benedetti dal Signore
che ha fatto cielo e terra.

16 I cieli sono i cieli del Signore,
ma ha dato la terra ai figli dell’uomo.

17 Non i morti lodano il Signore,
né quanti scendono nella tomba.

18 Ma noi, i viventi, benediciamo il Signore
ora e sempre.

Gli idoli di allora e di oggi sono nullità. Il Signore invece è una realtà vivente che cammina con il suo popolo e "opera tutto ciò che vuole" (vv. 9-11).

Secondo la migliore esegesi, Jahvè significa non "colui che è", ma "colui che è qui", colui che interviene, il Dio della storia, il Dio che cammina con il suo popolo, l’Emmanuele, Dio con noi.

Se il mio dio sono le cose assolutizzate, idolatrate, io divento come loro, mi cosifico. Se il mio Dio è il Vivente anch’io divento vivente (v. 18). Nell’ottica razionalistica del nostro tempo Dio scompare dalla coscienza e l’uomo, che non ha basi proprie, va in rovina e si sfalda. Gli idoli sono nullità e chi confida negli idoli diventa nullità. La tentazione degli idoli è continua anche nel credente. Israele ci è caduto continuamente; forse continuamente ci cadiamo anche noi e, quel che è peggio, non ce ne accorgiamo.

 

Salmo 106 - Confessione nazionale

1 Alleluia.
Celebrate il Signore, perché è buono,
perché eterna è la sua misericordia.

2 Chi può narrare i prodigi del Signore,
far risuonare tutta la sua lode?

3 Beati coloro che agiscono con giustizia
e praticano il diritto in ogni tempo.

4 Ricordati di noi, Signore, per amore del tuo popolo,
visitaci con la tua salvezza,

5 perché vediamo la felicità dei tuoi eletti,
godiamo della gioia del tuo popolo,
ci gloriamo con la tua eredità.

6 Abbiamo peccato come i nostri padri,
abbiamo fatto il male, siamo stati empi.

7 I nostri padri in Egitto
non compresero i tuoi prodigi,
non ricordarono tanti tuoi benefici
e si ribellarono presso il mare, presso il mar Rosso.

8 Ma Dio li salvò per il suo nome,
per manifestare la sua potenza.

9 Minacciò il mar Rosso e fu disseccato,
li condusse tra i flutti come per un deserto;

10 li salvò dalla mano di chi li odiava,
li riscattò dalla mano del nemico.

11 L’acqua sommerse i loro avversari;
nessuno di essi sopravvisse.

12 Allora credettero alle sue parole
e cantarono la sua lode.

13 Ma presto dimenticarono le sue opere,
non ebbero fiducia nel suo disegno,

14 arsero di brame nel deserto,
e tentarono Dio nella steppa.

15 Concesse loro quanto domandavano
e saziò la loro ingordigia.

16 Divennero gelosi di Mosè negli accampamenti,
e di Aronne, il consacrato del Signore.

17 Allora si aprì la terra e inghiottì Datan,
e seppellì l’assemblea di Abiron.

18 Divampò il fuoco nella loro fazione
e la fiamma divorò i ribelli.

19 Si fabbricarono un vitello sull’Oreb,
si prostrarono a un’immagine di metallo fuso;

20 scambiarono la loro gloria
con la figura di un toro che mangia fieno.

21 Dimenticarono Dio che li aveva salvati,
che aveva operato in Egitto cose grandi,

22 prodigi nel paese di Cam,
cose terribili presso il mar Rosso.

23 E aveva già deciso di sterminarli,
se Mosè suo eletto
non fosse stato sulla breccia di fronte a lui,
per stornare la sua collera dallo sterminio.

24 Rifiutarono un paese di delizie,
non credettero alla sua parola.

25 Mormorarono nelle loro tende,
non ascoltarono la voce del Signore.

26 Egli alzò la mano su di loro
giurando di abbatterli nel deserto,

27 di disperdere i loro discendenti tra le genti
e disseminarli per il paese.

28 Si asservirono a Baal-Peor
e mangiarono i sacrifici dei morti,

29 provocarono Dio con tali azioni
e tra essi scoppiò una pestilenza.

30 Ma Finees si alzò e si fece giudice,
allora cessò la peste

31 e gli fu computato a giustizia
presso ogni generazione, sempre.

32 Lo irritarono anche alle acque di Meriba
e Mosè fu punito per causa loro,

33 perché avevano inasprito l’animo suo
ed egli disse parole insipienti.

34 Non sterminarono i popoli
come aveva ordinato il Signore,

35 ma si mescolarono con le nazioni
e impararono le opere loro.

36 Servirono i loro idoli
e questi furono per loro un tranello.

37 Immolarono i loro figli
e le loro figlie agli dèi falsi.

38 Versarono sangue innocente,
il sangue dei figli e delle figlie
sacrificati agli idoli di Canaan;
la terra fu profanata dal sangue,

39 si contaminarono con le opere loro,
si macchiarono con i loro misfatti.

40 L’ira del Signore si accese contro il suo popolo,
ebbe in orrore il suo possesso;

41 e li diede in balìa dei popoli,
li dominarono i loro avversari,

42 li oppressero i loro nemici
e dovettero piegarsi sotto la loro mano.

43 Molte volte li aveva liberati;
ma essi si ostinarono nei loro disegni
e per le loro iniquità furono abbattuti.

44 Pure, egli guardò alla loro angoscia
quando udì il loro grido.

45 Si ricordò della sua alleanza con loro,
si mosse a pietà per il suo grande amore.

46 Fece loro trovare grazia
presso quanti li avevano deportati.

47 Salvaci, Signore Dio nostro,
e raccoglici di mezzo ai popoli,
perché proclamiamo il tuo santo nome
e ci gloriamo della tua lode.

48 Benedetto il Signore, Dio d’Israele
da sempre, per sempre.
Tutto il popolo dica: Amen.

La storia biblica è l’intreccio delle nostre colpe con le meraviglie che Dio compie, l’intreccio dei nostri tradimenti con la bontà di Dio. "Il Signore è buono" (v. 1) "noi abbiamo peccato come i nostri padri, abbiamo fatto il male, siamo stati empi" (v. 6). "Dio li salvò" e ci salva non per merito loro o nostro, ma "per il suo nome, per manifestare la sua potenza" (v. 8): ci salva perché guarda alla nostra angoscia, ode il nostro grido che invoca aiuto, si ricorda della sua alleanza con noi, si muove a pietà per il suo grande amore (vv. 44-45). Fa prodigi nonostante tutti i peccati degli uomini. La misericordia eterna di Dio (v. 1) è l’incontro dell’amore di Dio con la nostra miseria. La misericordia è un cuore che si dona alla miseria, un amore che non si arrende mai davanti a nessun tradimento. È la storia di sempre, è la storia della nostra vita. Possiamo interpretare i singoli momenti di questo salmo in chiave di attualità perché quelle colpe si ripetono purtroppo con triste monotonia. Un esempio tragicamente attuale più che mai: i vv. 37-38 sono un quadro orrendo dei figli sacrificati agli idoli falsi del progresso, della barbarie e dell’"aborto libero e gratuito" di oggi.

 

Salmo 107 - Dio salva l’uomo da ogni pericolo

1 Alleluia.
Celebrate il Signore perché è buono,
perché eterna è la sua misericordia.

2 Lo dicano i riscattati del Signore,
che egli liberò dalla mano del nemico

3 e radunò da tutti i paesi,
dall’oriente e dall’occidente,
dal settentrione e dal mezzogiorno.

4 Vagavano nel deserto, nella steppa,
non trovavano il cammino per una città dove abitare.

5 Erano affamati e assetati,
veniva meno la loro vita.

6 Nell’angoscia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angustie.

7 Li condusse sulla via retta,
perché camminassero verso una città dove abitare.

8 Ringrazino il Signore per la sua misericordia,
per i suoi prodigi a favore degli uomini;

9 poiché saziò il desiderio dell’assetato,
e l’affamato ricolmò di beni.

10 Abitavano nelle tenebre e nell’ombra di morte,
prigionieri della miseria e dei ceppi,

11 perché si erano ribellati alla parola di Dio
e avevano disprezzato il disegno dell’Altissimo.

12 Egli piegò il loro cuore sotto le sventure;
cadevano e nessuno li aiutava.

13 Nell’angoscia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angustie.

14 Li fece uscire dalle tenebre e dall’ombra di morte
e spezzò le loro catene.

15 Ringrazino il Signore per la sua misericordia,
per i suoi prodigi a favore degli uomini;

16 perché ha infranto le porte di bronzo
e ha spezzato le barre di ferro.

17 Stolti per la loro iniqua condotta,
soffrivano per i loro misfatti;

18 rifiutavano ogni nutrimento
e già toccavano le soglie della morte.

