PENSIERI SU MARIA
(Pedron Lino)


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1) "Rallegrati, o piena di grazia" (Lc 1,28)

Da secoli il pensiero di Maria è fonte di gioia, perché attraverso la sua piccolezza si è svelata al mondo la grandezza dell’amore di Dio. Questa donna ha un nome che attraverso i secoli è diventato caro all’umanità intera. Eppure l’angelo del Signore, rivolgendole il suo saluto, la chiama con un altro nome: Piena di grazia. È il nome nuovo col quale questa creatura è conosciuta davanti a Dio; il nome che scende dal cielo, come dal cielo scenderà il nome del suo bambino (lo chiamerai Gesù).

Maria è un’umile creatura, eppure nella sua modestissima vita si compiono cose straordinarie, divine. Attraverso di lei riprende il dialogo fra cielo e terra. Tra Dio e la sua creatura nasce una nuova familiarità che fa pensare agli inizi della storia dell’uomo narrata dalla Genesi. Allora l’uomo conversava amichevolmente col suo Dio, la sua vita era in pace, egli guardava al futuro con fiducia. Poi, per un’amara decisione dell’uomo, il dialogo si è interrotto e la storia umana è diventata cupa, insicura, colma di amarezze. Ma ora, in Maria, il dialogo di Dio con l’umanità riprende amorevolmente e la speranza si apre sul mondo. È il mistero della grazia divina che comincia a svelarsi attraverso questa donna che Dio ha scelto.

 

2) "Eccomi, sono la serva del Signore" (Lc 1,38)

Alcune delle pagine più drammatiche dell’AT sono dedicate al Servo di Dio (Is 42-52), il misterioso personaggio profetico che, parlando e soffrendo nel nome di Dio, salva il suo popolo. La comunità cristiana primitiva ha visto avverarsi in Gesù quelle profezie; e tuttavia san Luca è l’unico scrittore del NT che applica ancora a Gesù, come titolo messianico, l’espressione Servo di Dio (At 3 e 4).

È bene ricordarlo, perché alla luce di questi precedenti, acquista un rilievo particolare la frase umile e coraggiosa con cui Maria conclude il suo dialogo con l’angelo, dichiarandosi la Serva del Signore.

Così questa creatura dà il suo assenso ai progetti di Dio; li accetta docilmente, anche se sa che sconvolgeranno la sua vita.

La maternità verginale, stupendo prodigio di Dio, poteva riservarle amarissime sorprese. Gli uomini non sempre sono pronti a riconoscere l’intervento del Signore. Eppure Maria dice sì, si abbandona con fiducia nelle mani del Signore: Avvenga di me quello che hai detto.

Ancora una volta, parlando della Madre, l’evangelista sembra voler anticipare il mistero del Figlio. Anche Gesù nel Getsemani darà il suo assenso alla volontà del Padre; un assenso difficile che verrà espresso in termini tanto simili a quelli usati, anni prima, dalla Madre: Sia fatta la tua volontà.

La salvezza di Dio raggiunge tutti gli uomini; ma Dio agisce attraverso la docilità di chi si abbandona ubbidiente e fiducioso ai suoi progetti misteriosi.

Anticipo della docilità filiale di Gesù, Maria si presenta come il simbolo di tutti i credenti che si abbandonano nelle mani sapienti e buone di Dio.

 

3) "Maria si mise in viaggio verso la montagna" (Lc 1,39)

È interessante notare che il vangelo presenta sistematicamente Maria in veste di pellegrina. Dopo la partenza dell’angelo anche Maria parte per un lungo viaggio per fare visita alla sua parente Elisabetta. Prima della nascita di Gesù compirà, con Giuseppe, il lungo viaggio da Nazaret a Betlemme.

Quaranta giorni dopo, con il Bambino tra le braccia, è nuovamente in pellegrinaggio verso il tempio di Gerusalemme. Infine, quando Gesù ha dodici anni, il travagliato pellegrinaggio pasquale.

