DIO È AMORE
(Pedron Lino)
Indice:
Introduzione
Dio è Amore
Lopera divina
Il mistero della Trinità
Il Padre
Il Verbo si è fatto Uomo
LAmore più grande
Il Cristo oggi
La Santa Chiesa
Conclusione
Limpegno di ogni cristiano nel mondo "rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio (At 20,24) cioè proclamare lamore gratuito di Dio. Ma perché ciò sia possibile bisogna fare esperienza di tale amore. Noi abbiamo conosciuto e creduto allamore che Dio ha per noi (1Gv 4,16). I cristiani sanno di essere gli amati di Dio (Col 3,12).
Il mistero cristiano è Dio che si dona a noi ed entra nella nostra vita come amico: questa è lessenza della nostra fede. Lamico è un altro se stesso. Finché non ti confidi a unaltro come a te stesso, egli non è tuo amico (Seneca). Gesù ci ha detto: Vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre lho fatto conoscere a voi (Gv 15,15).
Noi entriamo nellintimità con Dio per mezzo dello Spirito che abita in noi e trasfigura la nostra visione delluniverso a tal punto da metterci sul piano stesso di Dio. Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore duomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti delluomo se non lo spirito delluomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato (1 Cor 2,9-12).
Studiando le verità cristiane (mistero di Dio, mistero di Cristo, mistero della chiesa) ovunque troviamo la stessa realtà: Dio è amore, Dio fa dono di se stesso a noi, ci eleva alla sua vita, fa di noi una cosa sola con lui. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi (Gv 14,20). Lamore con cui il Padre ama il Figlio giunge fino a noi, ci avvolge e ci fa entrare nella loro vita. Bisogna ritornare a queste verità per rendere palesi la giovinezza, la luce, la forza del nostro cristianesimo.
Per esprimere lamore di Dio, lo Spirito Santo, nei primi scritti cristiani in greco, si è servito della parola agape. Il vocabolo indica un amore di preferenza, di gratuità, di dedizione. Per esprimere il mistero dellamore divino dovremo parlare di un amore vero, spontaneo, gratuito, generoso; mutua donazione danime, non commercio di interessi o piaceri; amore purificato da ogni egoismo, tutto teso a fare il bene dellaltro. Lamicizia è amore reciproco basato sulla comunione nello stesso ideale. Amarsi non è stare a guardarsi lun laltro negli occhi, ma guardare insieme nella stessa direzione (Saint-Exupèry).
La grazia di Dio è lamore di Dio gratuito, quello comunicato a noi da Gesù stesso. Padre, lamore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro (Gv 17,26). Credere allamore significa attingere a questa sorgente divina.
Dio manifesta concretamente il suo amore attraverso le sue opere e i suoi doni dalla creazione fino alla fine dei tempi. Bisognerà però ricordarsi che tutte le opere divine e i suoi doni non possono dirci tutto di Dio: egli agisce per amore ma, soprattutto, egli è Amore.
Dio è Amore (1Gv 4,8): lidentità di questi due termini ci fa capire che parlare dellamore di Dio è un modo necessario ma imperfetto di esprimerci. Lamore non è unattività o una perfezione di Dio: è Dio stesso.Parlare di Dio è la cosa più imbarazzante che esista: le nostre parole sono balbettamenti infantili, sono soltanto paglia, secondo lespressione di san Tommaso dAquino, uno di quegli uomini che meglio hanno parlato di Dio. Tuttavia, poiché non disponiamo che di queste parole fragili e impotenti, abbiamo lobbligo di usarle fino al giorno in cui contempleremo in tutto il suo splendore la Parola.
Finché Dio non lo vedremo così come egli è (1Gv 3,2), lunica nostra possibilità è di intravederlo attraverso ciò che fa. Ogni creatura è unimpronta del suo passaggio ed è a partire da essa che il nostro spirito deve innalzarsi verso la luce inaccessibile (1Tm 6, 16) che sottrae Dio ai nostri sguardi, per ritrovare il suo volto. Ogni creatura è buona e linsieme delle creature è cosa molto buona (Gen 1, 31), ma sono tutte creature limitate, una goccia lasciataci dalloceano sulla spiaggia: solo Dio è il bene allo stato puro, il buon bene, il bene bene come dice santAgostino. Tutto è simile a Dio perché ogni cosa è un suo riflesso, ma nello stesso tempo egli non è nulla di tutto ciò che vediamo. La nostra immagine nello specchio o sulla carta di una foto è sì la nostra immagine, ma non siamo noi. Quale differenza con la nostra realtà! Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma, allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente come anchio sono conosciuto (1Cor13,12).
