LA CONFERMAZIONE DEL BATTESIMO
(O CRESIMA)

(Pedron Lino)


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Parliamo del sacramento della confermazione del battesimo, detto comunemente cresima. Il Concilio Vaticano II ci ha presentato la chiesa che è innanzitutto una comunità, il popolo di Dio, in cui tutti ricevono lo Spirito Santo e hanno responsabilità nella missione.

Di fronte a questa presa di coscienza, che cosa significa per il laico essere confermato? Che cosa significa nella chiesa il fatto di celebrare la confermazione dei suoi battezzati? Nella confermazione del battesimo, il battezzato è chiamato a prendere coscienza personalmente di ciò che significa essere cristiano e degli impegni che deve vivere.

Qual è il senso del sacramento della confermazione? Che cosa aggiunge al battesimo?

Riassumiamo le principali risposte date nel corso della storia:

- "La confermazione è per il battesimo ciò che la crescita è per la nascita" dice s. Tommaso d’Aquino;

- è il sacramento dell’apostolato;

- è il sacramento della forza, del coraggio, del martirio;

- è il sacramento dello Spirito Santo, una nuova pentecoste. Il battesimo dona già lo Spirito Santo, lo Spirito che fa vivere della vita di Dio. La confermazione lo dà in pienezza: fa del battezzato un cristiano perfetto. Battesimo e confermazione: due tappe inseparabili di una stessa santificazione;

- è il sacramento della comunione ecclesiale. La presenza del vescovo o del suo delegato esprime l’unità di tutti i cristiani, di cui il vescovo è il legame e il garante.

La confermazione è il sacramento che ci dona la pienezza dello Spirito, il sacramento della pentecoste.

Che cosa produce in noi lo Spirito Santo? Leggiamo nella lettera ai Galati: "Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5,22).

La confermazione è la pentecoste continuata. È il segno che la pienezza dello Spirito Santo è data a tutto il popolo di Dio.

"Effonderò il mio spirito sopra ogni uomo" (Gl 3,1) aveva promesso il Signore: ecco la confermazione. La confermazione è un sacramento ben distinto, anche se non veramente separabile, dal battesimo e dall’eucaristia.

Tutti i sacramenti ci comunicano lo Spirito Santo. Ogni sacramento viene dalle tre persone divine; ogni sacramento dà la vita, il perdono e lo Spirito. Ciò non impedisce che un determinato sacramento sia "specializzato" al dono della vita, o del perdono, o dello Spirito. Così ogni battesimo è immersione nello Spirito; ma è la confermazione che ci dà il dono pieno dello Spirito.

Chi è lo Spirito Santo?

Ne abbiamo parlato diffusamente nella spiegazione del credo. Qui vorrei ricordare un episodio che illustra in modo squisito quanto vogliamo dire dello Spirito. È accaduto ad un missionario francescano, padre Cormac. Un giorno comincia la primissima istruzione di un indiano della tribù dei navajos, analfabeta, che chiede il battesimo. Non aveva ancor detto tre parole del "Padre nostro" che il vecchio indiano lo interrompe e recita d’un fiato tutta quella preghiera, nella sua lingua e senza errori. Il missionario rimane stupito e gli chiede: "Chi ti ha insegnato questa bella preghiera?". E il vecchio: "Ascolto il vento che parla!"; Ogni domenica i navajos, radunati attorno a una radiolina nelle riserve dell’Arizona, ascoltavano, nel più grande silenzio, il vento che parla".

"Il vento che parla": meravigliosa immagine dell’inafferrabile Spirito Santo. A coloro che lo ascoltano egli insegna il "Padre nostro" perché li rende pienamente figli di Dio, dall’interno, come dice san Paolo: "Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio... E voi avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, papà! Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio" (Rm 8,14-16).

Lo Spirito è una persona senza volto. Gesù lo paragona al vento: "Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va" (Gv 3,8). Lo Spirito è il vento che parla. Come il vento, così gli altri simboli dello Spirito - l’acqua, il fuoco, l’aria, il respiro - non comportano figura: evocano soprattutto l’irruzione di una presenza, una espansione profonda. Lo Spirito di Dio è uragano, tempesta, potenza irresistibile, amore inarginabile. È il vento impetuoso che aleggiava sulle acque nel primo giorno della creazione; è il soffio che scende sulla vergine Maria nel primo giorno della redenzione: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo" (Lc 1,35).