Sono i quattro pellegrinaggi di Maria:

- il pellegrinaggio della fede da Elisabetta;

- il pellegrinaggio della maternità messianica a Betlemme;

- il pellegrinaggio della consacrazione del Figlio al Padre;

- il pellegrinaggio della ricerca di Gesù perduto.

È un dato importante della spiritualità evangelica centrata nella figura di Maria. Come Gesù, perennemente in viaggio alla ricerca dell’uomo e verso il suo sacrificio; come la Chiesa in cammino nel mondo a predicare il vangelo; così anche noi siamo invitati a vivere la nostra vita di fede come un continuo itinerario dell’anima. Dobbiamo camminare nella fede in una costante maturazione; dobbiamo camminare con Gesù in una fedeltà costante alla volontà del Padre; dobbiamo camminare verso il regno di Dio in una ricerca appassionata.

Di questo pellegrinaggio della vita e dell’anima Maria è il simbolo vivente.

 

4) "Il mio spirito esulta in Dio" (Lc 1,47)

San Luca è l’evangelista della Chiesa: per primo ne racconta la storia difficile e travagliata. Ma proprio perché sa della croce che mette alla prova la fede dei cristiani, insiste in modo eccezionale sul tema della gioia: la gioia del peccatore pentito, la gioia esultante dell’anima di Gesù quando vede i discepoli che tornano dalla predicazione, la gioia di Dio che si rallegra per la conversione di un’anima perduta.

Seguendo il suo metodo, imposta con insistenza questo tema della gioia già nei primi capitoli del vangelo, proprio quelli in cui dedica tanto spazio ai ricordi su Maria. La nascita del Battista è occasione di gioia. Ma soprattutto il Natale di Gesù verrà annunciato dall’angelo ai pastori come lieto messaggio: Vi annuncio una grande gioia. Gli inni che ritmano il racconto evangelico sono esplosioni di gioia serena e profonda. Anche in questo la figura di Maria è collocata al centro. Essa esprime la gioia della venuta di Gesù con parole intensissime: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore (Lc 1,46-47). Questa voce che intona per prima gli inni della liturgia cristiana, è una voce gioiosa che esprime la felicità di chi vede attuarsi le promesse di Dio.

Il canto di Maria è bello e armonioso; ma è anche pieno di forza. Con la nascita di Gesù, Dio interviene nella storia, spiega la potenza del suo braccio e compie grandi cose: annienta le ingiustizie, distrugge l’orgoglio e la prepotenza e risolleva la speranza degli umili.

Maria canta la gioia della speranza che non si lascia vincere dalla delusione, perché Dio è qui.

 

5) "Maria conservava tutte queste cose nel suo cuore" (Lc 2,19)

Maria ascolta, conserva e medita con intima attenzione tutte le parole che riguardano il suo Gesù. San Luca la presenta come la persona che ascolta la parola di Dio: ascolta l’angelo, ascolta Elisabetta, ascolta i pastori, ascolta Simeone e soprattutto lei per prima ascolta le parole di Gesù quando lo ritrova dodicenne nel tempio. E anche in questa circostanza Luca commenta: Sua madre conservava tutte queste parole nel suo cuore (Lc 2,51).

Sappiamo che l’evangelista Luca, oltre la sua alta spiritualità, rivela dei forti interessi missionari. Per lui la storia della Chiesa è storia missionaria. Ma la Chiesa non può annunciare la parola di Gesù se prima non l’ascolta con attenzione profonda. Per questo motivo vengono sottolineate molte espressioni personali di Gesù che invitano costantemente a un profondo atteggiamento meditativo dell’anima.

In questo contesto acquista singolare significato la figura di Maria.

Per una Chiesa che deve ritrovare le profondità dell’ascolto, della riflessione silenziosa e attenta, della meditazione assorta e viva, la figura della madre di Cristo diventa un simbolo e un richiamo.

