LA FEDE CRISTIANA E IL DIAVOLO
(Pedron Lino)


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Noi vogliamo ribadire alcuni punti essenziali della dottrina della chiesa sulla persona e sull’opera del demonio. In verità, preferiremmo intrattenerci su temi più essenziali e centrali della fede cattolica. Dio, Gesù Cristo, il mistero della sua incarnazione, della sua morte e risurrezione, il mistero della salvezza, la vita eterna sono argomenti ben più importanti e meritano un maggior approfondimento di quanto non meriti il tema del diavolo che, pur non essendo marginale, è tuttavia secondario nell’insieme della vita cristiana. Poiché però si sente tanto parlare del diavolo in questi ultimi tempi - e non sempre in maniera teologicamente corretta - sarà bene precisare brevemente la dottrina cattolica su tale tema, nella prospettiva - che è essenziale in questo argomento - della vittoria di Cristo sul demonio: è, infatti, in questa prospettiva che si deve collocare la dottrina cristiana sul diavolo. A questo proposito dobbiamo rilevare che "l’ossessione" del diavolo e del suo potere malefico sull’uomo e sul mondo, che c’è stata in alcuni periodi della storia cristiana, e che si nota ancora oggi in alcuni cristiani, non solo non è psicologicamente sana, ma, quel che più conta, non è cristiana: noi non siamo sotto l’impero o il potere di satana, ma sotto la paterna e benefica onnipotenza di Dio, Padre nostro, e sotto la signoria di amore e di salvezza di Gesù Cristo, vincitore di satana e Signore della storia.

Per tale motivo, bisogna guardarsi dal considerare il nostro tempo come l’era di satana e dello scatenamento del suo potere sulla chiesa e sul mondo. L’era che stiamo vivendo è l’era della salvezza. È certamente in azione nel mondo il "mistero dell’iniquità", il demonio è sicuramente attivo e potente; il "mistero della salvezza" si compie attraverso i dolori, le angosce e le traversie della storia. In altri termini, il tempo che viviamo è un tempo di lotta tra Cristo e il potere delle tenebre; è quindi un tempo di sofferenza per la chiesa e per i cristiani, che richiede saldezza nella fede, vigilanza nella preghiera e impegno nell’azione per la crescita del regno di Dio; ma non è tempo di paura o, peggio, di angoscia apocalittica, quasi che il potere delle tenebre stia per prevalere sulla signoria di Cristo. Per i credenti il futuro è un futuro di salvezza in cui giungerà a pieno compimento la salvezza che Cristo ha già operato con la sua morte e la sua risurrezione. "Nella speranza noi siamo stati salvati" (Rm 8, 24). È dunque alla potenza e alla vittoria di Cristo, e non al potere limitato e subalterno del diavolo, che il cristiano deve tenere fisso lo sguardo.

Da dove viene la credenza cristiana del diavolo?

Durante tutto il corso della sua storia, l’uomo ha fatto l’esperienza del male nelle varie sue forme: sofferenza fisica, malattie, carestie, epidemie, esplosioni di odio e di violenza, calamità naturali, guerre, forme di malvagità e di cattiveria. Chiedendosi da dove venisse il male, egli è stato portato facilmente ad attribuirne l’origine a forze malvagie, a mostri crudeli, a spiriti cattivi, che egli ha personificato chiamandoli con i nomi più diversi. Infatti tutte le mitologie conoscono questi esseri malvagi, che fanno del male all’uomo e dal cui potere malefico ci si può difendere con scongiuri, sacrifici e, specialmente, con le pratiche magiche. Così, accanto agli dèi benèfici, tali mitologie presentano gli spiriti malèfici, che vanno placati con sacrifici perché non facciano del male e vanno impediti di farlo precisamente con la magia che ne lega la potenza.

