PADRE NOSTRO
SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ

Educazione morale nella catechesi dei fanciulli (6-8 anni)
(Fochesato Pietro)


autori
titoli

Indice:

Dalla parte dei fanciulli
Da parte della Chiesa
Da parte della famiglia
Educazione alla fede
Educazione morale
Conclusione

 

 

 

 

PRESENTAZIONE

Accanto all’educazione religiosa, quella morale è uno dei grandi obiettivi della catechesi.

Aiutare i fanciulli a crescere buoni, onesti, a diventare anche virtuosi, è una grande missione.

Le brevi riflessioni che proponiamo interessano tutti i protagonisti: i genitori, i catechisti, gli educatori; gli stessi fanciulli.

Parliamo prima della proposta religiosa fatta dalla nostra catechesi, perché le ragioni della fede stanno a fondamento della proposta morale. Il cristianesimo infatti è innanzitutto una fede; una fede da cui deriva anche la morale.

Siamo dunque lieti di essere utili, in qualche modo, ad assolvere un compito così importante com’è quello educativo.

 

 

DALLA PARTE DEI FANCIULLI

1. La scolarità

L’evento fondamentale che determina lo stacco della fanciullezza dall’infanzia è l’entrata nel mondo della scuola. A sei anni infatti il bambino diventa scolaro. E tale sarà per molti anni. Forse fino alla entrata nel mondo degli adulti, se deciderà di proseguire gli studi superiori e universitari. Per adesso l’assunzione del ruolo di scolaro gli assegna nuovi compiti, nuovi impegni, una serie non indifferente di doveri quotidiani. Che prima non aveva.

Le sue giornate cambiano ritmo: vengono scandite da orari rigorosi, da determinate ore passate tra i banchi della classe, insieme ad altri coetanei che ora diventano compagni. Poi ci sono le ore trascorse in famiglia, per leggere e scrivere; qualche ora dedicata allo svago, al gioco e alla televisione. Certo è che la scansione e il ritmo della vita quotidiana non corrono più sulla libertà concessa all’infanzia, ma sulla necessità di organizzare tutta la condotta in sequenze comportamentali logiche. Per ciò stesso anche i modi di osservare, di analizzare, di progettare cambiano: un ordine schematico operativo imposto dalle situazioni esterne, dalle attività scolastiche e familiari, postula la necessità di un ordine interiore, di mente, di interessi, di buona volontà, allo scopo di adempiere in modo adeguato la serie vigorosa dei doveri quotidiani.

Se comunque la scuola influenza soprattutto l’aspetto conoscitivo della condotta, lasciata fino ad allora alla maturazione e al libero gioco delle circostanze, mentre ora viene educata sistematicamente, la sua influenza è considerevole anche per gli altri aspetti della condotta. Così la dimensione affettiva subisce i contraccolpi di un ambiente più anonimo rispetto a quello familiare; un ambiente dove il fanciullo non incontra un interesse particolare, personalizzato attorno a lui; dove vige una disciplina impersonale alla quale sottomettersi.

Così la dimensione sociale deve fare i conti con degli eguali, con dei compagni con i quali dover accordare la propria condotta.

Infine anche le dimensioni morale e religiosa vengono influenzate dagli atteggiamenti positivi o negativi degli insegnanti e dei compagni.

2. La famiglia

I fanciulli di sei-sette anni ormai cominciano a vivere in famiglia quasi part-time. Ma difficilmente la dimenticano. Anzi dai banchi della classe vi ritornano spesso con il pensiero, il ricordo tenace, con il discorso tra i compagni e con gli insegnanti. Vi ritornano sull’onda lunga dell’emozione per trovarvi conforto e sicurezza.

È molto improbabile che nel cuore dei fanciulli la famiglia perda potere rispetto alla scuola; e ben difficilmente un insegnante prende il posto autorevole ed affettivo di una madre, di un padre. In questi anni infatti i fanciulli continuano a riferirsi saldamente agli esempi e agli insegnamenti familiari: la voce dell’insegnante viene dopo, tranne naturalmente per quanto riguarda la competenza professionale. Affettivamente satelliti dei genitori, i fanciulli per ora desiderano diventare come mamma, come papà, i grandi modelli di riferimento.

3. La socializzazione

Piuttosto i fanciulli di sei-sette anni cominciano a rapportarsi in modo nuovo con la realtà sociale: scoprono innanzitutto il gruppo.

Grazie alla scuola infatti i fanciulli cominciano a vedere con occhi diversi il mondo dei coetanei "compagni". Dalla scuola in poi il gruppo si sposta e si impadronisce di alcuni spazi di territorio, delle famiglie, della parrocchia e diventa amicale.

A poco a poco i fanciulli si lasciano coinvolgere a livelli sempre più intensi dalla dinamica interna del gruppo e apprezzano e gustano sempre di più l’appartenenza al gruppo, perché allargano le loro conoscenze e le loro esperienze; ma soprattutto perché la dinamica di gruppo corrisponde e soddisfa alcuni bisogni sempre più emergenti di amicizia, di responsabilizzazione, di competenza e di socializzazione.

Inizialmente femminucce e maschietti stanno insieme senza particolari problemi, ma verso la conclusione del settimo anno già si avvertono i sintomi di un disagio reciproco e di qualche insuperabile difficoltà.

È chiaro annuncio che da bisessuale il gruppo extra-scolastico si evolve verso la monosessualità: i maschietti di otto nove anni preferiscono stare insieme, giocare con altri maschietti e le femminucce con altre femminucce. Si sentono così più liberi di esprimersi, di competere, di esprimere le loro naturali tendenze e interessi.

4. Sotto la spinta della scuola, della famiglia e del gruppo i fanciulli cambiano dunque moltissimo la loro condotta esteriore, rispetto all’infanzia. Ma si evolvono soprattutto nella condotta interiore spirituale.

a) Condotta intellettiva

Innanzitutto nel settore intellettivo. Ora infatti i fanciulli sviluppano nuove capacità di intendere gli avvenimenti e decifrare la realtà.

Mentre infatti nello stadio precedente infantile - puramente intuitivo, prelogico - i bambini introiettavano e immagazzinavano una quantità enorme di segni e simboli, ricavandoli da ciò che vedevano, udivano, sentivano, ma non riuscivano a coordinare le varie azioni in sequenze logiche, per cui esse restavano come delle attività separate le une dalle altre; in questo nuovo stadio logico-concreto i fanciulli sono capaci di collegare maggiormente le varie esperienze o azioni o oggetti in un certo qual sistema coordinato. Tra le maggiori operazioni intellettive che i fanciulli di sei-sette anni riescono a compiere facilmente sono da ricordare la classificazione (di oggetti, di persone ecc...); inoltre la costruzione di serie ordinate, quali la numerazione; ed anche una nuova concezione-gestazione del tempo.

Non hanno chiaramente cognizione del tempo "storico", ma di quello - diciamo pure così - cronacale, cioè di breve periodo. In ciò agevolati - come si è detto - dalla scansione degli impegni del calendario scolastico, domestico ecc.

b) Condotta affettiva

Mentre maturano una condotta intellettiva nella direzione della concretezza, sempre collegata cioè alla realtà sperimentale e agli avvenimenti chiaramente percepibili, esperienziali, per ciò stesso i fanciulli di sei-sette anni arricchiscono emotivamente, affettivamente le loro relazioni con l’ambiente umano che li circonda: compagni, insegnanti, familiari, adulti.

A questo proposito infatti i fanciulli presentano caratteristiche del tutto particolari, degne di nota. Infatti presentano una emotività più contenuta, meno esteriorizzata che nell’infanzia. Se nell’infanzia i bambini portano in superficie, esteriorizzano tutto ciò che provano all’interno, senza nessuna remora o autocontrollo, i fanciulli invece si fanno più scaltriti: controllano meglio gli stati affettivi ed emotivi, come l’allegria, la tristezza, la stizza, la collera ecc...

Anzi i più evoluti riescono persino a creare differenza fra ciò che sentono e ciò che manifestano, soprattutto davanti ad estranei.

