IL ROSARIO: IL VANGELO NEL CUORE
(Gazzotti Ezio)


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Parliamo del rosario. Dedichiamo un anno intero (ottobre 2002-ottobre 2003) a riscoprirlo. Ma che cos’è?

· Preghiera dei semplici. Questo suo statuto appare già nelle sue origini. Nasce in un contesto monastico. Quelli che avevano studiato recitavano il Salterio biblico. Per gli incolti esisteva l’alternativa della recita di 150 Padre nostro.
Il rosario può essere detto dal malato, dal non vedente, dall’analfabeta. Per questo arriva diritto al cuore di Dio. Ha la forma elementare della ripetizione del Gloria, dell’Ave Maria, del Padre nostro.

· Corona di rose presentata al Padre. È come un mazzo di fiori variegati e profumati. Sale, in definitiva, verso il Padre, sorgente di ogni grazia. Maria sta accanto a noi. Tramite le nostre labbra magnifica il Signore. Maria è la creatura più trasparente. In lei si riconosce al livello più alto, l’impronta della Trinità.

· È un pio esercizio che, lungo i secoli, ha assunto le forme più svariate. È un patrimonio, una tradizione da riscoprire e rivitalizzare. Si abbevera ai misteri del Signore. Essi sono narrati nella Bibbia e vengono celebrati dai riti liturgici.

· È una visita guidata. Maria ci dona il suo sguardo per ripercorrere l’iter di Gesù a Betlemme, a Nazareth, al Giordano, al Tabor, a Gerusalemme. Con la sua forma ripetitiva, il rosario permette la personalizzazione e l’interiorizzazione dei misteri di Cristo. Ci fa penetrare con il cuore i Vangeli. Ci fa dire: «Per me Cristo è nato; per me è morto; per me è risorto; su di me è stato effuso, a Pentecoste, lo Spirito».

 

 

Capitolo 2°
UN METODO, UNA FINALITÀ

Viaggio dentro le meraviglie di Dio

Il «salterio di Maria» è un viaggio ciclico all’interno della storia di salvezza. In particolare la contemplazione è centrata sulla storia di Gesù, pienezza dei tempi, realizzazione delle promesse. Si parte dai primi bagliori di questa «epoca nuova», l’annunciazione dell’angelo a Maria, la visita a santa Elisabetta. Si arriva agli splendori della piena trasfigurazione di Cristo, di Maria, dei santi in cielo.

Chi recita quotidianamente il rosario percorre ogni settimana l’intero viaggio. Vede tutta la storia di Gesù distesa nel tempo; arriva addirittura a superare i limiti dell’esistenza del mondo per puntare i suoi occhi sulla Gerusalemme del cielo, sul paradiso.

In questa contemplazione ciclica in primo piano sta il Cristo, rivelazione piena del progetto e del volto del Padre. Intimamente ed indissolubilmente legata a lui sta Maria; ella vive della sua luce; è la testimone più alta di Gesù, salvezza di Dio, vivente tra gli uomini.

La Vergine, in questo viaggio, ci guida anzitutto con il suo spiccato «senso della meraviglia». Tenuti per mano da lei, capiamo che Dio è grande.

Sta dietro ad ogni angolo della storia per stupirci, per disporci all’imprevedibile. Nessuno si poteva aspettare che il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe ci visitasse nel Figlio suo. Nessuno poteva chiedere a Dio padre di amarci fino al dono di se stesso nel Cristo.

La meraviglia sta anche nel fatto che Dio in noi compie i suoi capolavori. Chiede il nostro assenso, ci vuole come corresponsabili. Tutto dipende da lui, ma tutto «prende corpo» in noi.

Maria ci guida con il suo senso della gratitudine. Ella è la «Figlia di Sion» che si rallegra perché Dio dona a noi Gesù, sua grazia (Lc 1,28).

L’uomo storico, con la sua povertà ed i suoi limiti, è luogo dell’incarnazione di Dio. Gesù è l’Emmanuele, il Dio con noi, il Dio per noi.

Dio ci precede, Dio rende preziosa ogni esistenza, Dio conduce ogni essere umano, attraverso i misteri gaudiosi e dolorosi, alla sua casa di gioia.

Sulle nostre labbra, come su quelle di Maria, fiorisce la lode. Riconosciamo che egli ha fatto «grandi cose»; apriamo gli occhi anche oggi ai misteri di Cristo che si compiono in noi. Mentre sfilano davanti a noi i «quadri» (annunciazione, visita a santa Elisabetta, natività... crocefissione ...) noi «rendiamo grazie» all’autore, al Padre di Gesù.

I fatti quotidiani (ti nasce un bambino, vai a visitare una tua parente, ti muore una persona cara) rivelano una profondità inaudita: la storia di salvezza sta proseguendo in noi con le stesse identiche caratteristiche.

Tutti gli avvenimenti sono per noi, come per Maria, «parola di Dio da custodire ed approfondire» (Lc 2,19.33.51).

Sentiamo di «non capirli» (Lc 2,50), ci fidiamo del Padre che ci conduce, nel tempo e nello spazio, verso l’adempimento, verso la glorificazione simile a quella del Figlio suo Gesù.

Sentiamo che lo Spirito abita in noi come nella Vergine. Rende possibile l’impossibile: accettare una malattia, vedere Dio nella sconfitta, credere nella resurrezione... (cf. Lc 1,37).

Pregare con un metodo

Il rosario si compone di vari elementi. In apertura c’è il segno della croce. Diamogli la massima solennità. Esso è il distintivo dei cristiani. In quel gesto c’è per noi tutta la vita, tutta la storia. Universo e uomini sono nati dal Padre, per mezzo del Cristo ed in forza dello Spirito ritornato a lui e si realizzano. Al centro sta la croce: in quel fatto Dio si è rivelato e si è donato a noi. Ha superato le meraviglie compiute nella creazione e nell’AT; ha anticipato, nella resurrezione del Cristo, il nostro destino di trasfigurazione.

C’è poi l’espressione «Nel primo mistero si contempla»... A quel punto rileggiamo la relativa pagina del vangelo. Ritroviamo il contesto. Oppure, più semplicemente, mettiamoci davanti ad un’immagine che ci aiuti a rivivere il mistero (l’annunciazione, la nascita, la crocefissione ...)

Mentre ripetiamo le Ave Maria per dieci volte, mettiamoci mentalmente nei panni dei personaggi del vangelo (Elisabetta, Giuseppe, i pastori ...).

Sentiamo che ciò che è avvenuto una volta per sempre in Maria avviene per noi oggi nel «corpo di Cristo» che è la Chiesa. Proviamo anche noi lo stupore di quelle persone. Non chiediamoci che cosa possiamo fare noi per Dio: scopriamo ciò che Dio intende fare in noi e di noi. Siamo di fronte a lui come Maria che afferma: «Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la sua parola» (Lc 1,38).

Il Gloria ed il Padre nostro siano soprattutto la nostra esplosione di lode. Ci sentiamo figli, gratuitamente amati, sollevati ad altezze vertiginose dal progetto di Dio, Padre di Gesù.

Siamo l’espressione di tutte le creature che riconoscono le meraviglie di Dio.

Non preoccupiamoci di fare attenzione a tutte le parole che diciamo. Sentiamoci piuttosto nelle braccia di Dio, immersi in un universo di grazia. Saranno normali le distrazioni. Non imponiamoci di meditare tutti i misteri. Forse basta che ne contempliamo uno. Possiamo far passare davanti a noi i veri «quadri» in relazione alla «liturgia delle ore» della chiesa: – la pentecoste verso le nove del mattino – la croce e la morte tra le dodici e le quindici...

Se recitiamo il rosario in gruppo, illustriamo i singoli misteri con una breve catechesi. È anche molto opportuno che valorizziamo, fra una decina e l’altra, l’apporto decisivo che può dare un canto, adatto alla celebrazione della storia del Signore Gesù.

Evitiamo che la recita assuma un’andatura meccanica, monocorde. Alterniamo spesso le persone che intonano. Dedichiamo al rosario, in quanto tale, tutto il tempo che esso merita. Evitiamo di accostare semplicemente l’una all’altra troppe celebrazioni.

Lo scopo ultimo

Già dall’inizio della sua storia, il rosario è stata la preghiera degli analfabeti, degli ammalati, delle persone del popolo, dei vecchi.

Dalla vicenda di questo esercizio di pietà capiamo un fatto decisivo: per pregare non occorre nulla, neanche la salute. Certo, per pregare, occorre aver scoperto che dipendiamo da Qualcuno. Colui che ha il potere non ha l’abitudine di chiedere: impone e basta. L’arrogante prende con la forza. Pregano il mendicante, il malato, colui che sente di aver bisogno.

