PRINCIPI E ORIENTAMENTI
DI EDUCAZIONE CRISTIANA

(Pedron Lino)


autori
titoli

Introduzione

1) L’argomento dell’educazione cristiana è in evidente rapporto con il tema dell’evangelizzazione che sta già da tempo interessando le nostre comunità, sia in se stesso, sia in riferimento alla promozione umana e a una nuova pastorale dei sacramenti. È inoltre suggerito dalla situazione odierna del contesto sociale nel quale il declino della vita di fede di molti cristiani e un grave disorientamento e lassismo morale (frutti amari e velenosi di una visione e di una prassi materialistica largamente diffusa) indicano la necessità di risalire alle cause e di provvedere agli urgenti rimedi.

 

Ai giovani e agli adulti

2) Questa mia parola si rivolge anzitutto a tutti i giovani e agli adolescenti. Essi hanno speciale diritto di venire illuminati dal messaggio cristiano sul senso profondo della vita e le sue vere finalità e di essere messi in guardia da altri criteri di valutazione e di comportamento che, deformandone la coscienza, compromettono la loro felicità.

I mutamenti radicali e rapidi e gli squilibri sconcertanti propri della nostra epoca, efficacemente descritti dal Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes (4-10), influiscono in modo più grave sulle nuove generazioni anelanti a una vita piena e libera, degna dell’uomo (GS, 9). Mi rivolgo però altrettanto agli adulti, in particolare ai genitori, a tutti gli educatori e alle educatrici. Desidero offrire a tutti un contributo che serva a sostenerli nel loro specifico dovere e possa riuscire loro di qualche utilità.

Gli obiettivi dell’educazione cristiana infatti non riguardano soltanto le prime età, ma ci impegnano in ogni periodo della vita: sia per il mutare delle situazioni personali e sociali, sia perché non possiamo mai considerare concluso e perfetto il nostro fondamentale dovere di crescere in Cristo.

 

Indicazioni del Concilio

3) Dell’educazione cristiana, sia dei giovani che degli adulti, si occupò anche il Concilio Vaticano II, specialmente nella dichiarazione Gravissimum educationis (GE) del 28 ottobre 1965.

Nel constatare infatti le nuove condizioni di vita e le ampie aspirazioni e possibilità educative dell’uomo moderno, e anche il moltiplicarsi in tutto il mondo di iniziative culturali in tema di educazione, i vescovi presero seriamente in considerazione non solo l’importanza fondamentale dell’educazione nella vita dell’uomo, ma anche l’incidenza sempre maggiore che essa ha nel progresso sociale contemporaneo. Essi sentirono perciò il dovere di dichiarare collegialmente alcuni principi fondamentali riguardanti l’educazione cristiana e specialmente le sue finalità e i suoi contenuti (GE 1-2), e i compiti che in questo campo spettano alla famiglia, alla scuola, alla società civile e alla chiesa (GE 3-12).

4) Rifacendomi fondamentalmente all’insegnamento del Concilio mi propongo di offrirvi qualche pensiero circa le finalità e i contenuti dell’educazione cristiana, limitandomi inoltre a illustrare principi e a suggerire orientamenti validi a migliorare il nostro rispettivo contributo a questo impegno comune.

 

PARTE PRIMA

Finalità dell’educazione cristiana

5) In queste poche pagine non entriamo nella questione della maggiore o minore validità dei diversi metodi educativi.

Sicuramente l’educatore deve tener conto dei dati certi e obiettivi della psicologia, della pedagogia, della didattica e delle altre scienze: non spetta però ad esse di determinare i fini dell’educazione.

È proprio dei fini che dobbiamo occuparci, ossia dei valori inerenti al progetto educativo. Saranno questi valori a giudicare non solo la validità, ma anche la liceità dei metodi.

E poiché, sia per lo sviluppo ordinato dell’uomo e delle comunità umane, sia per ovviare ai disordini personali e sociali è da fare affidamento più sulla coscienza che sulle leggi, è importantissimo che l’educazione porti ad una visione di vita ispirata ai veri valori: umani e cristiani.

 

a) educazione umana

6) Scopo di ogni vera educazione, afferma il Concilio, è promuovere la formazione della persona umana (GE, 1). L’uomo, infatti, nella sua inconfondibile individualità (che gli deriva dall’essere fatto a immagine di Dio) è il fine immediato a cui ogni progetto educativo deve mirare.

A tale educazione tutti gli uomini, di qualunque razza, condizione ed età, in forza della loro dignità di persona hanno diritto inalienabile (GE).

