LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
(Pedron Lino)


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INTRODUZIONE

Il papa Giovanni Paolo II ha parlato innumerevoli volte della necessità di una "evangelizzazione nuova nel suo ardore, nei suoi letodi, nella sua espressione". (Disc.alla XIX Assemblea del CELAM, 9-3-83)

Noi desideriamo esplicitare la nozione di nuova evangelizzazione limitatamente agli interventi del magistero.

Dopo aver chiarito che cosa non è la nuova evangelizzazione, cercheremo di evidenziare la natura di quest’opera missionaria prendendo in esame gli interventi più significativi del magistero di Giovanni Paolo II.

 

1. Antefatti del problema

Il Concilio Vaticano II nel Decreto Ad Gentes, dopo aver enunciato il fine specifico dell’attività missionaria della Chiesa, prende in considerazione questa eventualità: "Inoltre i gruppi in mezzo ai quali si trova la Chiesa spesso per varie ragioni cambiano radicalmente, donde possono scaturire situazioni del tutto nuove. In questo caso la Chiesa deve valutare se esse sono tali da richiedere di nuovo la sua azione missionaria" (AG 6).

Si giustifica così l’espressione che queste chiese "in stato di missione", bisognose non solo di una nuova evangelizzazione, ma in certi casi anche di una prima evangelizzazione.

Oggi ci troviamo in una situazione nella quale è urgente por mano quasi ad una nuova "implantatio evangelica" anche in un paese come l’Italia (CEI, La chiesa in Italia dopo Loreto, n°29). Parlando ai vescovi della Toscana in "visita ad limina" Giovanni Paolo II ha detto: "Anche la vostra regione è terra di missione". (Osserv. Romano, 11-12, 3, 1991 p.4).

A dieci anni dal Decreto Ad Gentes anche Paolo VI nell’esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi, quando parla dei destinatari dell’evangelizzazione, subito dopo l’annuncio ai lontani (EN 51) pone l’impegno di una evangelizzazione che deve essere rivolta al mondo cristianizzato, a "moltitudini di persone che hanno ricevuto il battesimo ma vivono completamente al di fuori della vita cristiana" (EN 52); verso queste, persone "l’azione evangelizzatrice deve cercare costantemente i mezzi e il linguaggio adeguati per proporre o riproporre loro la rivelazione di Dio, e la fede in Gesù Cristo" (EN 56). Come si vede, pur non usando il termine "nuova evangelizzazione" il Concilio Vaticano II e il magistero successivo ne richiamano la sostanza quando affermano l’esigenza di riproporre il vangelo a gente che, pur battezzata, di fatto vive al di fuori della vita cristiana e necessita quindi di una ri-evangelizzazione.

 

2. Che cosa non è la nuova evangelizzazione

Giovanni Paolo II ci offre questo chiarimento nella enciclica Redemptoris Missio là dove distingue, all’interno dell’unica missione della Chiesa, tre differenti tipi di attività missionaria: anzitutto la missione verso coloro che non conoscono Cristo e il suo vangelo; poi la cura pastorale dei fedeli nelle comunità cristiane; infine la "nuova evangelizzazione" nei paesi di antica cristianità che hanno perduto il senso vivo della fede (RM n°34).

Con "nuova evangelizzazione" non si intende dare un giudizio sull’attività missionaria precedente quasi che sia oggi necessaria una tutt’altra evangelizzazione ritenendo la precedente vecchia o errata.

Pur restando vero che "nel cammino dell’evangelizzazione lungo la storia della Chiesa... non manchino le tracce della debolezza e del peccato dell’uomo" (Giovanni Paolo II), nonostante tutto la Chiesa oggi non intende esprimere giudizi né sui precedenti "metodi" di evangelizzazione, né tantomeno sulle "persone" dei missionari di tutte le epoche.

Niente fratture né giudizi affrettati dunque tra la "prima" e la "nuova" evangelizzazione.

 

3. La nozione di "nuova evangelizzazione"

Nella Christifideles laici Giovanni Paolo II ha scritto che la Chiesa sta vivendo oggi "un’ora magnifica e drammatica della storia, nell’imminenza del terzo millennio" (ChL 3).