Mentre noi facciamo passare tra le dita i grani del rosario, proclamiamo di fronte a tutti che Dio è sovrano e noi siamo come argilla nelle sue mani. Siamo felici di questa dipendenza radicale: essa è per noi fonte della massima sicurezza. Senza di lui non esistiamo. Con lui siamo eterni.

Il rosario ci educa a diventare i «poveri di Dio», cioè persone che non hanno altro punto di appoggio che il Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Dio ci modella: mentre contempliamo i misteri di Cristo, lo Spirito è in noi e, come scalpello, ci conforma al volto del Signore crocefisso e risorto. La nostra esistenza è un progredire incessante (come quella di Maria) verso la piena somiglianza all’Uomo Nuovo, il Cristo. Lo Spirito compie in noi, chiesa di Gesù, ciò che ha compiuto in Maria: – ci fa accogliere una chiamata che sorpassa ogni nostra aspettativa (annunciazione); – ci mette in viaggio verso gli altri perché il Signore sia «gioia» ed «esultanza» per ogni creatura (visita ad Elisabetta); – prende corpo in noi sua comunità; noi siamo gli occhi con cui vede, le mani con cui lavora (natività);

– ci conduce fino al fallimento più radicale perché dal nostro «perdere la vita» nasca la speranza per tanti fratelli (morte in croce)...

Percorrendo tutto il viaggio dei quindici misteri, capiamo che:

– tutto è stato redento. Il Cristo incarnato, crocefisso e risorto ha incontrato ogni situazione umana e l’ha resa occasione di grazia (nascita e morte, visita agli amici e tradimento dei discepoli, gioia insperata di una fecondità e solitudine ...)

– Dio scrive diritto sulle nostre righe storte. Dove è abbondato il peccato (di Giuda, di Simone, di Caifa, di Pilato, degli uomini ...) è sovrabbondata la grazia.

– dalla morte di Uno (il Cristo) Dio ha fatto nascere la vita per tutti (1Cor 15).

– Siamo dentro un progetto. Non siamo in balia di forze oscure, anonime. Non incombe su di noi alcun destino cieco. Stiamo facendo il «viaggio di Maria». Ella è già arrivata, è nella gioia piena del Cristo risorto. Siamo orientati lì, con ansia ci affrettiamo verso quella meta.

 

 

Capitolo 3°
UN VIAGGIO IN QUATTRO TAPPE

Il rosario è un viaggio in quattro tappe. Si succedono infatti i misteri gaudiosi, quelli della luce, quelli dolorosi e quelli gloriosi. È molto importante percepire l’unità del cammino. Ecco ciò che collega le quattro parti:

– Sempre noi insieme a Maria, formiamo il gruppo dei discepoli al seguito del Cristo glorioso. Egli ci ha preceduti lungo quelle esperienze. Ora essa in forza dello Spirito, si verificano in noi. Ci riconosciamo in quei personaggi positivi (Gesù, Maria, Simeone, Anna, i pastori), o negativi (Pilato, Giuda, il Pietro che rinnega).

– Quel cammino è raccontato nei quattro Vangeli. Essi sono la fonte sempre accessibile. Si tratta non di racconti mitici, ma di eventi accaduti nel tempo e nello spazio una volta per sempre.
Noi non siamo chiamati a «imitare» Gesù ma a «seguirlo». La nostra esistenza sarà, per il suo svolgersi esterno ed episodico, totalmente diversa. Saranno identici questi elementi:

· l’andare verso Gerusalemme, verso l’eternità, verso il Padre;

· essere condotti dallo Spirito Santo. Lui è in noi come principio di esistenza nuova, come movente, come guida;

· la logica vincente è questa: chi perde la sua vita se la ritrova moltiplicata. L’amore che
giunge sino al culmine estremo (Gv 13,1) è la radice della salvezza. Questo è visibile in Gesù. Questo èvisibile in Maria.

 

 

Primo ciclo
I misteri gaudiosi
L’Evangelo pone in cammino

Il rosario inizia con i cinque misteri gaudiosi. Hanno una base biblica precisa: i primi due capitoli del vangelo di Luca. È lì che dobbiamo individuare la «chiave di lettura».

In questo breve spazio, l’evangelista ci ha offerto il preludio di tutto il Vangelo. Tutti i personaggi sono sorpresi dalla grazia. Dio li visita. Si arrendono a lui. Diventano importanti, generano. Poi, a loro volta, si mettono in cammino vanno verso Gerusalemme.

Recitando questi misteri possiamo individuare la storia del Cristo e, al suo seguito, del discepolo. Maria ci rappresenta tutti dal vivo. Ecco allora il quadro della vita cristiana.

L’annunciazione. È Dio che bussa alla porta. Ci sorprende, ci raggiunge nella vita quotidiana. Risuona la sua Parola. Noi interroghiamo Dio; poi mettiamo la nostra esistenza a sua completa disposizione.

La visita. La grazia della fede ci fa alzare e partire. Ciò che noi portiamo dentro è troppo grande per non essere condiviso. Per altri diventiamo opportunità di salvezza.

La nascita. Quando il «si» di Dio si congiunge con il «si» dell’uomo, Dio scende dal cielo. Diventa contemporaneo e conterraneo. Inizia un’epoca nuova. Gesù è pace tra cielo e terra. Nella celebrazioni sacramentali noi rivediamo l’incarnazione.

La presentazione al tempio. Gesù appartiene al Padre. Maria e Giuseppe esprimono questo. Tutta l’esistenza del Cristo è liturgia gradita al Padre. Maria è in sintonia con suo figlio e noi con lei. Sin dall’inizio (Battesimo, Cresima, Eucaristia) noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio.

– Il ritrovamento di Gesù nel tempio. L’Evangelo porta a condivide il destino del Figlio di Dio. Il discepolo sperimenta al seguito del Cristo, l’angoscia mortale della croce. Al terzo giorno però Dio fa risorgere Gesù e noi passiamo dalla pena alla gioia.

 

 

Secondo ciclo
I misteri della luce
Il tempo è compiuto

Il secondo ciclo è stato introdotto da papa Giovanni Paolo II. Lo ha fatto con l’esortazione apostolica Rosarium Virginis Mariae (16 ottobre 2002). Riguarda l’esistenza pubblica del Signore Gesù. Essa è luce, cioè rivelazione. Ecco il cammino:

Il Battesimo. Gesù è consacrato dallo Spirito. È messo in cammino dall’appello del Padre. Lo Spirito Santo è consigliere; permane in lui per fargli riconoscere le vie di Dio.

Le nozze di Cana. Gesù inizia la sua manifestazione all’interno di uno sposalizio. Egli inaugura l’era messianica. Rende possibile un rapporto gioioso con il Padre e tra di noi.

La predicazione del regno di Dio. Gesù si mette a totale disposizione del progetto del Padre. Lo rivela e lo mostra in atto. Si serve di gesti e di parole. Chiama attorno a sé un gruppo di 12 persone. Vuole preparare l’Israele definitivo.

La trasfigurazione di Gesù sul Tabor. Mosè ed Elia sono con lui nella nube. Confermano che egli è il Figlio. Per giungere ove lui si trova, la via è l’ascolto.

L’ultima cena. È quella che Gesù celebra alla vigilia della sua Passione, in occasione della Pasqua dell’anno 30 d.C. Egli presenta se stesso come agnello che viene ucciso e così opera l’esodo, la liberazione. Il suo sogno è il sigillo della nuova ed eterna alleanza.

 

 

Terzo ciclo
I misteri dolorosi
Il prezzo dell’amore

Il terzo ciclo è rappresentato di misteri dolorosi. Hanno anch’essi la solida base in quattro racconti del Vangelo (Mt 26,30-27,54¸Mc 14-32-15,39; Lc 22,39-23,56; Gv 18,1-19,42).

Possiamo parlare di un «primo piano» sui fatti accaduto a Gerusalemme attorno alla Pasqua del 30. Ma qui c’è una «rilettura profetica» della Passione. Le due coordinate tempo e spazio sono molto concentrate. Ecco le indicazioni:

– Partire dalla luce e dalla gioia della risurrezione. Dio ha fatto risorgere Gesù. Ha messo il suo sigillo su ogni sua Parola.

– L’amore è molto esigente. Per salvare l’altro, è capace di perdere la sua vita. Nella Passione si evidenzia l’amore sovraeminente del Padre. Egli ci rende più forti di ogni avversità (Rm 8,31-39).

– Ci sono due linee: l’accanimento del peccato che ricade sul Figlio e la sua volontà di farsene carico, di portarlo sulle sue spalle per condurci poi al Padre.

Ed ecco la sequenza:

L’agonia di Gesù nel Getzemani. Il discepolo si trova talvolta di fronte alla scelta: perdere la sua vita o salvarla. Può vedere davanti a sé la sconfitta. Può fuggire e ritirarsi. Solo la preghiera può renderlo capace di affrontare la morte.