Essa deve proporsi il pieno sviluppo della personalità umana, e l’affermazione e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, emanata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948).

Simili affermazioni esprimono chiaramente che l’educazione è al servizio dell’uomo, delle sue caratteristiche e del bene del singolo individuo e non l’uomo in funzione dell’educazione; e mettono in guardia da ogni strumentalizzazione della persona umana a finalità che le siano estranee o, ancor peggio, contrarie.

7) Da qui anzi deriva la necessaria diversità di applicazione del metodo educativo in rapporto alle singole persone. La vera educazione non può essere anonima o standardizzata. Ogni individuo deve essere aiutato a svilupparsi non solo in rapporto alla cultura e alle tradizioni del proprio paese, ma anche in modo conveniente alla propria indole e alla differenza di sesso (GE, 1).

Di questa radicale differenza di sesso è doveroso tener conto in tutto il ciclo educativo. Pur nella giusta affermazione e doverosa promozione dell’uguaglianza di dignità e di diritti dei due sessi nella convivenza umana, sarebbe stolto e dannoso trascurare il fine particolare stabilito dalla divina provvidenza all’uno e all’altro sesso nella famiglia e nella società (GE, 8).

8) L’educazione deve tener conto delle diverse età dell’uomo. È a tutti noto come le scienze antropologiche moderne concordino nel raccomandare una vigilante cura educativa fin dai primi giorni di vita del bambino: taluni affermano che quei primi indirizzi siano addirittura irreversibili.

In realtà ognuno di noi sa quanto abbiano inciso nella propria evoluzione gli orientamenti educativi ricevuti non solo nell’infanzia, ma anche nella fanciullezza e nelle varie fasi dell’adolescenza.

Per un complesso di motivi, specialmente l’adolescenza è un momento estremamente delicato e spesso davvero decisivo in ordine alle opzioni fondamentali e alle scelte definitive (cfr. Lc 2,41-52).

Per questo bisogna avere una particolare attenzione e generosità d’impegno verso gli adolescenti non solo per difenderli da eventuali pericoli, ma soprattutto per proporre loro, in modo preciso (anche se discreto) degli autentici valori e degli ideali nobili e degni dell’uomo e del cristiano. Questi valori e questi ideali però riusciranno persuasivi solo se l’adolescente li vede incarnati in modelli di vita coerenti e forti, in educatori che parlano più con la vita che con le labbra.

9) Anche la successiva età della giovinezza ha bisogno di attenta dedizione intesa a collaborare allo sviluppo ordinato della personalità ormai chiaramente delineata e al suo pieno e autonomo inserimento in ogni espressione della società.

È molto importante, specialmente in questo periodo, che si instauri un chiaro e sereno rapporto tra gli adulti e i giovani: ne hanno bisogno gli uni e gli altri. Attraverso un dialogo amichevole, infatti, essi potranno conoscersi reciprocamente e comunicarsi a vicenda le proprie specifiche ricchezze (AA, 12), aiutandosi anche a una comune revisione dei reciproci comportamenti. Gli uni e gli altri non dovranno dimenticare che l’età giovanile e quella adulta sono necessariamente complementari e anche a questo fine furono provvidamente disposte nell’ordinaria convivenza umana (cfr. Ef 6,1-4).

Gli adulti evitino ogni asprezza e abbondino nella pazienza: solo così potranno aiutare i giovani, anzitutto con l’esempio, e, all’occasione, con il consiglio prudente e il sostegno affettuoso.

Ma si ricordino bene gli adulti (spesso lo dimenticano) che devono a loro volta imparare, e non poco, dai giovani, traendo vantaggio dalle loro stimolazioni, spesso molto centrate anche se talora scomode e dalle loro proposte originali e innovative.

I giovani mantengano verso gli adulti sincero rispetto e cordiale fiducia (è questa la vera radice dell’obbedienza) e sappiano trarre profitto dalle loro esperienze. Aiutino a loro volta gli adulti - senza violenza e senza pretese assurde - a farsi attenti e disponibili alle istanze e ai valori di cui ogni nuova generazione è provvidenzialmente apportatrice.

 

b) Educazione cristiana

10) I principi di educazione umana che abbiamo fin qui tratteggiato valgono per ogni ambiente e cultura e in ogni contesto religioso.

Quindi valgono anche per l’educazione cristiana che si ispira al progetto-uomo apparso in Cristo Gesù (cfr. Tt 2,11-14).