19 Nell’angoscia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angustie.

20 Mandò la sua parola e li fece guarire,
li salvò dalla distruzione.

21 Ringrazino il Signore per la sua misericordia
e per i suoi prodigi a favore degli uomini.

22 Offrano a lui sacrifici di lode,
narrino con giubilo le sue opere.

23 Coloro che solcavano il mare sulle navi
e commerciavano sulle grandi acque,

24 videro le opere del Signore,
i suoi prodigi nel mare profondo.

25 Egli parlò e fece levare
un vento burrascoso che sollevò i suoi flutti.

26 Salivano fino al cielo,
scendevano negli abissi;
la loro anima languiva nell’affanno.

27 Ondeggiavano e barcollavano come ubriachi,
tutta la loro perizia era svanita.

28 Nell’angoscia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angustie.

29 Ridusse la tempesta alla calma,
tacquero i flutti del mare.

30 Si rallegrarono nel vedere la bonaccia
ed egli li condusse al porto sospirato.

31 Ringrazino il Signore per la sua misericordia
e per i suoi prodigi a favore degli uomini.

32 Lo esaltino nell’assemblea del popolo,
lo lodino nel consesso degli anziani.

33 Ridusse i fiumi a deserto,
a luoghi aridi le fonti d’acqua

34 e la terra fertile a palude
per la malizia dei suoi abitanti.

35 Ma poi cambiò il deserto in lago,
e la terra arida in sorgenti d’acqua.

36 Là fece dimorare gli affamati
ed essi fondarono una città dove abitare.

37 Seminarono campi e piantarono vigne,
e ne raccolsero frutti abbondanti.

38 Li benedisse e si moltiplicarono,
non lasciò diminuire il loro bestiame.

39 Ma poi, ridotti a pochi, furono abbattuti,
perché oppressi dalle sventure e dal dolore.

40 Colui che getta il disprezzo sui potenti,
li fece vagare in un deserto senza strade.

41 Ma risollevò il povero dalla miseria
e rese le famiglie numerose come greggi.

42 Vedono i giusti e ne gioiscono
e ogni iniquo chiude la sua bocca.

43 Chi è saggio osservi queste cose
e comprenderà la bontà del Signore.

In questo salmo è cantata la pedagogia di Dio nella storia. L’uomo peccatore è paragonato a chi si perde, a chi è prigioniero, a chi soffre di inappetenza, a chi è naufrago. L’uomo che si distacca da Dio diventa affamato e prigioniero della miseria (cfr. Lc 15, 11-32).

Attraverso questo salmo possiamo individuare qual è la condotta di Dio con l’uomo: il dramma del peccato si risolve sempre tra le braccia del padre della misericordia, nel perdono che trionfa sempre su tutto, nell’amore che soverchia sempre il peccato dell’uomo; anche quando sembra che Dio colpisca per punire, in realtà lo fa per stringere di nuovo l’uomo a sé nell’amore, per salvarlo.

Il suo amore è senza pentimenti. "I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili" (Rm 11, 29).

Dio non rinuncerà mai all’alleanza col suo popolo qualunque cosa accada. Dio non viene mai meno alla sua parola, a differenza degli uomini: egli stesso si dichiara "ricco di grazia e di fedeltà" (Es 34, 6). Il peccato non sarà mai più forte del suo amore: "Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa" (1Gv 3, 19-20). Da qui la fonte della nostra incrollabile speranza, da qui la forza irresistibile del nostro apostolato. Non ha senso il pessimismo per chi ha veramente fede. Qualunque cosa capiti, non possiamo dubitare della presenza di Dio che guida la storia, non possiamo dubitare della sua bontà che trionfa su tutto.

 

Salmo 136 - Grande litania di ringraziamento

1 Alleluia.
Lodate il Signore perché è buono:
perché eterna è la sua misericordia.

2 Lodate il Dio degli dèi:
perché eterna è la sua misericordia.

3 Lodate il Signore dei signori:
perché eterna è la sua misericordia.

4 Egli solo ha compiuto meraviglie:
perché eterna è la sua misericordia.

5 Ha creato i cieli con sapienza:
perché eterna è la sua misericordia.

6 Ha stabilito la terra sulle acque:
perché eterna è la sua misericordia.

7 Ha fatto i grandi luminari:
perché eterna è la sua misericordia.

8 Il sole per regolare il giorno:
perché eterna è la sua misericordia;

9 la luna e le stelle per regolare la notte:
perché eterna è la sua misericordia.

10 Percosse l’Egitto nei suoi primogeniti:
perché eterna è la sua misericordia.

11 Da loro liberò Israele:
perché eterna è la sua misericordia;

12 con mano potente e braccio teso:
perché eterna è la sua misericordia.

13 Divise il mar Rosso in due parti:
perché eterna è la sua misericordia.

14 In mezzo fece passare Israele:
perché eterna è la sua misericordia.

15 Travolse il faraone e il suo esercito nel mar Rosso:
perché eterna è la sua misericordia.

16 Guidò il suo popolo nel deserto:
perché eterna è la sua misericordia.

17 Percosse grandi sovrani
perché eterna è la sua misericordia;

18 uccise re potenti:
perché eterna è la sua misericordia.

19 Seon, re degli Amorrei:
perché eterna è la sua misericordia.

20 Og, re di Basan:
perché eterna è la sua misericordia.

21 Diede in eredità il loro paese;
perché eterna è la sua misericordia;

22 in eredità a Israele suo servo:
perché eterna è la sua misericordia.

23 Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi:
perché eterna è la sua misericordia;

24 ci ha liberati dai nostri nemici:
perché eterna è la sua misericordia.

25 Egli dà il cibo ad ogni vivente:
perché eterna è la sua misericordia.

26 Lodate il Dio del cielo:
perché eterna è la sua misericordia.

Questo salmo ricapitola tutta la storia di Israele. È incentrato sulla certezza della fedeltà di Dio. È il grande Hallel (grande lode) che chiudeva la celebrazione della Pasqua. Anche Gesù lo ha pregato con gli apostoli dopo l’ultima cena (Mt 26, 30). È un salmo che va masticato, ruminato e assimilato: ci nutre dell’amore eterno di Dio.

È diviso in cinque parti.

Nella prima parte (vv. 1-3) Dio è proclamato Signore incontrastato, Dio degli dèi e Signore dei signori.

Nella seconda parte (vv. 4-9) è proclamato unico creatore.

Nella terza parte (vv. 10-15) è proclamato liberatore di Israele.

Nella quarta parte (vv. 16-22) viene celebrato come colui che introduce il suo popolo nella terra promessa.

Nella quinta parte (vv. 23-26) viene celebrato come colui che continua a compiere prodigi.

Questo salmo è un grande mosaico di amore composto dalle meraviglie che Dio ha compiuto e compie nella storia della salvezza universale e individuale. Questo mosaico non è ultimato perché Dio è sempre all’opera. La nostra storia è la storia delle meraviglie del suo amore e della sua misericordia e... fortunatamente la storia continua.

 

Salmi 74, 137, 126

I tre salmi che consideriamo qui di seguito (74, 137, 126) rievocano il dramma dell’esilio a Babilonia e la gioia del rimpatrio.

 

Salmi 74 - Lamento dopo il saccheggio del tempio

1 Maskil. Di Asaf.

O Dio, perché ci respingi per sempre,
perché divampa la tua ira
contro il gregge del tuo pascolo?

2 Ricordati del popolo
che ti sei acquistato nei tempi antichi.
Hai riscattato la tribù che è tuo possesso,
il monte Sion, dove hai preso dimora.

3 Volgi i tuoi passi a queste rovine eterne:
il nemico ha devastato tutto nel tuo santuario.

4 Ruggirono i tuoi avversari nel tuo tempio,
issarono i loro vessilli come insegna.

5 Come chi vibra in alto la scure
nel folto di una selva,

6 con l’ascia e con la scure
frantumavano le sue porte.

7 Hanno dato alle fiamme il tuo santuario,
hanno profanato e demolito la dimora del tuo nome;

8 pensavano: "Distruggiamoli tutti";
hanno bruciato tutti i santuari di Dio nel paese.

