MAESTRO CHE DEVO FARE?
Educazione morale nella catechesi dei fanciulli (8-10 anni)
(Fochesato Pietro)


autori
titoli

Indice:

Presentazione
Dalla parte dei fanciulli
Da parte della Chiesa
Da parte della famiglia
Educazione religiosa
Educazione morale
Le virtù dei fanciulli
I vizi dei fanciulli
I fioretti dei fanciulli
I peccati dei fanciulli
Conclusione

 

 

 

 

PRESENTAZIONE

Accanto all’educazione religiosa, quella morale è uno dei grandi obiettivi della catechesi.

Aiutare i fanciulli a crescere buoni, onesti, a diventare anche virtuosi, è una grande missione.

Le brevi riflessioni che proponiamo interessano tutti i protagonisti: i genitori, i catechisti, gli educatori, gli stessi fanciulli.

Parliamo prima della proposta religiosa fatta dalla nostra catechesi, perché le ragioni della fede stanno a fondamento della proposta morale. Il cristianesimo infatti è innanzitutto una fede; una fede da cui deriva anche la morale.

Siamo dunque lieti di essere utili, in qualche modo, ad assolvere un compito così importante com’è quello educativo.

 

 

DALLA PARTE DEI FANCIULLI

1. C’è un bel salto di qualità nel fanciullo che varca la soglia degli otto anni. Intanto rispetto agli anni passati la sua esperienza di vita si è allargata, arricchita e persino specializzata.

Come scolaro, per esempio, adesso assapora la gioia di dare sfogo alla sua grande curiosità e alla sua voglia di scoprire il mondo. Avendo infatti già imparato a leggere e a scrivere, in possesso ora di questi formidabili strumenti può permettersi di arrampicarsi su per i castelli incantati dei numeri, dei pensierini, dell’esplorazione scientifica, trovandola interessante e a volte affascinante.

Come figlio poi desidera ormai fare un po’ da sé, perché constata che è capace di portare a compimento un sacco di cose. Ma impara anche che i genitori non si accontentano più del solito bacetto mattutino e serale; pretendono qualcosa di più, sia nei comportamenti della buona creanza, sia nei piccoli servizi casalinghi e nell’esecuzione dei doveri e impegni scolastici. Lo vogliono insomma più attento e più esatto.

Come parrocchiano si crede un provetto fedele. Conosce ormai un sacco di cose ecclesiali, soprattutto le iniziative riguardanti i fanciulli. Conosce quasi a memoria le preghiere comunitarie e le parti della messa; e poi le principali festività del calendario liturgico, alcune delle quali - natale, epifania e pasqua - attende con particolare premura. Eppure sente che ha davanti a sé ulteriori traguardi da perseguire, tipo la ricezione della prima comunione.

Infine come compagno di giochi è uno stacanovista instancabile: sempre sulla breccia, non si tira mai indietro. Corre, schiamazza alla grande, e poi è sempre senza voce. Ma si riprende in un attimo.

Bisticcia facilmente, ma altrettanto velocemente fa la pace. Se mai, portato a vincere sempre, è anche tentato a barare. Fatica insomma a stare alle regole del gioco, nonostante che ad esse ci tenga tanto.

Davvero il fanciullo di otto-dieci anni varca le soglie di una età particolarmente felice.

2. Il fatto è che lo sviluppo della condotta dei fanciulli di otto-dieci anni è tra le più equilibrate ed armoniche di tutto l’arco evolutivo.

Innanzitutto dal lato fisico. I fanciulli di questa età godono di una stabilità molto sensibile. Il ritmo di crescita appare alquanto rallentato, più proporzionato e stabilizzato tra fasi di allungamento e fasi di irrobustimento. Soprattutto se confrontato con altri periodi e stadi evolutivi, sia dell’infanzia che dell’adolescenza.

Il loro corpo ha un aspetto generalmente armonico; la salute è buona, senza i fastidi della presenza di malattie infantili; i muscoli si rinforzano e le ossa acquistano una certa consistenza.

Ora resistono bene alla fatica, al gioco prolungato e anche intenso.

Si sentono forti e sicuri nel movimento e godono di far valere la loro forza fisica. Anche le femminucce sono dotate di analogo equilibrio e facilmente sono portate ad agire quanto e come i maschietti, anche se questi tendono inesorabilmente a scansarle.

3. Anche nella "condotta lavorativa" manifestano una certa stabilità.

Sopportano facilmente sforzi costanti e regolari, sia pure con ritmi diversificati: i pigri con sequenze temporali rallentate; i veloci con condotte adeguate. Ma non manifestano comportamenti irregolari, o fantasiosi, tipici degli adolescenti. Se non in casi eccezionali. Sono insomma soggetti abbastanza metodici, regolari; capaci di affrontare fatiche successive con rinnovato slancio, come fosse la prima volta.

4. Nella condotta intellettiva i fanciulli di otto-dieci anni sfociano finalmente nello stadio dell’"uso della ragione".

Ora si staccano con maggiore decisione dalle sensazioni puramente sensoriali; le dominano rielaborandole appunto con il pensiero e diventano capaci a poco a poco di sostituire la mera intuizione percettiva con il (piccolo) ragionamento. Tuttavia non sono assolutamente capaci di lavorare sui concetti astratti; ma sulle relazioni tra le rappresentazioni verbali degli oggetti. Appunto alcuni di loro diventano formidabili parolieri e imparano a pronunciare persino le parole più difficili.

Insomma il loro vocabolario si espande significativamente.

Tendono per altro a concentrare i loro pensieri sulle cose che vedono e toccano, sulle esperienze personali, disinteressandosi delle cose lontane e degli avvenimenti passati. Sono soggetti presentisti e persino goderecci del presente favorevole.

Sanno osservare con acume e anzi catalogare e gerarchizzare bene le loro osservazioni, soprattutto dal momento che maturano il gusto, l’interesse per evidenziare i nessi causali, meglio, le connessioni meccaniciste normali dei fenomeni. Arrivano persino con orgoglio all’uso del vocabolario dei "perché", dei "poiché", dei "dunque".

5. Stando così le cose, la stragrande maggioranza dei fanciulli di questa età gradiscono molto la scuola, soprattutto se attivistica. Nei due anni precedenti si sono impratichiti dell’ambiente, ora si sentono dei veterani, sanno come giostrarsi nella buona e nella cattiva sorte, nei successi come negli insuccessi. Non che non si sentano i contraccolpi emotivi degli inevitabili confronti e contrasti con i compagni di classe: li sentono e come! Si controllano a vicenda, si spiano e si denunciano reciprocamente; ma sono anche buoni incassatori e sanno ritornare generosamente alla collaborazione e all’aiuto reciproco, soprattutto in caso di bisogno.

Piuttosto va evidenziato l’instaurarsi di un rapporto nuovo tra il fanciullo di otto-dieci anni con l’insegnante. L’insegnante gradualmente diventa il referente principale non solo per le cose strettamente didattiche, ma anche per gli affetti e i sentimenti e, spesso, per l’ideale di vita. Vari maschietti, e più ancor le femminucce, desiderano diventare come la loro maestra: modello di competenza, di femminilità, di autorevolezza e di successo. Scattano quindi i meccanismi di imitazione, di interiorizzazione del modello; ma anche di appropriazione affettiva, con gli inevitabili contraccolpi di gelosia, di esaltazione (in caso di accettazione), di depressione (in caso di rigetto).

6. Da un altro punto di vista questo interessante fenomeno dà il via ad un processo di desatellizzazione, di emancipazione emotiva più che operativa, ma consistente, dai genitori. Anche se resta vero che i fanciulli di otto-dieci anni considerano ancora la famiglia il loro vero rifugio, dove trovare conforto, sostegno decisionale, sicurezze affettive. Tuttavia - pur non contestando minimamente il ruolo primario dei genitori e anzi accettandolo tranquillamente - qualche confronto lo fanno volentieri, qualche rivalsa operativa se la prendono anche.

Soprattutto - come si è già accennato - pretendono almeno che i genitori li lascino fare da sé le loro cose, come lavarsi, farsi il bagno, vestirsi, accedere ad alcune faccende domestiche personali, mangiare quello che gli va, trafficare attorno alla TV e a qualche musicassetta.

7. Il punto più nevralgico delle discussioni familiari forse verte non tanto sulla scuola, quanto piuttosto sulla questione del tempo da spendere con gli amici. A otto-dieci anni infatti gli interessi amicali irrompono nella vita dei fanciulli come un vento impetuoso e inebriante. Insomma starebbero sempre insieme da mattina a sera, magari a pochi passi dalla scuola e dalla casa, ma insomma in gruppo di compagni. I maschietti per giocare e fare grandi schiamazzi; le femminucce preferibilmente per spassarsela assieme, da allegre comari. In queste amicizie di gruppo i fanciulli realizzano alcuni obiettivi importanti: divertirsi, ma anche valutarsi, misurarsi, affermarsi, rendersi in qualche modo responsabili. Laddove gli adulti e la famiglia tutto questo in gran parte nega loro.

Per la verità, alcuni fanciulli, i più fragili, rischiano di grosso: per esempio il conformismo, diventare succubi degli altri, e anzi lo zimbello dei più furbi e scaltri. Ma poi anche l’emarginazione. Ed essere svalutati dai propri amici e compagni di gioco costituisce il castigo più bruciante. In quanto la percezione di sé viene messa a dura prova proprio dal fatto che soggetti ritenuti di pari capacità e meriti, reagiscono invece nel segno della svalutazione.

Di qui pericoli di isolamento, di instaurazione del sentimento di inferiorità, quanto mai controproducente.

Dal punto di vista educativo, si capisce quanto sia provvidenziale l’introduzione e aggregazione dei fanciulli nei gruppi associazionistici (ACR, Scout, ...) che proprio a partire da questa età genitori ed educatori favoriscono.

Mentre i gruppi spontanei hanno il vantaggio di generare al loro interno una dinamica che supporta la spontaneità, la libertà e la fantasia dei fanciulli; i gruppi formali invece hanno a loro vantaggio - perché guidati dall’educatore - soprattutto la resistenza all’emarginazione e altri elementi diseducativi, e, in positivo, una proposta valoriale e virtuosa.

8. Se è vero dunque che gli interessi maggiori dei fanciulli di otto-dieci anni si polarizzano attorno e all’interno del triangolo vitale "gruppo scuola-famiglia", è anche vero che attorno a queste multiforme realtà ruotano i sentimenti, gli affetti, ma soprattutto gli atteggiamenti e persino gli ideali dei fanciulli.

In particolare, a partire da questa età i fanciulli desiderano appoggiarsi sempre di più a una persona significativa, intelligente e forte, per poterla amare e imitare: l’insegnante, si diceva, oppure un educatore particolarmente simpatico. Ricercano in lui il modello ideale da assumere, fare proprio, interiorizzare. Con gli occhi del modello poi i fanciulli guardano e giudicano il mondo, gli avvenimenti e le cose.

In particolare imparano a giudicare il bene e il male secondo le indicazioni e il metro morale di questa persona ideale.