E allora chi è Dio? Interrogai la terra, e disse: non sono io Dio; e lo stesso mi attestarono tutte le cose in essa contenute. Interrogai il mare e gli abissi e tutti gli animali che in essi guizzano e anchessi mi risposero: non siamo noi il tuo Dio; cercalo sopra di noi. Interrogai laria e tutto quanto si agita in essa e la risposta fu: noi non siamo Dio. Interrogai il cielo, il sole, la luna, le stelle, e anchessi mi dissero: neanche noi siamo il Dio che tu cerchi. E dissi a tutte le cose che circondano il mio involucro corporeo: se voi non siete Dio, ditemi almeno qualcosa di lui. Ed esse a chiara voce gridarono: È lui che fece noi tutte. E tale domanda io facevo osservando attentamente le cose, e la risposta di queste fu laspetto loro e la loro bellezza (s. Agostino. Confessioni, libro X, cap. 6).
Chi è dunque Dio? Qual è il suo nome? Qual è lidea meno inesatta che possiamo farci di lui?
Questi nostri interrogativi echeggiavano anche nellanima di Mosè, mentre ascoltava lInvisibile che gli svelava la sua missione. Per questo non cè nulla di meglio che rileggere e cercare di rivivere quella pagina della Scrittura (Es 3,1-16). Sarà la rivelazione del Nome santo a dar origine al popolo di Dio e, a sua volta, la funzione del popolo eletto in mezzo alle nazioni consisterà nel portare e nel pronunciare questo Nome, in attesa del giorno in cui, sotto limmagine di un uomo, Dio stesso rivelerà il suo volto. Dirà Gesù: Chi ha visto me ha visto il Padre (Gv 13,9).
La mente umana oscilla tra due estremi. Da una parte si fa di Dio unidea altissima che rischia di sboccare nella concezione di un Dio estraneo al mondo, che lo ignora per non rimetterci in dignità e per non scadere al suo livello. Lestremo opposto è quando luomo riduce Dio alle proprie dimensioni e gli attribuisce i suoi modi di sentire e le condizioni della sua natura.
La rivelazione cristiana, con equilibrio veramente divino, evita luno e laltro estremo.
La Bibbia è piena di espressioni ardite che ci mostrano il Signore estremamente vicino e infinitamente vivo, ma non meno chiaramente afferma la trascendenza di Dio simboleggiata nella nube che avvolge il Signore e nella proibizione di farsi delle immagini scolpite.
Nell AT Dio si manifesta attento, fedele, sollecito verso il suo popolo. Ma è nel NT che troviamo la parola più alta che Dio possa dire di sé alluomo finché questi resta pellegrino sulla terra. È il mistero dellIncarnazione: Dio realmente diventato uomo, a tal punto che è la sua voce quella che si sente, e il suo volto quello che si vede. Mai abbastanza ci renderemo conto di quanto egli ci sia vicino, intimo. Mi eri più intimo della mia parte più intima e più alto della parte più alta del mio spirito (s. Agostino. Confessioni. Libro III, cap. 6).
Sulla bontà divina, vigile e universale, Gesù insisterà a tal punto da farci capire che questa bontà integrale è prerogativa esclusiva di Dio: Nessuno è buono, se non Dio solo (Mc 10, 18). Dio Padre è lAltissimo e il Vicinissimo a noi, è il Signore supremo e, insieme, bontà, generosità e interessamento per le sue creature alle quali dà tutto per la sola gioia di fare il bene senza ricevere nulla in contraccambio.Il nostro amore tende con slancio alla visione di Dio perché solo in essa troverà riposo. Durante questa attesa possiamo scoprirlo soltanto attraverso le sue opere o le sue parole: lo contempleremo in quello specchio che sono le sue creature.
Forse la prima impressione sarà unimmensa delusione. Che cosa cè in comune tra il finito e linfinito? La creazione materiale, proprio perché materiale, non può riflettere il volto di Dio che è Spirito e Vita, però essa ne reca in sé una traccia come lopera darte reca in sé una traccia dellartista. In questo nostro prodigioso universo, curato fin nei minimi particolari, i cieli narrano la gloria di Dio e lopera delle sue mani annunzia il firmamento (Sal 19,2). Di fronte alle scoperte strabilianti che gli scienziati quasi quotidianamente ci annunciano, non possiamo trattenerci dallesclamare: O Signore nostro Dio, quantè grande il tuo nome su tutta la terra: sopra i cieli si innalza la tua magnificenza (Sal 8,2).
