L'AMORE DI DIO E DEL PROSSIMO
(Pedron Lino)


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titoli

Indice:

Il dialogo d'amore tra Dio e l'uomo
L’amore del prossimo

 

 

 

 

"Dio è amore" (1Gv 4,8.16). "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34).

Prima di giungere a questo culmine della rivelazione, l’uomo deve purificare le concezioni puramente umane dell’amore per accogliere il mistero dell’amore divino, che passa attraverso la croce.

Il rapporto d’ amore tra Dio e l’uomo pone delle domande. Dio, così grande, così puro, può abbassarsi ad amare l’uomo piccolo e peccatore? Se Dio si degna di amare l’uomo, come può l’uomo rispondere all’amore con l’amore? Quale rapporto esiste tra l’amore di Dio e l’amore degli uomini? La Bibbia risponde con chiarezza a questi interrogativi. Dio ha preso l’iniziativa di un dialogo di amore con gli uomini:

"In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi" (1Gv 4,10). "Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo" (1Gv 4,19).

In nome di questo suo amore Dio impegna gli uomini e insegna loro ad amarsi:

"Come vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati" (Gv 15,12). "Quando dunque ebbe lavato loro i piedi... disse: "Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi... Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica"" (Gv 13,12-17).

"Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri" (1Gv 4,11).

L’amore per gli altri è il distintivo dei cristiani, l’unico segno sicuro di riconoscimento che non può essere contraffatto:

"Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35).

 

IL DIALOGO D’AMORE TRA DIO E L’UOMO

Benché la parola "amore" non vi figuri, i racconti della creazione (Gen 1-3) evocano l’amore di Dio attraverso la bontà di cui Adamo ed Eva sono l’oggetto. Dopo la disobbedienza del peccato, il mistero della bontà di Dio si manifesta come "misericordia" nei confronti del peccatore mediante promesse di salvezza. Progressivamente si stabiliranno i legami di amore che uniscono Dio e l’uomo.

 

1. Amici e confidenti di Dio

Dio chiama Abramo a diventare suo amico (Is 41,8) e confidente dei suoi segreti (Gen 18,17) perché Abramo ha risposto alle esigenze dell’amor divino, ha lasciato la sua terra seguendo la chiamata di Dio (Gen 12,1), non ha esitato a sacrificare a Dio il suo unico figlio e con esso il suo amore umano.

"Prendi il tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò" (Gen 22,2).

Mosè non deve sacrificare il suo figlio. Tutto il suo popolo è chiamato in causa dal conflitto tra la santità divina e il peccato. Egli è diviso tra Dio di cui è l’inviato e il popolo di cui è il rappresentante. Elevatissimo e drammatico il dialogo tra lui e il suo Dio.

"Il Signore disse a Mosè: "Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione". Mosè allora supplicò il Signore suo Dio e disse: "Perché, Signore, divamperà la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto con grande forza e mano potente? Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. Ricordati di Abramo, di Isacco, di Israele, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre". Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo" (Es 32,9-14).

Mosè è stato fedele al suo Dio e al suo popolo perché dal giorno della sua vocazione (Es 3,4) fino al giorno della sua morte (Dt 34) non ha cessato di progredire nell’intimità di Dio intrattenendosi con lui in modo personalissimo:

"Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro uomo" (Es 33,11)

ed ha avuto la rivelazione dell’immensa tenerezza di Dio, di un amore che è misericordia.

"Il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui proclamando: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato..."" (Es 34,5-9).

 

2. La rivelazione profetica

I profeti sono i confidenti di Dio:

"In verità il Signore non fa cosa alcuna senza aver rivelato il suo consiglio ai suoi servitori, i profeti" (Am 3,7),

amati personalmente da un Dio la cui scelta li afferra:

"Non ero profeta, né figlio di profeta, ero un pastore e raccoglitore di sicomori; il Signore mi prese di dietro al bestiame e il Signore mi disse: "Va’, profettizza al mio popolo Israele"" (Am 7,14-15),

li seduce e li dilania:

"Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre, mi hai fatto forza e hai prevalso..." (Ger 20,7-12).