La flagellazione di Gesù alla colonna. Si può talvolta valutare la «bontà» di un’impresa dall’esito favorevole. Su Gesù si sono accaniti il potere politico e religioso. Sul discepolo spesso ricadono maldicenze, disprezzo e persecuzione.

La coronazione di spine. Il «regno di Dio» può essere pensato come distribuzione di poteri, di privilegi. Gesù è un sovrano anomalo. È un re coronato di spine. Chi lo segue non siede mai sul trono ma affronta vilipendio e delusioni.

La salita di Gesù al Calvario. La morte di Cristo è «estromissione» e «fallimento» agli occhi degli uomini. È via verso la vita nella logica di Dio.

La crocefissione e morte di Gesù. Il Cristo mostra una maniera inaudita di essere Messia, re, salvatore, rivelatore. Nella croce di Gesù noi troviamo la nostra gloria. Per sempre contempleremo questo evento. Intravediamo in esso il cuore di Dio. Egli infatti è amore (1Gv 4).

 

Quarto ciclo
I misteri della gloria

La fonte di questi misteri sono i racconti di Paolo (1Cor 15,1-11) e degli evangelisti (Mt 28; Mc 16; Lc 24; Gv 20). Mai viene narrata la risurrezione. Si parla invece degli incontri con il Risuscitato.

Questi misteri parlano della situazione attuale di Gesù (e di Maria). Il Cristo non soffre più. La morte non ha più alcun potere su di lui.

I primi tre misteri non si distinguono di fatto l’uno dall’altro. Sono i tre aspetti della stessa realtà: la risurrezione.

Gli ultimi due misteri sono la Pasqua di Cristo in Maria (IV mistero) e in noi (V ed ultimo mistero).

Ecco allora il tragitto:

La risurrezione di Gesù da morte. È il capolavoro di Dio. Egli si qualifica in questo. È il Padre che ha fatto risorgere Gesù da morte. È il Dio della vita. I cristiani si caratterizzano per questo: sono coloro cui il Risorto si è manifestato.

L’ascensione di Gesù al cielo. Pone in rilievo uno degli aspetti della risurrezione: la sua nuova maniera di accostarsi, manifestarsi, rivelarsi.,

La discesa dello Spirito, Da sempre Gesù tiene in servo un regalo: è lo Spirito. Lo effonde sui suoi a partire dalla Pasqua,

– L’assunzione di Maria Santissima al cielo. Si tratta della piena conformazione della Vergine al Figlio suo.

L’incoronazione di Maria, la gloria degli angeli e dei santi in paradiso. È la Pasqua di Cristo per tutti gli uomini. È la conclusione del rosario.

 

 

Capitolo 4°
I MISTERI DELLA GIOIA
L’annuncio dell’angelo a Maria

Smontiamo la scena così come viene narrata in Luca 1,26-38.Immaginiamo di esserci mentre l’evento si verifica. Tre sono le fasi. Mentre le narriamo ne riveliamo il senso.

· L’angelo entra (Lc 1,26-37). Rappresenta visivamente l’avvicinarsi di Dio a Maria. L’Altissimo manifesta il suo stile sommesso e rispettoso. Parla nel cuore a Maria: forse lo fa attraverso una pagina del Primo Testamento o l’incontro con una persona, o un fatto.
È lui che prende l’iniziativa. Decide che i tempi sono maturi. Mai si era avvicinato così tanto alle creature, alla storia, a noi.

· L’angelo porta un saluto e reca un annuncio (Lc 1,28-37). La «buona notizia» riguarda Maria, riguarda l’umanità intera: Dio vuol entrare da uomo nella nostra storia. Dio si avvicina a Maria: muta il nome e la realtà stessa della persona di Maria. Ella, fanciulla dodicenne di Nazareth, assume un ruolo nuovo, Dio la chiama «bellissima». Sarà infatti trasfigurata dall’incarnazione del Figlio di Dio e dalla inabitazione dello Spirito Santo. È invitata ad uscire dai suoi progetti precedenti per entrare nella storia grande di Dio.

· Maria dice il suo «si» (Lc 1,38). Dio desidera interlocutori liberi. La Vergine si riconosce in tante figure dell’AT nelle quali Dio ha operato l’impossibile. Si fida e si affida. Accoglie il Dio con noi. Sarà Madre dell’Altissimo. Sarà tempio vivo dello Spirito. In lei Dio diventa un uomo. ratifica, con il suo «si», quell’alleanza nuova ed eterna che Dio vuol stringere con l’uomo. L’angelo se ne parte.

Quando celebriamo tutto questo?

– Nella festa dell’annunciazione (25 marzo).

– Nella solennità dell’Immacolata (8 dicembre).

– Nel tempo di Avvento (IV domenica).

– Nella solennità della Madre di Dio (1 gennaio).

Dove riconosciamo attuale per noi questo mistero?

– Nella nostra chiamata alla fede.

– Nel Battesimo, nella Cresima, nell’Eucaristia. Siamo inseriti nell’universo del Cristo risorto e diventiamo partecipi della natura divina. La Trinità abita in noi.

 

Ti saluto, piena di grazia.
Il Signore è con te.
Darai alla luce un Figlio.
Lo chiamerai Gesù.
Eccomi, sono la serva del Signore.

 

 

La visita di Maria ad Elisabetta

Il cuore e con la mente ci immergiamo nel mistero narrato in Lc 1,39-56. Anche noi ne viviamo le fasi:

· Maria di mette in viaggio. Sale dalla Galilea verso Ain Carin. Dio l’ha visitata ed ora ella si reca in visita. Dio l’ha rallegrata ed ora quella gioia è comunicata ad altri. È come l’arca dell’alleanza giacché porta dentro di sé il salvatore. Il suo arrivo è fonte di gioia e di allegrezza per chiunque (v. 44).

· Avviene l’incontro con Elisabetta (Lc 1,40-43). Sono due donne. Dio ha espresso la sua forza nella loro debolezza. Sono due madri. Elisabetta aspetta la nascita di Giovanni. Egli, grande e severo predicatore, appartiene però ancora al Primo Testamento (Mt 11,11). Maria attende Gesù. È madre del Signore. è la capostipite di un popolo di «beati». Ella, a differenza di Zaccaria (Lc 1,18); ha creduto. Non ha misurato la potenza di Dio nelle pure sue forze.
Elisabetta è simbolo del Primo Testamento. Ha atteso ed ora incontra. Vede in Maria, l’adempimento di tutte le promesse di Dio (v. 45).

· Maria canta le lodi del Signore (vv. 46-55). Lo fa a nome di Israele, della Chiesa, dell’umanità. Grandi cose Dio ha operato in lei. L’ha resa madre del Figlio unigenito di Dio. Ha mostrato che la sua condiscendenza verso di noi è proprio somma. Dopo aver parlato mediante i profeti ci parla nel Figlio; dopo aver mandato altri viene lui in prima persona tramite Gesù. Viene per restare.

Dove celebriamo questo?

– Nella festa della visitazione (31 maggio).

– Nella recita di questo mistero.

Dove riconosciamo presente in noi questo mistero?

– Ogni volta che l’amore dello Spirito ci rende attenti al bisogno dell’altro.

– Ogni volta che portiamo ad altri la bella notizia della croce e risurrezione.

 

Benedetta sei tu, fra le donne.
Benedetto il frutto del seno tuo, Gesù.
Beata perché hai creduto.
L’anima mia magnifica il Signore.

 

 

La nascita di Gesù a Betlemme

Lc 2,1-20 è una pagina molto frequentata dalla liturgia, dall’arte cristiana, dalla devozione. Tre sono gli avvenimenti:

· Accade un viaggio (Lc 2,1-5). È il tempo di Cesare Augusto. Forse si tratta dell’anno 4 o 6 a.C.

I «grandi» muovono i piccoli. Il «sopruso di un imperatore diventa causa di salvezza per tutta la terra. Ciò che è centrale per la storia, avviene «in periferia», in una regione sottomessa, in un paesino sconosciuto.

· Accade una nascita (Lc 2,6-7). È Maria che dà alla luce Gesù. Ma egli è Figlio del Dio altissimo. Il Dio dei cieli diventa abitante della terra. Il suo nome è registrato tra quello degli uomini. Da quel momento, Dio stesso, in Gesù, comincia ad abituarsi alla nostra compagnia. Dio assume tutto di noi per darci tutto di sé.
Maria partorisce, accoglie, fascia. Esprime tutta la sua tenerezza. Fa da madre al suo creatore. Lo avvolge in fasce come si usava allora. Preannuncia il momento in cui sarà fasciato di bende per la sepoltura. Lo depone nella parte della casa (o della grotta) riservata agli animali. Preannuncia quella fase in cui sarà deposto nel sepolcro. Il Dio immortale diventa mortale. Il Dio grande si fa piccolo piccolo. Il Dio onnipotente diventa un bambino che ha bisogno di tutto.