Quando Gesù volle farci intravedere la bontà del Padre che è nei cieli, ci mostrò gli uccelli del cielo, i gigli del campo, il sole e la pioggia benefica (cf Mt 5 e 6). Sarà perciò partendo dal mondo creato e soprattutto dalluomo fatto a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26) che potremo avvicinarci nella maniera meno imperfetta a Dio.
Se sapremo oltrepassare laspetto superficiale delle cose e penetrare nelle loro profondità, scopriremo, con gioioso stupore, che siamo nel cuore stesso di Dio. Da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose (Rm 11,36). In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (At 17,28). È il suo amore che non gli ha permesso di stare senza produrre niente. Da questo amore immenso scaturiscono tutti gli esseri e ricevono tutto ciò che sono e tutto ciò che hanno.
In questa prospettiva, tutto luniverso viene trasfigurato: Il cielo e la terra... mi dicono di amarti (s. Agostino. Confessioni. Libro X, cap. 6).
Questa visione delluniverso non sarebbe completa e oggettiva se volutamente tacessimo la presenza del male e della sofferenza. Negare il dolore e il male a causa dellamore di Dio sarebbe contrario allevidenza; negare lamore di Dio a causa della sofferenza sarebbe ancora più assurdo. Il cristianesimo ci insegna che il male è una realtà e che Dio, nella sua bontà infinita, lo permette solo in vista di un bene maggiore. Lottimismo dei cristiani è un ottimismo doloroso. Il nostro dolore e la nostra angoscia non sono mai privi di speranza: avvertiamo i colpi del male, ma crediamo nella vittoria del bene.
Noi non pretendiamo qui di risolvere il problema del male. Non dimentichiamo che il dolore e la morte hanno fatto ingresso nel mondo a causa del peccato delluomo che ha infranto il piano del Creatore. A causa di un sol uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte (Rm 5,12). Diamo ad ognuno il suo: la colpa non è del Creatore, ma della creatura che ne corrompe lopera. Il mondo dovrebbe somigliare tanto al paradiso mentre troppo spesso è simile allinferno.
La libertà è il dono più stupendo e più prezioso che Dio ha fatto alluomo e non possiamo per causa di essa mettere in dubbio lamore di Dio. La libertà non è il potere di compiere il male, come il viaggiare non è il potere fare incidenti o limbarcarsi non è il potere di fare naufragio. La libertà è il potere di fare il bene, è la capacità quasi infinita di accogliere il bene. Solo grazie alla libertà siamo capaci di amare e di possedere Dio; non cè amore, non cè bene morale se non cè libertà. È vero che le eventuali conseguenze negative della libertà sono catastrofiche, ma noi speriamo ardentemente che luomo riesca invece a comprenderne la grandezza e la responsabilità: è grazie alla libertà che luniverso è una macchina destinata a creare delle divinità (Bergson).
Le osservazioni che abbiamo fatto ci hanno permesso di intravedere lottimismo di Dio. Malgrado prevedesse tante disillusioni non ha esitato a plasmare la specie umana. In tal modo ci ha sollecitati ad apprezzare il valore di questo bene, la libertà, che sulla bilancia delleterna saggezza ha pesato più di tanti mali. Così la libertà, le cui colpe sono la causa di tutti mali, è in verità il più prezioso di tutti i beni.
Lamore di Dio è così potente che non lascia mai compiere un male senza che ne provenga un bene. Il male resta sempre male, ma Dio nella potenza del suo amore ne fa scaturire un bene; ricordiamo la morte di Cristo in croce. Il Signore ha assunto ogni nostra sofferenza per farci capire che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Rm 8,28).Il cristiano entra nella vita attraverso il battesimo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo e sa di essere destinato a una vita la cui gioia consisterà nel possesso di queste tre divine persone delle quali non ha mai cessato sulla terra di balbettare i nomi: La conoscenza della Trinità nellunità è il frutto e il fine di tutta la nostra vita (s. Tommaso dAquino); Le realtà di cui godremo sono il Padre, il Figlio e lo Spirito santo (s. Agostino).
Dio è amore perché è vita e dono di sé. Non è un essere solitario, ma è Trinità, è tre volte amore, è tre volte beatitudine.