9 Non vediamo più le nostre insegne,
non ci sono più profeti
e tra di noi nessuno sa fino a quando...

10 Fino a quando, o Dio, insulterà l’avversario,
il nemico continuerà a disprezzare il tuo nome?

11 Perché ritiri la tua mano
e trattieni in seno la destra?

12 Eppure Dio è nostro re dai tempi antichi,
ha operato la salvezza nella nostra terra.

13 Tu con potenza hai diviso il mare,
hai schiacciato la testa dei draghi sulle acque.

14 Al Leviatàn hai spezzato la testa,
lo hai dato in pasto ai mostri marini.

15 Fonti e torrenti tu hai fatto scaturire,
hai inaridito fiumi perenni.

16 Tuo è il giorno e tua è la notte,
la luna e il sole tu li hai creati.

17 Tu hai fissato i confini della terra,
l’estate e l’inverno tu li hai ordinati.

18 Ricorda: il nemico ha insultato Dio,
un popolo stolto ha disprezzato il tuo nome.

19 Non abbandonare alle fiere la vita di chi ti loda,
non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri.

20 Sii fedele alla tua alleanza;
gli angoli della terra sono covi di violenza.

21 L’umile non torni confuso,
l’afflitto e il povero lodino il tuo nome.

22 Sorgi, Dio, difendi la tua causa,
ricorda che lo stolto ti insulta tutto il giorno.

23 Non dimenticare lo strepito dei tuoi nemici;
il tumulto dei tuoi avversari cresce senza fine.

Nel salmo 74 si sente tutto l’orrore dell’israelita che vede cadere in rovina il tempio dove Dio abita. È il momento in cui l’israelita butta in faccia a Dio i suoi tragici interrogativi: "Perché?" (v. 1). "Fino a quando?" (v. 10). È un gemito di preghiera. Difatti la preghiera diventa subito esplicita con fiduciosa certezza (v. 12) e vengono richiamate le grandi gesta di Dio, le meraviglie da lui compiute nella storia e nella creazione (vv. 13-17).

Il salmo conclude con uno scongiuro: Ricorda. Non abbandonare. Sii fedele. Quante volte un salmo come questo può ritornarci sulle labbra nei momenti difficili della vita, quando ci sembra di vedere tutto in rovina: in noi, nella nostra vita, nella società o perfino nella Chiesa che ha conosciuto e conosce tanti momenti oscuri. E pregando manteniamo viva la fiducia perché l’amore di Dio è fedele. "Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla" (1Cor 10, 13).

Salmo 137 - Canto dell’esiliato

1 Sui fiumi di Babilonia,
là sedevamo piangendo
al ricordo di Sion.

2 Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.

3 Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
"Cantateci i canti di Sion!".

4 Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?

5 Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;

6 mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

7 Ricordati, Signore, dei figli di Edom,
che nel giorno di Gerusalemme,
dicevano: "Distruggete, distruggete
anche le sue fondamenta".

8 Figlia di Babilonia devastatrice,
beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.

9 Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sbatterà contro la pietra.

A livello letterario, forse, è il più famoso dei salmi. C’è una forza lirica in questo salmo che ha incantato poeti e musicisti, (ricordiamo il coro "Va’, pensiero", nell’opera del Nabucco di Giuseppe Verdi).

Karl Barth dice che la fede nella religione protestante è stata sostenuta soprattutto dai grandi corali. Noi potremmo dire che la religione del pio ebreo in esilio è stata sostenuta soprattutto dal canto dei salmi. "I canti di Sion" (v. 4) erano espressione della fede di Israele nel Dio dell’alleanza e non potevano essere ridotti a folklore per divertire gli opressori (v. 3).

Il ricordo e l’amore per Gerusalemme (vv. 5-6) diventa per noi amore per la Chiesa. Al di sopra di ogni nostra gioia mettiamo l’amore per la Chiesa, l’amore ai suoi canti in quanto espressione della nostra fede e del nostro modo di vivere. Viviamo in un mondo dissacrato che assomiglia spesso a Babilonia. Il canto e la meditazione dei salmi ci aiuta a vivere secondo la volontà di Dio. "Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!" (1Gv 2, 15-17).

Attraverso questo salmo si può esprimere anche la nostalgia della patria, la nostalgia di quella Gerusalemme di lassù che è nostra madre (Gal 4, 26).

Nel salmo 122 viene cantata la gioia di questo arrivo alla casa del Signore. "Quale gioia, quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!" (Sal 122, 1, 2). Quando fu portato a papa Giovanni XXXIII l’annuncio della sua morte imminente, egli rispose facendo sue le parole di questo salmo: "Laetatus sum in his quae dicta sunt mihi: In domum Domini ibimus".

 

Salmo 126 - Canto del ritorno

1 Canto delle ascensioni.

Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion,
ci sembrava di sognare.

2 Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.
Allora si diceva tra i popoli:
"Il Signore ha fatto grandi cose per loro".

3 Grandi cose ha fatto il Signore per noi,
ci ha colmati di gioia.

4 Riconduci, Signore, i nostri prigionieri,
come i torrenti del Negheb.

5 Chi semina nelle lacrime
mieterà con giubilo.

6 Nell’andare, se ne va e piange,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con giubilo,
portando i suoi covoni.

È un salmo che si muove tutto in un clima trasognato. Bisogna pensare alla schiavitù avvilente in cui era stato ridotto il popolo di Israele. Se non ci fosse stata la parola dei profeti (= coloro che parlavano in nome di Dio) a far intravedere da lontano la speranza del ritorno, Israele avrebbe potuto credere che la storia sacra fosse finita, che Dio avesse definitivamente abbandonato il suo popolo. Invece all’improvviso, ecco l’editto di Ciro e la possibilità del ritorno (2Cr 36, 22-23): una cosa così bella, incredibile e inattesa che "ci sembrava di sognare" (v. 1).

Questo ritorno può facilmente evocare per noi quell’altro ritorno, quello della conversione, il ritorno al Padre: "Mi leverò e andrò da mio padre. Partì e si incamminò verso suo padre" (Lc 15, 18-20).

Il cammino di ritorno e l’incontro col padre si svolge nello stesso clima trasognato: "Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò... E incominciarono a far festa" (Lc 15, 20-24).

 

"Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia" (v. 3). Quante volte lo possiamo ripetere nella nostra esperienza umana e cristiana! In questo modo le parole dei salmi diventano profondamente nostre.

Questo salmo fu composto e cantato dal primo contingente dei rimpatriati. Nel v. 4 si chiede a Dio di completare l’opera, Lui che l’ha cominciata. L’uomo biblico si affida completamente a Dio, sapendo che Egli non delude.

Anche la nostra liberazione dalla schiavitù del peccato e dal male non è totalmente realizzata. Seminiamo nel pianto (gementi e piangenti in questa valle di lacrime), ma nutriamo nel cuore la speranza, divenuta certezza, che raccoglieremo con giubilo. "Beati i poveri, gli afflitti, i perseguitati. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 3-12). "Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi" (Rm 8, 18).

Non lasciamoci premere di spendere con impegno la nostra vita per Dio perché Dio non si lascia vincere in generosità: "Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà... Dio ama chi dona con gioia" (2Cor 9, 6-7).

Meglio ancora se oltre che spendere la nostra vita possiamo anche perderla per Lui: "Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà" (Mt 10, 39).

Gesù come un chicco di grano è caduto in terra, è morto e ha prodotto molto frutto (cfr. Gv 13, 24-25). Dopo di lui i martiri dei secoli passati di cui Tertulliano scrisse: "Il sangue dei cristiani è un seme". Ora tocca a noi seminare, coscienti che la vita del cristiano non è una passeggiata di piacere. E non seminiamo chiacchiere perché chi semina vento raccoglie tempesta (cfr Os 8, 7). "Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo" (v. 5).

 

La fedeltà di Dio

Nel mondo della storia i salmi ci fanno incontrare la presenza viva e attiva di Dio. È lui che tiene con mano salda le fila degli avvenimenti. Nulla sfugge alla sua mano. In questa storia, impastata di infedeltà da parte dell’uomo, Dio si rivela il Dio della fedeltà. Egli non viene meno anche quando viene meno l’uomo. Le montagne possono crollare, ma l’alleanza di Dio con me non crollerà.

L’attore principale della storia è Dio. Per questo anche i salmi più drammatici si risolvono subito in un gesto di abbandono fiducioso in lui. C’è il Signore, non solo nel tempio della natura, ma anche nel cuore della storia, ed è il Dio dell’amore fedele.

La storia parla di Dio, come la natura; i fatti, non meno degli esseri, sono trasparenza di Dio. Dio rivela quello che è da quello che fa. In questi gesti di Dio nella storia si rivela il volto di Dio fedele. Non mancano le sventure pubbliche e private nella storia: la Bibbia le spiega come colpa dell’uomo e collera (o ira) di Dio.

Oggi si vorrebbe eliminare questo tema della collera di Dio, ma esso occupa troppo spazio nella Bibbia per poter essere sottaciuto. Collera di Dio non è il contrario dell’amore, ma è la reazione dell’amore di Dio tradito. Attraverso queste categorie antropomorfiche (pensare e esprimersi secondo il modo umano) la Bibbia esprime il mistero di Dio. Quando Dio è tradito, il suo amore si trasforma in collera che, pur permettendo la sventura, la utilizza sempre pedagogicamente per attuare il ritorno e per riabbracciare nell’amore l’uomo (o il popolo) ravveduto.