Alcune religioni poi, hanno innalzato questo potere malefico al rango divino, facendone un dio del male, che sta accanto o in opposizione al Dio del bene; da esso proviene tutto il male del mondo. Questa dottrina dualista della lotta tra il Male e il Bene si è diffusa anche nel modo cristiano attraverso il manicheismo, il priscillianesimo, il bogomilismo, il catarismo...; ma è sempre stata combattuta e condannata come contraria alla fede cristiana. Anche l’AT conosce l’esistenza di uno spirito malvagio, nemico di Dio e dell’uomo, ma esso rigetta ogni dualismo: satana è sotto il dominio di Dio; non è un principio del male, non si pone sullo stesso piano di Dio, ma è a lui soggetto pur essendo suo nemico e cercando di distogliere gli uomini da lui. Come afferma la Sapienza, cronologicamente uno degli ultimi libri dell’ AT: "Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono" (Sap 2, 23- 24). C’è, qui, un accenno al serpente tentatore dell’uomo nel paradiso terrestre (Gen 3, 1-5).

L’AT è assai discreto sul diavolo: se da una parte ne afferma la perfida intenzione, l’invidia, l’astuzia e la menzogna, per cui inganna l’uomo e lo induce a disobbedire a Dio, facendolo in tal modo incorrere nella morte; dall’altra parte non ne esagera la potenza e mostra che l’uomo è in grado di resistergli e di conservare la fedeltà a Dio. È così affermata in maniera inequivocabile la signoria di Dio su satana. Di satana e degli spiriti cattivi si parla invece molto negli scritti extra-biblici (I e II Libro di Enoch, Libro dei Giubilei, Testamento dei dodici patriarchi, Vita di Adamo e Eva, ecc.), dove si trovano racconti leggendari e speculazioni sul peccato e sulla caduta degli angeli, a motivo della loro unione con le figlie degli uomini. Avviene così che al tempo di Gesù la demonologia è molto sviluppata.

Di fronte ad essa quale atteggiamento assume Gesù?

A questo punto dobbiamo fare un rilievo importante. La credenza cristiana nel demonio è un dato di fede, non un dato di psicologia o di ragione. Per il cristiano, cioè, il demonio non è la proiezione psicologica di paure e di angosce; non è neppure la personificazione mitica del male, il cui significato sarebbe quello di sottolineare l’influsso del male e del peccato sull’uomo e sulla storia. Perciò il cristiano che crede all’esistenza del diavolo non è una persona da affidare allo psicologo, perché lo liberi dalle sue paure e dalle sue angosce; non è neppure una persona a cui basti il buon uso della ragione che lo aiuti a "detronizzare" il diavolo. In altre parole, la questione del demonio non si pone sul piano della psicologia o su quello della ragione, ma è comprensibile solo nell’ambito e nell’interno della fede cristiana.

Non meraviglia, quindi, che chi si professa non credente trovi tale questione infantile o ridicola. Probabilmente, però, se il non credente approfondisse il problema e non si fermasse a vedere nel diavolo il caprone con le corna e il forcone, secondo l’immaginario demoniaco trasmesso da lunghi secoli, si accorgerebbe che la dottrina cristiana sul demonio non è né infantile né ridicola, ma apre sul destino dell’uomo e sulla storia dell’umanità uno spiraglio di luce; soprattutto permette di penetrare più a fondo nell’oscuro e tremendo mistero del male. Anche in questo campo la fede aiuta l’uomo a scoprire il mistero di se stesso e della storia, che alla pura ragione resta oscuro e anzi, per molti aspetti, incomprensibile.

