LO SPIRITO: FANTASIA DI DIO
(Gazzotti Ezio)


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titoli

Indice:

Presentazione
Cap. 1 - Lo Spirito: fantasia di Dio!
Cap. 2 - Esperienze dello Spirito
Cap. 3 - Parlare dello Spirito Santo
Cap. 4 - Pregare lo Spirito Santo

 

 

 

 

Presentazione
Negli Atti degli apostoli è narrato un episodio curioso. Lo raccontiamo per disteso con le parole stesse di Luca:
Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, giunse a Efeso. Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: "Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?". Gli risposero: "Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo". Ed egli disse: "Quale battesimo avete ricevuto?". "Il battesimo di Giovanni", risposero. Disse allora Paolo: "Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù". Dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavano. Erano in tutto circa dodici uomini. (At 19,1-7)
Può succedere anche oggi che qualcuno dei cristiani dica: "Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo"? Nella situazione di quelle persone di Efeso non c’è proprio nulla di strano: sono discepoli di Giovanni il Battista e sono stati battezzati da lui. Quindi a loro è mancata una esplicita iniziazione allo Spirito Santo.
Che cosa succedeva e che cosa succede se questa rivelazione non avviene? Ecco una serie di esiti molto concreti. Esaminiamo due ipotesi:
• Se non si annuncia e non si sperimenta lo Spirito:
Si ha un’immagine "grigia" di Dio Padre. Gli si toglie ogni fantasia, ogni creatività. Lo si riduce all’"ente supremo", al "custode della morale", a "colui che all’inizio ha avviato il meccanismo del mondo".
La vita cristiana viene ridotta a pura osservanza di precetti, a religione "servile".
Si ha un’immagine statica dei profeti, di Gesù, di Maria, dei santi. Ci si immagina che la loro esperienza sia senza dinamismo interiore, senza crisi, senza slanci.
• Se si annuncia e si fa esperienza dello Spirito:
Si scopre questa divina Persona già in attività sin dall’inizio. Lo si scorge (in virtù della fede) nei fiori che sbocciano, nelle persone che si innamorano, in tutti quei genitori (credenti o non credenti) che si prendono cura dei figli handicappati...
Si scopre la fantasia del Padre, la gratuità del suo agire, l’universalità del suo progetto.
La Chiesa appare come un giardino dai mille fiori, dalle mille piante. Appare come luogo in cui si può scorgere (proprio in virtù dello Spirito) il Signore risuscitato, lo si può "toccare", "vedere".
La storia appare animata da un dinamismo cosmico, interno, che è il soffio di Dio. Egli è Persona e non pura energia. Dà coraggio agli uomini, porta a credere in Gesù.
Vive tra noi, anzi dentro di noi. È inquilino permanente. Porta a vivere "di Cristo" e "in Cristo". Realizza in noi le opere che realizzava in lui.
Questo libretto è dedicato ad ogni cristiano, affinché possa scorgere e sperimentare questa Divina Presenza.

p. Ezio Gazzotti

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Capitolo 1

LO SPIRITO: FANTASIA DI DIO!

Premessa
Ci diciamo cristiani. Facciamo il segno della croce, professiamo la fede nel Dio trino. Di fatto parliamo del Padre. Abbiamo riscoperto Gesù. Lo Spirito chi è? Quando e dove facciamo esperienza di lui? La Cresima che ruolo ha?
Come giustificare l’assenza dello Spirito?
Una spiegazione: abbiamo l’esperienza dell’avere un padre, un genitore: possiamo parlare di Dio.
Siamo figli o abbiamo figli, abbiamo fratelli: possiamo parlare di Gesù. Quali le vie per parlare dello Spirito?
La Bibbia ci suggerisce questo:
• Narra lo Spirito. Usa dei verbi.
• Adopera immagini. Lo Spirito è come...
Acqua: è fresca; zampilla; è vita; fa fiorire.
Vento: è dolce e forte; soffia; arriva all’improvviso.
Fuoco: è bello; illumina; riscalda; forgia i metalli.
Facciamo questa scelta: raccontiamo esperienze. Sono storiche, reali. Le viviamo. Da lì partiamo per essere introdotti a esperienze trascendenti, ineffabili.

Il regalo di una persona
C’è una donna. Viene dall’Africa. Si trova in una situazione nuova. È travolta da persone che la sfruttano. Si macchia di delitti, è arrestata. In prigione rischia di perdere la vista.
Incontra una ragazza. È una volontaria. Le sta vicino. La visita più volte al giorno. Le sta accanto fino al recupero totale. La donna africana si è sempre chiesta: "Che ho fatto per meritare questa persona? Gli altri (medici, infermieri) han fatto il loro dovere. Come farò a ricompensarla?"
Lo Spirito è il regalo di una persona. Gesù ci fa questo dono morendo. È tutto ciò che ha. È una presenza silenziosa, immeritata, impensata. Viene proprio data nella prova. È ciò che ci vuole in questo momento: uno che sta dalla parte del debole.
Partiamo da altre situazioni. C’è una ragazza che subisce violenza in famiglia; c’è un commerciante che viene taglieggiato; c’è un uomo che viene avvertito dalla mafia.
Questa persona sta zitta. Subisce, tiene tutto per sé. Si sente come schiacciata. Trova una persona (un amico, un familiare, un avvocato) che le dice: "Devi parlare; devi reagire; io sarò con te, sempre!".
Questa persona si rianima. Affronta la situazione. Si reca in tribunale. Guarda in faccia chi le ha usato violenza.
Lo fa perché c’è uno con lei, accanto a lei. Le suggerisce le parole e le scelte.
Questa esperienza è simile a quella dei dodici. Stavano con Gesù. Avevano grandi aspettative. Egli viene arrestato. Fuggono, lo lasciano solo. Sono inchiodati dalla paura. Il Risorto dona loro lo Spirito. Lo dà come avvocato, paraclito, consolatore. I dodici vanno a Gerusalemme. Dicono: "Quel Gesù, che voi avete ucciso, Dio lo ha fatto risorgere da morte" (Gal 2,36).
Sta a loro affrontare i tribunali. Avvertono, più di prima, l’azione del Risorto. Nel suo nome affrontano i pericoli. Sono deboli, ma lo Spirito parla in loro. Abita dentro la coscienza. Dà luce e coraggio.

Uno che fa comunicare
Siamo in un ufficio, in un ambiente di lavoro. Ci sono rapporti funzionali e formali. Ognuno sta sulle sue. È faticoso vivere.
Arriva uno che ha un carattere aperto. Si fa benvolere da tutti. Ha facilità di rapporti, propone iniziative. Valorizza ognuno. Lo fa con rispetto e spontaneità.
Lo Spirito compie questo. Gli apostoli stavano nel Cenacolo. Erano imprigionati dalla paura. Lo Spirito apre alla parola. Si posa su ognuno. Fa uscir fuori dal chiuso. Si esprime in mille doni. Dà a tutti il medesimo linguaggio per pregare, comunicare la fede, annunziare (At 2).
Valorizza ognuno per ciò che è (prete o sposato, vescovo o politico) (cf. 1Cor 7).