· Accade una festa (vv. 8-20). Vengono i pastori. Arrivano gli angeli. Ci rivelano chi sia quella creatura che nel modo di nascere si confonde con uno qualsiasi dei neonati di quel tempo.
Maria conserva fatti e parole nel suo cuore. Ciò che ha visto ed udito è troppo grande per essere capito subito. Ci vuole tempo, ci vuole calma. La gioia è proprio incontenibile. L’incarnazione è realtà che supera ogni comprensione.

Dove celebriamo tutto questo?

– Nella notte di Natale (24-25 dicembre).

– Ogni volta che noi celebriamo l’Eucaristia. Ancora il Verbo si fa carne ad opera dello Spirito.

Quando riconosciamo presente in noi questo mistero?

– Nell’itinerario per divenire cristiani. Con Battesimo – Cresima – Eucaristia noi, come Maria, diventiamo tempio dello Spirito, arca dell’alleanza.

– Quando accogliamo il più piccolo tra i nostri fratelli (Mt 25,31-46).

 

Oggi è nato il Salvatore.
Egli è gloria di Dio
e pace per gli uomini.
Venite, adoriamo.

 

 

La presentazione di Gesù

Il brano evangelico è Lc 2,22-38. È una scena che sembra moltiplicarsi ogni volta che la contempliamo. Ogni «presentazione» ci rimanda ad un'altra. Ogni «luogo» evangelico ne chiama in causa un altro. Immaginiamo anche noi di esserci. Le «fasi» sono tre, collegate tra loro.

· Presentazione a Gerusalemme. Siamo al tempio. Sono trascorsi otto giorni dalla nascita. Gesù, dopo essere stato circonciso, è presentato al tempio. Egli è veramente il Primogenito (del Padre). Egli adempie la legge (Es 13,2; 12-13; Lc 12,2-8) per riscattare tutti coloro che sono sotto la legge. Vive tutto il percorso spirituale del suo popolo. Maria e Giuseppe offrono una coppia di tortore e di giovani colombi. Simeone prende in mano il bambino e benedice Dio. Egli è simbolo di Israele che tanto ha atteso. Ora ha il salvatore tra le braccia. Riconosce in lui l’avverarsi della benedizione promessa ad Abramo. Deve anzi constatare che Dio, secondo il suo stile, è andato oltre nella donazione.
Quel bambino è gloria del popolo di Israele ma è anche luce per illuminare le genti.
Maria è figura della Chiesa: è grande perché presenta a Dio suo Figlio, lo regala a tutti, lo fa conoscere.

· Presentazione sul calvario. Le parole di Simeone (Lc 2,34-35) ci rimandano lì. Su quel monte Maria vive un’altra presentazione: quella di Gesù al Padre. Lì c’è il vero, definitivo sacrificio. Lì il Figlio si offre al Padre e noi siamo tutti riscattati da lui.
Maria è grande perché, dopo aver generato ed accolto, segue Gesù. Diventa la prima tra i discepoli. adempie ciò che Gesù dice in merito al «perdere la vita». Veramente la croce le trafiggerà l’anima. Sul monte avverrà il suo parto doloroso (cf. Gv 19, 25-27).

· Presentazione in paradiso. Ci rimandano a quel «luogo» (sarebbe meglio dire «situazione») sia la figura di Simeone, sia quella di Anna. Sono persone che stanno varcando la soglia del tempo. Hanno incontrato colui che introduce al Padre.
Noi ci serviamo ogni sera delle parole di Simeone. Lo facciamo all’ora di Compieta prima di addormentarci. Anche noi diciamo: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi han visto la tua salvezza». Alla fine dei nostri giorni anche noi, con Maria, Simeone, Anna saremo presentati al Padre. Cristo svolgerà anche lì la sua funzione di mediatore.

Quando celebriamo questo mistero?

– Nella festa della Presentazione del Signore (2 febbraio).

– Quando nella liturgia domenicale, viviamo la presentazione dei doni.

– Ogni volta che noi recitiamo la Compieta.

Dove lo riconosciamo presente in noi?

– Quando Dio ci chiede la disponibilità del nostro tempo, anzi della nostra vita.

– Quando siamo presentati al Padre da Cristo nell’ora della nostra morte.

 

I miei occhi han visto la tua salvezza.
Gesù è gloria di Israele;
è luce delle genti.
A Maria una spada trafiggerà l’anima.

 

 

Il ritrovamento di Gesù al Tempio

Il brano evangelico è Lc 2,41-52. Ha tutte le caratteristiche del «preludio». L’evangelista, con cenni molto espliciti, ci conduce a vivere anche noi l’esperienza della Pasqua insieme con i discepoli. Ci fanno da guida i verbi di Maria e Giuseppe. Essi:

· Si recano a Gerusalemme. Questo avviene abitualmente una volta l’anno per Maria e Giuseppe. È capitato una volta per tutte nell’anno 30 per Gesù ed i suoi discepoli.

Gesù si smarrisce. È un episodio vero. Capita per la confusione che si crea in un pellegrinaggio. A Pasqua arrivava, al tempo della diaspora, un milione di persone.

· Maria e Giuseppe sono angosciati. È quanto essi hanno provato con il figlio dodicenne. Ma è soprattutto ciò che hanno vissuto i discepoli per la croce del Signore. Per loro è crollata ogni speranza. Erano veramente senza scampo, senza uscita. La morte di Gesù aveva posto la parola «fine» a tre anni di esperienze.

– Maria e Giuseppe ritrovano il bambino al tempio, il terzo giorno. È ciò che è capitato quando Gesù aveva 12 anni. È ciò che è successo «il terzo giorno» ai discepoli. È a partire da quell’incontro gioioso che essi (Pietro, Andrea, Giovanni. Giacomo…) hanno capito che Gesù era l’unigenito, colui che da sempre stava rivolto al Padre. Da allora hanno cominciato a comprendere le Scritture. Da allora è cominciata l’avventura della fede in Lui.

Quando celebriamo questo mistero?

– Nella festa della Santa Famiglia.

– Nella celebrazione della Pasqua che è passaggio dall’angoscia alla gioia.

Dove lo conosciamo presente in noi?

– Ogni volta che, dopo aver perso tutto, ce lo ritroviamo centuplicato.

 

Tuo padre ed io, angosciati ti cercavamo.
Io devo occuparmi delle cose del Padre mio.
Cresceva in sapienza, età e grazia.

 

 

Capitolo 5°
I MISTERI DELLA LUCE
Il battesimo di Gesù al Giordano

Tre evangelisti narrano questo evento (Mc 1,9-11; Mt 3,13-17; Lc 3,21-22).

Raccogliamo da loro questi elementi:

· È un gran giorno per Gesù. Sinora è vissuto in famiglia, a Nazareth. È stato in attesa, in ascolto. Ora vede, nell’accorrere delle folle verso Giovanni, il segnale dell’anno di grazia che il Padre intende realizzare.

· Anche lui si reca al Giordano. Marco riconosce in questo l’inizio del Vangelo. Questa è la novità sorprendente: il Figlio di Dio si presenta dentro un popolo di peccatori. Si mette in fila con loro. È ciò che farà tutta la vita. Comincia per lui la discesa verso la morte (simboleggiata dall’acqua), intesa come dono si sé.

I cieli si aprono. La comunicazione tra cielo e terra riprende. Qui sulla terra c’è colui che raccoglie il grido degli uomini e lo presenta al Padre. C’è il Figlio prediletto che porge agli uomini la Parola autentica del Padre.

· Lo Spirito scende su di lui mentre egli esce dall’acqua. Egli è veramente l’uomo nuovo e definitivo, quello sognato da Dio. Lo Spirito abita stabilmente su di lui. Non solo Gesù porge la parola (come facevano i profeti) ma lui è la Parola, la trasparenza del Padre.

· Lo Spirito lo fa entrare nel deserto. Dio non tiene al riparo suo Figlio. Lo sospinge verso la storia, le scelte. Gesù lascerà Maria, Giuseppe, Nazareth, il suo lavoro. Diventerà annunciatore della lieta notizia.

Quando celebriamo questo misero?

– Nella solennità del Battesimo di Gesù.

– Nel nostro Battesimo.

Quando riconosciamo in noi questo mistero?

– Quando scopriamo la nostra vocazione.

 

Tu sei il mio prediletto.
In te mi sono compiaciuto.
I cieli si aprono,
lo Spirito scende su Gesù.