Classico il caso dei bambini "terremoto" a casa e "statuine" a scuola. Segno evidente comunque dell’accresciuta capacità di autocontrollo emotivo. Ma anche dimostrazione che i fanciulli hanno raggiunto una più chiara coscienza di sé e della propria personalità; che si sentono più competenti e più sicuri di sé. Fenomeni per altro che rivelano l’incidenza della ragione sulla emotività e affettività. A questa età i fanciulli possono capire che, allorché si offre loro qualcosa di piacevole o di spiacevole, esistono altre possibilità di scelte alternative. E percepiscono chiaramente ormai che nel caso concreto conviene loro autocontrollarsi, per adire poi alle altre opportunità, ritenute più vantaggiose. E dunque sanno distinguere sempre di più tra cose importanti e cose accidentali o periferiche.

c) Fattori morali

Per quanto concerne la dimensione morale, i fanciulli di sei-sette anni fanno chiaramente un bel passo in avanti rispetto all’infanzia: sia nello sviluppo della coscienza morale, sia nell’acquisizione delle norme morali, come nelle capacità decisionali. In effetti - se è vero che il sentimento dell’obbligazione morale (tu devi fare il bene, tu devi evitare il male) si sviluppa a mano a mano che cresce la capacità di criticarsi e di calare i principi di bene e di male nelle situazioni concrete e specifiche - allora si può facilmente notare che a partire dal sesto anno qualcosa si sta muovendo in questa direzione. Prova ne sia l’intensità e la durata del rimorso riscontrabili nei fanciulli di questa età.

Certo è che la coscienza dei fanciulli in questione non è quella degli otto-undici anni: più razionale, più intenzionale, più aperta sul sociale. In questo periodo invece proprio l’inesperienza sociale, l’incapacità di capire il fondamento della legge morale, soprattutto l’organizzazione della personalità ancora centrata fortemente sugli adulti, determina nei fanciulli una organizzazione di coscienza che risulta ancora assolutistica e autoritaria. Nel senso che essi vivono un realismo morale specifico, per cui le norme di comportamento dettate dall’esterno - dai genitori e dagli educatori - sono intoccabili. Vanno eseguite, anche materialmente, e basta. Chi le viola o in qualche modo le trasgredisce è cattivo, al di là delle sue intenzioni; chi invece obbedisce, è buono. I fanciulli di sei-sette anni sono generalmente incapaci di capire l’importanza dell’intenzionalità, della retta intenzione nella gestione della condotta. Per essere buoni, basta eseguire alla lettera la norma, la regola dettata dagli adulti. Così da un altro punto di vista, è necessario il castigo per i trasgressori; possibilmente una punizione che faccia soffrire; insomma un castigo vendicativo, più che educativo. Altrimenti i fanciulli non sono del tutto convinti dell’oggettività del male compiuto. Certamente in questa età è ancora predominante una morale eteronoma, esteriore, indotta dagli altri. Il bene e il male non sono compresi per se stessi, ma per quello che ne dicono gli adulti significativi. Comprensibile quindi che in questa situazione entrino in gioco la speranza e la paura, la previsione o il timore di conseguenze spiacevoli o piacevoli: insomma la paura del castigo. Si deve evidenziare pure il fatto che i fanciulli di sei-sette anni vivono anche uno stadio morale di (sano) opportunismo: fanno il dovuto - i buoni e bravi - soprattutto per sentirsi approvati e per evitare conseguenze sgradevoli. Ma intanto, al positivo, si nota che essi sono cresciuti nella comprensione del senso del dovere - essenziale alla moralità - nella consapevolezza della necessità di rispettare anche le esigenze degli altri. Questa crescita globale predispone i fanciulli ad assumere al momento opportuno i motivi, i significati veri delle regole, delle norme morali, non appena lo sviluppo dell’intelligenza e del giudizio morale glielo consentiranno. Naturalmente la cresciuta conoscenza di ciò che è bene non garantisce per ciò stesso la corrispondenza dell’azione buona: vale a dire che i fanciulli non sono automaticamente buoni perché sanno. Ma questa conoscenza è condizione indispensabile per una condotta morale più autentica. È certo quindi che accanto alla conoscenza delle regole morali ed a una coscienza morale più matura occorre che i fanciulli maturino anche la buona volontà e l’esercizio delle piccole e libere scelte di comportamenti buoni. In questo sta anche il compito di tutta l’educazione morale.

d) Fattori religiosi

Per quanto riguarda la dimensione religiosa, i fanciulli di sei-sette anni manifestano una condotta caratteristica.

La concezione di Dio, per esempio, ha rimpiazzato da tempo quella delle favole incantate, tipica dei 4 anni. Per i fanciulli ora Dio non è più un personaggio fiabesco, un gigante buono e benefico. Pertanto l’immagine di Dio non è più la gigantografia dell’immagine paterna e materna; sanno già dissociare abbastanza bene l’una dalle altre. Se mai è "come" un padre e "come" una madre. Segno che il processo di spiritualizzazione e di universalizzazione avanza e tocca appunto anche questo elemento religioso.

Tuttavia l’antropomorfismo è ancora molto presente: i fanciulli pensano infatti che Dio non è un uomo come gli uomini, perché, per esempio, è impossibile toccarlo. Eppure, nonostante ciò, è paradossalmente in sembianze umane. Comunque è considerato dai fanciulli sempre in stretto rapporto con la vita umana, specie con la vita morale. È la Potenza del bene in lotta contro il demonio, suo antagonista; pronto a premiare chi sta con lui e si comporta bene; ma altrettanto pronto a castigare chi sta con satana e si comporta male.

I fanciulli concepiscono poi l’azione di Dio come il fare umano. È infatti creatore di tutto ciò che esiste e popola l’universo; ma trasferiscono in Dio, essere divino con capacità infinite, modi di operare tipicamente umani, sottraendo queste capacità in certo qual modo ai genitori, ora non più visti onnipotenti. L’opera creatrice di Dio è inficiata per ora di artificialismo.

Essendo poi ancora un po’ animisti, i fanciulli di sei-sette anni concepiscono l’azione provvidente e conservativa di Dio nella creazione come un principio, un animo interiore che la dirige.

Tra l’altro, in caso di reato, gli oggetti così animati, puniscono sempre i trasgressori; l’evento infausto è determinato e diretto da questo animo divino. Se il fanciullo inciampa in un sasso e cade per terra, è il sasso che lo punisce e gli fa provare dolore, castigandolo.

Verso questo Dio così concepito - e anche verso Gesù, che ormai cominciano a conoscere meglio - i fanciulli di sei-sette anni manifestano una condotta ambivalente; da una parte sentono forte attrattiva verso di Lui; da un’altra parte ne hanno paura e timore.

Evidentemente dipenderà poi dal tipo di educazione religiosa impartita dalla famiglia e dagli educatori cristiani, se prevarranno queste disposizioni di timore e di paura o non piuttosto la fiducia, la gioia, l’apertura serena verso di Lui.

La religiosità dei fanciulli è ulteriormente caratterizzata anche dal loro egocentrismo: vale a dire, dalla tendenza a far rientrare nel gioco dei loro tornaconti anche Dio, di sfruttarne il rapporto a proprio vantaggio. Del resto se lo trattano bene, perché lo pregano con tanto di mani esattamente giunte, lo rispettano, Dio poi li dovrebbe ricompensare con grazie e doni in modo adeguato e abbastanza automatico. Fa da supporto a questa tendenza la mentalità magica e narcisista dell’età. Essi infatti - soprattutto i maschietti - sono ancora abbastanza convinti che è sufficiente porre materialmente il rito, un gesto religioso, per esempio, un bel segno di croce, magari abbondantemente condito di acquasanta, per ottenere automaticamente la grazia richiesta.

Questa mentalità magica, narcisista e animistica insieme può riversarsi in modo particolare sul consumo di riti liturgici e sacramentali. I riti sacramentali - come si sa - sono segni sensibili ed efficaci per se stessi, ma vanno accompagnati dalla intenzione e dalla collaborazione del soggetto ricevente. Diventano riti magici allorché sono assunti senza le dovute disposizioni e con la pretesa di ricavarne miracoli. Ebbene i fanciulli di sei-sette anni, un po’ di più i maschietti e un po’ di meno le femminucce, rischiano l’aggravamento di questa mentalità, se manca loro l’educazione religiosa autentica.

