EVANGELIZZARE TUTTI
(Pedron Lino)


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"Evangelizzare tutti" va inteso nel duplice senso che tutti dobbiamo evangelizzare e che tutti devono essere evangelizzati.

Ci troviamo a una svolta della storia di proporzioni inedite. Quindi, come prima cosa, occorre prendere coscienza di questa novità.

Globalmente la situazione può essere qualificata con il termine "stato di missione". Alle spalle abbiamo la "cristianità" medievale con la sua simbiosi tra fede e società, che lentamente si è sfaldata e non ne sussistono che i frammenti.

Cerchiamo di vedere chiaro in questa situazione di crisi,

dal momento che l’evangelizzazione deve fare i conti con essa.

La CEI ha detto che il mutamento delle condizioni di vita è stato così "vertiginoso" che esso "ci è largamente sfuggito di mano" (CEI, La Chiesa italiana e le prospettive del paese, 23 ottobre 1981, n. 3).

Tale mutamento ha provocato una crisi religiosa. Tale crisi ha due connotati. Da una parte la caduta della pratica religiosa e l’aumento degli indifferenti: quelli per cui Cristo non significa più nulla e che non chiedono più nulla alla Chiesa.

Dall’altra la diminuzione dei credenti convinti che aderiscono con la vita ai valori cristiani.

È grande il numero di coloro che, pur conservando qualche legame con la religione cristiana, tuttavia escludono la fede dalla propria vita e dal proprio pensiero; non fanno cioè nessun riferimento alla religione nell’atto di fare una scelta concreta: la fede non è più il criterio del pensare e la norma dell’agire.

E questo non perché abbiano preso una posizione di fronte al problema di Dio dando una risposta negativa: il problema non si pone neppure.

Molti sono così immersi nei problemi rnateriali che non hanno più spazio per pensare ad altro. Far soldi e godersi la vita è il grande scopo che sembra coprire tutto il loro orizzonte.

E tutto questo può coesistere con una certa pratica religiosa legata alle tradizioni dell’ambiente. Si tratta evidentemente di una pratica saltuaria, connessa con alcune circostanze della vita: grandi feste, sacramenti dei figli, matrimoni, funerali...

Certo non ci sono solo le ombre. Ci sono anche segni di speranza. C’è l’aspirazione verso una nuova qualità di vita: molti si pongono la questione del senso della vita.

Contro la tendenza del riflusso nel privato crescono le persone in cui è vivo il bisogno di solidarietà.

Nel matetialismo asfissiante che infiacchisce la società molti avvertono il bisogno di ristabilire il primato dell’essere sull’avere, dello spirituale sul materiale, dell’uomo sulla tecnica.

Mentre cresce il numero degli indifferenti, una minoranza viva e dinamica tende a un’adesione matura, personale e convinta alla fede e la traduce in pratica. Dalla situazione descritta sommariamente derivano tre conseguenze:

1. Non si può affrontare la mutata situazione di oggi e i problemi nuovi che essa pone, con gli strumenti di ieri. Già nel 1964 Paolo VI diceva ai vescovi italiani:

"L’ordinaria ammistrazione del governo pastorale non è più sufficiente a pareggiare la misura dei nostri doveri e delle altrui necessità".

2. Oggi per l’evangelizzazione non si può contare molto sulla collaborazione fattiva della famiglia, della scuola, delle istituzioni pubbliche, perché in gran parte sono attraversate dalla crisi. Bisogna partire dalle forze interne della Chiesa perché diventino fermento della società e perché offrano, in spirito di servizio, proposte di soluzione alla crisi in atto.

3. II problema è troppo grave per pensare di risolverlo in tempi brevi. Bisogna cominciare subito, mettendo tutto l’impegno e la generosità, ma occorre allo stesso tempo guardare lontano. Ci vogliono programmi pastorali a largo respiro.

E le virtù che più ci occorrono sono la speranza, la pazienza e la tenacia.

Non è per nulla scontato che i cristiani conoscano il vangelo.

Credono di conoscerlo. E sotto questo aspetto la loro situazione è peggiore di quella dei pagani. Per questo bisogna ribadire che il primo compito della Chiesa, sempre e dovunque, è l’evangelizzazione.

II punto di partenza di ogni iniziativa della Chiesa è sempre la Parola e il Pane spezzato.

Le caratteristiche della nuova evangelizzazione

In una società come la nostra, anche il cristiano che ha accolto l’annuncio è rimesso continuamente in crisi e ha bisogno continuo di rigenerarsi.

Da qui l’esigenza di un catecumenato permanente", cioè di una catechesi che dura tutta la vita. Di fronte a questa esigenza indiscutibile sta un fatto: l’interruzione, quasi generale, della catechesi dopo l’età dell’iniziazione cristiana. Ne consegue che la catechesi per adulti, al di fuori delle associazioni, dei movimenti e dei gruppi impegnati, è quasi totalmente trascurata.

Nelle molteplici esperienze della Chiesa in questi duemila anni viene espressa un’esigenza di fondo: il cammino della fede deve durare tutta la vita. Il mistero cristiano è così grande che non

abbiamo mai finito di scoprirlo.

Da qui nasce l’esigenza di mettere in atto una serie molto varia di "cammini" che aiutino i cristiani a progredire nell’itinerario di fede. Ma nessuno inizia un cammino se prima non ha un’esigenza da soddisfare e un traguardo da raggiungere.