Uno che fa aprire gli occhi
Può succedere in famiglia o in un gruppo. Si vive accanto ad una persona. La si vede, la si frequenta. Non si nota nulla di profondo in lei, si percepisce l’aspetto esterno.
Questa persona se ne va o muore. Si comincia a considerare le sue parole o i suoi gesti. La si sente più vicina. Se ne colgono gli aspetti più profondi. Si rilegge tutta la sua vita.
Un’esperienza simile è stata quella dei discepoli. Hanno conosciuto Gesù per tre anni, a partire dal 26 d.C. Lo vedevano, mangiavano con lui. Erano testimoni dei miracoli. Non capivano quasi nulla di lui sia perché le loro attese erano terrestri sia perché Gesù era oggettivamente "diverso". Di lui pensavano: è un maestro, è un taumaturgo, è un profeta, è un re.
Gesù viene arrestato. Si lascia prendere, non risponde alle accuse. Non sfugge alla morte. La croce è scandalo. I discepoli sono proprio a terra. Pensano: Dio ha sconfessato Gesù. Oppure: Gesù ha seguito la sorte dei profeti.
Cristo torna tra loro, regala lo Spirito. Cominciano a ricordare le parole di Gesù. Capiscono che la croce è potenza e sapienza di Dio. Arrivano a dire: "Gesù è il Signore" (1Cor 12, 3), sta alla destra del Padre, è pari a lui. E` suo Figlio, suo agnello, suo pane, suo pastore, sua parola, suo volto, suo plenipotenziario.
Sentono che Gesù è presente più di prima, più attivo, più vicino.

Concludendo
Lo Spirito è fantasia di Dio. Esprime il Padre come:
• gratuità
• presenza amorosa
• capacità di sorprendere
• creatività
• vittoria sulla morte

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Capitolo 2

ESPERIENZE DELLO SPIRITO

Emozioni ed esperienze
Sappiamo tutti che cosa sono le emozioni. Sono stati d’animo momentanei: paura, gioia, sorpresa, incertezza... In continuità si affacciano, si avvicendano, compaiono e scompaiono. Nascono dall’incontro con le situazioni e le persone.
Il mondo religioso ha le sue proprie emozioni. Si sviluppano in relazione ai riti, ai meetings, alle feste... Si tratta di impressioni. Assomigliano molto a fotogrammi che non diventano mai sequenze organizzate.
Ben diverse sono le esperienze. Anch’esse nascono dagli incontri con gli avvenimenti e le persone. Implicano però una mediazione, una modificazione della persona. Coinvolgono evidentemente le emozioni, ma le superano in intensità e profondità. Hanno la forma di veri e propri percorsi. Noi tentiamo di raccontarle.
Protagonista è la persona. Essa anzitutto prova, anche in campo religioso, una prima reazione immediata, incontrollabile, istintiva. Ma poi c’è - come elemento caratteristico - il contatto con la Parola. Essa è un’azione di Dio, una Rivelazione. Penetra dentro la persona e la sconcerta. C’era un equilibrio (vero o presunto): se ne trova un altro che è "fondato" sul volere di Dio.
Non c’è esperienza religiosa autentica senza "conversione". Lo Spirito interpella il soggetto; lo invita ad accogliere un dato di fatto o, comunque, una dimensione insospettata. Perché si passi dalle emozioni alle esperienze ci vuole tempo.
Nel primo caso, delle emozioni, la persona adatta a sé la realtà esterna; tenta anche di "fabbricare" Dio! Nel secondo caso, lo Spirito avvia il movimento contrario: il credente si fa carico del sogno di Dio, del compito che il Padre di Gesù le assegna (cf. Gen 12,1-9; Es 3; Ger 1,4-10; Ez 1,2).
Le esperienze autentiche possono essere accompagnate da sensazioni sgradevoli. C’è una specie di "litigio", di contrasto rispetto alla Parola. Essa è percepita come una meta affascinante ma lontana. Siamo come Maria, che si trova in continuità superata da avvenimenti più grandi di lei, da parole difficili da decifrare. Anche noi custodiamo dentro questa Rivelazione che Dio ci sta trasmettendo (cf. Lc 1,26-38; 2,19.33.51). Pur non percependo i termini, ci fidiamo di Dio. Consegnamo, come Gesù, la nostra vita nelle mani del Padre (cf. Lc 23,46). Lo Spirito ci conduce a questo.

Paura umana, gioia divina
Si abbina spesso lo Spirito all’eroismo. Lo si riserva - così pare - a persone inattaccabili, inossidabili. Così, si fa torto a Dio e agli uomini.
C’è un sentimento che ci accomuna come genere umano: la paura. Nasce da tante cause. Sempre vi è un elemento che ricorre: l’incontro (o scontro) con l’ignoto. Esso è rappresentato da persone che ci incutono timore, dall’arrivo di fattori imprevisti, dalla solitudine, dalla incomprensione.
La paura isola e paralizza. Talvolta riusciamo a mascherarla; talvolta appare in modo evidente in noi, nel nostro volto, nelle nostre parole.
Gesù ha provato una paura "mortale" quando si è trovato di fronte alla prospettiva imminente della cattura e della morte (cf. Mc 14,33-34). Le forze gli sono venute meno. Ha chiesto inutilmente l’aiuto, la solidarietà degli apostoli (cf. Mc 14,37-38). Ha pregato a lungo. Si è reso conto che si trattava di una tentazione (Mc 14,38). Ha chiesto al Padre che gli fosse allontanata la prova. Si è espresso con forti grida e lacrime (Eb 5,7).
Dio lo ha esaudito, ma solo in un senso: gli ha dato lo Spirito per portare a termine il suo compito.
La paura può essere via per far esperienza dello Spirito. Egli è stato il sostegno, l’amico di Gesù. Cristo ce lo regala. Sa quanto sia prezioso. In questo senso ci dice "Non abbiate paura" (Gv 14,1) e "Non vi lascerò orfani" (Gv 14,18).
La paura è la premessa migliore per la preghiera. Essa diventa - di fronte all’ignoto che ci assale - grido, implorazione accorata. Vengono meno tutte le sicurezze: ci aggrappiamo a Dio che è rupe, riparo, sostegno (cf. Salmo 90).
La preghiera non ha la capacità di mutare ciò che sta all’esterno. Se abbiamo una malattia, è improbabile che essa scompaia. Se ci sono "nemici che ci assalgono", essi restano ancora ben presenti.
La preghiera ha sempre un effetto: riceviamo lo Spirito (Lc 11,13). Cambiamo noi. Siamo resi capaci, dal "consolatore" (Gv 14,15) che ci regala Gesù, di affrontare le situazioni. A livello psicologico, proviamo ancora timore, ma non scappiamo più. Come Gesù ci alziamo (cf. Mc 14,42) per andare incontro a ciò che ci attende.
Caratteristica, in questa linea, è l’esperienza dei discepoli. La croce ha innestato in loro un meccanismo irrefrenabile di paura. Alcuni di loro sono fuggiti da Gerusalemme (cf. Lc 24,13). Lì era stato ucciso Gesù. Questo poteva capitare anche ai suoi discepoli (cf. Gv 20,19).
Lo Spirito ha lavorato a lungo dentro di loro. Ha riscaldato i cuori; ha aperto gli occhi (cf. Lc 24,13-35). Proprio quando la paura li faceva sentire impotenti e soli, lo Spirito ha fatto percepire una presenza risolutiva, quella del Risorto.
Come gruppo, hanno deciso di "uscir fuori", di "affrontare" la nuova situazione. Hanno annunciato con franchezza che Cristo era risorto (At 2). Hanno affermato: "Di questo noi siamo testimoni!" (At 2,32). Si potrebbe trascrivere questa espressione con l’altra: "Su questa verità noi ci giochiamo la vita". Era lo Spirito che "parlava" in loro (Mt 10,20).
Punto terminale di questo tipo di percorsi - come ci dicono i racconti della Pasqua - è la gioia. È ben più di una sensazione. Va ben oltre la spensieratezza. È regalo di Dio; è abbraccio affettuoso dello Spirito (cf. Lc 24,41; Gv 20,20).