Essi sono i testimoni del dramma dell’amore e dell’ira di Dio:

"Soltanto voi ho eletto fra tutte le stirpi della terra; perciò io vi farò scontare tutte le vostre iniquità" (Am 3,2).

Osea, Geremia ed Ezechiele rivelano che Dio è lo sposo di Israele, popolo-sposa sempre infedele, e che questo amore appassionato e geloso è ricambiato con l’ingratitudine e il tradimento. Ma l’amore è più forte del peccato (Os 11). Dio perdona e ricrea in Israele un cuore nuovo, capace di amare:

"Ti farò mia sposa per sempre... nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore; ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore... amerò Non-amata; e a Non-mio-popolo dirò Popolo mio, ed egli mi dirà: Mio Dio" (Os 2,21-25);

"Io sarò Dio per tutte le tribù di Israele ed esse saranno il mio popolo... Ti ho amato di un amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà... Io sono un padre per Israele, Efraim è un figlio caro per me, un mio fanciullo prediletto. Infatti dopo averlo minacciato, me ne ricordo sempre più vivamente. Per questo le mie viscere si commuovono per lui, provo per lui profonda tenerezza" (Ger 31,1-21);

"Non temere, perché non dovrai più arrossire: non vergognarti, perché non sarai più disonorata; anzi dimenticherai la vergogna della tua giovinezza e non ricorderai più il disonore della tua vedovanza. Poiché tuo sposo è il Creatore, Signore degli eserciti è il suo nome; tuo redentore è il Santo di Israele, è chiamato Dio di tutta la terra. Come una donna abbandonata e con l’animo afflitto, ti ha il Signore richiamata. Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù? Dice il tuo Dio. Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te... ora giuro di non adirarmi più con te e di non farti più minacce. Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia" (Is 54,4-10);

"Giurai alleanza con te... e divenisti mia... divenisti sempre più bella e giungesti fino a diventare regina" (Ez 16);

"Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi... voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio..." (Ez 36,24-28; Ez 34).

Il Deuteronomio ricorda instancabilmente che l’amore di Dio per Israele è gratuito:

"Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il più piccolo di tutti i popoli - ma perché il Signore vi ama..." (Dt 7,7-8).

Ecco perché Israele deve

"amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze" (cfr. Dt 6,4-5).

Questo amore, che si esprime in atti di adorazione, di obbedienza e di osservanza dei comandamenti, non è possibile se Dio in persona non dà ad Israele un cuore capace di amare:

"Il Signore tuo Dio circonciderà il tuo cuore e il cuore della tua discendenza, perché tu ami il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima, e viva... Tu ti convertirai, obbedirai alla voce del Signore e metterai in pratica tutti questi comandi che oggi ti do... Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te... Anzi questa parola è molto vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica" (Dt 30,6-14).

 

3. Verso un dialogo personale

Dopo l’esilio, Israele, purificato dalla prova, scopre sempre di più che la vita con Dio è un dialogo d’amore. Con alterne vicende lo sposo (Dio) e la sposa (Israele) si amano di un amore "forte come la morte" (Ct 8,6).

Inoltre ci si rende conto meglio che Dio si rivolge al cuore di ciascuno: non ama soltanto la collettività:

"Infatti, quale grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?" (Dt 4,7),

ma ogni ebreo, soprattutto il giusto.

"Sta’ lontano dal male e fa’ il bene, e avrai sempre una casa. Perché il Signore ama la giustizia e non abbandona i suoi fedeli; gli empi saranno distrutti per sempre e la loro stirpe sarà sterminata. I giusti possederanno la terra e la abiteranno per sempre" (Sal 37,27-29); "Il Signore ama i giusti" (Sal 146,8); "dall’immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i principi, tra i principi del suo popolo" (Sal 113,7-8).

A poco a poco va delineandosi l’idea che l’amore di Dio riguardi anche i pagani.

"Dio vide le loro opere (dei pagani di Ninive) che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare e non lo fece. Ma Giona ne provò grande dispiacere e ne fu indispettito. Pregò il Signore: "Signore, non era forse questo che dicevo quando ero al mio paese? Perciò mi affrettai a fuggire a Tàrsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire, riguardo al male minacciato"" (Gen 3,10; 4,1-2).

Dio ama ogni creatura.

"Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento. Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi, se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? Tu risparmi tutte le cose, poiché tutte sono tue, Signore, amante della vita, poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci ricordando loro i propri peccati perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore" (Sap 11,23-26; 12,1-2).

Avvicinandosi la venuta di Cristo, il pio giudeo che medita la Bibbia prende coscienza di essere amato da un Dio di cui canta la misericordia,

"Ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, tardo all’ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura" (Gl 2,13); "Lodate il Signore perché è buono; perché eterna è la sua misericordia..." (Sal 136 tutto),

la bontà,

"Gustate e vedete quanto è buono il Signore" (Sal 34,9); "Lodatelo, benedite il suo nome; perché buono è il Signore, eterna è la sua misericordia, la sua fedeltà per ogni generazione" (Sal 100,4-5);

la grazia e la pietà,

"Eppure il Signore aspetta per farvi grazia, per questo sorge, per avere pietà di voi, perché un Dio giusto è il Signore; beati coloro che sperano in lui!" (Is 30,18)

e la tenerezza.

"Ma tu, Signore, Dio di pietà, compassionevole, lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele, volgiti a me e abbi misericordia" (Sal 86,15-16); "Ma tu, nostro Dio, sei buono e fedele, sei paziente e tutto governi secondo misericordia. Anche se pecchiamo, siamo tuoi, conoscendo la tua potenza; ma non pecchiamo più, sapendo che ti apparteniamo" (Sap 15,1-2).

A questo amore di Dio, il pio cerca di rispondere con il suo amore.

"Amate il Signore, voi tutti suoi santi" (Sal 31,24); "Chi altri avrò per me in cielo? Fuori di te nulla bramo sulla terra" (Sal 73,25); "Amo il Signore perché ascolta il grido della mia preghiera" (Sal 116,1).

Ama Dio e tutto ciò che a lui si collega: il suo nome, la sua legge, la sua sapienza:

"Al tuo amore e al tuo ricordo si volge tutto il mio desiderio" (Is 26,8).

"Perciò amo i tuoi comandamenti più dell’oro, più dell’oro fino. Per questo tengo cari i tuoi precetti e odio ogni via di menzogna. Meravigliosa è la tua alleanza, per questo le sono fedele" (Sal 119,127-129); "Il timore del Signore è gloria e vanto, gioia e corona di esultanza. Il timore del Signore allieta il cuore e dà contentezza, gioia e lunga vita" (Sir 1,9-10); "La sapienza esalta i suoi figli e si prende cura di quanti la cercano. Chi la ama, ama la vita, quanti la ricercano solleciti saranno ricolmi di gioia... Coloro che la venerano rendono culto al Santo (Dio) e il Signore ama coloro che la amano" (Sir 4,11-14).

Questo amore, sovente, è messo alla prova di fronte all’esempio e alla pressione degli empi (Sal 10;73) e spesso arriva fino al martirio come avvenne al tempo dei Maccabei (2Mac 6,7).

L’amore tra Dio e gli uomini si era rivelato nell’Antico Testamento attraverso una serie di fatti: iniziative divine e rifiuti dell’uomo, sofferenza dell’amore respinto, superamento doloroso per essere all’altezza dell’amore e comprenderne la gratuità.

Nel Nuovo Testamento l’amore di Dio si esprime in un fatto unico, che cambia radicalmente la situazione: Gesù viene a vivere come Uomo-Dio il dramma del dialogo d’amore tra Dio e l’uomo.

 

4. Il dono del Padre

La venuta di Gesù è un atto di amore del Padre:

"Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16).

Secondo i profeti e le promesse dell’Antico Testamento, Dio

"ricordandosi della sua misericordia" (Lc 1,54), "ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1,2),

si e fatto conoscere

"Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1,18)

e per mezzo di lui ci manifesta il suo amore fattivo.

"In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore; non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati" (1Gv 4,9-10).

Gesù non è soltanto l’atteso "salvatore Cristo Signore" (Lc 2,11), ma è il figlio del Padre, colui che egli ama.

"Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Mt 1,11); "Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!" (Mc 9,7);

"Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa" (Gv 3,35); "Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita per poi riprenderla di nuovo" (Gv 15,9); "È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto" (Col 1,13).

