ANNUNCIARE IL VANGELO
(Pedron Lino)


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Annunciare il vangelo è un "servizio" reso alla comunità cristiana e a tutta l’umanità. Le condizioni della società di oggi ci obbligano tutti a rivedere i modi e i mezzi per portare all’uomo moderno il messaggio cristiano.

Soltanto nel vangelo l’uomo può trovare la risposta ai suoi interrogativi e la forza per il suo impegno di solidarietà umana. Il patrimonio della fede c’è: si tratta di presentarlo agli uomini del nostro tempo in modo comprensibile e persuasivo. Il messaggio evangelico è necessario, unico e insostituibile.

Bisogna tradurlo senza tradirlo, viverlo e proporlo agli altri senza accomodamenti, annacquamenti e miscugli di vario genere. Rappresenta la bellezza della rivelazione. Ha in sè una saggezza che non è di questo mondo. È capace di suscitare la fede che poggia sulla potenza di Dio. Esso è la verità. Merita che l’apostolo vi consacri tutto il suo tempo, tutte le sue energie e vi sacrifichi, se è necessario, la propria vita.

Cristo evangelizzatore

"Gesù disse: Bisogna che io annunci il regno di Dio: per questo sono stato mandato" (Lc 4,43); e applica a se stesso la frase del profeta Isaia: "Lo Spirito del Signore è sopra di me... e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto annunzio (= vangelo)" (cf.Is 61,1; Lc 4, 18).

Gesù passa di città in città per proclamare il vangelo del regno di Dio: è lui il primo e più grande evangelizzatore di tutti i tempi. Il regno di Dio annunciato da Gesù è così importante che ogni altra cosa diventa "il resto" che è "dato in aggiunta".

(cf. Mt 6,33)

Nucleo centrale del vangelo: la salvezza, dono grande di Dio, liberazione da tutto ciò che opprime l’uomo, liberazione dal peccato e dal maligno, gioia di conoscere Dio e di essere conosciuti da lui, di vederlo e di abbandonarsi a lui.

Questo regno e questa salvezza ogni uomo può riceverli come grazia e misericordia e, nello stesso tempo, deve conquistarli con la forza (cf. Mt 11,12; Lc 16,16), con la fatica e la sofferenza, con una vita secondo il vangelo, con la rinuncia e la croce, con lo spirito delle beatitudini, con la conversione totale della mente e del cuore.

Questa proclamazione del regno di Dio, il Cristo la compie mediante la predicazione instancabile di una parola che non

trova l’eguale: "dottrina nuova" (Mc 1,27), "parole di grazia"

(Lc 4,22), "mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!" (Gv 7,46).

Chiesa evangelizzatrice

Quelli che accolgono l’annuncio del vangelo si riuniscono nel nome di Gesù per cercare insieme il regno di Dio, costruirlo, viverlo. L’ordine dato agli Apostoli: "Andate, proclamate il vangelo" vale per tutti i cristiani. L’annuncio del regno di Dio è per tutti gli uomini di tutti i tempi. Chi lo ha accolto può e deve comunicarlo e diffonderlo.

Scriveva s. Paolo: "Per me evangelizzare è un dovere. Guai a me se non predicassi il vangelo!" (1 Cor 9,16). Evangelizzare è la missione essenziale della chiesa, la grazia e la vocazione propria della chiesa, la sua identità più profonda.

La chiesa esiste per evangelizzare, per predicare e insegnare, per essere il canale del dono della grazia, per riconciliare i peccatori con Dio, per perpetuare il sacrificio del Cristo nella santa messa. La chiesa è nata dalla predicazione di Gesù e degli apostoli. "Coloro che accolsero la parola furono battezzati e circa tremila si unirono ad essi... e il Signore, ogni giorno, aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati" (At 2, 41.47).

La chiesa evangelizzatrice comincia con l’evangelizzare se stessa. Ha bisogno di ascoltare continuamente ciò che deve credere, sperare, amare. Ha bisogno di conversione e di rinnovamento costanti se vuole evangelizzare il mondo con credibilità.

La chiesa manda gli evangelizzatori a predicare, ma... non a predicare se stessi, le proprie idee personali, ma il vangelo di cui né essi né essa sono padroni e proprietari assoluti.

La chiesa e gli evangelizzatori sono servitori del vangelo per trasmetterlo con estrema fedeltà. Cristo ha dato alla sua chiesa il mandato (= incarico, missione) di evangelizzare.

Questo mandato non si adempie senza di essa, né, tanto meno, contro di essa. Qualcuno dice: Io amo Cristo, ma non la chiesa; io ascolto Cristo, ma non la chiesa; io voglio appartenere a Cristo, ma fuori dalla chiesa.

È impossibile e assurdo tentare di separare Cristo dalla sua chiesa. Gesù ha detto: "Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato" (Lc 10, 16). Paolo ha scritto: "Egli (Cristo) ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei" (Ef 5,25). S. Cipriano afferma: "Non può avere Dio per padre chi non ha la chiesa per madre" (Cipriano, Sull’unità della chiesa cattolica, 6,8).