 

 

Gesù alle nozze di Cana

Gesù dà inizio ai segni partecipando ad un banchetto. C’è uno sposalizio, è a Cana, in Galilea (Gv 2,1-12). Con lui vengono Maria ed i discepoli. Ecco che cosa succede:

· Viene a mancare il vino. Maria lo nota. Lo fa presente a Gesù. Ci sono invece, là in disparte, sei idrie in pietra, vuote. Sono il segnale di ciò che esiste: domina, ai tempi di Gesù, in virtù degli Scribi e Farisei una religione vuota, pietrificata, incompiuta. Serve solo per la purificazione esterna. Non muta il cuore degli uomini.

· Gesù fa riempire le idrie fino all’orlo. Fa sgorgare l’acqua, la muta in vino. Si tratta di un regalo esagerato. Nessuno sa da dove venga quel vino. Misteriosa è l’origine di Gesù. Egli viene dal cielo, dal Padre. Egli è l’intervento gratuito di dio nella storia.

La rivelazione è molto chiara: Gesù è lo sposo. Se c’è lui c’è il vino cioè la gioia. Porta una relazione filiale, sponsale, gioiosa. Questo è l’inizio, questo è lo stile; questa è la grazia come movente dell’agire di Dio.

· Ma Cana è solo un segnale stradale. Per raggiungere la morte occorre leggere lo stesso Vangelo, quello di Giovanni. Al cap. 19 ritroviamo gli stessi personaggi. Ma l’ordine è mutato.

Lo sposalizio è la croce. Nel sangue Dio stipula una nuova ed eterna alleanza: Io prendo te come mia sposa e prometto di esserti fedele sempre nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva salute e prometto di amarti ed onorarti per tutta la vita.

· Maria è l’Israele disponibile. È colei che denuncia una carenza (non hanno più vino). Manda le persone da Gesù perché operi il passaggio dal regime della legge alla libertà di Figlio. anche oggi l’unica parola che ha da dire è questa: «Fate quello che lui vi dirà».

Quando celebriamo questo mistero?

– Nella celebrazione delle nozze cristiane.

Quando sperimentiamo in noi questo mistero?

– Quando percepiamo la grazia del matrimonio, la presenza di Cristo tra i coniugi.

 

Diede inizio ai suoi miracoli.
Manifestò a Cana la sua gloria.
C’era là sua madre.
Cristo è venuto per portare la gioia

 

 

L’annuncio del regno di Dio

Per la contemplazione di questo mistero ci fa da guida il vangelo secondo Mc 1,14-45. Dopo il Battesimo e le tentazioni c’è una specie di «carellata cinematografica». Essa mostra la fretta che Gesù ha per annunciare e realizzare il Regno. Esso è per lui ragione di vita.

· Gesù va. La sua è la «corsa del Vangelo». Sale sulla barca, viaggia tra le due sponde del lago di Genezareth, entra nelle case, parla nella Sinagoga. Ha una notizia bella e urgente da comunicare: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino» (Mc 1,15). È come dire: «Questo è il tempo (l’ultimo, il definitivo) in cui Dio interviene nella storia dell’uomo. Poi prosegue: «Convertitevi e credete al Vangelo». È come dire: Fate spazio nella vostra esistenza a questa notizia bella.

· Questo intervento di Dio si presenta solo in gesti di benevolenza: guarigioni, liberazione degli ossessi, perdono dei peccati. Questo susciterà la meraviglia di Giovanni che si aspettava invece un Dio giudice con la scure in mano, pronto a eliminare chi gli si opponeva (cf. Mt 11,1-6; Lc 3-17).

· Gesù sconvolge gli schemi dei maestri e delle scuole dell’epoca. È lui che sceglie i discepoli e non viceversa (Mc 1,16-20). I chiamati raggiungono la cifra del dodici. Il numero si ottiene moltiplicando tre (simbolo di Dio) con quattro (i punti cardinali). Tutti sono convocati a questo Regno. Il «titolo» per tutti è la chiamata gratuita.
Gesù parla e risana. La sua parola ha autorità (Mc 1,27). Non si limita a spiegare la Scrittura: la realizza. Mostra dove e come Dio sia in attività.

Quando celebriamo questi misteri?

– In tutte le domeniche del tempo ordinario.

– Ogni volta che ripetiamo Venga il tuo Regno.

Quando riconosciamo presenti in noi questi misteri?

– Ogni volta che esercitiamo la professione e così siamo vita per gli altri.

 

Il tempo è compiuto.
Il regno di Dio è vicino.
Convertitevi e credete al Vangelo.

 

 

Gesù viene trasfigurato sul Tabor

Il mistero viene narrato da tre evangelisti: Mt 17,1-9; Mc 9,2-10; Lc 9,28-36.

· Il momento è assai delicato. Con l’annuncio del Regno, Gesù ha movimentato le coscienze. Ogni persona ed ogni istituzione è stata obbligata a scegliere. Dopo una fase di entusiasmo iniziale, è iniziata un’opposizione strisciante da parte dei parenti (Mc 3,21), Scribi, Farisei e Sadducei (Mc 3,1-6), compaesani (Lc 4,28.30), politici (Lc 13,31).

· Gesù percepisce che tutti gli sono contro, capisce anche che, se continuerà nella predicazione, lo uccideranno. Per questo si isola con i discepoli dalle parti di Cesarea di Filippi. Comprende che per lui la scelta è «perdere la vita» e così attuare il Regno oppure salvare la sua vita ma smentire tutto ciò che ha detto e fatto.

· Ha bisogno di un gran coraggio, di una grande luce. Tutto questo gli è dato nell’esperienza del Tabor. Sono con lui Pietro, Giacomo e Giovanni. Il suo volto diventa luminoso come il sole; le sue vesti diventano bianchissime. È avvolto da una nube. Conversa con Mosè ed Elia. Sono tutte immagini per comunicarci un’esperienza indicibile. Il Padre ancora gli parla. Gli dà la conferma, il sigillo. Effonde su di lui lo Spirito. Gli dice ancora: «Tu sei mio Figlio». Dio ribadisce ciò che gli ha comunicato nel battesimo.

· Poi tutto sfuma. Si rivedono le persone nel loro aspetto normale. Occorre «scendere dal monte», affrontare la realtà.

Gesù prende decisamente la via per Gerusalemme (Lc 9,51).

Quando celebriamo questo mistero?

– Nella seconda domenica di Quaresima.

– Nella festa della Trasfigurazione (6 agosto).

Quando riconosciamo in noi questo mistero?

– Noi momenti in cui sperimentiamo Dio nella contemplazione.

 

Il suo volto cambia d’aspetto.
La sua veste divenne sfolgorante.
Mosè ed Elia parlavano con lui.
È bello per noi stare qui.
Questi è mio Figlio: ascoltatelo!

 

Gesù celebra l’ultima Cena

Tutti e quattro gli evangelisti narrano l’ultima cena di Gesù (Mt 26,17-35; Mc 14,12-31; Lc 22,7-38; Gv 13,1-17,26).

Noi raccogliamo da loro alcuni elementi.

· È la vigilia della Pasqua ebraica. Gesù ha fatto preparare tutto in una sala. Ora è solo con i dodici. Sa molto bene di essere alla vigilia della sua passione.

· Celebra con loro il rito ebraico. Però introduce delle grandi novità. Spezzando il pane dice: «Prendete, questo è il mio corpo». Prende il calice e facendolo passare dice: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per voi». In altri termini gli mima la sua morte; la rappresenta davanti ai loro occhi e ne svela il senso. È lui l’agnello che verrà ucciso a Pasqua. Così otterrà la liberazione, la redenzione definitiva. Il Regno si attuerà per il dono della sua vita. Avrà la forma di banchetto cui tutti saranno invitati (Mc 14,25).
· In quello stesso contesto egli si spoglia delle vesti, lava i piedi ai dodici. È un’altra maniera per preannunciare lo «spogliamento» che avviene nella croce. Tutto questo perché i discepoli «abbiamo parte con lui» (Gv 13,8).

· Dopo la risurrezione del Signore, i discepoli assumono il gesto di Gesù (spezzare il pane e far passare il calice) come sicura garanzia della sua presenza tra di loro. Cominciamo a radunarsi periodicamente nelle case per far memoria di chi, per annunciare la sua morte, proclamare la sua risurrezione nell’attesa della sua venuta (1Cor 11,26).

Quando celebriamo questo mistero?

– Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia.

– Il Giovedì Santo.

Quando riconosciamo in noi questo mistero?

– Quando ci amiamo a vicenda nel nome del Signore.

– Quando ci mettiamo a servizio gli uni degli altri.

– Quando abbiamo a che fare con l’ingratitudine e il tradimento.

 

Prendere e mangiate questo è il mio corpo.
Prendete e bevete questo è il mio vino.
Fate questo in memoria di me.