L’amore del Padre si esprime così in un modo insuperabile. Ecco realizzata la nuova alleanza e concluse le nozze eterne dello Sposo con l’umanità. La generosità divina, manifestata fin dalle origini di Israele (Dt 7,7 ss.) raggiunge il suo culmine.

Accogliendo il Figlio, l’uomo deve rinunciare ad ogni orgoglio e ad ogni fierezza fondata sul proprio merito: il dono di amore fatto da Dio è interamente e assolutamente gratuito!

"Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Rm 5,6-8); "Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna" (Tt 3,5-7); "Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui... Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo" (1Gv 4,16-17).

Questo dono d’amore è definitivo ed eterno.

"Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28-20); "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità... Voi lo conoscete perché egli dimora presso di voi... Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui... Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,16-24).

È un dono di amore spinto fino alle estreme conseguenze perché il Padre permette (acconsente) la morte del Figlio affinché noi avessimo la vita.

"Dio dimostra il suo amore verso di noi perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Rm 5,8); "Egli non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Rm 8,32).

La liturgia della Chiesa, nel solenne preconio pasquale, l’ "a solo" più importante di tutto l’anno liturgico, canta:

"O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà: per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio! Davvero era necessario il peccato di Adamo che è stato distrutto con la morte di Cristo. Felice colpa che ha meritato di avere un così grande Redentore!".

Per suo amore noi siamo figli di Dio.

"Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente" (1Gv 3,1); "Dio mandò il suo Figlio... perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei vostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per volontà di Dio" (Gal 4,4-7); "Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui, non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16); "Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza" (Gv 10,10).

Coloro che rifiutano di credere in colui che è stato mandato e preferiscono le tenebre alla luce condannano se stessi.

"Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre perché le loro opere erano malvage. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità, viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio" (Gv 3,17-21).

L’opzione, la scelta di campo, è inevitabile: o l’amore mediante la fede nel Figlio o l’ira di Dio:

"Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui" (Gv 3,36).

Non esiste una terza via.

"Chi non è con me è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde" (Lc 11,23).

 

5. L’amore perfetto rivelato in Gesù

Gesù è la rivelazione concreta dell’amore, è l’uomo che realizza il dialogo finale con Dio e ne porta la testimonianza davanti agli uomini. Gesù è Dio che viene a vivere in pienezza di umanità il suo amore e a farne sentire l’appello ardente agli uomini. Nella persona di Gesù l’uomo ama Dio e ne è amato.

Gesù, donato, dedicato al Padre fin dall’inizio,

"Entrando nel mondo Cristo dice: "Ecco io vengo, o Dio, per fare la tua volontà"" (Eb 10,5-7); "Portarono il bambino (Gesù) a Gerusalemme per offrirlo al Signore" (Lc 2,22); "Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2,49);

vive nella preghiera e nel ringraziamento,

"Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava" (Mc 1,35); "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (Mt 11,25);

vive nella perfetta conformità alla volontà del Padre,

"Gesù disse loro: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno"" (Gv 6,38-40);

è continuamente in ascolto di Dio e ciò gli dà sicurezza di essere da lui ascoltato.

"Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato" (Gv 5,30);

"Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veritiero e io dico al mondo le cose che ho udite da lui" (Gv 8,26); "Io dico quello che ho visto presso il Padre... Ora invece cercate di uccidere me che vi ho detto la verità udita da Dio" (Gv 8,38-40); "Padre ti ringrazio perché mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto" (Gv 11,41-42).

Nei confronti degli uomini, la sua vita è interamente donata non soltanto a qualche amico, ma a tutti.

"Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (= per le moltitudini)" (Mc 10,45).

Passa facendo il bene.

"Gesù di Nazaret passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il dominio del diavolo, perché Dio era con lui" (At 10,38); "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò" (Mt 11,28),

nel disinteresse totale

"Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo" (Lc 9,58),

e nell’attenzione per tutti e in modo particolare per i più disprezzati e i più indegni (Lc 7,36-50; 19,1-10; Mt 21,28-32).

Scelse gratuitamente quelli che volle per farne i suoi amici:

"Sali sul monte, chiamò a sé quelli che volle ed essi andarono da lui" (Mc 3,13);

"Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Gv 15,15-16).