Questo Dio-Amore abita in noi. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (Gv 14,23). S. Agostino commenta: Il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, il Dio Trinità, vengono a noi mentre noi andiamo verso di essi; vengono aiutandoci, mentre noi andiamo obbedendoli; vengono illuminandoci, mentre noi andiamo guardandoli; vengono colmandoci, mentre noi andiamo ricevendoli. Dobbiamo scoprire e vivere sempre meglio questa stupenda realtà. Quanto ho tardato ad amarti, o bellezza antica e sempre nuova! Quanto ho tardato ad amarti! Eppure eri dentro di me! (s. Agostino. Confessioni. Libro X cap. 27).Davanti al mistero impenetrabile di Dio sorge imperioso in noi un interrogativo che potrebbe diventare angoscioso: Chi è Dio per noi? Quali sono i suoi rapporti con noi? Solo Dio può svelarci il segreto del suo cuore. E lo fa con la sua parola.
Per convincere il suo popolo, Dio si serve dei paragoni più commoventi: Porzione del Signore è il suo popolo, Giacobbe è sua eredità. Egli lo trovò in terra deserta, in una landa di ululati solitari. Lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio. Come unaquila che veglia la sua nidiata, che veglia sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali... (Dt 32,9.11); Poiché così dice il Signore: Come una madre consola un figlio così io vi consolerò (Is 66,12-13); Giubilate o cieli; rallegrati, o terra, gridate di gioia, o monti, perché il Signore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri. Sion ha detto: Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato. Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani... (Is 49,13-16).
Ma il paragone preferito nellAT sembra essere lardore appassionato dellamore nuziale che, contemporaneamente esprime la libertà della scelta e la veemenza del cuore ferito, la sua fedeltà, la sua tenerezza e la sua dedizione, la sete dunione e la sua generosità nel donarsi (cf Ct e Ez 16).
La storia religiosa dellumanità è la storia stessa degli impegni personali che Dio ha preso con essa; il termine biblico alleanza significa precisamente un patto per la vita e per la morte.
Nel NT, per mezzo dello Spirito siamo diventati figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio e coeredi di Cristo (Rm 8,17). Gesù ci ha detto: "Io preparo per voi un regno, come il Padre lha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù dIsraele" (Lc 22,29-30). Gesù ci parla di immensità e di illimitatezza nellamore. Dio ci ama come se stesso, divinamente. La sua amicizia per noi è personalissima, ad imitazione di quella per il Figlio. Come il Padre ha amato me, così anchio ho amato voi (Gv 15,9): Gesù fa di noi altrettanti se stesso a cui donare tutto ciò che ha ricevuto dal Padre.
Venti secoli di cristianesimo ci hanno abituati alla preghiera insegnataci da Cristo: Padre nostro che sei nei cieli (Mt 6,9). Dobbiamo impararla, scoprirla e udirla di nuovo come se fosse la prima volta. Luomo, sperduto nelluniverso misterioso e quasi sconfinato, si sente sconvolto e tremante come un bambino abbandonato. Eppure la risposta ai suoi timori, ai suoi rimorsi e alle sue aspirazioni sta in poche, splendide parole: Dio è tuo Padre. Nessuno è Padre come lui (Tertulliano). Dal Padre ci viene tutto, a lui assomigliamo e portiamo il suo nome. La sua vita e la sua felicità diventano nostre.
Gesù esprime questo concetto in tutta la sua forza quando, rivolto al Padre, dice: La gloria che tu hai dato a me, io lho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nellunità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me (Gv 17,22-23).
Ai primi cristiani, lapostolo Giovanni spiegava così questa realtà: Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!... Carissimi, noi fin dora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è ancora stato rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è (Gv 3,1-2). Dio apparterrà a noi come appartiene a se stesso. La vita delluomo, la vita eterna, è vivere di Dio come Dio vive di se stesso.
Il grande mistero dellamore eterno ha sconvolto tutti i nostri rapporti con Dio. Non cè follia in cui questo disegno damore non trascini lAltissimo: lincarnazione, la croce, leucaristia. Dio si è fatto uomo pechè luomo diventi Dio (s. Leone Magno). Per la nostra parentela col suo corpo siamo diventati anche noi tempio di Dio e anche noi siamo stati fatti figli di Dio (s. Atanasio).
Dice Gesù: Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché lamore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro (Gv 17,26). S. Agostino spiega: In qual modo, dunque lamore con cui il Padre ha amato il Figlio sarà in noi, se non per il fatto che noi siamo sue membra e siamo amati da lui, giacché il Padre lama tutto intero, come capo e come corpo?Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi... A quanti lhanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome i quali... da Dio sono stati generati (Gv 1,14.12-13).