Che cosa significa evangelizzare

Evangelizzare è portare il lieto annuncio della salvezza a tutti gli strati dell’umanità, per trasformarla dal di dentro e renderla nuova.

Ma non c’è umanità nuova se prima non ci sono uomini nuovi. Questa novità nasce dal battesimo e dalla vita secondo il vangelo. La chiesa evangelizza in modo vitale, in profondità, fino alle ultime radici, la cultura e le culture dell’uomo.

Il vangelo è proclamato mediante la testimonianza della vita. A questa testimonianza tutti i cristiani sono chiamati e possono essere, sotto questo aspetto, dei veri evangelizzatori.

Questa testimonianza, tuttavia, si rivelerà impotente se non è illuminata, giustificata e esplicitata da un annuncio chiaro e inequivocabile del Signore Gesù. La buona novella proclamata dalla testimonianza di vita dovrà essere, presto o tardi, annunciata dalla parola di vita.

Non c’è vera evangelizzazione se non sono proclamati il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il regno, il mistero di Gesù di Nazaret, figlio di Dio.

La chiesa ha un grande desiderio di evangelizzare. I problemi che 1’assillano sono: chi inviare ad annunciare il mistero di Gesù? Che linguaggio usare per farsi capire? Come fare perché l’annuncio arrivi a tutti quelli che lo devono ascoltare?

L’annuncio deve essere capito, accolto, assimilato. Deve suscitare l’adesione del cuore alla verità e al programma di vita che esso propone.

Adesione al regno, cioè al "mondo nuovo", al nuovo stato di cose, alla nuova maniera di essere, di vivere, di vivere insieme, che il vangelo inaugura. Una tale adesione non può restare astratta o disincarnata, ma si rivela concretamente mediante un ingresso visibile nella comunità dei fedeli, la chiesa, sacramento universale di salvezza.

Chi è stato evangelizzato a sua volta evangelizza. Qui è la prova della verità. È impensabile che un uomo abbia accolto la parola e si sia dato al regno di Dio senza diventare a sua volta testimone e annunciatore della parola e del regno.

In sintesi. Evangelizzare è:

rinnovamento dell’umanità,

testimonianza di vita,

annuncio esplicito,

adesione del cuore,

ingresso nella comunità,

accoglimento dei sacramenti,

iniziative di apostolato.

Questi elementi non sono in contrasto tra di loro, ma sono complementari e si arricchiscono a vicenda.

Contenuto dell’evangelizzazione

Evangelizzare è testimoniare Dio rivelato da Gesù Cristo nello Spirito Santo. Testimoniare che, nel suo Figlio, Dio ha amato il mondo, ha dato l’esistenza a tutte le cose e ha chiamato gli uomini alla vita eterna. Per l’uomo, il creatore non è una parola anonima e lontana: è il Padre. "Siamo chiamati figli di Dio e lo siamo realmente" (1 Gv 3,1).

E siamo fratelli gli uni gli altri in Dio. In Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, morto e risuscitato, la salvezza è offerta ad ogni uomo come dono di grazia e misericordia di Dio stesso. Questa salvezza oltrepassa tutti i limiti della vita presente e si realizza in Dio, ha inizio in questa vita, ma si compie nell’eternità. Il nucleo del vangelo è: proclamazione dell’amore di Dio verso di noi e del nostro amore verso di lui, predicazione dell’amore fraterno per tutti gli uomini, capacità di dono, di perdono, di abnegazione e di aiuto ai fratelli, predicazione del mistero del male e della ricerca attiva del bene, predicazione della ricerca di Dio attraverso la preghiera e i sacramenti, segni del Cristo vivente e operante nella chiesa.

L’incontro con Cristo nei sacramenti è il completamento naturale, il punto di arrivo dell’evangelizzazione. Evangelizzare è impiantare la chiesa. La chiesa non esiste senza la vita sacramentale culminante nell’eucaristia.

Il vangelo coinvolge la vita concreta, personale e sociale dell’uomo. L’evangelizzazione è un messaggio esplicito, costantemente aggiornato e applicato, sui diritti e sui doveri di ogni persona umana, sulla vita familiare, sulla vita comune nella società, sulla vita internazionale, la pace, la giustizia, lo sviluppo, la liberazione.

Fa parte dell’evangelizzazione annunziare la liberazione di milioni di esseri umani da carestie, analfabetismo, pauperismo, ingiustizia nei rapporti internazionali (specialmente negli scambi commerciali), da situazioni di neo-colonialismo economico e culturale talvolta crudele quanto l’antico colonialismo politico. Tra evangelizzazione e promozione umana ci sono legami profondi. L’uomo da evangelizzare non è un essere astratto, ma condizionato da questioni sociali e economiche.

Non si può dissociare il piano della creazione da quello della redenzione. Non si può proclamare il comandamento nuovo (amore verso il prossimo) senza promuovere l’autentica crescita dell’uomo nella giustizia e nella pace vera. Sarebbe dimenticare la lezione che ci viene dal vangelo sull’amore del prossimo sofferente e bisognoso.