Attrizione, contrizione
Ciò che più fa assomigliare i cristiani agli altri esseri umani è il peccato. Esso non è una macchia, un puro debito giuridico. È una scelta personale, consapevole, con cui noi tradiamo Dio e ci muoviamo nella logica opposta rispetto alla croce di Gesù. Così smarriamo la via della salvezza. Deformiamo l’immagine di Cristo che lo Spirito sta costruendo in noi.
Sbarra la via ad ogni percorso la presunzione di sentirci giusti (cf. Lc 16,15; 18,9). È come un velo che tarpa gli occhi. È una insensibilità grave della coscienza. Il Signore passa, ma chi si sente "giusto" non lo vede. È come un uomo vicino alla morte che non avverte alcun sintomo del suo male.
Il percorso inizia quando sorge il senso di colpa. È una specie di disagio. Provoca sofferenza: capiamo di avere sbagliato; sentiamo di avere offeso Dio. Ma al centro siamo ancora noi. È caduta l’immagine ideale che ci facevamo di noi stessi. Sentiamo un grave peso psicologico.
Lo Spirito sta già lavorando dentro il nostro cuore. Ci mette in cammino attraverso vie che lui solo conosce. Ci guarisce dal male di "sentirci giusti" attraverso una sconfitta, un rimprovero di qualcuno. Talvolta - con molta discrezione - bussa alla nostra porta con la predicazione, la lettura di un brano biblico.
Sta a noi riconoscere il nostro peccato. Sta a noi accettarne la paternità e la responsabilità. Possiamo giungere alla attrizione. È dolore che proviamo per i peccati, ma solo perché essi ci procureranno un danno o una pena. Abbiamo infranto una legge: ci aspettiamo la sanzione.
Lentamente lo Spirito ci conduce al senso del peccato. Lo fa aiutandoci a guardare con amore la croce di Gesù. Vediamo Colui che ci ha amati e ha dato se stesso per noi (Gal 2,20). Il suo sguardo incrocia il nostro. La legge non ci fa più fa velo. Siamo come Pietro che piange: sappiamo che l’amore di Cristo è ben più forte del nostro peccato. Non siamo più come Giuda, che pensa che il suo peccato sia più decisivo dell’amore di Cristo (Mt 26,75; 27,9).
La croce ci mostra il cuore di Cristo. Attraverso la ferita del suo costato, lo Spirito ci conduce direttamente nel cuore del Padre. Noi abbiamo tradito Dio; il peccato è proprio l’occasione in cui egli esprime la sua azione più alta, più "divina", la remissione delle colpe. Cristo che è tutto pieno dello Spirito, ci perdona di cuore (Mt 18,35). Per questo noi arriviamo alla contrizione.
Il perdono è il regalo più alto che Dio tiene in serbo. Quando lo Spirito ci concede (per es. nel Sacramento della Riconciliazione) di farne esperienza, ci sembra di rinascere. Vediamo anche diversamente il mondo, la storia. Diventiamo più dolci, più comprensivi verso i nostri fratelli (cf. Mt 18,23-35). Li sentiamo come colleghi. Svanisce in noi ogni senso di superiorità.