Ma non sono sufficienti, perché la fede ci rivela che Gesù è il primogenito di una nuova umanità, predestinata e chiamata da Dio a diventare conforme all’immagine del Figlio suo (Rm 8,29 s). L’educazione cristiana quindi non comporta solo la maturità propria della persona umana..., ma tende soprattutto a far sì che i battezzati...prendano sempre maggior coscienza del dono della fede...e siano preparati a gestire la propria vita secondo l’uomo nuovo e perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo (GE, 1; cfr. Ef 4,13.24; Col 1,19 s).

11) L’annuncio di questo disegno del Padre per cui siamo liberati dalla schiavitù del peccato e dalla morte e siamo chiamati e siamo realmente figli di Dio comporta che tutti noi uomini siamo di pari dignità, anzi, fratelli gli uni agli altri ed eredi di Dio.

Le più belle pagine delle lettere degli apostoli illustrano con gioia esplosiva questo messaggio di salvezza (Ef 1,2-14; Gal 3,26-29; 1 Gv 3,1-2). Nella sua prospettiva di speranza trova giustificazione e stimolo l’assiduo impegno cristiano alla propria e altrui purificazione dal male e al progresso nell’amore come si conviene a un figlio di Dio (1Gv 3,3.5-10).

12) Si tratta di una salvezza non limitata solamente al quadro dell’esistenza temporale, ma che ne oltrepassa i confini per realizzarsi in una comunione di vita con Dio; e tuttavia riguarda la vita concreta, personale e sociale dell’uomo, comportando un messaggio esplicito...costantemente attualizzato, su diritti e doveri di ogni persona umana...sulla vita in comune nella società (cfr. Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi di Paolo VI n. 27-38). Un messaggio quindi di liberazione radicale e totale, finalizzato allo sviluppo di un’umanità in continua tensione per un rinnovamento progressivo e mai del tutto realizzato nel tempo. È molto importante e illuminante a questo proposito il monito del Sinodo III (La giustizia nel mondo, parte III: L’educazione alla giustizia) secondo il quale gli attuali criteri e strumenti di educazione molto spesso permettono di formare l’uomo unicamente come l’ordine stabilito lo vuole, fatto cioè a sua immagine; non un uomo nuovo, ma la riproduzione dell’uomo così com’è.

L’educazione cristiana, in ogni sua espressione, dovrebbe continuamente vigilare e contrapporsi a questo reale pericolo e a questa ingiusta mistificazione. (La vocazione personale e sociale dell’uomo nella luce cristiana è ampiamente descritta dal Concilio nella Gaudium et spes, specialmente dal n. 12 al 32).

 

PARTE SECONDA

I contenuti dell’educazione cristiana

13) Da quanto detto fino qui appare con sufficiente chiarezza che un’educazione cristiana deve rifarsi al primato della carità, ossia di quell’amore agli uomini come propri fratelli che trova origine e alimento nell’amore di Dio Padre di tutti e traguardo finale di tutti. In questo amore consiste la vita nuova portata da Gesù all’umanità. L’educazione cristiana deve quindi mirare a costruire la vita nell’amore fraterno.

Questa nobile mèta esige però, nell’educando e nell’educatore l’esercizio della virtù della fortezza poiché si tratta di far morire in noi l’uomo vecchio e corrotto presente nelle inclinazioni e negli atti di ogni uomo fin dal concepimento. Un’educazione che dimenticasse questa componente pasquale di morte e di vita, e della nuova nascita cui Gesù ci ha chiamati e destinati, non potrebbe definirsi cristiana. A questo duplice criterio dell’amore e della fortezza, sapientemente dosati e convergenti al medesimo fine, si dovrà di continuo verificare e ricondurre gli obiettivi e i metodi di un’educazione che intenda ispirarsi al vangelo di Cristo.

 

Dall’uomo vecchio all’uomo nuovo

14) Scendendo ad applicazioni concrete, diciamo anzitutto con il Concilio (GE, 1) che la vera educazione deve promuovere la formazione della persona umana:

- sia in vista del suo fine ultimo

- sia per il bene delle varie società di cui l’uomo è membro e in cui, diventato adulto, avrà mansioni da svolgere.

 

a) Obiettivi personali

15) L’educazione cristiana anzitutto deve tener fermo il concetto della persona umana integrale, in ordine al quale ogni uomo deve essere messo in grado di "sviluppare armonicamente le proprie doti fisiche, intellettuali, morali" e il proprio senso religioso (cfr. GS 61; GE, 1).