Questo amore non è a senso unico: domanda la reciprocità. Il comandamento del Deuteronomio rimane in vigore.

"Amerai il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" (Mt 22,37);

"In questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi" (1Gv 5,3).

Si obbedisce al Padre obbedendo a Gesù, amando lui si ama il Padre, seguendo lui si arriva al Padre.

"Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui" (Gv 14,21); "Chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato" (Mt 10,40); "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscerete me, conoscerete anche mio Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto... Chi ha visto me ha visto il Padre... Io sono nel Padre e il Padre è in me... Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse" (Gv 14,6-17).

Amare Gesù significa custodire integralmente la sua parola

"Se mi amate osservate i miei comandamenti" (Gv 14,15),

e seguirlo rinunziando a tutto e a tutti (Mc 10,17-30; Lc 14,25-33).

Perciò in tutto il vangelo si opera una divisione netta tra coloro che accettano e coloro che rifiutano questo amore di fronte al quale non si può rimanere neutrali.

"Egli (Gesù) è qui per la rovina e risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori" (Lc 2,34-35); "... Da allora molti suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui..." (Gv 6,60-70).

Sulla croce l’amore rivela in modo decisivo la sua intensità e il suo dramma. È stato necessario che Gesù soffrisse molto e morisse in croce perché fossero pienamente rivelati la sua obbedienza al Padre e il suo amore verso di noi.

"Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, essere messo a morte e risorgere il terzo giorno" (Lc 9,22);

"Ma prima è necessario che egli (il Figlio dell’uomo) soffra molto e venga ripudiato da questa generazione" (Lc 17,25);

"Ricordate come vi parlò quand’era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno" (Lc 24,6-7);

"Ed egli disse loro: Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?" (Lc 24,25-26; Eb 2,14-18);

"Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte di croce" (Fil 2,8);

"Gesù... dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv 13,1).

Perfettamente libero,

"Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comandamento ho ricevuto dal Padre" (Gv 10,17-18),

attraverso la tentazione e il silenzio di Dio (Mt 26,39-44),

"Verso le tre, Gesù gridò a gran voce... "Dio mio, Dio mio, perché mi ha i abbandonato?" (Mt 27,46);

"Infatti non abbiamo un Sommo Sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità essendo stato provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato" (Eb 4,15);

nella radicale solitudine umana,

"Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono" (Mc 14,50);

tuttavia ancora perdonando e accogliendo,

"Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno"" (Lc 23,34);

"Uno dei malfattori... (disse): "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso"" (Lc 23,39- 43),

Gesù giunge all’istante unico dell’amore più grande:

"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13).

In quell’istante egli dona tutto a Dio senza riserva:

"Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito".

Detto questo spirò" (Lc 36-46),

e a tutti gli uomini senza eccezione:

"Il Figlio dell’uomo... è venuto per dare la sua vita in riscatto per molti (per le moltitudini)" (Mc10,45); "Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: "Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti (per le moltitudini)"" (Mc 14,24);

"Poiché l’amore di Cristo ci spinge al pensiero che uno è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro" (2Cor 5,14-15); "Dio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti" (1Tm 2,3- 6).

Per mezzo della croce, Dio è pienamente glorificato.

"Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare" (Gv 17,4);

L’ "uomo Gesù", e con lui l’umanità intera, merita di essere amato da Dio senza riserva.

"Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita per poi riprenderla di nuovo" (Gv 10,17); "Gesù Cristo... umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome" (Fil 2,5-9).

Dio e l’uomo sono congiunti in unità, secondo la preghiera di Gesù (Gv 17). Tuttavia bisogna che l’uomo accetti liberamente un amore così totale ed esigente che deve portarlo a sacrificarsi sull’esempio di Cristo. Sulla sua strada egli trova lo scandalo della croce che non è altro se non lo scandalo dell’amore.

"Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20).

 

6. L’amore universale nello spirito

Il Calvario è il luogo dell’amore perfetto. Di fatto, però, gli amici del Crocifisso mancano all’appuntamento, lo abbandonano. Ciò perché l’adesione all’amore divino non consiste in un incontro fisico o intellettuale: occorre il dono dello Spirito che crea nell’uomo un cuore nuovo.

"Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo" (Ger 31,33); "Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie legge" (Ez 36,26-27).

Lo Spirito effuso nella Pentecoste (At 2,1-40), come Cristo aveva promesso:

"Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità..." (Gv 14,16-17),

da allora è presente nel mondo e abita nel cristiano e nella Chiesa

"Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?" (1Cor 3,16); "O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio e che non appartenete a voi stessi?" (1Cor 6,19),

e insegna agli uomini ciò che Gesù ha detto.

"Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto" (Gv 14,26).

Ogni uomo ha bisogno dello Spirito per poter dire "Padre" e sentirsi realmente figlio.

"Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre! Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio" (Rm 8,14-16).

Così è effuso in noi un amore

"L’amore di Dio è stato riversato nei vostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato" (Rm 5,5),

che ci spinge,

"L’amore di Cristo ci spinge" (2Cor 5,14),

un amore da cui nulla e nessuno può separarci

"Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?... In tutte queste cose siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita... né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore" (Rm 8,35-39),

e che ci prepara all’incontro di amore definitivo con Dio.

"Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente come anch’io sono conosciuto" (1Cor 13,12).

"Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è" (1Gv 3,2).

 

7. Dio è amore

Il cristiano, guidato dallo Spirito a vivere con il Signore in dialogo d’amore, si avvicina al mistero stesso di Dio. Dio non rivela subito chi è: parla, agisce, e l’uomo accede per questa via a una conoscenza più profonda. Donando suo figlio, Dio rivela che egli è colui che si dona per amore.

"Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?" (Rm 8,32).

Il Figlio vivendo con il Padre, in un dialogo di amore assoluto, rivela che il Padre e lui sono "uno" da tutta l’eternità.

"Io e il Padre siamo una cosa sola" (Gv 10,30); "Padre santo, custodisci nel tuo amore coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi" (Gv 17,11); "Come tu, Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17,21).

Rivela che egli stesso è Dio.

"In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio... E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,1.14; 10,22-39); "Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Mt 11,27).

Il Figlio unigenito ci fa conoscere il Padre che nessuno ha mai visto.

"Dio nessuno l’ha visto mai: proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1,18).

Questo unico Dio sono lui e il Padre nell’unità dello Spirito. Il discepolo prediletto, "quello che Gesù amava" (Gv 13,23), ha fatto l’esperienza dell’amore e della fede e ha potuto formulare l’ultima e più sublime parola: "Dio è amore" (1Gv 8.16). Di tutte le parole umane, con la loro ricchezza e i loro limiti, è la parola amore quella che ci fa intendere meglio il mistero di Dio Trinità, il dono reciproco ed eterno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

 

L’AMORE DEL PROSSIMO

Già nell’Antico Testamento il comandamento dell’amore di Dio è completato dal "secondo comandamento":

"Amerai il tuo prossimo come te stesso" (Lv 19,18).

Il termine "prossimo" ha certamente un senso molto ristretto, ma già l’israelita è invitato a prestare attenzione agli altri. Essere indifferente e ostile al prossimo costituisce, da sempre, un’offesa a Dio.

"Allora il Signore disse a Caino: "Dov’è Abele tuo fratello?". Egli rispose: "Non lo so. Sono forse io il guardiano di mio fratello?"" (Gen 4,9).

La legge unisce ciò che riguarda le relazioni con Dio e le relazioni con gli uomini: così il "decalogo" (Es 20,1-17) e il "codice dell’alleanza" che abbonda di prescrizioni e di attenzione verso i poveri e i piccoli (Es 22,20-26; 23,4-12). Tutta la tradizione profetica e sapienziale ha lo stesso indirizzo: non si può piacere a Dio senza rispettare gli altri, soprattutto i più abbandonati, i meno "interessanti".