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Dunque, la credenza nel demonio deriva per il cristiano da quanto di lui e della sua azione Gesù ha rivelato nei vangeli e da quello che ne dicono gli autori del NT. Ora che cosa ha insegnato Gesù sul diavolo con le sue parole e le sue azioni? Prima di tutto Gesù insegna chiaramente l’esistenza personale del diavolo: il demonio è l’avversario contro il quale egli combatte, liberando le persone di cui ha preso possesso e che opprime e danneggia in forme crudeli. Insieme con la predicazione del vangelo del regno di Dio e la guarigione dei malati, la lotta contro satana costituisce la terza grande opera di Gesù, tanto che la cacciata del demonio è presentata da lui come il segno che il regno di Dio è venuto nel mondo: "Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto tra voi il regno di Dio" (Mt 12, 28). Questa lotta contro satana e i demoni inizia con la vita pubblica di Gesù, quando egli nel deserto è tentato dal diavolo, e dura fino alla sua morte, che in apparenza è una vittoria del potere delle tenebre, ma che in realtà è la sua più grande sconfitta. È allora, infatti, che satana, detto "principe di questo mondo" (non perché il mondo gli appartenga, ma perché egli ha la possibilità di dominare gli uomini distogliendoli da Dio), "è gettato fuori" (Gv 12, 31).

Ciò che dunque il vangelo mette in risalto è, da una parte, che satana è il nemico di Dio, l’avversario di Cristo e il nemico degli uomini; dall’altra, è la vittoria che Cristo con la sola potenza della sua parola ottiene su di lui. Basta un solo comando e il demonio abbandona le sue vittime, siano esse persone possedute dallo spirito del male o semplici malati, dato che la malattia è un segno della potenza di satana sugli uomini. Satana è "forte" ma Gesù è il "più forte" (Mt 12, 29).

In secondo luogo Gesù rivela l’attività del diavolo: egli è il nemico che semina la zizzania in mezzo al grano seminato da Dio (Mt 13, 25-39); ruba dal cuore degli uomini la parola di Dio (Mt 13, 19); soprattutto è colui che cerca di stornare gli uomini dal credere in Gesù. Così i giudei increduli sono "figli del diavolo". Dice loro Gesù: "Non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso parla del suo perché è menzognero e padre della menzogna" (Gv 8, 43-44). Dall’insegnamento di Gesù si deduce dunque che il diavolo (o i diavoli, cioè satana e i "suoi angeli", cf Mt 25, 41, che con lui si sono ribellati a Dio) è un essere spirituale personale. Perciò, si allontanano dalla verità cristiana coloro che fanno del diavolo un semplice simbolo o personificazione del male o che ritengono che esso sia un mito che il cristiano d’ oggi non potrebbe più accettare. Si deduce anche che l’attività del diavolo si svolge principalmente nel campo dello spirito dell’uomo: egli è il tentatore, che cerca di indurre l’uomo al male; è il seduttore e l’ingannatore che, con le sue menzogne, cerca di stornare gli uomini dalla fede e di portarli alla perdizione. Infatti egli toglie la parola della salvezza dal cuore degli uomini "perché non credano e così non siano salvati" (Lc 8, 12).

Certamente il vangelo parla di vere e proprie possessioni diaboliche e mostra l’azione danneggiatrice del diavolo nel corpo dell’uomo e sulle cose materiali. Queste possessioni - che non sempre è possibile distinguere dalle malattie psichiche - mostrano la natura malvagia del demonio e il suo odio distruttore verso l’uomo: il vangelo ne parla per mettere in risalto la potenza del Cristo che con una sola parola libera i posseduti dallo spirito del male e in tal modo ne mostra la debolezza e l’impotenza. Ma il vangelo non riduce solo alle possessioni diaboliche l’azione del demonio sugli uomini. Questo vale anche oggi: possono esserci vere e proprie possessioni diaboliche, anche se vanno accuratamente distinte dalle malattie nervose e psichiche, ma queste possessioni non costituiscono l’azione più specifica e tanto meno più frequente del demonio nel mondo. Questa azione è di ordine essenzialmente spirituale e ha di mira lo spirito dell’uomo per allontanarlo da Dio, dalla fede in Cristo e dalle realtà spirituali, e per irretirlo nell’errore e nella menzogna.

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Ciò che conta maggiormente, perciò, è la lotta che satana conduce contro Dio, contro Cristo, contro la chiesa e contro l’uomo.