Su Gesù appena battezzato scende lo Spirito (Mt 3,16). È lo Spirito che lo conduce nel deserto per essere tentato dal diavolo, dove supera vittoriosamente ogni specie di tentazione (Mt 4,1). Gesù inizia la sua predicazione applicando a sé il passo di Isaia: "Lo Spirito del Signore è sopra di me" (Is 61,1; Lc 4,18).

Lo Spirito di Dio è forza e potenza d’amore perché Dio è amore. Leggiamo nel libro degli Atti degli apostoli: "Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo" (At 10,38).

Gesù comunicherà questa potenza d’amore irresistibile a tutto il suo popolo: "Avrete forza dallo Spirito Santo" (At 1,8). E lo Spirito produrrà in tutti uno straripamento di carismi profetici e creerà dei cuori fedeli a Dio e amorevoli verso il prossimo.

Leggiamo nei profeti: "Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave, in quei giorni, effonderò il mio spirito" (Gl 3,1-2); "Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi...; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio" (Ez 36,26-28).

Questa era la promessa del Padre che si realizzò puntualmente a pentecoste.

Leggiamo nel libro degli Atti degli apostoli: "Mentre il giorno di pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi" (At 2,1-4).

Gesù aveva detto: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra" (At 1,8).

La pentecoste è veramente l’invio della chiesa ad "ogni nazione che è sotto il cielo" (At 2,5). E non per parlare in latino o in lingue astruse, ma in tutte le lingue e i dialetti, e in modo comprensibile.

Lo Spirito Santo, che è amore, raduna le genti nella loro diversità, nella varietà delle lingue, delle culture e dei paesi. La chiesa è universale, cattolica: in essa "ogni nazione che è sotto il cielo" vi si trova a casa sua e ascolta la propria lingua. La forza dello Spirito Santo rende i cristiani testimoni rinfrancati e sicuri. Lo aveva preannunciato Gesù: "Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi" (Mt 10,20); "Egli (lo Spirito) vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto" (Gv 14,26); "Egli vi guiderà alla verità tutta intera" (Gv 16,13).

Lo Spirito Santo è promessa del Padre e del Figlio, dono del Padre e del Figlio. Gesù aveva detto: "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi" (Gv 14,16-17).

Un sacramento non è mai una devozione privata: è un atto ecclesiale, cioè della comunità universale. E deve essere un "segno" per il mondo. La confermazione è il sacramento di quella pentecoste che strappò i discepoli dal chiuso del loro cenacolo per gettarli come testimoni in mezzo ad una folla di persone "di ogni nazione che è sotto il cielo".

La confermazione è un gesto di Cristo, nella sua chiesa, per il mondo. I sacramenti non sono innanzitutto degli eventi spirituali nella storia personale di ciascuno; sono invece degli eventi della storia della salvezza per il popolo di Dio e per l’umanità. Tutti i sacramenti celebrano l’evento pasquale di Gesù salvatore che è sorto sul mondo come un sole senza tramonto ed è vivente nella chiesa.

La chiesa ha avuto origine da un evento fondamentale che si chiama Gesù Cristo; dalla sua vita, morte, risurrezione e ascensione al cielo da dove effonde lo Spirito. La chiesa resta fondata, radicata in questo evento che continua e si propaga come un’unica onda nella moltitudine di fratelli di cui Gesù è il primogenito. "Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti" (Col 1,18). Perciò, quando la chiesa "fa memoria" del mistero pasquale nella liturgia, specialmente nei sacramenti, non vive di ricordi; vive di quell’evento fondamentale come l’albero trae vita dalle sue radici. È come l’ultimo vagone di un treno che avanza, qui e ora, per la trazione attuale della locomotiva che pure è lontana e alla quale siamo uniti da duemila anni di celebrazione ininterrotta del mistero pasquale nella storia della chiesa e del mondo. La chiesa pone la comunità che celebra un sacramento in una situazione attuale di salvezza; la colloca sul binario di Gesù Cristo, nell’orbita di Gesù Cristo, che, davanti a noi, è "elevato da terra e attira tutti a sé" (Gv 12,32). Egli è sempre presente e attivo in questo cammino in cui la chiesa e l’umanità intera mette i passi nei suoi, ricalca le sue orme. La confermazione si riferisce a quell’evento preciso della storia della salvezza che è la pentecoste e lo rende attuale.