"Il Signore ruggisce da Sion... Perché hanno deportato popolazioni intere a Edom, senza ricordare l’alleanza fraterna... perché ha inseguito con la spada suo fratello e ha soffocato la pietà verso di lui, perché ha continuato l’ira senza fine e ha conservato lo sdegno per sempre... perché hanno sventrato le donne incinte di Gàlaad per allargare il loro confine... perché hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali; essi che calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri..." (Am 1.2); "Udite la parola del Signore... ascoltate la dottrina del nostro Dio... non posso sopportare solennità e delitto... Quando stendete le mani io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova" (Is 1,10- 17); "Io mi accosterò a voi per il giudizio e sarò un testimone pronto contro gli incantatori, contro gli adulteri, contro gli spergiuri, contro chi froda il salario all’operaio, contro gli oppressori della vedova e dell’orfano e contro chi fa torto al forestiero" (Ml 3,5): "Chi disprezza il prossimo pecca, beato chi ha pietà degli umili" (Pr 14,21; 1,8-9); "Di tre cose mi compiaccio e mi faccio bella di fronte al Signore e agli uomini, dice la sapienza: concordia di fratelli, amicizia tra vicini, moglie e marito che vivono in piena armonia" (Sir 25,1).

Non si è mai creduto di poter amare Dio senza interessarsi degli uomini (Ger 22,13-19). Questo dovere di interessarsi degli altri spesso è chiamato amore.

"Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso" (Lv 19,18); "Amate dunque il forestiero perché anche voi foste forestieri nel paese d’Egitto" (Dt 10,19).

Questo amore per lo straniero è fondato sul dovere di agire come agisce Dio.

"che non usa parzialità e non accetta regali, rende giustizia all’orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dà pane e vestito. Amate dunque il forestiero..." (Dt 10,17-19).

Il motivo dell’amore del prossimo non è più un sentimento di solidarietà umana, un gesto di liberalità o di buon cuore, è un motivo "teologico": ama tutti come li ama il tuo Dio, agisci come lui.

Prima della venuta di Cristo, il giudaismo approfondisce la natura dell’amore fraterno. Nell’amore del prossimo si include l’avversario giudeo e persino il nemico pagano.

"Quando incontrerai il bue del tuo nemico o il suo asino dispersi, glieli dovrai ricondurre. Quando vedrai l’asino del tuo nemico accasciarsi sotto il carico, non abbandonarlo a se stesso: mettiti con lui ad aiutarlo" (Es 23,4-5); "Se il tuo nemico ha fame, dàgli pane da mangiare; se ha sete dàgli acqua da bere, perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo e il Signore ti ricompenserà" (Pr 25,21-22); "Come Dio riveste coloro che sono nudi, consola gli afflitti... così anche tu rivesti coloro che sono nudi, visita gli ammalati" (Hillel).

Amare significa continuare, prolungare nel tempo, l’azione divina.

 

1. I due amori

Nella visione cristiana, l’amore del prossimo occupa un posto centrale, anzi unico. Da un capo all’altro del Nuovo Testamento, l’amore del prossimo appare indissociabile dall’amore di Dio: i due comandamenti dell’amore sono il vertice della legge (Mc 12,28-33).

La carità fraterna è la realizzazione di tutta la morale.

"Tutta la legge infatti, trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso" (Gal 5,15); "Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo" (Gal 6,2); "Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare, e qualsiasi altro comandamento si riassume in queste parole: amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo; pieno compimento della legge è l’amore" (Rm 13,8-10); "Rivestitevi, dunque, come amati da Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti" (Col 3,12-15).

In definitiva, l’amore fraterno è l’unico comandamento.

"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati" (Gv 15,12).

Ciò che conta è

"la fede che opera per mezzo della carità" (Gal 5,6).

Non c’è che un solo amore.

"Se uno dicesse: ‘Io amo Dio’ e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello" (1Gv 4,20-21).

L’amore del prossimo è quindi essenzialmente "religioso": non è filantropia. Anzitutto è religioso per il modello a cui si ispira: l’amore stesso di Dio:

"Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti... Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,43-48); "Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per voi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore" (Ef 5,1-2); "Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo" (Ef 4,21-22); "Voi mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa" (Ef 5,25); "Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri" (1Gv 4,11).

L’amore per il prossimo ha la sua sorgente in Dio. Come potremmo essere misericordiosi come il Padre celeste (Lc 6,36), se il Signore non ce lo avesse insegnato e lo Spirito non ce ne desse la capacità concreta?

"Riguardo all’amore fraterno non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri" (1Ts 4,9); "L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato" (Rm 5,5).