16) L’educazione umana deve tener conto, prima di tutto, dell’ordine fisico. In questo campo essa dovrà stimolare e formare:

- alla conservazione, stima e rispetto della natura (mondo cosmico, piante, animali) in mezzo alla quale Dio ha posto l’uomo quale dominatore, operatore e custode (cfr. Gn 1,28-29)

- ad assicurare la propria salute e robustezza fisica, mantenendo condizioni d’ambiente adatte a custodirla, e a esercitarsi in essa con iniziative che giovano a mantenere l’equilibrio dello spirito (GS, 61)

- a curare la proprietà e l’ordine nella persona e nelle cose, a evitare l’ozio e a usare bene del tempo: tutto questo a motivo di giustizia e di carità e per ricavarne i migliori vantaggi intellettuali e morali

- a valorizzare, secondo il disegno di Dio e nel rispetto delle sue leggi, le risorse della natura per assicurare il proprio sostentamento e quello altrui, la graduale liberazione dello spirito dall’eccessiva fatica corporale, una sempre migliore conoscenza, elevazione e utilizzazione dell’universo; tutto questo però senza mai considerare il progresso economico e scientifico come valore primario e senza mai subordinare l’uomo alle esigenze insaziabili, e talvolta crudeli e soffocanti, della produzione

- ad allenarsi alla fatica della ricerca, del lavoro proporzionato al sesso e all’età, della conquista delle cose, per riuscire ad affrontare quella fatica più elevata che viene richiesta per il raggiungimento della verità e del dominio di sé in un regime di austerità personale che dia all’uomo interiore vigore e libertà e lo disponga a mantenersi forte anche nelle avversità, nelle privazioni e nelle inevitabili difficoltà che la vita non risparmia a nessuno.

17) Leggiamo il Concilio: "Affinché i singoli uomini assolvano con maggior cura il proprio dovere di coscienza verso se stessi e verso i vari gruppi di cui sono membri, devono venire diligentemente educati a un più alto livello culturale, utilizzando gli enormi mezzi che oggi sono a disposizione dell’umanità" (GS, 31).

Per capire rettamente questa raccomandazione, facciamo osservare che il più ampio livello culturale, non significa moltiplicare disordinatamente le conoscenze, nè promuovere per tutti traguardi di sproporzionata intellettualità. Siccome lo scopo è un miglioramento di vita, si tratta piuttosto di educare a quelle sintesi fondamentali da cui possano derivare, soprattutto nelle ore più difficili, scelte di sapienza cristiana.

Nel rapido sviluppo odierno della cultura (del resto non sempre autentica e umana) e nel frastuono dei tanti messaggi contrastanti, le singole persone hanno maggiore difficoltà a percepire e armonizzare organicamente le varie discipline del sapere.

Per questo l’uomo va educato ancor più attentamente a uno sviluppo culturale integrale che gli consenta di apprendere e rispettare i valori fondamentali e il retto ordine delle cose (cfr. GS, 61). Un uso ben programmato del crescente tempo libero e dei molti strumenti di informazione e di comunicazione consente oggi a chiunque di affinare lo spirito e di allargare gli orizzonti della propria intelligenza.

18) Di simile programma fa parte sicuramente l’attenzione alla natura e alle sue leggi che sono già di per se stesse molto istruttive. Non dev’essere trascurata neppure una certa sensibilità all’arte nelle sue varie espressioni e una buona conoscenza delle tradizioni culturali di ogni tempo e di ogni popolo.

Da questa apertura alle realtà positive della natura e degli uomini ne conseguiranno, tra l’altro, una esigenza di correttezza, di dignità personale e di buon gusto (di buona educazione) e il bisogno e la capacità del silenzio, necessario all’osservazione, alla riflessione, alla creatività, a una autentica assimilazione e maturazione interiore.

19) Al di là di tutto questo e come scopo ultimo di un’educazione intellettuale che non miri solo a scopi egoistici, l’uomo dovrà interrogarsi profondamente sul significato della cultura e della scienza nei riguardi della persona umana (GS, 61) e prepararsi così a dare il proprio apporto responsabile nella costruzione del mondo.

Dovrà però essere attento a sviluppare in sé quella facoltà critica che porta a riflettere circa la società e i suoi valori, a saper ordinare questi secondo coscienza e giustizia per salvaguardare la dignità e la libertà di tutti gli uomini e a limitare o negare, se sarà necessario, la propria collaborazione quando l’intelligenza venga distolta dal servizio alla verità.