Tuttavia bisogna affermare chiaramente la finalità specificamente religiosa dell’evangelizzazione: il regno di Dio prima di ogni altra cosa. La liberazione annunciata dall’evangelizzazione non può limitarsi alla semplice dimensione economica, politica, sociale e culturale, ma deve mirare all’uomo tutto intero in ogni sua dimensione, compresa la sua apertura verso l’assoluto di Dio.

La chiesa non circoscrive la sua missione al solo campo religioso, disinteressandosi dei problemi dell’uomo, ma afferma il primato della sua vocazione spirituale. Il suo contributo alla liberazione è incompleto se trascura di annunciare la salvezza in Cristo. La chiesa collega ma non identifica mai liberazione umana e salvezza in Cristo; sa che non basta instaurare la liberazione, cercare il benessere e lo sviluppo, perché venga il regno di Dio.

La chiesa ritiene importante e urgente edificare strutture più umane, più giuste, più rispettose dei diritti della persona, meno oppressive e meno coercitive, ma sa anche che le migliori strutture, i sistemi meglio idealizzati diventano presto inumani se le inclinazioni inumane del cuore dell’uomo non vengono risanate, se non c’è una conversione del cuore e della mente di coloro che vivono in queste strutture e le dominano.

La chiesa non può accettare la violenza, la forza delle armi né la morte di nessuno come cammino di liberazione, perché sa che la violenza chiama sempre violenza e genera irresistibilmente nuove forme di oppressione e di schiavitù più pesanti di quelle dalle quali essa pretendeva liberare.

"Vi esortiamo a non mettere la vostra fiducia nella violenza né nella rivoluzione; tale atteggiamento è contrario allo spirito cristiano e può anche ritardare e non favorire l’elevazione sociale alla quale legittimamente aspirate"; "dobbiamo dire e riaffermare che la violenza non è né cristiana né evangelica e che i mutamenti bruschi o violenti delle strutture sarebbero fallaci e inefficaci in se stessi e certamente non conformi alla dignità del popolo" (Paolo VI; 22-23 agosto 1968).

La chiesa cosa fa in concreto? Suscita numerosi cristiani che si dedichino alla liberazione degli altri; offre loro una ispirazione di fede, una motivazione di amore fraterno, un insegnamento sociale da tradurre sapientemente in azione, partecipazione e impegno.

La chiesa si sforza di inserire sempre la lotta cristiana per la liberazione nel disegno globale della salvezza che essa annuncia: liberazione che Cristo ha donato all’uomo mediante il suo sacrificio.

La libertà religiosa occupa un posto di primaria importanza tra i diritti fondamentali dell’uomo.

Le vie dell’evangelizzazione

Occorre ricercare con audacia e saggezza i modi più adatti e più efficaci per comunicare il vangelo agli uomini del nostro tempo. Primo mezzo di evangelizzazione: testimonianza di vita autenticamente cristiana. L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri. Se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni.

La chiesa evangelizza con la sua testimonianza di santità vissuta. Non sottovalutiamo tuttavia l’importanza e la necessità della predicazione.

La fede dipende dalla predicazione della parola di Dio: la predicazione è sempre indispensabile.

La stanchezza che provocano ai nostri giorni tanti discorsi vuoti non deve far diminuire la forza della parola né far perdere la fiducia in essa.

La parola resta sempre attuale, soprattutto quando è portatrice della potenza di Dio (Cf. 1 Cor 2,1-5). Per questo resta ancora attuale la frase di s. Paolo: "La fede dipende dalla predicazione" (Rm 10,17). La parola ascoltata porta alla fede.

L’omelia è strumento valido e adattissimo di evangelizzazione purché esprima la fede profonda di chi predica e sia impregnata d’amore. L’omelia deve essere: semplice, chiara, diretta, adatta, profondamente radicata nell’insegnamento evangelico e fedele all’insegnamento della chiesa, animata da ardore apostolico, piena di speranza, nutriente per la fede, generatrice di pace e di unità.

L’insegnamento catechetico e l’insegnamento religioso sistematico non devono rimanere solo a livello intellettuale, ma devono formare abitudini di vita cristiana.

Bisogna preparare buoni catechisti preoccupati di perfezionarsi in questa arte superiore. Le condizioni attuali rendono sempre più urgente l’insegnamento catechetico sotto forma di catecumenato per numerosi giovani e adulti che, toccati dalla grazia, scoprono a poco a poco il volto di Cristo e provano il bisogno di donarsi a lui.

L’evangelizzazione non può fare a meno dei mezzi di comunicazione sociale: servendosi di essi, la chiesa "predica sui tetti" (cf. Mt 10, 26) e riesce a parlare alle moltitudini.

La trasmissione del vangelo da persona a persona mantiene sempre la sua validità e importanza (cf. conversazioni di Gesù con Nicodemo, Zaccheo, la samaritana...).