 

 

Capitolo 6°
I MISTERI DEL DOLORE
L’agonia di Gesù nell’orto

Quattro evangelisti raccontano questo evento (Mt 26,36-46; Mc 14,32-42; Lc 22,39-46).

Seguiamo l’edizione di Luca. Poniamo al centro i gesti di Gesù:

· Si reca sul monte degli ulivi. Sta davanti. È colui che è diretto verso il Padre. Lo seguono i discepoli, ma sono spiritualmente distanti da lui.
Vede chiaramente profilarsi la sua morte. L’ha rappresentata al vivo durante la Cena. Ha detto spezzando il pane: «Questo è il mio corpo che è dato per voi» (Lc 22,20).

· Ora vive l’impatto con la prospettiva della sua sconfitta (fisica, morale, spirituale). Prega perché Dio allontani questo calice. Lo chiama, anche in questo momento, «Abbà», cioè «papà» (v. 42). Sente chiaramente il contrasto tra il suo desiderio (vivere, esserci) e la volontà del Padre. Prova pena ed angoscia. Suda sangue.

· Un angelo lo conforta. È il simbolo della presenza del Padre. Tutti sono contro di lui. Anche i discepoli dormono. È nella preghiera prolungata (v. 44) che egli sperimenta la vicinanza del suo Abba.

· Gesù si alza e va incontro a chi lo tradisce. Ha superato la tentazione. La preghiera lo conduce ad affrontare l’arresto. Non muta la realtà intorno a lui. Gesù è reso più forte dalla presenza dello Spirito Santo.

Dove celebriamo questo?

– Il Giovedì Santo.

– Nell’Ora Santa e nell’adorazione.

– Nella recita del primo mistero doloroso.

Quando riconosciamo presente i noi questo mistero?

– Quando ci troviamo di fronte alla nostra sconfitta più totale.

– Ogni volta che avvertiamo la distanza tra il volere di Dio ed il nostro desiderio.

– Ogni volta che la paura ci blocca di fronte ad una opposizione.

 

Padre, se possibile, allontana da me questo calice.
Alzatevi e pregate
per non entrare in tentazione.
Lo Spirito è pronto; la carne è debole.

 

 

La flagellazione alla colonna

È un tremendo supplizio. Ad esso venivano sottoposti i condannati a morte. Per i cittadini romani c’era un limite e così per gli ebrei (40 colpi meno uno). Qui non c’è limite.

Gli evangelisti raccontano questo in un inciso: «dopo aver flagellato Gesù» (Mt 27,26). Ci ribadiscono il loro criterio: ciò che sta al centro non è il dolore ma l’amore.

· Secondo i Vangeli Gesù è il servo sofferente, è veramente quell’uomo sfigurato ed umile che può redimere tutti. Pare che il male si sia accanito su di lui. Non ha alcuna bellezza. Viene a smentire l’idea che chi onora Dio è approvato, vive felice, raccoglie consensi, finisce bene.

· Gesù è colui che di fronte alla malattia più grave (il peccato) propone la terapia più radicale (il dolore e la morte stessa del Figlio di Dio).

Quando celebriamo tutto questo?

– Il Venerdì Santo.

– Ogni venerdì.

– Nella recita del secondo mistero doloroso.

Quando riconosciamo presente in noi questo mistero?

– Quando le ostilità dovute alla nostra coerenza si accaniscono contro di noi.

 

Non ha più l’aspetto d’uomo.
Si è fatto carico dei nostri peccati.
Le sue piaghe ci hanno guarito.
Lode a te, Signore.

 

 

L’incoronazione di spine

Raccontata in Mc 15,16-20; Mt 27,27-31; Gv 19,1-3.

L’affermazione centrale è questo: Gesù è re. Però ha delle caratteristiche paradossali.

· Va lui tutto solo a morte. Vuole che nessuno dei suoi muoia o corra pericoli. Si offre lui. Esprime la sua libertà. Presume di avere questo «potere»: dare la sua vita.

· Ha una strana corona, fatta di spine. Ha una canna nella destra. È rivestito di un manto rosso scarlatto. I suoi «sudditi» sono dei carnefici: lo scherniscono, gli sputano addosso. Con la canna gli conficcano ancor di più le spine nel capo.

– Tutti dispongono di lui. Di solito i sovrani, comandano, esigono.

· In tutte le azioni Gesù, re, Figlio di Dio è complemento oggetto: lo flagellano, lo consegnano ai soldati, lo spogliano, lo deridono, lo portano via, lo crocefiggono.

Quando celebriamo questo mistero?

– Nel Venerdì Santo.

– Ogni venerdì.

– nella Via Crucis.

Quando riconosciamo questo mistero in noi?

– Quando sentiamo disprezzo e incoscienza verdo di noi.

 

Signore tu sei re!
Su di te pesa il peccato del mondo.
Ti adoriamo perché,
con la tua morte, hai redento il mondo.

 

 

Il viaggio di Gesù al calvario

Pilato ha scritto con lo stilo di ferro su una tavoletta di cera tre parole: «Ibis ad crucem». Così si uccide un uomo. La sentenza viene eseguita. Si forma un plotone di quattro soldati comandato da un centurione. Uno di loro precede gli altri mostrando una tabella in cui è espresso il capo di accusa di Gesù di Nazareth, re dei Giudei.

Si va verso il Golgota (Mc 15,21-27; Lc 23,26.33-34.38).

· Il condannato deve uscire dalla città. Gesù è divenuto estraneo. L’Israele ufficiale lo ha rifiutato. Il potere si è difeso decretando la sua morte.

· Gesù è estenuato, non riesce a portare la croce. Il plotone incontra Simone di Cirene. È uno che passa; viene costretto a portare la croce al posto di Gesù. Non è né l’eroe né il martire. È figura di tante persone che, loro malgrado, si trovano ad affrontare persecuzioni, sofferenze e morte.

Gli evangelisti riconoscono in questo «malcapitato» il vero discepolo.

· Luca narra il viaggio di Gesù verso il calvario (500 metri di distanza) prendendo i termini del gran giorno dell’espiazione. Gesù precede tutti: è il sommo sacerdote, ma egli è anche la vittima. Segue il popolo ed in fine ci sono le donne. Queste ultime piangono su di lui. Gesù sposta l’accento su quello che avverrà nel 69-70 a Gerusalemme.
Molto attuale è l’invito che Gesù rivolge alle donne: «Non piangete su di me!"». I riti cristiani (della passione, della Via Crucis) non devono servire per rievocare i supplizi subiti da Gesù: egli sul piano fisico, ha patito molto meno di tanti uomini (per esempio di quelli deportati nei campi di sterminio). Occorre far memoria della sofferenza inflitta agli uomini con deportazioni, stupri, bombardamenti, campi di concentramento, torture.

· Con Gesù vengono condotti due malfattori al supplizio. Stando ai vangeli non c’è giustizia sulla terra. Ce lo rivela anche la vicenda del Figlio di Dio. egli va a morte tra due ribelli assassini.

· La croce è il culmine della solidarietà di Dio con i peccatori. Gesù finisce per confondersi con loro. Subisce la stessa sorte.

Quando celebriamo questi misteri?

– nel venerdì santo.

– Ogni venerdì.

– Nella Via Crucis.

Quando riconosciamo in noi questi misteri?

– ogni volta che la croce che Dio ci ha destinata pesa su di noi.

 

Ti seguiamo Signore,
come il Cireneo.
Portiamo anche noi la croce.
Donaci il tuo Spirito.

 

 

La crocifissione e morte di Gesù

Tutti e quattro gli evangelisti ci narrano la crocifissione e morte di Gesù (Mt 27,32-54; Mc 15,21-39; Lc 23,26-48; Gv 19,17-30). Noi ci lasciamo tenere per mano da Luca 23,26-48. Evidenziamo i vari elementi.

· Il luogo è il Golgota. Si tratta di una microscopica collina fuori Gerusalemme. La città di Dio esclude anche l’ultimo degli inviati: anzi uccide il Figlio e il condannato viene fissato con i chiodi mentre è a terra; poi viene innalzato sulla parte verticale già predisposta nel luogo ove la sentenza è eseguita. Gesù, che ha mostrato la solidarietà di Dio sin dall’inizio, la evidenzia addirittura con il suo morire. Termina la vita crocifisso tra due malfattori.

Gesù dedica la sua morte a chi lo uccide. Era uno dei diritti del condannato. Dice: « Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno» (v. 34). Anche in quell’ora tremenda chiama Dio «papà».