Non cè niente di sorprendente nel fatto che luomo diventi figlio di Dio dal momento che Dio si è fatto uomo: è la logica dellamore di Dio che non può non donarsi. Dio che diventa uomo è follia e stoltezza, ma ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini (1Cor 1,25).
Lincarnazione è un mistero damore divino: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Gv 3,16); Dio è amore. In questo si è manifestato lamore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta lamore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati (1Gv 4,8-10).
Lincarnazione è il mistero di quellamore che spinse Dio a diventare uomo per amore delluomo, per il bene delluomo e per unirlo a sé con il dono di se stesso.
Ogni parola di Dio è una parola damore. Dio si è degnato di provare per noi quella temibile cosa che è lamore. E lamore non consente le mezze misure, ma va fino alle estreme conseguenze: Gesù... dopo aver amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine (Gv 13,1).
È la follia della misericordia: Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo (Ef 2,4.5); Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia (Rm 5,20).
Gesù è per noi la Parola del Padre: tutte le manifestazioni e le comunicazioni divine sono contenute in lui. Egli riassume tutta la Scrittura, tutti i libri di Dio e degli uomini: In lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,3). Egli è la Parola che i contemplativi meditano, che i dottori della Chiesa studiano, che gli apostoli portano fino agli estremi confini della terra, che affascina i beati per leternità. A differenza di tutti i maestri che lhanno preceduto e lo seguiranno, Gesù Cristo non si è limitato a dire ai suoi discepoli: "Vi apro una via, vi insegno una verità, vi comunico una vita"; egli ha detto loro, con un linguaggio in cui si respira la sua divinità: "Io sono la via, la verità e la vita". Come se dicesse loro: "Io sono la via, camminate in me; Io sono la verità, credete in me; Io sono la vita, vivete di me" (Lacordaire).
Il Figlio di Dio disceso tra noi come un mendicante assetato (cf Gv 4,7; 19,28), resterà sempre lunica sorgente capace di dissetarci: Chi ha sete venga a me e beva (Gv 7,37).
I Padri della chiesa hanno visto nellincarnazione ununione nuziale tra la divinità e la natura umana, il cui talamo immacolato è stato il seno verginale di Maria. In queste nozze mistiche, il Verbo fa dono di sé allumanità, sua sposa, e lumanità porta in dote la propria sensibilità, i propri sentimenti più elevati, la propria disponibilità a soffrire e a morire. È così che la terra conoscerà realtà infinitamente nuove: le lacrime e i singhiozzi di un Dio (Cf Gv 11,35; Lc 19,41), il sudore e il sangue della sua agonia (Cf Lc 22,44) e la sua morte (Cf Gv 19,30).
Lamore divino, Gesù non solo lo incarna, ma anche lo rivela. Ed è sconvolgente vedere con quali segni si fa riconoscere. Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia (Lc 2,11-12). "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio delluomo non ha dove posare il capo (Mt 8,20). In questa inimitabile povertà cè la preoccupazione di essere lultimo degli uomini, di prendere lultimo posto in modo così definitivo che nessuno possa toglierglielo, di esprimere così il suo assoluto disinteresse.
Platone ha rappresentato lamore come sempre povero, senza scarpe, senza casa, senza altro giaciglio che la terra, dove dorme allaria aperta vicino alle porte e nelle strade (Simposio). Non è possibile, per un cristiano, leggere questo testo senza pensare istintivamente a Gesù Cristo e ai cristiani migliori (s. Francesco, il curato dArs...).
Tutti i miracoli narrati nel vangelo provocano di fatto più lammirazione e lemozione che lo stupore perché sono i gesti di una bontà onnipotente, così buona, così misericordiosa, così pronta al servizio degli altri, da risultare più straordinaria del prodigio stesso in cui si esprime. Nessuno è escluso dallamore di Gesù, né i bambini che troppi consideravano poco importanti (Mc 10,13-16), né la cananea (Mc 7,24-30), né il saggio Nicodemo (Gv 3,1-21), né il pubblicano Zaccheo (Lc 19,1-10), né il ladrone che gli danno come compagno di supplizio (Lc 23, 39-43), né la pubblica peccatrice che tutti segnano a dito e di cui egli farà una santa, una sua confidente e la prima testimone della sua risurrezione (Mc 16,9).
Prima di spirare intercede per tutti il perdono e scusa la cattiveria e lignoranza umana: Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno (Lc 23,34).
Quando lo cercarono per farlo re si ritirò sulla montagna tutto solo (Gv 6,15), ma non ricusò la corona regale intrecciata con le spine dei nostri peccati (Gv 19,2).