Attraverso il sacramento della penitenza, il dialogo personale, la direzione spirituale, i sacerdoti guidano le persone nelle vie del vangelo. L’evangelizzazione manifesta tutta la sua ricchezza quando crea un rapporto intimo tra parola di Dio e sacramenti. Tra evangelizzazione e sacramenti non c’è contrapposizione.

Il compito dell’evangelizzazione è precisamente quello di educare alla fede in modo che essa conduca il cristiano a vivere i sacramenti come veri sacramenti della fede e non a riceverli passivamente senza capirne il significato, privandoli così in gran parte, della loro efficacia.

La pietà popolare è ricca di valori, ma ha certamente dei limiti. Resta spesso a livello di manifestazione di culto senza impegnare a una autentica adesione di fede.

Ben orientata, può essere un vero incontro con Dio in Gesù Cristo per le masse popolari. Essa manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere.

Destinatari dell’evangelizzazione

Le ultime parole di Gesù nel vangelo di Marco: "Andate in tutto il mondo a predicare il vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15) conferiscono alla evangelizzazione una universalità senza frontiere.

I primi cristiani hanno ben compreso la lezione di questo testo e di altri simili e ne hanno fatto un programma di azione.

La stessa persecuzione (cf. At 8,1) ha contribuito a disseminare la Parola e a far impiantare la chiesa in regioni più lontane.

Oggi l’opera evangelizzatrice della chiesa è fortemente contrastata e impedita dai poteri pubblici. Annunciatori della parola di Dio sono privati dei loro diritti, perseguitati, minacciati, eliminati per il solo fatto di predicare Gesù Cristo e il suo vangelo. Nonostante tali avversità, la chiesa ravviva la sua ispirazione più profonda che le viene direttamente dal Maestro: A tutto il mondo! A tutte le creature! Fino agli estremi confini della terra!

Fin dal mattino della Pentecoste il programma fondamentale della chiesa è stato questo: rivelare Gesù Cristo e il suo vangelo a quelli che non li conoscono.

A causa di situazioni di scristianizzazione frequenti ai nostri giorni questo primo annuncio (Kerygma) si dimostra sempre più necessario per moltitudini di persone che hanno ricevuto il battesimo ma vivono completamente al di fuori della vita cristiana, per gente semplice che ha una certa fede ma ne conosce male i fondamenti, per intellettuali che sentono il bisogno di conoscere Gesù in una luce diversa dall’insegnamento ricevuto nello loro infanzia, e per molti altri.

Le religioni non cristiane portano in sé l’eco di millenni di ricerca di Dio. Posseggono un patrimonio impressionante di testi profondamente religiosi. Hanno insegnato a generazioni di persone a pregare. Sono ricche di "germi del Verbo" e possono essere un’autentica preparazione al vangelo.

L’incontro dei missionari di oggi e di domani con le religioni non cristiane suscita questioni complesse e delicate. Tuttavia, né il rispetto e la stima verso queste religioni, né la complessità dei problemi sollevati, sono per la chiesa un invito a tacere l’annuncio di Cristo di fronte ai non cristiani.

Al contrario la chiesa pensa che queste moltitudini hanno il diritto di conoscere la ricchezza del mistero di Cristo (cf. Ef 3,8) nella quale tutta l’umanità può trovare tutto ciò che essa cerca a tentoni su Dio, sull’uomo e sul suo destino, sulla vita e sulla morte, sulla verità.

La religione di Gesù mette oggettivamente l’uomo in rapporto con Dio. La nostra religione instaura effettivamente con Dio un rapporto autentico e vivente che le altre religioni non riescono a stabilire. Per questo la chiesa mantiene vivo lo slancio missionario e vuole intensificarlo nel nostro momento storico. Si sente responsabile di fronte a popoli interi. Lo slancio apostolico non è esaurito, l’epoca delle missioni non è tramontata. L’annuncio missionario non si inaridisce. La chiesa sarà sempre tesa verso il suo adempimento.

La chiesa non si sente dispensata da una attenzione altrettanto infaticabile nei confronti di coloro che hanno ricevuto la fede e che da generazioni sono a contatto con il vangelo. Essa cerca di approfondire, consolidare, nutrire, rendere sempre più matura la fede di coloro che si dicono già fedeli e credenti, perché lo siano maggiormente.

Questa fede è oggi posta a confronto con il secolarismo e l’ateismo, esposta a prove e minacciata, assediata e combattuta. Essa rischia di perire per asfissia o per inedia se non è continuamente animata e sostenuta.

Nel mondo moderno aumenta la non credenza e il secolarismo. Il secolarismo è una concezione del mondo nella quale questo si spiega da sé senza che ci sia bisogno di ricorrere a Dio, divenuto in tal modo superfluo e ingombrante. Per riconoscere il potere dell’uomo si finisce col fare a meno di Dio e anche col negarlo. Nuove forme di ateismo - ateismo antropocentrico, non più astratto o metafisico ma pragmatico, programmatico e militante sembrano derivarne. In connessione con questo secolarismo ateo, ci vengono proposti tutti i giorni, sotto le forme più svariate, la civiltà dei consumi, l’edonismo elevato a valore supremo, la volontà di potere e di dominio, discriminazioni di ogni tipo: altrettante inclinazioni inumane di questo umanesimo. In questo mondo moderno non si può negare l’esistenza di vari addentellati cristiani, di valori evangelici, per lo meno sotto forma di vuoto o di nostalgia. Non sarebbe esagerato parlare di una possente e tragica invocazione ad essere evangelizzato.