· I personaggi. Di fronte alla morte ognuno si rivela per ciò che è. Sfilano di fronte alla croce persone che sono reali e perciò diventano simboli viventi. Rappresentano i vari atteggiamenti che anche oggi si possono avere di fronte alla sofferenza.
– I soldati si dividono le vesti del condannato. È la loro paga. Essi sono i professionisti delle esecuzioni.
– Il popolo sta a guardare. Molte volte il dolore è spettacolo. Ci sono anche lì i curiosi.
– I capi lo scherniscono. Trovano una «base religiosa» per la conclusione della vita di Gesù. È mentitore – così pensano – ed ora Dio stesso lo sconfessa. Se fosse il suo eletto, l’Altissimo interverrebbe. In realtà noi cristiani crediamo proprio perché Gesù ha salvato altri e non ha salvato se stesso. Posto di fronte alla condizione estrema della condizione umana (la morte) non è sceso dalla croce. Non ci ha traditi. È rimasto fedele al Padre e fedele a noi. Questa è la sua regalità. La scritta (messa lì per beffa) afferma la sua maniera di essere «il Signore» della storia. Muore lui per far salvi tutti.
– I malfattori. Sono due. Mostrano due atteggiamenti diversi. È proprio vero che non è la croce che salva, ma il movente per cui la si affronta. La sofferenza e la morte possono condurre anche alla disperazione. Uno dei malfattori dice: «Gesù, ricordati di me, quando entrerai nel tuo Regno». Probabilmente l’evangelista ha messo in bocca a lui l’espressione con cui morivano i martiri. Essi sottoposti al supplizio, scommettevano sull’aldilà. Gesù risponde: «Oggi tu, sarai con me in paradiso». Gesù passa da questo mondo al Padre. Sfonda il muro della morte. Ora anche il malfattore può andare da Dio. il paradiso è lo stare per sempre con il Padre e con Gesù.

· Il significato. L’evangelista non solo ci racconta il fatto (la crocifissione e morte di Gesù) ma ce ne svela anche il senso. Lo fa con un particolare vocabolario: quello preso dai libri apocalittici. Secondo lui il morire di Gesù è il verificarsi del giorno di Dio. nell’immaginario popolare questa data era collegata con eclissi, terremoti, segni nel cielo. Il velo del tempio si squarcia (v. 40). È un’immagine molto eloquente. Il giudaismo aveva costruito un tempio tutto distinto in spazi che separavano le persone (pagani da israeliti, maschi da femmine, laici da sacerdoti). Dio era velato, inaccessibile. Solo il sommo sacerdote, una volta l’anno, poteva entrare nel «sancta sanctorum».
Il Vangelo afferma: Dio, nella morte di Gesù, si è svelato. Ha aperto il suo cuore. Si è fatto incontro ad ogni uomo. Ha abbattuto tutti i muri e le separazioni.

· Gesù riconsegna il suo spirito al Padre. Si è fidato in vita, si fida in morte. Si occupa talmente della causa del Padre da non occuparsi più della sua. Gesù muore pregando. È come il bimbo che si addormenta nelle braccia del suo papà.

· Gli esiti. Dalla sua morte nasce tutto: le folle si battono il petto. I primi diventano ultimi. Davanti alla croce c’è Maria (Gv 19,25-27) e ci sono le donne. Sono la primizia della Chiesa. Hanno vissuto la sua morte, saranno le prime ad incontrare il Risorto. Questa morte sarà in eterno l’oggetto della contemplazione cristiana. tutti gli occhi, d’ora in poi saranno fissi su colui che è stato trafitto (Gv 19,37).

Quando celebriamo questo mistero?

– In ogni Eucaristia annunciamo la morte (1Cor 11,26),

– Il Venerdì Santo.

– Ogni venerdì.

– Nella celebrazione dell’Ora Santa.

Quando riconosciamo presente in noi questo mistero?

– Ogni volta che spendiamo la vita per i fratelli.

– In ogni sconfitta subita per il Regno.

 

Morendo hai distrutto la morte.
Ci porti con te, dal Padre.
Ricordati di noi, Signore
nell’ora della nostra dipartita.

 

 

Capitolo 7°
I MISTERI DELLA GLORIA
La risurrezione di Gesù

È il cuore della nostra fede. È quella «bella notizia» che risolleva la storia.

Tante volte sono narrati gli incontri con il Risuscitato. Prima da S. Paolo (1Cor 15,1-11) e poi dai quattro evangelisti (Mt 28; Mc 16; Lc 24; Gv 20-21). Ecco ciò che celebriamo:

· È risorto Gesù. È proprio lui, in persona. Non si tratta del suo fantasma o della sua anima. La storia ha lasciato una traccia indelebile in lui. Egli mostra le mani ed il costato (Gv 20,20). I gesti del Risorto sono in continuità con quelli di prima: Gesù viene, parla, mangia con i suoi.

· Gesù è trasfigurato. Ha un tipo di esistenza totalmente diverso da prima. Passa attraverso i muri. Si manifesta nei più svariati luoghi (giardino, via verso Emmaus. Cenacolo, monte della Galilea, via per Damasco). La morte non ha più alcun potere su di lui. Il tempo e lo spazio non sono più una gabbia per lui. È personalmente presente per tutti gli uomini di tutti i continenti.

· Fissa per i suoi un appuntamento specialmente nel suo giorno (Gv 20,19-31). Noi, ogni volta che ci raduniamo, leggiamo le Scritture e spezziamo il pane dell’Eucaristia, facciamo la stessa esperienza dei discepoli nel cenacolo.

· Gesù non viene mai a mani vuote. Dona lo Spirito Santo. È il regalo che serbava nel suo cuore (Gv 19,34). Ora lo dona, lo effonde. Quando Gesù si fa accanto a qualcuno lo mette in movimento. Come il Padre ha inviato lui così lui manda noi (Gv 20,21), La gioia della Pasqua è contagiosa. La Chiesa è mandata a tutti gli uomini di tutti i tempi per dire: «Il Signore è veramente risorto» (Lc 24,34).

Quando celebriamo questo mistero?

– Ogni volta che nella chiesa si celebra l’Eucaristia.

– Ogni domenica.

– Ogni anno nel Ciclo di Pasqua, per 50 giorni.

– Ogni volta che celebriamo uno dei Sacramenti.

– Ogni mattino nelle Lodi.

Quando riconosciamo in noi questo mistero?

– Quando passiamo dalla disperazione alla speranza.

 

Il Signore è veramente risorto.
Viene da noi.
Effonde lo Spirito.
Mostra le mani ed il costato.

 

 

L’ascensione di Gesù al cielo

È raccontata solo da Luca, in due momenti diversi e con contraddizioni. In Lc 24,51 pare che l’evento si verifichi nel giorno della risurrezione. In At 1,1-9 si parla di quaranta giorni dopo la Pasqua. Si può meditare su questo mistero facendone una doppia lettura:

· A prima vista pare che non ci sia motivo per far festa. Gesù se ne va; lascia i suoi; torna al Padre. Pare abbandonare la scena della storia e del mondo. Noi, come i discepoli proviamo tristezza (Gv 15,6). Siamo nel lutto.

· Ad uno sguardo più attento il mistero ci appare veramente gioioso e glorioso. Non si tratta di un assentarsi del Signore. Ce lo dice in termini più espliciti la finale del vangelo secondo Matteo. Egli racconta una specie di «discesione»: prima Gesù è sul monte; invia i discepoli; poi Gesù si avvicina e dice: Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo (Mt 28,20).

· L’ascensione è la festa della vicinanza, della prossimità nuova che il Risorto ha con noi. È uno degli aspetti della Pasqua. Dopo che il Padre ha fatto risorgere Gesù, egli è presente con il suo corpo cioè con tutte le sue capacità relazionali. Può parlare, vedere, incontrare ogni creatura. Nessuna distanza esiste più per lui.

· L’ascensione ci mostra il nostro futuro. Come Gesù siamo destinati «al cielo» o, per dirla in termini a noi più comprensibili, al Padre.

Quando celebriamo questo mistero?

–– Nella solennità dell’Ascensione.

– Nella recita del secondo mistero glorioso.

Quando riconosciamo in noi questo mistero?

–– Quando come i discepoli, «scendiamo» dal monte, affrontiamo i problemi, ci fidiamo dello Spirito Santo.

 

Il Signore è asceso al cielo.
Può esserci ora più vicino.
Sta con il Padre: vive con tutti noi.

 

 

La discesa dello Spirito Santo

Negli Atti degli apostoli sono narrate tre discese dello Spirito. Hanno luogo in circostanze diverse. La prima (At 2,1-4) si verifica a Gerusalemme: lo Spirito è effuso sugli Israeliti e sui timorati di Dio (i pagani convertiti all’Ebraismo). La seconda ha luogo nel cenacolo; lo Spirito viene effuso sui discepoli (At 4,31). Il terzo racconto ha come contesto la casa di Cornelio, un centurione pagano (At 10,44). Molti testi di Paolo ci rivelano che lo Spirito viene effuso; abita in noi (Gal 4; Rm 5. 8…). Ecco alcuni elementi centrali:

· Lo Spirito è di Gesù. Ogni suo gesto compie, adempie ciò che Cristo ha iniziato. La Pentecoste è pienezza della Pasqua del Cristo.