Il cristiano, in definitiva, deve usare la propria intelligenza per formarsi una retta coscienza capace, sotto la guida dello Spirito Santo, di un sicuro discernimento e pronta ad attingere alla sorgente della fede i principi e i criteri della verità e del comportamento morale (cfr. Paolo VI, Octogesima adveniens, n. 36).

20) Una retta educazione intellettuale è dunque indispensabile per formare uomini capaci, nel pieno riconoscimento dell’ordine morale, di obbedire alla legittima autorità, ma insieme di custodire gelosamente e con amore la genuina libertà (DH, 8), attenti quindi, proprio perché resi più umani, a tenersi liberi da ogni conformismo e dall’asservimento ai prodotti culturali e alle mode, a non divenire oggetto di manipolazione da parte di qualsiasi potenza, ma al contrario, resi idonei a regolare il proprio destino e a formare comunità autenticamente umane (Sinodo III).

L’educazione dei giovani di qualsiasi ceto sociale deve mirare anzitutto a questo: a suscitare, come è richiesto fortemente dal nostro tempo, uomini e donne non solo di ingegno sviluppato ma di animo grande (GS, 31). Ciò include anche la formazione a saper dare spazio, in ogni campo, al primato dei doveri in confronto alle rivendicazioni dei diritti.

Questa maturità umana è obiettivo da tener costantemente presente nell’educazione propria e altrui. Questo vale anche per gli adulti perché nessuno è mai pienamente e definitivamente maturo in questa vita.

21) Anche un maturo senso morale, infatti, ha continue occasioni di venire esercitato e irrobustito. Esso si manifesta nel senso del dovere e della responsabilità, in una certa stabilità di carattere, nel saper prendere decisioni ponderate, nel modo retto di giudicare avvenimenti e persone, nella fortezza dell’animo (OT, 11), nella capacità di collaborazione.

La maturità si verifica e si corrobora inoltre in un ben inteso senso dell’onore, nel dare e meritare fiducia, nella lealtà del pensiero e della parola, nell’onestà dei sentimenti e delle opere, nel rispetto costante della giustizia, nella modestia e nella magnanimità dello spirito, nella sollecitudine e nella perseveranza delle iniziative intraprese, nella discrezione e carità nel conversare, nell’affabilità e gentilezza del tratto, nella serenità di un ponderato ottimismo. E infine in quella sapienza del cuore (Sal 90,12) che consente di vivere nella gioia e nella pace perché mantiene come oggetto dei propri pensieri tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, che è virtù e merita lode (Fil 4,5.8).

22) Di questa pacifica serenità del cuore è parte integrante la vigilante custodia della castità: virtù oggi screditata, perché considerata prevalentemente nel suo aspetto di "continenza" degli istinti di lussuria; in realtà, poiché ordina l’attività sessuale in uno stato di vita secondo i principi della retta ragione e della fede, virtù che corrobora ed educa lo slancio al vero amore, suscitando quindi energia, coraggio e gioia. Essa dà un’impronta a tutta la personalità, nel suo comportamento sia interiore che esteriore (cfr. Episcopato lombardo-veneto, Principi morali e orientamenti pastorali per l’educazione sessuale, 2 febbraio 1974, n. 11).

Sarà utile ricordare che per la robustezza e la custodia di questa virtù propriamente cristiana nella sua forza e nelle sue motivazioni (cfr. 1 Ts 4,3-8; 1 Cor 6,9-20), è necessaria una serena ma seria educazione e una decisa fedeltà ai mezzi ad essa indispensabili che sono: disciplina dei sensi e dello spirito, vigilanza e prudenza di fronte alle occasioni, custodia del pudore, moderazione nei divertimenti, sane occupazioni, frequenza alla preghiera e ai sacramenti della penitenza e dell’eucaristia (Dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede circa questioni di etica sessuale 29 dicembre 1975, n. 12).

23) In questa luce di fede e di carità va dato spazio, in una saggia pedagogia cristiana, a una tempestiva informazione di educazione sessuale, proporzionandola alla maturità psicologica, affettiva e morale delle diverse età, dall’infanzia alla giovinezza.

Questa formazione è necessaria per tutti, anche per coloro che sono chiamati al celibato, ed è utilissima per avviare all’esatta comprensione e al generoso servizio dell’amore cristiano. Questo è infatti il contenuto e il significato ultimo dell’opera educativa: l’amore cristiano.