I non praticanti (un gran numero di battezzati) non hanno rinnegato formalmente il loro battesimo ma ne sono completamente al margine e non lo vivono. Il fenomeno dei non praticanti è molto antico nella storia del cristianesimo, è legato ad una debolezza naturale, ad una profonda incoerenza che, purtroppo, ci portiamo dentro. Esso presenta oggi delle caratteristiche nuove. Si spiega mediante gli sradicamenti tipici della nostra epoca e nasce dal fatto che i cristiani vivono a fianco dei non credenti e ne ricevono i contraccolpi della non credenza. I non praticanti contemporanei cercano di spiegare e giustificare la loro posizione in nome di una religione interiore, dell’autonomia e dell’autenticità personali. Atei e non credenti da una parte, non praticanti dall’altra, oppongono all’evangelizzazione resistenze non trascurabili.

Atei e non credenti oppongono la resistenza di un certo rifiuto, l’incapacità di cogliere il nuovo ordine delle cose, il nuovo senso del mondo, della vita, della storia che non è possibile se non si parte dall’assoluto di Dio.

I non praticanti oppongono la resistenza dell’inerzia, l’atteggiamento un po’ ostile di qualcuno che si sente di casa, che afferma di sapere tutto, di aver gustato tutto, di non credere più. Secolarismo ateo e assenza di pratica religiosa si trovano presso gli adulti e presso i giovani, presso l’élite e nelle masse, in tutti i settori culturali, nelle antiche come nelle giovani chiese.

L’azione evangelizzatrice della chiesa non può ignorare questi due mondi né arrestarsi davanti ad essi, deve cercare costantemente i mezzi e il linguaggio adeguati per proporre o riproporre loro la rivelazione di Dio e la fede in Gesù Cristo.

La chiesa vede davanti a sé un’immensa folla umana che ha bisogno del vangelo e vi ha diritto perché Dio "vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1 Tm 2,4). Sa di avere il dovere di predicare la salvezza a tutti. Sa che il messaggio evangelico non è riservato a un piccolo gruppo di eletti, ma è destinato a tutti. La chiesa fa propria l’angoscia di Cristo di fronte alle folle sbandate e sfinite "come pecore senza pastore" e ripete spesso la sua parola: "Sento compassione di questa folla" (Mt 9,36;15,32).

La chiesa è cosciente che per l’efficacia della predicazione evangelica nel cuore delle masse deve indirizzare il suo messaggio a comunità di fedeli la cui azione può e deve giungere agli altri. Queste comunità di fedeli o "comunità ecclesiali di base" (movimenti, gruppi spontanei...) saranno un luogo di evangelizzazione e una speranza per la chiesa universale nella misura in cui: cercano il loro alimento nella parola di Dio e non si lasciano imprigionare dalle ideologie di moda; evitano la contestazione sistematica e lo spirito ipercritico; restano fedelmente attaccate alla chiesa locale e universale, evitando così il pericolo di isolarsi in se stesse, di credersi l’unica chiesa di Cristo; conservano una sincera comunione con i pastori che il Signore dà alla sua chiesa e col magistero che lo Spirito di Cristo ha loro affidato; non si considerano l’unico destinatario o l’unico artefice di evangelizzazione o l’unico depositario del vangelo, ma, consapevoli che la chiesa è molto più vasta e diversificata, accettano che questa chiesa si incarni anche in modi diversi da quelli che avvengono in esse; crescono ogni giorno in consapevolezza, zelo, impegno e irradiazione missionari; si mostrano universalistiche e non settarie.

A queste condizioni "le comunità ecclesiali di base" corrisponderanno alla loro fondamentale vocazione: ascoltatrici del vangelo e destinatarie privilegiate dell’evangelizzazione, diventeranno annunciatrici del vangelo.

Operai dell’evangelizzazione

Alla chiesa per "mandato divino incombe l’obbligo di andare nel mondo universo a predicare il vangelo ad ogni creatura" (Conc. Vat.II). "Tutta la chiesa è missionaria e l’opera evangelizzatrice è un dovere fondamentale del popolo di Dio" (Conc. Vat. II).

Evangelizzare non è mai stato un atto individuale e isolato, ma profondamente ecclesiale. Quindi nessun evangelizzatore è padrone assoluto della propria azione evangelizzatrice, ma deve compierla in comunione con la chiesa e con i suoi pastori.

Il Signore ha voluto la sua chiesa universale senza confini e senza frontiere. Il cristiano deve avere piena coscienza di appartenere ad una grande comunità che né lo spazio né il tempo possono limitare.