Probabilmente con l’espressione Maria conservava tutte queste cose nel suo cuore Luca ha voluto rivelare in Maria la fonte delle sue notizie sull’infanzia di Gesù. Maria, la prima creatura che ha parlato di Gesù, diventa così uno splendido ed esemplare simbolo missionario, proprio mentre tace, ascolta e medita la parola di Dio.

 

6) "E anche a te una spada trafiggerà l’anima" (Lc 2,35)

È un po’ strano che in un racconto delicato e dolce come quello di san Luca sull’infanzia di Gesù, appaia all’improvviso questo tratto drammatico. Ma non si può scrivere un vangelo senza che sullo sfondo si profili la croce.

Maria, la madre lieta del Natale, dovrà diventare, sotto la croce, la madre dolorosa. Come i profeti dell’AT, Gesù sarà contraddetto dal suo popolo e infine rifiutato. Maria vedrà tutto questo. Per il suo amore di madre sarà uno strazio, una spada che le lacererà l’anima, un martirio; anticipo del martirio destinato al Figlio. Maria, per volontà di Dio, ha sentito molto presto il dramma che avvolgeva il destino d’amore e di salvezza del suo Figlio. Molto presto ha dovuto guardare lucidamente in avanti e accettare prove e strazi, insieme col Figlio, per la risurrezione di molti.

 

7) "Prendi con te il bambino e sua madre, e fuggi" (Mt 2,16)

A differenza di quello di Luca, il racconto dell’evangelista Matteo sull’infanzia di Gesù ha qualcosa di glorioso e insieme di drammatico. La gloria regale del Messia adorato dai Magi, il dramma regale provocato dalla feroce gelosia di Erode che trema per la nascita di un povero Bambino.

Nell’uno e nell’altro caso è coinvolta Maria.

Proviamo a rivivere con Maria la fuga precipitosa, di notte, col Bambino tra le braccia, fra disagi e paure. Il Bambino si lascia portare lontano, ma la madre vive dolorosamente il pericolo mortale che lo minaccia. Per il momento Maria riesce a salvare suo figlio dalla morte. Gesù è al centro del mondo per la salvezza di tutti, ma proprio per questo dovrà morire.

E dopo di lui, quanti dolori e quanti sacrifici costerà la diffusione del vangelo che porterà Gesù in tutto il mondo. Quanti innocenti uccisi, quanti missionari osteggiati, scacciati, in fuga sotto la minaccia orgogliosa del potere umano. Maria vive già ora tutto questo travaglio.

Dio ha stabilito che sia lei a presentare Gesù al mondo, tenendolo amorevolmente tra le braccia. Ma proprio per questo deve per prima condividere coraggiosamente le difficoltà e le prove di tutti gli annunciatori di Gesù.

 

8) Giuseppe e Maria non compresero le parole di Gesù (cf. Lc 2,50)

I ricordi di Luca sono gli unici del NT che illuminano l’ombra misteriosa che avvolge i lunghi anni della vita di Gesù a Nazaret con Maria. È un episodio strano quello di Gesù dodicenne, ritrovato nelle aule scolastiche del tempio dopo una ricerca affannosa. Strano ma non incomprensibile perché preannuncia il distacco di Gesù dalla famiglia terrena per la sua futura missione.

Questo episodio dice molto anche su Maria. La sua fermezza materna (Figlio perché ci hai fatto così?), la sua affettuosa angustia, la sua delicatissima modestia che la spinge a mettersi in second’ordine nei confronti dello sposo silenzioso (Ecco tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo).

Ma tutta la forza dell’episodio sta nella risposta di Gesù (Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?), una risposta oscura che diventerà presto chiara alla luce del vangelo: Gesù si dedicherà totalmente alle cose del Padre suo, cioè alla sua missione.