La preghiera, le preghiere
Il cap. 4 del libro "Atti degli apostoli" ci mostra come nasce la preghiera cristiana. Rifacciamoci, per mettere ordine, al capitolo precedente (At 3).
Simone e Giovanni si recano al tempio (At 3,1). Rappresentano la comunità cristiana che, sotto la spinta dello Spirito (At 2), comincia a muovere i primi passi. Incontrano un paralitico. Egli chiede l’elemosina. Risponde Simone: "Non ho né oro né argento; quello che ho te lo dono: nel nome di Gesù, alzati e cammina!" (cf. At 3,6). Il paralitico si erge in piedi (viene qui usato il termine tipico della risurrezione). Entra nel tempio saltando e lodando Dio.
Le guardie avvisano i Sadducei. È proibito agli zoppi l’ingresso nel "luogo santo". Prima devono avere il certificato dall’ufficiale sanitario, il Levita.
Simone e Giovanni compaiono davanti al tribunale del sinedrio (At 4,5). Si giustificano dicendo: "Se questo uomo sta ritto qui davanti a voi, ciò significa che Gesù è vivo, è Risorto. Noi, infatti, abbiamo invocato il suo nome" (At 4,9-10).
La comunità si trova di fronte ad una situazione imprevista. Per il beneficio recato ad un uomo, Simone e Giovanni vanno incontro a seri guai.
I credenti non sanno darsi una spiegazione. Le autorità, che dovrebbero interpretare il volere di Dio, sono di ostacolo alla lieta notizia. Proibiscono di parlare della risurrezione (At 4,18).
I discepoli pregano a lungo. Il primo sentimento che vivono è lo sconcerto. Per questo aprono le Scritture. Lo Spirito, che ne è l’autore, li guida nell’interpretazione. Trovano nel Salmo 2, una chiave di lettura. Questo inno parla dell’opposizione delle genti al Messia del Signore (Sal 2,1-2). Una cosa appare chiara: in Simone e Giovanni si sta prolungando la vicenda stessa di Gesù (At 4,27): come lui hanno operato guarigioni, come lui hanno annunciato l’Evangelo. Come lui compaiono in tribunale. In loro opera il Risorto.
Mentre pregano, viene effuso su di loro lo Spirito. Riconoscono di essere la comunità messianica (At 4,31). In loro si compie la morte del Signore; in loro avviene la risurrezione.
Dallo Spirito, dalla preghiera ricevono la "franchezza" per seguire il Signore (At 4,31).
Ogni volta che il cristiano (da solo o con i suoi fratelli nella fede) prega, si compie in lui la Pentecoste. Lo Spirito visita i cuori, illumina le menti. Egli offre la chiave di lettura della situazione. Fa in modo che la comunità stessa sia corroborata, rinfrancata. Fa sentire ad ognuno la presenza del Risorto. Rivela che stiamo ora mettendo i nostri piedi sulle orme di Gesù. Hanno perseguitato lui; ora si accaniscono con i suoi discepoli.
La preghiera è il respiro stesso della fede. Conosce mille varianti. Di fronte all’imprevisto, alla durezza di cuore diventa grido: "Perché si agitano le genti?" (At 4,25). Di fronte alle folle che accolgono l’Evangelo, diventa esultanza nello Spirito ed inno di grazie al Padre (Lc 10,21). Nel dolore quasi ci si aggrappa al Signore Gesù. Su di lui si pone ogni speranza.
C’è una relazione tra la preghiera (che è unione con Dio, stato costante, relazione interpersonale) e le preghiere (le formule). Gesù ci ha fornito il paradigma, il Padre nostro. È sintesi del Vangelo; contiene tutto ciò che c’è da chiedere e sperare.
Lo Spirito qualifica la nostra preghiera. La fa divenire cristiana. Scorgiamo, accanto a noi, il Signore risorto. Lui è mediatore, intercessore, portavoce (Eb 9,15). Non ci rivolgiamo ad una entità anonima. Chiamiamo Dio con il termine usato da Gesù, Abbà, papà (Gal 4,6). Proviamo sentimenti filiali.
Non esiste mai la preghiera perfetta, "ben fatta", pienamente riuscita. Si percorre un cammino permanente.
Si comincia chiedendo a Dio delle cose, delle "grazie" (prosperità, salute, sicurezza). È già un primo livello di fede. Infatti, di fronte a Dio, siamo come mendicanti; abbiamo bisogno di tutto. Egli è il Padre di tutti i doni. A quel livello siamo come Giacobbe che vuol strappare a Dio una benedizione (Gen 32).
Lentamente lo Spirito ci educa: noi infatti ignoriamo ciò che veramente conviene domandare; la preghiera è il gemito con cui egli si esprime dentro di noi (Rm 8,26).
Un secondo livello è quello rappresentato dalla preghiera di Israele e, più in particolare, dai Salmi. Impariamo, a questa scuola, a "chiedere Dio". Egli è luce, salvezza, rupe, sostegno (Sal 26 e 29).
Il terzo livello ce lo propone Gesù stesso. Egli ci mette sulle labbra le sue invocazioni. Sono espresse nella formula evangelica del Padre nostro (Mt 6,9-13; Lc 11,2-4). Non tentiamo più di piegare Dio al nostro volere. Diciamo: "Venga il tuo Regno; sia fatta la tua volontà!".

Celebrazioni sacramentali
Il Cristo conosciuto con la catechesi, fissa per tutti noi l’appuntamento della liturgia, per divenire principio di vita nella carità. La comunità percorre incessantemente il cammino della fede che è unico ma in tre fasi. Come Maria (cf. Lc 10-39) si siede ai piedi del Signore (catechesi); si alza per celebrare le meraviglie del Padre (liturgia); indossa il grembiule (Gv 13) per servire gli uomini.
La liturgia (della Parola e, soprattutto, dei Sacramenti) è il momento oggettivamente più alto della effusione dello Spirito. Attua in noi il morire e risorgere di Gesù; è in noi principio di esistenza nuova (Battesimo). Ci colloca in una Chiesa precisa, in un dato tempo e spazio; ci dona l’investitura a "cavalieri di Cristo" (Cresima). Fa di noi tutti il corpo vivo del Signore risorto (Eucaristia). Lo Spirito ci porta a queste esperienze:
- l’unità con Dio e tra noi, mentre, nella quotidianità, siamo divisi, frantumati, lacerati:
- l’essere presi dentro il benefico vortice della Pasqua che tutto assume, trasfigura ed orienta verso l’adempimento. L’incontro con il Risorto, reso possibile dallo Spirito, è sentito come definitivo, irreversibile, risolutivo;
- il provare una duplice esperienza: tutto arriva alla liturgia; tutto riparte da lì. I fiumi arrivano al mare; ma la liturgia è anche la fonte (SC 9);
- l’esperienza della presenza velata dai simboli fa sentire più forte la nostalgia;
- un evento del passato appare operante qua e oggi come pegno del futuro adempimento. Per questo diciamo: "Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta!".

Eventi lieti e tragici
Prima parola di Dio sono gli eventi. È lo Spirito che ci fa percepire questa "educazione" divina. Lui è autore della Scrittura, la cui funzione è decodificare ciò che accade (DV 2).
Appello dello Spirito è la sconfitta, il ridimensionamento. Ci fa sentire impotenti e nudi. Ci fa aggrappare a Dio, a Dio solo. Il fallimento economico, politico, educativo ci obbligano a ripartire su basi nuove.
Appello dello Spirito è il dolore fisico o morale. Ci prostra, quasi ci annienta. Eppure, soprattutto pregando, sentiamo di essere ancora interi e vivi.
Parola importante è la solidarietà insperata, la fedeltà degli amici. Ci rivela l’identità dello Spirito. Egli è consolatore, avvocato.
Le fasi stesse della vita aprono orizzonti nuovi. Parlano della spontaneità dello Spirito (infanzia, fanciullezza), della sua capacità di stare con noi ed orientarci (preadolescenza, adolescenza), della sua fantasia (giovinezza), del suo permanere nel profondo (prima maturità), della sua capacità di generare vita (età adulta), della sua saggezza.

La contemplazione della natura
C’è un grande libro che può essere aperto per intuire Dio: è il cosmo stesso. Con la sua complessità, manda segnali contrastanti: può esigere la presenza di Dio o escluderla. Il cosmo va contemplato alla luce di un altro libro, la Bibbia.
C’è una armonia nelle realtà infinitamente grandi (terra, sistema solare, cosmo) e in quelle infinitamente piccole (atomi...). Se viene letto alla luce della Scrittura, tutto ci parla della tenerezza di Dio e quindi del suo Spirito. La "casa" è predisposta per noi. L’uomo è vice-Dio per il cosmo (cf. Gen 1-2). Ogni realtà ci rimanda ad una dimensione del Cristo.
Fissiamo gli occhi su due realtà che, nella riflessione dei Padri, sono simboli dello Spirito:
a) L’acqua. Scende dal cielo, viene da Dio. Irrora la terra. Essa è unica, ma suscita tante piante, tanti fiori, tanti frutti. È segnale evidente della vita.
b) Il sole. È alto, bello, universale. Splende in tutti i continenti. È luce, calore. Crea l’ambiente perché ogni seme si sviluppi. È unico. È a servizio di tante piante, tanti fiori, tanti frutti. Ogni realtà è unica, originale, irrepetibile. Eppure si ritrova nel grande giardino che è la terra.
Se le persone si lasciano guidare dallo Spirito, ricevono in dono lo sguardo di Gesù: "Guardate i gigli del campo; guardate gli uccelli del cielo; Dio è provvidenza!" (cf. Mt 6,26-34). I cicli della natura e le attività dell’uomo diventano parabole del Regno: esso è simile al granello di senapa, al lievito, alla mietitura...
Il seme ci parla della croce del Signore. La spiga ci rivela la Chiesa (cf. Gv 12,24).
Nel cosmo appare lo Spirito soprattutto nelle persone. Danno una immagine di lui: originale, sempre nuovo, inatteso. Soprattutto gli rendono testimonianza quando in loro si esprime la novità dell’Evangelo: la difesa del debole, il coraggio della verità, il perdono, la libertà dai beni.