Dio è così inserito nella concretezza della nostra vicenda che per trovarlo non c’è bisogno di evadere dalla storia. La storia è il luogo dell’incontro dell’iniziativa potente di Dio e della povera debolezza umana che però è indotta a impegnarsi. Il Regno è un’impresa a due: da una parte c’è Dio con la potenza invincibile della sua grazia e dall’altra c’è l’uomo con la sua fragilità, sostenuta dalla grazia, chiamato a collaborare.

In fondo l’alleanza esprime proprio questo: Dio si associa un popolo per farne uno strumento di salvezza per tutti. Quello che ha fatto con Israele, lo fa oggi con la Chiesa, che è il Regno in germe ed è lo strumento che Dio utilizza per portare la salvezza agli uomini. La Chiesa è "sacramento universale di salvezza" (Conc. Vat. II).

Da questi salmi storici ci viene l’indicazione di fare della storia oggetto di preghiera.

Mentre lo lodo e lo ringrazio per i suoi interventi, gli chiedo di intervenire ancora e questa preghiera è contributo che incide nella storia e la aiuta a camminare verso il suo termine finale. Non solo la nostra azione fa camminare la storia, ma anche e soprattutto la nostra preghiera che ci ottiene l’intervento del nostro Alleato e Collaboratore principale.

Ogni avvenimento è un tassello di un grande mosaico d’amore. Nella preghiera eucaristica IV tutte le vicende dell’Antico e del Nuovo Testamento vengono collegate insieme dal grande tema dell’amore (agàpe), che si dispiega appunto negli avvenimenti, finché si arriva al momento culminante: "Padre santo, hai tanto amato il mondo da mandare a noi, nella pienezza dei tempi, il tuo unico Figlio come salvatore". Dio ama coi fatti.

La storia è maestra della vita. Dobbiamo meditare la storia per arrivare alla sapienza del cuore. "Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore" (Sal 90, 12). La storia diventa maestra di sapienza perché ci fa indovinare i modi di agire di Dio che si ripetono costantemente nella vicenda storica. La sapienza del cuore ci deve far passare dall’intervento di Dio, che è il suo dono, al donatore per contemplarlo gioiosamente, ammirarlo, ringraziarlo, celebrarlo nel canto.

La storia sacra, pregata nei salmi, continua nella Chiesa e rivive in me. È una storia aperta. San Beda il Venerabile (672-735) nel commentare la Bibbia, ha inserito la storia degli Angli, facendo vedere come la storia contemporanea degli Angli era il prolungamento della storia biblica.

La meditazione sulla storia diventa costatazione gioiosa che le meraviglie di Dio continuano nella mia vicenda personale e mi spingono a collocare questo piccolo frammento nel tempo che io sono chiamato a vivere come un tassello nel grande mosaico della storia sacra.

Dobbiamo meditare la storia di oggi cercando di interpretarla alla luce della fede. Tutti noi siamo maestri della fede, di diritto o di fatto. Il nostro compito è interpretare e presentare i fatti del presente alla luce della Parola di Dio. Soprattutto i vescovi e i sacerdoti che sono i "maestri autorizzati" devono avere la capacità di vedere Dio negli avvenimenti. L’omelia non deve essere disincarnata, ma presentare in modo vivace l’impatto tra la parola di Dio e la situazione reale degli uditori, la loro storia, gli avvenimenti della vita nei quali sono immersi e dai quali vengono condizionati. La Parola di Dio deve costituire una risposta precisa agli interrogativi reali che questi uditori si pongono.

Noi dobbiamo diventare capaci di interpretare gli avvenimenti di oggi nella luce di Dio scoprendovi, solo e sempre, il suo disegno d’amore.

 

Conclusione

A mo’ di conclusione possiamo rievocare il salmo 103 che ribadisce il dovere di "ricordare" e "non dimenticare" i benefici di Dio.

 

Salmo 103 - Dio è amore

1 Di Davide.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.

2 Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

3 Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;

4 salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;

5 egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

6 Il Signore agisce con giustizia
e con diritto verso tutti gli oppressi.

7 Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli d’Israele le sue opere.

8 Buono e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.

9 Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.

10 Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

11 Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;

12 come dista l’oriente dall’occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.

13 Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

14 Perché egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.

15 Come l’erba sono i giorni dell’uomo,
come il fiore del campo, così egli fiorisce.

16 Lo investe il vento e più non esiste
e il suo posto non lo riconosce.

17 Ma la grazia del Signore è da sempre,
dura in eterno per quanti lo temono;
la sua giustizia per i figli dei figli,

18 per quanti custodiscono la sua alleanza
e ricordano di osservare i suoi precetti.

19 Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono
e il suo regno abbraccia l’universo.

20 Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,
potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola.

21 Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere,
suoi ministri, che fate il suo volere.

22 Benedite il Signore, voi tutte opere sue,
in ogni luogo del suo dominio.
Benedici il Signore, anima mia.

La vita spirituale non è solo questione di intelligenza, ma anche, e soprattutto, di memoria. Dio ha ricolmato di meraviglie la nostra vita. C’è il pericolo di dimenticarcene (v. 2). Il ricordo dei suoi benefici (vv. 3-5) si fa preghiera colma di riconoscenza. Dire grazie a Dio è la condizione perché i suoi benefici nel futuro siano ancora più grandi. Gesù si è mostrato sensibile alla gratitudine e all’ingratitudine (Lc 17, 11-19). Possiamo dimenticare i nostri peccati perché egli li ha perdonati e dimenticati (vv. 9-12), ma non dimentichiamo i suoi benefici! Non dimentichiamo le grandi meraviglie che Lui opera nella "grande storia" dell’umanità di oggi; non dimentichiamo le grandi meraviglie che Lui opera nella "piccola grande storia" della nostra vita personale.

 

 

 

3. IL MONDO DELLE ANIME RIVELA IL DIO DELLA MISERICORDIA

Dalla visione della grande storia del popolo passiamo alla piccola storia delle anime. Ogni anima è un mondo in cui rivive in modo unico e irripetibile la storia di tutti. Dalla storia intima nasce come riflesso la storia esteriore.

Ogni salmo è la storia di un’anima in un momento particolare. È una storia segreta di entusiasmi, di ideali, di speranze e insieme di scoraggiamenti, di tenebre, di lacrime, di delusioni, di sconfitte, di peccato: di questo materiale è impastata la storia delle anime.

L’esperienza delle anime è in gran parte un’esperienza di sofferenza. Vediamo sfilare nel salmi il lungo corteo delle disgrazie umane. La miseria più grande, espressa in parecchi salmi, è il peccato.

Nei salmi non c’è ancora il principio dell’immortalità dell’anima; non c’è ancora il principio della risurrezione dei corpi, cioè l’immortalità di tutto l’uomo. Il salmista di tutto questo non sa nulla. Ha davanti a sé solo la prospettiva dello sheòl, un luogo oscuro di cui non si sa molto, dove i trapassati vivono una vita da ombre. Tuttavia il salmista intuisce, a tratti, che c’è un aldilà tutto buono presso Dio. "Mi accoglierai nella tua gloria" (Sal 73, 16); "Dio potrà riscattarmi, mi strapperà dalla mano della morte" (Sal 49, 16). In attesa che Dio gli riveli con chiarezza il mistero della vita eterna, il salmista si abbandona a Dio nell’amore e nella speranza.

Tutta la sua gioia è di potersene stare con Dio in questa vita e poi, quando lui vorrà e come lui vorrà, anche nell’altra. "Gustate e vedete quanto è buono il Signore: beato l’uomo che in lui si rifugia" (Sal 34, 9): "Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio! Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali, si saziano dell’abbondanza della tua casa e li disseti al torrente delle tue delizie" (Sal 36, 8-10).

Assistiamo alla gravitazione naturale delle anime verso Dio. Vengono alla mente le parole di Agostino: "Signore, ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto fino a quando non riposa in te" (Confessioni I, 1).

 

Salmo 63 - Il desiderio di Dio

1 Salmo. Di Davide, quando dimorava nel deserto di Giuda.

2 O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,
di te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta,
arida, senz’acqua.

3 Così nel santuario ti ho cercato,
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.

4 Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.

5 Così ti benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.

6 Mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.

7 Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,

8 a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

9 A te si stringe l’anima mia
e la forza della tua destra mi sostiene.

10 Ma quelli che attentano alla mia vita
scenderanno nel profondo della terra,

11 saranno dati in potere alla spada,
diverranno preda di sciacalli.

12 Il re gioirà in Dio,
si glorierà chi giura per lui,
perché ai mentitori verrà chiusa la bocca.

È uno dei salmi più belli sul desiderio di Dio, un desiderio prepotente che si sprigiona dal cuore umano. Da qui nasce il movimento che ci spinge verso di Lui quasi irresistibilmente.