 

BIBLIOGRAFIA

Per l’approfondimento:

- Il bambino da 3 a 11 anni, Wallon Denis, Ed. Paoline (Alba CN)
- Rispettare il fanciullo, Jean-Marie Petitclerc, ELLEDICI (TO)

 

 

DA PARTE DELLA CHIESA

1. La chiesa è convinta che i fanciulli di sei-sette anni hanno raggiunto la maturità di mente e di cuore per essere avviati personalmente al cammino di fede tipico di tutto il popolo di Dio. In particolare crede sia giunto il momento di introdurli nell’itinerario della iniziazione cristiana che, in alcuni anni, li porterà alla ricezione di tutti i sacramenti fondanti della fede e dall’appartenenza alla chiesa.

2. Crede innanzitutto che i fanciulli in questione abbiano diritto e dovere di conoscere un po’ più da vicino il mistero di Dio, Padre dei cieli, che li ha chiamati all’esistenza e alla fede in Gesù, figlio di Dio, mediante l’opera dello Spirito santo. Pensa che tale conoscenza, approfondita e personalizzata, possa indurre i fanciulli ad una fiduciosa apertura verso di Lui, ad un dialogo più intenso e personalizzato con Lui; ma anche a un desiderio più intenso di corrisponderlo, ad una volontà più robusta di amarlo con tutta la mente e con tutto il cuore.

3. Poiché il battesimo ricevuto a suo tempo ha introdotto i fanciulli nella chiesa, ora essa pensa che sia arrivato il momento di aiutarli con una azione esplicita a prendere coscienza di quanto è avvenuto in un particolare giorno della loro infanzia e di quanto sia importante vivere nell’oggi la vita battesimale, la vita cristiana ed ecclesiale. Si premura di aiutare i fanciulli a rivisitare il loro battesimo, a farne memoria esperienziale, a cominciare ad assumere in proprio gli impegni battesimali, a suo tempo assunti dai genitori anche per loro. A questa età appunto i fanciulli sono invitati dalla chiesa a rinnovare personalmente e pubblicamente i loro impegni battesimali e a viverli coerentemente in modalità concrete adatte all’età. Ma la chiesa si preoccupa in particolare di aiutare i fanciulli a coltivare il senso di appartenenza ecclesiale. Per questo le comunità parrocchiali sono invitate a spalancare le porte e le finestre ai fanciulli di questa età e alle loro famiglie. Le comunità parrocchiali sono invitate cioè ad essere creative e incentivanti nei confronti di questi fanciulli; ad offrire spazi effettivi di attività religiose, liturgiche, oranti, catechistiche, ricreative.

4. Altro punto nodale - anzi centrale - della vita ecclesiale è la celebrazione dell’eucaristia, la pasqua settimanale del Signore. Anche a questo riguardo la chiesa è convinta che sia arrivato il momento di aiutare i fanciulli di sei-sette anni a conoscerla da vicino, ad apprezzarla, a cominciare a parteciparvi più intensamente e personalmente. Non fa gravare su questi fanciulli il precetto, l’obbligo di presenziarvi ogni domenica. Tuttavia si premura di predisporne l’intelligenza, l’animo, la fede. Di modo che, al momento opportuno, ossia nell’età immediatamente superiore, possano assumere questo dovere con gioia, con animo già preparato, sapendo di fare cosa gradita al Signore e ai fratelli di fede.

5. La chiesa - esperta in umanità - conosce pure la condizione concreta dei fanciulli di sei-sette anni. Crede cioè alla fondamentale innocenza della mente e del cuore di questi fanciulli. Come del resto tutti i pedagogisti e gli educatori. Ma sa benissimo che a causa del peccato originale anche i fanciulli di questa età non sono angioletti. Conosce benissimo la loro fatica a camminare sempre sulla via del bene, le difficoltà a superare l’egoismo, i capricci, l’incostanza, la svogliatezza, l’aggressività e quant’altro. È per questo che la chiesa annuncia anche ad essi le verità sul male e sul maligno, e soprattutto la misericordia e la tenerezza di Dio verso i peccatori. Volutamente quindi inizia i medesimi al mistero del sacramento del perdono, per predisporne l’animo all’accettazione del dono d’amore misericordioso del Signore.

6. Per quanto riguarda la catechesi ai fanciulli di sei-sette anni non tutte le parrocchie si sono attrezzate di strutture idonee per itinerari catechistici specifici. Anzi la carenza sembra piuttosto generalizzata. Forse perché i pastori e i consigli pastorali sono convinti che i fanciulli di questa età vanno lasciati ancora nelle mani - per altro affidabilissime - della famiglia. Diversamente da quanto - per esempio - offre la società civile: ossia la scuola.

Resta il fatto che la chiesa - nel settore catechistico - fa un grande credito ai fanciulli di sei-sette anni e mette direttamente nelle loro mani uno specifico catechismo, opportunamente pensato per loro: "Io sono con voi". Un prezioso strumento che - di fatto - dà il via alla iniziazione cristiana vera e propria, consapevole e personalizzata.

Catechesi parrocchiale o catechesi familiare? Oppure tutte e due insieme? Comunque sia, la chiesa dal canto suo pensa che tutti - fanciulli, famiglia, parrocchia - debbano riferirsi all’unico itinerario catechistico proposto nel suo testo ufficiale. È convinta - dopo avere studiato a lungo la cosa - che il testo costituisca un enorme vantaggio per tutti, sia per i contenuti, sia per la gradualità propositiva, sia per l’essenzialità e concretezza dell’iter iniziatico al mistero cristiano.

In effetti, se si osserva attentamente il testo, ci si accorge che la chiesa non è mossa tanto dalla volontà di esporre il mistero cristiano in forma sistematica, come quando si rivolge ai destinatari adulti, quanto piuttosto dall’intento di avvicinarlo in modo esperienziale. Vale a dire: a partire dall’esperienza concreta dei fanciulli che vivono intensamente l’approccio scolastico ed ecclesiale, il calendario civile e quello religioso - liturgico (avvento, natale, quaresima, pasqua, pentecoste) viene esposto l’annuncio essenziale cristiano. Non importa, per esempio, esporre in forma sistematica la vita e il vangelo di Gesù, ma solo quanto i fanciulli insieme con il popolo di Dio stanno vivendo nell’itinerario liturgico. Alla fine ci si accorge che l’approccio globale ha toccato tutti i punti cardinali della fede cristiana.

BIBLIOGRAFIA

Per l’approfondimento:

- Io sono con voi, Conferenza Ecclesiale Italiana, Libreria Ed. Vaticana (Città del Vaticano)
- L’arte di educare i fanciulli d’oggi,
Courtois Gaston, Ed. Paoline
- Il mestiere di catechista dei fanciulli, Salamolard Michel, Ory Jean-Louis, Ed. Paoline
- Una comunità fa catechesi, Rinaldi Battista, EDB (BO)

 

 

DA PARTE DELLA FAMIGLIA

1. La famiglia scopre che a mano a mano che i figli crescono, anche i problemi relativi si allargano. Inoltre quando i figli erano bambini, la famiglia li gestiva in proprio quasi totalmente; ora invece bisogna fare i conti anche con la scuola e con le sue esigenze non indifferenti; e poi con i problemi relativi all’inserimento dei fanciulli nel mondo dei coetanei, della comunità parrocchiale e della comunità civile. Le relazioni umane dei fanciulli di sei-sette anni si arricchiscono, si modificano di significato e di importanza: i contraccolpi positivi e negativi si riflettono anche in famiglia.

2. Ma prima di tutto i genitori attenti allo sviluppo delle varie dimensioni della personalità dei fanciulli avvertono i cambiamenti della condotta esteriore: eventuale irrequietezza, oppure tranquillità, entusiasmo, stanchezze, svogliatezze.