9. A proposito di questo - ossia della dimensione morale - i fanciulli di otto-dieci anni cominciano ad assumere dei caratteri specifici, degni di attenzione. Innanzitutto perché in parallelo allo sviluppo intellettivo specifico, fiorisce finalmente il giudizio morale. Vale a dire: la capacità di capire più a fondo il bene e il male, la sua natura e il suo significato.

Senza alcun dubbio questo elemento è il più caratterizzante nella condotta morale dei fanciulli da questa età in su. Così poi la coscienza - nel vissuto dei comportamenti concreti - si fa voce più chiara e più suadente. D’ora in poi, per esempio, una bugia resta una bugia, cioè un male, anche se gli educatori e i genitori non se ne avvedono e non castigano; un furtarello di una gomma resta furto, cioè peccato, anche se il compagno di banco non si accorge e non lo denuncia alla maestra. In pratica, a partire da questa età i fanciulli cominciano ad essere corredati provvidenzialmente di quasi tutti gli strumenti psichici necessari a determinare la moralità dei comportamenti: il giudizio, la coscienza, il senso del dovere, il rimorso; e poi le accresciute capacità decisionali, la percezione dell’ideale della bontà ecc... Sul piano dei valori, emerge un dato particolare, quello della giustizia.

I fanciulli di otto-dieci anni si fanno molto esigenti a questo proposito, sia in famiglia come a scuola, come al gioco. Non tollerano ingiustizie da nessuno, né da compagni, tanto meno dagli insegnanti e dai genitori. Sono capaci di strillare i loro diritti violati, denunciano fortemente i torti subiti, soprattutto in campo affettivo e nel settore dei voti scolastici. Naturalmente la condotta morale dei fanciulli subisce anche i contraccolpi e l’impatto con le esperienze di vita: i doveri di figlio, di scolaro, di compagno, di amico non sempre sono evasi con la dovuta buona volontà, né fedeltà: spesso la buona volontà fa cilecca. E si sa che mancando la buona e libera volontà anche il sapere più elevato non va in buon porto, ossia non sortisce automaticamente il bene. Che invece va voluto, decisamente voluto.

Ma la lunga strada del bene è ormai davanti agli occhi dei fanciulli: la stragrande maggioranza la imbrocca. La chiesa può testimoniare che nella sua lunga storia ha conosciuto e riconosciuto una schiera infinita di fanciulli virtuosi e santi. Qualche altro fanciullo, dismessa a partire da questa età la paura dei castighi, la morale della paura, comincia ad arenarsi e magari a percorrere sentieri che conducono alla devianza, ai comportamenti immorali, alle condotte viziose.

Da qui appunto la delicatezza e l’urgenza della educazione morale adeguata all’età in questione.

10. In parallelo alla condotta morale, quella religiosa si presenta con i tratti salienti della purificazione e della socializzazione.

Della purificazione: nel senso che i fanciulli di otto-dieci anni corredati ormai dall’iniziale pensiero ragionativo cominciano a distinguere più nettamente Gesù dal Padre; a liberare la loro concezione di Dio dall’antropomorfismo, dalla mentalità magica, ritualistica e formalista, per attribuire a Dio un volto sempre più trascendente e spiritualizzato; e al rapporto religioso (fanciullo - Dio) la qualità, gli attributi della intenzionalità della libera decisione, sottraendola al gioco dell’ansia e della paura. Si tratta di un cammino lungo e non sempre facile, soprattutto là dove manca un’educazione intelligente e dinamica. Ma intanto a otto-dieci anni si dà l’avvio. Il fatto comunque di accostarsi ai sacramenti dell’iniziazione cristiana (prima confessione e prima comunione) può offrire ai fanciulli più di un’occasione per favorire questo processo di purificazione e di liberazione. Si sa infatti con quanto interesse, gioia ed entusiasmo i fanciulli si preparano al "giorno più bello della loro vita": occorre aiutarli a condire i riti, i gesti simbolici con il lievito della retta intenzione, della fede, della speranza; le varie iniziative, anche festose, con il sale della buona volontà, della libera e generosa carità. Allora la condotta religiosa si avvia ad essere sempre più condotta personalizzata e motivata dalla fede autentica.

Ma la condotta religiosa dei fanciulli di otto-dieci anni è soggetta anche ad un interessante processo di socializzazione, che specifica in modo originale lo stesso processo già avviato nell’infanzia. In breve: se i fanciulli in passato hanno imitato i comportamenti religiosi dei genitori, dei familiari, degli adulti parrocchiani, ora i fanciulli imitano quelli degli educatori significativi e, in modo speciale, i comportamenti dei loro compagni di catechesi, di gruppo associativo. Infatti per la forte pressione e attrazione del gruppo, i fanciulli assumono in fretta le condotte religiose dei compagni e degli amici. Difficilmente infatti c’è un fanciullo che si sottrae alla prima confessione e non fa la prima comunione, dal momento che tutti i suoi compagni lo fanno. Questo fatto imitatorio, sociale ha i suoi risvolti positivi indubitabili, perché facilita, anzi accellera l’assunzione delle condotte religiose formali. In gruppo - meglio ancora se molto affiatato - le cose si fanno volentieri, comprese le iniziative religiose più ostiche.

Da un altro punto di vista, c’è il rischio di favorire l’instaurazione del conformismo, ossia che i fanciulli siano indotti da gruppo ad assumere condotte solo esteriormente religiose, non motivate cioè dalla fede e dalla retta intenzione personale.

Ritorna quindi la necessità di avviare i fanciulli alla partecipazione personale alle attività religiose di gruppo e di comunità.

Occorre cioè educarli a capire che non basta "praticare" la religione come fanno tutti; ma a praticarla con intenzione di fede, con tutta la mente e con tutto il cuore. Proprio come vogliono i comandi del Signore.

 

BIBLIOGRAFIA

Per l’approfondimento

- I nostri figli, Currò Vincenzo - Grimaldi Valentina
 - Marchili Maria Rosaria, Ed. Paoline (Alba CN)

 

 

DA PARTE DELLA CHIESA

1. La chiesa guarda con materna tenerezza ai fanciulli di otto-dieci anni. Li accoglie così come arrivano a lei, senza alcuna preclusione, maschi o femmine che siano, sani o malati, intelligenti o meno. Poiché per la chiesa sono tutti ugualmente figli di Dio, chiamati dal Signore ad una grande missione nel mondo. E se anche ci fossero tra i fanciulli che si rivolgono a lei alcuni che si presentano solamente la prima volta, è ugualmente disposta ad accoglierli ed educarli. È contenta di avviarli alla iniziazione cristiana, compiendo con loro un cammino di fede che li conduce a inserirsi più consapevolmente alla vita ecclesiale, all’ascolto della parola di Dio ed anche alla recezione di alcuni sacramentali, come la penitenza e l’eucaristia.

Esperta in umanità, esperta nell’educazione dei fanciulli, in quanto da sempre li accoglie e li alleva cristianamente come madre premurosa, la chiesa conosce bene la situazione umana dei fanciulli di questa età. Tanto che all’inizio dei 1900 - in particolare con S. Pio X - ha fatto delle scelte coraggiose a loro favore; ha stabilito che potessero - appunto con l’uso della ragione - accedere alla prima comunione. Oggi dopo un importante concilio - il Vaticano II - non rinnega la scelta fatta allora, perché la ritiene ancora valida da ogni punto di vista: culturale, morale, religioso. Infatti sa che i fanciulli di otto-dieci anni vivono un’età d’oro, un momento di particolare stabilità psicofisica e sono capaci di un impegno più costante sia a casa, a scuola come in parrocchia. Inoltre li riconosce capaci di formulare un giudizio - anche morale - sui comportamenti, che li rende più abili a discernere quelli buoni da quelli cattivi, i comportamenti onesti da quelli disonesti. Nota pure che avendo i fanciulli già fatto la primissima scoperta di Dio e di Gesù, ora desiderano conoscerli ancora meglio. In particolare sentono un forte fascino verso Gesù, vi si sentono attratti con la mente e con il cuore. Infine la chiesa sa che lo sviluppo sociale dei fanciulli di otto-dieci anni permette loro di partecipare attivamente alla vita di gruppo, di vivere relazioni di amicizia. Quanto basta per ritenerli capaci di instaurare relazioni più personali anche con i cristiani che frequentano la comunità parrocchiale, soprattutto coetanei.

2. In base a queste convinzioni maturate dall’esperienza secolare la chiesa italiana ha formulato la sua proposta specifica di educazione alla vita ecclesiale e di educazione morale e religiosa, in consonanza con l’indole dei fanciulli di otto-dieci anni e la loro maturità umana.

È convinta che senza rinnegare nulla di quanto attiene alla fedeltà a Dio e ai contenuti del credo, è riuscita anche a coniugare genialmente quella fedeltà con quella dovuta ai fanciulli, il messaggio evangelico con la mente e con il cuore dei fanciulli, assetati di conoscere il Signore ancora meglio e di amarlo ancora di più.

Il catechismo "Venite con me" formula e concretizza la proposta educativa sia sul piano morale e religioso, sia sul piano propriamente ecclesiale. Ovviamente non tocca tutto il vissuto quotidiano del mondo dei fanciulli, ma tanto quanto è sufficiente per far giungere loro l’appello del Signore e della chiesa a crescere in umanità e nella vita religiosa ed ecclesiale. Si tratta di un testo a contenuti essenziali, scritto in stile piano, comprensibile a tutti. Propone un iter formativo biennale, con mete sempre più significative e impegnative; ma sempre percorribili da tutti i fanciulli, anche dai meno dotati dal punto di vista intellettivo. Guai - del resto - se il cristianesimo fosse solo per gli intelligenti e non per tutti i figli di Dio. Si tratta di un testo aperto, ossia disponibile a tutti gli approfondimenti che i fanciulli domandano e ritengono necessari, a partire dalla loro esperienza di vita.

I destinatari principali del catechismo sono infatti proprio i fanciulli, in prima persona, appunto perché ritenuti capaci di usufruirne e capirlo, in quanto pensato appositamente per loro.

Poi naturalmente è destinato alle famiglie, chiamate ad essere i primi catechisti dei loro fanciulli, nella quotidianità della vita.

Infine alla comunità parrocchiale: in quanto essa si deve far carico del cammino comunitario dell’iniziazione cristiana e dell’appartenenza ecclesiale.

Della comunità parrocchiale è espressione significativa e specifica il gruppo di catechisti. A questo proposito, si può tranquillamente affermare che da lunga tradizione la schiera dei catechisti per l’età in questione è la più numerosa, ma anche la più scaltrita ed esperta. Segno evidente della consapevolezza della posta in gioco. Non si tratta infatti di "insegnare" ai fanciulli di otto-dieci anni alcune verità sia pure fondamentali della dottrina cristiana; ma di educarli alla fede, alle virtù della fede; di avviarli alle virtù morali della prudenza, della giustizia, della temperanza, della fortezza; di educarli al gusto di appartenere alla comunità ecclesiale, vivendo, camminando con loro da maestri, ma soprattutto da testimoni credibili.

3. La pastorale della chiesa per i fanciulli di otto-dieci anni non prevede solamente la catechesi, ma anche numerose altre iniziative, alcune delle quali particolarmente insistite, altre lasciate alla libera decisione dei fanciulli e delle famiglie.