Lopposizione tra lamore di Dio e i nostri peccati fa risaltare la gratuità e limmensità di questo amore: Mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rm 5,6-8). Il Signore nasce per noi, ma non cè posto per lui (Lc 2,7) se non nella mangiatoia. Promette di essere nostro nutrimento e nostra bevanda e da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui (Gv 6,66). Rivela la sua divinità e la sua missione e laccusano di essere un bestemmiatore e lo condannano a morte (Mt 26, 65-66). Respinto dalla sua gente (Gv 1,11;19,15) attira tutti a sé (Gv 12,32). Nella notte in cui veniva tradito (1 Cor 11,23) si "vendica" divinamente ed istituisce leucaristia per restare sempre con noi. Odiato senza ragione (Gv 15,25) ama tutti sino allestremo dellamore (Gv 13,1).Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,13). Il sacrificio totale rivela la grandezza e il disinteresse di un affetto. Questo sacrificio il Maestro lha compiuto: è morto per noi. Il Calvario diventa così linsegnamento più perfetto dellamore divino. È a questa scuola che si sono formati Paolo e tutti i veri discepoli: Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20).
Parlare di sacrificio, di croce, di morte è sconcertante: La Parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio... Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio (1Cor 1,18-24).
Il giorno di Pasqua Gesù disse ai discepoli: Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? (Lc 24,26). Dio e la croce sembrano incompatibili tra loro. E invece no. Nella logica della sapienza di Dio essi sono gli anelli di una stessa catena, sono necessari luno allaltra, sono legati tra loro come la conclusione al suo principio. Era necessario perché la croce - che fa soffrire allessere umano tutto quello che può soffrire, che lo spoglia di tutto e lo vota alla suprema ignominia - è ciò che meglio esprime lamore infinito: essa è il segno di Dio, perché è lo strumento per la donazione totale. Cristo è lultimo degli uomini perché è un Dio dinfinito amore. Come lapostolo Tommaso, il cristiano scorge la gloria della sua divinità attraverso le piaghe della sua umanità, ed esclama: Mio Signore e mio Dio! (Gv 20,28).
Prima di spirare, Gesù disse: Tutto è compiuto (Gv 19,30): esprime così lamore di chi ha dato tutto. E come dal soffio del Creatore (Gen 2,7) era nata la prima umanità, dal soffio del Salvatore (Gv 19,30) nasce lumanità nuova, luomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera (Ef 4,24).
Il cristiano si sente smisuratamente indebitato nei confronti dellamore di Dio. La croce è per lui un tormento continuo, una domanda impegnativa che richiede una risposta adeguata. Allamore si risponde solo con lamore, alla vita con la vita.La risurrezione e lascensione di Gesù al cielo non hanno portato Dio fuori dal mondo da lui tanto amato. Leggiamo sì nella Bibbia: Poi li condusse fuori verso Betania, e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo (Lc 24,50-51). Queste mani, levate per benedire, sono quelle stesse che furono trafitte per noi. Cristo è salito alla destra del Padre per prepararci un posto (Gv 14,2) e per intercedere per noi (Rm 8,34). Ma vi leggiamo anche che Gesù è rimasto con noi: Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi (Gv 14,18-20); Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20); Essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che laccompagnavano (Mc 16,20). Egli è seduto alla destra del Padre nei cieli e contemporaneamente ci resta vicinissimo, intimo a noi stessi. Le parole umane ci danno il senso della distanza di Dio dalluomo, ma in realtà il regno di Dio è in mezzo a noi (Lc 17,21). Egli sè appena assiso sul trono di gloria, che lo abbandona per convertire un peccatore e per farne uno dei suoi migliori amici: Già egli è imboscato, alla svolta della strada che va da Gerusalemme a Damasco, e spia Saul, il suo diletto persecutore. Dora innanzi, nel destino di ciascun uomo, vi sarà questo Dio in agguato (F. Mauriac).
La fede ci insegna che il Signore Gesù non ha smesso di occuparsi di noi: egli è sempre vivo per intercedere a nostro favore (Cf Eb 7,25) e abita nei nostri cuori mediante la fede (Cf Eb 3,17). Ci conosce e ci ama personalmente (Cf Gv 10,1-16). Noi siamo i tralci, lui la vite (Cf Gv 15,1-8); la linfa che circola in noi e i frutti che noi portiamo provengono da lui. Lui è il capo e noi siamo le membra del suo corpo (Cf Ef 1,23).
Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre! (Eb 13,8). Quando il cristiano ripete con s. Paolo: Per me vivere è Cristo (Fil 1,21) non intende dire che sta cercando colui che è vissuto duemila anni fa, ma colui che vive oggi, il Risorto, nostro contemporaneo e contemporaneo di ogni uomo, colui che disse: Sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20).
Il Signore parla al presente perché egli vive in un eterno presente. Credere, dunque, non è fare uno sforzo di fantasia per risalire a un Cristo sbiadito dal tempo e slavato dalle intemperie dei secoli: credere è incontrare e accogliere il Cristo contemporaneo che vive nella sua chiesa, secondo la sua promessa: Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18,20).Per penetrare totalmente nel mistero divino dellamore è necessario capire il mistero della chiesa perché nella misura in cui uno ama la chiesa partecipa allo Spirito santo (s. Agostino).
Paolo scrive: Cristo ha amato la sua chiesa e ha dato se stesso per lei (Ef 5,25). I Padri della Chiesa insegnano: Come dal fianco di Adamo addormentato è nata Eva, la madre dei viventi, così dal fianco di Cristo, il nuovo Adamo, addormentato sulla croce, è nata la chiesa, la nuova madre dei viventi.
In essa cè veramente il mistero dellamore di Dio tra di noi. Affinché gli insigni benefici (del Cristo) avessero sulla terra una durata uguale a quella del genere umano, egli istituì la chiesa dispensatrice dei suoi doni (Leone XIII, Enc. Arcanum). Essa è la dimora del Padre sulla terra e quindi anche la dimora dei figli, gli uomini, che ad essa sono chiamati. È dallamore di Dio che essa riceve le sue dimensioni. È una e unica come uno e unico è lamore con cui Dio ci ama: Dio infatti è la verità che il magistero della chiesa ci trasmette. È santa perché in essa tutto è fatto per unirci a Dio: essa appartiene a Dio. È cattolica: universale come il cuore di Dio. Essa si rivolge a tutti gli uomini senza distinzione di classe, di razza, di nazione, a imitazione di Dio che è Padre di tutti (Ef 4,6) il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (1Tm 2,4). È apostolica: edificata sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù (Cf Ef 2,20).
Così gli uomini, inseriti nella chiesa, formano un solo gregge sotto la guida di un solo pastore e trovano sicurezza e nutrimento abbondante (Cf Gv 10,1-8). Si sentono veramente a casa loro perché sono presso il Padre. La chiesa è quella istituzione meravigliosa che fa sì che Dio sia presente tra noi.
La chiesa è infatti lestensione dellincarnazione; è il suo allargarsi nello spazio e il suo prolungarsi nel tempo: è Gesù Cristo diffuso e comunicato (Bossuet).
Esiste una specie di equazione tra Cristo e la chiesa. Quello che Cristo ha detto di se stesso e della sua missione, lo ripete per i suoi, per la chiesa. Io sono la luce del mondo (Gv 8,12); Voi siete la luce del mondo (Mt 5,14). Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per render testimonianza alla verità (Gv 18,37); mi sarete testimoni (At 1,8). Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto! (Mc 1, 38); Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura (Mc 16,15). Io sono il buon pastore (Gv 10,11); Pasci le mie pecorelle (Gv 21,17). Il Figlio delluomo ha il potere in terra di rimettere i peccati (Mt 9,6); Ricevete lo Spirito santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi (Gv 20,22-23). In poche formule particolarmente sintetiche ed eloquenti Gesù ha detto: Come il Padre ha mandato me anchio mando voi (Gv 20,21); Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato (Lc 10,16); Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo (Mt 18,18).
La chiesa, dunque, non è nientaltro che Cristo che ci istruisce, governa e santifica per mezzo dei suoi inviati; che ci unisce a sé e ci vivifica come la vite fa vivere i tralci. Io sono nel Padre, voi in me e io in voi (Gv 14,20).
La chiesa è la nostra madre (Cf Gal 4,26). Non può avere Dio per Padre chi non ha la chiesa per madre (s. Cipriano). La chiesa è il corpo di Cristo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose (Cf Ef 1,23). È lui (Cristo) che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, affinché arriviamo tutti allunità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, alla misura che conviene alla piena maturità di Cristo... Vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo lenergia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità (Ef 4,11-16).