L’esercizio dei doni dello Spirito
Tutto, nella vita, assume colore da un dato iniziale: Dio comunica all’uomo lo Spirito, il fiato di vita (Gen 2,7). Nasciamo con un debito inestinguibile: siamo regalo di Dio. Da lui riceviamo la vita.
In noi matura una vocazione. Lentamente ci chiediamo: "Signore, che cosa vuoi che io faccia?" e "Parla, Signore che il tuo servo ti ascolta" (cf. 1Sam 3,10).
La strada della realizzazione nostra ha una dimensione pasquale: è la ricerca del "per chi spendere la vita" (cf. Mc 8,35).
Esperienza dello Spirito è la vita di coppia. È l’esperienza dell’aprirsi ad una persona unica, preziosa, che Dio conduce a noi (cf. Gen 2,18-24). Essa moltiplica le nostre possibilità.
Padre e madre diventano collaboratori di Dio per la vita. I due camminano verso il Signore e con il Signore. Come Dio, i due generano con amore e per amore (cf. Gen 1,28). Da loro nasce un essere umano: è loro figlio eppure è se stesso e basta. Per un po’ di tempo i genitori sono per lui sicurezza. Poi si tirano in disparte: lo Spirito infatti ha su di lui una chiamata unica, inconfondibile.
Lo sposo e la sposa amandosi, dicono al mondo la lieta notizia: Dio è sposo fedele sino al dono del Figlio che è animato dall’amore (cf. Ef 5,25-27).
Il candidato al ministero sacerdotale comprende di essere il simbolo di Cristo, dono del Padre, capo e unificatore. Da quando il vescovo gli impone le mani e invoca lo Spirito, egli siede a capotavola. Presiede alla comunione, all’annuncio della Parola, alla Frazione del Pane.
I candidati alla vita religiosa annunciano la fase finale del Regno. Prefigurano il tempo in cui Dio sarà tutto in tutti, ogni realtà sarà condivisa; avremo un corpo trasfigurato; raggiungeremo l’oggetto dell’amore (cf. 1Cor 15,35-38).
Ogni dono dà un apporto specifico (1Cor 7,7) nel giardino che è la Chiesa. Ogni chiamata ha bisogno delle altre. Siamo corpo (1Cor 12). Ogni fiore ha un suo colore, un suo profumo. Tutto è animato dalla carità, dallo Spirito (cf. 1Cor 13).
Dono non gradito e non programmato è la situazione vedovile. Chi la vive esprime la situazione della Chiesa: lo sposo è con lei, ma essa ne percepisce la distanza. Ama di congiungersi con lui. È tutta orientata allo Spirito, al ritorno visibile del Signore e al definitivo abbraccio nuziale (cf. Ap 22,17).
Sempre, in ognuna di queste vie, lo Spirito ci dona: il discernimento, la capacità di individuare il bene comune, la collaborazione, la pazienza, la fatica e la gioia del crescere insieme.

 

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Capitolo 3

PARLARE DELLO SPIRITO SANTO

Sperimentare e parlare
Tutti i cristiani (anzi tutti gli uomini) sono chiamati a far esperienza dello Spirito. Egli non può rimanere "il grande sconosciuto". Ha da divenire (perché lo è) la presenza più profonda, costante e familiare nella esistenza umana.
Ci sono momenti ed esistono ruoli in cui è importante parlare dello Spirito. È il caso dei genitori e nonni in relazione ai bambini. È il caso dei catechisti.
È la fede che fa parlare. È lo Spirito che, dopo aver toccato i cuori (At 2,37; At 16,14), apre le labbra. Possiamo dire con Paolo: "Crediamo e perciò parliamo" (2Cor 4,13).
Si attinge alla Scrittura. Lo Spirito è conoscibile solo per Rivelazione. La Bibbia è fondamento, fonte, alfabeto. Da quel libro prendono avvio tutte le modalità della comunicazione.
Molte volte si tratta di rivelare lo Spirito. Tante persone possono dire: "Neanche sappiamo che esista lo Spirito Santo" (At 19,2). L’evangelizzazione reca una buona notizia che muta la vita. Nel caso specifico rivela che, nel profondo di ognuno, già agisce una Persona divina.
Ruolo del catechista è notificare e far fare esperienza dello Spirito. L’annunciatore, mentre tiene per mano, cresce lui stesso nella fede.

