L'ANNUNCIO CRISTIANO
DELLA SESSUALITÀ
(Pedron Lino)
La Chiesa ha sempre prestato molta attenzione alla sessualità umana, fino al punto di essere giudicata sessuofoba, angosciata dalla sessualità. Essa ha sempre percepito limportanza di questa realtà perché è proprio sulla sessualità che si gioca la nostra esistenza umana e cristiana.
Il tema della sessualità nellesistenza umana e cristiana è un tema cristologico perché è strettamente legato al mistero dellincarnazione di Dio, al mistero della morte e della risurrezione di Gesù.
La sessualità è un mistero grande, e solo la conoscenza di Gesù, illuminata dallo Spirito santo attraverso le Scritture, può ricavare un giudizio di positività o di negatività di fronte al suo manifestarsi umano. Solo con la parola di Dio si riesce a dire qualcosa di valido e di sicuro per tutti gli uomini di tutti i tempi.
Lincontro di Dio con noi è avvenuto nella persona, nel corpo di Gesù di Nazaret, un corpo consegnato per noi alla morte e risuscitato. Il corpo è il luogo della salvezza ("cardo salutis caro"). È nel corpo che noi viviamo la sequela del Signore. È nel corpo che noi moriamo e risuscitiamo con Cristo. È nel corpo di Cristo che noi siamo incorporati con il nostro corpo a tal punto che possiamo dire con lapostolo Paolo: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal 2,20).
Quando Paolo tocca il tema della prostituzione, va subito al centro del problema e dice: "Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta?" (1Cor 6,15-16). Il nostro corpo è un membro del corpo di Cristo, noi siamo "uno" in Cristo Gesù (Gal 3,28): questo è il punto fondante delletica cristiana. La nostra vita, il nostro corpo, la nostra sessualità devono seguire la logica del mistero pasquale del Cristo nel quale siamo incorporati. Dobbiamo avere il coraggio di fare lannuncio della sessualità secondo la visione e il progetto di Dio, che si è manifestato in Cristo incarnato, morto e risorto.
Di fronte alla cultura dominante non dobbiamo aver paura dellurto che lannuncio del vangelo può provocare. La cultura laica, radical-borghese e capitalista vede luomo soltanto nel suo aspetto individuale, sensitivo, essenzialmente polarizzato al piacere e ad una certa libertà che spesso deborda nel libertinaggio. Di fronte a un uomo intento a cercare solo e sempre la fuga dalla fatica, dal dolore e dalla disciplina, per vivere in una situazione di piacere e di soddisfacimento individuale, è necessario proclamare che questa non è una vita di liberazione. Molti cristiani sono incantati da questa offerta di felicità e quindi restano scandalizzati di fronte allannuncio evangelico sulla sessualità.
La fedeltà e lindissolubilità del matrimonio sono considerate impossibili; alcuni addirittura non le considerano dei valori, ma dei disvalori. La castità matrimoniale da molti non è conosciuta neppure nel suo significato teorico. È molto difficile vivere il matrimonio perché lideologia mondana è entrata anche allinterno delle famiglie cristiane. I cristiani devono innanzitutto procedere a una maggiore conoscenza dellannuncio evangelico della sessualità per vivere realmente questa grazia del Signore.
Non bastano le conoscenze antropologiche, psicologiche, sociologiche; è necessaria una conoscenza del mistero della sessualità così come la Rivelazione ce lo propone. Bisogna capire la sessualità alla luce della creazione e della redenzione.
Prima di arrivare allannuncio della sessualità come ce lo propone la Scrittura, dobbiamo capire il significato umano, creazionale, della sessualità.
La sessualità, nel progetto di Dio, è certamente una meraviglia, ma se questa meravigliosa realtà non è capita e vissuta nel modo giusto, tende a diventare tragedia. Cominciamo dunque a leggere la realtà della sessualità come appare attraverso il corpo.
La non conoscenza del proprio corpo può provocare una serie di turbe nella sfera sessuale, nella psiche e, di conseguenza, nelle relazioni con gli altri. La visione angosciata del corpo ha sempre provocato dei grossi problemi non solo umani, ma anche religiosi. Errori di spiritualità diventano sempre malattia psichica.
Il primo elemento da tenere presente quando si dice corpo è di percepirlo strettamente legato allo spazio . Cè uno spazio corporale di cui dobbiamo fare linventario per arrivare a conoscere noi stessi. Questo è un lungo processo che parte dallinfanzia e dovrebbe giungere ad una conoscenza sempre maggiore nellarco degli anni, ma non sempre avviene.