Nessuno s’incammina sulla strada di Cristo se prima non ha incontrato Cristo. "Tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato" (Pascal).

"La catechesi suppone sia avvenuto un incontro tra Gesù e la libertà dell’uomo. La novità del vangelo splende davanti alla libertà e ne accoglie l’assenso responsabile e operoso.

A questo punto interviene la catechesi per dare decisione, chiarezza riflessa, organicità, attualità, forza operativa al rapporto che si è instaurato tra la verità del vangelo e la ricerca di verità da parte della libertà.

Se manca l’evento iniziale dell’annuncio del vangelo, della provocazione e dell’assenso della libertà, la catechesi rimane senza punto di aggancio...

Si trasforma allora in ammaestramento, indottrinamento, trasmissione di abitudini e di comportamenti cristiani, senza riferimento vitale al fatto che li fonda e li giustifica come comportamenti cristiani".

(C.M.Martini, Partenza da Emmaus, 1983, p. 77).

L’adulto accetta Cristo solo se coglie il fascino della sua persona e il suo vangelo come la somma di tutti i valori umani e divini. L’unico metodo che "riesce" è quello che interpella la persona, rispettando la sua natura, facendo cioè appello alla sua intelligenza e alla sua libertà.

Questa, d’altra parte, è anche la natura della fede, che non può essere imposta, ma proposta e liberamente accettata.

Non avremo mai comunità vive senza adulti nella fede. L’identikit di tale adulto ha questi tratti:

1. Egli ha una fede motivata, capace di dar conto di se stessa, di "dar ragione della speranza che c’è in lui" (cfr 1 Pt 3, 15).

2. Per nutrire questa fede si rapporta costantemente alla Parola. Di lì attinge i criteri di discernimento, le motivazioni del suo essere e del suo agire cristiano.

3. Perciò sa investire la sua fede nella vita e la testimonia tra gli uomini là dove il Signore lo manda. La coerenza è la sua costante aspirazione perché l’essere è per l’agire.

4. Ha coscienza di essere Chiesa e di avere in essa un ruolo preciso. Partecipa perciò alla vita della comunità sentendosi responsabile dei suoi impegni e delle sue scelte.

Assume le sue responsabilità nella famiglia, nella comunità cristiana, nella società. La sua vita è un servizio.

5. È capace di dialogo e di comunione. Non si chiude in se stesso, ma si apre allo scambio con gli altri, nella gioia di progettare insieme per il bene di tutti.

6. È animato dall’inquietudine apostolica. Sente che la fede è una cosa troppo bella perché possa tenersela per sé, e comunica agli altri il Cristo che lo ha reso felice.

7. Non si lascia fagocitare dall’azione, ma è capace di contemplazione e di preghiera, e di Iì attinge energie per il suo impegno quotidiano.

II documento della CEI "Rinnovamento della catechesi" afferma in modo sintetico:

"Gli adulti sono in senso più pieno i destinatari del messaggio cristiano perché essi possono conoscere meglio la ricchezza della fede, rimasta implicita o non approfondita nell’insegnamento anteriore.

Essi poi sono gli educatori e i catechisti delle nuove generazioni cristiane. Nel mondo cristiano pluralista e secolarizzato la Chiesa può dar ragione della sua speranza, in proporzione della maturità di fede degli adulti" (n. 124).

Dall’insieme risulta chiaro che il criterio per definite adulto un cristiano non si basa sull’età, ma sul cammino di fede che ha percorso e sull’impegno con cui investe questa fede nella vita. Senza comunità rinnovata non c’è pastorale degli adulti e senza adulti maturi non è possibile rinnovare la comunità.

Dunque, evangelizzare tutti, ma soprattutto gli adulti. Ma come? L’evangelizzazione è un’azione complessa che implica tanti elementi: in particolare include catechesi e sacramenti che sbocciano nella testimonianza personale e comunitaria.

L’evangelizzazione non è una dottrina da propagandare ma l’annuncio di una Persona: Gesù Cristo che è morto e che il Padre ha risuscitato. Cristo Parola definitiva del Padre e Salvatore unico del mondo. Una bella notizia che cambia tutto il senso della storia e della vita umana.

II cristianesimo non consiste in "cose da fare", ma è una "persona da incontrare" per stabilire una condivisione di vita e di amore.

Evangelizzare dunque significa celebrare una Parola che è Cristo, che si incarna nel Sacramento, gesto personale di Cristo, il quale a sua volta tende a trasformare tutta l’esistenza che diventa "sequela di Cristo".

L’annuncio deve nascere dalla scoperta personale di chi lo reca. Se infatti è "bella notizia", deve risuonare come qualcosa di nuovo, suscitare sorpresa, riempire il cuore di gioia, scuotere l’uditore dalla sua abitudine.

È notizia antica e sempre nuova che va riscoperta nella preghiera con infinito stupore. Deve toccare il nostro cuore prima di toccare quello degli altri. Se parte da una sincera vibrazione interiore, prenderà sul nostro labbro sapore di novità.

Allora avrà una forza d’urto: sarà un annuncio che scuote e converte, imprime cioè un orientamento nuovo a tutta l’esistenza.

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