Raccontare la storia di salvezza
Si può narrare la storia di salvezza. In ogni tappa si possono evidenziare i verbi dello Spirito. Ecco un quadro possibile:
Nella creazione: lo Spirito genera ogni vita. È soffio per l’uomo (Gen 2,7). Fa muovere, udire, parlare, cantare, comunicare. Qui il "regalo" di Dio coincide con l’esistenza stessa. Se Dio ritira il suo soffio, cadiamo nel nulla. Riconosciamo lo Spirito in tanti segnali:
• Gli appelli etici della coscienza
• Il senso della religiosità presso i vari popoli
• La voglia di vivere
• La capacità di comunicare, capire, perdonare...
• La forza della non-violenza.
Nella storia di Israele. Lo Spirito ispira i re, i capi, gli uomini carismatici, i profeti. Li rende antenne sensibili agli appelli del Dio vivo. Ai "profeti" fa intravedere, negli avvenimenti ordinari o straordinari, la direzione di marcia. Lo Spirito è uno e molteplice con mille doni. E` fantasia negli artisti, è forza per chi è chiamato a svolgere un ruolo; è sapienza accumulata negli anziani; è coraggio per chi si trova solo contro il tiranno; è energia per risponder ad una chiamata.
È promesso per i tempi ultimi. Sarà effuso in pienezza nell’Unto del Signore. In lui si esprimerà totalmente (Is 11,2; Gl 3,1-5).
Nella storia di Gesù. Essa è tutta sotto il segno dello Spirito. Gesù nasce da Maria, ma Dio è suo Padre. Cristo è generato ad opera dello Spirito (Mt 1,20). Egli abita in lui. Lo fa crescere in età, sapienza e grazia (Lc 2,52). Nel Battesimo, Gesù è consacrato dallo Spirito (At 10,38). Per mezzo di lui, annuncia ed attua l’anno di grazia (Lc 4,16-19).
In forza di lui, conosce la sua chiamata, si mette in cammino, porta la lieta notizia.
Gesù fa tutte le sue scelte pregando e ascoltando lo Spirito (Lc 3,21; 4,1-13; 6,12; 9,20; 19,21; 22,39-46; 23,46).
Nella vicenda della primitiva ed attuale comunità cristiana.
È quello che ci narra il libro "Atti degli apostoli". Esso mostra che la storia di Gesù prosegue nei suoi. Identico è lo Spirito (At 1,5). Lo scenario è Gerusalemme: dove si è arrestato (in apparenza) il viaggio di Gesù, lì riprende quello della Chiesa. La fase è diversa. Non c’è più Israele (Mt 10,5-6). Ci sono tutte le genti (Mt 28,16-20). Non c’è più la possibilità di vivere e toccare Gesù. Si fa esperienza del Risorto mediante lo Spirito. Identiche sono le opere: guarigioni, liberazioni, buona notizia (Mc 16,17).
Come Gesù, si perde la propria vita, come lui, si sperimenta la risurrezione. È la fase attuale, quella che è propria dello Spirito.
Alla fine dei tempi. Lo Spirito ha fatto risorgere Gesù. Lo ha introdotto nella casa del Padre. Farà risorgere anche noi. Ci conformerà totalmente al Cristo. Ci unirà con il Padre e tra di noi. Sarà fonte di vita e gioia (cf. 1Cor 15,20-28).
La narrazione di tutta la storia di salvezza è la scelta specifica del volume Sarete miei testimoni (CdR/1).
È la modalità fondamentale, ineludibile.
Comunque, ad ogni età, i criteri sono questi:
- Si sottolinea la continuità, la gradualità, la progressività della Rivelazione e dell’esperienza dello Spirito. Come pure l’originalità di ogni tappa.
- Si raccoglie tutto sotto una categoria: il dono, il progetto (cf. CdR/1), da scoprire, da scegliere, da realizzare...
- Mai si definisce lo Spirito. Sempre si presentano i suoi verbi. Si tengono costanti le immagini (vento, fuoco, acqua, tuono...). Se ne scopre la valenza umana e biblica.
- Nella storia di salvezza ci sono solo persone fragili e deboli. Dentro di esse opera lo Spirito. C’è un dialogo, una interazione.
- Il quadro unificante è il Simbolo (Apostolico o Niceno-costantinopolitano) o l’anno liturgico.

Narrare Gesù
Gesù è la traccia più alta di Dio nella storia. Chi "vede" lui vede il Padre (cf. Gv 14,9). Ma è anche vero che la storia di Gesù - come è stata capita dopo la Pasqua - è rivelazione del volto, dei gesti, delle caratteristiche dello Spirito.
Si può scegliere uno dei percorsi evangelici (Marco, Matteo, Luca, Giovanni). Si tengono presenti le varie tappe. Si mettono in rilievo i verbi di Gesù. Si specifica in ogni caso: "In forza dello Spirito".
Il "soffio di Yahvè" è in lui come principio di vita e criterio di azione. Gli rivela che i tempi sono maturi. Gli fa provare la commozione di fronte alle folle. Lo guida nello scegliere i dodici. È in lui come forza che guarisce, risana, recupera. Lo fa chinare con misericordia sui peccatori. Per mezzo di lui, Gesù rimette i peccati. Lo Spirito lo guida sino al segno supremo dell’amore (Gv 13,1). È in lui sostegno di fronte al processo e in presenza della morte.
Gesù lo regala a noi, morendo (Gv 19,30). Lo effonde sull’universo perché tutto rinasca (Mt 27,50-51). È il regalo che fa ai suoi nella Pasqua. È lo shalom di Dio (Gv 20,19-23).
Questa è la scelta preferenziale per il testo Io sono con voi (tragitto di Marco) e, per Venite con me (itinerario di Luca). Più esplicito è il capitolo sulla Via di Gesù (CdR/1, pp. 27-42) del volume Sarete miei testimoni. È la seconda parte del CdA.
Narrando le azioni dello Spirito in Gesù, si può indicare quando e dove esse continuano in noi. In caso contrario sia Gesù sia lo Spirito appaiono come eroi del passato.
Gesù cresce in sapienza, età e grazia (Lc 2,40). Percorre un vero e proprio itinerario spirituale. Lo Spirito è in lui come sigillo, consigliere, consolatore, amico fedele, forza.

Narrare la Chiesa
Seguendo la linea degli Atti degli apostoli (come fanno espressamente Sarete mei testimoni e La verità vi farà liberi), si racconta lo Spirito.
Un gruppo umano è reso gradualmente cosciente della risurrezione di Gesù. Scopre la sua identità rileggendo le Scritture. Vede la morte di Gesù come apertura del cuore di Dio. Sente il Risorto ogni volta che si riunisce, legge la Bibbia, ripete il gesto del Cristo di spezzare il pane.
Accetta di scendere dal monte (At 1). Decide di affrontare Gerusalemme. Annuncia "collegialmente" la morte e resurrezione di Cristo. Su questa verità imposta la sua vita. Battezza chi aderisce a questa lieta notizia. Annuncia la Pasqua, celebra la Pasqua, vive in forza della Pasqua (At 2).
Scopre di essere comunità del tempo messianico. Tutti (giovani e anziani, capi e discepoli) sono battezzati nello Spirito. Tramite questo soffio del Signore conoscono Dio. In loro il Padre porta al culmine le sue meraviglie:
- Convoca ogni popolo; lo fa accedere alla salvezza.
- Israeliti e Greci divengono figli nel Figlio. Sanno di essere stati riconciliati in Cristo (Ef 2).
- Credono che un uomo crocifisso è il Signore (cf. 1Cor 12,3).
- Lo Spirito si posa su ognuno dei discepoli (At 2,3). In lui opera. Lo conforma al Risorto.
- Tutti i popoli sentono l’Evangelo nella propria lingua natia (At 2,11).
- Tutti diventano, in forza dello Spirito, membra vive del Cristo vivo (1Cor 12).
- La storia di Gesù, in forza dello Spirito, continua nei discepoli (Simone, Giovanni, Stefano, Paolo). È questa la chiave di lettura degli Atti degli apostoli. (cf. testo Sarete miei testimoni).
Le meraviglie operate nella comunità apostolica trovano una continuità nella storia della Chiesa.
Due le strade praticabili:
a) Il racconto della storia della Chiesa. Si sottolinea la fedeltà o l’infedeltà allo Spirito. Si pone in rilievo il tradimento degli uomini e la fedeltà dello Spirito alla sua Chiesa.
b) Il racconto dell’iter quotidiano della fede. Esso è un percorso unico in tre fasi. Si pone in rilievo l’azione dello Spirito. Egli:
- nell’evangelizzazione è coraggio in chi annuncia. Trafigge i cuori. Apre alla fede. Fa scoprire chi è Gesù. Fa aggregare alla comunità;
- nella liturgia porta tutti all’appuntamento. Fa accadere oggi ciò che è narrato nelle Scritture. Fa incontrare il mistero:
- nella carità, fa in modo che la nostra vita sia liturgia gradita al Padre (Rm 12,1);
- ci fa spendere la vita gratuitamente, per tutti, in una situazione di diaspora. Fa riconoscere il Risorto nel debole (cf. Mt 25,31-46).