Non può quindi limitare i suoi orizzonti al suo gruppo, alla sua parrocchia, alla sua diocesi: cattolico vuol dire universale.

Il papa e i vescovi hanno il dovere e il diritto, per primi, di predicare e di far predicare il vangelo della salvezza.

Al papa e ai vescovi sono associati, come responsabili a titolo speciale, i sacerdoti e i diaconi. Più di qualunque altro membro della chiesa sono invitati a prendere coscienza di questo dovere!

I religiosi trovano nella loro vita consacrata un mezzo privilegiato per una evangelizzazione efficace.

Sono testimoni della santità della chiesa. Questa testimonianza è al primo posto in ordine all’evangelizzazione. Essi hanno dato e continuano a dare un apporto immenso all’evangelizzazione. Proprio per la loro consacrazione religiosa, sono volontari e liberi per lasciare tutto e andare ad annunziare il vangelo fino ai confini del mondo. Sono intraprendenti.

Il loro apostolato è contrassegnato da originalità e genialità che costringono all’ammirazione. Sono generosi: li si trova spesso agli avamposti della missione e assumono i più grandi rischi per la loro salute e per la loro stessa vita.

I laici devono esercitare una forma singolare di evangelizzazione. Devono mettere in atto tutte le possibilità cristiane e evangeliche nascoste, ma presenti e operanti nella realtà del mondo.

Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell’economia, della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti di comunicazione sociale, di quelle realtà particolarmente aperte all’evangelizzazione come l’amore, la famiglia, l’educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza.

Più ci saranno laici penetrati di spirito evangelico, responsabili di queste realtà e impegnati in esse, competenti nel promuoverle e consapevoli di dover sviluppare tutta la loro capacità cristiana, spesso tenuta nascosta e soffocata, tanto più queste realtà si troveranno al servizio della edificazione del regno di Dio e della salvezza in Gesù Cristo.

La famiglia ha ben meritato durante tutta la storia della chiesa la bella definizione di "chiesa domestica" (Lumen Gentium 11). In ogni famiglia cristiana dovrebbero riscontrarsi i diversi aspetti della chiesa intera.

La famiglia è una realtà nella quale il vangelo viene trasmesso e da cui il vangelo si irradia. Nell’intimo di una famiglia cosciente di questa missione, tutti i componenti evangelizzano e sono evangelizzati.

I genitori comunicano il vangelo ai figli e ricevono dai figli lo stesso vangelo profondamente vissuto. Una simile famiglia diventa evangelizzatrice di molte altre famiglie e dell’ambiente nel quale è inserita.

Le circostanze ci invitano a rivolgere una attenzione tutta speciale ai giovani. Il loro aumento numerico, la loro presenza crescente nella società, i problemi che li assillano devono risvegliare in tutti la preoccupazione di offrire loro, con zelo e con intelligenza, 1’ideale evangelico da conoscere e da vivere.

Occorre che i giovani, ben formati nella fede e nella preghiera diventino sempre più gli apostoli della gioventù. La chiesa fa molto affidamento su di loro e manifesta fiducia verso di essi. La presenza attiva dei laici nelle realtà del mondo è importante, ma non bisogna dimenticare l’altra dimensione: i laici possono sentirsi chiamati o essere chiamati a collaborare con i pastori nel servizio della comunità ecclesiale esercitando ministeri diversissimi.

Accanto ai ministri ordinati (vescovi, preti, diaconi, che hanno ricevuto il sacramento dell’ordine) la chiesa riconosce il ruolo di ministri non ordinati, per esempio quelli di catechista, di animatori della preghiera e del canto, di servizio alla parola di Dio, di assistenza ai fratelli bisognosi, di capi di piccole comunità, di responsabili di movimenti apostolici...

La chiesa ha in particolare stima tutti i laici che accettano di consacrare una parte del loro tempo, delle loro energie e, talvolta, la loro vita intera, al servizio delle missioni.

Per tutti gli operai della evangelizzazione è necessaria una seria preparazione, soprattutto per coloro che si dedicano al ministero della parola. L’arte di parlare ha una grandissima importanza.

Questa seria preparazione accrescerà la sicurezza indispensabile, ma anche l’entusiasmo per annunciare Gesù Cristo oggi.

Lo Spirito dell’evangelizzazione

L’evangelizzazione non sarà mai possibile senza l’azione dello Spirito Santo. Gesù ha iniziato la sua predicazione "con la potenza dello Spirito" (Lc 4,14).

Soltanto dopo la discesa dello Spirito Santo gli apostoli partono verso tutte le direzioni del mondo per cominciare la grande opera di evangelizzazione della chiesa.

Lo Spirito Santo che fa parlare Pietro, Paolo e gli altri apostoli, discende anche " sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso" (At 10,44). Lo Spirito è l’anima della chiesa.