E nella Redemptoris Missio leggiamo: "Il nostro tempo è drammatico e insime affascinante" (RM 38) perciò le situazioni economiche, sociali e culturali "presentano problemi e difficoltà più gravi rispetto a quelle descritte dal Concilio nella Costituzione pastorale Gaudium et spes" (Ch L 3).

"Come non pensare alla persistente diffusione dell’indifferentismo religioso e dell’ateismo nelle sue più diverse forme, in particolare nella forma oggi forse più diffusa del secolarismo?" (Ch L 4).

Questo fenomeno che riguarda non solo i singoli, ma intere comunità, è veramente grave: "Interi paesi e nazioni, dove la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto mai fiorenti e capaci di dare origine a comunità di fede viva e operosa, sono ora messi a dura prova... dall’indifferentismo, dal secolarismo, dall’ateismo... Si tratta in particolare dei paesi e delle nazioni del cosiddetto Primo Mondo, nel quale il benessere economico e il consumismo ispirano e sostengono una vita vissuta come se Dio non esistesse". (Ch L 34)

In questi paesi di antica cristianità "interi gruppi di battezzati hanno perduto il senso vivo della fede, o addirittura non si riconoscono più come membri della Chiesa, conducendo un’esistenza lontana da Cristo e dal suo vangelo" (RM 33).

Dinanzi al fenomeno così preoccupante della scristianizzazione dei popoli cristiani di vecchia data, urge, senza alcuna dilazione una nuova evangelizzazione: "Solo una nuova evangelizzazione può assicurare la crescita di una fede limpida e profonda, capace di fare di queste tradizioni una forza di autentica libertà". (Ch L 34).

Ai fenomeni sopra elencati va aggiunto il rapido proliferare di ogni sorta di nuovi movimenti religiosi o pseudoreligiosi.

Il fenomeno è considerato un problema serio e allarmante.

Quali risposte dare a questo fenomeno che sembra trovare successo anche tra i cattolici? Il papa pone con forza l’accento "sul bisogno di evangelizzazione, di catechesi, di educazione e di formazione continua nella fede - sul piano biblico, teologico, ecumenico - dei fedeli, a livello delle comunità locali, del clero e di coloro che si occupano di formazione. Occorre impegnarsi in una nuova evangelizzazione e in un’aggiornata catechesi , che mirino a rafforzare la fede" (27,10,1989). Quella che stiamo vivendo è anche un’ora magnifica, un’ora aperta al messaggio evangelico, un tempo affascinante caratterizzato dal crollo delle ideologie e dei sistemi politici oppressivi.

"Dio apre alla Chiesa gli orizzonti di un’umanità più preparata alla semina evangelica. Sento venuto il momento di impegnare tutte le forze ecclesiali per la nuova evangelizzazione e per la missione Ad Gentes (RM 3).

In quest’ora "alle soglie del terzo millennio, la Chiesa tutta, Pastori e fedeli, deve sentire più forte la sua responsabilità di obbedire al comando di Cristo: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15), rinnovando il suo slancio missionario. Una grande, impegnativa e magnifica impresa a affidata alla Chiesa: quella di una nuova evangelizzazione, di cui il mondo attuale ha immenso bisogno" (Ch L 64).

Viste le cause e i perché di una nuova evangelizzazione si può dire che per nuova evangelizzazione si intende "assicurare la crescita di una fede limpida e profonda... formare comunità ecclesiali mature... rifare il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali". (Ch L 34)

Nuova evangelizzazione significa anche ripensare in maniera seria l’intero problema missionario mettendo in moto una gigantesca opera di evangelizzazione nel mondo moderno arrivato ad un crocevia nuovo della storia dell’umanità: "Fino a poco tempo fa la fioritura di vocazioni missionarie ha costituito un’importante dimensione dell’evangelizzazione della stessa Europa. Oggi, in una certa misura, questa dimensione è affievolita, anche se perdura nei suoi effetti. Dobbiamo essere consapevoli che non sarà possibile rilanciare un’efficace opera di evangelizzazione senza rilanciare l’afflato missionario delle nostre comunità cristiane" (Giovanni Paolo II, Discorso al VI Simposio dei vescovi d’Europa, Roma, 7-11 ottobre 1985); La nuova evangelizzazione è chiamata a "proporre una nuova sintesi creativa tra il vangelo e la vita" (dallo stesso discorso).