I canonizzati e testimoni
Ci sono dei cristiani che l’istituzione Chiesa ha "canonizzato". Lo Spirito li ha resi santi. La Chiesa li pone in rilievo. Mette un sigillo di autenticazione sulla loro esistenza. Li indica come modelli.
I criteri per la valorizzazione di questi "discepoli autentici" sono:
• Una rigorosa ricerca storica.
• L’individuazione di ciò che hanno ricevuto dalla famiglia, dalla corrente spirituale, dalla Chiesa.
• Il valore evangelico che hanno messo a tema.
• I difetti, i limiti, i contrasti con altri canonizzati.
• Ciò che è nato da loro. Ciò che è perenne e ciò che è caduco.
• Si privilegia ciò che ha fatto storia (primi evangelizzatori, vescovi, esperienze ripetibili).
Criteri simili si possono seguire per i testimoni:
• Si individua a quale aspetto del Cristo fa riferimento la loro vita.
• Si precisa il dono dello Spirito, da essi accolto e vissuto.
• Si accostano più testimonianze (persone lontane da noi e contemporanei; vergini e sposati; monaci e politici; figure ordinarie e straordinarie...). La Chiesa infatti è giardino dalle molti piante, dagli infiniti fiori e frutti.
• Si tengono presenti limiti, peccati, difetti, oscurità, contraddizioni. Nessuno dei testimoni è lo Spirito Santo. Nessuno ne esaurisce la potenzialità.
• Si discerne ciò che è caduco da ciò che è permanente e vivibile oggi, qua, da noi.
Queste due vie sono percorse sistematicamente dai volumi Sarete miei testimoni, Vi ho chiamato amici, Io ho scelto voi, Venite e vedrete, La verità vi farà liberi.

Iniziazione cristiana e Sacramenti
C’è un percorso tutto sotto il segno dello Spirito: è l’iniziazione cristiana. È interamente sotto l’iniziativa, la sovranità di Dio. È il cammino graduale e progressivo con cui lo Spirito ci conforma a Cristo.
Non ha corrispondenti "in natura" o nella storia. Ciò che appartiene "nativamente" a Gesù, è donato a noi dallo Spirito. Egli:
• Diventa principio di vita. Realizza in noi il morire e risorgere del Signore. È nostro sigillo di appartenenza. Ci fa chiamare Dio "papà". Riceviamo un nome, una veste. Siamo resi luminosi. Diventiamo figli nel Figlio. Siamo inseriti nella famiglia di Dio (Battesimo).
• Su di noi si posano le mani della Chiesa. Lo Spirito ci viene confermato. Siamo abilitati ad interpretare ed annunciare l’anno di grazia. Siamo collocati in una diocesi, in una Chiesa precisa. Riceviamo un ruolo attivo. Lo Spirito rende testimonianza a Cristo in noi (Cresima).
• Siamo ammessi al banchetto del Signore. Siamo nel cuore della Chiesa, di Cristo, del Padre. Non siamo più noi a vivere; è Cristo che vive in noi (Gal 2,20) (Eucaristia).
Questa via è praticata a partire dal testo Vi ho chiamato amici (p. 81). Prima si riceve l’iniziazione e poi viene riscoperta.
Tutta la vita cristiana riceve colore e significato dall’iniziazione. Lì lo Spirito ci conferisce l’identità e la missione.
Altra modalità è la narrazione dei Sacramenti che si fondano sull’iniziazione (Riconciliazione, Matrimonio, Unzione, Sacerdozio ministeriale). Vengono raccontanti mano mano che le persone ne fanno esperienza.
Questa modalità è praticata a partire dal Sarete miei testimoni.

I dinamismi della fede
Il cammino della fede è tutto sotto il segno dello Spirito.
Ha delle tappe e dei dinamismi. Se ne deve parlare. Se ne deve dar esperienza.
Proviamo a raccontare ciò che anche oggi succede:
• Si riceve l’Evangelo. Ci si converte. La Chiesa crea lo spazio di risonanza acustica allo Spirito. Ella raggiunge le orecchie. Lo Spirito apre i cuori (At 2,37; At 16,14).
Questa notizia (Cristo è morto; Cristo è risorto) permane come evento che interpella (1Cor 15,1-11).
• Si sta con Cristo per essere inviati (Mc 3,14). È lo Spirito che fa convergere verso Gesù. È lo Spirito che invia (At 13,2-3). Prima si gustano le realtà divine, poi si comunicano. Si ricevono Parola e Pane: poi se ne diventa ministri. Si vive la comunione; poi si parte per la diaspora.
• Tanti sono i doni. Uno solo è lo Spirito. Dio agisce in tutti ma è al di sopra di tutti (1Cor 12,4-6). Ognuno è importante. Nessuno è sufficiente a se stesso. Tutti consigliano; nessuno è onnisciente.
• C’è un metodo per affrontare i problemi. Ci si ferma. Si eleggono rappresentanti. Ci si riunisce. Ogni voce si esprime. Ognuno fa riferimento a questi punti visibili: la Scrittura, la tradizione apostolica, i segni dei tempi, le consuetudini.
Si trova una soluzione. Tutti sono impegnati ad attuarla. La si scrive. Se si segue questo iter si può dire: "Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso che..." (cf. At 15,1-29).
• Si riceve e si dà la correzione fraterna. Lo Spirito ci fa sentire che siamo fratelli, peccatori, piccoli, preceduti dall’amore del Padre. Ognuno è consegnato agli altri; Ognuno è custode del proprio fratello. Nessuno è impeccabile.
Tutti rappresentano la paternità-maternità di Dio che vuole che nessuno perisca.
I mali vanno risolti dentro la famiglia dei figli di Dio. Si va dal fratello che ha mancato. Si parla con lui, da soli. Si tenta il recupero. Se non ascolta, si prendono due persone; si ripete il tentativo. Se tutto fallisce, si coinvolge la comunità. Solo in caso di ulteriore fallimento, si prendono provvedimenti. Essi hanno un valore pedagogico. Si deve tener presente che noi dobbiamo a Dio miliardi e gli altri ci devono pochi spiccioli (cf. Mt 18).
Molte volte siamo noi che riceviamo la correzione fraterna. Non è sempre fatta in maniera "ortodossa". Può capitare che qualcuno ci contesti, ci ammonisca, ci rimproveri. Sicuramente ci restiamo male. Con calma e in un clima di invocazione dello Spirito, possiamo discernere ciò che è giusto.