La lotta contro Dio consiste nel far credere all’uomo che Dio non esista, o peggio, che Dio sia nemico dell’uomo, della sua libertà, della sua felicità, cosicché la non-esistenza di Dio sarebbe la condizione indispensabile dell’esistenza, della libertà e della felicità dell’uomo. L’ateismo moderno impressiona il credente per due caratteristiche: anzitutto per la sua diffusione, perché è diventato un fenomeno di massa che tende ad espandersi facendo aumentare il numero delle persone "senza religione"; poi, e soprattutto, per il suo carattere aggressivo. Esso non soltanto afferma che Dio non esiste, ma pretende che Dio non esista, perché la sua esistenza comprometterebbe l’esistenza, la libertà e la felicità dell’uomo: Dio non può, non deve esistere, perché è il nemico, anzi il "vampiro" dell’uomo.

A me sembra che dietro questa suprema menzogna ci sia l’azione di satana, definito da Gesù: "menzognero e padre della menzogna" (Gv 8, 44).

Ecco perché molti cristiani, e giustamente, considerano l’attuale fenomeno ateistico come uno dei segni più evidenti dell’azione di satana nel mondo. Non vogliamo dire con questo che tutti quelli che si professano atei siano spiritualmente soggiogati da satana o che siano in mala fede; vogliamo solo mettere in risalto l’influsso demoniaco su un fenomeno così complesso e difficile da decifrare qual è l’ateismo moderno nella sua forma più cosciente: influsso che raramente è avvertito, poiché le cause e i motivi che possono indurre una persona a professarsi atea sono molti e non sempre chiaramente percepibili dalle stesse persone che si professano atee.

La lotta di satana contro Cristo consiste nell’impedire agli uomini di credere in lui. Quello che satana (come mostra il vangelo di Giovanni) ha compiuto durante la vita di Gesù: stornare i giudei dal credere in Gesù e dall’accettarlo come Messia e Figlio di Dio, lo compie anche oggi. Non solo egli insidia la fede dei credenti (1Pt 5, 9; Ef 6, 16; ecc) ma in ogni modo cerca di distogliere gli uomini dalla fede in Cristo, presentandola come infantile, irrazionale e dannosa. In realtà si pone non solo come l’anti-Dio, pretendendo di farsi adorare come Dio - si pensi a certe forme di idolatria moderna e ai culti satanici - ma anche come colui nella cui potenza un giorno si rivelerà l’anti-Cristo il quale con una potenza di inganno indurrà gli uomini a credere nella menzogna, rifiutando l’amore della verità, il vangelo, per essere salvati (cfr. 2Ts 2, 8-12). In tal modo, come sull’ateismo moderno, così sull’incredulità del mondo moderno c’è il segno di satana: segno, evidentemente, che non intacca la libertà umana, perché satana non diventa mai padrone della libertà dell’uomo, il quale quindi può sempre rifiutare le sue suggestioni, ma che fa forza sulla sua debolezza per indurlo a rifiutare l’atto di fede in Cristo che richiede umiltà, apertura di spirito e purezza di cuore.

Ma satana non lotta solo contro Dio e contro Cristo: egli vuole distruggere l’opera di Dio e di Cristo nel mondo, che è la chiesa e, più ampiamente, l’opera di salvezza che si compie anche al di là dei confini visibili della chiesa, dovunque, cioè, l’uomo si sforza di accostarsi a Dio compiendo il bene che egli conosce e praticando la carità, poiché, "dove c’è la carità, là c’è Dio". La sacra scrittura rivela, infatti, una intensa attività di satana contro la chiesa: ne sono un segno le persecuzioni a cui la chiesa durante tutta la sua esistenza va incontro, le discordie e le divisioni che sorgono all’interno di essa, gli scismi e le eresie di cui la storia è piena. Evidentemente non tutto è opera di satana, perché vi hanno una parte considerevole anche gli uomini, sia quelli fuori della chiesa che quelli dentro. Tuttavia ci sono fatti nella vita della chiesa che difficilmente si spiegano solo con la malvagità umana: così, l’odio contro di essa, la lotta contro i suoi uomini migliori, che maggiormente si evidenziano per santità e opere buone, il tentativo costante di impedirle di essere presente là dove potrebbe essere una forza di pace e dare un impulso efficace alla moralizzazione della vita e alla crescita dei valori: tutte queste cose e altre ancora sono altrettanti segni della presenza del diavolo nella vita della chiesa.