È lui che oggi come agli inizi della chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da lui, che gli suggerisce le parole che da solo non saprebbe trovare, predisponendo nello stesso tempo l’animo di chi ascolta perché si apra ad accogliere il vangelo e il regno. Le tecniche dell’evangelizzazione sono buone, ma non possono sostituire l’azione dello Spirito.

Anche la preparazione più raffinata dell’evangelizzatore non opera nulla senza di lui. Noi stiamo vivendo nella chiesa un momento privilegiato dello Spirito. Si cerca da per tutto di conoscerlo meglio, quale è rivelato dalle Scritture. Si è felici di mettersi sotto la sua mozione. Ci si raccoglie attorno a lui e ci si vuol lasciare guidare da lui.

Lo Spirito di Dio ha un posto eminente in tutta la vita dalla chiesa, ma agisce soprattutto nella missione evangelizzatrice: non a caso il grande inizio dell’evangelizzazione avvenne il mattino di Pentecoste, sotto il soffio dello Spirito.

Lo Spirito è l’agente principale dell’evangelizzazione e il termine dell’evangelizzazione: egli solo suscita la nuova creazione, l’umanità nuova con quella unità nella varietà che l’evangelizzazione tende a provocare nella comunità cristiana. Per mezzo di lui il vangelo penetra nel cuore del mondo. Il ruolo dello Spirito Santo è fondamentale: bisogna studiare meglio la natura e il modo di agire dello Spirito Santo nell’odierna evangelizzazione.

Gli evangelizzatori preghino incessantemente lo Spirito Santo con fede e fervore, si lascino prudentemente guidare da lui quale ispiratore decisivo dei loro programmi e delle loro iniziative, della loro attività evangelizzatrice.

Consideriamo ora la persona stessa degli evangelizzatori. Si ripete spesso che il nostro secolo ha sete di autenticità. Dei giovani si dice che hanno orrore del fittizio, del falso e ricercano la verità e la trasparenza. Tacitamente o con alte grida, ma sempre con forza ci domandano: Credete veramente a quello che annunciate? Vivete quello che credete? Predicate veramente quello che vivete?. La testimonianza della vita è diventata più che mai una condizione essenziale per l’efficacia profonda della predicazione.

Bisogna che il nostro zelo per l’evangelizzazione scaturisca da una vera santità di vita e che la predicazione, alimentata dalla preghiera e dall’amore all’eucaristia, faccia crescere in santità colui che predica.

Il mondo reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio che essi conoscono, che è loro familiare, come se vedessero l’invisibile (cf. Eb 11,27). Il mondo esige e aspetta da noi semplicità di vita, spirito di preghiera, carità verso tutti specialmente verso i piccoli e i poveri, ubbidienza e umiltà, distacco da noi stessi e rinuncia. Senza questo contrassegno della santità, la nostra parola difficilmente si aprirà la strada nel cuore dell’uomo del nostro tempo, ma rischia di essere vana e infeconda.

La forza dell’evangelizzazione risulterà molto diminuita se coloro che annunziano il vangelo sono divisi tra di loro da tante specie di rottura. Questo è uno dei grandi malesseri dell’evangelizzazione oggi. Se il vangelo che proclamiamo appare lacerato da discussioni dottrinali, da polarizzazioni ideologiche e da condanne reciproche tra cristiani in balia delle loro diverse teorie sul Cristo e sulla chiesa e anche a causa delle loro diverse concezioni sulla società e le istituzioni umane, come potrebbero coloro a cui è rivolta la nostra predicazione non sentirsene turbati, disorientati, scandalizzati? Il testamento spirituale del Signore ci dice che l’unità tra i suoi seguaci non è soltanto la prova che noi siamo suoi, ma anche che egli è l’inviato del Padre, criterio di credibilità dei cristiani e di Cristo stesso.

Gli evangelizzatori devono offrire una immagine di persone mature nella fede, capaci di trovarsi insieme al di sopra delle tensioni concrete, grazie alla ricerca comune, sincera e disinteressata della verità.

La sorte dell’evangelizzazione è legata alla testimonianza di unità data dalla chiesa. La divisione tra i cristiani è un grave stato di fatto che arriva a intaccare la stessa opera di Cristo: "Essa è di grave pregiudizio alla santa causa della predicazione del vangelo a tutti gli uomini e impedisce a molti di abbracciare la fede" (Conc. Vat. II, Att. Miss. d. Chiesa, 6).

"La riconciliazione di tutti gli uomini con Dio, nostro Padre, dipende dal ristabilimento della comunione di coloro che già hanno conosciuto e accolto nella fede Gesù Cristo come Signore della misericordia che libera gli uomini e li unisce nello Spirito di amore e di verità" (Bolla "Apostolorum Limina". Paolo VI 1974).

Il vangelo è parola di verità. Una verità che rende liberi (cf. Gv 8, 32) e che sola può donare la pace del cuore. Questo cercano gli uomini quando annunziamo la buona novella: verità su Dio, verità sull’uomo e sul suo destino misterioso, verità sul mondo. Da ogni evangelizzatore ci si attende che abbia il culto della verità. Il predicatore del vangelo sarà dunque colui che, anche a prezzo della rinuncia personale e della sofferenza, ricerca sempre la verità che deve trasmettere agli altri.