Criteri catechistici
• Si parte dalle esperienze di Chiesa in festa (cf. CdF/1, pp. 94-95; cf. Lasciate che i bambini vengano a me pp. 106-107).
• Viene narrata la Pentecoste (CdB, pp.106-107. CdF/1, p. 95-96). L’accento è posto sul mutamento interiore delle persone. Si fa emergere il protagonista.
• Si parla dello Spirito usando i verbi della persona (parla, conforta, assiste, dà coraggio...).
• Sin dall’inizio va nominato lo Spirito Santo e invocato (segno della croce, gloria, Simbolo apostolico e Simbolo Niceno-costantinopolitano).
• Si arriva a rivelare il dinamismo dello Spirito nell’iniziazione delle persone (a partire dal Vi ho chiamato amici, p. 81).
• Si va dal Dio per noi al Dio in noi. Dio si avvicina sempre più. È Dio dei cieli; in Gesù si incarna, muore e risorge; lo Spirito ora abita dentro. Il coinvolgimento è sempre più grande.
• Si va dal "regalo" alla scoperta della "grazia". Bambini e fanciulli possono cogliere lo Spirito come regalo. E` insperato, inatteso. Lo prepara il Padre, lo regala Gesù. Lentamente si scoprono le possibilità di vita che lo Spirito suscita in noi. Si avvia la responsabilità di tipo individuale ed ecclesiale. Sempre più si percepisce il carattere gratuito della salvezza. Lo Spirito esprime proprio Dio Padre come dedizione incondizionata (1Gv 4). Tutto il cammino è retto dalla lieta notizia: "Egli mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20).

 

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Capitolo 4

PREGARE LO SPIRITO SANTO

 

1. VIENI SPIRITO SANTO
Vieni, o Spirito creatore,
visita le nostre menti,
riempi della tua grazia
i cuori che hai creato.
O dolce consolatore,
dono del Padre altissimo,
acqua viva, fuoco, amore,
santo crisma dell’anima.
Dito della mano di Dio,
promesso dal Salvatore,
irradia i tuoi sette doni,
suscita in noi la parola.
Sii luce all’intelletto,
fiamma ardente nel cuore;
sana le nostre ferite
col balsamo del tuo amore.
Difendici dal nemico,
reca in dono la pace,
la tua guida invincibile
ci preservi dal male.
Luce d’eterna sapienza,
svelaci il grande mistero
di Dio Padre e del Figlio
uniti in un solo Amore.
Amen.

2. SPIRITO DI TUTTI I BENI
Ti glorifichiamo a una sola voce, Spirito santo.
Per tuo mezzo abbiamo conosciuto il Padre,
o Spirito consolatore che procedi dal Padre
e riposi nel Figlio.
Spirito santo, luce e vita;
Spirito di saggezza e di scienza,
buono, retto, intelligente, dominatore,
purificante del peccato;
Dio che divinizza; fuoco che procedi dal fuoco,
che parli, agisci, distribuisci i doni;
tu procuri tutti i beni:
fai fluire come da una sorgente le profezie,
istituisci i sacerdoti,
istruisci nella sapienza gli illetterati,
i pescatori li fai teologi
e dai la tua forma alla costituzione della Chiesa.
O Paraclito che regni col Padre e col Figlio,
gloria a te. Amen.
(Kontàkion, preghiera della "Grande Chiesa" bizantina)

3. VIENI A PORTARE LA PACE
Vieni, santo Spirito,
tu non puoi trovare niente di più povero,
spoglio e nudo,
abbandonato e fragile del mio cuore.
Vieni a portare la pace:
non quella dell’abbondanza
che scorre come un fiume,
ma la pace della pazienza e del sacrificio,
la pace vera e per questo più pura e intima,
più profonda e inesauribile,
quella fondata su una rinuncia totale.
O mio Amore, che sei mio Dio,
ti amo e ti glorifico in me.
La mia pace, la mia gioia, la mia vita sono in te.
Io sono un nulla, ma tu sei il mio Tutto. Amen.
(F. Fénelon, 1651-1715)

4. DONACI UN CUORE NUOVO
Vieni, o Spirito santo,
da’ a noi un cuore nuovo,
che ravvivi in noi tutti i doni da te ricevuti
con la gioia di essere cristiani,
un cuore nuovo, sempre giovane e lieto.
Vieni, o Spirito santo,
e da’ a noi un cuore puro,
allenato ad amare Dio,
un cuore puro
che non conosca il male se non per definirlo,
per combatterlo e per fuggirlo;
un cuore puro, come quello di un fanciullo,
capace di entusiasmarsi e di trepidare.
Vieni, o Spirito santo,
e da’ a noi un cuore grande,
aperto alla tua silenziosa e potente parola ispiratrice,
e chiuso a ogni meschina ambizione,
un cuore grande e forte ad amare tutti,
a tutti servire, con tutti soffrire;
un cuore grande, forte,
solo beato di palpitare col cuore di Dio. Amen.
(Paolo VI - 11 maggio 1970)

5. VIENI ESULTANZA SEGRETA
Spirito del Padre e del Figlio, vieni.
Spirito d’amore, vieni.
Spirito d’infanzia,
di pace, di confidenza e di gioia, vieni.
Esultanza segreta
che brilla attraverso le lacrime del mondo, vieni.
Vita più forte di ogni nostra morte, vieni.
Padre dei poveri e avvocato degli oppressi, vieni.
Luce di eterna verità
e amore diffuso nei nostri cuori, vieni.
Vieni: rinnova ed estendi la tua visita dentro di noi.
In te poniamo la nostra fiducia.
Amiamo te, che sei l’Amore.
In te abbiamo Dio per Padre,
perché dentro di noi tu gridi:
"Abbà, Padre amatissimo!".
Dimora in noi.
Non abbandonarci nelle dure lotte della vita
e quando giungerà il suo termine
e noi saremo soli.
Vieni, Spirito santo. Amen.
(K. Ranher, 1904 - 1984)

6. SPIRITO DEL BATTESIMO
Spirito del Battesimo,
restaura in noi l’immagine di Cristo.
Spirito della Cresima,
conferma la Chiesa nel tuo amore.
Spirito dell’Eucaristia,
consumaci nell’unità.
Spirito della Penitenza,
converti i nostri cuori.
Spirito della santa Unzione,
deponi in noi
il germe della futura risurrezione.
Spirito del Sacerdozio,
rendici veri adoratori del Padre.
Spirito del santo Vincolo,
santifica la Chiesa, sposa di Cristo.
Spirito di pace, sorgente di concordia,
vincolo di eterno amore, vieni,
riconcilia i figli con il Padre,
rinsalda la nostra amicizia fraterna,
ricomponi l’unità nella Chiesa.
Vieni, Spirito santo! Amen.

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