Anche nella vita interna della chiesa, satana è all’opera e tenta di rovinare l’opera di Dio. La chiesa non è in balia di satana, come dicono alcuni, diffondendo timori e angosce assolutamente immotivati. Sarebbe però ingenuo non rendersi conto - fondandosi proprio sulla sacra scrittura e sulla tradizione della chiesa - che il tempo della chiesa, dalla sua nascita fino alla fine dei tempi, è tempo di combattimento molto aspro contro lo spirito del male che trova alleati anche all’interno della chiesa e che terminerà solo con la vittoria definitiva di Cristo.

Infine satana è in lotta contro l’uomo. Questi è l’immagine di Dio, è creato dal suo amore ed è destinato alla vita soprannaturale e alla partecipazione della felicità stessa di Dio. Satana, in quanto nemico di Dio, non può perciò non essere nemico dell’uomo, di cui vuole impedire la salvezza. Come questo avvenga appartiene al mistero della storia umana che solo Dio conosce. Ma è certo che nella storia umana satana compie la sua opera di seduzione e di tentazione: opera che si rivolge ai singoli, ma che può coinvolgere anche le società umane più o meno vaste, che possono cadere sotto il potere del maligno (1Gv 5, 19).

In realtà, discernere il "demoniaco" nella storia umana è un’impresa estremamente ardua e che sarebbe presuntuoso tentare; tuttavia certi fatti sembrano andare talmente al di là dell’umano da far sospettare la presenza e l’azione dello spirito del male. Così, quando il potere politico ed economico diviene tirannico, oppressore e assassino; quando l’uomo viene umiliato, torturato, offeso nella sua dignità e nella libertà; quando vengono perpetrati delitti orrendi, in cui trovano la morte milioni di uomini; quando si instaura il regno della menzogna e della corruzione, cosicché ciò che è male viene fatto passare per bene e ciò che è bene e giusto è fatto passare per male, per cui gli uomini vengono irretiti nell’errore e nel male, fino al punto di essere incapaci di liberarsene; quando gli innocenti e i semplici vengono corrotti e resi incapaci di accedere alla verità e al bene; quando il male nelle sue forme più brutali trionfa sul bene; quando è esaltato il vizio e derisa la virtù, non si può non pensare alla presenza e all’azione del demonio nella storia.

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La rivelazione cristiana non insegna soltanto l’esistenza personale del diavolo e l’azione contro Dio e contro l’uomo; dice anche chi egli è.