Questo amore viene da Dio ed esiste in noi per il fatto stesso che Dio ci ha fatto suoi figli.

"Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui" (Gv 4,7-9).

Venuto da Dio, l’amore ritorna a lui; amando i nostri fratelli, amiamo il Signore stesso.

"In verità vi dico: ogni volta che avete fatto questo a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me" (Mt 25,40).

Siamo comunicanti tra di noi e con lui perché formiamo un solo corpo: il corpo di Cristo.

"Siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri" (Rm 12,5; cfr. 1Cor 12,12-27).

In attesa del ritorno del Signore, la carità è l’ "essenziale" del cristiano: in base ad essa gli uomini saranno giudicati (Mt 25,31-46). La carità fraterna è il testamento lasciato da Gesù:

"Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Gv 13,34 ss.).

L’amore di Cristo continua ad esprimersi attraverso la vita dei discepoli. Questo comandamento, benché antico, perché legato alle sorgenti della rivelazione (1Gv 2,7 ss.) è "nuovo".

Di fatto, Gesù ha inaugurato un’era "nuova", mediante il suo sacrificio della "nuova" alleanza (Lc 22,20), fondando la "nuova" comunità, il "nuovo" popolo di Dio, la Chiesa e donando ad ognuno lo Spirito che crea il cuore "nuovo" annunziato dai profeti (Ez 36).

I due comandamenti dell’amore sono uniti e indissolubili perché Cristo, uomo-Dio indissolubile, continua ad esprimersi attraverso la carità che i discepoli si manifestano tra loro.

 

2. L’amore è dono

La carità cristiana è imitare il gesto di Dio che dona gratuitamente il Figlio suo per la salvezza di tutti gli uomini peccatori, senza merito alcuno da parte loro. Essa è dunque universale e non lascia sussistere alcuna barriera sociale o razziale.

"Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero, non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3,28).

Essa non disprezza nessuno,

"Quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti" (Lc 14,13; Lc 7,36-50),

anzi, più ancora, esige l’amore per i nemici (Lc 10,29-37).

L’amore non può scoraggiarsi o dire basta. Ha un’unica misura, quella stessa del Padre: amare tutti e sempre, senza misura! (Mt 18,21-35). Ciò esige il gesto spontaneo verso l’avversario,

"Se presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono" (Mt 5,23),

e la capacità di non rendere a nessuno male per male, ma, addirittura, di vincere il male con il bene (Rm 12,14-21; Ef 4,25-32; 5,1-2).

Nel matrimonio, l’amore si esprime sotto forma di dono totale ad immagine del sacrificio di Cristo (Ef 5,25-32). Per tutti e sempre carità non è libertinaggio, ma mettersi a servizio,

"Voi fratelli siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso" (Gal 5,13-14),

scendendo dal proprio piedistallo, vero o presunto, come ha fatto Cristo (Fil 2,1-11).

Nel suo "Inno alla carità" (1Cor 13), Paolo manifesta la natura e la grandezza dell’amore, senza di essa nulla ha valore!

"La carità non avrà mai fine" (1Cor 13,8).

La carità edifica la Chiesa.

"Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo... riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità" (Ef 4,15-16).

"La carità edifica" (1Cor 8,1).

 

3. L’amore è comunione

Come Dio è comunione del Padre e del Figlio nello Spirito, così la fraternità dei cristiani deve essere una comunione totale in cui ognuno si impegna con tutta la sua capacità di amore. Il cristiano amerà i suoi fratelli con amore esigente e concreto (1Gv 3,11-18), rinunciando e morendo come il Maestro, perché la sua vita sia utile e spesa bene.

"Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita, la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna" (Gv 12,24-25).

Mediante questa carità, il credente rimane in comunione con Dio (1Gv 4,7; 5,4). Si realizza così il grande desiderio di Cristo.

"L’amore con il quale mi hai amato, Padre, sia in essi e io in loro" (Gv 17,26).

L’amore fraterno è testimonianza al mondo perché creda in Cristo e riconosca il cristiano.

"Io in loro e tu (Padre) in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati coma hai amato me" (Gv 17,22); "Da questo, tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35).

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