Per il momento neppure Maria capisce a fondo; per questo ci ripensa (conservava tutte queste cose nel suo cuore). Le prime parole di Gesù registrate dai vangeli sono rivolte a Maria. La madre autorevole e gentile diventa la prima discepola, istruita dalla misteriosa dottrina del Figlio. Per capire, anche lei dovrà compiere il suo lento e docile cammino di fede, inoltrandosi nel mistero, guidata dall’insegnamento del Figlio.

San Luca, che dedica a Maria alcune delle più belle pagine del suo vangelo, non ce la presenta come la creatura avvolta di luce, che sa già tutto fin dall’inizio sul mistero del Figlio. Al contrario. Anche all’annuncio dell’angelo non aveva capito, era rimasta turbata; poi si era abbandonata, fidandosi della parola di Dio.

Con Maria ha inizio il difficile cammino della Chiesa, che accoglie con fede il mistero di Dio e se ne lascia progressivamente illuminare.

 

9) Alle nozze di Cana c’era la madre di Gesù (cf. Gv 2,1)

Natale e passione, incarnazione e redenzione: sono i due momenti importanti della presenza di Maria accanto a Gesù. Su di essi i vangeli hanno lasciato ricordi indimenticabili. Nel periodo intermedio, tempo del ministero pubblico di Gesù, tutta l’attenzione degli evangelisti è assorbita dalla attività del Maestro. Tuttavia qualche ricordo su Maria non manca, e anche molto significativo. Il primo è riferito da Giovanni e riguarda la presenza di Maria a Cana in occasione di una festa di nozze. La madre svolgerà una parte importante; proprio per questo Giovanni ne parla. Ma è già interessante la presenza di Maria in questo villaggio della Galilea, non lontano da Nazaret, per un’occasione del tutto profana: un matrimonio. Questa creatura eccelsa si muove a suo agio tra le piccole cose di ogni giorno, si preoccupa del necessario ed è attenta alle necessità di tutti. Non è a Cana nelle vesti dell’ospite, seduta tranquillamente al posto di riguardo, ma come serva: Maria non si smentisce mai.

Maria creatura terrena, che vive tra le umili cose della vita di ogni giorno, che si preoccupa delle vicende della gente e prevede il loro imbarazzo, che si dà pensiero di cose tanto materiali (Non hanno più vino!), è proprio la creatura che innumerevoli generazioni cristiane hanno sentito vicina e hanno venerato come madre e sorella. Giustamente tutto ora, a Cana, convergerà su Gesù, sul segno prodigioso da lui compiuto e sulla fede dei discepoli che credettero in lui; e Maria farà la sua parte. Ma già la sua presenza così umana è un dato evangelico prezioso: vive tra gli uomini la vita di ogni uomo.

 

10) La madre di Gesù gli disse: "Non hanno più vino" (Gv 2,3)

Le parole di Maria rivelano qualcosa del suo carattere: la sua sensibilità verso le situazioni critiche degli altri, la sua prontezza nell’intervenire in favore di chi ha bisogno, la sua determinazione a coinvolgere il Figlio nella realtà concreta della vita, nelle cose materiali. Sono aspetti ai quali l’evangelista Giovanni è sensibilissimo. Pur nella sua altissima spiritualità, il quarto vangelo è il vangelo dell’Incarnazione: il Verbo di Dio si è fatto carne, si è fatto uomo in modo concreto, umile, reale.

Sarebbe pericoloso, per l’evangelista, spiritualizzare l’Incarnazione; per questo motivo non perde occasione per sottolineare l’autentica umanità di Colui che è venuto ad abitare in mezzo a noi. E nel suo vangelo descrive Gesù stanco e assetato, malinconico, piangente, turbato per il tradimento dell’amico.

La presenza di Maria accanto a lui proprio all’inizio della sua missione è un tratto significativo della sua piena e totale umanità. Il gesto di Maria che non esita a coinvolgere il Figlio in una faccenda modesta, ma imbarazzante, entra in questa logica di incarnazione concreta. Per l’intervento di Maria, Gesù entra a contatto con la vicenda umana modesta, apparentemente meschina e banale. È invitato (Gv 2,2) a condividere la vita quotidiana di tutti, spesso crocifiggente anche nei suoi risvolti più meschini.