Anzitutto la rivelazione cristiana respinge ogni dualismo, affermando che satana e i diavoli sono esseri creati da Dio e non hanno, quindi, un’assoluta autonomia né si pongono sul piano stesso di Dio: viene cioè respinta l’idea che il Male sia un Principio autonomo che sta di fronte al Bene, che ci sia un Dio del Male che sta di fronte al Dio del Bene. Il demonio, quindi, è sotto il dominio di Dio e - pur contro la sua volontà - serve al disegno generale di salvezza che Dio attua sull’uomo e sulla storia. In secondo luogo, la rivelazione afferma che la malizia di satana e dei demoni non proviene da Dio creatore, ma dal fatto che essi, creati buoni da Dio, sono diventati malvagi perché si sono ribellati a Dio: il male non è nella loro natura, ma nella loro libera volontà. È quanto la chiesa ha affermato in un documento di valore dogmatico nel Concilio Lateranense IV (1215): "Il diavolo e gli altri demoni, da Dio sono stati creati buoni per natura, ma sono diventati malvagi da se stessi. E l’uomo ha peccato per suggestione del demonio". I demoni, dunque, sono creature spirituali, create buone, ma divenute malvagie a causa del peccato di ribellione a Dio. In che cosa sia consistito questo peccato non lo sappiamo. Le ipotesi e le speculazioni che in passato si sono fatte a questo proposito non hanno nessun valore dogmatico. Quello che si può dire è che il peccato dei demoni è stato un peccato di superbia: hanno voluto porsi sullo stesso piano di Dio e fare di se stessi il loro fine supremo; hanno voluto essere autonomi e indipendenti da Dio ed essere essi stessi causa e fonte della loro felicità. In tal modo hanno rifiutato Dio come fine ultimo e la sua grazia come sorgente ultima della loro felicità e perfezione. La conseguenza di tale peccato è stata la perdita eterna di Dio e la cacciata nell’inferno "preparato per il diavolo e per i suoi angeli" (Mt 25,41). Per designare il demonio la sacra scrittura usa molti nomi. Alcuni ne indicano la natura e l’azione: così il demonio viene chiamato "tentatore" (Mt 4,3; 1Ts 3,5), "nemico" (Mt 13,25; Lc 10,19), "spirito immondo" (At 19, 12), "maligno" (1Gv 2, 13; 5, 19), "principe di questo mondo" (Gv 12, 31) e "il dio di questo mondo" (2Cor 4, 4). Alcuni nomi vengono presi dal regno animale, per talune particolari caratteristiche attribuite a certe bestie, come l’astuzia e la crudeltà, e non perché il demonio sia una bestia: così è detto "serpente" (Ap 13, 2), "drago" (Ap 12, 3; 20, 2), "leone" (1Pt 5, 8). Ci sono poi, sempre nella sacra scrittura nomi come Belzebul, Belial, Lilith, Asmodeo (Tb 3, 8), Azazel (Lv 16, 8), che sono presi dal folclore. A questi ultimi nomi non va dato alcun peso particolare, quasi fossero nomi propri del diavolo. Quello che a Dio interessa non è farci conoscere il nome o i nomi dei diavoli, ma metterci in guardia contro la loro attività malvagia, tendente alla perdizione dell’uomo.

Se perciò si vuole parlare correttamente del diavolo secondo la fede cristiana, bisogna distinguere nettamente tra la realtà e l’attività del diavolo, quali ci sono fatte conoscere dalla rivelazione, e l’immaginario, fantastico e folcloristico, che si è costruito intorno alla sua figura e che, purtroppo, domina l’immaginazione comune, tanto che anche persone colte e intelligenti (ma carenti di formazione teologica e noncuranti di informarsi sulla fede cristiana) non riescono a pensare il diavolo se non come il caprone con le corna, assetato di sesso, oppure intento a divorare i corpi dei dannati arrostiti nelle fiamme dell’inferno.

Così, non ci sembra molto intelligente la domanda che un giornalista su "Paese sera" del 21 Agosto 1986 rivolge alla Congregazione della dottrina della fede: "Una volta accertato che il diavolo esiste, è lecito ritenere che esista pure la diavolessa?". Anche su "La Repubblica" del 22 Agosto 1986, un noto giornalista chiede ai credenti la prova che esista "satana dal piede caprino": prova che i credenti non possono fornire per il semplice motivo che satana non è quello che egli immagina. Lo stesso giornalista si augura, poi, che la morte del diavolo possa "essere opera, prima della Parusia e del nuovo Messia, di un minimo senso del ridicolo". Egli avrebbe ragione se il diavolo fosse quell’essere fantastico e ridicolo che egli immagina; ma come abbiamo cercato di dimostrare nelle pagine precedenti, la credenza del diavolo non è una cosa ridicola, ma seria e va presa con serietà e, soprattutto va presentata come la fede cristiana la rappresenta. Diciamo questo non per spirito polemico, ma perché riteniamo che chi intende scrivere di problemi religiosi abbia il dovere di informarsi con un minimo di serietà e di accuratezza sul tema che intende trattare. È questa una regola che vale per ogni scienza. Possibile che solo per la religione non debba valere e che, quindi, sui problemi religiosi ognuno può parlare e scrivere, senza conoscere neppure i dati più elementari sulla fede cristiana?.

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