Dio è messo al primo posto non solo materialmente (v. 1) ma anche nella scala dei valori (v. 4), dei pensieri e del tempo che gli viene dedicato: "all’aurora ti cerco" (v. 1) "penso a te nelle veglie notturne" (v. 7). Viene spontaneo il ricordo di Gesù: "Al mattino si alzò quando era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo solitario e là pregava" (Mc 1, 35); "passò la notte in orazione" (Lc 6, 12).

Per il cristiano serio non ci sono solo i veglioni e le discoteche: esistono anche le veglie di preghiera personale e comunitaria.

"La tua grazia vale più della vita": tutto è grazia, tutto è dono. In particolare la "grazia santificante", la vita di figli di Dio, "il pane di Dio" (Gv 6, 33) che noi barattiamo spesso con le "carrube che mangiano i porci" (Lc 15, 16).

"Mi sazierò come a lauto convito" (v. 6). "La Chiesa ha sempre venerato le divine scritture come ha fatto per il corpo stesso del Signore, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli" (Conc. Vat. II, DV 21).

È un susseguirsi di immagini, una più bella dell’altra. Non ultima quella delle ali di Dio: "esulto di gioia all’ombra delle tue ali" (v. 8). Questa immagine la troviamo in diversi libri della Bibbia (Es 19, 4; Dt 32, 11; Rt 2, 12), ma soprattutto nei salmi: "si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali" (Sal 36, 8) ecc; ma in questo salmo è impagabile l’espressione "esulto di gioia all’ombra delle tue ali". Ci ricorda: "Cerca la gioia nel Signore" (Sal 37, 4); "la mia gioia è nel Signore" (Sal 104, 34); "il regno di Dio è gioia nello Spirito Santo" (Rm 14, 17) ecc.

Questa immagine è usata anche da Gesù: "Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i pulcini sotto le ali e voi non avete voluto" (Mt 23, 37).

Questo salmo esprime la sete d’amore e di intimità con Dio (v. 9). "Col crescere dell’amore cresce la ricerca di colui che hai già trovato, perché lo trovi solo per cercarlo maggiormente" (s. Agostino).

A differenza di ciò che avviene per i cibi materiali che presi in quantità eccessive ci saziano e ci nauseano, quanto più Dio è accolto, tanto più si accende la sua sete nell’anima. L’iniziativa è tutta e sempre sua: è Lui che viene alla ricerca di noi. "E noi amiamo perché egli ci ha amati per primo" (1Gv 4, 19).

Pascal mette questa frase sulle labbra di Dio: "Tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato".

Salmo 51 - Miserere

1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

2 Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.

3 Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

4 Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

5 Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

6 Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.

7 Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.

8 Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell’intimo m’insegni la sapienza.

9 Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.

10 Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.

11 Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

12 Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.

13 Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

14 Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

15 Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

16 Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.

17 Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;

18 poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.

19 Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.

20 Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.

21 Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l’olocausto e l’intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

Il peccato è un cammino lontano da Dio. Questo salmo è il cantico meraviglioso, impareggiabile e insuperabile del ritorno a Dio, della conversione.

È la storia di tutti noi e di tutti i giorni: una storia di miseria e di misericordia. Il cuore di Dio va incontro alla miseria dell’uomo.

Dobbiamo recitare questo salmo come se noi ne fossimo gli autori. Non recitiamolo come una preghiera del povero Davide che dopo aver commesso adulterio e omicidio (2Sam 11-12) aveva ben ragione di piangere i due orrendi crimini. È la mia situazione, è la mia preghiera!

Il senso del peccato si sta sempre più oscurando nel nostro mondo e forse anche nella nostra coscienza. Non dimentichiamo: "Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa. Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi" (1Gv 1, 8-10).

Attraverso questo salmo incontriamo il primo e il più potente attributo di Dio: la misericordia (v. 3). La natura rivela la gloria di Dio, il peccato rivela la misericordia di Dio. Dio manifesta la sua onnipotenza soprattutto nel perdonare e nell’usare misericordia (Messale Romano, XXVI Dom. "per annum", colletta).

Per facilitarne la comprensione, dividiamo il salmo in cinque parti:

1. Implorazione di perdono (vv. 3-4)

2. Confessione del peccato (vv. 5-8)

3. Domanda di purificazione (vv. 9-14)

4. Promessa di ringraziamento (vv. 15-19)

5. Apertura alla comunità (vv. 20-21)

 

1. Implorazione di perdono (vv. 3-4)

"Pietà di me, cancella il mio peccato, lavami, mondami" nell’oceano della tua grande bontà e misericordia. "La confessione è un bagno nel sangue di Cristo" (s. Caterina da Siena). Chi non sente il disagio per la sporcizia non sente il desiderio della pulizia. Chi non ha goduto la bellezza della grazia non può capire la bruttura del peccato.

Il peccato è un no buttato in faccia a Dio, è un adulterio (perché rottura di un patto d’amore con Dio) è una situazione, un qualche cosa che rimane, che lascia traccia e sedimento nell’anima.

La misericordia è tenerezza quasi materna, "la bontà misericordiosa del nostro Dio" (Lc 2, 78). È gratuità assoluta, amore gratuito di Dio. Lui non mi ama perché sono buono, ma mi rende buono amandomi. E dal momento che buono non sono più, perché col peccato mi sono rovinato, Dio mi viene incontro con la sua misericordia, ricreandomi. È fedeltà: amore fedele che non disarma mai. Io posso cessare di amare Dio, ma Dio non cessa di amare me.

 

2. Confessione del peccato (vv. 5-8)

Il pentimento intenso fa sgorgare le lacrime che sono "il sangue dell’anima" (s. Agostino). Ma per avere il pentimento devo guardare il mio peccato e riconoscerlo come mio (v. 5); non fare a scarica barile come Adamo ed Eva (Gen 3, 12-13); proclamare senza mezzi termini: "Ho molto peccato per mia grandissima colpa". È bene notare che fino a questo punto c’è arrivato anche Giuda (Mt 27, 3-10) e tuttavia "andò a impiccarsi". Se mi fermo a guardare il mio peccato da solo, affondo nella tristezza e nella disperazione. È necessario fare l’esame di coscienza e guardare il nostro peccato in compagnia di Dio per vedere insieme il da farsi perché solo lui può metterci rimedio, rifarmi nuovo, salvarmi. È da lui che attendo il perdono perché è lui la "parte lesa": "Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi io l’ho fatto" (v. 6).

 

3. Domanda di purificazione (vv. 9-14)

Lady Macbeth nel dramma di Shakespeare dice: "Qui, odor di sangue, sempre. No, tutti i profumi dell’Arabia non potranno giammai lenire questa piccola mano" (Macbeth, atto V, scena I).

L’uomo è capace di peccare, ma non di porre rimedio, è capace di rompere con Dio, ma non di riallacciare i rapporti. Sul piano umano il senso di colpa non trova sbocco, ma sul piano soprannaturale trova soluzione nella potenza di Dio che ricrea: "Crea in me, o Dio, un cuore puro" (v. 12). Dio non mette una pezza, non fa un rammendo o una saldatura: mette un pezzo nuovo, mi fa nuovo. Realizza quanto aveva promesso per bocca del profeta: "Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo" (Ez 36, 26). È la presenza dello Spirito che annienta il peccato (cf. Gv 20, 22-23; Tt 3, 3-7).

 

4. Promessa di ringraziamento (vv. 15-19)

I sacramenti sono i "mezzi privilegiati" per la remissione dei peccati, ma non sono gli unici! Ogni bene vissuto nella Chiesa è remissione dei peccati:

- la carità: "La carità copre una moltitudine di peccati" (1Pt 4, 8);

- l’elemosina: "L’elemosina espia i peccati" (Sir 3, 33);

- le lacrime: "Una donna si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime" (cf. Lc 7, 36-50);

- la manifestazione delle colpe a Dio: "Ti ho manifestato il mio peccato non ho tenuto nascosto il mio errore. Ho detto: "Confesserò al Signore le mie colpe" e tu hai rimesso la malizia del mio peccato" (Sal 32, 5);

- l’afflizione del cuore e del corpo: "Vedi la mia miseria e la mia pena e perdona tutti i miei peccati" (Sal 25, 18);

- l’emendamento della vita: "Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova. "Su, venite e discutiamo" dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno come lana" (Is 1, 16-18);

- l’intercessione dei santi (i fratelli cristiani): "Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita" (1Gv 5, 16); "La preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati" (Gc 5, 15). La santa Madre Chiesa ci insegna a pregare così: "Supplico voi, fratelli, di pregare per me il Signore Dio nostro";

- Il perdono delle colpe: "Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi" (Mt 6, 14);

- la conversione di un peccatore: "Chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati" (Gc 5, 20).