24) Elemento base della formazione religiosa cristiana è apprendere ad adorare Dio Padre in spirito e verità (GE, 2; cfr. Gv 4,23). In Dio, infatti, l’uomo, creato a sua immagine, ha bisogno di ritrovare la fonte genuina e inesauribile della propria totale personalità. Per giungere a questa comunione con Dio è importante l’educazione a una preghiera interiore abituale e continuata, per mezzo della quale il battezzato offre a Dio la propria vita, il proprio lavoro, le molestie, le sofferenze e le gioie (cfr. 1 Pt 2,5; Rm 12,1). Per formare così alla preghiera, l’educazione dovrà orientare:

- alla conquista di un sincero stato di penitenza (conversione) e di fede viva e filiale;

- a un cosciente senso della realtà liturgica, specialmente eucaristica, nella cui graduale penetrazione il cristiano sarà indotto a vivere in se stesso i misteri della vita, morte e risurrezione di Gesù, lasciandosi condurre dallo Spirito Santo a una progressiva assimilazione all’immagine di Cristo (cfr. 2 Cor 3,18).

25) In ordine a questo ideale di preghiera e di vita, ogni forma di educazione cristiana mira ad attuare la sola cosa che, in fondo, la giustifica: che l’uomo segua Cristo...Il cristiano segue i passi del suo maestro, si lascia guidare dallo Spirito guardando all’immagine del Figlio di Dio. Egli si accompagna con lui sulla via della croce che porta alla gloria del Padre. Non è possibile trovare modello, ideologia o metodo che possano sostituire la sequela di Cristo. Solo lui può dire: Io sono la via, la verità e la vita (Vescovi della Germania Est, L’educazione cristiana della gioventù, n. 6).

In questa ricerca e sequela del Signore è doveroso accompagnare anche l’uomo d’oggi, specialmente gli adolescenti e i giovani, con amorosa pazienza, anche perché il pluralismo ideologico e la realtà sociale, nella quale questo pluralismo si esprime, comportano maggiori difficoltà di orientamento.

L’educazione cristiana include necessariamente l’introduzione e la familiarità graduale alla divina Scrittura, perché la scoperta di Gesù possa maturarsi e garantirsi alla fonte autentica della parola di Dio.

Ciò è tanto più necessario perché essendo tipica per una buona parte dei giovani d’oggi la ricerca radicale sul significato ultimo della vita e della società... essi sono per il vangelo non addomesticato da interpretazioni di comodo; sono per gli ideali sublimi, non per gli orizzonti ristretti (G. Gargitter, vescovo di Bolzano, Lettera quaresimale 1975, parte III).

Per questo motivo anche oggi come al suo primo apparire, la persona di Gesù - purché presentata e intesa nella sua giusta luce - offre a molti giovani, sotto ogni cielo, una risposta convincente.

26) Tuttavia per lo stesso motivo molti uomini di oggi trovano nella Chiesa un ostacolo al loro cammino verso Gesù.

A torto o a ragione?

Non si può rispondere che sono tutte scuse, pregiudizi, pretesti e mancanza d’informazione. La realtà è che all’uomo moderno la Chiesa di Cristo, ossia l’insieme dei cristiani, non offre un’immagine sufficientemente corrispondente all’ideale evangelico, proprio quell’ideale che essa rivendica e proclama.

È giusto però educare anzitutto a conoscere la totale realtà della Chiesa: da un lato aiutando a penetrare il mistero della sua vita e del suo destino secondo il disegno di Cristo (cfr. LG 1,2-8); dall’altro presentando un’immagine non distorta della sua storia e dell’aiuto che essa ha offerto al mondo (cfr. GS n. 40-45).

Non sono da negare le epoche oscure né le deplorevoli insufficienze e contraddizioni, che però sono imputate alla Chiesa per le personali infermità delle sue membra. È tuttavia onesto riconoscere che in ogni tempo e, anche nel nostro secolo, essa è riuscita a dare, soprattutto per mezzo dei santi, uomini e donne di ogni condizione ed età, prove eloquenti del suo impegno tenace nella lotta contro ogni genere di iniquità e della sua provvidenziale sollecitudine per la piena salvezza dell’uomo.

27) Per questi motivi, a nessuno è consentito di rinunciare al dovuto posto al senso della Chiesa in una pedagogia cristiana, a educare ad amarla come l’ha amata Cristo, collaborando con lui a renderla santa e a purificarla da ogni macchia e ruga (cfr. Ef 5,26 s). Questo, in concreto, significa rimanere fedeli alla sua comunione ad ogni costo e collaborare di persona alla sua missione con la nostra testimonianza credibile.