Se conosciamo bene il nostro corpo, lo vediamo come uno spazio in cui ci sono simmetrie e asimmetrie: abbiamo certi organi doppi (occhi, orecchi, polmoni, reni...); abbiamo certi organi semplici che si raddoppiano (le narici del naso...) e abbiamo un organo che è la metà degli organi necessari al suo funzionamento: lorgano genitale. Le cellule sessuali, spermatozoi e ovuli, hanno solo la metà del numero formato dei cromosomi: ciò dimostra quanto sia iscritta in noi questa dimidiatezza.
Cè in noi unesigenza di completamento con un partner che è iscritta in tutto il nostro corpo, ed è a partire dal nostro corpo che dobbiamo comprendere il senso dellaltro; cè in noi una mancanza che diventa appello ad un altro per poter arrivare, per esempio, al funzionamento sessuale e alla procreazione. Tutto questo è iscritto profondamente nella nostra carne.
Nel corpo ci sono anche caratteristiche sessuali secondarie, importanti e significative. Ne citiamo una per tutte: la voce. La nostra voce, che porta la parola con tutti i suoi contenuti allaltro, porta profondamente impresso il segno della nostra sessualità. Tutto il nostro corpo è marcato dalla sessualità. La sessualità non è accidentale, non riguarda soltanto i nostri organi genitali, non è localizzata in una parte del nostro corpo: noi siamo totalmente sessuati in ogni parte del nostro essere fin dal primo momento della nostra esistenza. Quando un adulto pensa che il sesso sia una parte localizzata del proprio corpo e non una realtà che lo pervade totalmente, si espone al rischio di entrare nella sfera delle patologie psichiche, delle patologie della comuicazione.
I malati psichici hanno sempre difficoltà a rapportarsi con il proprio corpo e con le proprie parti genitali in particolare. Anche i viziosi sessuali non hanno un rapporto sano con il proprio organo sessuale, e di conseguenza con quello del partner, perché considerano lorgano sessuale come un "lui" o una "lei" perché non percepiscono tutto il loro corpo come strumento di comunicazione e riducono la loro comunicazione con gli altri allorgano sessuale: è una schizofrenia tra il tutto e una parte. Alberto Moravia ha scritto un libro intero sullorgano sessuale maschile, dal titolo significativo: "Lui".
La sessualità non è localizzabile soltanto negli organi sessuali o in una parte del nostro corpo. Già la prima cellula, a partire dalla quale è programmato il nostro corpo, contiene significativamente la metà dei cromosomi ricevuti dal padre e laltra metà ricevuta dalla madre. Tutto il nostro corpo è segnato radicalmente da questo patrimonio genetico che attraverso il padre e la madre ci lega a tutta la storia umana che ci ha preceduti. Tutto il nostro corpo è segnato dalla sessualità: il fisico, la psiche, lintelligenza, laffettività, la capacità relazionale con gli altri.
Lignoranza di queste verità elementari non giova a percepire il senso della sessualità umana e nuoce alla comprensione dellannuncio evangelico a questo riguardo.
Ma quando diciamo corpo, diciamo anche tempo. Nel corpo ci sono dei ritmi: la respirazione, il sonno; cè linfanzia, la vecchiaia, il momento della morte. Tutto il nostro corpo è segnato dal tempo, la nostra sessualità è segnata dal tempo. E, a questo proposito, facciamo un confronto parziale e veloce con gli altri animali.
Luomo nasce come il più indifeso degli animali. Gli animali appena nati se la cavano da soli, e il tempo della loro dipendenza dai generanti è molto breve; luomo invece ha bisogno di molto tempo per crescere fisicamente, psicologicamente, affettivamente. Ci vogliono circa ventanni perché il figlio diventi indipendente dai genitori. Luomo è lunico essere prematuro tra gli animali. A differenza degli animali, noi abbiamo acquisizioni non automatiche: sono acquisizioni che vanno scoperte con fatica e con laiuto degli altri. E, a differenza degli animali, nelluomo può esserci un deterioramento o un blocco a uno stadio incompleto di questo sviluppo. Anche nello sviluppo dellistinto sessuale cè una differenza fondamentale tra lanimale e luomo. Mentre nellanimale listinto sessuale non ha bisogno di educazione o di apprendistato, nelluomo la pubertà fisica precede di molti anni la pubertà psicologica ed affettiva. E questo è drammatico. Negli animali questo problema non esiste.