In particolare sollecita iniziative di partecipazione alla preghiera liturgica della comunità cristiana: assemblea domenicale, iniziative di avvento, quaresimali e pasquali; iniziative mariane ecc.

Sollecita pure iniziative caritative, invitando i fanciulli a dare il loro contributo concreto di attività, insieme con gli altri fedeli della comunità parrocchiale e diocesana.

In specifico poi stimola i fanciulli alla vita di gruppo associato: ACR, Scouts o simili, ben consapevole dell’importanza educativa di queste benemerite associazioni.

4. Nei confronti della famiglia di questi fanciulli, la chiesa nutre una particolare attenzione. È pienamente consapevole, per esempio, che senza l’apporto concreto di essa si fanno pochi passi nella educazione morale, religiosa ed ecclesiale. Anzi, edotta dalla lunga esperienza, è convinta che questa educazione è possibile solo se la famiglia cristiana continua a mantenere attivo il suo ruolo di chiesa domestica. Vale a dire, se si attiva a pregare in casa, ad annunciare il vangelo con la sua vita e con la sua parola; a testimoniare la fede professata con le opere di carità e di solidarietà, partecipando e anzi animando le iniziative parrocchiali e sociali.

Dal canto suo la comunità parrocchiale sostiene le famiglie dei fanciulli con numerose iniziative, sia sul piano dell’annuncio, come della celebrazione e della testimonianza. Non si contano infatti in specifico le iniziative per concordare con i genitori l’iter formativo dei loro figli, i contenuti e le mete dell’itinerario catechistico, persino i calendari annuali, gli opportuni orari, comodi a tutti.

5. Le comunità parrocchiali sanno molto bene che i fanciulli di otto-dieci anni oltre che essere impegnati in famiglia, a scuola, nel gruppo organizzato, si assumono altri impegni, più o meno spontanei. Per esempio, la partecipazione ad uno sport specifico nella squadretta dei cuccioli; l’iscrizione alla scuola di danza o di musica o di qualche altro hobby.

Come giudicarli - questi impegni - dal momento che talvolta sembrano assumere un ruolo di concorrenza rispetto alle attività favorite dalla parrocchia? Innanzitutto occorre dire che è un problema in se stesso, più che di concorrenza: in quanto spesso viene offerta ai fanciulli una eccedenza di opportunità, che li sovraccaricano in modo eccessivo. In secondo luogo - è vero anche questo - la cosa può fare problema anche per l’organizzazione parrocchiale, in particolare per la catechesi. Dove collocare, per esempio, l’ora di catechesi settimanale, in quale giorno, in quale ora, se ormai, tutte le ore sono occupate? La comunità parrocchiale comunque farebbe male a condannare le libere scelte dei fanciulli e delle loro famiglie: la libertà, infatti, è un grande valore che va comunque rispettato. Piuttosto si rende più che mai necessario un dialogo sereno con tutte le forze in campo: fanciulli, famiglie, catechisti, per una attiva collaborazione. I frutti più preziosi del dialogo possono essere quelle indicazioni che scaturiscono in direzione di una gerarchizzazione degli impegni. Non potendo fare tutto e correre dietro a tutte le offerte - pur belle - del mercato attuale, bisogna imparare a decidere, a fare delle scelte anche concrete: il primato alle più importanti e necessarie. In particolare per non mettere i fanciulli nell’occasione di essere dispersivi, bisognerà aiutarli a fare delle scelte, soprattutto in vista della ricezione dei sacramenti della prima confessione e della prima comunione (i momenti più centrali e caratteristici del biennio otto-dieci anni).

A scanso di equivoci comunque, l’esperienza pastorale insegna che non vale la pena concentrare in poche catechesi (nozionistiche) la preparazione dei sacramenti. Perché non si tratta di indottrinamento, ma di un cammino di fede. L’indottrinamento concentrato spesso sortisce l’effetto - ben visibile con il tempo - che i fanciulli, demotivati sul piano della fede e dalla aggregazione ecclesiale, abbandonano facilmente la pratica religiosa. Mentre l’iter catechistico graduale e prolungato - fatto con serenità, calma e impegno - garantisce più facilmente il successivo tratto di strada sul cammino della fede. Che poi è quello che conta. Resta sempre vero infatti che la chiesa non è primariamente interessata a sacramentalizzare i fanciulli, quanto piuttosto ad aiutarli a crescere nella fede.

Si può dire la stessa cosa per l’educazione morale e l’educazione al senso di appartenenza alla chiesa.

Sono dimensioni che non si improvvisano; non si sviluppano in quattro e quattr’otto, con qualche spiegazione catechistica. Come tutti, anche i fanciulli non diventano buoni e bravi, virtuosi perché ricevono e assorbono qualche magistrale spiegazione sul bene e sul male, sulla santità e sul peccato. Per diventare virtuosi occorre tanto allenamento, tanto cammino, tanta perseveranza.

La chiesa si impegna in questo itinerario continuativo; si fa piccola con i piccoli, mette i suoi passi sui loro passi. Ma domanda anche che i fanciulli siano generosi verso il Signore, che li chiama a seguirlo per una grande missione.

 

BIBLIOGRAFIA

Per l’approfondimento

- Venite con me, Conferenza Episcopale Italiana, Libreria Ed. Vaticana, Città del Vaticano.
- Il mestiere di catechista dei fanciulli, Salamolard Michel - Ory Jean-Louis, Ed. Paoline (Alba CN)
- Catechesi dei fanciulli: prospettive educative, Maria Luisa Mazzarello, Ed. ELLEDICI (TO)

 

 

DA PARTE DELLA FAMIGLIA

1. Per i fanciulli di otto-dieci anni la famiglia continua a costituire il referente numero uno. Anche sul piano educativo, oltre che affettivo. Nell’arco di questa età infatti l’istituzione familiare non teme confronti né da parte di altre istituzioni, come la scuola o la chiesa, né da parte dei gruppi, sia pure fortemente aggreganti.

La famiglia è il grande nido di vita e di autorealizzazione dei fanciulli. Non ci sono dubbi: per la mente e per il cuore dei fanciulli, essa è troppo importante e significativa per permettersi il lusso di privarsene, sia sul piano affettivo che su quello decisionale. I fanciulli sono sereni e tranquilli ovunque, ma se innanzitutto si trovano a loro agio in famiglia; mentre difficilmente funzionano a scuola, in parrocchia, nei gruppi, se non si trovano bene in famiglia. Ed è anche vero che qualora si sentano appoggiati dalla famiglia, allora sono capaci di andare volentieri a scuola, alla catechesi parrocchiale o in qualche gruppo associativo. In altre parole, alla conquista del mondo più vasto. Dalla famiglia partono per gli impegni di varia natura, formativa e sociale, ma alla famiglia fanno ritorno per riferire, confrontarsi, ricevere appoggio affettivo e decisionale. Tutto sommato poi l’obbedienza ai genitori è un pane che i fanciulli masticano e digeriscono ancora molto bene. Percepiscono chiaramente che essa procura loro affetti, stima, competenza, rifugio e protezione; ma anche sicurezze, conoscenze certe sulla vita e quant’altro. Conviene obbedire, perché diversamente troppi bisogni resterebbero inevasi, troppe esigenze resterebbero insoddisfatte. C’è da dire tuttavia che a mano a mano che procede lo sviluppo e la crescita sociale, anche la famiglia scende un po’ dal suo piedistallo. L’orizzonte affettivo e ideale dei fanciulli si arricchisce, altri interessi ed affetti si affacciano e già si possono intravedere gli albori di relazioni diverse anche nell’ambito familiare. Ma indubitabilmente, per ora, essa occupa il novanta per cento del mondo vitale di questi fanciulli.

2. Un terreno di confronto e di eventuale conflittualità tra fanciulli e genitori potrebbe essere quello relativo alla giusta autonomia dentro la stessa casa. A questa età infatti non si sentono più bambini e pretendono con insistenza di essere lasciati liberi almeno di farsi le loro cosette: lavarsi, pettinarsi, organizzarsi i giochi. I genitori invece faticano a dare loro questa libertà di azione: li vedono ancora così goffi, così infantili. Moltissimi sono convinti insomma che i fanciulli non hanno ancora l’età, la maturità per far da soli. Del resto, si vede benissimo quanti lavoretti restano a metà, quante iniziative restano incompiute, quanti oggetti restano ovunque disseminati e spesso restano disordinati nelle loro camerette, soprattutto in quelle dei maschietti. Che fare poi quando i genitori, per un motivo o l’altro, sono costretti ad assentarsi? Lasciarli in casa soli, affidarli ai nonni, ai benevoli vicini di casa?

Qualche volta i genitori ne fanno un dramma: temono soprattutto che i figli si facciano male, che qualche male-intenzionato approfitti dell’ingenuità dei loro figli. Alla fine si assentano, ma tallonano i figli con continue telefonate.

Tante sono dunque le occasioni di conflittualità, su questo versante. Eppure, nonostante tutto, nonostante sia vero che i fanciulli di questa età siano ancora goffi e facciano tante cose per metà, occorre dare loro la possibilità di agire, di esprimersi, di fare un po’ da sé.

Altrimenti davvero restano degli eterni bambini e non imparano a camminare con i loro piedi, a pensare con la loro testa. Insomma è un rischio da molti punti di vista; ma si deve correre. Del resto si può anche constatare che in genere la fiducia non è in fondo mal riposta; perché a poco a poco i figli si impratichiscono, si fanno esperti, acquistano sicurezza. Tanto meglio se questa abilitazione è frutto non tanto di uno strappo continuo dai genitori, ma di un consenso democratico e liberale.

Altro classico terreno di conflittualità può essere l’uso della TV. I fanciulli - i maschietti in particolare - ne subiscono la magia; ed è noto che trascorrono ore ed ore incollati ad essa. Nessuno tuttavia può ragionevolmente disconoscere l’importanza del mezzo televisivo, sia in senso positivo che negativo. Ma è anche uno strumento che va dominato più che demonizzato, per non farsi schiavizzare. I fanciulli son lestissimi ad assorbire informazioni, conoscenze, musiche, ma anche ad assorbire comportamenti, usi e costumi, modi di dire e di fare ovviati dalla televisione. Di tutto questo non si può e non si deve fare di ogni erba un fascio; ma non tutto ciò che luccica è oro colato, checché ne dicano i confezionatori del prodotto televisivo.

Vale una regola d’oro: quella di darsi tutti una bella regolata. La TV dei ragazzi ai ragazzi, la TV degli adulti agli adulti. E non perché agli adulti sia concesso vedere di tutto, ma perché ad ognuno il suo. Seconda regola d’oro: per quanto è possibile, seguire quello che i fanciulli vedono; e poi dialogare, spiegare, discutere e, in caso di necessità, contrastare le loro tendenze. L’obiettivo di fondo è quello di aiutare i fanciulli a usufruire del magico strumento televisivo per svilupparsi in conoscenze e cultura, ma anche crescere nell’educazione umana e cristiana.