Vi è forse alternativa al messaggio universale di salvezza che Gesù ha affidato a lei sola colonna e sostegno della verità? (1 Tm 3,15 s).

Oggi da noi cristiani si richiede maggiore coerenza allo spirito e allo stile di Gesù. Il mondo ha bisogno di poter sperare in una Chiesa fatta di veri credenti.

Proprio per questo le nuove generazioni vanno comprese e ascoltate con fiducia, e nello stesso tempo educate a guardarsi da una certa critica contro la Chiesa di chiara matrice eversiva, rivolta, con il pretesto di promuovere l’aggiornamento, a scuotere i fondamenti della fede e della morale cristiana (G. Gargitter, cit.), e a non pretendere da una chiesa astratta, o identificata nella sola gerarchia, la realizzazione degli ideali evangelici, ma a cooperarvi responsabilmente, con umile coraggio e con accresciuta fedeltà.

28) Di questa educazione ecclesiale fa parte quello spirito veramente cattolico che abitui il cristiano a guardare oltre i confini della propria diocesi o nazione e ad andare incontro alle necessità della chiesa intera (OT, 20); e lo abitui a quel senso di fratellanza umana veramente universale, radicata nella fede, che lo renda capace di cordiale collaborazione per la promozione di un mondo più giusto nel quale tutti possano vivere nel benessere, nell’unità e nella pace.

 

b) Obiettivi sociali

29) Se ogni uomo è impegnato a inserirsi attivamente nelle sfere dell’umana convivenza, a essere disponibile al dialogo con gli altri, a contribuire di buon grado all’incremento del bene comune (GE, 1) - anche perché la vita sociale è indispensabile al perfezionamento della stessa persona umana (GS, 25) - tanto più il cristiano deve essere formato a ciò: è la sua stessa fede che gli richiede di vivere nell’unità e per l’unità dell’intera famiglia umana (GS, 24).

A integrazione di quanto abbiamo già detto fin qui, riassumiamo ora in rapida sintesi i principali obiettivi sociali a cui deve attendere un’educazione cristiana globale.

30) Anzitutto abituare a un’attenzione personale e a una conoscenza accurata delle reali condizioni in cui versa l’umanità contemporanea: non solo quella che vive lontano, ma anche e soprattutto quella che abbiamo quotidianamente vicina.

- Evolvere decisamente in apertura alle esigenze sociali quella forma di educazione, per lo più ancora in vigore ai nostri giorni, che favorisce un gretto individualismo (Sinodo III, p. III, cit.) nei giudizi e nel comportamento.

- Di fronte all’odierno scadimento dei valori civili, adoperarsi alla formazione di un clima generale di moralità pubblica nel quale sia sollecitata la collaborazione anche dei giovani; essi infatti sono molto sensibili a queste carenze e sostanzialmente disponibili (almeno nelle intenzioni) ai sacrifici necessari per la nascita di una società nuova (G. Gargitter, docum. cit. parte II).

- Circa l’uso dei beni creati, legittimamente posseduti, considerarli non solo come propri, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a se stessi, ma anche agli altri (GS, 69): qui si riconduce l’educazione all’onestà negli affari e nei rapporti di lavoro.

- Di fronte alle ingenti disparità economico-sociali e alle conseguenti discriminazioni, promuovere, secondo l’insegnamento evangelico, e impegnarsi a realizzare con l’ispirazione della carità, le opere di giustizia (GS, 66-72).

31) Prospettare tra i doveri principali dell’uomo moderno la coscienziosa osservanza degli obblighi sociali (leggi e prescrizioni, giuste imposte, norme per l’ecologia, l’igiene, il traffico, ecc.). Tutti devono collaborare affinché, anche in questo senso, sorgano uomini nuovi, artefici di un’umanità nuova (GS, 30).

- Aiutare il giovane cristiano, anche attraverso l’educazione e la formazione professionale a prendere coscienza della propria specifica vocazione nella comunità politica e prepararlo ad esservi di fulgido esempio per la coscienza del dovere e lo spirito di servizio nel promuovere il bene comune (GS, 75-85).

- Incoraggiare e aiutare i giovani che sono o possono diventare idonei per l’esercizio dell’arte politica - così difficile eppure così nobile - a prepararsi e dedicarsi ad essa con sincerità ed equità, con forza e amore; e a esercitarla, dimentichi del proprio tornaconto e beneficio economico, con integrità morale e saggezza, operando contro l’ingiustizia e l’oppressione, e l’arbitrario dominio e intolleranza di un solo uomo o partito politico (GS, 75).