La pentecoste è un fatto della storia, ma trascende la storia di allora, si fa presente dinamicamente in tutta la storia e si fermerà soltanto con la fine di questo mondo.

"Facendo memoria" della pentecoste nella confermazione, la chiesa significa dunque di non essere una società umana, né una società religiosa, e neppure un popolo di Dio, ma il popolo di Dio. Essa proclama di essere nata, duemila anni fa, a Gerusalemme e di nascere costantemente dallo Spirito della pentecoste. L’umanità in attesa, come la Vergine dell’annunciazione, come l’abisso primordiale della creazione, riceve la sua fecondità da questo soffio del Padre.

Celebrando la confermazione, la chiesa significa, dunque, di essere una nuova creatura, una comunità di uomini nuovi per costruire un mondo nuovo. Essa significa, proclama, di non essere nata, di non nascere e di non poter nascere neanche in futuro dal desiderio degli uomini, dall’azione degli uomini; essa proclama di essere nata "non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio" (Gv 1,13) e dallo Spirito che soffia dove vuole.

Non è inutile ricordarlo: troppi cristiani, preoccupati di far progredire in modo efficientistico la chiesa, credono di essere loro stessi artefici della propria giustificazione e della salvezza del mondo.

La chiesa della pentecoste e della confermazione è essenzialmente il popolo sul quale è sceso lo Spirito Santo per rivestirlo in permanenza di una funzione sacerdotale e profetica: proclamare la buona novella.

Quale buona novella? Che Dio ama gli uomini e che questo amore è una persona, lo Spirito Santo. Che questo Spirito agisce incessantemente nel mondo, per la salvezza del mondo. La comunità "confermata", cresimata, riceve la missione di aiutare gli uomini a riconoscere la presenza dello Spirito che agisce in loro e nell’universo.

La grazia della confermazione è la grazia della chiesa in ordine alla sua missione nel mondo e all’annuncio della trasfigurazione del mondo. La pentecoste è perciò la nascita della chiesa nel suo essere "missionaria". Per mezzo della confermazione la chiesa è investita dello Spirito Santo, e i battezzati sono mandati nel mondo per la santificazione degli uomini, "finché Dio sia tutto in tutti" (1Cor 15,28).

I testi del Nuovo Testamento ci presentano il battesimo e la confermazione come due sacramenti distinti e nello stesso tempo collegati tra di loro.Leggiamo negli Atti degli apostoli: "All’udire tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: "Cosa dobbiamo fare, fratelli?". E Pietro disse: "Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo"" (At 2,37-38). E Paolo scrive nella lettera a Tito: "Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, traviati, schiavi d’ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell’invidia, degni di odio e odiandoci a vicenda. Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù d’opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna" (Tt 3,3-7).

La chiesa d’Oriente celebra il battesimo per immersione e, subito dopo, la confermazione per il dono dello Spirito Santo. Eccetto che per i neonati, anche la chiesa cattolica procede ormai nello stesso modo. Le note ufficiali che accompagnano il nuovo rituale della confermazione, promulgato il 22 agosto 1971, dicono: "I catecumeni adulti e anche i bambini che sono battezzati in età di catechismo sono di norma ammessi alla confermazione e all’eucaristia subito dopo aver ricevuto il battesimo" (n. 11).

Questi tre sacramenti dell’iniziazione cristiana - battesimo, confermazione ed eucaristia - sono così incatenati tra di loro da formare un tutt’uno.

Nei primi tre secoli della chiesa, il battesimo era celebrato dal vescovo durante la notte pasquale o la veglia di pentecoste. Nell’uscire dall’acqua il battezzato riceveva dal vescovo la confermazione. Poi si celebrava la messa nella quale il battezzato-confermato riceveva la prima comunione. Questa prassi continuò finché si battezzavano soprattutto adulti e finché le comunità vissero raggruppate attorno al loro vescovo.

Il secolo quarto portò la libertà per la chiesa, la progressiva scomparsa dei pagani, un numero sempre crescente di battesimi di bambini e la moltiplicazione delle parrocchie rurali lontane dalla città dove risiedeva il vescovo...