I fanciulli di sei-sette anni sono ancora molto obbedienti - grazie a Dio, dicono i genitori - e ancora molto ligi alle regole di buon comportamento apprese in famiglia durante l’infanzia. Tant’è che fuori le mura domestiche le richiamano facilmente: mia mamma ha detto... mio papà mi ha comandato. Ma non sempre comunque sono così bravini, soprattutto quando essi prendono contatto con il gruppo di amici o di gioco. Allora qualche regola familiare comincia a stargli stretta. I più vivaci cominciano giustamente a domandare ai genitori qualche compromesso, un po’ più di comprensione, un supplemento di spirito di adattamento. Non è che per questo i genitori sentano scricchiolare la loro autorità - che davvero i fanciulli non mettono in dubbio - ma certamente cominciano ad avvertire maggiormente la fatica e la complessità dell’impegno educativo.

3. In secondo luogo i genitori avveduti notano i cambiamenti interiori dei fanciulli: l’evoluzione della loro intelligenza e delle funzioni intellettive, l’evoluzione delle capacità decisionali e ragionative, lo sviluppo delle tendenze e degli interessi; e poi dei sentimenti e degli affetti; nonché la loro coscienza morale, del sentimento del dovere e del sentimento di colpevolezza. E così via. È molto importante seguire questo sviluppo: perché fotografare la condotta esterna dei fanciulli, ma non conoscere le ragioni interiori che la motivano è posseder il corpo di una persona, ma non l’animo. Che in campo educativo invece è quello che conta di più.

4. Il bene oggettivo del fanciullo e della famiglia è il grande obiettivo o criterio che deve presiedere i vari interventi educativi. E spesso, o almeno talvolta, esso non collima perfettamente con ciò che pensano nell’immediatezza dell’intervento. Ci sono infatti dei comportamenti - anche nuovi - nella vita dei fanciulli che erano inconcepibili nell’infanzia; e - in linea generale - vanno assecondati, sostenuti con intelligenza, perché utili alla crescita intellettiva, emotiva e sociale dei fanciulli.

Ci sono comportamenti che non sono (più) funzionali alla crescita umana e cristiana dei fanciulli; e i genitori intervengono con autorevolezza e fermezza per illuminare, correggere, vietare. Anche se altri coetanei, forse per formazione diversa, si comportano in tutt’altra maniera.

5. Quello che conta - e che permane invariabile nonostante la crescita dei fanciulli - è l’atteggiamento educativo di fondo dei genitori. Che comporta: l’accettazione incondizionata della persona dei fanciulli, anche se non sempre dei loro comportamenti; la comprensione profonda delle ragioni, dei motivi del cambiamento in atto nella mente e nel cuore dei fanciulli; soprattutto l’attestazione, manifestazione della amorevolezza, offerta con segni chiari, senza ambiguità, e ben comprensibile dai fanciulli, che sono ancora fortemente collegati alla percezione sensibile della realtà.

Evidentemente l’atteggiamento educativo fa a pugni con l’incoerenza tra fatti e parole, esempi e prediche; stride fortemente con l’incostanza, con l’irascibilità, le escandescenze e naturalmente con l’eventuale conflittualità manifesta tra padre e madre. Anche perché i fanciulli di questa età si fanno subito scaltri nel giocare di rimessa sui difetti dei genitori, nello sfoderare il ricatto affettivo.

È naturale poi che i genitori rispettino la gradualità della crescita: i fanciulli di sei-sette anni non sono più davvero gli infanti di quattro anni; ma non sono neppure i ragazzi di dieci anni. Non si possono caricare doveri lavorativi e morali che non rispettino la realtà soggettiva dei fanciulli. D’altro canto non sarebbe educativo sgravare i fanciulli dei pesi che sono alla loro portata. Tocca comunque alla prudenza e alla saggezza educativa dei genitori contemperare gli uni e gli altri.

6. Tenuto conto della complessità del ruolo dei genitori e delle varie funzioni educative della famiglia, il catechismo dei fanciulli - "Io sono con voi" - sottollinea in particolare la necessità di educarli nelle dimensioni morale e religiosa, educazione già avviata negli anni infantili. In fondo queste dimensioni costituiscono l’anima profonda di tutte le altre dimensioni formative.

C’è da dire che nella maggioranza dei casi questo impegno grava ancora in preponderanza sulle spalle - per altro forti - della famiglia. Sono rare infatti le parrocchie che si accollano la catechesi ufficiale ai fanciulli di sei-sette anni. Per cui questo grande strumento - la catechesi - è affidata tutta alla buona volontà e perspicacia dei genitori. Il libro di catechesi c’è; mancano i catechisti parrocchiali. Restano i genitori con tutte le loro risorse di intelligenza, di fede e di buona volontà. In fondo la chiesa non abbandona la famiglia a se stessa; e tanto meno i suoi figli.

7. L’educazione religiosa suggerita dal testo catechistico costituisce l’avvio dei fanciulli ad una conoscenza personale dell’azione creatrice e provvidente del Padre, dell’azione redentrice del Figlio, dell’azione ispirante e santificatrice dello Spirito Santo, per aiutarli a corrispondere in modo più consapevole e adeguato alla grande chiamata del Signore, con un incremento della fede, della speranza e della carità, le virtù teologali scaturite dal Battesimo.

L’educazione morale suggerita sempre dal testo mira a sviluppare in modo proporzionato all’età in questione, la conoscenza dei precetti del Signore; e poi la coscienza, il sentimento del dovere, la buona volontà e l’assunzione di alcuni atteggiamenti morali, onde corrispondere concretamente alla chiamata del Signore alla bontà e alla messa in pratica della sua volontà nella vita quotidiana, familiare, scolastica, gruppale, ludica.

 

BIBLIOGRAFIA

Per l’approfondimento:

- Famiglia e qualità della vita, Barbieri Enrico, ed. Paoline (Alba CN)
- L’arte di educare i piccoli, Flora Bresciani Niasso, ELLEDICI (TO)

 

 

EDUCAZIONE ALLA FEDE

1. L’educazione della condotta religiosa dei fanciulli cattolici non parte da zero, se non in casi eccezionali. Infatti durante l’infanzia - soprattutto dai tre ai sei anni - la famiglia li ha avviati al primo ascolto del Signore e all’apertura fiduciosa verso di Lui. Ha stimolato la crescita degli atteggiamenti di riconoscenza gioiosa, di tenerezza, di fede, di amore. In sintonia con quest’opera educativa, ora si propone di sviluppare ulteriormente sia la conoscenza di Dio, sia la fede, la speranza e la carità: le virtù teologali che caratterizzano la condotta religiosa del cristiano.

2. In particolare la chiesa pensa che i fanciulli di sei-sette anni possono aprirsi in modo nuovo al grande annuncio relativo a Dio, scoprendo che è creatore e Padre di tutti; scoprendo che chiama anche i bambini ad una esistenza da figli suoi. Egli è vicino a tutti e non dimentica nessuno. Non dimentica nemmeno le miriadi di creature che popolano l’universo e la terra: anche queste Dio ha creato per amore, le sostiene in vita e le affida alla custodia amorosa degli uomini e degli stessi bambini.

La catechesi ricorda inoltre ai fanciulli che questo Dio - per come ci è rivelato da Gesù, suo Figlio - una volta data vita alle sue creature, non le abbandona a se stesse: Dio è sempre e ovunque presente, anche nella vita dei bambini, perché nella sua paternità divina li ama infinitamente. È presente nell’avvicendarsi delle stagioni, degli anni; nelle gioie e nelle fatiche, nelle attese e nei dolori quotidiani, nella malattia e nella morte. Il suo amore chiama tutti, anche i fanciulli, a vivere nella luce della fede.

3. In secondo luogo, la chiesa crede che ai fanciulli di sei-sette anni si debba offrire un secondo grande annuncio: quello relativo all’opera di Gesù, Figlio di Dio.

Pertanto essa ricorda loro che l’amore del Padre dei cieli si manifesta a noi soprattutto nel donarci suo Figlio Gesù. Narra loro quindi con fede, con correttezza e concretezza il motivo di fondo che ha spinto il Padre a inviarlo nel mondo: per liberare gli uomini dal male, dal maligno e dal peccato. Ricorda loro inoltre come è stato atteso con fede e con amore dal popolo ebraico, dai profeti, soprattutto da Giovanni Battista, dalla madre Maria e da Giuseppe, sposo di Maria. Così anche i cristiani, adulti e fanciulli attendono oggi la sua venuta nel mistero natalizio con fede, con gioia, con amore.