Il primo miracolo di Gesù, in realtà è il miracolo di Maria, voluto, chiesto e provocato da lei. Un miracolo che ha un profondo significato evangelico (il vino buono di Gesù al posto dell’acqua dei riti giudaici), ma ugualmente importante sul piano delle semplici realtà umane. Soprattutto importante perché con esso la gloria di Gesù comincia a manifestarsi e i suoi discepoli credettero in lui. Si percepisce un rapporto tra la fede di Maria e la fede dei discepoli che viene suscitata e ravvivata proprio dal miracolo causato e ottenuto da Maria.

Giovanni non parla ancora della maternità di Maria nei riguardi dei discepoli, lo farà nella scena della croce; ma qualcosa appare già. Da Maria ai discepoli circola una linfa viva ed è in rapporto a lei che essi maturano proprio come discepoli. In questo incontro con la madre di Gesù, i discepoli si trovano definitivamente legati con la loro fede al Figlio.

 

11) "Gesù discese a Cafarnao insieme con sua madre" (Gv 2,12)

Ecco un’altra notizia preziosa che arricchisce la nostra conoscenza sulla vita di Maria e i suoi rapporti col Figlio.

Da nessun altro evangelista veniamo a sapere niente di simile.

Per gli altri Maria sembra come una grande solitaria confinata nel suo villaggio di Nazaret; magari visitata dal Figlio o in visita a lui, ma esclusa dalla sua vicenda pubblica, estranea al suo insegnamento e ai suoi miracoli. Giovanni invece ci informa su quanto ignoravamo. Non solo Maria è presente a Cana, ma quando Gesù scende da Nazaret a Cafarnao, porta con sé sua madre. Con Gesù, circondato dai discepoli all’inizio della sua vita pubblica, c’è sua madre. Maria, anche se in ombra, rimarrà fedele fino alla fine, sempre vicina al Figlio e presente soprattutto nel momento doloroso della passione e della morte. La sua fedeltà non ha avuto un cammino facile, ma la sua fede è rimasta fresca e intatta fino alla fine. Non è certo un caso che Giovanni racchiuda il racconto della vita di Gesù tra due scene in cui compare la madre: Cana e la croce. Accanto a Gesù c’è sempre Maria, simbolo di una fedeltà che supera ogni prova.

 

12) "Tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano" (Mc 3,32)

Un episodio amaro ricordato dagli evangelisti sinottici documenta drammaticamente le divisioni nella parentela di Gesù, e, implicitamente almeno, la pena della madre. I parenti, preoccupati di quello che sentono dire su Gesù - miracoli, movimenti di folle - uscirono per andarlo a prendere, e dicevano: è fuori di sé (Mc 3,21). Una scena violenta dunque, non una visita amichevole: vanno con l’intenzione di troncare la vicenda pubblica del loro parente scomodo. Questo ci fa capire la reazione decisa di Gesù.

Naturalmente Maria non condivide l’ostilità dei parenti. Probabilmente ha voluto, proprio come spesso fanno le mamme, mettersi tra i parenti irritati e il Figlio sicuro di sé e deciso a procedere per la sua strada, per fare da paciera. Gli evangelisti non ci danno spiegazioni. Rimane la notizia triste del brutto momento attraversato da Maria. Essere madre del Messia non è stato facile per lei.

Come reagisce Gesù a questa incursione dei parenti?

Rispose loro: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre" (Mc 3,33-35).

Non c’è dubbio che queste parole pronunciate da Gesù sono severe. In qualche modo sembrano particolarmente indirizzate a Maria. Infatti il termine che la riguarda, madre, apre e chiude le frasi di Gesù. Gesù reagisce con energia e decisione all’intrusione della parentela senza far distinzioni, rivendicando piena libertà di azione nei loro riguardi. Gesù si stacca dalla sua famiglia per formarsene una nuova, unita non dai legami del sangue ma dalla parola del vangelo e dalla dedizione al regno di Dio. D’ora in avanti i suoi discepoli saranno per lui fratello, sorella e madre.