Nuova evangelizzazione significa per la Chiesa "fare oggi un grande passo in avanti nella sua evangelizzazione... entrare in una nuova tappa storica del suo dinamismo missionario" (ChL35) "rifondare su base missionaria la nostra pastorale nella moderna società industriale" (Giovanni Paolo II, Discorso alla Conferenza episcopale della Scandinavia, 1 giugno 1989).

"È giunto il momento di ricuperare le fondamenta perdute della fede attraverso comuni sforzi, rinnovati e rafforzati. Questo è un dovere che si fa sempre più pressante e totalizzante. Io l’ho definito con la parola "nuova evangelizzazione" di cui necessitano non solo la società moderna, ma anche vasti ambiti della Chiesa stessa. È perciò necessario rivolgersi alla trasmissione fedele della verità di fede e a un suo continuo e persistente approfondimento" (dallo stesso discorso).

Già queste indicazioni "rifare il tessuto cristiano" e "rilanciare l’afflato missionario delle nostre comunità cristiane", "ritrovare il grande soffio dello Spirito della pentecoste", "recuperare le fondamenta perdute della fede", orientano verso una esplicitazione di che cosa si debba intendere per "nuova evangelizzazione".

La nuova evangelizzazione sarà "nuova nel suo ardore, nuova nei suoi metodi, nuova nella sua espressione" (Giovanni Paolo II, 9-5-1988).

1) Una evangelizzazione nuova nel suo ardore

L’evangelizzazione sarà nuova nel suo ardore se verrà rafforzata sempre più l’unione con Cristo primo evangelizzatore.

Il nuovo tempo dell’evangelizzazione ha inizio con la conversione del cuore. Dobbiamo quindi riscoprire che la vocazione cristiana è vocazione alla santità.

È il peccato che ritarda l’evangelizzazione!

Pertanto saranno autentici evangelizzatori solo coloro che sapranno offrire alla comunità degli uomini un’elevata qualità di vita cristiana.

Questa è la chiave del rinnovato ardore della nuova evangelizzazione: se deriva da un rinnovato atto di fiducia in Gesù Cristo; se culmina nella pratica sacramentale; se avrà desiderio di trasmettere agli altri la gioia della fede; se non nasconderà la propria fede né prescinderà da essa nel modo di affrontare e risolvere i diversi problemi che la convivenza tra gli uomini comporta. L’ardore apostolico non è fanatismo, ma coerenza di vita cristiana.

La mancanza del fervore di spirito si manifesta nella stanchezza, nella delusione, nel disinteresse e soprattutto nella mancanza di gioia e di speranza.

Giovanni Paolo II parla di una "graduale secolarizzazione della salvezza" (RM 11), cioè di una salvezza ridotta alla sola dimensione orizzontale per un uomo dimezzato.

Aggiunge anche i falsi alibi che qualcuno ha trovato per svuotare di senso l’evangelizzazione: "È ancora attuale la missione tra i non cristiani? Non è forse sostituita dal dialogo interreligioso? Non è un suo obiettivo sufficiente la promozione umana?... Non ci si può salvare in qualsiasi religione?" (RM 4); una "mentalità indifferentista... che porta a ritenere che una religione vale l’altra" (RM 36); ci si astiene dall’appello alla conversione per paura di essere tacciati di "proselitismo" (RM 46). Un rinnovato ardore e fervore nell’evangelizzazione ci porta ad approfondire questo pensiero: "gli uomini potranno salvarsi anche per altri sentieri, grazie alla misericordia di Dio, benché noi non annunciamo loro il vangelo; ma potremo noi salvarci se, per negligenza, per paura, per vergogna - ciò che san Paolo chiamava "arrossire del vangelo" (Rm 1,16) - o in conseguenza di idee false, trascuriamo di annunziarlo? Perché questo sarebbe allora tradire la chiamata di Dio che, per bocca dei ministri del vangelo, vuol far germinare la semente; dipende da noi che questa diventi un albero e produca tutto il suo frutto. Conserviamo dunque il fervore dello spirito" (EN 80).