Gesù è al centro del mistero cristiano: perciò la chiesa è convinta che anche i fanciulli di sei-sette anni devono e possono iniziare un attento ascolto di quello che Egli fa e dice. Pertanto nella sua catechesi conduce per mano questi fanciulli nell’osservazione attenta della vita di preghiera, di lavoro, di fede e di carità della famiglia di Gesù a Nazaret; della sua obbedienza e dedizione alla volontà del Padre, della sua generosità nell’annunciare alle moltitudini il regno di Dio, della sua azione guaritrice: insomma della scoperta che Gesù è Figlio di Dio. I cristiani di oggi - come già i primi discepoli - credono a questo Figlio del Padre dei cieli, si stringono attorno a Lui, soprattutto nelle assemblee liturgiche domenicali, per adorarlo, pregarlo, amarlo. Per vivere poi nella vita quotidiana il suo vangelo.

Naturalmente il nucleo centrale del mistero cristiano è la passione, la morte, la risurrezione del Signore: la catechesi narra ai fanciulli - seguendo appunto il calendario liturgico - la Pasqua del Signore, con forte accento di fede e di partecipazione: per ricordare che ogni celebrazione pasquale annuale è rivivere il grande evento di redenzione e di salvezza, anche per i fanciulli.

4. Il terzo nucleo essenziale dell’annuncio che la chiesa ritiene opportuno fare anche ai fanciulli di sei-sette anni, è quello relativo allo Spirito santo. Consapevole per altro delle difficoltà a parlare ai fanciulli di questa età di una realtà così spirituale e così elevata, abbina il suo annuncio a quello sulla nascita e crescita iniziale della chiesa. Narrando appunto l’origine della chiesa, la catechesi evidenzia l’opera dello Spirito del Cristo, le manifestazioni più eclatanti - pentecostali in particolare - per evidenziare che per volontà di Gesù stesso lo Spirito riunisce da allora e per sempre la famiglia dei figli di Dio, di cui anche i bambini costituiscono una preziosissima porzione eletta.

5. Nella intenzione della chiesa questa terna di annuncio intende preparare il terreno spirituale della mente e del cuore ad un coinvolgimento ancora più personalizzato e gioioso dei fanciulli alla esperienza religiosa cattolica.

In effetti la catechesi "battesimale" annuncia ai fanciulli che:

- il Padre dei cieli pensa ed ama ogni fanciullo; lo chiama a diventare suo figlio adottivo;

- Gesù Cristo lo libera dal peccato e dal male, mediante i meriti della sua vita, della sua morte e risurrezione;

- lo Spirito santo gli dona la vita nuova di figlio di Dio e l’affida alle mani della famiglia dei figli di Dio, la chiesa, perché lo custodisca e ne abbia cura.

Il sacramento del battesimo, rivisitato e rivissuto nella catechesi, ricorda ai fanciulli che questo mistero di fede e di amore, oltre che un grande dono è pure un grande impegno: quello di vivere da cristiani e camminare per il mondo insieme a tanti altri credenti, testimoniando la fede, la speranza e la carità.

Così la catechesi sulla celebrazione eucaristica domenicale ricorda ai fanciulli l’amore del Padre e la necessità di ascoltare e mettere in pratica la sua parola; l’amore di Gesù che entra in comunione con tutti i credenti in Lui, anche con i fanciulli; lo Spirito santo che rinnova la fede, la speranza e l’amore della comunità cristiana.

6. Tuttavia questo annuncio non ha toccato ancora tutta la realtà, tutte le corde della mente e del cuore dei fanciulli. Nel suo sano realismo - come già si è detto - la chiesa sa bene che i fanciulli di sei-sette anni non sono angioletti: anch’essi faticano, come tutti, a camminare sulla strada del bene.

Pertanto ricorda loro, da una parte, la necessità, l’importanza e la bellezza di vivere da figli di Dio, da imitatori di Gesù, da seguaci dello Spirito e delle sue sante ispirazioni. Ma dall’altra parte ricorda ad essi che la storia del male, dei peccati dell’umanità - una storia di rifiuto di Dio e del suo amore - purtroppo può diventare anche la nostra brutta storia. Infatti anche i fanciulli peccano quando disobbediscono alla parola del Signore e si rifiutano di amare Dio e il prossimo.

C’è tuttavia per tutti gli uomini la possibilità di essere liberati dal male e dal peccato e riconciliarsi con Dio, mediante il sacramento della penitenza. La celebrazione che riconcilia anche il fanciullo con Dio e la comunità cristiana, lo libera dal peccato mediante la grazia di Gesù e per l’azione dello Spirito che rinnova la vita spirituale, ricevuta in dono nel battesimo.

Tocca poi ad ogni fanciullo essere fedele alla parola data: di non peccare più e di amare il Signore.

7. A conclusione della sua catechesi, la chiesa ricorda ai fanciulli che davvero Dio è sempre con noi, che siamo usciti da Dio, camminiamo alla sua presenza amorosa, dietro le orme di Gesù nostro fratello, sostenuti dalle grazie illuminanti e fortificanti dello Spirito santo. Siamo anche incamminati verso di Lui, insieme a tanti altri fratelli e sorelle di fede; se siamo fedeli al suo amore, un giorno il Signore ci offrirà la pienezza della vita eterna e della felicità beata.

8. Come si può notare, i contenuti di fede offerti ai fanciulli di sei-sette anni sono veramente essenziali e basilari. Su queste fondamenta si svilupperanno in seguito gli altri contenuti del credo cattolico. Intanto si può chiaramente vedere che l’educazione religiosa della chiesa si guarda bene dall’incentivare l’eventuale mentalità magica dei fanciulli. Semmai la disinnesca. Vista la loro età, ne tiene conto, come tiene presenti altre tendenze o esigenze dei fanciulli - quali la concretezza e la gradualità esperienziale - ma poi li stimola soprattutto alla fede genuina, alla speranza liberante, all’amore autentico verso il Signore e il prossimo.

 

 

EDUCAZIONE MORALE

1. L’educazione morale dei fanciulli di sei-sette anni coinvolge l’intera personalità e permea tutta la condotta quotidiana, vissuta sia a livello individuale sia rapportata ai vari ambienti di vita: famiglia, scuola, gruppo. Allo scopo di incidere correttamente sull’animo dei fanciulli, l’educazione chiama a raccolta tutte le risorse disponibili: innanzitutto sul piano personale, ma poi anche in ambito familiare, scolastico ed educativo in genere. Di modo che non ci siano offerte contraddittorie di insegnanti in contrasto con la famiglia, oppure modelli di comportamenti disonesti in contrapposizione ad esempi di onestà e di moralità.

Vista insomma la delicatezza dell’età in questione, la sua malleabilità ad ogni proposta, l’educazione morale postula e chiede esplicitamente una forte collaborazione tra educatori; e persino una efficace difesa dei valori morali anche da parte dei mass-media e della società civile.

Spetta comunque alla famiglia il diritto e dovere primario di educare moralmente i fanciulli e non alle istituzioni. In particolare la scuola deve collaborare con la famiglia e non viceversa, perché senza alcun dubbio il primato dell’educazione morale spetta ad essa. È la famiglia che detta le norme morali dei fanciulli; è la famiglia che ispira i valori morali a cui i fanciulli devono tendere.

L’educazione morale ha lo scopo di agevolare innanzitutto la crescita specifica degli elementi psichici che supportano la moralità, quali la coscienza, il sentimento del dovere, la volontà e l’esercizio della libertà.

Poi mira a sviluppare nell’animo dei fanciulli l’assunzione dei valori, degli atteggiamenti morali, elementi centrali della crescita morale propriamente detta. Infine si propone di stimolare un inserimento maggiormente responsabilizzato nella società (familiare, scolastica, gruppale).

Siamo di fronte ad un terreno fertile: l’animo dei fanciulli infatti è attratto irresistibilmente al bene: lo desidera, si entusiasma facilmente per iniziative di bontà, di generosità. Si schiera facilmente con i buoni che lottano per la giustizia e che fanno trionfare la bontà.