· È sempre legato ad alcune azioni precise che la comunità faceva e fa ora: riunirsi, parlarsi, pregare insieme (At 4), affrontare problemi, varcare molte frontiere (At 10, decidere (At 15).
Da quella data lo Spirito ha cominciato a manifestarsi ecclesialmente. Da sempre è esistito accanto al Padre e accanto al Figlio. Come egli era ispiratore di ogni iniziativa della Trinità, così è il grande suggeritore dell’azione dei cristiani.

· Egli è libero, creativo. È la fantasia del Padre, valorizza ciascuno per ciò che è e per ciò che ha.

· Suscita tanti servizi, tanti doni. Tutti concorrono al bene comune della Chiesa (1Cor 12; Ef 4). Egli, che h fatto risorgere Gesù ci rende ora Corpo vivo del Cristo vivo.

Quando celebriamo questo mistero?

– Nella solennità della Pentecoste.

– Nella celebrazione dell’Ora Terza.

– Nella recita del terzo mistero glorioso.

– Nella celebrazione del sacramento della Cresima-

Quando riconosciamo in noi questo mistero?

– Ogni volta che ci riuniamo con altri, preghiamo insieme, decidiamo confrontandoci con il Vangelo.

– Quando viviamo il dono dello Spirito, che ci è stato donato (Matrimonio, Ordine Sacro).

 

Vieni Spirito Santo.
Sei forte come il fuoco.
Sei libero come il vento.
Riscalda i nostri cuori

 

 

L’assunzione di Maria in cielo

Maria ha seguito Gesù in vita, lo segue in morte. Cristo è risuscitato ed è «salito al cielo». Maria condivide la sua sorte. Il suo «permanere sotto la croce» è il motivo, la base, la pienezza per la sua glorificazione. Il popolo cristiano l’ha riconosciuta nella donna di cui parla l’Apocalisse (Ap 12).

· Ella è «vestita di sole»: Cristo l’ha totalmente illuminata. In forza dello Spirito Santo l’ha resa simile a sé. Pone i suoi piedi sulla luna. Questo satellite della terra è il simbolo delle variazioni, dei turbamenti, dei mutamenti. Maria, ora, si trova come Gesù, nella regione del Padre. Ivi non esistono più rischi, variazioni. È coronata di dodici stelle.

· Maria è anche figura della Chiesa nel tempo presente. È quello che ci mostra la scena. Di Ap 12,4b-16.
– c’è una partoriente che grida per i dolori del parto;
– c’è un drago immenso, onnipotente; è pronto a divorare il bambino. Tutti diremmo, di fronte a questa scena: tutto è compromesso: non c’è scampo per la donna; le forze in campo non sono equilibrate; sicuramente il drago divorerà il bambino. Ma Dio interviene. «Rapisce» il bimbo e lo porta al sicuro. La donna va nel deserto.
È ciò che è successo nella storia di Gesù. Nella croce, il satana pareva aver vinto. Ma Dio ha fatto risorgere Gesù suo Figlio e lo ha «assunto» accanto a sé.

Ora la Chiesa come Maria è nel deserto, vive i quaranta giorni (v. 14). È sottoposta alla tentazione. Guarda però a Maria come ad un segno di sicura speranza.

Dove celebriamo questo mistero?

– Nella festa dell’assunzione di Maria in cielo (15 agosto).

Dove riconosciamo presente questo mistero in noi?

– Quando vediamo forse negative che sembrano non lasciarci più scampo.

 

Ora s’è compiuta la nostra salvezza.
Colui che accusava i nostri fratelli
è stato precipitato nell’abisso.

 

 

La gloria degli angeli e dei santi in paradiso

È l’ultimo mistero. È glorioso. Rappresenta la finale di ogni storia e della stessa vicenda umana. È la meta sognata, attesa, invocata. Nella Sacra Scrittura viene rappresentata con mille immagini.

· Città di Dio che scende dal cielo. È una nuova convivenza. È frutto della grazia. Dio si dona a tutti. Ogni cittadino riceve la massima dignità. Viene divinizzato. Non ci sono più templi. Dio è nostro e noi siamo suoi. Non ci abbandona più. Il suo Regno è pienamente stabilito.

· Banchetto di nozze, l’umanità è pronta; è vestita da sposa, viene presentata allo sposo. Gli esseri umani sono invitati dal Padre. Si tratta di una festa che si prolungherà nell’eternità.

· Giardino del re, aperto a tutti i popoli. In mezzo c’è l’albero della vita. Ci sono acque abbondanti. Dio è riuscito a realizzare il suo sogno: renderci figli nel Figlio, averci tutti accanto a sé. Egli asciuga ogni lacrima dai nostri occhi.

Si tratta di un incontro tra persone, non di una «accolta di anime» (Cicerone). Ognuno di noi sarà se stesso con tutte le sue relazioni (= il suo corpo),

Maria è già in quella città, in quel giardino. Vive già lo stare con Dio.

Dove celebriamo questo mistero?

– Nella solennità di Cristo Re a conclusione dell’anno liturgico.

– In ogni liturgia per i defunti. Celebriamo infatti il passaggio da questo mondo al Padre.

Dove riconosciamo presenti in noi questo mistero?

– Ogni volta che ci prende la nostalgia del cielo.

 

Rallegriamoci ed esultiamo.
Rendiamo a Lui la gloria.
Sono giunte le nozze dell’Agnello.
La sua sposa è pronta.

 

 

LITANIE LAURETANE

Signore, pietà; Signore, pietà
Cristo, pietà; Cristo, pietà
Signore, pietà; Signore, pietà
Santa Maria
prega per noi

Santa Madre di Dio
Santa Vergine delle vergini
Madre di Cristo
Madre della Chiesa
Madre della divina grazia
Madre purissima
Madre castissima
Madre sempre vergine
Madre immacolata
Madre degna d’amore
Madre ammirabile
Madre del buon consiglio
Madre del Creatore
Madre del Salvatore
Vergine prudente
Vergine degna di onore
Vergine degna di lode
Vergine potente
Specchio di perfezione
Sede della Sapienza
Fonte della nostra gioia
Tempio dello Spirito Santo
Tabernacolo dell’eterna gloria
Dimora consacrata a Dio
Rosa mistica
Torre della santa città di Davide
Fortezza inespugnabile
Santuario della divina presenza
Arca dell’alleanza
Porta del cielo
Stella del mattino
Salute degli infermi
Rifugio dei peccatori
Consolatrice degli afflitti
Aiuto dei cristiani
Regina degli angeli
Regina dei patriarchi
Regina dei profeti
Regina degli apostoli
Regina dei martiri
Regina dei confessori della fede
Regina delle vergini
Regina di tutti i santi
Regina concepita senza peccato
Regina assunta in cielo
Regina del rosario
Regina della pace
Agnello di Dio,
che togli i peccati del mondo;
perdonaci, Signore
Agnello di Dio,
che togli i peccati del mondo;
ascoltaci, Signore
Agnello di Dio,
che togli i peccati del mondo;
abbi pietà di noi

Preghiamo

Padre santo, che nel cammino della Chiesa, pellegrina sulla terra, hai posto quale segno luminoso la beata Vergine Maria, per sua intercessione sostieni la nostra fede e ravviva la nostra speranza, perché nessun ostacolo ci faccia deviare dalla strada che porta alla salvezza. Per Cristo nostro Signore. Amen.

ANGELUS DOMINI

Al termine delle lodi, oppure all’inizio della preghiera del mattino, si dice l’Angelus Domini o il Regina Caeli, antifone mariane che ricordano i misteri dell’incarnazione e della risurrezione.

L’angelo del Signore portò l’annunzio a Maria.
Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

Eccomi, sono la serva del Signore.
Si compia in me la tua parola.

E il Verbo si fece carne.
E venne ad abitare in mezzo a noi.

Prega per noi, santa Madre di Dio.
E siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo
Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre; tu, che nell’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce, guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(oppure)

Tu hai voluto, o Padre, che all’annunzio dell’angelo la Vergine immacolata concepisse il tuo Verbo eterno e, avvolta dalla luce dello Spirito santo, divenisse tempio della nuova alleanza: fa’ che aderiamo umilmente al tuo volere, come la Vergine si affidò alla tua parola. Per Cristo nostro Signore. Amen.

(oppure)

O Dio di misericordia, guarda i tuoi fedeli che ricordano il mistero dell’incarnazione del tuo Verbo: concedi a quanti credono nel suo amore, di essere uniti, per la forza del tuo Spirito, alla sua oblazione riparatrice. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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