LE MISSIONI DEHONIANE
(Marchesini Aldo)


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1- Alla ricerca del perché

Qual’è la radice ultima del partire per annunciare il vangelo del Regno?

Certamente la si incontra nel cuore di Dio, nel suo infinito desiderio di essere conosciuto ed amato, in modo da poter effondere la sua pienezza sulle sue creature.

"Dio ha tanto amato il mondo, che ha mandato il suo Figlio nel mondo, non per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui." (cfr. Gv 3,17)

Il Figlio ha salvato, di fatto, il mondo, ne ha rimesso il peccato, ha effuso il suo Spirito, ma il compito di portare fisicamente la sua salvezza fino all’estremità della terra e della storia lo potrà realizzare solo atraverso il suo corpo mistico. Per questo, al momento di ascendere al cielo, disse:

"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato." (Mt 28,19-20)

2- Obbedienza

Parrebbe quindi che l’annuncio del vangelo "ad gentes", alle genti, sia un’opera d’obbedienza a Cristo Signore e, attraverso di lui, al Padre.

Ed, in effetti, lo è.

3- Solo obbedienza?

Cerchiamo di approfondire in che modo il Figlio realizzò quest’obbedienza, per meglio ispirarci a lui ed imitarlo nel suo intimo sentire.

Al capitolo 10 della lettera agli Ebrei leggiamo: "Entrando nel mondo, Cristo dice: ecco io vengo , o Dio, per fare la tua volontà!" (Eb 10, 5.7).

Un’obbedienza, quindi, che scaturisce da quella disposizione radicale del suo essere Figlio, che mai ci stanchiamo di contemplare, leggendone la descrizione nel prologo del vangelo di Giovanni.

"In principio era il Verbo, ed il Verbo era presso Dio e rivolto verso di lui", come bisogna tradurre per rendere bene l’espressione greca "prós ton Theón".

Il Padre, amore amante, genera il Figlio amandolo e, per amore, gli dona tutto ciò che è Egli è.

Il Figlio riceve dal Padre il tutto del Padre e, come Figlio, anche lui amore - amore amato – allarga le braccia, esprimendo così il suo amore di risposta!

Quelle braccia aperte (evocate dall’espressione di Giovanni: rivolto verso il Padre) significano sia il ringraziamento e la gioa infinita per il dono ricevuto, sia la disponibilità totale a fare, in tutto, ciò che è gradito al Padre.

Questo bisogno d’obbedienza, direi meglio d’oblazione, si rivela in alcune espressioni che affiorano sulla bocca di Gesù.

Per esempio quando dice:

"Sì, o Padre, perché così è piaciuto a Te, di nascondere queste cose ai sapienti ed intelligenti e di rivelarle ai piccoli!" (cfr. Lc 10,21)

Oppure: "Ecco, io vengo, o Padre, per fare la tua volontà." (cfr. Eb. 5,7)

Quest’amore infinito che va dal Padre al Figlio e ritorna dal Figlio al Padre, mi sembra espresso molto bene, nelle semplicissime parole che il Padre dice al Figlio:

"Tu sei mio Figlio, io oggi ti ho generato!" (Sal.2, 7) ed in quella, unica, ancora più semplice, che il Figlio dice al Padre: "Abbà, Padre!"

4- Obbedienza e oblazione

Il duplice ateggiamento interiore di obbedienza ed oblazione era già stato suggerito dallo Spirito di Dio ad alcuni profeti. Famosi sono rimasti Samuele ed Isaia.

Samuele per tre volte si sente chiamare di notte, mentre, ancora fanciullo, stava dormendo nel tempio. Si sveglia e corre dal sommo sacerdote Eli, dicendogli "Mi hai chiamato, eccomi!" Eli, alla fine, capisce e gli dice: " Se ti si chiamerà ancora, dirai: parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta". Il Signore stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò "Samuele, Samuele!" Samuele rispose subito: "Parla Signore, perché il tuo servo ti ascolta!"(1Sam 3,9-10)

Samuele ascolta, attento, offrendo la sua disponibilità incondizionata a compiere ciò che Iddio gli dirà.