3. Il rapporto della famiglia con la scuola ha un’importanza significativa sia per i fanciulli, primi interessati, sia per la famiglia, come per la stessa scuola. È un dovere ed un diritto dei genitori creare e sostenere un rapporto vitale con essa. Del resto, se è vero che la scuola dà un contributo indiscutibile per l’umanizzazione e la socializzazione dei fanciulli, è anche vero che la famiglia offre alla scuola il suo apporto di maggiore conoscenza dei figli, una importante sottolineatura e sostegno dei valori morali, sociali e religiosi da trasmettere ai fanciulli.

Qualche motivo di crisi del rapporto scuola famiglia può sorgere dal fatto che ad certo punto i fanciulli cominciano a riferirsi più tenacemente all’insegnante, non soltanto per le sue competenze didattiche professionali, ma anche come referente affettivo e ideale di vita. In un certo senso i genitori si rendono conto che i loro figli cominciano a staccarsi da loro.

Tale percezione può ingenerare in qualche genitore un certo disagio, un sentimento di frustrazione e di gelosia. Qualche altro invece apprezza il fatto che i figli siano ben stimati anche dagli insegnanti: tale stima tocca anche loro e li coinvolge positivamente. In un senso o nell’altro si tratta sempre di un processo naturale, normale del rapporto famiglia-scuola. Al di là di questi sentimenti pressoché inevitabili resta il fatto che la famiglia, presente e collaborante nella vita scolastica, può far sentire la sua voce, far valere i suoi diritti al rispetto dei valori umani culturali, ma anche morali e religiosi.

Nel concreto è evidente che solo un dialogo aperto, sincero e franco, può sortire l’effetto della mutua comprensione e della sincera collaborazione tra famiglia e scuola, tutta a beneficio dei fanciulli.

4. Per quanto concerne il rapporto famiglia e chiesa, quello che preme maggiormente a quest’ultima è che la famiglia assuma in pieno il suo ruolo di chiesa domestica. Proprio perché le compete di diritto e di fatto.

Di diritto: in quanto nessuna istituzione - se non in stato di necessità - nemmeno quella religiosa, può arrogarsi il compito di formare dei fanciulli in così tenera età, se non l’ha ricevuto da un mandato specifico.

La famiglia cristiana l’ha ricevuto dalla natura, dalla maternità/paternità responsabile; e poi dal sacramento del matrimonio. Questo sacramento abilita i coniugi ad una vita comune familiare, sostenuta dall’amore e dalla stessa fede. E come chiesa domestica ha il compito di educare i figli alla fede e all’amore.

Di fatto perché nel caso in cui la famiglia non eserciti il suo ruolo di chiesa domestica viva, non annunci il vangelo con i fatti e con le parole, può accadere che lo scarto tra ciò che i fanciulli sentono e vivono in parrocchia nella catechesi e ciò che vivono e sentono in famiglia cresca sempre di più, fino a determinare una frattura forse insanabile nel futuro formativo. Può accadere, per esempio, che una volta fatta la prima comunione - tanto per non essere esteriormente diversi dai compagni di classe - i fanciulli smettano la prassi religiosa, così che la prima comunione sia anche l’ultima della loro vita. In tal caso - sempre più frequente oggi - dal punto di vista della maturazione cristiana forse è meglio non adire alla prima comunione, ma attendere che i fanciulli crescano ancora un poco e poi decidano personalmente.

5. Il campo di intervento educativo della famiglia cristiana spazia evidentemente su tutta la condotta dei fanciulli: va dall’educazione fisica per una buona salute, a quella intellettiva, affettiva ecc.

Alla famiglia cristiana stanno però sommamente a cuore due dimensioni particolari e riassuntive di tutte le altre, quella religiosa - morale e quella dell’inserimento nella vita ecclesiale, comunitaria parrocchiale.

L’educazione morale si propone di accompagnare lo sviluppo del giudizio morale, della coscienza morale, della buona volontà, di modo che i fanciulli si comportino bene, accrescano gli atteggiamenti positivi di fronte alla bontà e alla santità e, con l’aiuto di Dio, si avviino a praticare sempre più coraggiosamente le virtù della prudenza, della giustizia, della fortezza e della temperanza.

L’educazione religiosa si propone di accompagnare invece lo sviluppo della vita cristiana più adeguata all’età di questi fanciulli di otto-dieci anni; stimolando la conoscenza ulteriore di Dio, di Gesù Cristo, e incentivando la crescita della fede, della speranza, della carità. In altre parole, la sequela, l’amicizia con Gesù.

L’educazione alla ecclesialità si propone di aiutare i fanciulli ad un inserimento più ricco nella vita della comunità ecclesiale; ad una partecipazione più adeguata alla preghiera liturgica, alla celebrazione sacramentale eucaristica e alla testimonianza delle buone iniziative comunitarie.

 

BIBLIOGRAFIA

Per l’approfondimento

- Guida per i genitori preoccupati, Michel Naziede,  ELLEDICI (TO)
- La verità sui bambini, Monchane Marie-Claude, Ed Paoline (Alba CN)
- La famiglia alla scuola di Gesù, Rodolfo Reviglio, ELLEDICI (TO)

 

 

EDUCAZIONE RELIGIOSA

1. In linea generale i fanciulli di otto-dieci anni delle nostre famiglie cattoliche hanno già iniziato il cammino di fede, a partire dell’infanzia e in particolare durante gli anni della prima fanciullezza. Pertanto dopo la prima scoperta dei segni della presenza di Dio in mezzo a loro (cfr. il catechismo "Io sono con voi"), ora i fanciulli possono approfondire la conoscenza della persona di Gesù Cristo e accogliere la sua chiamata a vivere come i suoi discepoli più intimi.

Se si pensa poi all’indole dei fanciulli di questa età, alla loro tendenza all’attivismo, ad aggregarsi in gruppo e poi al loro desiderio di seguire un capo carismatico, forte e simpatico, si può capire come sia provvidenziale presentare loro la figura di Gesù in movimento e in stile dinamico: come colui che davvero assomma in sé questi tratti marcati e che chiama anche i fanciulli a stringersi attorno a lui, a camminare con lui verso le grandi mete del Regno di Dio e della bontà. In questo senso si tratta davvero di mettere in atto nell’educazione religiosa, nella catechesi e negli altri strumenti utili all’educazione in questione, una totale fedeltà al Signore, ma anche una grande fedeltà ai bisogni e alle tendenze dei fanciulli. Tutto questo allo scopo funzionale di servire appunto la crescita dei fanciulli nella conoscenza del Signore, ma anche nella crescita oggettiva della loro fede, della speranza e della carità, le virtù tipiche del credente.

2. La proposta catechistica della chiesa italiana parte da un dato di fatto: i cristiani sono coloro che seguono Gesù. I primi discepoli hanno accolto con gioia il suo invito personale e lo hanno seguito. Così tutti i cristiani di ieri e di sempre. Oggi tocca ai fanciulli. Il Signore passa anche accanto a loro, li vede e li chiama a seguirlo sulla strada del Regno, a farsi suoi discepoli ogni giorno della vita. Chi risponde a tale chiamata trova la pace e la gioia del cuore; chi non risponde, rischia - come il giovane ricco del vangelo - di andare incontro alla tristezza.

3. Le vie del Signore sono infinite, praticamente tante quanti gli uomini. In effetti la sua chiamata riguarda tutti e ciascun essere umano, d’ogni età e di ogni colore. Perché il Signore ama d’un amore specifico ogni persona, anche ogni fanciullo. Tuttavia c’è un elemento fondamentale che accomuna i crocicchi umani con gli appuntamenti di Dio: la fede. La via della fede è il classico cammino verso Dio aperto da Abramo, nostro padre nella fede.

4. La stessa fede che ha guidato i passi di Abramo, che ha sostenuto l’itinerario storico e spirituale del popolo ebreo, la vita dei profeti, ma soprattutto di Maria di Nazaret nell’attesa del Signore, deve guidare i passi del cristiano verso il Regno di Dio. Anche i fanciulli, insieme con tutti i credenti, camminano alla luce della fede verso il Signore che viene a salvarci. Nel mistero natalizio i fanciulli si lasciano illuminare la mente e riscaldare il cuore da questa luce, per essere poi capaci di seguirlo ogni giorno, da veri amici.

5. Se i fanciulli si decidono - mossi dalla fede - ad aggregarsi consapevolmente attorno a Gesù, a fare gruppo con lui e a diventargli amici, lo osservano attentamente. E scoprono chiaramente che Egli - molto più di Mosè - è un vero capo, un vero liberatore: per i poveri, per i malati, per i sofferenti e soprattutto per i peccatori. Il Signore è il vero leader che aiuta i fanciulli a vedere chiaro nella loro vita, mediante la fede e la sequela del Signore.

6. Che cosa deve fare un gruppo di amici affiatati di Gesù? Deve ascoltare quello che lui dice. Ebbene il Maestro detta la sua grande carta di comportamento cristiano: bisogna amare sul serio, proprio come lui. Amare il prossimo, soprattutto sofferente, e persino i nemici, con tutta la mente e con tutto il cuore. Amare i poveri, quanto e come li ha amati il Maestro; amare i genitori, i familiari, come ha fatto Gesù. E occorre amare Dio con tutta la mente e con tutto il cuore, manifestando questo amore incontrandosi spesso con lui nella preghiera, nell’assemblea domenicale, che vede tutti gli amici di Gesù raccolti attorno a Lui. Come il Signore ha amato, così anche gli amici di Gesù sanno amare Dio e il prossimo con tutta la mente e con tutto il cuore.

7. In effetti Gesù prima dà l’esempio, poi fa la predica sull’amore.

Ebbene la prova suprema dell’amore verso Dio e verso gli uomini viene offerta nella pasqua. In questo evento Gesù raduna come un Buon Pastore il suo gregge e offre loro la sua vita. Si fa pane che spezza per il nutrimento dello spirito. Si manifesta come segno e simbolo dell’amore più radicale e verso Dio e verso gli uomini: riconcilia tutti i peccatori, si presenta crocifisso, ma liberatore dal peccato e dalla morte. Risorge per far risorgere tutti a nuova vita.

Ed è sempre con noi, anche mediante il dono dello Spirito Santo, affinché tutti viviamo uniti a Lui, da veri amici per la pelle, e formiamo davvero un gruppo affiatato, una chiesa con gli stessi ideali, le stesse mete del Regno.

8. La chiesa ha il compito di tramandare a tutti gli uomini il Vangelo di Gesù, ma anche di trasmettere intatti i segni della sua presenza in mezzo a noi. Questi segni sono i sacramenti. In particolare, il segno eucaristico. Nell’eucaristia infatti troviamo proprio lui, Gesù, tutto Gesù, anima e corpo: la sua parola, il suo perdono, il suo amore verso il Padre al quale offre il suo sacrificio pasquale. Tanto che vuole entrare in comunione con noi, mediante il banchetto dell’eucaristia.

9. Gli amici di Gesù di otto-dieci anni annunciano con la loro vita di fede e con le parole quello che hanno visto e udito nel loro grande incontro eucaristico (soprattutto nella prima comunione). Così la loro grande voglia di comunicare a tutti i sentimenti provati in qui momenti, si sposa bene con il tipo di testimonianza che anche i fanciulli sono chiamati a rendere a Gesù in mezzo ai propri compagni, in famiglia, a scuola, ovunque.