Ma siamo alle prese anche con un terreno delicato: aperto e disponibile ad ogni aratore. Se si semina zizzania, purtroppo più tardi si scoprirà quanto sia difficile, faticoso strapparla.

Per questa età indifesa è meglio andare via sicuri: offrire valori morali alti, nobili, stimolanti, almeno da parte della famiglia e degli educatori cristiani.

2. Il primo passo che i genitori cristiani sono invitati a compiere per aiutare la crescita morale dei fanciulli è quello di avviarli a capire che la vita cristiana è una chiamata ed una risposta generosa e gioiosa al Padre dei cieli. L’azione del Padre nei confronti di tutte le creature e in particolare nei confronti degli uomini è un grande appello alla bontà: Dio chiama anche i fanciulli ad essere buoni e bravi come lui, perché suoi figli.

Si tratta di agevolare una conoscenza entusiasta dell’azione di Dio, per suscitare ammirazione e grande fiducia in Lui. Ma occorre agevolare in tutti i modi il desiderio e la buona volontà di corrispondere concretamente al suo progetto d’amore e alla sua volontà di Padre.

In questo itinerario formativo tre punti nodali vengono subito al pettine: innanzitutto la crescita della coscienza morale; poi del senso del dovere e della buona volontà.

Occorre pertanto aiutare e stimolare i fanciulli a sviluppare la retta comprensione di ciò che piace a Dio creatore e Padre di tutti e di ciò che gli dispiace; di ciò che costituisce rispetto delle sue creature e di ciò che invece rispetto non è.

Nello stesso tempo occorre stimolare con pazienza e fermezza lo sviluppo della buona volontà ad aderire a quella del Padre, a metterla in pratica. In terzo luogo - soprattutto durante il settimo anno - non è assolutamente fuori posto stimolare i fanciulli - con particolare insistenza i maschietti, un po’ più materialisti delle femminuccie - alla intenzionalità nell’agire quotidiano. Non basta infatti porre l’azione corretta in senso puramente formale: occorre coltivare sempre più la retta intenzione.

Il capitolo dei doveri verso Dio costituisce il primo campo operativo concreto. Tali doveri vengono percepiti e vissuti dai fanciulli sotto la sferza della paura e del timore se i genitori gravano la mano su di loro minacciando castighi, invio all’inferno ecc. ...

Ma possono essere vissuti con una serenità di fondo, se i genitori sanno motivare e ricordare ai fanciulli che si tratta di doveri che nascono dall’amore. Chi ama, ha appunto grandi doveri: deve corrispondervi generosamente. Come del resto i genitori adempiono ogni giorno ad un sacco di doveri, anche verso Dio, ad essere di parola e a mettere in pratica la sua volontà.

I comportamenti pratici, attuativi di questi doveri verso Dio sono molteplici e svariati nella vita dei fanciulli: vanno dai momenti quotidiani di preghiera - soprattutto al mattino, alla sera e ai pasti - al rispetto del suo nome, vietandosi di nominarlo per niente ecc.

Non mancano occasioni ai genitori per ricordare ai fanciulli la necessità di fare comportamenti, atti buoni verso Dio, compresa la richiesta di perdono, quando sono venuti meno a questi doveri. Proprio come si comporta un figlio nei confronti del padre.

I comportamenti (ripetuti) tuttavia sono finalizzati all’acquisizione graduale degli atteggiamenti morali nei confronti di Dio. Innanzitutto al senso dell’obbligo alla riconoscenza, al dovere del ringraziamento, all’accoglienza continua del Padre, alla volontà di vivere alla sua presenza con grande dignità.

Occorre quindi stimolare i fanciulli a coltivare la ferma volontà di agire sempre onestamente, evitando di offenderlo. Anzi occorre, al positivo, stimolarli all’obbedienza filiale al Padre, che appunto in quanto Padre vuole i fanciulli buoni e bravi, anche quando si trovano di fronte a qualche difficoltà concreta.

Infine occorre stimolare la disponibilità interiore a ricorrere con fiducia al suo perdono, quando i fanciulli scoprono di averlo in qualche modo offeso.

Il capitolo dei doveri verso il prossimo costituisce il secondo grande ambito di interventi educativi.

I fanciulli di sei-sette anni a mano a mano che scoprono la paternità di Dio, nello stesso tempo scoprono la sua paternità universale. Dio infatti è Padre di tutti gli uomini, di tutti i fanciulli. Per ciò stesso percepiscono che le persone sono tutte uguali davanti a Dio, tutte ugualmente amate da Lui. Ed è chiaramente nella sua volontà che gli uomini - fra di loro fratelli - si amino efficacemente.

I fanciulli di questa età hanno ormai moltissime occasioni per allargare l’orizzonte delle loro conoscenze, delle loro relazioni umane; ma indubbiamente i loro modi vitali li mette soprattutto in relazione con i familiari, gli insegnanti, i compagni di scuola, di gioco.

Gli educatori, dal canto loro, sono impegnati a stimolarli a sviluppare la coscienza dei loro diritti, ma anche dei loro doveri.

Ci sono infatti diritti e doveri diversi verso il prossimo.

Verso i genitori e gli educatori c’è il dovere del rispetto, dell’obbedienza, dell’amore. Verso gli altri adulti resta soprattutto il dovere del rispetto e della stima.

Verso i coetanei i fanciulli hanno il dovere oltre che del rispetto, della collaborazione, del sostegno reciproco. Non certo quello dell’obbedienza. Comunque si sa che in quest’ultime relazioni i fanciulli tendono - come tutti del resto - a far prevalere soprattutto i propri diritti; molto meno i doveri. Tocca ai genitori e agli educatori sitmolarli al senso del rispetto, della giustizia magnanime; ma poi anche alla generosità, alla gratuità.

I comportamenti necessari e utili ad allenare la buona volontà dei fanciulli a questi valori morali possono essere pressoché infiniti nella vita quotidiana. Basta pensare alle azioni principali della giornata - alzarsi, andare a scuola, consumo dei pasti, gioco, coricarsi la sera - per capire le infinite possibilità di aiutarli a relazionarsi con il prossimo secondo la volontà del Signore.

Naturalmente, come si è già detto, i comportamenti (ripetuti) servono a sviluppare gradualmente l’assunzione dei valori morali e in particolare gli atteggiamenti interiori permamenti.

In particolare i fanciulli vanno avviati allo spirito di fratellanza universale, allo spirito di solidarietà, soprattutto con i coetanei più svantaggiati della scuola, del gioco.

Altro atteggiamento molto pertinente all’età è la generosità, nella sua componente di gratuità. Facendo poi leva non soltanto sulla fede e sulla ragione - come è ovvio nell’educazione cristiana - ma anche toccando opportunamente le corde del cuore e del sentimento, gli educatori possono stimolare utilmente i fanciulli a farsi prossimo di chi soffre la povertà, di chi è carente di cibo, di vestiti, di medicinali ecc... soprattutto nei paesi del terzo mondo. Così davvero si allenano i fanciulli alla carità senza frontiere.

I doveri verso il creato è il terzo capitolo di questa educazione. La naturale curiosità dei fanciulli di sei-sette anni li mette in posizione di particolare rapporto con la natura: animali, piante, frutta e fiori, acqua e sole, ecc.; ma anche manufatti, casalinghi o meno.

L’educazione morale si prefigge il compito di stimolare un ordinato rapporto con essa: di vera comprensione di tutta l’opera del Creatore (o dell’intelligenza umana, sempre dono di Dio) e delle varie funzioni dei vari soggetti creati o manufatti dell’uomo. Ma nello stesso tempo ha come scopo specifico generale di stimolare i fanciulli a fare buon uso dell’opera creata; mentre li invita pressantemente, giorno dopo giorno, ad evitare l’abuso, lo spreco, la distruzione irrazionale, il consumismo ingordo.

Nella nostra società opulenta non è facile neppure agli educatori più avveduti educare la coscienza morale dei fanciulli a questo riguardo: tanto la società si è appiattita su certi modelli di comportamento consumista. Tutti però si rendono conto quanto sia importante avviare questa coscienza ad un corretto e sano rapporto con tutta la creazione. Nello stesso tempo tutti avvertono l’esigenza e l’importanza di stimolare la libera volontà dei fanciulli a usufruire, manipolare i beni, gli oggetti messi a disposizione. Ma nello stesso tempo si avverte la necessità e importanza del libero esercizio di autocontrollo. Non tutto è lecito e onesto nell’uso dei beni terreni. Ed è bene che i fanciulli lo sappiano per tempo.