La sessualità umana ha bisogno di essere umanizzata: questo è il fenomeno delladolescenza, che è specifico solo della specie umana. Fisicamente lincontro sessuale è possibile anche tra adolescenti e da questo atto può anche nascere un figlio. Ma quale sarebbe il valore di questo incontro quando la pubertà psicologica e affettiva è ancora lontana lunghi anni? Fare lamore senza coscienza e responsabilità è fisicamente possibile, ma è insignificante e banale, forse soltanto animale.
Ladolescenza delluomo è un periodo di cambiamento profondo in cui delle energie oscure, difficoltose, contraddittorie devono subire un discernimento, devono essere integrate con tutto linsieme della personalità, educate, per diventare mature, sempre esposte al pericolo di regressioni, di fissazioni e di perversioni.
È tipico il caso di un ragazzo che nel momento della pubertà sente costantemente ripetere dalla madre che avrebbe desiderato tanto una bambina, ed egli pur avendo una struttura fisica maschile, in molti casi, seguendo quel desiderio della madre, si costruisce una struttura psicologica femminile. E questo porta a una scissione della sessualità in un momento tanto delicato della maturazione personale.
Oltre alle dimensioni dello spazio e del tempo, cè anche la dimensione sociale, perché il corpo è segnato dalla relazione con lambiente che lo circonda. Il sistema sensoriale del nostro corpo ci permette di situarci dove siamo. Luomo non può esistere senza avere la coscienza sensibile di ciò che lo circonda. I sensi sono essenziali. Proprio lesercizio dei sensi ci permette di esistere, di collocarci tra gli altri e tra le cose. Le funzioni nutritive servono proprio a questo. Il fatto che noi mangiamo degli elementi che vengono dal mondo vegetale e animale ci fa capire che facciamo parte del mondo creato e dipendiamo da esso. E noi uomini non mangiamo come gli animali per sopravvivere, ma sentiamo lesigenza di mangiare insieme e di vivere una realtà che va oltre il riempire lo stomaco. Il pasto ha sempre avuto qualcosa di trascendente e di religioso. Cristo stesso ha posto il centro e il culmine della sua religione nellincontro tra Dio e luomo durante un pasto: la cena eucaristica.
Per quanto riguarda laspetto sociale della sessualità, notiamo che la sessualità animale è in ordine alla fecondità e alla sopravvivenza della specie. Significativamente essa viene esercitata solo nei periodi di fecondità. La sessualità umana invece, pur avendo lo scopo della riproduzione, ha anche e soprattutto un orientamento verso lincontro, verso la relazione, verso un linguaggio interpersonale. Il rapporto sessuale umano non è legato alle stagioni, ai mesi, ai periodi di fecondità, ma può avvenire in ogni momento e questo è segno che la sessualità umana non è solo procreativa, ma prima di tutto relazionale. È questa la grande rivelazione della sessualità umana. Ciò che la sessualità dice innanzitutto dellessere umano è la sua dualità: ciascuno nasce, vive, parla, ama, muore come uomo o come donna, e nessuno può pretendere di rappresentare in sé lumanità intera. Ognuno porta dentro di sé la ferita di essere una parte dellinterezza per sempre strappata e divisa (cfr. Gen 2,21-25). Di questo bisogno di interezza dentro di noi possiamo farne una duplice lettura e un duplice tentativo di soluzione. Primo: un ritorno nostalgico al passato, pensando che in passato cera quello che oggi ci manca. Secondo: spingerci verso il futuro, sicuri che la risoluzione del problema è possibile cercando la comunione con gli altri: luomo e Dio. E questa è la prospettiva profetica di tutta la Bibbia.
Il libro della Genesi ci presenta così la verità della sessualità umana: "Dio creò luomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò" (Gen 1,27). Questo testo è lepifania di una verità essenziale. Essere a immagine di Dio significa essere fatti per la relazione, significa che luomo è capace di relazione, di incontro con laltro: questa è limmagine di Dio. Ma accettare questa dualità sessuale è proprio il cammino obbligatorio per scoprire che la vita è apertura, è incontro con laltro. Luomo e la donna sperimentano la loro differenza. E questa differenza è tale e tanta che ciascuno a suo modo tenta di negarla. Forse non guariremo mai definitivamente dal desiderio che laltro sia a nostra immagine. Cè in noi ununiversale resistenza ad accettare che lincontro autentico avvenga nella "alterità", nella "diversità", ossia lasciando, volendo e desiderando che laltro resti se stesso, senza tentare di omogeneizzarlo a noi. Questo problema non si presenta solo nel rapporto maschio e femmina, ma anche nel rapporto dei genitori con i figli, e in tutti i rapporti con gli altri. Tutti devono essere a immagine di Dio e nessuno devessere a nostra immagine se non in quanto, eventualmente, siamo a immagine di Dio.