Gravi errori e scandali pesano sul mondo cristiano, e in particolare spicca sfacciatamente il peccato contro lunità della chiesa. La divisione dei cristiani è un grave stato di fatto che perviene ad intaccare la stessa opera di Cristo. Il Concilio Vaticano II afferma con lucidità e fermezza che essa "è di grave pregiudizio alla santa causa della predicazione del vangelo a tutti gli uomini e impedisce a molti di abbracciare la fede"... La riconciliazione di tutti gli uomini con Dio, nostro Padre, dipende dal ristabilimento della comunione di coloro che già hanno riconosciuto ed accolto nella fede Gesù Cristo come il Signore della misericordia che libera gli uomini e li unisce nello Spirito di amore e di verità (Paolo VI, EN 77).
Cattolici, protestanti, ortodossi, anglicani, e tutti coloro che si riferiscono a Cristo e da lui prendono il nome, devono sentire in sé questansia e questangoscia e pregare e lavorare adeguatamente perché il Signore metta fine a questo scandalo diabolico.
I tradimenti e gli abbandoni che il Signore ha subìto, da quello di Giuda in poi, servono a far risplendere meglio la sua misericordia che non è stata sconfitta dalla meschinità degli apostoli e la sua fedeltà che non è stata logorata dalla loro negligenza. Lonnipotente amore del Signore ha trovato il modo di non lasciare corrompere i suoi beni pur affidandone la distribuzione a creature corruttibili.
La fedeltà della sua misericordia brilla nella soprannaturale efficacia dei sacramenti che lindegnità del ministro non può né alterare né diminuire perché è sempre Cristo che celebra i sacramenti del suo amore.
Non cè opposizione tra la miseria delluomo e lamore misericordioso di Dio. Lamore di Dio si abbassa con prodigiosa misericordia verso lumanità ribelle, pesante e restia a lasciarsi elevare. Sta a noi capire che, se da parte di Dio cè unimmensa fiducia, da parte nostra cè una terribile e meravigliosa responsabilità. Amandoci con lamore di un amico che ci dona la vita, Dio attende la risposta della nostra amicizia e della nostra vita. Dio rispetta la nostra libertà e vuole la nostra collaborazione: Chi ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te (s. Agostino).Levangelista Giovanni ama definirsi nel suo vangelo colui che Gesù amava (Gv 13,23): è il suo nome più vero. Paolo afferma di Gesù: Mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20). I cristiani sanno di essere gli amati di Dio (Col 3,12). Ma lamore non è un sonnifero: è un tormento. Lo è stato per Gesù: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! Cè un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! (Lc 12,49-50). Lo è stato per Paolo: Lamore di Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per lui che è morto e risuscitato per loro (2Cor 5,14-15). Lo è stato per una schiera innumerevole di cristiani e di santi che hanno riconosciuto e creduto allamore che Dio ha avuto per loro (Cf 1Gv 4,16). Di essi ne scegliamo uno a caso. Diceva s. Francesco di Sales: Pensare allamore di Cristo è avere il cuore sotto il torchio.
Il nostro amore deve essere messo a confronto col suo, la nostra risposta a confronto con i suoi inviti. Da parte del Signore tutto è compiuto (Cf Gv 19,30), da parte nostra è tutto da fare e da inventare.
Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e lamore di lui è perfetto in noi... Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. Se uno dicesse: "Io amo Dio" e odiasse il suo fratello, è mentitore! Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il fratello (1Gv 4,11-21).
Lamore di Dio è immenso e sovrabbondante e noi ci troviamo in condizione di inferiorità. Ciò è per noi motivo di dispiacere e di rimpianto: Quanto ho tardato ad amarti, o bellezza sempre antica e sempre nuova! Quanto ho tardato ad amarti! (s. Agostino).
Lapostolo Paolo ci esorta: Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per voi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore (Ef 5,1-2). È alla luce di questo amore che il cristiano dovrà valutare tutto: la natura, la gioia, il dolore, il presente e il futuro. Come Cristo egli consumerà la sua vita nellamore, considerandola unicamente come occasione per esprimere in opere visibili lamore che gli urge dentro. In questa luce sannullano le separazioni e svaniscono gli egoismi; non ci sono più differenze di razza e di frontiere, disuguaglianze sociali, distinzioni di cultura: Non cè più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti (Col 3,11). Quale capovolgimento opera Cristo entrando in una vita!
Il cuore del Salvatore vuole continuare ad amare attraverso il nostro cuore e a donarsi attraverso la nostra donazione. Ogni cristiano deve essere un uomo mangiato (p. Chevrier) secondo lesempio di Colui che si è fatto pane.
Come il Padre ha amato me, così anchio ho amato voi. Rimanete nel mio amore, Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,9-13).
Chi capisce queste parole sa tutto del cristianesimo; chi le gusta, conosce la dolcezza del cuore di Dio; chi le vive, è fedele discepolo di Cristo Gesù.