A mo’ di esempio, evidenziamo tre elementi caratteristici della vita quotidiana dei fanciulli: i cibi, i giochi, i quaderni.

I primi ci portano in casa, i secondi all’aperto, i terzi a scuola.

Verso i cibi quasi tutti i fanciulli stabiliscono un rapporto di amore-odio. Amano quelli che piacciono, detestano quelli che non piacciono. È naturale, è istintivo che sia così. Eppure gli educatori sanno che occorre stimolarli intelligemente e pazientemente alla assunzione degli uni e degli altri. La golosità certamente non va stroncata violentemente, ma certamente moderata, pena l’instaurarsi del vizio che poi è difficile estirpare. Il rigetto di certi cibi va intanto ricuparato, sia dal punto di vista della salute, sia dal punto di vista del superamento dei capricci e delle cocciutaggini, che proprio a questa età cominciano a mettere radici profonde.

Lo spreco - purtroppo così diffuso in tante nostre famiglie - va sempre evitato. Ma è evidente che se non sono i genitori che danno per primi il buon esempio, difficilmente le prediche ai figli sortiscono effetti buoni.

Verso i giochi i fanciulli di sei-sette anni hanno un rapporto magico, come tendenzialmente magica è la loro mentalità. I giochi costituiscono il mondo vitale più congeniale all’età: starebbero sempre a giocare. Dal punto di vista etico giocare è un diritto e un dovere: quindi occorre dare ai fanciulli tempo, spazio adeguato, strumenti concreti. Ma è evidente che occorre stimolare la libera volontà dei fanciulli al rispetto, alla collaborazione degli altri coetanei; al rispetto degli stessi oggetti usufruiti per il divertimento, al rispetto del tempo stabilito e di quant’altro. Essendo il gioco la cartina di tornasole, perché rivela quello che i fanciulli sono veramente per temperamento e carattere, occorre stimolarli a giocare, ma a giocare "bene", superando egoismi, aggressività, antipatia, facilità a non smetterla più; e agire con giustizia, generosità, autocontrollo, e capacità di smettere quando il tempo è scaduto o ci sono altri impegni che urgono.

Verso i quaderni ritorna ancora il solito sentimento di odio-amore.

I fanciulli li considerano amici perché li aiutano a lavorare, a esprimersi fisicamente e mentalmente. Li considerano nemici perché il loro uso richiede impegno, fatica, ordine, pulizia: insomma un bel freno a puledri istintivi.

Resta comunque un fatto: che la scuola, piaccia o meno, ha le sue esigenze. Se per caso qualche fanciullo aveva fatto uso dei quaderni negli anni infantili, da qui in avanti essa li abitua a usarli "professionalmente". Narrano sempre la storia di successi e insuccessi di tutti gli scolari del mondo. Insomma il quaderno è un oggetto che fa crescere.

Dal punto di vista etico gli insegnanti e i genitori sanno benissimo che si tratta di uno strumento educativo e nulla più per la crescita dei fanciulli. Eppure è uno strumento non soltanto utile, ma necessario per la crescita della coscienza morale dei diritti e doveri degli scolari; della volontà e dell’esercizio della libertà concreta tipica dell’età. In quanto appunto un quaderno diventa un segno di impegno, di rispetto di sé e del proprio decoro, oltre che degli altri (insegnanti, per esempio) e delle cose in se stesse.

Sul piano dei valori e degli atteggiamenti l’uso delle creature e dei beni materiali messi a disposizione dei fanciulli induce gli educatori cristiani a impegnarsi costantemente affinché i fanciulli acquisiscano per tempo gli atteggiamenti francescani. Vale a dire: l’ammirazione e il senso di ringraziamento a Dio per tanta disponibilità, di tante opportunità concrete; il sentimento del rispetto e stima per gli autori umani dei manufatti; spirito di corretto uso e di distacco da questi beni, volontà di evitare il consumismo e lo spreco.

3. Il secondo grande impegno degli educatori cristiani è quello di favorire la conoscenza e l’imitazione dei comportamenti e degli atteggiamenti morali di Gesù (già per altro avviata nell’età precedente) riassumibili nel suo amore fedele al Padre e nella sua radicale carità verso tutti gli uomini.

Come si è già detto sopra, la preoccupazione della chiesa non è tanto quella di far conoscere il Signore in modo sistematico, ma piuttosto esperienzale, ossia seguendo il calendario annuale delle celebrazioni del mistero cristiano. Pertanto propone un iter formativo morale collegato a quello misterico, in modo da essere più vicini anche al vissuto degli stessi fanciulli (calendario scolastico, civile).

a) La preparazione al Natale mette subito i fanciulli in contatto con il problema del peccato delle origini e degli uomini d’oggi. Infatti nonostante l’amore del Padre, gli uomini peccarono e peccano a tutt’oggi. Il Padre tuttavia non ci lascia in preda al male; ci promette e ci manda il salvatore, suo Figlio, come il suo più grande dono, affinché aiuti gli uomini a liberarsi dal male, ad agire correttamente, da veri figli di Dio.

Non mancano neppure le opportunità di sostenere la formazione degli atteggiamenti morali opportuni. Mutuandoli dai grandi personaggi modello dell’attesa messianica - Isaia, Battista, Maria e Giuseppe... - si possono evidenziare: la costante vigilanza cristiana, onde evitare il peccato, ma anche il consumismo e lo spreco; poi l’accoglienza e disponibilità costante a Dio e ai fratelli, soprattutto sofferenti e poveri.

b) La celebrazione del Natale e dell’Epifania esalta la vittoria della luce sulle tenebre, dell’amore sull’odio, della gioia sulla disperazione, della salvezza sulla dannazione. È relativamente facile stimolare la coscienza dei fanciulli ad approfondire il significato della chiamata alla bontà e alla santità morale. Il clima natalizio normalmente è anche stimolante per la buona volontà e il buon cuore dei fanciulli a percorrere generosamente il cammino di bontà e generosità con libere, piccole scelte di offrire qualche cosa a chi si trova nel bisogno.

Dai protagonisti biblici infatti si possono attingere stimolazioni sia per comportamenti concreti di bontà, di piccoli sacrifici, sia per atteggiamenti morali adeguati.

Erode e i suoi accoliti, per esempio, costituiscono i protagonisti del contrasto al cammino di bontà: la cattiveria da evitare, la superbia, l’ingordigia, l’aggressività da condannare.

Invece i pastori, i magi, i santi Simeone e Anna, Maria e Giuseppe con Gesù bambino restano i modelli da imitare: di accoglienza, di generosità, di donazione, di gratuità effettiva, di amore sublime.

c) La memoria di quello che Gesù fa e dice (nella sua vita adulta) stimola i fanciulli a concentrarsi sul modello proposto, a esplorare l’identità e lasciarsi coinvolgere. Pertanto i fanciulli possono essere opportunamente stimolati a scoprire:

- un Gesù intento a crescere in una famiglia aperta alla parola di Dio, disponibile alla volontà di pace e di amore per tutti;

- pronto a ricercare e attuare la volontà del Padre, in obbedienza filiale;

- prontissimo a portare a tutti gli uomini l’annuncio del Regno;

- portatore generosissimo del perdono di Dio ai peccatori pentiti.

Di fronte a questo Gesù anche i fanciulli vengono conscientizzati a porsi la domanda: Chi è Gesù? E che cosa devo fare per assomigliargli?

L’educazione morale mira a far capire e a far gustare ai fanciulli di questa età la necessità di imitare Gesù, comportarsi come Lui, assimilando i suoi modi di agire, di parlare, di relazionarsi con il prossimo, se appunto vogliono camminare sulla retta via del bene e vivere da figli di Dio.

Occorre sostenere la coscienza dei fanciulli in questa loro ricerca e scoperta del bene presentata dal modello Gesù; irrobustirne la buona volontà e la capacità di libera adesione alle sue parole.