Isaia ha una visione grandiosa nel Tempio. Gli appare Jahwé in tutta la sua maestà e gli dice: "Chi manderò e chi andrà per noi ?" Isaia rispose: " Eccomi, manda me!" (Is.6, 8)

Eccomi! Isaia pronuncia quella stessa parola che sarà sulla bocca del Cristo all’entrare nel mondo:"Ecco, io vengo, o Padre, per fare la tua volontà!"

5- Oblazione e missione

Se Gesù é il nostro vero modello, il nostro modo d’essere missionari non può che far rivivere il suo. All’iniziare la sua missione nel mondo, il Figlio disse "Ecce venio", ecco, io vengo per fare la tua volontà.

Nello stesso istante Maria, ricevendo l’annuncio dell’angelo, prontamente gli fece eco col suo "Ecce ancilla", ecco la serva del Signore, si compia in me la tua parola.

Ciò fu che rese possibile la realizzazione storica della missione del Figlio, attraverso l’incarnazione nel suo seno.

Padre Dehon, come ben sappiamo, rimase profondamente colpito dall’incontro dell’Ecce Venio di Cristo con l’Ecce ancilla di Maria, quando, 126 anni fa, nel 1877, si fermò in pellegrinaggio a Loreto. Lì si evidenziò pienamente la sua vocazione di fondare una congregazione ispirata allo spirito che Loreto rivelò al suo cuore.

"Lì siamo nati", preciserà più tardi, in una famosa lettera.

Lascerà poi scritto per sempre nel suo Direttorio: "In queste parole: Ecce venio,...Ecce ancilla,...si trovano tutta la nostra vocazione, il nostro fine, il nostro dovere, le nostre promesse. (Dir. 1,3)

6- Il nostro modo d’essere missionari

Se quindi la missione ha il suo modello perfetto nella modalità con cui l’ha iniziata e vissuta Gesù, allora la missione ad gentes non può non far parte della maniera dehoniana di mettersi al servizio del Regno: dev’essere per forza uno dei pilastri della nostra azione apostolica.

A questo proposito la nostra Regola di vita si esprime così:

"Per grazia speciale di Dio siamo chiamati nella Chiesa a ricercare e a condurre una vita d’unione all’oblazione di Cristo, come l’unica cosa necessaria." (nº26).

"Per sua natura il nostro Istituto è un Istituto di vita apostolica: per questo ci mettiamo volentieri al servizio della Chiesa nei suoi diversi compiti pastorali." (nº 31)

"Quali discepoli di P.Dehon, vorremmo fare, dell’unione a Cristo nel suo amore per il Padre e per gli uomini, il principio ed il centro della nostra vita." (nº 17)

Alla fine il tema della missione è affrontato esplicitamente:

"Per sua natura il nostro istituto è un istituto di vita apostolica: per questo ci mettiamo volentieri al servizio della chiesa nei suoi diversi compiti pastorali. Benché non sia stato fondato in vista d’un’opera determinata, esso ha ricevuto dal Fondatore degli orientamenti apostolici che caratterizzano la sua missione nella Chiesa.(nº30)

"...L’attività missionaria è per lui una forma privilegiata del servizio apostolico..." (nº 31)

7- Nata dall’oblazione, la missione conduce all’oblazione

Figli nel Figlio, siamo potentemente mossi per rivivere in noi i suoi sentimenti ed i suoi desideri.

Cristo, il Verbo, che da tutta l’eternità è presso il Padre, rivolto verso di lui, colle braccia allargate, per accogliere e per donarsi, desidera non solo donare se stesso, ma anche riunire tutti i figli dispersi per offrire finalmente al Padre quel Regno giunto alla piena maturità di Cristo, quando Dio Padre sarà tutto in tutti!

La nostra Regola di vita contempla, attraverso gli occhi del Padre Dehon, questo movimento che nasce dal cuore di Cristo e che abbraccia la storia del mondo e si esprime così:

"...In tutto questo, egli ha la sollecitudine costante che la comunitá umana, santificata nello Spirito Santo, diventi oblazione gradita a Dio. (cf. Rm 15,16) " (nº 31)

In altre parole l’essere missionari esprime la risposta ad un invito dello Spirito, che sgorga dalle sorgenti più profonde del nostro carisma di Sacerdoti del Sacro Cuore.

Monza, 8 giugno 2003
Pentecoste Missionaria

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