Nessuna considerazione può far affievolire nella Chiesa l’impulso missionario o far diminuire la necessità o l’urgenza dell’annuncio evangelico.

Il papa Giovanni Paolo II lamenta con rammarico che "la missione specifica ad Gentes sembra in fase di rallentamento, non certo in linea con le indicazioni del Concilio e del magistero successivo. Difficoltà interne ed esterne hanno indebolito lo slancio missionario della Chiesa verso i non cristiani..." (RM 2). È evidente che la diminuizione della spinta missionaria "è segno di una crisi di fede" (RM 2).

"Un’evangelizzazione nuova nel suo ardore è il primo servizio che la Chiesa può rendere a ciascun uomo e all’intera umanità. Oggi si richiede una evangelizzazione che abbia l’ardore della pentecoste. La missione è un problema di fede" (RM 11).

"Il vero missionario è il santo" (RM 90; ChL 17; LG 1).

Parlando ai vescovi d’Europa Giovanni Paolo II così descriveva i nuovi evangelizzatori di cui ha urgente bisogno la Chiesa oggi: "Occorrono araldi del vangelo esperti in umanità che conoscano a fondo il cuore dell’uomo d’oggi, ne partecipino gioie e speranze, angosce e tristezze, e nello stesso tempo siano dei contemplativi innamorati di Dio. Per questo occorrono nuovi santi: i grandi evangelizzatori dell’Europa sono stati i santi. Dobbiamo supplicare il Signore perché accresca lo spirito di santità nella Chiesa e ci mandi nuovi santi per evangelizzare l’Europa".

L’evangelizzazione sarà nuova nell’ardore se saprà fare "un soprassalto di missionarietà" (CEI, La Chiesa italiana dopo Loreto, n°30,51,52) che impedisca alle nostre chiese di ripiegarsi su se stesse o, peggio sulle loro piccole contese, ed essere piuttosto veramente missionarie nel proprio ambiente. Il papa ha detto: "La Chiesa o è missionaria o non è più nemmeno evangelica" (Giovanni Paolo II, Discorso alle Pontifice Opere Missionarie, 13-5-1986).

2) Un’evangelizzazione nuova nei suoi metodi

"Una evangelizzazione sarà nuova nei suoi metodi se ogni membro della Chiesa diverrà protagonista della diffusione del messaggio di Cristo. L’evangelizzazione è compito di tutti i membri della Chiesa" (Giovanni Paolo II, 9-5-1988). "Si sta affermando una coscienza nuova: cioè che la missione riguarda tutti i cristiani, tutte le diocesi e parrocchie, le istituzioni e associazioni ecclesiali" (RM 2).

L’evangelizzazione deve essere nuova nei suoi metodi anche a motivo dei nuovi ambiti in cui l’annuncio deve essere rivolto. La RM al N.37 parla di ambiti territoriali, di mondi e fenomeni sociali nuovi, di aree culturali o aeropaghi moderni che devono essere evangelizzati.

Quanto agli ambiti territoriali si assiste ad un superamento dei criteri strettamente geografici di evangelizzazione; anche all’interno della antiche cristianità permangono vaste zone non evangelizzate per cui si impone anche in questi paesi non solo una nuova evangelizzazione, ma in certi casi anche una prima evangelizzazione.

Quanto ai mondi e fenomeni sociali nuovi assistiamo ad una rapida e profonda trasformazione delle situazioni umane: basti pensare all’urbanizzazione, alle forti migrazioni di popoli di differente religione, ai rifugiati... tutto questo influisce sulla metodologia missionaria che è chiamata con urgenza ad adeguarsi a queste nuove situazioni.

Luoghi privilegiati della missione diventano le grandi città dove stanno nascendo nuovi costumi e modelli di vita, nuove forme di cultura e di comunicazione.

Infine è necessaria una evangelizzazione nuova nei metodi anche riguardo ai nuovi aeropaghi moderni di cui parla la RM n.37: il mondo della comunicazione con i suoi nuovi linguaggi, nuove tecniche e nuovi atteggiamenti psicologici; l’impegno per la pace; la promozione della donna; il mondo del lavoro; il mondo della politica; la salvaguardia del creato; la cultura e la ricerca scientifica.