I comportamenti suggeribili vanno dagli atti di obbedienza a gesti di generosità, di amorevolezza, di compassione concreta, soprattutto verso i sofferenti e i malati.

Gli atteggiamenti proponibili emergono in sequenza logica: lo spirito di obbedienza e docilità a Dio e agli uomini in autorità (genitori, educatori), la capacità di accoglienza verso il prossimo, la gratuità, la perseveranza nel bene, nella carità.

d) La celebrazione del mistero pasquale fa esplodere agli occhi dei fanciulli chi è Gesù: vero figlio dell’uomo, vero figlio di Dio, totalmente disponibile e fedele al Padre e totalmente disponibile agli uomini; capace di fedeltà totale all’Uno e agli altri, capace di perdonare e di amare senza alcun limite. Dal punto di vista morale ritorna la possibilità concreta di aiutare i fanciulli a ritornare sul tema della coscienza morale, del senso del dovere, del significato e delle conseguenze del peccato; dei suoi effetti nella mente e nel cuore dei peccatori, della possibilità di pentirsi, di riconciliarsi con Dio.

Ma soprattutto, sull’esempio di Gesù è possibile e stimolante per i fanciulli sostenere la loro buona volontà a proseguire sulla via del bene; perché poi il bene trionfa sempre; ricercandolo comunque ogni giorno, con liberi esercizi di buone condotte.

I comportamenti suggeribili vengono da Gesù stesso: gesti di donazione, piccoli sacrifici, gesti di pace e di perdono, esercizi di fedeltà ai doveri quotidiani (propria croce) di figlio, di scolaro...

Gli atteggiamenti proponibili possono essere: la gratitudine al Signore, la fuga dal peccato, dall’egoismo e dai capricci; lo spirito di servizio, di umiltà, di speranza e di gioia cristiana.

4. Il terzo grande impegno dell’educazione morale riguarda la vita della famiglia dei figli di Dio, ispirata dallo Spirito Santo, anima appunto della Chiesa. Spirito santo e Chiesa, realtà speculare; ma una invisibile e l’altra visibile.

Dal punto di vista etico questo momento catechistico ricorda ai fanciulli che essi vivono in una comunità umana - cristiana, che allarga sempre di più la loro esperienza sociale e religiosa.

In questa comunità - famiglia allargata i fanciulli ormai sono chiamati da piccoli protagonisti, dando il loro contributo personale alla costruzione di una vitalità autentica.

Lo Spirito santo, dono di Gesù, aiuta anche i fanciulli a prendere parte attiva, a prendere il loro posto di credenti impegnati.

L’educazione morale - si diceva - mira a coscientizzare i fanciulli sulla loro appartenenza a questa comunità: a gustarne la gioia della partecipazione e collaborazione attiva. Vista l’età anagrafica dei fanciulli di sei-sette anni, essa non può più essere puramente fisica, materiale. Alla loro età i fanciulli vanno stimolati a viverla con intelligenza. In effetti il loro contributo di preghiera, di partecipazione, di collaborazione è di grande importanza, sia sul piano della comunione dei Santi, sia sul piano puramente educativo.

I comportamenti suggeribili sono molteplici: piccole iniziative di partecipazione alla liturgia festiva della comunità, gesti di partecipazione caritativa (dare la propria elemosina per il sostentamento dei poveri, del clero, delle opere della Chiesa...); gesti di comunione con gli anziani, con i coetanei ecc.

Gli atteggiamenti sostenibili possono essere, oltre l’accoglienza e disponibilità verso tutti i cristiani (sacerdoti, religiosi, laici, piccoli e grandi), la generosità verso i fratelli sofferenti (o soli, come forse i nonni...); la capacità del perdono reciproco; lo spirito di servizio in iniziative concrete...

5. La celebrazione dei sacramenti (rivisitazione del Battesimo, partecipazione alla Eucaristia domenicale, Penitenza) introduce i fanciulli in una fase più personalizzata del loro essere e del loro vivere da cristiani, membri della Chiesa cattolica. Usciti infatti dall’infanzia, ora la Chiesa li vuole iniziare ai misteri cristiani facendo appunto leva sulla loro intelligenza e sulla loro buona volontà.

Dal punto di vista dell’educazione morale, con i sacramenti si toccano elementi molto delicati nella vita dei fanciulli di sei-sette anni. Si può rischiare di sbagliare. Per esempio favorendo in loro una mentalità magica, cosista, formalista, qualora gli educatori non siano più che avvertiti. Pertanto occorre aiutare la loro coscienza morale a capire il significato dei riti e dei gesti che compiono.

Ma soprattutto occorre invitarli sempre più chiaramente a qualificare i loro gesti sacri, i loro riti con la buona e retta intenzione. È buona cosa fare con esattezza il segno della croce: su questo i fanciulli sono d’accordo, soprattutto i maschietti. È buona cosa, se non altro perché li aiuta a distinguere un gesto sacro da un gesto qualsiasi. Ma a questa età occorre dare un lievito, un sapore ulteriore a questi gesti: l’intenzione. Sia per aiutarli a compiere un atto di fede, sia per aiutarli a comprendere che il gesto sacro comporta anche il fatto di vivere da cristiani. Altrimenti si rischia di far fare tanti riti, senz’anima; tanti bei segni di croce... e subito dopo tranquillamente prendere a calci i coetanei o i fratellini, dire loro le parolacce...

Naturalmente lo sforzo maggiore degli educatori è quello di stimolare la volontà dei fanciulli a vivere concretamente quello che si è celebrato, pregato, cantato. Il Battesimo rivisitato richiama continuamente la necessità di vivere da cristiani, seguendo i comandi del Signore; l’Eucaristia richiama i fanciulli a testimoniare, nel quotidiano, la comunione con Dio e con i fratelli, lo spirito di sacrificio in unione a quello di Gesù. E così via... La celebrazione infine della Penitenza impegna i fanciulli alla conversione, ossia a convergere il loro interesse su Gesù, sviluppando la volontà di evitare il peccato, il buon proponimento di seguire e mettere in pratica i comandi dell’amore del Signore.

 

BIBLIOGRAFIA

Per l’approfondimento:

- La formazione della coscienza morale dei fanciulli, Simula Mario, ed. Paoline (Alba CN)
- Parlare l’amore, Balestrero Piero, ed. Paoline (Alba CN)

 

 

CONCLUSIONE

In conclusione - suggerisce il catechismo "Io sono con voi" - la vita cristiana consiste nel vivere di fede e di amore a Dio e ai fratelli.

L’educazione morale - tutto sommato - mira ad aiutare i fanciulli di sei-sette anni finalmente aperti a comprendere gli eventi della vita in modo più razionale, ad aprirsi con intelligenza di fede al progetto del Padre dei cieli. Sono invitati ad aprirsi a Lui con gioia e con fiducia; nello stesso tempo sono invitati a vivere con impegno e con coerenza i suoi comandi di amare Dio e il prossimo come se stessi.

Il terzo punto - amore di sé - in genere, i fanciulli di sei-sette anni ce l’hanno nel sangue, perché sono ancora molto egocentrici. Il primo e il secondo (l’amore a Dio e al prossimo) un po’ di meno.

L’educazione morale interviene per ricentrare gradualmente le cose. In questo sta il cammino virtuoso dei fanciulli.

È un cammino che i fanciulli non compiono da soli: perché con loro c’è sempre il Padre dei cieli, la grazia di Gesù, la forza ispirante dello Spirito santo. E poi la compagnia amorevole della famiglia dei figli di Dio (genitori, educatori, cristiani semplici) che offrono ai fanciulli la parola educante, i comportamenti e gli atteggiamenti esemplari del retto vivere.

L’educazione morale ricorda a loro che quanti peccano, deviando della strada della bontà tracciata da Dio, devono pentirsi e ritornare tra le braccia amorose del Padre, con la ferma volontà di vivere da veri figli di Dio. L’educazione del senso del peccato e del sentimento di consapevolezza non è fine a se stesso; ma porta a comprendere che l’amicizia con Dio e con i fratelli sta al centro della vita cristiana.

Vivere da amici di Gesù è l’essenza e il vertice della morale dei fanciulli del settimo anno.

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