Sono parole forti e molto belle. È giusto che chi è chiamato da Dio a svolgere un compito per la redenzione del mondo, sia pronto ad abbandonare casa, fratelli, sorelle, madre, padre, figli... Difatti è proprio quello che Gesù chiederà ai suoi discepoli (cf. Mc 10,29).

Maria però non viene messa in disparte, anzi entra nella famiglia di Gesù a nuovo titolo perché è colei che compie la volontà di Dio in modo sublime.

E quando gli altri saranno assenti, lei sarà presso la croce del Figlio, al suo posto di madre. Maria ha saputo vivere nel silenzio e nel nascondimento, ha saputo rimanere discretamente nell’ombra perché Gesù apparisse in piena luce. La sua umiltà e discrezione sono testimonianza di una grandezza veramente evangelica.

 

13) "Non è costui il falegname, il figlio di Maria?" (Mc 6,3)

È l’unica volta in cui, in tutto il NT si trova formulato questo bel titolo messianico. Gesù è il figlio di Maria. È un fatto singolare da parte di san Marco indicare Gesù attraverso la madre e non mediante il padre, come sarebbe stato più naturale nella civiltà di allora. Infatti gli altri evangelisti preferiscono esprimersi diversamente: Non è il figlio di Giuseppe? (Lc 4,22) o il figlio del falegname? (Mt 13,55).

Gesù non ha un padre terreno, ma solo una madre. E l’evangelista Marco, in occasione della visita di Gesù a Nazaret, mette in risalto e in primo piano la figura di Maria. E benché nel suo vangelo i ricordi sulla madre di Gesù siano tanto scarsi, gli siamo grati di aver coniato e di averci tramandato questo delicatissimo titolo messianico: il Figlio di Maria. È una prima traccia di attenzione alla madre di Gesù. Vicino a Gesù troveremo sempre sua madre. Le generazioni cristiane hanno avuto ragione a riconoscere in Maria, madre amorevole e fedele vicina al suo Figlio Gesù, il simbolo dell’umanità che cerca Gesù con fiducia.

 

14) "Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!" (Lc 11,27)

Luca, come gli altri evangelisti, benché dimostri tanta attenzione alla figura di Maria, racconta sempre gli episodi del suo vangelo per mettere in risalto il messaggio di Gesù. Così anche in questo caso singolare in cui una donna innominata interrompe un discorso di Gesù col suo grido entusiasta: Beata tua madre! Quanto a Luca, pur puntando sull’insegnamento di Gesù: Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano (Lc 11,28), è chiaro che sente questo episodio in un modo particolare: quasi come il compiersi di una profezia. Nel suo cantico Maria aveva annunciato: D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata (Lc 1,48). Maria aveva preso lo spunto dalle parole di Elisabetta: Beata colei che ha creduto (Lc 1,45). La sua profezia si compirà nei secoli, ma già durante la vita di Gesù comincia ad attuarsi. Ed ecco il grido di questa donna entusiasta: Beata tua madre!

Nel vangelo la beatitudine ha un significato tutto particolare: esprime la felicità della creatura povera su cui si curva l’amore di Dio con i suoi doni di salvezza. Ad ogni discepolo Gesù ha proposto la beatitudine. Per questo Maria rimane nella storia cristiana il segno gioioso dell’amore di Dio che allieta la vita degli umili e li colma di speranza. E così si continua a proclamare beata la madre di Gesù.

Con la sua risposta un po’ brusca, Gesù sembra contrapporsi alle parole della donna, quasi intendesse: Non beata mia madre, ma piuttosto...