- Pur non provocando indifferenza verso la verità e il bene, mantenere e sollecitare rispetto e benevolenza anche verso coloro che pensano e operano diversamente nelle cose sociali, politiche o anche religiose: distinguendo l’errante dall’errore e evitando ogni giudizio di colpevolezza interiore che spetta solo a Dio (GS, 28-75).

- Sostenere o risvegliare, sia nell’educazione religiosa che in quella civile, ogni volontà di pronta collaborazione a soccorso di altri uomini o nazioni, e incoraggiare quei cristiani, specialmente giovani, che spontaneamente vi si offrono (GS, 89.88); alimentando quindi la loro generosa sensibilità verso i più poveri e gli emarginati.

- Promuovere una rinnovata educazione degli animi e un nuovo orientamento nell’opinione pubblica circa l’inderogabile necessità della non-violenza e dello spirito di pace: per la cui costruzione e difesa ci si adopererebbe invano finché nell’ordinaria vita quotidiana sentimenti di ostilità, di disprezzo e diffidenza, odi razziali e ostinate ideologie dividono gli animi, ponendoli gli uni contro gli altri" (GS, 82).

32) Al di sopra di tutto questo, è fondamentale l’educazione alle concrete applicazioni della carità fraterna proclamate nel vangelo e nelle lettere degli apostoli. Ne richiamiamo alcune: saper perdonare - non rendere male per male, ma vincere con il bene il male - non farsi giustizia da se stessi - amare senza finzione ma con vero affetto - gareggiare nello stimarsi a vicenda - essere solleciti per le necessità altrui - premurosi nell’ospitalità - pronti a partecipare alla gioia ed al dolore altrui - portare i pesi gli uni degli altri...

È così che il cristiano viene educato a contribuire al graduale progresso di quella "civiltà dell’amore" che il Papa Paolo VI aveva prospettato alla fine dell’anno santo 1975, come il modo di svilupparne i frutti per la Chiesa e per tutta l’umanità.

 

Conclusione

33) A questo punto il documento del Concilio sull’educazione cristiana, ci indurrebbe a riflettere sulle persone impegnate nei diversi ambienti e comunità all’opera educativa: non solo dei giovani ma anche degli adulti. Genitori e maestri, laici e sacerdoti, religiosi e religiose vengono esortati a perseverare con generosità nel compito intrapreso. Tutti sanno che, proprio su questo terreno dell’educazione, famiglia, scuola, società civile, chiesa, e in esse tutti i responsabili, si trovano da tempo in una crisi pesante e profonda. È un segno che i tempi si stanno rapidamente e sicuramente evolvendo sotto la guida dello Spirito, verso una straordinaria novità. Dipende in gran parte da noi cristiani che le istanze e i contenuti di questa crisi diventino motivo e stimolo per una autentica "pasqua". La crisi per se stessa non deve spaventare, né costituire motivo di pessimismo, di tristezza o di rilassamento. Anzi essa ci invita a un nuovo e più accurato lavoro nell’attesa della venuta del Signore. Come sotto le zolle ghiacciate o nei rami apparentemente secchi, d’inverno, si stanno preparando i germi di una nuova stagione di rifioritura e di vita, così nel cuore di ogni uomo c’è un seme di verità e un desiderio di bontà che Dio, nel travaglio della sua ricerca e mediante la nostra operosa sollecitudine, vuol far fruttificare. La nostra fede ci assicura che "in Cristo morto per tutti, tutti gli uomini sono morti" (2 Cor 5, 14), ossia è stata vinta radicalmente la forza del male. Ormai perciò possiamo contare, per l’avvento dei tempi nuovi, sulla "potenza della sua risurrezione" (Fil 3, 5). Dunque, "se uno è in Cristo, è già una creatura nuova" (2 Cor 5, 17); bisogna però camminare con lui in una vita nuova nella quale il battesimo ci ha introdotti e impegnati (cfr Rm 6, 3-11). È necessario accogliere l’esperienza personale della croce (dolore, spogliazione e apparente svuotamento della nostra "personalità" con i suoi germi di peccato) perché attraverso la pedagogia e il sostegno dello Spirito Santo "non siamo più noi a vivere, ma viva in noi Cristo" (Gal 2, 19 s) ed egli continui a mostrare in noi i suoi mirabili lineamenti di uomo nuovo "creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera" (Ef 4, 24).

In questo si riassume, fratelli miei, l’ideale dell’educazione cristiana.

^