10. Ma innanzitutto i fanciulli (riconciliati e comunicati con i sacramenti della penitenza e dell’eucaristia) si premurano di continuare a fare gruppo con Gesù, ad essergli amici. Perciò a stare uniti a Lui, come i tralci alla vita, per essere nutriti alla sua linfa di grazia.

11. E se capita di peccare - ossia di sfilacciare l’amicizia con Gesù, non ascoltando la sua parola e non mettendola in pratica - allora bisogna pentirsi e ritornare a lui, riconciliarsi con lui, celebrando la festa del perdono, per essere capaci, con la sua grazia, di non peccare più, di non essere mai separati dalla sua amicizia.

12. Riconciliati e uniti a lui, i fanciulli riprendono il cammino di fede attorno al Signore, verso la beatitudine del cielo. Mettendo i propri passi dietro ai suoi, non lo perdono mai di vista. Pensano come lui, parlano come lui, agiscono come lui, amano come lui.

In conclusione la scoperta e l’attrazione dei fanciulli verso Gesù, come il grande maestro di vita spirituale, come il vero capo carismatico, dinamico e credibile costituisce il vero segreto per aiutare fanciulli a costruire una solida amicizia, duratura con il Signore.

Tocca agli educatori cristiani, cammin facendo, creare le iniziative adatte, i metodi opportuni, per suscitare prima la simpatia attorno a Gesù, poi l’ammirazione, poi il desiderio di imitarlo e di essergli amici; e infine la volontà di professare la fede in Lui e di testimoniarla nella vita quotidiana.

 

 

EDUCAZIONE MORALE

1. L’educazione morale dei fanciulli di otto-dieci anni non si sovrappone - come un di più - alla formazione umana, intellettiva ed affettiva, ma tende per se stessa allo sviluppo armonico della loro personalità globale. Mira ad una crescita sempre più funzionante in ogni dimensione psichica, ma anche sempre più orientata verso i valori etici cristiani, considerati evidentemente come parte integrante della struttura dinamica. I fanciulli cioè saranno tanto più maturi umanamente, quanto più saranno avviati in modo autentico alla libertà interiore, all’esercizio delle loro (piccole e grandi) scelte in direzione etica-cristiana.

Andando ancora più nello specifico, l’educazione morale dei fanciulli dell’età in questione mira:

- nel settore psichico a incentivare soprattutto lo sviluppo del giudizio morale - il tratto emergente più caratteristico di questa età -, a incentivare ulteriormente lo sviluppo della coscienza morale e naturalmente le capacità decisionali e l’esercizio della libertà;

- nel settore valoriale si impegna a sviluppare i grandi atteggiamenti inerenti la disponibilità al bene; ma anche i primi abbozzi, la prima tessitura delle virtù morali della prudenza, della giustizia, della fortezza e della temperanza;

- nel settore della testimonianza l’educazione morale mira a sviluppare nei fanciulli un impegno sempre più responsabile oltre che nella famiglia, anche nella scuola, nella parrocchia, nel gruppo, portandovi appunto il proprio contributo di rettitudine e di correttezza morale.

La chiesa che nella sua lunga storia ha conosciuto un grande numero di fanciulli santi, fa molto credito a questa età, e crede che si debbano proporre con convinzione le grandi mete di bontà e di santità morale. In un motto riassuntivo: essere amici di Gesù, con tutta la mente e con tutto il cuore, in tutta la condotta quotidiana.

2. In concreto l’iter formativo proposto dalla catechesi muove i passi dalla situazione esistenziale dei fanciulli, vista però non tanto in senso statico, ma dinamico, ossia in quanto vita in azione, in movimento. Come del resto è ovvio per questa età. Si parte dunque dalla giornata dei fanciulli, la più semplice e più normale; una giornata però che diventa simbolo della "giornata biennale" degli otto-dieci anni. In fondo tanto ripetitiva - casa, scuola, chiesa, casa, scuola, chiesa - ma anche tanto densa di novità, di esperienze significative.

Su questa grande giornata irrompe la figura simpatica di Gesù che chiama i fanciulli, uno ad uno, a fare gruppo con lui, a seguirlo compatti verso le grandi mete del Regno. È dunque un grande giorno questo: è il giorno del Signore; ma anche la grande occasione dei fanciulli da non perdere assolutamente.

L’educazione morale mette subito a fuoco le importanti conseguenze di questo impatto. Innanzitutto sul piano del giudizio e della coscienza morale.

Perché anche i fanciulli di questa età devono imparare a giudicare sempre di più con la loro testa se una proposta è buona o cattiva; se la persona che la propone merita stima, oppure no; se i suoi comportamenti sono credibili o meno. E poi sul piano decisionale: in quanto per vivere accanto a Gesù, per camminare dietro a lui e stare al suo passo, occorre buona volontà, tanta decisione. Occorre appunto decidersi liberamente se stare con lui, oppure se si preferisce qualcosa d’altro.

Infine sul piano operativo: perché bisogna proprio agire come lui. Il che comporta allora - come premessa - lo spirito di osservazione e l’ascolto di Gesù; e poi l’atteggiamento della disponibilità a mettere in pratica la sua parola.

3. Sulle strade del Signore poi, camminando fianco a fianco con tanta altra gente, con tanti coetanei, anche i fanciulli notano benissimo che c’è chi perde il passo, c’è chi si siede ai bordi della strada, c’è chi sparisce dalla circolazione. Insomma non tutti camminano sulle strade tracciate dal Signore: per debolezza, per fragilità, per infedeltà, per tradimento.

È sempre stato così, da che mondo è mondo; dai tempi più remoti, ai tempi che precedono la venuta di Gesù sulla terra, fino ai nostri giorni. Anche se è vero che tante brave persone - come i patriarchi, i profeti, molti uomini e donne del popolo ebreo, soprattutto Maria di Nazaret - hanno camminato imperterriti sulla via del bene. Resta chiarissimo un fatto: che Dio è stato sempre fedele al patto di amicizia con gli uomini, non li ha mai traditi. Anzi li ha richiamati a riconciliarsi con lui. E per ottenere questo risultato in pieno, ha mandato - e manda oggi nel mistero natalizio - il suo Figlio Gesù.

L’educazione morale dunque si trova fin dall’inizio dell’iter formativo ad affrontare il tema della infedeltà dell’uomo al Signore. In altre parole, il peccato, purtroppo sempre presente nella storia del mondo.

Essa si propone pertanto di aiutare i fanciulli a capire il vero significato del peccato, a partire dalle situazioni concrete della vita. In questo senso è necessario dialogare a lungo con i fanciulli, suscitare le loro domande, spiegare (e rispiegare) la natura e il significato religioso e morale e la loro capacità di discernimento sui comportamenti buoni e cattivi. Tuttavia occorre tenere presente che anche i fanciulli possono essere toccati personalmente dalla presenza del male: egoismo, bugie, pigrizie, svogliatezza (nella preghiera, nel compimento dei propri doveri di figli, di scolari ...). In questo caso occorre rinforzare la loro coscienza per una sincera revisione della loro condotta; magari avviandoli a poco a poco anche all’uso di un breve esame di coscienza settimanale o giornaliero, soprattutto nella preghiera conclusiva della giornata.

Naturalmente non è sufficiente conoscere e detestare il male, bisogna aiutare i fanciulli a fare dei buoni proponimenti e a metterli in pratica; rinforzando così la loro buona volontà e l’esercizio della libertà. I comportamenti utili e necessari al raggiungimento di questo scopo possono essere numerosissimi e vari, ma contano soprattutto quelli inerenti al compimento dei doveri quotidiani (scuola, famiglia, parrocchia, gruppo etc.).

4. Il mistero dell’incarnazione - celebrato a Natale - riporta ancora in primo piano la fedeltà di Dio; alla sua volontà di salvare tutti gli uomini e alla promessa di un redentore. E Gesù è la visibilizzazione concreta dell’amore fedele di Dio verso gli uomini. Per contrasto - si è già detto in precedenza - gli uomini sono stati spesso infedeli al Patto. Tuttavia moltissime persone del popolo ebraico, soprattutto Maria di Nazaret, e poi lo stesso Gesù hanno dimostrato una grande fedeltà a Dio.

Ora tocca ai fanciulli dimostrare la loro fedeltà al Signore, senza farsi allettare da altre proposte. Pertanto occorre aiutare i fanciulli ad osservare attentamente i segni della fedeltà a Dio; e poi i comportamenti tipici dell’amore, della fedeltà a Dio da parte dei protagonisti della storia della salvezza.

Il discernimento di ciò che davvero prepara il Natale cristiano non è cosa di poco conto, visti i tempi consumistici e folkloristici che toccano da vicino anche i fanciulli. In particolare l’analisi della buona condotta dei protagonisti dell’evento natalizio (Maria, Giuseppe, i pastori ...) torna di utile confronto per rinforzare il loro giudizio morale in senso cristiano.

Di più ancora, l’invito a non lasciarsi condizionare personalmente dai bisogni consumistici, capricciosi; ma piuttosto di lasciarsi guidare dalla luce della fede, aiuta la coscienza dei fanciulli e la loro buona volontà a decidersi di imitare la condotta dei santi modelli di Betlemme.

L’educazione morale - nel tempo natalizio - si preoccupa pertanto che i comportamenti dei fanciulli siano imbevuti da iniziative di generosità, di piccoli sacrifici a favore dei poveri, dei sofferenti, dei bambini posti in stato di abbandono; da piccole iniziative di pace (tra coetanei, tra familiari, tra compagni di gioco...).

E, più ancora, l’educazione morale si preoccupa di avviare i fanciulli all’assunzione di atteggiamenti di fedeltà, di slancio verso il bene, di oblatività, di solidarietà, di amore. Atteggiamenti che attualizzano il mistero dell’Incarnazione anche tra i fanciulli d’oggi.

5. Cammin facendo i fanciulli scoprono sempre di più che gli ideali di bontà proposti da Gesù sono belli e meravigliosi; che i buoni propositi di stargli accanto e agire come lui non mancano. Ma la fragilità è tanta. E lo scoraggiamento è dietro l’angolo. Infatti i fanciulli fanno esperienza concreta dei propri limiti. Scoprono che nella vita quotidiana - di figli, di scolari, di compagni - hanno bisogno di tutto e di tutti.

Tanto più in ambito morale. Per essere buoni, onesti, ligi ai propri doveri quotidiani hanno bisogno di essere aiutati.

Provvidenzialmente scoprono perché il Signore è proprio colui che aiuta coloro che si trovano nel bisogno:

- i poveri per annunciare loro un lieto messaggio;

- i malati per guarirli dalle loro malattie;

- i sofferenti, per asciugare le loro lacrime;

- i ciechi per donare loro la vista;

- i peccatori per liberarli dal peccato.

Il Signore è - più ancora di Mosè - il vero Liberatore, perché è colui che ci salva, nonostante i nostri limiti.

L’educazione morale approfondisce con i fanciulli le ragioni dei limiti in campo morale; sul perché non si riesce ad essere buoni, nonostante la tendenza di fondo, il desiderio di comportarsi bene.