Si presentarono allora due soluzioni: o battezzare subito e sul posto il neonato, in nome del vescovo, e rimandare la confermazione ad un momento successivo, quando fosse venuto il vescovo; oppure mantenere legati il battesimo e la confermazione e dare ai semplici sacerdoti il potere di confermare. Le chiese di rito orientale hanno scelto la seconda soluzione: il sacerdote battezza e conferma subito - ma sempre con il sacro crisma consacrato dal vescovo - e, molto spesso, dà al bambino alcune gocce del vino eucaristico. Quindi: battesimo, confermazione, eucaristia.

La nostra chiesta occidentale ha scelto invece la prima soluzione: il sacerdote battezza i neonati, mentre il vescovo verrà, di tanto in tanto, a compiere i riti postbattesimali, la confermazione del battesimo.

La chiesa cattolica d’occidente dunque ha dissociato battesimo e confermazione. Niente di strano o di errato, intendiamoci. Facevano così già al tempo degli apostoli. Vi cito solo un esempio, ma non è l’unico. Leggo gli Atti degli apostoli al capitolo ottavo: "Quando cominciarono a credere a Filippo, che recava la buona novella del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare... Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni. Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imposero le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo" (At 8,12-17).

Concludiamo dicendo che battesimo e confermazione sono due sacramenti distinti, due riti diversi per due grazie diverse, ma complementari. Due facce della stessa medaglia.

Nel battesimo, al gesto dell’immersione nell’acqua, segue un’unzione con l’olio santo, un tempo su tutto il corpo, oggi solo sulla testa, per significare l’assimilazione del nuovo cristiano a Cristo. Infatti, Cristo e cristiano vogliono dire "unto", consacrato con l’unzione. Un’altra unzione costituisce l’apice della confermazione.

Per noi oggi la parola "unto" suona veramente male: unto, bisunto, sozzo, condimento grasso, ecc... L’olio, poi, ha ormai solo sentore di cucina e di garage. Ma nella medicina dell’antichità l’olio era uno dei medicinali più comuni: si faceva bere l’olio, lo si applicava come lozione, come unzione, come frizione, come impacco. L’unzione con l’olio veniva adoperata come mezzo terapeutico per guarire le ferite, per lenire i dolori, per regolare le funzioni organiche, per rinforzare le membra, ecc.: questo sarà il significato dell’olio nel sacramento dell’unzione degli infermi.

Ma l’unzione è stata adoperata come gesto simbolico capace di conferire alle persone qualità trascendentali. Perciò in quasi tutti i tempi della storia si riscontrano unzioni religiose per rendere fausti gli avvenimenti cruciali della vita: la nascita, le nozze, la morte, l’incontro con i poteri sovrumani.

Anche Israele conobbe tali usi come, per esempio, nella consacrazione degli oggetti destinati al culto (Gen 28,18; Lv 8,10-12), nell’investitura dei re (1Sam 16,13), dei sacerdoti (Es 29,7) e dei profeti (1Re 19,16). Il Messia è l’unto di Iahvè per eccellenza. Riprenderemo fra qualche istante questo argomento. Prima consideriamo il gesto dell’imposizione delle mani da parte del vescovo e dei sacerdoti presenti alla celebrazione del sacramento. L’imposizione delle mani è un gesto biblico di benedizione o di consacrazione. Gesù guarisce i malati e benedice i fanciulli con l’imposizione delle mani attraverso le quali passa tutta la sua forza divina. Con l’imposizione delle mani, poi, gli apostoli guariscono i malati, consacrano i "presbiteri" e i "diaconi", danno lo Spirito Santo alle nuove comunità. Il gesto infatti è adatto a significare la presa di possesso di un essere da parte della potenza di Dio e della pienezza dello Spirito, per investirlo di un potere spirituale, di una capacità, in vista di una missione.

Il gesto è accompagnato da una preghiera: "Dio misericordioso, guarda questi battezzati sui quali imponiamo le mani: per mezzo del battesimo, tu li hai liberati dal peccato, li hai fatti rinascere dall’acqua e dallo Spirito; secondo la tua promessa, effondi ora su di essi il tuo santo Spirito; dona loro in pienezza lo Spirito che era sul tuo Figlio Gesù: spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di amore filiale; riempili di spirito di adorazione...".