Tutti aeropaghi da evangelizzare offrendo loro il senso cristiano della vita come antidoto alla disumanizzazione e alla perdita dei valori (RM, 37, 38, 86).

Siamo a una svolta epocale nella storia dell’umanità: la Chiesa è chiamata a dare una risposta generosa e lungimirante ai problemi che la missione le pone dinanzi; le è chiesto di affrontare questa sfida ponendo in atto una evangelizzazione nuova nei metodi che le permettano di proiettarsi verso nuove frontiere con lo stesso coraggio che mosse i missionari del passato e la stessa disponibilità ad ascoltare la voce dello Spirito (RM 30).

3) Una evangelizzazione nuova nelle sue espressioni

L’evangelizzazione sarà nuova anche nella sua espressione "se annunzierete la buona notizia con un linguaggio che tutti possano comprendere" (Giovanni Paolo II).

Come la fede, anche l’evangelizzazione non può dirsi realizzata se non si esprime adeguatamente nelle forme che le sono proprie; il vino nuovo va versato in otri nuovi (Mt 9,17); dovrà quindi preoccuparsi sia della fedeltà ai contenuti (buona conoscenza della verità di Cristo), sia della fedeltà al linguaggio (comprensibile a tutti).

Quanto ai contenuti bisogna far crescere e maturare nei credenti la coscienza della verità, ossia quella consapevolezza di essere portatori della verità che salva, che è lo stimolo decisivo dell’impegno missionario.

La mentalità relativistica diffusa anche tra i credenti tende a condizionarli nelle loro convinzioni e nei loro comportamenti. Pertanto "condizione primaria dell’evangelizzazione è che si rinsaldi il tessuto cristiano della stessa comunità ecclesiale". (Giovanni Paolo II, Convegno ecclesiale di Loreto, 9/13-4-1985). Significa formare comunità ecclesiali mature nelle quali la fede sprigioni e realizzi tutto il suo originario significato di adesione a Cristo e al suo vangelo (Ch L 34).

Significa, in una situazione nella quale è urgente por mano quasi a una nuova "Implantatio Evangelica", attivare una sistematica e capillare catechesi dei giovani e degli adulti che renda i cristiani consapevoli del ricchissimo patrimonio di verità di cui sono portatori e della necessità di dare sempre fedele testimonianza alla propria identità cristiana.

Quanto al linguaggio e alla pedagogia della fede tutti sappiamo quanto sia importante dire le cose di sempre con il linguaggio di oggi.

In termini moderni si parla di "inculturazione della fede" intesa come lo sforzo che la Chiesa deve compiere per far penetrare il messaggio di Cristo nei vari ambienti socioculturali, invitando tutti a credere secondo la loro cultura e i sani valori della loro comunità per quanto sono conciliabili con il vangelo.

 

Conclusione

Con l’espressione "nuova evangelizzazione", non si vuole esprimere giudizi su persone o metodi precedenti di evangelizzazione, ma piuttosto dare una risposta urgente e adeguada alle attuali situazioni in cui si trovano molte Chiese di antica cristianità nelle quali la fede sembra aver perso la sua forza.

Tutto questo ci obbliga "a rifondare su base missionaria la nostra pastorale nella moderna società industriale" (Commissione Teologica Internazionale, Fede e inculturazione, 1988), nei paesi di antica evangelizzazione.

È urgente far compiere un salto di qualità alla nostra odierna evangelizzazione.

Una evangelizzazione nuova deve ritrovare il grande soffio dello Spirito della pentecoste.

Significa assicurare la crescita di una fede limpida e profonda, rifare il tessuto cristiano delle comunità ecclesiali e impegnarsi a fondo per un nuovo avvento missionario.

Il tutto con un rinnovato ardore apostolico, col fervore dei santi evangelizzatori, rimuovendo dubbi e ambiguità circa la natura e la necessità dell’evangelizzazione.

Essa dovrà essere nuova anche nei metodi coinvolgendo maggiormente i laici e tutte le persone di buona volontà. Infine l’evangelizzazione deve essere nuova nelle sue espressioni per poter essere compresa dall’uomo contemporaneo.

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