Il giudizio morale ha modo di esercitarsi - attraverso ragionamenti semplici - sulle radici del male presenti nel cuore dell’uomo: l’egoismo, la superbia, al brama di possedere, la violenza, l’aggressività...

La stessa coscienza dei fanciulli ha modo di esercitarsi sui comportamenti quotidiani, in quanto spesso non sono conformi addirittura al desiderio di essere buoni.

Le occasioni - a casa, a scuola, in parrocchia - fanno purtroppo l’uomo ladro, ossia spingono i fanciulli ad agire non come vorrebbero, ma piuttosto svogliatamente, egoisticamente, con le disobbedienze, con le bugie, con i capricci...

Anche la volontà fa spesso cilecca e i fanciulli si scoprono spesso fragili, soprattutto nel settore dell’adempimento dei doveri quotidiani. È necessario ricorrere al Liberatore e Salvatore Gesù, perché le radici del male sono nel profondo della mente e del cuore. Per strapparle occorre il suo aiuto e la sua grazia.

Per controbattere la zizzania della mente e del cuore bisogna comunque impegnarsi ad aiutare chi è nel bisogno: piccole iniziative, piccoli servizi in famiglia, a scuola, nella parrocchia, nel gruppo. Mentre infatti i fanciulli sono di aiuto agli altri, esercitano se stessi al superamento dei propri limiti morali.

Lo spirito di servizio, la solidarietà sono gli atteggiamenti da rinsaldare nei fanciulli, appunto come validi strumenti di superamento dei propri limiti. E recuperare le virtù della fiducia, della speranza sul cammino della vita al seguito di Gesù.

6. Viene un momento anche nella vita dei fanciulli in cui - in mezzo a tante contraddizioni, sia in ambito strettamente personale sia in ambito sociale - si desidera più chiarezza, meno confusione, più concretezze e meno ambiguità. Ossia si desidera avere un quadro di riferimento di valori concreti. Anche i fanciulli desiderano capire sempre meglio dove si trovano spiritualmente e verso dove devono muoversi. Lo chiedono ai genitori, agli educatori. Lo chiedono soprattutto al Signore. Di qui la domanda a Gesù: che devo fare?

È la domanda fondamentale di questi anni di sviluppo del fanciullo, soprattutto in ambito morale. Essa quindi va approfondita, soppesata adeguatamente, magari in occasione di un momento forte dell’anno (liturgico, formativo, come può essere il tempo quaresimale).

La risposta sul piano morale tocca tutti gli elementi utili e necessari allo sviluppo morale. Deve interessare e coinvolgere la sfera conoscitiva dei fanciulli e pertanto il giudizio morale; ma anche le capacità decisionali e le condotte concrete, perciò la coscienza, l’esercizio della libertà.

La Proposta del Signore indica innanzitutto la strada fondamentale, sicura, che porta alla felicità, alla beatitudine: seguire Gesù, perché chi segue lui non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. La sequela di Gesù è dunque un modo molto personalizzato di indicare ai fanciulli la via del bene, ben oltre certi schemi teorici sui comandamenti e precetti.

Su questa strada c’è una segnaletica altrettanto chiara e c’è segnata una corsia preferenziale: quella dell’amore. Gesù si trova sempre su questo percorso: in tutta la sua vita infatti ha amato Dio e il prossimo, con tutta la sua mente, con tutte le sue forze, con tutto se stesso, senza tirarsi mai indietro.

Anche i cristiani, seguaci di Gesù, con il suo aiuto si sforzano di mettere in pratica i dieci comandamenti di Dio, che esplicitano via via in che consiste il comando dell’amore a Dio (amore, adorazione, rispetto, preghiera, fargli festa...) e dell’amore a se stessi (impegno a crescere intellettualmente, socialmente ...) nonché dell’amore al prossimo (rispetto, obbedienza, servizio, solidarietà, dire la verità al prossimo, non derubarlo ...).

Gesù nel percorrere la via dell’amore, ha spinto fino all’estreme conseguenze il suo impegno (che porta alla beatitudine): amando innanzitutto i poveri da povero, i sofferenti, i peccatori e persino i nemici; distaccandosi dai beni di questa terra, del consumismo, dell’edonismo ... Anche i cristiani sono chiamati a mettere in pratica le Beatitudini, che sono le corsie preferenziali di un amore puro, totale, senza limiti.

La risposta degli amici di Gesù consiste innanzitutto nel metterci con decisione sulla strada da lui indicata, fiduciosi del suo aiuto e della sua grazia.

Si prospetta ai fanciulli un orizzonte di vita piena che si realizza nel rapporto filiale e libero, fiducioso in Dio, che per primo ci ha amato; con una condotta sempre ispirata dall’amore, in un preciso impegno a vivere i comandamenti di Dio e secondo lo stile delle Beatitudini.

Nei confronti di Gesù, compagno di viaggio, è pensabile nei fanciulli di otto-dieci anni il desiderio e la volontà di vivere in amicizia con Lui, in quanto questo valore è particolarmente sentito a questa età.

Appunto l’amicizia comporta il desiderio di imitarlo, di rassomigliarli, di comportarsi come Lui, sia nei confronti di Dio, come di se stessi e del prossimo.

7. Gesù da vero Maestro e Amico dà delle indicazioni chiare in campo morale: offre anche ai fanciulli la sua regola di vita.

Tuttavia non si limita a dare solo un quadro di riferimento; ma si propone come modello sublime di questo amore predicato. Gesù si presenta come testimone, ben leggibile e credibile, di un amore totale e assoluto. Ciò traspare in modo solare nella sua pasqua di passione, morte e risurrezione: la firma suprema di un amore totale a Dio e ai fratelli.

I fanciulli sanno leggere e capire bene la testimonianza pasquale di Gesù.

Sul piano morale non è difficile agli educatori trovare stimolazioni opportune per incentivare iniziative di donazione, di piccoli sacrifici, di obbedienza, di solidarietà, di pace, di perdono reciproco, di riconciliazione e così via.

E non sarà difficile neppure incentivare atteggiamenti adeguati, pasquali, che sostengano l’impegno morale, quali la generosità, il gusto della verità, lo spirito filiale di obbedienza, l’oblatività, lo spirito di riconciliazione e di pace.

8. Nella pasqua brilla la luce del Signore. Egli è il modello più alto di donazione, di comunione con Dio e di comunione con gli uomini.

Egli sta alla radice della grazia e della forza che agisce anche nei cristiani, affinché amino Dio e il prossimo.

È naturale che anche i fanciulli levino la preghiera al Signore perché resti sempre con loro, come grande amico e maestro, per aiutarli a vivere e a testimoniare, con gioia, l’amore nella vita quotidiana.

Ebbene il Signore ascolta questa preghiera. Egli è presente in mezzo a noi, soprattutto con i segni sacramentali.

Nella pasqua settimanale, nell’eucaristia domenicale, è presente in modo del tutto particolare: con la sua parola, la sua luce, la sua grazia e con il suo perdono.

L’educazione morale si preoccupa che i fanciulli prendano coscienza e si mentalizzano circa una vita interpretata come donazione e che l’eucaristia (e ogni altro sacramento, in particolare la penitenza) diventi forza e cibo per la vita morale quotidiana, diventi programma da realizzare. In effetti l’eucaristia è fonte di amore, di comunione con Dio e con il prossimo. Nutre la vita cristiana, di modo che essa assuma sempre di più gli atteggiamenti permanenti dell’accoglienza fraterna, del silenzio e dell’ascolto, l’offerta di sé e il sacrificio fatto per amore, come culto spirituale; e poi la condivisione, la disponibilità al servizio, la riconciliazione e il perdono reciproco.

La possibilità di stimolare i fanciulli a moltiplicare i comportamenti concreti di un amore, di donazione, di solidarietà sono infinite. Se poi i fanciulli decidono di iniziare un iter formativo alla messa di prima comunione, allora davvero tutto sarà ulteriormente facilitato. Quello che conta però non è tanto una conoscenza puramente nozionistica della messa e delle sue parti liturgiche; ma una vera iniziazione oltre che nella dimensione della fede, anche nella dimensione morale. Di modo che i fanciulli imparino davvero a coniugare eucaristia e vita, la parola di Dio con la messa in pratica, il perdono divino con la riconciliazione fraterna, la comunione con Gesù con la comunione con il prossimo, la pace con Dio con la pace fraterna. E così via.

9. Come si è più volte ricordato, gli ambienti vitali dei fanciulli di otto-dieci anni sono la famiglia, la scuola, la parrocchia, il gruppo. Lì si intrecciano, si sviluppano, si moltiplicano le relazioni umane. Possono essere relazioni di simpatia o di antipatia, di accettazione o di rigetto, di pace o di aggressività, di giustizia o di ingiustizia, di egoismo o di solidarietà.

I discepoli del Signore, a partire dall’eucaristia, si impegnano a testimoniare la loro fede e la carità cristiana in tutti gli ambienti di vita. Là dove gli amici di Gesù vivono e testimoniano la luce della fede e la forza dell’amore, c’è presente il Signore e la chiesa, appunto comunità di cristiani stretti attorno all’amico Gesù.

I fanciulli sono chiamati a dare il loro contributo personale alla crescita ecclesiale, sia in casa, come a scuola, come nel gruppo e nella stessa parrocchia.

Innanzitutto assumendo quei piccoli ruoli necessari al buon andamento della comunità in questione (familiare, scolastica, gruppale, parrocchiale).

In secondo luogo esercitando le proprie attività con slancio, con retta intenzione, con giudizio e responsabilità. Infatti se ognuno si comporta bene e opera per il bene di tutti gli altri (della famiglia, della scuola, del gruppo, della parrocchia) allora anche il vantaggio comune si arricchirà.

In terzo luogo bisogna che i fanciulli diventino sempre più consapevoli dei propri diritti, ma anche dei propri doveri di fronte alle altre persone conviventi (in famiglia, a scuola ...). Giustizia vuole che si dia a ciascuno il suo, ciò che gli spetta. La giustizia è il primo gradino - essenziale - dell’amore al prossimo, perché senza giustizia non si dà amore. Tuttavia assicurata la giustizia, i cristiani sono chiamati a ben oltre. Vale a dire: alla fraternità, alla generosità, alla gratuità, frontiere del bene che superano la giustizia nuda e cruda.

In una parola, sono chiamati come il maestro e amico Gesù a coltivare lo spirito di servizio, uno dei tratti caratteristici di Gesù, servo di Dio e servo degli uomini.

10. La prima ed essenziale testimonianza che la comunità cristiana deve dare al mondo è l’unione con Gesù, la sua fede e il suo amore verso di Lui; ma anche la sua capacità di tradurre la sua legge d’amore nelle relazioni interpersonali.

Nel battesimo scaturisce e nasce tutto questo, perché dal battesimo nasce la famiglia dei figli di Dio. Il battesimo fonda la nostra uguaglianza, dignità e fratellanza universale. Perciò lo sviluppo della vita umana, cristiana - sociale comporta lo sviluppo della comunione con Dio e della comunione con i fratelli.