Sono questi i sette santi doni dello Spirito che secondo il profeta Isaia (cap. 11) avrebbero caratterizzato il Cristo e che oggi caratterizzano il cristiano confermato.

A questa prima imposizione delle mani segue il rito essenziale. Comprende un’altra imposizione delle mani più personale: il vescovo posa la sua mano destra sul capo di ognuno singolarmente. Nello stesso tempo traccia sulla fronte del battezzato il segno della croce con il pollice intinto nel sacro crisma e dice: "N., ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono".

Riprendiamo, a questo punto, quanto stavamo dicendo, qualche momento fa, riguardo al significato dell’olio.

Il sacro crisma usato nella confermazione è un olio di oliva profumato con essenze balsamiche.

Come abbiamo già detto, con l’olio, nella civiltà biblica, si curavano i malati, si consacravano i sacerdoti, i re e i profeti, si ungevano la testa o i piedi dell’ospite che si voleva onorare. Come fece Maria Maddalena con Gesù (Gv 12,1-8).

Gesù è detto Messia, Cristo, Unto, consacrato con una unzione spirituale interiore. Ciò significa che è invaso dallo Spirito Santo con il quale forma un unico Dio: l’uomo Gesù è "unto", imbevuto totalmente di divinità e di Spirito Santo.

Al momento del suo battesimo, quando inaugura la sua vita pubblica, Gesù riceve in modo manifesto l’unzione dello Spirito che scende sopra di lui in forma di colomba, mentre il Padre proclama: "Questi è il Figlio mio prediletto..." Questa è l’unzione del Cristo solennemente ricordata all’inizio della sua missione.

La pentecoste e la confermazione sono l’unzione della chiesa e dei confermati, per opera dello Spirito Santo, per la loro vita pubblica di messaggeri della buona novella. Nella confermazione diventiamo pienamente "cristiani", partecipiamo cioè all’unzione del "Cristo" per continuare la sua missione. Siamo imbevuti, penetrati, invasi da Cristo e dal suo Spirito al punto di essere anche noi Dio per partecipazione: "partecipi della natura divina" (1Pt 1,4), deificati, divinizzati.

Diventiamo così coloro che devono profumare il mondo intero (Gv 12,3). Scrive san Paolo: "Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo" (2Cor 2,14-15).

L’unzione viene fatta in forma di croce. "I combattenti portano l’insegna del loro capo" dice san Tommaso d’Aquino, e sulla fronte, nel posto più visibile. Questo segno, questo marchio è indelebile come se fosse fatto con il ferro incandescente.

Che cosa significa, concretamente, per il battezzato il gesto di Cristo e della chiesa che è la confermazione? Che cosa realizza? Che cosa apporta in più rispetto al battesimo?

Siamo immersi nelle opere di Dio. Ora vediamo di capire come lavora Dio.

Dio è amore: le tre persone operano in perfetta unione. Ma - come abbiamo detto parlando del credo - la loro azione comune non si confonde: tutto comincia dal Padre, tutto è realizzato dal Figlio mandato dal Padre, tutto viene portato a compimento dallo Spirito Santo mandato dal Padre e dal Figlio.

Così il Padre crea il mondo, lo crea per mezzo del Figlio, e lo Spirito Santo aleggia sulle acque per farne sgorgare la vita. Sarà sempre così. Per usare un’immagine, un’analogia tradizionale: il Padre è come il braccio da cui parte la forza e il movimento; il Figlio è come la mano che esegue; lo Spirito è come il dito che rifinisce e porta a termine. Così le persone divine formano un tutt’uno, agiscono sempre insieme, fanno la stessa cosa e nel medesimo ordine, ma a stadi diversi: il Padre progetta, il Figlio realizza, lo Spirito perfeziona.

Lo Spirito Santo è perciò l’artista che dà l’ultima mano alle opere d’amore del Padre e del Figlio, esegue le rifiniture.

Così è per la chiesa. La pentecoste è il compimento della pasqua. Alla risurrezione, i discepoli riconoscono Cristo, credono in lui, sono "battezzati" da questo incontro personale con il Risorto; ma restano limitati, paurosi, tappati dietro i loro muri. Il dito di Dio, lo Spirito Santo, li metterà "a punto" con la pentecoste. E questa "messa a punto" continua oggi per noi attraverso la nostra pentecoste: la confermazione.