Il significato invece è questo: Mia madre è beata perché ha ascoltato la parola di Dio e l’ha conservata nel suo cuore. Per quello che riguarda l’ascolto e la conservazione della parola di Dio, Maria è la prima nel vangelo che ascolta con fede il messaggio di Dio nell’annunciazione e la parola stessa di Gesù nel tempio (Lc 2,49-50).

Sappiamo già perché questo evangelista insiste tanto su questo tema. La sua teologia ecclesiale è essenzialmente missionaria (lo dimostra il suo secondo libro: Atti degli apostoli). Ma per lui è impossibile annunciare la parola di Dio se anzitutto non ci si dedica pazientemente, attentamente, silenziosamente al suo ascolto. Per lui anzi non basta nemmeno ascoltare; dopo l’ascolto la Parola va custodita dentro il cuore, perché continui a risuonare, impegni tutto l’essere del cristiano testimone di Gesù e ne arricchisca la vita.

Luca non si accontenta di un ascolto frettoloso e superficiale. Ecco perché qui dice: Coloro che ascoltano e conservano. L’aveva già detto nel commento alla parabola del seminatore:... coloro che dopo aver ascoltato la parola con cuore buono e perfetto, la custodiscono (Lc 8,15).

Maria, col suo silenzio discreto, è diventata per lui il simbolo di questa gelosa conservazione della parola. Lo aveva detto fin dall’inizio del suo vangelo, nel racconto del Natale e nel ritrovamento di Gesù nel tempio: Maria conservava tutte queste cose e le meditava nel suo cuore (Lc 2,19-51).

Nel comportamento di Maria, Luca vuole offrire un modello vivo alla Chiesa testimone e missionaria.

 

15) "Stava presso la croce di Gesù sua madre" (Gv 19,25)

La presenza di Maria presso la croce attualizza per i credenti l’imperativo di rimanere presso Gesù, martire del suo amore per gli uomini. La madre dolorosa è un frammento prezioso e vincolante del vangelo di salvezza.

Maria partecipa al dolore del Figlio, ma è anche travolta dalla gloria del Redentore, immersa in quell’amore più grande che dà la vita (Gv 15,13).

La stupenda gloria di Maria, il suo incomparabile trionfo di creatura umile scelta da Dio, è quello di stare lì, con lo sguardo fisso sul Figlio che muore perché il mondo viva. Gesù innalzato da terra attira tutti a sé (cf. Gv 12,32).

Per l’evangelista è così che si sta presso la croce, guardando quella morte tremenda che è vita prorompente, per cogliere in profondità i pensieri di Dio che cercano l’uomo. Dice infatti il vangelo: E un altro passo della Scrittura dice ancora: "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" (Gv 19,37).

Citando questo passo profetico (Zc 12,10), colmo di malinconia, di grazia e di speranza, Giovanni sembra descrivere lo sguardo di Maria sul volto del Figlio sacrificato e invitare tutti i lettori del vangelo a stare in questo atteggiamento, con Maria, presso la croce.

 

16) "Gesù allora, vedendo la madre..." (Gv 19,26)

Dalla croce Gesù vede sua madre. Già questo incrociarsi di sguardi, in quel momento, è sconvolgente. Gesù vede la madre e, nel momento supremo, pensa a lei, alla sua solitudine, all’abbandono a cui è destinata dopo la sua morte, e l’affida a una persona amica, al discepolo che egli amava, che era presente sul Calvario. L’ultimo pensiero di Gesù è per la madre. Veramente questa breve scena solleva all’improvviso dei veli sulla vita di Maria e sui suoi rapporti col figlio: rapporti intensi e vivi. All’evangelista Giovanni sta a cuore sottolineare l’aspetto umano del mistero di Gesù: l’Incarnazione è una realtà autentica che inserisce Gesù, come ogni uomo, nelle realtà umane, nei rapporti umani. Questo tocco così umano di Gesù che dedica il suo ultimo pensiero a sua madre, diventa così una nuova e suprema testimonianza della verità dell’Incarnazione.