L’eucaristia - di cui si è detto - è nutrimento per questa vita di comunione, sia verticale, con Dio, si orizzontale, con il prossimo.

L’educazione morale riprende il tema della figliolanza divina e il tema della fraternità.

Si propone di coscientizzare i fanciulli sull’importanza e bellezza di questi valori, morali e religiosi insieme.

Stimola il giudizio morale dei fanciulli a gerarchizzare tali valori religiosi e morali; a coglierne le conseguenze per la vita pratica, individuale e sociale.

Aiuta pure la coscienza morale a vedere, rivedere le proprie condotte quotidiane, le contraddizioni tra il dire (l’ideale proposto da Gesù) e il fare (i comportamenti quotidiani).

Stimola comunque i fanciulli a decisioni libere per aumentare lo spessore della comunione con Dio e lo spessore della fraternità: rispetto, gentilezza, solidarietà, gratuità.

Le iniziative suggeribili ai fanciulli non mancano davvero nella vita familiare, scolastica, parrocchiale, gruppale.

Comunque conta motivare le condotte buone (sostenere le incipienti convinzioni) e coltivare una testimonianza cristiana anche sociale, nelle relazioni umane dei fanciulli, di modo che essi assumano sempre più decisamente lo spirito della fraternità, gli atteggiamenti virtuosi permanenti della giustizia equa, della gratuità, della generosità, della fraternità, della solidarietà.

11. Il tema del peccato, inteso come rottura della comunione con Dio e con il prossimo, può riassumere in negativo, il discorso fatto finora per aiutare i fanciulli a sviluppare la loro crescita nella bontà.

Se infatti agire bene significa vivere in comunione con Dio, essere amici di Gesù, al contrario peccare significa rompere questa comunione.

Ancora: se agire bene significa rispetto, fraternità, amore al prossimo, peccato invece significa non rispettare il prossimo, essere egoisti, non tenere conto dei diritti degli altri ecc...

Dal punto di vista dell’educazione morale il tema del male e del peccato interessa tutta la personalità dei fanciulli.

Innanzitutto il giudizio morale, in quanto stimolare il fanciullo a sviluppare un vero discernimento sulle varie forme di male presente nell’uomo e nella società, soprattutto sviluppare il vero senso del peccato, inteso come un no detto a Dio, un rigetto dell’amicizia con Gesù, resta uno dei grandi obiettivi dell’educazione morale dei fanciulli di otto-dieci anni. Un obiettivo che tocca la sfera della conoscenza, ma sempre un grande obiettivo, vista l’età alle prese con l’uso della ragione.

Poi interessa la coscienza morale: in quanto allenare tale facoltà dei fanciulli ad esprimersi nella vita quotidiana (e tanto più in occasione della recezione del sacramento della penitenza), a formulare un serio pentimento delle mancanze compiute nella vita quotidiana, è un altro grande obiettivo della formazione morale. Questo obiettivo anzi è più vitale ancora nel senso che tocca la vita concreta, personale, i comportamenti e gli atteggiamenti dei fanciulli.

Evidenziando il peccato è inevitabile richiamare l’attenzione dei fanciulli sul fatto che è venuta meno la buona volontà, tante volte dichiarata al Signore. Ma non è sufficiente dire "Signore, Signore" per essere buoni e bravi, occorre attuare la sua volontà, mettere in pratica il comandamento dell’amore. Appunto in questo consiste il peccato: che uno sa come dovrebbe comportarsi per essere amico di Gesù; ma poi non è coerente, la volontà lo tradisce e fa liberamente il contrario di quello che la coscienza suggerisce, anche sulla base della parola di Gesù.

12. La consegna finale dell’itinerario formativo proposto è vivere per sempre da amici di Gesù. E come Gesù è fedele all’amicizia con i fanciulli, così anch’essi si impegnano giorno dopo giorno a vivere in fedeltà con il grande Maestro e Amico.

Perciò si impegnano a seguirlo sulla via del bene e come Gesù, ovunque è passato, ha fatto del bene a tutti, così i veri amici di Gesù si comportano come lui ovunque si trovano: a casa, a scuola, in parrocchia, in gruppo.

La consegna poi è quella di camminare verso la perfezione della bontà, come ha suggerito il Signore: siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli. In effetti veniamo da Dio e ritorniamo a lui per entrare un giorno nella pienezza del Regno.

Ideale e realtà sono a confronto: anche i fanciulli avvertono lo scarto tra quello che il Signore addita a loro e quello che sono nella condotta di ogni giorno.

Non c’è però da scoraggiarsi, perché come la vita umana vive un processo di crescita e di sviluppo, così la vita cristiana vive la tensione verso la perfezione, verso nuove terre e cieli nuovi.

C’è piuttosto da vivere questa tensione verso la perfezione con grande speranza. In effetti i fanciulli ora sanno che il Signore è sempre con loro e li aiuta a perfezionarsi. Dal canto loro anche la famiglia, la scuola, la parrocchia, il gruppo camminano al loro fianco, sostenendoli, aiutandoli autorevolmente.

Anche i fanciulli devono fare la loro parte: metterci tutta la mente, tutta la buona volontà, tutto il loro cuore.

La costanza nel percorrere la via della bontà, la fortezza nel superare gli ostacoli delle tentazioni al male, la perseveranza nel comportarsi bene e nell’atteggiarsi come amici di Gesù, è quanto suggerisce l’educazione morale cristiana.

Il Signore farà il resto con la sua grazia e porterà a compimento la grande avventura di bontà e di santità dei fanciulli.

E un giorno Gesù dirà: venite benedetti nella casa del Padre mio, preparata per voi fin dall’inizio del mondo.

 

 

LE VIRTÙ DEI FANCIULLI

Nella storia della chiesa si ricordano molti fanciulli santi, sia per la loro fede nel Signore, sia per la loro condotta morale, virtuosa. Segno evidente che la bontà e la santità non si coniugano automaticamente con la cosiddetta maturità umana, che certamente si raggiunge in età più avanzata. Soprattutto oggi, che l’adolescenza è molto prolungata. Ma tale fenomeno è anche prova che lo Spirito di santità spira dove vuole e come vuole, in barba a tutte le teorie sullo sviluppo umano. Ed è infine segno evidente che anche i fanciulli, sostenuti dalla fede e dalla grazia di Dio hanno un corredo umano sufficiente per capire e corrispondere liberamente alla chiamata di Dio alla santità.

1. L’entusiasmo per il bene e per le iniziative di bontà è la prima "virtù" che si constata nei fanciulli di otto-dieci anni.

Lo sanno benissimo gli educatori che hanno a che fare con questi fanciulli. Basta infatti saperci fare nel presentare con convinzione, con slancio gli obiettivi da raggiungere. Non c’è fanciullo che si tiri indietro, soprattutto se l’iniziativa è portata avanti in gruppo, insieme con il maestro educatore.

2. La semplicità è un’altra virtù dell’età. Il che comporta rettitudine di intenzioni, mancanza di malizia o di ambiguità nell’agire.

In effetti i fanciulli dicono quello che pensano; e fanno quello che dichiarano.

3. La generosità verso il prossimo, soprattutto sofferente, è un’altra virtù dei fanciulli. Forse hanno già esperienza dei propri limiti e sanno benissimo quanto si soffra e si desideri essere aiutati nel soddisfare i propri bisogni; e poi la gioia, il sollievo che si prova a liberarsi dal bisogno. Pertanto quando percepiscono i bisogni degli altri scatta in loro la molla della donazione, della solidarietà. E sanno offrire ben oltre al richiesto. Talvolta anche tutto quello che hanno a disposizione.

4. La giustizia è un’altra tipica virtù di questa età. Poiché i fanciulli si sentono assolutamente uguali, tutti alla pari, e non hanno ancora esperienza delle differenze sociali, sono arciconvinti che ciascuno deve dare e ricevere quanto gli è dovuto: nella stima, negli affetti, persino nel voto scolastico, come nel gioco.

Coltivano fortemente lo spirito di reciprocità nel dare e nell’avere.

Del resto i loro minuti commerci attorno "ai fumetti" lo dimostrano. Difendono poi i loro diritti con accanimento; ma sanno riconoscere anche ciò che spetta agli altri.

5. L’obbedienza ai genitori e agli educatori caratterizza ulteriormente l’età in questione. Soprattutto sono soddisfatti dei genitori che dialogano e degli educatori che motivano, che spiegano le loro decisioni. Per corrispondere alla loro volontà sono disposti a fare qualsiasi cosa.

6. La puntualità agli appuntamenti stabiliti - con il gruppo, con gli amici - è una dote assolutamente pregevole nei fanciulli di otto-dieci anni.

Difficilmente sgarrano su questo fatto. Magari arrivano scomposti, sbracciati, sporchi, ma puntuali. È evidente che sono naturalmente convinti che non conta tanto il vestito, le belle apparenze, quanto piuttosto la sostanza, la loro persona e la parola data.

7. La curiosità - come tendenza naturale a conoscere, ad esplorare - è un altro tratto caratteristico dell’età degli otto-dieci anni. Quando poi si infila nel cuore la curiosità di conoscere i modelli di bontà e di santità, può diventare un grande incentivo, una grande spinta all’imitazione del modello che li attrae.

8. L’amicizia con Gesù riassume tutta la struttura virtuosa presente e fortemente sentita nei fanciulli in questione. La apprezzano fortemente, la coltivano con slancio, ne fanno un punto di onore. Appunto può riassumere bene in modo personalizzato il loro cammino sulla strada della bontà.

 

 

I VIZI DEI FANCIULLI

1. Piace a tutti pensare alla fanciullezza come all’età dell’innocenza per antonomasia. Si dà il caso tuttavia che questo sia scritto solo nei libri dei sogni degli adulti e nella loro nostalgia di ritorno.

La realtà è un’altra e dice che anche i fanciulli sono figli dell’umanità fragile, impostata di istintualità, di tendenze alla devianza morale.

2. La tendenza a fare capricci è la capofila dei vizi della fanciullezza. Il capriccio in genere è un fenomeno improvviso, tempestoso, ma di breve durata. Tuttavia a lungo andare diventa vizio, un modo di reagire ripetitivo di fronte ad una situazione che non garba per niente. In fondo si può interpretare come una forma di protesta contro gli adulti, un meccanismo di difesa a fronte di bisogni inevasi, insoddisfatti. La cosa dipende anche dall’inesperienza dei fanciulli, dall’incapacità di vedere oltre l’immediato beneficio. Fatto sta che sono frequenti a questa età; scattano di fronte ad una parola male pronunciata, ad un cibo che non è gradito, ad una pretesa di interrompere i loro giochi.

Classico capriccio poi è quello di procrastinare il più possibile l’ora di andare a letto, magari giocando attentamente al tira e molla con i genitori, indecisi sul da farsi.

3. La gelosia nei confronti degli adulti significativi, o di compagni o fratelli più fortunati è un altro classico vizio dei fanciulli di otto-dieci anni. Essa fa compiere davvero degli strani comportamenti, anche i più impensati e imprevedibili: insomma gioca davvero dei brutti scherzi.