Con il battesimo entriamo a far parte della famiglia di Dio, "passiamo dalla morte alla vita", diventiamo dei "viventi": è iniziata la nostra risurrezione.

Con la confermazione lo Spirito ci rende "vivificanti", diffusori di vita. In altri termini, il battesimo ci fa nascere da Dio, ci rende figli del Padre in Gesù; la confermazione, con la testimonianza e la diffusione di questa vita che è in noi, ci rende padri e madri spirituali, a imitazione di Maria, madre della chiesa.

Con il battesimo siamo "chiamati" e giustificati, per essere glorificati (Rm 8,29-30); con la confermazione siamo "inviati" ad ammaestrare tutte le nazioni (Mt 28,19) e a questo scopo rivestiti di potenza (Lc 24,49).

Con il battesimo diventiamo "discepoli", siamo la chiesa che ascolta la parola e la medita nel suo cuore per metterla in pratica; con la confermazione, senza cessare di essere discepoli, siamo "profeti", siamo la chiesa che parla, che annuncia Gesù Cristo, che catechizza, che raggiunge ai loro posti, nelle loro lingue e nelle loro culture, tutte le nazioni che sono sotto il cielo, tutti i popoli e innanzitutto i nostri ambienti di vita e di lavoro, così diversi e così bisognosi di Dio.

In quanto battezzati, la chiesa è per noi una famiglia, una casa, dove siamo serviti, nutriti, istruiti, consolati (coccolati), lavati, resi candidi e curati... con il rischio di restare dei semplici consumatori; in quanto confermati, la chiesa diventa un campo di lavoro, un’ assunzione di responsabilità: una comunità da animare, da custodire, da allargare, da moltiplicare attivamente, ciascuno secondo le sue possibilità e la grazia ricevuta.

Lo Spirito ci rende membri attivi e responsabili della vita e della missione della chiesa e della costruzione di una società più giusta e più fraterna.

Con il battesimo "siamo rivestiti di Cristo" (Gal 3,27) perché egli viva in noi. Con la confermazione siamo diventati capaci di irradiarlo, come i santi, dai quali usciva la potenza dello Spirito che beneficava tutti.

Infine, il battezzato professa la verità della fede, il confermato la penetra. Gesù l’aveva predetto: "Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera... e vi annunzierà le cose future" (Gv 16,22; cfr. Gv 14,26).

Diciamo ora due cose da tener presenti e da vivere:

1 - come gli altri sacramenti, anche la confermazione non è riducibile al rito, cioè non basta ricevere il sacramento e tutto finisce lì. Essa apre una fonte perenne a cui è necessario attingere e bere ogni momento della vita. Il soffio dello Spirito non cadrà, ma è necessario rivolgergli la vela. Lo Spirito Santo, amico e dolce ospite dell’anima non se ne andrà più, ma è necessario non ridurlo al silenzio e lasciarlo agire con la sua forza divina;

2 - confermare dei laici e non metterli in situazione di responsabilità e di servizio nella chiesa significherebbe non sapere ciò che si fa, non capire le conseguenze della confermazione. E non diciamo sbrigativamente che non si trova un posto di lavoro e di servizio per tutti, che non si sa cosa dar loro da fare. Il Signore chiama, tutti i giorni e a tutte le ore, operai per la sua vigna (Mt 20,1-16). Chiama me che ti parlo e te che mi ascolti e che forse ce ne stiamo tutto il giorno oziosi o sottoccupati perché crediamo che nessuno ci abbia presi a giornata. Noi tutti siamo ingaggiati dal giorno del nostro battesimo e della confermazione: non aspettiamo un’altra chiamata, un altro contratto di lavoro perché aspetteremmo invano. E giacché siamo sull’argomento non sarà superfluo ricordare a tutti che il Signore ci chiama a lavorare, non ad impicciare; a servire, non a dominare e a comandare.

Se qualcuno fosse perplesso o non si sentisse chiamato, ricordi la frase di sant’Agostino: "Se non ti senti chiamato, datti da fare perché il Signore ti chiami".

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