Il perdonato manifesta la sua riconoscenza coi fatti, impegnandosi nell’apostolato, nel portare a Dio i fratelli smarriti (v. 15), nel proclamare senza complessi la lode di Dio (v. 17) e offrendo se stesso (il cuore affranto e umiliato) come sacrificio gradito a Dio (v. 19). Il cuore dell’uomo è l’altare su cui si consuma il vero sacrificio gradito a Dio. "I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità" (Gv 4, 23-24).

 

5. Apertura alla comunità (vv. 20-21)

Il salmista ha fatto il buon proposito d’insegnare agli erranti le vie del Signore (v. 15). Quindi il peccatore perdonato non si chiude in se stesso, ma diventa l’annunciatore di questo amore sempre pronto a perdonare. Andrà a raccontarlo agli altri (testimonianza-apostolato).

 

Conclusioni pratiche

I salmi di questo gruppo ci fanno incontrare il Dio della misericordia e ci spingono a un abbandono totale e filiale in Lui come il bambino che si abbandona sul petto della madre ed è sicuro che lì tutti i problemi sono risolti (cf. Sal 131).

In fondo si tratta di credere davvero all’amore, senza paure, senza ma, senza se. Crederci per davvero e crederci fino in fondo. "Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore: chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. Per questo l’amore ha raggiunto in noi la perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore" (1Gv 4, 16-18). "Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: "Abbà, Padre!". Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria" (Rm 8, 15-17).

 

 

 

4. IL MONDO DEL REGNO RIVELA IL DIO DELLA SPERANZA

La natura è l’ampia cornice in cui si inquadra un po’ tutto l’universo biblico. Lì si svolge il disegno di Dio nella storia e si muove l’immenso mondo interiore delle anime. Ma la grandiosità dell’opera di Dio domanda un piano più vasto, un’iniziativa a più largo respiro, un’impresa salvifica: è questo il tema del Regno che anche i salmi cantano.

La parola Regno è ricca di contenuti e corrisponde al termine "mistero" usato da San Paolo (cf. Rm 16, 25; Ef 1, 9; Col 1, 26; ecc).

Per "regno" o "mistero" s’intende quel grande disegno di Dio per la salvezza degli uomini, concepito dall’eternità e attuato nella storia, allo scopo ultimo che Dio diventi il Re, cioè colui che domina nella vita degli uomini.

Il tema del regno è difficile da definire perché include quasi tutte le realtà della salvezza. Il regno è formato da un popolo di santi per i quali Dio è davvero Re perché gli riconoscono un primato sulla propria esistenza (cf. Col 1, 18). Questa regalità di Dio è stata compromessa dal peccato che è una rivolta contro il disegno (progetto) di Dio, un’opposizione alla sua volontà. Tale regalità può essere restaurata soltanto da un intervento sovrano di Dio e del suo Messia.

Quando venne, il Messia (Cristo) disse: "Il regno di Dio è vicino" (Mc 1, 25). "Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato in terra il regno dei cieli. La Chiesa, ossia il regno di Cristo già presente in mistero, per la potenza di Dio cresce visibilmente nel mondo" (Conc. Vat. II, LG 3). Il regno si realizza con inizi umili e si sviluppa lentamente, ma infallibilmente (cf. Mt 13, 31-32; Mc 4, 26-32). Il regno di Dio cresce mediante la Chiesa che di questo regno "costituisce in terra il germe e l’inizio" (Conc. Vat. II, LG 5). Il nostro compito è quello di annunciare il regno (Mt 10, 7) e pregare perché si realizzi: "Padre, venga il tuo regno" (Mt 6, 9-10). Il regno di Dio viene accolto dagli umili e dai piccoli (Mt 5, 1; 18, 1-5). Entra nel regno chi lo accoglie, chi lo fa entrare in sé, che fa le opere di misericordia anche a uno solo dei fratelli più piccoli di Cristo re (Mt 25, 34-40).

 

Salmi 89, 132

Salmi 89 - Inno e preghiera al Dio fedele

1 Maskil. Di Etan l’Ezraita.

2 Canterò senza fine le grazie del Signore,
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,

3 perché hai detto: "La mia grazia rimane per sempre";
la tua fedeltà è fondata nei cieli.

4 "Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide mio servo:

5 stabilirò per sempre la tua discendenza,
ti darò un trono che duri nei secoli".

6 I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,
la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.

7 Chi sulle nubi è uguale al Signore,
chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio?

8 Dio è tremendo nell’assemblea dei santi,
grande e terribile tra quanti lo circondano.

9 Chi è uguale a te, Signore, Dio degli eserciti?
Sei potente, Signore, e la tua fedeltà ti fa corona.

10 Tu domini l’orgoglio del mare,
tu plachi il tumulto dei suoi flutti.

11 Tu hai calpestato Raab come un vinto,
con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

12 Tuoi sono i cieli, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene;

13 il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,
il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome.

14 È potente il tuo braccio,
forte la tua mano, alta la tua destra.

15 Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
grazia e fedeltà precedono il tuo volto.

16 Beato il popolo che ti sa acclamare
e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto:

17 esulta tutto il giorno nel tuo nome,
nella tua giustizia trova la sua gloria.

18 Perché tu sei il vanto della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra potenza.

19 Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele.

20 Un tempo parlasti in visione ai tuoi santi dicendo:
"Ho portato aiuto a un prode,
ho innalzato un eletto tra il mio popolo.

21 Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;

22 la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza.

23 Su di lui non trionferà il nemico,
né l’opprimerà l’iniquo.

24 Annienterò davanti a lui i suoi nemici
e colpirò quelli che lo odiano.

25 La mia fedeltà e la mia grazia saranno con lui
e nel mio nome si innalzerà la sua potenza.

26 Stenderò sul mare la sua mano
e sui fiumi la sua destra.

27 Egli mi invocherà: Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza.

28 Io lo costituirò mio primogenito,
il più alto tra i re della terra.

29 Gli conserverò sempre la mia grazia,
la mia alleanza gli sarà fedele.

30 Stabilirò per sempre la sua discendenza,
il suo trono come i giorni del cielo.

31 Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge
e non seguiranno i miei decreti,

32 se violeranno i miei statuti
e non osserveranno i miei comandi,

33 punirò con la verga il loro peccato
e con flagelli la loro colpa.

34 Ma non gli toglierò la mia grazia
e alla mia fedeltà non verrò mai meno.

35 Non violerò la mia alleanza,
non muterò la mia promessa.

36 Sulla mia santità ho giurato una volta per sempre:
certo non mentirò a Davide.

37 In eterno durerà la sua discendenza,
il suo trono davanti a me quanto il sole,

38 sempre saldo come la luna,
testimone fedele nel cielo".

39 Ma tu lo hai respinto e ripudiato,
ti sei adirato contro il tuo consacrato;

40 hai rotto l’alleanza con il tuo servo,
hai profanato nel fango la sua corona.

41 Hai abbattuto tutte le sue mura
e diroccato le sue fortezze;

42 tutti i passanti lo hanno depredato,
è divenuto lo scherno dei suoi vicini.

43 Hai fatto trionfare la destra dei suoi rivali,
hai fatto gioire tutti i suoi nemici.

44 Hai smussato il filo della sua spada
e non l’hai sostenuto nella battaglia.

45 Hai posto fine al suo splendore,
hai rovesciato a terra il suo trono.

46 Hai abbreviato i giorni della sua giovinezza
e lo hai coperto di vergogna.

47 Fino a quando, Signore,
continuerai a tenerti nascosto,
arderà come fuoco la tua ira?

48 Ricorda quant’è breve la mia vita.
Perché quasi un nulla hai creato ogni uomo?

49 Quale vivente non vedrà la morte,
sfuggirà al potere degli inferi?

50 Dove sono, Signore, le tue grazie di un tempo,
che per la tua fedeltà hai giurato a Davide?

51 Ricorda, Signore, l’oltraggio dei tuoi servi:
porto nel cuore le ingiurie di molti popoli,

52 con le quali, Signore, i tuoi nemici insultano,
insultano i passi del tuo consacrato.

53 Benedetto il Signore in eterno.
Amen, amen.

Salmo 132 - Per l’anniversario del trasferimento dell’arca

1 Canto delle ascensioni.

Ricordati, Signore, di Davide,
di tutte le sue prove,

2 quando giurò al Signore,
al Potente di Giacobbe fece voto:

3 "Non entrerò sotto il tetto della mia casa,
non mi stenderò sul mio giaciglio,

4 non concederò sonno ai miei occhi
né riposo alle mie palpebre,

5 finché non trovi una sede per il Signore,
una dimora per il Potente di Giacobbe".