 

17) "Donna, ecco tuo figlio" (Gv 19,26)

Maria, in questo testamento supremo, è proclamata madre del discepolo amato e, attraverso di lui, madre di tutti i discepoli. Gesù morente, infatti, non si rivolge anzitutto al discepolo, ma direttamente alla madre e poi, quasi di riflesso al discepolo. Quindi è un messaggio rivolto essenzialmente alla madre. Gesù affida il discepolo alla madre. Il suo è un messaggio di maternità, un incarico affidato alla madre nei riguardi del discepolo che sta lì a simboleggiare tutti i discepoli.

Da questo momento la madre di Gesù diventa madre in senso nuovo. In lei si riconosce, in trasparenza, il simbolo della Chiesa che è madre, generando alla fede sempre nuovi figli.

Nella Chiesa ogni credente è madre di Gesù (cf. Mc 3,35: Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre), perché comunicando agli altri la propria fede, partecipa della maternità profonda della Chiesa.

Ma Maria, che ne è il simbolo più alto, partecipa in modo tutto particolare e incomparabile di questa maternità perché, non solo fisicamente, ma per la sua fede, Lei sola è la madre di Gesù.

Leggendo questo episodio evangelico, è difficile non ricordare l’episodio di Cana. Già allora la fede di Maria aveva provocato il sorgere della fede dei discepoli; in un certo modo li aveva generati al vangelo. Ora, al culmine del suo mistero, pronunciando le sue parole definitive, Gesù la proclama per sempre, nella Chiesa, madre dei credenti.

 

18) "Erano assidui e concordi nella preghiera, con Maria, la madre di Gesù" (At 1,14)

Come san Giovanni, anche san Luca inquadra la vita di Gesù entro ricordi mariani. Ma mentre Giovanni, alla fine, ricorda Maria coinvolta nella Passione redentrice del Figlio, Luca invece preferisce ricordarla nell’ambito della glorificazione di Gesù, cioè nella Pentecoste che è il coronamento pasquale della glorificazione.

L’evangelista ricorda la presenza di Maria al centro della prima comunità cristiana in attesa della discesa dello Spirito Santo perché per lui la presenza di Maria ha un significato tutto particolare. Ha cominciato il racconto della vita di Gesù (il vangelo) parlando di lei, ora ricordando di nuovo lei, dà inizio al racconto della storia della Chiesa (gli atti degli apostoli).

L’ultimo ricordo su Maria. Non è certo senza motivo che l’evangelista dello Spirito Santo e della preghiera ricordi per l’ultima volta Maria in preghiera al centro della prima comunità cristiana che attende la venuta dello Spirito.

D’ora in poi Maria bisognerà ricordarla così: in preghiera, al centro della Chiesa di Gesù.

È lo stesso evangelista che, a differenza degli altri, ha presentato nel vangelo Gesù frequentemente immerso nella preghiera, per dare alla sua Chiesa il senso della importanza decisiva della preghiera. In preghiera, la Chiesa continua nella storia la vita di Gesù, ottiene dal Padre la grazia della salvezza, anticipa la venuta del regno di Dio, ottiene il dono dello Spirito (cf. Lc 11,13).

Maria in preghiera in mezzo alla Chiesa: ecco il simbolo vivo della realtà ecclesiale, lo stimolo efficace alla ricerca dei motivi profondi del vangelo, la fiducia nell’intercessione pura della piena di grazia.

Concludiamo con una constatazione importante.

Il vangelo parla molto di Maria. La presenta coinvolta nel mistero dell’Incarnazione e del Natale, accanto al Figlio durante il periodo travagliato della vita pubblica, presente sotto la croce, in mezzo alla Chiesa delle origini nei giorni della Pentecoste. E tutto questo è una testimonianza incomparabile su questa creatura umile e grande, che Dio ha scelto per dare inizio alla vicenda della Redenzione.

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