Il grosso problema della vita umana è lalterità: accettare laltro come diverso, amarlo come diverso, desiderare e volere con tutte le nostre forze che rimanga diverso. E questo a partire proprio dalla relazione tra uomini e donne: quello è il primo luogo in cui si manifesta la nostra diversità.
Nella storia, in ogni epoca e cultura si manifestano due forme opposte e sbagliate di risolvere il problema dellalterità. La prima è credere nellimmediata complementarietà: è la soluzione superficiale degli ingenui. La seconda è credere alla violenza di una irriducibile opposizione. Il nostro rapporto con gli altri pecca spesso di ingenuità o di violenza: allinterno della coppia ciò può emergere in forme più evidenti e sofferte.
La donna non è il complemento delluomo, e luomo non è il complemento della donna. Luomo e la donna sono destinati luno allaltro, luno per laltro, ma in una differenza che deve restare, lalterità, e che va vissuta come una provocazione e una prova. È una crisi, ma una crisi attraverso la quale si matura e si crea lincontro. Esiste nel mondo una presenza maschile e una femminile, e la coscienza umana deve essere una coscienza sessuata, cioè diversa e complementare, sovente conflittuale, e quindi, in definitiva, la giusta valutazione morale devessere frutto del dialogo e dellapporto delluomo e della donna. Anche nella chiesa è necessaria una teologia "al femminile" perché la comprensione del messaggio divino e della morale sia più equilibrata e completa.
In Gen 2,18 leggiamo: "Poi il Signore disse: "Non è bene che luomo sia solo. Gli voglio fare un aiuto che gli sia simile"". Ma il testo ebraico si presta a una traduzione molto più feconda e vera: "Non è bene che luomo sia solo: gli voglio fare un aiuto contro di lui". La donna è un aiuto contro luomo, e luomo è un aiuto contro la donna. Ognuno è per laltro come un masso di marmo e rispettivamente uno scultore di esso. Per trarre unopera darte da una pietra informe ci vuole un progetto chiaro in testa e molto lavoro faticoso. Lo scopo finale non è creare laltro a mia immagine e somiglianza, ma a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26-27).
In Gen 2,23 la prima parola che esce dalla bocca delluomo è rivolta alla donna, non a Dio: "Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà ishshà perché da ish è stata tolta". È il grido di chi ha trovato la parte mancante di se stesso, il grido dellunità possibile, il grido della speranza folle che laltro riempia la mia vita e che lattesa sia finalmente colmata. Il desiderio ci chiama fuori da noi stessi, quindi ci chiama allestasi, a uscire da noi per un incontro: questo è scritto in noi in profondità, nella nostra natura. Ma a questo punto si presenta un problema di primaria importanza: noi possiamo raggiungere laltro come oggetto o come soggetto, come cosa o come persona. Nel primo caso abbiamo legoismo, nel secondo lamore. Il desiderio va umanizzato, educato, sanato dallegoismo. Diversamente è distruttivo di noi e degli altri. Solo lamore edifica (1Cor 8,2). Unità e differenza nella coppia possono trovare il loro giusto equilibrio solo nellamore. Ciò vale anche per tutte le altre forme di relazione con il prossimo. Alla base di ogni convivenza umana e cristiana sta il comandamento dellamore: "Ama il prossimo tuo come te stesso" (Lv 19,18; Mc 12,31). Va ricordato inoltre che lamore non attenua le differenze. Lamore vero nasce quando le differenze sono accettate nella meravigliosa possibilità del dare e del ricevere: dare ciò che si ha, ricevere ciò che non si ha. Una relazione per essere creatrice ha bisogno di essere reciproca, accettando laltro con i suoi limiti che mi danno la possibilità di donargli ciò che non ha. Chi vuole che gli altri siano simili a lui, li vuole mangiare, li vuole divorare, li vuole "assimilare". Certe persone che vogliono fare tanto bene agli altri, talvolta, in realtà hanno una voracità insaziabile che vuole mangiare tutti, assimilare tutti. Lamore nasce dalla libertà e dal rispetto totale dellaltro; senza libertà e rispetto non cè amore, ma possesso e dominio: cè egoismo che "cosifica" laltro. Lamore invece è vivere in un altro e per un altro.