Egli non tradisce né dissimula mai la verità per piacere agli uomini, per stupire o sbalordire, né per originalità o desiderio di mettersi in mostra. Egli non rifiuta la verità; non offusca la verità rivelata per pigrizia nel cercarla, per comodità o per paura. Non trascura di studiarla; la serve generosamente senza asservirla.

L’opera dell’evangelizzazione suppone nell’evangelizzatore un amore fraterno sempre crescente verso coloro che egli evangelizza. L’apostolo Paolo, modello di ogni evangelizzatore, scriveva: "Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari" (1 Ts 2,8). Affetto non tanto di pedagogo, ma di padre e di madre (cf. 1 Ts 2,7.11; 1 Cor 4,15; Gal 4,19).

Un segno di amore, oltre al rispetto dell’altro, sarà lo sforzo di trasmettere ai cristiani non dubbi e incertezze nati da una erudizione male assimilata, ma alcune certezze solide, ancorate alla parola di Dio.

I fedeli hanno bisogno di queste certezze per la loro vita cristiana, ne hanno diritto in quanto sono figli di Dio che si abbandonano interamente alle esigenze del suo amore.

Tra gli ostacoli all’evangelizzazione ci limiteremo a segnalare la mancanza di fervore,tanto più grave perché nasce dal di dentro.

Essa si manifesta nella stanchezza, nella delusione, nell’accomodamento, nel disinteresse e, soprattutto, nella mancanza di gioia e di speranza.

Noi esortiamo tutti gli evangelizzatori ad alimentare il fervore dello Spirito. Questo fervore esige prima di tutto che ci sappiamo sottrarre agli alibi che possono sviare dall’evangelizzazione.

Si sente dire spesso: imporre una verità, sia pure quella del vangelo, imporre una via, sia pure quella della salvezza, è una violenza alla libertà religiosa.

E aggiungono: perché annunciare il vangelo dal momento che tutti sono salvati dalla rettitudine del cuore?

Sarebbe un errore imporre qualcosa alla coscienza dei nostri fratelli. Ma proporre a questa coscienza la verità evangelica e la salvezza in Gesù Cristo con piena sicurezza e nel rispetto assoluto delle libere scelte, non è attentato alla libertà religiosa, ma un omaggio a questa libertà, alla quale viene offerta la scelta di una via che gli stessi non credenti stimano nobile ed esaltante. È dunque un crimine contro la libertà altrui proclamare nella gioia, una buona novella che si è appresa per misericorda di Dio? E perché solo la menzogna e l’errore, la degradazione e la pornografia avrebbero il diritto di essere proposti e spesso, purtroppo, imposti dalla propaganda distruttiva dei mass-media, dalla tolleranza dei buoni e dalla temerità dei cattivi? Questo modo rispettoso di proporre il Cristo e il suo regno più che un diritto è un dovere dell’evangelizzatore. Ed è un diritto degli uomini suoi fratelli di ricevere da lui l’annuncio del vangelo di salvezza.

Questa salvezza Dio la può compiere in chi egli vuole attraverso vie straordinarie che solo lui conosce. Però non dimentichiamo che il Figlio di Dio è venuto apposta per rivelarci, con la sua parola e la sua vita, i sentieri ordinari della salvezza. E ci ha ordinato di trasmettere agli altri questa rivelazione con la sua stessa autorità.

Ogni cristiano approfondisca nella preghiera questo pensiero: gli uomini potranno salvarsi anche per altri sentieri, grazie alla misericordia di Dio, anche se non annunciamo loro il vangelo; ma potremo noi salvarci se, per negligenza, per paura, per vergogna o in conseguenza di idee false, trascuriamo di annunziarlo? Sarebbe tradire la chiamata di Dio che per mezzo dei ministri del vangelo vuol far germinare la semente; dipende da noi che questa diventi un albero e produca tutto il suo frutto.

Conserviamo dunque il fervore dello spirito. Conserviamo la gioia di evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime. Possa il mondo del nostro tempo che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza, ricevere la buona novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del vangelo la cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia di Cristo, e accettino di mettere in gioco la propria vita affinchè il regno di Dio sia annunciato e la chiesa sia impiantata nel cuore del mondo.

Una moltitudine di fratelli cristiani e non cristiani attendono dalla chiesa la parola della salvezza.

Nel programma di azione pastorale della chiesa l’evangelizzazione è l’aspetto fondamentale per questi anni che segnano la vigilia di un nuovo secolo, la vigilia anche di un terzo millennio del cristianesimo.

La santissima Vergine Maria, al mattino della Pentecoste, ha presieduto con la sua preghiera all’inizio dell’evangelizzazione sotto l’azione dello Spirito Santo; sia lei la stella della evangelizzazione sempre rinnovata che la chiesa, docile al mandato del Signore, deve promuovere e adempiere, soprattutto in questi tempi difficili ma pieni di speranza!

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