6 Ecco, abbiamo saputo che era in Èfrata,
l’abbiamo trovata nei campi di Iàar.

7 Entriamo nella sua dimora,
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.

8 Alzati, Signore, verso il luogo del tuo riposo,
tu e l’arca della tua potenza.

9 I tuoi sacerdoti si vestano di giustizia,
i tuoi fedeli cantino di gioia.

10 Per amore di Davide tuo servo
non respingere il volto del tuo consacrato.

11 Il Signore ha giurato a Davide
e non ritratterà la sua parola:
"Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!

12 Se i tuoi figli custodiranno la mia alleanza
e i precetti che insegnerò ad essi,
anche i loro figli per sempre
sederanno sul tuo trono".

13 Il Signore ha scelto Sion,
l’ha voluta per sua dimora:

14 "Questo è il mio riposo per sempre;
qui abiterò, perché l’ho desiderato.

15 Benedirò tutti i suoi raccolti,
sazierò di pane i suoi poveri.

16 Rivestirò di salvezza i suoi sacerdoti,
esulteranno di gioia i suoi fedeli.

17 Là farò germogliare la potenza di Davide,
preparerò una lampada al mio consacrato.

18 Coprirò di vergogna i suoi nemici,
ma su di lui splenderà la corona".

In questi due salmi c’è il giuramento di Dio a Davide (Sal 89, 4; Sal 132, 11) che la sua discendenza e il suo regno sarebbero durati nei secoli, in eterno (Sal 89, 37). Quindi si tratta di una regalità destinata a perpetuarsi attraverso il Messia.

Nel Nuovo Testamento si registra puntualmente la realizzazione di questa promessa. "Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide" (Mt 1, 1). "L’angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine" (Lc 1, 30-33).

 

Salmo 110 - Il sacerdozio del messia

1 Di Davide. Salmo.

Oracolo del Signore al mio Signore:
"Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi".

2 Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
"Domina in mezzo ai tuoi nemici.

3 A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato".

4 Il Signore ha giurato
e non si pente:
"Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchisedek".

5 Il Signore è alla tua destra,
annienterà i re nel giorno della sua ira.

6 Giudicherà i popoli:
in mezzo a cadaveri
ne stritolerà la testa su vasta terra.

7 Lungo il cammino si disseta al torrente
e solleva alta la testa.

Il Cristo è figlio e signore di Davide: figlio per la sua origine umana, signore e superiore a lui per la sua realtà divina (cf. Mt 22, 41-46). "Poiché però (Davide) era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente (Sal 132, 11) previde la risurrezione di Cristo e ne parlò. Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso come voi potete vedere e udire. Davide, infatti, non salì al cielo; tuttavia egli dice: Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi piedi (Sal 110, 1). Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso" (At 2, 30-35).

La professione della nostra fede: "È salito al cielo. Siede alla destra del Padre e il suo regno non avrà fine" riecheggia le profezie dei salmi regali e la loro realizzazione in Cristo.

 

I canti di Sion

Legato al tema del Regno è il gruppo dei "Canti di Sion". Nei salmi il Regno ha una capitale, un centro definito: Sion, la città regale.

 

Salmi 46, 48, 87

Salmi 46 - Dio è con noi

1 Al maestro del coro. Dei figli di Core.

Su "Le vergini...". Canto.

2 Dio è per noi rifugio e forza,
aiuto sempre vicino nelle angosce.

3 Perciò non temiamo se trema la terra,
se crollano i monti nel fondo del mare.

4 Fremano, si gonfino le sue acque,
tremino i monti per i suoi flutti.

5 Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio,
la santa dimora dell’Altissimo.

6 Dio sta in essa: non potrà vacillare;
la soccorrerà Dio, prima del mattino.

7 Fremettero le genti, i regni si scossero;
egli tuonò, si sgretolò la terra.

8 Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

9 Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto portenti sulla terra.

10 Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,
romperà gli archi e spezzerà le lance,
brucerà con il fuoco gli scudi.

11 Fermatevi e sappiate che io sono Dio,
eccelso tra le genti, eccelso sulla terra.

12 Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

Salmo 48 - Sion, monte di Dio

1 Cantico. Salmo. Dei figli di Core.

2 Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.

3 Il suo monte santo, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.
Il monte Sion, dimora divina,
è la città del grande Sovrano.

4 Dio nei suoi baluardi
è apparso fortezza inespugnabile.

5 Ecco, i re si sono alleati,
sono avanzati insieme.

6 Essi hanno visto:
attoniti e presi dal panico,
sono fuggiti.

7 Là sgomento li ha colti,
doglie come di partoriente,

8 simile al vento orientale
che squarcia le navi di Tarsis.

9 Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l’ha fondata per sempre.

10 Ricordiamo, Dio, la tua misericordia
dentro il tuo tempio.

11 Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino ai confini della terra;
è piena di giustizia la tua destra.

12 Gioisca il monte di Sion,
esultino le città di Giuda
a motivo dei tuoi giudizi.

13 Circondate Sion, giratele intorno,
contate le sue torri.

14 Osservate i suoi baluardi,
passate in rassegna le sue fortezze,
per narrare alla generazione futura:

15 Questo è il Signore, nostro Dio
in eterno, sempre:
egli è colui che ci guida.

Salmo 87 - Sion, madre dei popoli

1 Dei figli di Core. Salmo. Canto.

Le sue fondamenta sono sui monti santi;

2 il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe.

3 Di te si dicono cose stupende,
città di Dio.

4 Ricorderò Raab e Babilonia fra quelli che mi conoscono;
ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia:
tutti là sono nati.

5 Si dirà di Sion: "L’uno e l’altro è nato in essa
e l’Altissimo la tiene salda".

6 Il Signore scriverà nel libro dei popoli:
"Là costui è nato".

7 E danzando canteranno:
"Sono in te tutte le mie sorgenti".

Sion è la città allietata dalla acque, la più santa fra le dimore. Dio sta in essa, perciò essa non vacilla. In questi connotati vediamo l’immagine della Chiesa. Allietata dai fiumi di grazia che sgorgano dal costato del Cristo pasquale, la vera dimora del Dio vivente, dove Dio abita corporalmente (cf. Col 2, 9).

La vera Chiesa è la comunità fatta di pietre vive (i battezzati): Dio sta in essa, non potrà vacillare. Sulla barca della Chiesa, in mezzo ai suoi cristiani, ci sta Cristo: nonostante le tempeste e le crisi, non può andare a fondo (cf. Mt 8, 23-27).

Gerusalemme è posta sul monte Sion. Cristo ha paragonato la sua Chiesa a "una città collocata sopra il monte" (Mt 5, 14). Dal salmo 87 appare come questa città è amata da Dio (v. 2), di lei si dicono cose stupende (v. 3), è la madre dei popoli (vv. 4-7). Nella Chiesa sgorgano le sorgenti della vita divina (sacramenti). Tutto ci viene da questa madre maestosa e amorosa.

L’uomo è un progetto da realizzare nel futuro. Il cristiano e "un uomo che aspetta" (Newman) è un uomo "in avanti". Il tema del Regno ci fa incontrare il Dio della speranza. La speranza ci proietta verso il futuro. Questo Regno non è ancora qui, è sempre in fieri, in atto da venire. Il Signore ci fa pregare: venga il tuo Regno. È una realtà che viene e ci proietta verso il futuro. Il Regno si manifesta nelle parole, nelle opere, nei miracoli e nella persona stessa di Cristo (LG 5). Lui è il Regno che si fa visibile.

Anche la Chiesa, che fa corpo con Cristo, è in qualche modo il Regno; ma non possiamo stabilire una totale identità tra la Chiesa e il Regno. La Chiesa è per il Regno, è il cantiere in cui il Regno si costituisce, ma non è il Regno. Lo sarà quando "Dio sarà tutto in tutti" (1Cor 15, 28). Intanto la Chiesa costituisce per tutta l’umanità un germe validissimo di speranza e di salvezza.

Questi salmi, quindi, aprono alla nostra preghiera il mondo sconfinato della speranza. Siamo i testimoni e gli annunciatori della speranza cristiana. È attuando il Regno in noi che possiamo lavorare perché si attui il Regno in tutta la Chiesa e in tutto il mondo.

Da questi "Canti di Sion" dobbiamo imparare un grande amore alla Chiesa (cf Sal 137, vv. 5-6). Siccome non si ama chi non si conosce dobbiamo continuamente penetrare, con intelletto d’amore, il mistero della Chiesa. Non la conosciamo abbastanza. Spetta a noi annunziare agli altri il mistero della Chiesa e "le imperscrutabili ricchezze di Cristo" (Ef 3, 8). Dobbiamo sentirci parte della Chiesa, avere il senso di appartenenza alla Chiesa, sentirla carne della nostra carne e sangue del nostro sangue. I suoi problemi e le sue crisi sono i nostri problemi e le nostre crisi. È nostra madre, è la nostra famiglia. Dobbiamo servire la Chiesa e non servircene: tutti siamo servi dei servi di Dio.