4. La golosità dei fanciulli è proverbiale. Si dice appunto: sei goloso come un bambino. È una tendenza naturale ad abbuffarsi delle cose che piacciono. Le scorpacciate di dolci o gelati o comunque di cibi che piacciono sono molto frequenti. I fanciulli hanno poca capacità di inibizione; anche perché non sanno ancora prevedere l’esito delle loro scorpacciate, malessere, alterazioni fisiche. E poi perché vivono comunque nell’immediatezza istintuale. Talvolta può essere sintomo di grande appetenza affettiva... ma insoddisfatta. Comunque sia l’origine di essa, la golosità a lungo andare si instaura nei fanciulli come un tarlo roditore.

5. Raccontare bugie è un vizio ancora abbastanza diffuso nei fanciulli di otto-dieci anni, anche se in via di estinzione. È un fenomeno tipico dei fanciulli educati rigidamente, da genitori autoritari, rigorosi, magari tutto casa e chiesa, ma per niente democratici. In tale situazione i fanciulli si difendono come possono. In particolare per non perdere stima affetto e il loro buon nome si difendono ricorrendo alla bugia.

Anche se poi resta vero che - soprattutto nei fanciulli - le bugie hanno le gambe corte, si scoprono facilmente, perché i fanciulli non sono ancora corredati di malizie, di astuzie sufficienti per nasconderle.

6. La video-dipendenza è abbastanza diffusa a questa età ed è un effetto macroscopico di una prolungata esposizione alla televisione già negli anni infantili e della prima fanciullezza. I programmi televisivi impegnano l’interesse dei fanciulli in modo quasi attivo mostrando loro come fare o costruire qualche cosa, oppure impegnando la loro simpatia e la loro immaginazione. Così da coinvolgerli emotivamente. Alcuni programmi suscitano tendenza istintuale molto forte e quindi li attraggono.

Quando poi c’è di mezzo la violenza e il sesso, i fanciulli usufruiscono della televisione come chiave nel buco per sbirciare morbosamente il mondo degli adulti. Il brutto è che la dipendenza a lungo andare si instaura sempre più profondamente facendo dei fanciulli degli schiavetti dello strumento televisivo.

7. Consumisti sfrenati di fumetti, piuttosto che di libri scolastici o simili, a lungo andare rischiano di diventare dei fumettari.

I fanciulli divorano un sacco di fumetti, innanzitutto perché li rappresentano. Essi non producono nuove conoscenze: tant’è che i fanciulli sanno già come andrà a finire il tal racconto, oppure intravedono già tutto; eppure li leggono velocemente e con avidità. Il fatto è che i fanciulli trovano nei fumetti chi li rappresenta; chi rappresenta i loro desideri, le loro tendenze. Se nell’infanzia queste tendenze potevano essere manifestate senza inibizioni; ora non più, perché gli adulti non lo sopporterebbero. Pertanto queste tendenze ora vengono proiettate negli eroi fumettistici e nelle loro gesta eroiche, o dementi, o fantastiche...

In un certo senso i fumetti sono per i fanciulli come i sogni: i simboli onirici sono i rivestimenti del loro vissuto fantastico, sono i films immaginifici delle loro pulsioni. Per esempio, superman può simboleggiare la voglia di onnipotenza, il desiderio di ribaltare la situazione quotidiana, passando dall’essere dominati al predominio sulle persone e le cose.

 

 

I FIORETTI DEI FANCIULLI

1. I fanciulli di otto-dieci anni vivono decisamente il presente; non sono capaci di prospettare un futuro a lungo termine, per immaturità delle capacità conoscitive e dell’io prospettico.

Pertanto torna inutile organizzare con loro delle iniziative che durino mesi e mesi. Tuttavia sono capaci di coagulare attorno a un progetto di immediata attuazione tutte le loro forze, di mente e di cuore.

Sanno infatti vivere intensamente una iniziativa concreta che li interessa e che produce soddisfazione interiore, soprattutto se rinforzata dalla percezione di essere utili a qualcuno o per qualche cosa. Hanno bisogno anche di essere capiti e soprattutto apprezzati. Perciò nell’attuazione della loro buona azione sentono necessario l’intervento degli educatori e della loro approvazione.

Anche perché così hanno modo di ricavare la certezza di essere sulla strada del bene. Insomma sentono il bisogno di un utile confronto. Se poi riescono a fare l’iniziativa in gruppo, tanto meglio. L’affiatamento di gruppo li stimola, li mette anche in competizione positiva. In tal modo riescono a compiere miracoli di bontà.

2. La proposta di fare una iniziativa di solidarietà per altri fanciulli bisognosi li mobilita enormemente. Sono capaci di dare fondo al loro salvadanaio, pur di venire in soccorso a questi coetanei. I più avveduti sono capaci anche di organizzare dei mercatini dell’usato, fare delle piccole raccolte di denaro o di oggetti (quaderni, giocattoli...), mercanteggiando con i passanti, vicino a casa o alla scuola.

3. Le iniziative per aiutare i poveri del terzo mondo li trova sempre in prima fila. In effetti le giornate pro-missioni, per la Santa Infanzia, vedono anche i fanciulli di otto-dieci anni protagonisti in erba.

La generosità è la molla che fa scattare i fanciulli; ma anche il sentimento di compassione e la naturale tendenza verso la bontà.

4. I piccoli fioretti, i piccoli sacrifici - per esempio l’astenersi da certe golosità - trovano i fanciulli un po’ meno entusiasti; ma se percepiscono chiaramente la finalizzazione sociale e caritativa, allora trovano pronta accoglienza. A volte i fanciulli sanno fare sacrifici tali che forse da adulti non riusciranno mai più a compiere.

5. Gli atti di gentilezza e di generosità verso i genitori, gli insegnanti e gli educatori, ma anche verso i compagni, non si contano nella vita quotidiana dei fanciulli. Ne sono consapevoli e ne godono, proprio perché percepiscono chiaramente che è la giusta via da battere nella vita.

 

 

I PECCATI DEI FANCIULLI

1. Il peccato è un’azione compiuta consapevolmente e deliberatamente, rendendosi conto di agire contro la coscienza propria e la propria fede religiosa. I peccati degli adulti sono azioni appunto compiute sapendo di fare il male, anche contro la protesta della propria coscienza, che invece richiama la volontà del Signore e i suoi comandi e le esigenze della rettitudine morale. In effetti i comandamenti del Signore segnano chiaramente lo spartiacque tra ciò che è lecito e quello che è illecito nella condotta personale.

Per i fanciulli le cose sono un po’ più complesse, anche perché il giudizio morale, la coscienza e tutta la struttura psichica, nonché la conoscenza e la percezione di Dio e della sua volontà, non sono ancora sviluppati appieno.

È meglio parlare di male o di peccato? La coscienza umana percepisce il male; la coscienza illuminata dalla fede percepisce il male-peccato.

Comunque sia e si ponga questa problematica, i peccati dei fanciulli si situano soprattutto sul versante "del fare" (ho fatto questo, ho fatto quello), più che sul versante della condotta interiore (ho pensato male, ho desiderato vendicarmi...) Visto il livello della loro maturazione psichica, la loro mentalità comportamentista più che interiorizzata, il fenomeno appare quanto mai naturale, conforme appunto allo sviluppo dell’età.

2. Il primo peccato che i fanciulli confessano chiaramente è quello di fare i dispetti. Ai propri fratelli e sorelle, soprattutto più piccoli; ai propri compagni, soprattutto più fragili. Ma è un dato di fatto che i fanciulli siano attaccabrighe. Anche i cuccioli d’animali baruffano tra di loro, non fosse altro che per ottenere e conservare il privilegio di essere serviti per primi alla mensa. I fanciulli tuttavia che confessano questo tipo di peccato, sanno distinguere bene ormai ciò che è puro gioco, da un sottile veleno della violenza, magari gratuita.

3. Un altro peccato dei fanciulli è quello di dire le parolacce. Un po’ perché i genitori sono sensibili sul fenomeno; e un po’ perché ormai le hanno imparate tutte e perché così si sfogano della conflittualità.

Fatto sta che sono piuttosto abbondanti nel settore. Gli adulti - diversamente - raramente confessano questo peccato: forse perché effettivamente lo commettono di meno o forse perché non ci badano più, talmente sono abituati. I più grandicelli cominciano anche a bestemmiare, ma sottovoce.

4. Dire le bugie è un fenomeno ancora abbastanza presente nei fanciulli di otto-dieci anni, anche se in via di estinzione. Lo fanno più per salvarsi da qualche rimbrotto o castigo che per vera malizia che in realtà non hanno. Sanno tuttavia chiaramente che la verità non è un optional e che va sempre rispettata; per questo la loro coscienza li rimprovera aspramente.

5. Disobbedire ai genitori e agli educatori è un altro classico peccato confessato dai fanciulli. Anche se resta vero che la seconda fanciullezza - rispetto a tutto l’arco evolutivo - è ancora l’età più obbediente. Ciò non toglie che nella condotta quotidiana soprattutto i più vivaci, tendano a fare di testa loro, anche consapevolmente, contro le indicazioni dei genitori e degli educatori.

6. I fanciulli confessano spesso anche di avere rubato. È una tentazione forte quella di appropriarsi della roba che arriva sotto mano. In concreto confessano di avere rubato soprattutto a mamma, a papà, ai fratelli.

Insomma si tratta di un risvolto, una specificazione della disobbedienza, più che di un latrocinio vero e proprio. Ma l’appropriarsi della roba casalinga è avvertito ugualmente come un rubare, che la coscienza riprova decisamente.

7. Fare atti impuri è un peccato più raro presso i fanciulli di otto-dieci anni. Passata l’età del gioco a "fare il medico", a questa età avvertono più chiaramente la necessità e l’importanza di rispettare la propria e l’altrui corporeità. Talvolta tuttavia alcuni sono capaci - anche in gruppi - di spingersi oltre la soglia del pudore: per curiosità morbosa, per istintualità emergente. Fatto sta che talvolta anche i fanciulli di otto-dieci anni confessano questa colpa: la loro coscienza tuttavia li rimprovera aspramente. Lo ritengono infatti il peccato più grosso della loro vita.

 

BIBLIOGRAFIA

Per l’approfondimento

- La formazione della coscienza morale nei fanciulli, Simula Mario, Ed. Paoline (Alba CN)

 

 

CONCLUSIONE

Se l’educazione morale dei fanciulli cattolici di otto-dieci anni viene proposta con profondo rispetto sia nel progetto del Signore, come in grande fedeltà allo sviluppo degli stessi fanciulli, allora non mancherà di produrre i suoi frutti positivi, i suoi benefici effetti.

Ciascuno dei fanciulli arriverà senz’altro all’impatto con Gesù e a porgli la domanda centrale: "Maestro, che devo fare?".

Il Signore risponderà indicando nell’osservanza dei comandamenti e delle Beatitudini la via della sua sequela e della santità.

Molto meglio se i fanciulli trovano accanto a loro degli educatori altrettanto bravi e santi; maestri veri di vita morale, ma anche testimoni credibili, capaci di coniugare fede e vita, gli ottimi insegnamenti con le virtù morali praticate quotidianamente.

La voglia di diventare santi, grandi santi, nasce appunto a questa età.

 

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