La nostra vita è al servizio di Qualcuno, che è tutto in tutti (cf. Col 3, 11). Col nostro comportamento dobbiamo rivelare la bellezza del volto della Chiesa e renderlo accogliente affinché vicini e lontani siano attirati al suo mistero: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5, 16).

 

 

 

5. CRISTO NEI SALMI RIVELA IL DIO-CON-NOI

Solo Cristo dà senso a tutto quello che abbiamo detto fin qui. I salmi, in ultima analisi, ci conducono ai piedi di Cristo, cioè di Dio che s’incarna in un gesto umano: è questa la rivoluzione più sconvolgente!

I salmi parlano di Cristo. Lui è il cantore dei salmi e i salmi cantano Lui. Tertulliano dice che, quando Dio si è imbarcato nell’impresa di creare l’uomo, guardava a Cristo. Cristo è il vertice del pensiero di Dio.

Gesù, come ogni pio israelita, ha santificato il tempo con la preghiera dei salmi. Infatti andava nella sinagoga abitualmente (cf. Lc 4, 16) e lì si cantavano i salmi.

Gesù ha le parole dei salmi sulla bocca e nel cuore nei momenti più personali della sua vita.

Gesù viene al mondo con le parole dei salmi sulla bocca (cf. Eb 10, 5-7).

Gesù muore con i salmi sulle labbra. "Nelle tue mani affido il mio spirito" (Lc 23, 46; Sal 31, 6). "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27, 46; Sal 22). Questo salmo 22 Gesù lo recitò per intero non solo con le labbra ma con la vita: è la cronaca dettagliata e impressionante della sua passione, morte e risurrezione.

La Chiesa ha conservato la certezza che il grande orante dei salmi è Cristo stesso. La nostra voce si fonde con la sua. Chi prega si unisce alla preghiera di Gesù Cristo: solo per mezzo di Cristo la nostra preghiera giunge a Dio.

Il salmo è una preghiera che deve essere pronunciata da tutta la comunità. Se un versetto o un salmo non è preghiera mia è però preghiera di un altro della comunità, è certamente la preghiera del vero uomo Gesù Cristo e del suo corpo, la Chiesa.

Leggere Cristo nei salmi e leggere i salmi in Cristo; pregare i salmi in comunione con Cristo, quasi sentendo la sua voce che passa attraverso la nostra.

Il momento in cui preghiamo i salmi è un momento in cui noi e Cristo siamo una sola voce e le parole di Cristo passano attraverso la nostra voce. Cristo non prega mai separato da noi: l’orante principale rimane Cristo che è il Capo.

Attraverso la nostra bocca è lui "che intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili" (Rm 8, 26). Questo è un principio stupendo che dà una carica e un valore meraviglioso alla nostra preghiera.

 

Salmi 2, 110

Salmi 2 - Il dramma messianico

1 Perché le genti congiurano
perché invano cospirano i popoli?

2 Insorgono i re della terra
e i principi congiurano insieme
contro il Signore e contro il suo Messia:

3 "Spezziamo le loro catene,
gettiamo via i loro legami".

4 Se ne ride chi abita i cieli,
li schernisce dall’alto il Signore.

5 Egli parla loro con ira,
li spaventa nel suo sdegno:

6 "Io l’ho costituito mio sovrano
sul Sion mio santo monte".

7 Annunzierò il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: "Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.

8 Chiedi a me, ti darò in possesso le genti
e in dominio i confini della terra.

9 Le spezzerai con scettro di ferro,
come vasi di argilla le frantumerai".

10 E ora, sovrani, siate saggi
istruitevi, giudici della terra;

11 servite Dio con timore
e con tremore esultate;

12 che non si sdegni e voi perdiate la via.
Improvvisa divampa la sua ira.
Beato chi in lui si rifugia.

 

Salmo 110 - Il sacerdozio del messia

1 Di Davide. Salmo.

Oracolo del Signore al mio Signore:
"Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi".

2 Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
"Domina in mezzo ai tuoi nemici.

3 A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato".

4 Il Signore ha giurato
e non si pente:
"Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchisedek".

5 Il Signore è alla tua destra,
annienterà i re nel giorno della sua ira.

6 Giudicherà i popoli:
in mezzo a cadaveri
ne stritolerà la testa su vasta terra.

7 Lungo il cammino si disseta al torrente
e solleva alta la testa.

La Bibbia, ha interpretato questi due salmi applicandoli alla filiazione divina del Cristo. Gli Atti degli Apostoli (13, 32) applicano il salmo 2 alla risurrezione di Cristo. Nelle manifestazioni di Dio nel vangelo, quando il Padre parla dice sempre una cosa sola: "Questi è il mio Figlio prediletto: ascoltatelo" (Lc 9, 35) e questa dichiarazione ci richiama il sal 2, 7. Anche il versetto: "Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra" (sal 2, 8) evoca prepotentemente altre parole di Gesù nel vangelo: "Tutto mi è stato dato dal Padre mio" (Mt 11, 27). "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole" (Mt 28, 18-19), ecc.

Gesù applica esplicitamente a sé il salmo 110 (cf Mt 22, 41-45). In questi due salmi oltre a leggere il mistero dell’origine eterna del Figlio di Dio, troviamo anche il nostro mistero di figli di Dio. Dio aveva un Figlio unico e ne ha fatto il figlio dell’uomo perché tutti gli uomini diventassero figli di Dio. Il giorno del nostro battesimo il Padre ha pronunciato solennemente anche su di noi: "Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato" (Sal 2, 7), "Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Mc 1, 11).

Certo i salmi restano alle soglie del mistero di Cristo, ma noi, alla luce del N.T., ne possiamo cogliere il senso più profondo. Dobbiamo recitare i salmi alla luce del Vangelo e di tutti gli scritti del N. T., alla luce di 2000 anni di storia della Chiesa, di esperienza di un popolo di santi: il popolo cristiano.

 

 

CONCLUSIONE

I Salmi preghiera cristiana

Fin dalle sue origini la Chiesa cristiana ha fatto del libro dei salmi il suo libro di preghiera. Divenne così un fatto storico indiscutibile l’utilizzazione dei salmi e dei cantici biblici nella preghiera personale e comunitaria dei cristiani. I salmi sono dunque la preghiera cristiana per eccellenza. Perché?

Innanzitutto perché i salmi sono stati la preghiera di Cristo. In Palestina, al tempo di Gesù, la pietà popolare dei credenti si serviva dei salmi. I salmi sono la nostra preghiera, la preghiera della Chiesa. I salmi sono stati la preghiera del Capo e sono la preghiera del corpo, la Chiesa. Le realtà nascoste e velate nel salmi diventano per la Chiesa risplendenti della luce proiettata dall’evento di Cristo.

Con i salmi noi facciamo pienamente nostra la preghiera del Cristo, perché siamo diventati una cosa sola con lui nel Battesimo.

Oggi i salmi sono contestati. Si dice che sono la preghiera di un popolo diverso da noi per civiltà e cultura. Si dice che sono difficili da comprendere, che sono noiosi e ripetitivi.

Cosa rispondere?

I salmi sono stati fatti per l’uomo e non l’uomo per i salmi. I salmi devono essere adattati all’uomo d’oggi, tradotti in modo comprensibile, ma non possono assolutamente essere accantonati. È la preghiera insegnataci da Dio, sono parola di Dio. I salmi ci insegnano la fede, ci insegnano a orientare anche la natura, le cose, tutto a Dio e non si arrestano a un certo psicologismo e tanto meno al narcisismo. Che cosa sarebbe la nostra preghiera senza i salmi? L’esperienza dimostra che le preghiere composte dalla Chiesa invecchiano presto, che le nuove formulazioni diventano facilmente meccaniche; mentre i salmi, pur con tutte le difficoltà che presentano, conservano una novità che ci stupisce sempre. Nei salmi è presente tutta la nostra condizione umana, le nostre angosce, le nostre pene, le nostre rivolte, i nostri sensi di colpa, la nostra stessa morte. Tutte le nostre situazioni umane sono là nei salmi a testimoniare che Cristo, "divenuto in tutto simile ai fratelli" (cf. Eb 2, 17), le ha assunte per portarle davanti a Dio.

I salmi sono veramente a servizio dell’uomo, dell’uomo che crede in Dio, dell’uomo che cerca Dio con cuore sincero. Il centro resta Dio, non oggetto tascabile, ma persona che non si è mai trovata per sempre, di cui si ha sempre sete.

La Chiesa è un popolo che cammina verso la casa del Padre e si sostiene, nelle inevitabili difficoltà e nella stanchezza del cammino, "cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali" (Col 3, 16).

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